Visualizzazione post con etichetta FAN TRIBUTE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FAN TRIBUTE. Mostra tutti i post

lunedì 23 marzo 2020

Batman: Caduta Libera - Capitolo 4




CAPITOLO 4

UN AGO IN UN PAGLIAIO


“Sempre accogliente.” Disse Selina, scendendo dalla moto e ammirando la caverna.
Batman scese a sua volta, senza risponderle, e si diresse immediatamente verso il computer, facendole cenno di seguirlo.
Nonostante il tono fosse stato decisamente ironico, in realtà Selina trovava davvero rassicurante la caverna. Beh, quantomeno in parte. Era in effetti molto simile alla mente del suo proprietario: piena di angoli bui, piena di sorprese, ma anche piena di soluzioni e risorse. Faceva sentire al sicuro, in effetti.
Come Batman, però, la caverna le piaceva di più a piccole dosi.
“Ho bisogno di sapere dove si trova Pierce, Selina.” Disse Batman, sedendosi sull'enorme poltrona posta davanti agli schermi.
“Rispetta i patti, ragazzone.” Disse Selina, affiancando il detective. “Prima, voglio sapere come lo troverai. E sarebbe carino anche avere una sedia, magari.”
Prima che Batman potesse risponderle, ci fu un educato colpo di tosse alle loro spalle. Entrambi si voltarono, vagamente sorpresi. Comparve Alfred Pennyworth, trasportando una comoda sedia da ufficio in pelle, dotata di rotelle.
“Ecco a lei, miss Kyle. E' un piace rivederla.”
Catwoman gli sorrise.
“Ciao, Alfred. Sei sempre molto affascinante. E più efficiente che mai, vedo.”
“E' il mio lavoro, signorina.” Disse Alfred.
“Secondo me, il capo dovrebbe darti un aumento.” Disse Selina, portando la sedia accanto a quella di Bruce e sedendosi comodamente, con le gambe accavallate.
“Non ne vedrei il vantaggio, signorina.” Disse Alfred, allontanandosi nuovamente. “Non vedo come potrei spenderli, stando sempre qui sotto.”
Batman si voltò lentamente, con l'espressione irritata. Selina rise piano, coprendosi la bocca e osservando l'interazione tra i due vecchi amici.
“Porto subito del tè.” Disse il maggiordomo, entrando nell'ascensore che portava alla villa.
“Grazie, Alfred.” Disse Batman, voltandosi nuovamente verso il computer.
Le porte dell'ascensore erano rapide e silenziose, ma Selina avrebbe giurato che l'uomo anziano le aveva fatto l'occhiolino, prima che si richiudessero.

