La chiesa si sgretolava
davanti ai nostri occhi, come un castello di sabbia sotto la pioggia.
Ancora non riuscivamo a vederlo, ma sentivamo i ruggiti mostruosi
che provenivano da sotto l'edificio. Stava risalendo dal sottosuolo,
ormai era vicino.
Egli. L'Oscuro. Il Divoratore.
La Bestia di
Kapt'hon.
Eravamo arrivati venerdì sera, stanchi ma felici.
Sembrava un bel posto per passare il weekend. Ci eravamo attrezzati:
avevamo portato tende, provviste e sacchi a pelo. Mancavano solo gli
alcolici, ma era nostra intenzione porvi subito rimedio.
Il
paesino, circondato dal verde, si chiamava Avery. A malapena duemila
abitanti, un paio di negozietti e una chiesa che si stagliava sulla
collina più alta.
C'erano un grande silenzio, pochissima gente e
aria pulita. Era proprio quello che ci voleva.
Scendemmo dalle
macchine e respirammo a pieni polmoni. Il sole era caldo e piacevole,
c'era una leggera brezza estiva e non c'era umidità nell'aria. Erano
le condizioni ideali per una gita.
Eravamo in sei: io, la mia
fidanzata Sandy, Phil, la sua fidanzata Janet, Greg e il suo
fidanzato Mark. Eravamo tutti amici da una vita, ma era da tanto che
non passavamo un weekend tutti insieme.
“Ah, sento che questa
aria pulita mi farà male.” Disse Phil, sorridendo.
“Io sono
più preoccupata per il sole. Potresti addirittura abbronzarti, ti
immagini?” Gli rispose Janet.
Greg e Mark risero.
Phil diede
un bacio a Janet.
“Tranquilla, non accadrà.”
Avevamo
parcheggiato le nostre due macchine sul ciglio della strada, dove non
avrebbero dato fastidio a nessuno. Il piano era di trovare un posto
carino tra gli alberi dove piantare le tende, poi un paio di noi
sarebbero andati a comprare qualcosa da bere.
Camminammo per una
decina di minuti, lasciandoci il paesino alle spalle. Trovammo un
perfetto spiazzo tra gli alberi, a circa cinquecento metri dalla
strada, e ci mettemmo subito al lavoro.
Greg e Sandy erano i più
bravi a montare le tende, si misero subito all'opera e in venti
minuti le tre tende erano pronte.
“Ottimo lavoro, ragazzi.”
Dissi io,alzando i pollici in segno di apprezzamento.
Sandy mi
diede un bacio.
“Grazie.”
Intanto io e Janet avevamo
preparato sassi e legna per il fuoco di quella notte, mentre Phil e
Mark avevano sistemato le lampade e le sedie pieghevoli intorno al
focolare.
Eravamo pronti per un campeggio coi fiocchi. O così
pensavamo.
“Chi viene con me a comprare da bere?” Chiese
Greg.
“Io non ce la faccio a camminare ancora, per oggi ho
dato.” Rispose Mark.
“Fannullone. Steve, tu vieni?”
“Perché
no? Andiamo.” Risposi io. “Amore, tu vieni?”
“Preferirei
guardare il tramonto, ho paura di perdermelo se vengo in paese.”
“OK,
nessun problema.”
“Vengo io, voglio vedere se hanno la tequila
che mi piace.” Disse Janet.
Nessuno degli altri aveva voglia di
camminare ancora per quel giorno, così andammo io, Janet e Greg.
Ci
mettemmo meno tempo di prima, senza tutta la roba da portare.
Arrivammo nel piccolo alimentari di Avery verso le otto di sera, ma
la luce del sole era ancora molto intensa.
Il posto era vuoto,
fatta eccezione per il gestore, che alzò gli occhi dal suo libro
quando ci sentì entrare. Era un vecchietto con un naso molto
pronunciato, pochi capelli sporchi e disordinati e l'aria
estremamente irritabile. Nonostante la sua età, aveva l'aria robusta
e gli occhi estremamente vigili, sebbene decisamente
malevoli.
“Salve!” Dissi amichevolmente.
Il vecchio mi
guardò, senza dire una parola. Poi si mise di nuovo a leggere. Stava
leggendo un libro di pelle nera, dall'aspetto decisamente vissuto.
Non c'era un titolo.
Io e gli altri ci scambiammo uno sguardo
perplesso, poi ci mettemmo all'opera. Se il gestore non aveva voglia
di fare conversazione, era un suo diritto. La nostra priorità, in
quel momento, era solo prendere abbastanza alcolici da uccidere un
elefante.
Ci presentammo alla cassa cinque minuti dopo,
portando una quantità imbarazzante di bevande: quattro cartoni di
birra da sei, due bottiglie di gin, due bottiglie di tequila, due
bottiglie di rum, due bottiglie di whisky, limonata e coca cola.
Avevamo praticamente esaurito le scorte del negozio.
Quando
arrivammo alla cassa, trovammo il gestore che parlava al telefonino.
“K'rahk, nyeth.” Disse al suo interlocutore, prima di
riattaccare. Non so perché, ma quelle strane parole mi diedero i
brividi.
Il vecchio si mise a fare i conti, senza mai rivolgerci
la parola, e mi porse lo scontrino.
Fissò Janet in un modo che
non mi piacque per niente, mentre lei e Greg imbustavano tutto e io
tiravo fuori i soldi dal portafoglio.
Gli augurammo una buona
serata, mentre andavamo via, ma ovviamente non ci rispose.
“Tipino
simpatico, eh?” Disse Greg, mentre tornavamo alla tenda con le
nostre buste.
“Oh, sì.” Risposi io. “Caloroso.”
“Si
vede che odia la gente che viene da fuori. Probabilmente tratta così
tutti i turisti.” Disse Janet.
“Ecco perché ce ne sono così
pochi.” Risposi io. “Secondo voi che lingua stava parlando, al
telefono? Tedesco?”
“Non mi pare.” Rispose Greg. “Ma anche
io mi stavo chiedendo che lingua fosse.”
“A me ha fatto
accapponare la pelle, sarò sincera. Era meglio quando non
parlava.”