Selina stava finendo il suo tè, e osservando il volto rigido di Batman con i suoi grandi occhi chiari.
Il cavaliere oscuro guardava uno dei numerosi schermi posti davanti a lui, sul quale era visibile una mappa di Gotham. Ai lati dello schermo scorrevano fila e fila di nomi, coordinate e valori numerici che Selina non riconosceva.
“Molto buono, grazie.” Disse Selina, porgendo educatamente a Alfred la tazza vuota.
“Si figuri.” Alfred prese la tazza e la posò su un vassoio argentato. “Suppongo che padron Bruce non le abbia ancora rivelato come intende trovare il signor Pierce, vero?”
“In effetti no. Ma sono sicura che lo farà da un momento all'altro, vero Bruce?”
Batman si girò a guardarla. Aveva l'aria irritata, ma Selina ormai credeva che fosse la sua espressione di default. Sotto sotto, era convinta che il suo stuzzicare piacesse a lui quanto piaceva a lei.
Dopo qualche istante in cui i due si osservarono attentamente, Batman iniziò a parlare.
“Ti sono riconoscente per il tuo aiuto, Selina. Mi hai aiutato a prendere Ragdoll, questo lo apprezzo. E il tuo aiuto potrebbe rendere molto più rapida la cattura di Pierce. Ma quello che ti dirò ora deve rimanere assolutamente tra di noi, ci siamo capiti?”
“Non ne parleremo neanche con Gordon?”
“Jim non sa e non vuole sapere. Si fida di me. E ora io mi sto fidando di te. Ma devi promettermi che non ne parlerai a nessuno. Questo segreto mi dà un vantaggio strategico con un potenziale enorme, e nessuno dei miei nemici deve venirne a conoscenza. Neanche per sbaglio. ”
Selina capì che la questione era seria. Qualunque fosse il metodo che Batman intendeva usare, era qualcosa di grosso. Tradire il suo segreto non sarebbe stata solo una carognata: avrebbe potuto voler dire la fine della loro alleanza. E forse di qualcosa di più.
“Te lo prometto, Bruce. Rimarrà tra noi.”
Batman studiò il suo viso per quasi venti secondi, poi infine annuì.
“D'accordo.” Batman premette un comando sulla tastiera.
Su uno degli schermi lampeggiò la scritta PROTOCOLLO ARGO, in rosso. Selina sentì un suono alle sue spalle e si girò. Dai meandri della caverna, stava arrivando qualcosa. Il rumore faceva pensare a uno sciame di api, ma non era particolarmente forte. Probabilmente un orecchio meno allenato del suo nemmeno l'avrebbe sentito.
“Ma cosa-”
Poi, li vide affiorare dal buio. Droni, uno stormo di droni silenziosi. Ne contò venticinque. Erano grandi più o meno quanto uno skateboard e avevano la forma stilizzata di un pipistrello. Avevano un'elica su ogni ala e galleggiavano a mezz'aria, straordinariamente silenziosi e discreti.
“Accidenti...” Disse Selina, impressionata.
“Ecco come troveremo Pierce, Selina.” Disse Batman. “La foto di Pierce è nella memoria del batcomputer.”
Batman indicò un degli schermi, dal quale ora Pierce sorrideva sgradevolmente.
“Al quale tutti i droni sono collegati. I droni andranno in giro per i cieli della città, alla ricerca dei suo tratti fisionomici. Spiando anche nelle finestre degli edifici, se necessario. Quando lo riconosceranno, ce lo comunicheranno. E noi andremo a prenderlo.”
Selina era perplessa. Non sembrava il genere di cosa che piaceva a Batman. Nonostante i suoi modi estremi e fondamentalmente fuorilegge, spiare centinaia o migliaia di cittadini non era da lui.
“Mi stupisci, Bruce. Spiare i tuoi amati cittadini, anche se per trovare un criminale, non è un po' eccessivo? Anche per te?”
Batman scosse la testa, ma fu Alfred a risponderle.
“Noi non vedremo nulla di ciò che i droni osserveranno, miss Kyle. Se non Pierce in persona. Il contatto con il computer si attiva solo nel momento in cui riconoscono il suo viso. Altrimenti, la registrazione non viene attivata. La privacy di Gotham è al sicuro.”
Selina sorrise.
“Bella idea. Rispettosa.”
“E' un design di Lucius.” Disse Batman. “Ha fatto un ottimo lavoro.”
“E io ti servo per restringere il campo delle ricerche, vero? Ispezionare un quinto della città è fattibile, ma altrimenti sarebbe quasi impossibile.”
Batman annuì.
“Non sarebbe impossibile trovare Pierce ispezionando l'intera città, ma sarebbe come cercare un ago in un pagliaio. Potrebbero volerci mesi, specie se rimane nascosto al chiuso. E anche con un quinto della città, non sarebbe facile. Se tu sai in che zona si trova, se puoi restringere la ricerca a un paio di quartieri, i droni ci metteranno molto di meno. Forse anche solo delle ore.”
Batman si tolse la maschera e la appoggiò accanto alla tastiera. Selina vide che aveva grosse occhiaie e delle rughe intorno agli occhi che non gli aveva mai visto. Sospettava che gli fossero venute solo nell'ultima settimana.
“Ora sai qual è il mio metodo.” Disse Bruce. “Dimmi dove si trova quel bastardo e facciamola finita.”
Lei gli sorrise. Bruce non imprecava spesso, e le faceva sempre un certo effetto.
“Con piacere.” Disse la ladra, alzandosi in piedi e dirigendosi verso la mappa. Toccò delicatamente lo schermo con un dito, indicando la zona del West Village.
“Qui. Manda i tuoi amichetti volanti qui.”
Batman osservò lo schermo. Il West Village era composto da circa sedici isolati. Con un po' di fortuna, sarebbero potuti andarlo a prendere entro la giornata. E forse, finalmente, avrebbero trovato anche la mente dietro a tutte quelle morti.
“Grazie, Selina.”
Bruce digitò sulla tastiera. La mappa fece zoom sulla sezione del West Village. Poi, Selina vide che una lucina rossa si era accesa su ogni drone. All'unisono, i congegni volanti partirono, tornando nel buio della caverna e, evidentemente, raggiungendo una qualche uscita nascosta.
“Ora, aspettiamo.” Disse Bruce, sedendosi a guardare gli schermi.
“Toglimi una curiosità.” Disse Selina, sedendosi anche lei e togliendosi il cappuccio e gli occhialetti. “Quanto costano, quei giocattolini?”
Bruce non le rispose. Selina si voltò verso Alfred, che stava portando via il vassoio con il tè, per tornare di sopra. Il maggiordomo sollevò un sopracciglio.
“Se non erro, il progetto è costato circa il doppio dell'ultima batmobile. Mille dollari più, mille dollari meno.”
Selina non sapeva cosa rispondere, quindi non disse niente.
Alfred tornò di sopra, lasciando i due alleati in silenzio, a osservare gli schermi del computer.