Ormai eravamo arrivati all'accampamento. Gli altri
avevano acceso il fuoco e avevano già iniziato a cuocere la carne e
le verdure. L'odore era delizioso.
“Siete sicuri che basterà?”
Ironizzò Sandy, vedendo tutte le bottiglie che stavamo tirando
fuori.
“Oh, questo è solo il primo viaggio. Ora andiamo a
prendere il resto.” Risposi io, mentre mi sedevo accanto a
lei.
Ridemmo tutti, mentre aprivamo le prime birre della serata.
Ormai il sole era quasi tramontato del tutto, e iniziava a fare
fresco.
Bevemmo e mangiammo e ridemmo fino a tarda notte.
Dovevano essere almeno le tre quando, barcollando visibilmente,
spegnemmo il fuoco e ci mettemmo tutti a dormire.
Fu una bella
nottata. E fu anche l'ultima volta che fummo tutti
insieme.
Nonostante il sonno e l'alcol che mi intorpidiva la
mente, non riuscivo a dormire. Mi ci volle un po' per rendermi conto
di che cosa mi disturbasse: c'era troppo silenzio. So che starete
pensando: evidentemente ero il classico ragazzo di città che va in
crisi senza il suono del traffico a cullarlo. Ma no, non era quello.
Non c'era neanche il suono di uccelli, di animali tra i cespugli, di
insetti. Niente di niente. C'era qualcosa di innaturale e sbagliato,
in questo.
Guardai il mio orologio, stando attento a non svegliare
Sandy che invece dormiva profondamente. Erano le cinque del mattino.
Con cautela, mi alzai in piedi e coprii Sandy con il sacco a pelo.
Volevo uscire dalla tenda e fumarmi una sigaretta, se c'è una cosa
che odio e stare a letto quando non riesco a dormire. Tanto valeva
godersi la notte, prima di provare nuovamente a prendere sonno.
Uscii
dalla tenda e richiusi la cerniera lentamente, cercando di non far
rumore. La prima, debole luce del sole illuminava il nostro
accampamento quanto bastava per non dover accendere le lanterne. Mi
misi su una delle sedie pieghevoli e mi accesi una sigaretta. Sorrisi
nel constatare che c'era quantomeno un suono a farmi compagnia: il
rumoroso, prepotente russare di Phil. Il fatto che Janet non lo
avesse soffocato nel sonno la prima volta che avevano dormito insieme
dimostrava quanto fossero fatti per stare insieme.
Mentre fumavo,
mi chiesi se magari non fosse la nostra presenza ad aver fatto
sparire insetti e uccelli. Ma non mi sembrava plausibile. Ero stato
in campagna tante volte, e non avevo mai sentito un tale
silenzio.
Avevo spento la sigaretta tra i resti del focolare e
stavo per alzarmi, quando sentii un suono alle mie spalle. Sembravano
passi. Mi voltai a guardare e vidi qualcosa muoversi. La luce era
ancora debole, ma mi sembrò di vedere una figura incappucciata
sparire nel buio degli alberi. Riflettei un attimo sul da farsi: era
il caso di chiedergli chi fosse e svegliare gli altri? Forse avevo
visto male. Era molto presto, mi avrebbero ucciso se li avessi
svegliati per niente.
Fortunatamente l'onere di scegliere mi fu
risparmiato, perché Janet ci svegliò tutti, urlando come una pazza.
Le urla erano davvero agghiaccianti, di puro terrore. Corsi subito
verso la loro tenda.
“Janet! Phil! Tutto bene? Che succede?”
Le
urla proseguivano, straziate e terrorizzate. Gli altri uscirono dalle
tende, allarmati.
“Janet, cosa succede? Svegliati!” Sentii
Phil urlare da dentro la loro tenda.
“Arriva! Arriva! La
Bestia!” Urlò a squarciagola Janet.
“Amore, svegliati!
Svegliati!” Urlò Phil.
“La Beeeeeee-”
Le urla si
interruppero all'improvviso, come se qualcuno avesse spento un
televisore.
“Phil? Cos- Dove mi trovo?” La voce di Janet era
nervosa, ma niente in confronto alle urla di prima. Sembrava più
confusa, che terrorizzata.
“Siamo nella tenda, ti
ricordi?”
“Sì...”
“Devi aver avuto in incubo...”
Ormai
erano tutti svegli e in piedi accanto a me. Sentivamo Phil che
confortava Janet. Aspettammo nervosamente che Phil aprisse, ma il
peggio sembrava essere passato e infatti, dopo qualche minuto, Janet
e Phil uscirono dalla tenda.
Janet aveva l'aria scossa, ma stava
bene. Phil era visibilmente preoccupato.
“Scusate ragazzi, devo
aver avuto un incubo. Però... Però, non me lo ricordo...” Disse
Janet.
“Non hai mai neanche
parlato nel sonno, è davvero
strano...” Le disse Phil, che continuava a sembrare molto
preoccupato e le carezzava la schiena.
Ci sedemmo tutti intorno ai
resti del fuoco. Ormai la luce del sole iniziava ad essere forte,
stava diventando giorno. Nessuno di noi sarebbe riuscito a dormire,
ormai.
Dopo una decina di minuti, durante il quale preparammo il
caffè e lo mandammo giù senza parlare, finalmente Janet spezzò il
silenzio.
“Che cosa... Che cosa ho urlato?”
“Non te lo
ricordi davvero?” Chiese Mark, perplesso.
Janet scosse la
testa.
“Hai parlato di una bestia. Hai detto che stava arrivando
una bestia.” Le disse Sandy, posando la propria tazza a
terra.
Janet scosse la testa, incredula.
“Pazzesco, non
ricordo niente. Non ricordo neanche di aver sognato. E' come se fosse
successo a qualcun'altro...”
Phil le stringeva la mano.
Continuava ad avere l'aria preoccupata.
“Beh, magari è colpa
dell'alcol, abbiamo bevuto tanto...” Azzardò Greg, ma senza
convinzione.
“Mah, forse...” Rispose Janet.
Questo sarebbe
stato un buon momento per dire “dai, era solo un incubo”, ma
nessuno di noi lo fece. Sentivamo che qualcosa non andava. Eravamo
tutti all'erta, come se ci fosse qualcosa di sbagliato nell'aria.