“Beh, tutto questo è molto divertente.” Disse Selina un'ora dopo, alzandosi in piedi e stiracchiandosi la schiena. “Ma credo che mi farò un giro per la tua bella caverna, mentre aspettiamo.”
Bruce fissava ancora lo schermo, in attesa di una notifica. Selina aveva cercato di iniziare una conversazione, ma lui aveva attenzione solo per la ricerca dei droni e aveva risposto a monosillabi per tutto il tempo. Ora la guardò, con sguardo serio.
“Preferirei che tu rimanessi qui, Selina.”
“Hai paura che rubi qualcosa?” Disse lei, con un sorriso malizioso.
“Ho i migliori sistemi di allarme della città.”
“E' una sfida?”
Si fissarono per un lungo momento, poi Bruce attivò il comunicatore.
“Alfred? Potresti far fare un tour della caverna a Selina?”
“Arrivo subito, sir.”
“Grazie.”
Selina gli sorrise.
“Se hai i migliori sistemi di allarme della città, perché chiamare Alfred?”
“Alfred è il mio miglior sistema di allarme.”
“Ah, touché.”
L'ascensore era già arrivato al piano. Alfred venne incontro a Selina.
“Prego, miss Kyle.” Le disse, con un gesto cortese del braccio.
“Grazie.” Disse la ladra. “A dopo, Bruce. Divertiti a fissare lo schermo.”
Bruce non le rispose, ma Selina avrebbe giurato che un sorriso quasi impercettibile gli aveva attraversato le labbra. Solo per un secondo.