C'era qualcosa di strano in quei boschi.
Questa riflessione mi
fece tornare in mente la figura incappucciata che avevo visto. O
credevo di aver visto. Decisi che era giusto dirlo agli
altri.
“Ragazzi, vi devo dire una cosa.”
Tutti si girarono
a guardarmi.
“Ero già sveglio quando Janet ha iniziato a
urlare. Non riuscivo a dormire, così ero uscito a fumarmi una
sigaretta. E mi pare proprio di aver visto qualcuno, tra gli
alberi.”
“Qualcuno?” Disse Sandy, allarmata. “E perché
non ce l'hai detto subito?”
“Beh, era buio e non ero sicuro di
aver visto bene. Poi Janet ha iniziato a urlare e mi è passato di
mente fino a questo momento.”
“E che aspetto aveva?” Chiese
Mark.
“Beh, era ancora abbastanza buio, ma mi sembrava
incappucciato, chiunque fosse.”
Lessi sui loro volti lo stesso
nervosismo che sentivo io, ma cosa potevo fare? Dovevo
dirglielo.
“Magari era solo un'impressione...” Disse Phil.
“Certo, può essere. “ Risposi io.
“Ma non lo pensi,
vero?” Mi chiese Sandy.
“No, non lo penso. C'era qualcuno,
secondo me.”
Dopo qualche minuto di silenzio, Greg disse quello
che stavamo pensando tutti.
“Sentite, ma perché non ce ne
andiamo da questo posto di merda? Non mi sento a mio agio,
qui.”
Annuimmo tutti. Era un'ottima idea.
“Ti aiuto a
smontare le te-”
Ma le parole di Sandy furono interrotte da un
suono stranissimo e assordante. Non avevo mai sentito nulla di
simile. Era come un allarme antiaereo, ma era anche come l'urlo di un
animale. Era come le urla di centinaia di persone, ma anche come
l'esplosione di una bomba. Ed era allo stesso tempo diverso da ognuna
di queste cose. Sentii riempirmi di terrore.
Ci coprimmo tutti le
orecchie, urlando. Il suono cresceva e cresceva di intensità.
Fu
per questo che non sentimmo i loro passi. Finché non fu troppo
tardi.
Vidi una figura incappucciata affiorare dagli alberi,
dietro a Mark. Feci per avvertirlo, ma sentii delle mani che mi
afferravano le spalle e un dolore tremendo alla testa.
Poi, il
buio.
Non so quanto tempo passò, prima che mi svegliassi.
Probabilmente qualche ora. La testa mi faceva un male fottuto, e
anche le spalle. Mi accorsi rapidamente di essere incatenato al muro,
con le mani sospese sopra la mia testa. Il posto era poco illuminato,
ma credetti di vedere altre persone incatenate ai muri circostanti.
Erano gli altri, o almeno alcuni di loro. La stanza era molto grande,
erano a metri di distanza da me.
“Ragazzi, state bene?” Chiesi
ad alta voce.
La mia voce, in quella stanza buia, mi fece venire
i brividi: c'era uno strano eco, sembrava di essere dentro una
chiesa.
“Steve... Stai bene?” Era la voce di Sandy. Grazie al
cielo.
“Amore! Io sì, e tu?”
“Più o meno... Chi altro
c'è?”
“Ehi...” Era Greg.
“Ci sono anche io...” Era
Phil.
“Mark? Janet?” Chiamai.
Nessuna risposta.
“Mark!
Janet!”
Niente.
“Cazzo!” Sentii dire a Phil. “Janet!
Mark!”
Ma ancora niente.
“Forse non si sono ancora
svegliati.” Disse Sandy. Era un'ipotesi ragionevole.
“Speriamo...”
Disse Greg.
Phil non disse nulla.
Sentimmo tutti dei passi, poi
una porta, che nessuno di noi aveva notato fino a quel momento, si
aprì alla sinistra di Greg. Entrò un fascio di luce, proiettando
l'ombra allungata e inquietante di una figura
incappucciata.
“Buongiorno.” Ci disse una voce calma e
profonda.
“Fateci uscire da qui!” Urlò subito Sandy. Ma la
sua voce non era spaventata, era incazzata nera.
“Temo di non
poterlo fare.” Rispose semplicemente la figura misteriosa, mentre
si avvicinava a lei.
“Figlio di puttana, stalle lontano!”
Urlai.
”Non c'è da preoccuparsi, voglio solo accendere le
lampade” Rispose la figura sempre senza scomporsi.
Una lampada
ad olio si accese alla destra di Sandy. Non appena la luce illuminò
un po' meglio il nostro sequestratore, lei gli sputò addosso.
Sempre
mantenendo una grande calma, la figura si ripulì il cappuccio.
“La
sua tenacia è ammirevole, signorina. Ma alquanto inutile.”
Una
a una, l'uomo incappucciato accese tutte le lampade che c'erano nella
stanza. Vidi che era una stanza ottagonale, di pietra. Ogni muro era
largo almeno cinque metri, e aveva delle catene per tenere
immobilizzata una persona. Una persona a muro, ma solo quattro dei
muri erano occupati, non c'era traccia di Janet o Mark. Eravamo
incatenati in modo tale che ci fosse una parete vuota a separare
ognuno di noi dagli altri, in un modo simmetrico e quasi
ritualistico. Questa constatazione non mi piacque affatto. Al
centro della grande stanza c'era qualcosa di grande, coperto da un
telo nero e sospeso da lunghe catene che andavano fino al soffitto.
Mi accorsi che non riuscivo a vedere da dove partivano, la stanza era
molto, molto alta. Doveva essere sottoterra.
L'uomo incappucciato
si mise al centro della stanza, vicino al telo nero. Notai che
indossava una tunica rosso scuro, mentre il cappuccio era nero. I
colori erano diversi, ma l'aspetto generale era simile a quello dei
membri del Ku Klux Klan. Si vedevano solo i suoi occhi, che
brillavano alla luce delle torce.
“Signori, lasciate che mi
presenti. Sono il Maestro di Cerimonie di questa delegazione. Voi
potete chiamarmi Ralph.”
La frase era così assurda, che mi
venne quasi da ridere. La situazione era terrificante, ma questo
stronzo parlava come un dannatissimo Testimone di Geova.