Sebbene la stesse scortando per la caverna, Alfred non diede spiegazioni delle cose che conteneva, lasciando che Selina si facesse le sue idee e guardasse tutto con i propri tempi. Lei gliene fu grata.
Era un luogo decisamente straordinario. Non era la prima volta che ci veniva, ovviamente, ma una sguardo così approfondito era inusuale per lei. Inoltre, Batman aggiungeva roba nuova di continuo.
Per prima cosa, Selina guardò i trofei legati ai nemici del cavaliere oscuro: la carta da gioco del Joker, il cappuccio rosso da lui indossato la notte in cui era precipitato nell'acido, il penny gigante di Due Facce, una delle marionette del Ventriloquo, un ombrello del Pinguino, un cappello del Cappellaio Matto, una maschera bianca di ceramica appartenente alla Corte dei Gufi, una spada di Deathstroke e tante altre cose. Quanti nemici che si era fatto, negli anni. Sorridendo, Selina riconobbe anche un paio di occhialetti che erano appartenuti a lei, con le lenti rosse ormai crepate e inutili.
Poi, la ladra si diresse verso la parte della caverna che conteneva i veicoli. Come sempre, l'enorme mole le fece provare un misto di ammirazione e ilarità. C'erano fila e fila di macchine, moto e, al centro di una gigantesca piattaforma, anche un aereo. Intorno a questi, c'erano vari tavoli ricoperti di attrezzi, componenti e teli.
Da qui, Selina si diresse verso l'armeria. Ammirò le rastrelliere piene di batarang, bombe fumogene, arpioni e dispositivi elettronici. C'erano anche delle armi bianche classiche, come spade e asce.
Osservate quelle, andrò verso l'angolo che ospitava i costumi e le armature. Ce n'erano decine. Negli anni, Batman aveva cambiato molti costumi, cercando di trovare design sempre più pratici ed efficaci. Con un sorriso, Selina riconobbe il costume indossato da Bruce la prima volta che loro due si erano incontrati. Era ormai in pessime condizioni, logoro e scolorito. E quei calzoncini neri! Quasi se n'era dimenticata! Un po' le mancavano (Bruce era probabilmente l'unico uomo al mondo al quale stessero bene), ma capiva perché se ne fosse liberato.
Alcuni costumi non se li ricordava neanche, ma uno in particolare colpì la sua attenzione: il simbolo sul petto era diverso da quello attuale, più aggressivo. Le nocche bronzee dei guanti erano pesanti e usurate. E l'intero costume era ricoperto di graffi e fori da proiettile. Era decisamente il più malconcio, tra i vari.
“Non mi ricordo questo costume.” Disse Selina, guardando Alfred. “Quando l'ha indossato?”
Alfred seguì il suo sguardo.
“Ah. Sì...” Alfred si rabbuiò. “No, naturalmente lei non glielo avrà mai visto addosso. Pochi glielo hanno visto. Questo è il costume che il signorino Bruce si costruì dopo la morte del signorino Todd.”
Selina inarcò le sopracciglia. Poi, guardò in alto, verso una piattaforma che conosceva bene. La piattaforma era isolata dal resto della caverna. Ci si arrivava con delle lunghe scale ripide, ma sapeva che Batman vi si recava regolarmente. Sulla piattaforma, c'era una teca contenente il costume di Jason Todd, il secondo Robin.
La ladra si girò nuovamente verso Alfred.
“Vuoi dire il costume che indossava quando ha rotto le ossa di Joker?”
Alfred annuì, tristemente.
“Temevo che quella notte avrebbe fatto qualcosa di cui si sarebbe pentito per sempre, glielo confesso. In quel periodo, Bruce non vide nessuno. A malapena rivolse la parola a me. Non fece altro che setacciare la città, alla ricerca di Joker. Spezzò molte ossa, per trovarlo.”
“E alla fine lo ha preso.”
Alfred annuì.
“Sì. Ma, per fortuna, non cedette alla rabbia. Non troppo, almeno.”
“Dicono che Joker ci mise sei mesi, a riprendersi.”
Alfred annuì nuovamente, questa volta con aria palesemente soddisfatta.
“Esatto. E ho notato con piacere che ora zoppica leggermente. Lo nasconde, ma credo proprio che camminare gli faccia male. Bene. E' fortunato che il signorino Bruce sia così forte di carattere, poteva ucciderlo in cento modi diversi.”
“Posso chiederti una cosa, Alfred?”
“Mi dica, miss.”
“Tu condividi la sua regola? Anche tu credi che sia sbagliato uccidere? Persino uno come Joker?”
Alfred riflette' un momento.
“Credo che il signorino Bruce abbia ragione: tutti, specie qualcuno con le sue risorse e le sue abilità, devono evitare la tentazione di quel abisso omicida. Se si fa un'eccezione, c'è l'enorme rischio che se ne faccia un'altra. E un'altra. E un'altra. Uccidere diventerebbe facile, una soluzione conveniente riservata a ogni problema, a ogni criminale. Grande e piccolo. E' una risposta semplice al problema del male nel mondo, e quelle raramente sono le risposte giuste. Un giorno, Bruce si sveglierebbe e si renderebbe conto di essere diventato ciò che ha sempre odiato: un prepotente armato. Qualcuno che si arroga il diritto di decidere il destino degli altri, solo perché può. Sarebbe uguale al bastardo che ha ucciso i suoi genitori. E questo è per lui inaccettabile. E anche per me.”
Ci furono un paio di minuti di silenzio, mentre i due guardavano i costumi di Batman.
“Quindi, anche tu avresti risparmiato la vita a Joker?” Chiese infine Selina.
Alfred ci pensò solo per un istante, prima di rispondere.
“No. Io gli avrei sparato in faccia. Due volte.”
Selina sgranò gli occhi, ma Alfred si era già girato, dirigendosi verso un'altra zona della caverna.