“Perché
siamo qui?” Chiese Greg. “E dove sono gli altri?”
“Sì,
dove sono Janet e Mark?” Chiese Phil. Notai che gli sanguinava la
testa. E sembrava tormentato dalla preoccupazione.
Ralph parlò
lentamente, mentre raddrizzava leggermente il telo nero. Non sapevo
cosa ci fosse lì sotto, ma non poteva essere nulla di buono.
“Il
vostro amico, che mi dite chiamarsi Mark, è purtroppo riuscito a
fuggire. Ma non andrà lontano. La polizia è parte della
delegazione. Lo troveranno. O sarà proprio lui ad andare da loro,
molto probabilmente.”
“E Janet?” Chiese Phil, ormai furioso.
“Dove cazzo è Janet?”
“Lei ha un ruolo più importante di
qualunque di noi. Come predetto dal Sacro Tomo, l'avvento della
Bestia è stato annunciato da una donna. La vostra amica ha ricevuto
un grandissimo onore. Senza di lei, il Risveglio sarebbe stato
impossibile.”
“Che cazzo vuol dire?” Chiese Sandy, ancora
furente.
Io, però, iniziavo ad avere un sospetto.
“Vede,
signorina. Qui avete a che fare con qualcosa di antico. Più antico
del pianeta stesso. Dorme qui da prima della scoperta dell'America.
Da prima di Roma. Da prima delle piramidi. Ma sapevamo che un giorno
sarebbe stato il momento di risvegliarlo. Il Sacro Tomo ci ha
indicato la data, e ogni delegazione era pronta. Per nostra fortuna,
il privilegio di risvegliarla è capitato a noi. Gli abitanti di
Kap'thon.”
“E che cazzo sarebbe Kap'thon?” Chiese
Greg,
Ralph si girò verso di lui.
“Un'antica città. Vi
trovare nel tempio che una volta risedeva al centro di essa. Avery
sorge sulle sue rovine. Così come le altre delegazioni sorgono sulle
rovine di altre città simili. Ognuna delle delegazioni sperava di
essere stata eretta vicino al luogo di riposo della Bestia. Ma, come
dicevo, questa fortuna è toccata a noi.”
Gli altri lo
guardavano come se fosse pazzo (e lo era), ma credo che io fossi
l'unico ad aver capito di cosa stesse parlando Ralph.
“Sta
parlando di un dio? Un idolo?”
Ralph si girò verso di me.
“E'
un po' riduttivo, ma sostanzialmente esatto, sì.”
“Tutto
questo è per risvegliare un idolo.”
“Esatto.”
“Che
vive qui.”
“Non sapevamo dove dormisse, le delegazioni sono
state fondate in vari luoghi papabili, con la speranza che una di
esse fosse vicina a Lui. E così è stato.”
“E come sapete che
si trova qui?” Chiesi io, nascondendo a fatica il mio
sarcasmo.
“Caro ragazzo, non ha forse sentito quel
suono?”
Rimasi spiazzato da questa domanda. Fino a quel momento
mi ero dimenticato del suono che ci aveva distratti quando eravamo
stati aggrediti alle tende, soffermandomi sulla minaccia umana che ci
aveva incatenato ai muri. Ma effettivamente quel suono era stato
così... alieno, assurdo.
Poteva essere vero?
La figura
incappucciata annuì. Sebbene non potessi vedere il suo volto, credo
proprio che stesse sorridendo.
“Sì, quel suono alieno. Era Lui,
la Bestia di Kap'thon. Si sta per svegliare. Abbiamo interpretato
correttamente i segnali, e quel suono è stata la conferma finale. E'
qui. Ed è l'ora. Come scritto nel Sacro Tomo, sono arrivati sei
stranieri, proprio il giorno prima del Risveglio.”
“Ma è una
follia!” Urlò Greg. “E ora che cosa vorreste fare?”
“Quello
che va fatto, giovanotto. I segnali non possono essere ignorati e
tutto deve essere seguito alla perfezione. Sono secoli che ci
prepariamo a questo. Secoli!”
Per la prima volta la sua voce
tradì un minimo di nervosismo.
“Dobbiamo... Dobbiamo fare ciò
che ci è stato detto. La vostra amica ha sognato Lui, e questo ha
messo definitivamente in moto eventi che nessuno di voi, o noi, può
fermare. Si sta svegliando, manca solo un ultimo
incoraggiamento.”
“Dov'è Janet, allora?” Chiese di nuovo
Phil, ormai disperato. “Che ne avete fatto?”
“Purtroppo,
annunciare il Risveglio è un ruolo ingrato, davvero ingrato.”
Ralph
tirò giù il telo, dandoci modo di vedere cosa c'era sotto. Urlammo
tutti, ma nessuno urlò quanto Phil.
Non so descrivere cosa le
avessero fatto, ma la cosa migliore che si può dire è che
quantomeno ora Janet era morta. Penzolava dal soffitto, dondolando
leggermente e facendo cigolare le catene. I suoi occhi, l'unica parte
di lei ancora immacolata, sembravano accusarci di averla lasciata
sola. Di essere ancora vivi.
Phil urlava e urlava, mentre Ralph
faceva cenno ad altre tre figure incappucciate di entrare. L'ultima
chiuse la porta alle sue spalle.
“Mi dispiace molto.” Ci disse
Ralph, mentre Phil scoppiava a piangere. “Dobbiamo fare tutti dei
sacrifici.”
“Bastardi! Figli di puttana! Urlò Sandy. “Vi
uccideremo, mi sentite? Giuro che vi uccideremo!”
“Credo sia
poco probabile. “ Disse Ralph, avvicinandosi a me.
Le altre
figure incappucciate si avvicinavano agli altri.
“Il Sacro Tomo
parla di cinque morti, compresa la ragazza che annuncia il Risveglio.
E il Sacro Tomo non mente mai. Per vostra fortuna, però, le vostre
morti non devono essere dolorose quanto quella della vostra
amica.”
Ralph e le altre figure incappucciate tirarono fuori dei
lunghi coltelli, dalla lama ondulata, e ce li puntarono alla
gola.
“No, lasciateci andare! Bastardi!” Disse
Greg.
“Silenzio, la prego.” Disse Ralph. Il suo tono era
ancora educato, gradevole. Sembra il tono di un professore che
ammonisce uno studente. Con la mano libera, tirò fuori un vecchio
orologio da taschino e guardò le lancette.
“Molto bene,
Fratelli. Mancano esattamente due minuti a mezzogiorno. Al mio
segnale, tagliate le loro gole. E il rito sarà completo.”
Le
altre figure incappucciate annuirono.
Tentammo disperatamente di
liberarci i polsi, ma era inutile. Le catene erano molto resistenti,
tanto che i “Fratelli” neanche si curarono dei nostri
sforzi.
Sandy guardava con odio l'uomo davanti a lei, ma questa
volta non sputò. Greg sembrava terrorizzato. Phil invece non aveva
neanche gli occhi aperti e continuava a piangere silenziosamente la
morte di Janet. Credo che a lui non interessasse più vivere o
morire, ormai. E non mi sentivo di biasimarlo.
Io mi sentivo, non
saprei come dire, vuoto. Stordito.
“Un minuto.” Annunciò
Ralph.
Qualcuno bussò alla porta.
Ralph perse la pazienza, per
la prima volta.
“Ma insomma, dannazione! Che c'è? Eravamo stati
molto chiari! Manca poch-”
Ralph fu interrotto dal suono di tre
spari.
BANG! BANG! BANG!
Rimbombarono mostruosamente nella
stanza, una cosa assordante.
Uno a uno, gli uomini incappucciati
che puntavano le lame alla gola degli altri caddero a terra, morti.
Tutti ci voltammo a guardare verso la porta. Lì, con lo zigomo
gonfio e i capelli arruffati, c'era Mark. Indossava la tunica di uno
dei Fratelli, ma si era tolto il cappuccio. In mano, teneva un
revolver.
Ricordai una cosa che ci aveva detto Greg, ormai anni
prima: “Oh, sì, Mark è meglio di Billy the Kid. Quattro volte
vincitore di tiro al piattello. Un giorno dovete vederlo in azione, è
uno spettacolo.”
Il giorno era arrivato.
“Ma- Ma che
diavolo....?” Ralph non riusciva a credere ai suoi occhi, a quanto
pare. “Come hai fatto a trovarci?”
Mark fece un passo verso di
lui. Nel farlo, notò il corpo di Janet. Vidi qualcosa rompersi
dentro di lui, quasi ne sentii il suono.
Mark guardò di nuovo
verso Ralph. Aveva un'espressione che non gli avevo mai visto prima.
Che non avevo mai visto in vita mia, onestamente.
Puro
furore.
“Questo revolver tiene sei colpi.” Disse Mark.
Ralph
guardò il suo orologio. Sentivo la lama del suo coltello che mi
sfiorava il pomo di Adamo.
“No, tu non capisci! Mancano solo
venti sec-”
BANG!
Un colpo di pistola spappolò la mano di
Ralph, che si mise subito a urlare dal dolore. Il suo sangue mi
schizzò il viso.
“Uno.” Disse Mark, avvicinandosi a
lui.
Ralph implorava pietà, ma in quella stanza non importava a
nessuno.
BANG!
Un altro colpo di pistola gli portò via le
palle.
“Due.”
Ormai Ralph era svenuto per il dolore e lo
shock, ma questo fece solo arrabbiare di più Mark.
“No! Resta
sveglio! Devi vedere! Devi vedere anche tu la morte in faccia! Come
lei!"
Un altro colpo di pistola, e la testa di Ralph si aprì come
un cocomero. Riflettei che non avevamo mai visto la sua faccia.
Pazienza.
“Tre.” Disse Mark, con l'aria disgustata. Non so se
da Ralph o da quello che aveva appena fatto, forse entrambe le
cose.
Prese fiato, chiudendo gli occhi. Quando li riaprì,
l'espressione omicida (e allarmante) che aveva mentre uccideva Ralph
era sparita. Almeno in parte.
Nessuno di noi sapeva cosa
dire.
“Ora... Ora vi libero, ragazzi. Spero che avesse le chiavi
in ta-”
Le pareti iniziarono a vibrare, mentre un suono
assordante ci riempì le orecchie. Era dieci volte peggio di quando
lo avevamo sentito la prima volta, e questa volta la maggior parte di
noi non poteva neanche coprirsi le orecchie.
Guardai l'orologio da
taschino di Ralph, che era caduto ai miei piedi.
Era
mezzogiorno.
Camminavamo velocemente. Come Mark, ci eravamo
messi le tuniche dei morti. Speravamo che la poca luce delle torce
non bastasse a mostrare le macchie di sangue, se un altro di quegli
stronzi incappucciati ci avesse visti. Per fortuna le tuniche erano
già rosse, quantomeno.
Io e Greg non fummo sorpresi, quando
scoprimmo che uno dei fanatici morti era l'anziano del negozio di
alimentari. Gli diedi un calcio, dopo avergli preso la tunica.
Il
suono terribile continuava a ripetersi, ad intervalli sempre più
brevi. Era come un respiro, o una serie di sbadigli. La Bestia, a
quanto pare, esisteva davvero. E si stava svegliando.
“Ma non
capisco, il rituale non è stato completato, no?” Mi chiese Mark,
mentre ci guidava fuori da quel posto maledetto.
“E invece
sì...” Dissi io. “Sono morte quattro persone, più... Più
Janet. Hanno avuto quello che volevano, alla fine.”
Mark si girò
a guardarmi.
“Non ci avevo pensato... Non era mia
intenz-”
“Amore, avremmo fatto tutti la stessa cosa, al tuo
posto. Anche se probabilmente non saremmo stati efficienti quanto te.
Ma ora portaci fuori di qui, OK?” Gli disse Greg. La voce gli
tremava.
“OK...”
Sandy mi stringeva fortissimo la mano, e
io stringevo fortissimo la sua.
Phil chiudeva la fila. Non aveva
più parlato, da quando avevamo lasciato la stanza in cui ci avevano
imprigionati. E dove era rimasto il corpo di Janet.
“Non
possiamo lasciarla qui.... Non possiamo lasciarla qui...”