Stavano per tornare da Bruce, quando Selina notò un angolo un po' più nascosto. Notò che Alfred era un po' a disagio, quando la vide andare in quella direzione, ma il maggiordomo non disse nulla.
Su quella parete, c'era appeso un quadro. Raffigurava una famiglia felice. Padre, madre e figlio. Decisamente eleganti e facoltosi.
Selina studiò i lineamenti duri di Thomas Wayne, così simili a quelli del figlio, e gli occhi intelligenti di Martha Wayne, anch'essi molto simili a quelli di Bruce. Entrambi erano però molto più di felici di quanto Selina avesse mai visto loro figlio. E il bambino di dieci anni immortalato sulla tela era essenzialmente un'altra persona. Quella pura e semplice gioia sul suo volto era completamente aliena all'uomo taciturno che ora sedeva davanti al computer, in determinata attesa di risposte. Il giovane Bruce Wayne teneva in mano un pupazzo con le fattezze di un eroe mascherato vestito di grigio, un personaggio televisivo di cui la ladra aveva dimenticato il nome.
Abbassando lo sguardo, Selina notò delle teche. La prima conteneva una pistola e dei bossoli. La seconda dei biglietti del cinema. La terza, una collana di perle. In una teca poco distante, c'era una lettera firmata dal padre di Bruce. Infine, nell'anfratto più buio di quel lato della caverna, c'era un ultimo contenitore di vetro, con al suo interno un medaglione d'oro. Il medaglione era molto semplice e sobrio, con sopra un cuore. Selina si chiese se fosse appartenuto anche quello a Martha Wayne, ma il suo intuito le disse che era qualcosa di diverso.
La ladra si voltò e vide lo sguardo triste di Alfred, che osservava quei cimeli con volto solenne. Sorridendo, Selina gli toccò la spalla e i due tornarono da Bruce.

“Ancora niente?” Gli chiese, sedendosi accanto a lui.
Bruce scosse la testa.
“Niente. Potrebbero volerci ancora molte ore. Pierce non è uno stupido. E' probabilmente barricato da qualche parte, lontano dalle finestre.”
“E intendi passare tutto il tempo qui davanti allo schermo?”
Bruce si girò a guardarla.
“Cos'altro proponi?”
Selina aveva qualche idea, ma conosceva troppo bene Bruce per dirgliele in quel momento. Era totalmente in modalità “vigilante serio e inarrestabile”, quindi totalmente incapace di prendere in considerazione qualcosa di divertente o romantico. Anche più del solito.
“Che ne dici di allenarci un po?” Gli propose invece. “O tutta quell'attrezzatura è solo una scelta di arredamento?”
Bruce studiò il suo viso, poi sorrise brevemente.
“D'accordo. Armi o corpo a corpo?”
Selina gli sorrise.
“Conosci già la risposta.”