Era
tutto quello che riusciva a ripetere, quando Mark lo aveva liberato.
E chi poteva dargli torto?
Ma il tempo stringeva, e Janet
purtroppo non poteva seguirci. Così avevo preso Phil per le spalle e
gli avevo fatto una promessa che speravo di poter mantenere.
“Phil,
ti prometto che torneremo per lei. La porteremo via da questo posto
orribile e la riporteremo a casa. Ma ora dobbiamo andarcene, lo
capisci? Janet... Janet avrebbe voluto che tu uscissi da qui.”
E
così eravamo usciti da lì. Nessuno tranne Phil aveva avuto il
coraggio di guardare il corpo di Janet, mentre imboccavamo la
porta.
“Quanto ci vuole per arrivare in superficie?” Chiesi
ora a Mark, durante uno degli intervalli di silenzio.
“Una
decina di minuti, siamo a metà strada. Siamo abbastanza in
profondità. Questo posto è incredibile.”
“Mark, ma come
cazzo hai fatto a cavartela? E a trovarci?”
Ora Mark ci guidò
su per una rampa di scale. Tutto era scolpito nella pietra, come un
orribile segreto custodito dalle profondità della terra.
“Fortuna.
Solo fortuna.” Ci disse Mark, mentre cominciava a venirgli il
fiatone. “Il tizio che ha cercato di stordire me doveva essere
molto fuori forma, o poco convinto, perché la sua presa era davvero
debole. Gli ho dato una gomitata e ho iniziato a correre. Per
chiamare aiuto, lo giuro. Non vi avrei lasciato-”
“Mark, dopo
tutto quello che hai fatto per noi non devi certo dircelo. Sappiamo
che non ci avresti abbandonato. Poi cos'è successo?” Dissi io,
stringendogli brevemente la spalla.
“OK. Beh, sono arrivato al
paese. La mia intenzione era di trovare la polizia, o comunque
qualcuno che potesse aiutarmi. Ovviamente non c'era nessuno in giro,
era troppo presto. Così sono corso fino alla piazzetta del paese,
quella davanti alla chiesa. Speravo di trovare la polizia, o un
municipio. Qualcosa. Correvo a rotta di collo, quando ho visto una
macchina della polizia e tre persone che parlavano poco lontano. Ho
creduto di svenire per il sollievo. Stavo per mettermi a urlare,
quando ho visto che una di loro indossava la tunica. La stessa dei
tizi che ci avevano aggrediti. E i due poliziotti parlavano con lui.
Anzi, peggio, stavano
ridendo insieme a lui. Per fortuna non
mi hanno visto, però. Così mi sono nascosto dietro a degli alberi.
Ho aspettato che i poliziotti se ne andassero, ho seguito lo stronzo
con la tunica fino all'entrata di questo posto e l'ho stordito. Se
avessi saputo cosa avevano fatto a Janet, avrei ucciso anche lui...
Poi mi sono messo a cercarvi. Il resto... Il resto lo sapete.”
“E
la pistola?” Chiesi io, colmo di ammirazione per il coraggio e
l'abilità di Mark.
“Ce l'aveva il tizio con la tunica. Credo
fosse un poliziotto anche lui...”
“Porca puttana...” Disse
Sandy. “Dobbiamo andarcene subito di qui. E portare qui la polizia
dalla città. O anche l'esercito.”
Annuii, ma dentro di me
pensavo a quei suoni terribili. Se La Bestia esisteva davvero e si
stava svegliando, aveva senso ormai pensare a polizia ed esercito? Il
nostro mondo stava per finire?
Ma non dissi nulla, e continuai
solo a camminare verso l'uscita. Una cosa per volta.
Arrivammo ad
una porta di legno e ferro battuto, dall'aria antica ed
usurata.
“Ecco, proprio qui.” Disse Mark. “Siamo
arrivati.”
Aprì la porta, ma non venimmo investiti dalla luce
del sole come mi ero immaginato. Il cielo era nero. Lampi silenziosi
esplodevano dentro grosse nuvole innaturali e statiche.
Uscire da
lì fu comunque un sollievo, però. Uno a uno uscimmo, poi chiudemmo
la porta e continuammo a correre per altri cento metri. Infine
cademmo, stravolti, sull'erba del bosco. Togliersi le tuniche fu un
sollievo altrettanto grande, sia per ciò che rappresentavano sia
perché puzzavano di sangue e sudore. Non volevo vederle mai più in
vita mia.
“E ora che si fa?” Chiese Greg, dopo qualche minuto
in cui tutti avevamo ripreso fiato. “Andiamo alle
macchine?”
Annuii.
“Che altro possiamo fare?”
“E...
E quella cosa?” Ci chiese Sandy.
Mi resi conto che non sentivamo
più quei suoni da una decina di minuti. La cosa, invece di
tranquillizzarmi, mi diede i brividi. Era tutto troppo immobile,
nell'aria.
“Poco che possiamo fare.” Disse Mark. “Meglio
andarcene e sperare che quella cosa, qualunque cosa sia, possa essere
uccisa. Magari basterà un missile in mezzo-”
Improvvisamente
una figura uscì dai cespugli e si avventò su di Mark. Era un
cinquantenne pelato e con una notevole pancia. Indossava solo mutande
e canottiera, e non ci fu difficile capire che era il Fratello a cui
Mark aveva rubato la tunica.
“Sporchi miscredenti! Vi ammazzo!”
Urlava il fanatico, mentre le sue mani stringevano la gola di Mark.
“Vi ammazzo!”
La pistola di Mark cadde per terra. Sarebbe
stata comunque inutile, ormai era scarica.
Prima che io o uno
degli altri due presenti potessimo anche solo renderci conto di che
cosa stesse accadendo, Sandy si alzò in piedi. La vidi raccogliere
un grosso sasso dal terreno.
Il suono del sasso che colpiva il
cranio del fanatico fu assordante, disgustosamente molliccio e
assolutamente soddisfacente. Il bastardo cadde a terra, urlando per
il dolore, e lasciò andare Mark.
Ma Sandy non aveva finito. Lo
colpi un altra volta. E un'altra. E un'altra.
“Fanculo La
Bestia! Fanculo i tuoi amici! E! Fanculo! Tu!”
Quando ebbe
finito, ormai non era rimasto più nulla della testa del cinquantenne
calvo. Solo una pozza rossa e frammenti di osso. Sandy buttò il
sasso nei cespugli e gli diede le spalle.
“Fanculo... Fanculo..”
La sentii dire, mentre si avviava verso il paese.
Guardai gli
altri (Mark si massaggiava ancora la gola), poi ci sbrigammo a
seguirla.
Con un po' di titubanza, presi la mano di Sandy, temendo
che potesse respingermi. Invece me la strinse forte e mi guardò.
“Non
parleremo MAI di quello che ho appena fatto.” Non era una
richiesta.
“A me va benissimo.” Le risposi, dandole un bacio
sulla fronte.
Eravamo quasi arrivati alle macchine, quando ci
circondarono. Una quarantina di persone, tutte vestite con le tuniche
rosse e nere dei Fratelli. Gli altri abitanti del paese.
Impugnavano
pistole, falci e coltelli.
Uno di loro venne avanti. Teneva un
telefonino all'orecchio.
“Sì. Sì, li abbiamo presi. Venite
alla chiesa. Saranno puniti come meritano.”
Mise via il telefono
e ci guardò.
“Devo dire che è ammirevole la vostra tenacia. E
immagino che dovremmo ringraziarvi. Avete risvegliato voi La Bestia,
dopotutto.”
“Lasciateci andare, ormai avete avuto quello che
volete!” Disse Mark.
L'uomo incappucciato rise, di gusto.
“Non
essere ridicolo, ragazzo. Ammiro il vostro spirito, davvero. Ma
dovete essere puniti per ciò che avete fatto ai nostri Fratelli,
profezia o meno. Inoltre, la profezia richiede un ultimo tributo in
sangue. E credo proprio che stavolta tocchi a voi.”
La folla
iniziò a spingerci verso la collina dove sorgeva la chiesa del
paese.
Si udì un'altra volta quel suono agghiacciante, ma questa
volta durò poco. Poi si ripetette ancora. E ancora. Sempre più
frequente.
“La Bestia sta per svegliarsi.” Ci disse l'uomo
incappucciato. “L'epicentro sembra essere sotto la chiesa. Andiamo,
dopo di voi.”
E così ci incamminammo tutti.
Guardai il
mio orologio. Era l'una e un quarto quando arrivammo di fronte alla
chiesa. Il suono ormai non si udiva più, ma c'era un'inquietante
vibrazione di sottofondo. Mi accorsi presto che la terra tremava.
Tutto tremava.
“In ginocchio.” Ci disse l'uomo incappucciato
che guidava la folla. “Avanti.”
Ci inginocchiammo.
“Tu
chi sei?”Gli chiesi.
“Il mio nome è Lang. Jeffrey Lang. Sono
il sindaco di Avery, e il Gran Sacerdote di questa delegazione.”
“E
allora Ralph chi era?”
“Il Maestro dei Cerimonie. E il mio
braccio destro.”
Gli sorrisi amaramente, annuendo.
“Wow.
Quindi sei tu il vero pezzo grosso.”
“Esatto.” Sentii una
traccia di irritazione, nella sua voce.
“Insomma, è arrivato il
momento, eh? Sta per risvegliarsi.”
Lang annuì, ma non disse
nulla. Lo vidi armeggiare con un medaglione, aveva l'aria antica.
Gli
cadde per terra. Mi resi conto che le mani gli tremavano
vistosamente, mentre lo raccoglieva. Mi venne da ridere.
“Signor
Lang?”
“Cosa?” La voce gli tremava. Di irritazione, sì, ma
sentivo anche paura. Neanche poca.
“Mi sembra nervoso.”
Lang
non rispose.
“Mi chiedo se non sia dovuto alla paura.”
“Che
cosa vai dicendo, idiota? Aspettiamo questo momento da secoli e
secoli!”
Risi forte.
“Sarà, ma a me sembra che abbiate
tutti una scopa in culo. Possibile che abbiate paura della vostra
amata Bestia?”
“Silenzio!”
Risi di nuovo, e questa volta
si unirono a me anche Sandy e gli altri.
“Cos'è, iniziate a
chiedervi se La Bestia farà davvero distinzioni tra un umano che
indossa i jeans e un umano con una cazzo di tunica rossa?”
Lang
mi diede un pugno.
“Silenzio! Non tollererò questa mancanza di
rispetto!”
Risi forte, e anche gli altri.
“Oh, Lang. Sei
adorabile.”
Mi colpì di nuovo.
“Infedele! Egli sta per
sorgere! L'Oscuro! Il Divoratore di Mondi! La Bestia! La... La Bestia
di Kap'thon! E quando sorgerà getterà la terra in un'oscurità
eterna! Tutti voi perirete! Solo noi, che l'abbiamo servito
lealmente, saremo risparmiati! Così e scritto!”
Sorrisi di
nuovo, mentre mi scorreva sangue dal naso. Ormai non speravo più che
ce la saremmo cavata, quindi far perdere le staffe a quel fanatico
non mi faceva né caldo né freddo. Anzi, mi dava un po' di
soddisfazione, quantomeno.
“Beh, signor Lang. Immagino che lo
scopriremo subito. Guardi.” Feci cenno verso la chiesa.
Lang si
voltò a guardare. L'intera folla trattenne il fiato.
La chiesa
stava crollando, mentre qualcosa di gigantesco iniziava ad uscire dal
suolo sottostante.
La Bestia era finalmente arrivata.
Descrivere
la Bestia non le renderebbe giustizia, come non renderebbe giustizia
all'immenso, ottenebrante terrore che sentivamo dentro di noi. Era
enorme, alta decine e decine di metri. Era come pura tenebra che si
muove e respira, un frammento di spazio che era sceso sulla terra.
Immenso, vuoto e freddo. Incredibilmente freddo.
Enormi, gelidi
occhi gialli ci studiavano. Il cielo sopra ad Avery era plumbeo,
attraversato da enormi fulmini rossi che illuminavano i nostri volti
ma non sembravano riflettersi sulla pelle della Bestia.
Tutti i
fedeli si erano inginocchiati, tranne Lang.