Stavano combattendo da circa un'ora, quando lo schermo del computer si illuminò di rosso e si udì una voce elettronica echeggiare per la caverna.
“RISCONTRO! RISCONTRO! RISCONTRO!”
Bruce e Selina smisero immediatamente l'allenamento e corsero nella direzione degli schermi. Uno dei droni aveva inviato un'immagine dalla zona del West Village. C'era un uomo che fumava una sigaretta, affacciato da una finestra. Aveva una grossa barba incolta ed era completamente calvo.
“Ma non è lui!” Disse Selina, visibilmente delusa. “I tuoi giocattoli hanno fatto cilecca!”
Bruce scosse la testa.
“Guarda meglio.”
Il detective digitò sulla tastiera. L'immagine si ingrandì, mostrando ciò che c'era alle spalle dell'uomo barbuto, appena visibile sotto la sua ascella. Pierce sedeva su una poltrona, leggendo un libro e bevendo un bicchiere di vino.
“Che mi venisse...” Disse Selina, sorridendo impressionata. “Lucius non fa le cose a caso, eh?”
“Mai.” Confermò Bruce, raccogliendo la maschera e indossandola. “Le coordinate sono state inviate alla batmobile. Andiamo.”
Selina annuì e indossò il proprio cappuccio e gli occhialetti.
“Sì. Facciamola finita.”
“Se mi è permesso.” Disse Alfred, alle loro spalle. “Dovreste mangiare qualcosa, prima di andare. Non credete?”
Il maggiordomo aveva un vassoio, con sopra dei panini e del succo di frutta.
“Ma li tiene nascosti per tutta la caverna?” Chiese Catwoman, divertita. “O ha gli stessi poteri di Flash?”
“Non c'è tempo, Alfred.” Disse Batman. “Dobbiamo-”
“Mangi, signore. Dia a Pierce la soddisfazione di essere picchiato da un Batman in piena forma.”
Il cavaliere oscuro fissò il proprio maggiordomo con aria impaziente, ma la ladra stava già prendendo un panino e un bicchiere.
“Ha ragione, ragazzone. Ci siamo allenati finora. Sarebbe una mossa stupida andare lì senza qualcosa in corpo.”
Batman guardò prima lei, poi Alfred. Infine, senza dire nulla, prese un panino. Mangiò come se fosse un inutile e sgradevole spreco di tempo, da togliersi il più in fretta possibile. Nonostante ciò, Alfred sorrise soddisfatto.
In meno di cinque minuti, il vassoio fu svuotato e i due eroi mascherati si diressero, correndo, verso la batmobile.
“Buona fortuna.” Disse Alfred. “Siate prudenti.”
Ma la macchina era già partita, rombando, e nessuno dei due lo sentì.

Parcheggiarono in un vicolo buio e proseguirono sui tetti, cercando di rimanere nelle ombre delle antenne e dei comignoli.
A nessuno dei due piaceva muoversi di giorno, ma non potevano evitarlo. Bisognava farla finita il prima possibile, era andata avanti anche troppo a lungo.
Dopo un paio di minuti di corsa sui cornicioni, arrivarono alla loro meta. Questa volta non si trattava di un palazzo particolarmente alto, ma di un vecchio magazzino in disuso.
“Sette uomini.” Disse Batman, guardando il display sul proprio avambraccio, che mostrava una mappatura infrarossi dell'interno.
“Come fai a aver quelle immagini?” Chiese Catwoman.
Batman le indicò due punti nel cielo, a circa sei metri dal tetto. C'erano due droni, puntati verso l'edificio.
“Fico.” Rispose la ladra, guardando il display. “Allora, come ci muoviamo?”
Batman riflette' un attimo.
“Sono tutti accalcati nell'angolo nord-ovest dell'edificio. Insieme, possiamo stenderli in pochi secondi. Io entrerò dalla finestra dritta davanti a loro, attirando la loro attenzione. Passati un paio di secondi, tu sfonderai il lucernario e gli atterrerai dritta sulla testa. Metà degli scagnozzi a me, l'altra a te. D'accordo?”
Catwoman annuì, soddisfatta del piano d'azione.
“Perfetto. Facciamogli il culo.”