“Ryuk'lemhy,
bastav'lye!” Declamò il sindaco, rivolgendosi all'enorme creatura
che si stagliava davanti a noi. Teneva alto il medaglione che gli
avevo visto raccogliere pochi minuti prima. “Hyuk'nada,
bast'rajik!”
La folla intorno a noi lo imitò, ripetendo le sue
parole.
“Oh, grande Bestia!” Urlò Lang. “Ti offriamo
questo modesto sacrificio per festeggiare il tuo ritorno! Saziati
delle loro carni, prima di gettare la terra nell'oscurità eterna!
Noi, i tuoi fedeli servitori di Kap'thon, ti diamo il benvenuto in
questo piccolo, patetico mondo!”
La bestia abbassò la sua
mostruosa testa e studiò Lang. Poi, sentimmo tutti una voce gelida e
aliena. Ma non stava davvero parlando, la voce era nelle nostre
teste. Come un legame telepatico. Qualcosa che non necessitava di una
lingua comune, ma comunicava direttamente ai nostri cervelli i
pensieri della Bestia.
“Chi siete, voi?” Chiese la
creatura.
Lang sembrò momentaneamente sorpreso, ma non si perse
d'animo.
“Siamo i tuoi fedeli servitori, o Bestia! Gli eredi di
Kap'thon!”
La Bestia inclinò la testa, in un'espressione che
era chiaramente confusa.
“Servitori?”
Lang ora sembrava
visibilmente preoccupato, la voce gli tremava.
“M-ma certo, o
Bestia! I tuoi fedeli servitori! Abbiamo eseguito il sacrificio per
farti emergere dal sonno profondo in cui ti trovavi! E' merito nostro
se ora tu cammini di nuo-”
Un enorme piede schiacciò Lang.
Urlammo tutti, colti di sorpresa.
”Idiota.” Disse la Bestia.
“Non desideravo essere svegliato. Avevo appena preso sonno.”
La
Bestia si voltò a guardare gli altri Fratelli.
“E voi, con
quelle ridicole vesti, sareste i miei servitori? Cosa siete, una
sorta di setta? Di ordine religioso?”
Per un momento ci fu
silenzio, poi uno dei Fratelli si alzò coraggiosamente in
piedi.
“Sì, mio signore! Siamo qui solo per servirti e
venerarti! Sono secoli che ti aspettiamo! Abbiamo memorizzato il
Sacro Tomo e aspettato secoli interi!”
“Tomo?” Ora la voce
della Bestia mi sembrava decisamente indispettita. “Quale
tomo?”
“Q-questo, mio signore!” Un altro Fratello
incappucciato sollevò un antico libro di pelle nera. Registrai
distrattamente che era lo stesso che stava leggendo il proprietario
del negozio di alimentari. “Il Sacro Tomo! Ci ha istruito e detto
cosa fare! Abbiamo ucciso la ragazza e gli altri per risvegliarti!
Ora puoi sedere sul trono e ricoprire la terra nell'oscu-”
La
Bestia schiacciò la folla con il palmo della sua enorme mano nera.
Alcuni scapparono, ma la bestia li schiacciò uno a uno con il
pollice, come pulci.
“Maledetti. Stupidi. Umani!” La sentimmo
sbraitare, mentre schiacciava i fedeli. “Gli avevo detto di farsi
gli affari loro e lasciarmi dormire, ma no! Loro prendono il mio
pisolino e ci imbastiscono. Sopra. Una cazzo. Di
religione!”
Pronunciò le ultime parole con furia, mentre
schiacciava altri due Fratelli. Ormai ne rimaneva solo uno, che
urlava disperato.
“No, ti prego, mio signore! Pietà! Pietà!
Abbi-”
La Bestia lo schiacciò con il pollice.
“Trono.
Trono! Ma quale trono?” Ora il suo tono era indignato. “Un Antico
che rende la terra il suo regno? Sarei lo zimbello di tutti! Stupidi
umani, uno non può distrarsi un sec-”
La Bestia si interruppe.
Si era accorta che c'eravamo ancora noi. Sentii Sandy imprecare sotto
voce. Greg e Mark erano pietrificati. Phil piangeva in silenzio. Io
sentivo la pelle che mi formicolava, mentre il mio corpo veniva
attraversato da ondate di terrore così puro che non so come facesse
il mio cuore a sopportarle.
“Voi chi siete?” Chiese La Bestia.
“Altri fanatici?”
Gli altri mi guardarono. Io deglutii e mi
feci coraggio.
“N-no, non siamo parte dei Fratelli. Siamo solo
gente di passaggio. Non c'entriamo niente con tutto questo.”
La
Bestia mi studiò per un momento. Poi emise un sospiro di sollievo.
Questa volta non fu telepatico, ma fu anzi una poderosa ondata di
vento che ci fece cadere tutti a terra.
“Meno male. Non sopporto
i fanatici.”
Enormi ali di tenebra si aprirono dietro alla
schiena della Bestia.
“Io me ne torno a casa. E' l'ultima volta
che dormo su un altro pianeta. Ogni volta la stessa storia!”
La
Bestia si diede una spinta che fece tremare la terra e prese il volo,
lasciando profondi solchi nel terreno. Bucò le nuvole nere sopra di
noi e sparì, dirigendosi verso lo spazio.
I fulmini rossi erano
spariti. Pian piano, anche le nuvole nere si diradarono, e tornò il
sole. Gli uccelli tornarono a cantare. Era come se non fosse successo
nulla.
Non so quanto restammo immobili a guardare il cielo, forse
un'ora intera, ma alla fine ci alzammo tutti in piedi, dirigendoci
verso le macchine e cercando di ignorare i resti spappolati dei
Fratelli. Nessuno di noi sapeva cosa dire. Volevamo solo andare in
città, chiamare la polizia (non sapendo esattamente cosa avremmo
detto) e riportare il corpo di Janet a casa.
Mentre guidavo,
pensavo ai Fratelli, e a quello che avevano fatto per la loro stupida
causa.
Nonostante tutto, nonostante tutte le cose oscure e
terrificanti che ci riserva l'universo, il vero orrore sono gli
uomini. E quello che riescono a fare nel nome di ciò in cui credono,
o in cui vogliono credere.
FINE