“Allora, qualche notizia dal nostro misterioso amico?” Chiese Pierce, accendendosi un sigaro.
“Ancora niente, capo.”
“Dannazione! Speriamo che non sappia di Buchinski e del pipistrello! Non voglio perdere un cliente così grosso.”
“Sì, capo.” Disse la guardia, con tono ebete.
Pierce trattenne a stento la voglia di dargli una sberla. Odiava la puzza di chiuso in quella topaia. Odiava doversi nascondere. E odiava quegli idioti che lo circondavano. Erano i suoi uomini peggiori, ma erano anche gli unici che gli fossero rimasti, per il momento. Gli unici che gli avesse lasciato il pipistrello.
Quantomeno, aveva il suo asso nella manica, lì. Se lo avesse avuto la notte prima, le cose sarebbero andate ben diversamente.
Che Batman venisse pure. Questa volta era pronto. Questa volta, gliel'avrebbe fatta pag-
La finestra davanti a loro si infranse in mille pezzi. Il suono fu tremendo, in quel magazzino enorme e vuoto.
“Cristo!” Urlò Pierce, con voce nasale e terrorizzata.
Tre dei suoi uomini fecero per puntare i loro fucili verso Batman, ma vennero disarmati bruscamente da tre batarang. Prima che le altre tre guardie potessero dare man forte, il lucernario sopra le loro teste fu sfondato a sua volta e Catwoman atterrò in mezzo a loro, stordendone due con gli stivali e abbattendo il terzo con un poderoso cazzotto sul naso.
Batman planò verso i tre uomini disarmati e ne colpì uno alla testa con un calcio. Atterrare gli altri due fu questione di un attimo. Un braccio rotto e un setto nasale fratturato, e il magazzino tornò silenzioso.
Pierce era rannicchiato a terra, sconvolto dalla rapidità con cui era avvenuto il tutto. Aveva fatto giusto in tempo ad estrarre il telecomando, mentre i due pazzi mascherati annichilivano i suoi uomini.
Lo alzò sopra la testa, in modo tale che potessero vederlo bene. Il telecomando aveva due pulsanti e una manopola.
“Non fate una mossa! Non mi toccate!”
Batman e Catwoman abbandonarono le loro posizioni difensive e raddrizzarono la schiena, osservando il congegno tra le mani del trafficante.
“Che cos'hai di bello, lì?” Chiese la ladra, sprezzante. “Una bomba? Vuoi farci credere che sei pronto a morire, pur di ucciderci?”
“Mettilo giù, Pierce.” Disse il detective, con voce dura. “Arrenditi ora e non ti faremo del male. Ormai è finita.”
Pierce prese una decisione. Nessuno gli dava ordini. Nessuno.
“Crepate, bastardi.”
Poi, premette il primo pulsante.

Non ci furono esplosioni. Non sembrò accadere nulla. Poi, appena percettibile, si udì il rumore di qualcosa di meccanico.
Batman e Catwoman si voltarono e videro che si stava aprendo una botola al centro del magazzino. Una pedana stava uscendo dal sottosuolo e su di essa c'era un uomo con una lunga barba e capelli incolti. Era vestito di stracci, magro come un chiodo e sembrava privo di sensi. Al collo aveva uno strano collare, dall'aria estremamente resistente.
“Ma chi-” Disse Catwoman, prima di essere interrotta dalle risate di Pierce.
“Oh, adesso sì che ci divertiamo, dannati rompiscatole.” Disse il trafficante di armi. “E tu! Tu, svegliati! Andiamo!”
Lentamente, l'uomo barbuto si alzò, guardandosi intorno.
“Ma cosa succede? Io...” L'uomo vide Batman. “Tu! Sei tu! Grazie a Dio! Ti prego, aiutami!”
Batman sgranò gli occhi. Aveva finalmente riconosciuto l'uomo.
“Kirk? Kirk Langstrom?”
Catwoman si voltò verso il cavaliere oscuro, improvvisamente agitata.
“Langstrom? Vuoi dire-”
“Man-Bat.” Confermò Batman.
“Oh, cavolo.”

Kirk Langstrom era stato uno scienziato brillante, un uomo buono e mite, mosso da nobili principi.
Nel tentativo di curare la sordità, aveva condotto numerosi test sul DNA umano e quello dei pipistrelli, con effetti disastrosi. Si era trasformato in un'orribile creatura dalle fattezze di un pipistrello gigante, ribattezzata Man-Bat dai giornali.
Per colpa di questo incidente, Kirk aveva accidentalmente ucciso sua moglie Francine e seminato il terrore a Gotham. Batman era stato inizialmente incolpato per le azioni della creatura, prima che i giornalisti riprendessero l'epico scontro che i due avevano avuti tra i tetti di Gotham, scagionandolo definitivamente.
Il cavaliere oscuro era riuscito a trovare una cura, ma purtroppo il suo effetto non si era rivelato permanente. La creatura rimaneva latente, dentro di lui. Quando era sotto grandi quantità di stress, poteva accadere che Kirk si trasformasse nuovamente. E ogni volta che accadeva, i risultati erano disastrosi. C'erano stati moltissimi danni e più di un morto, come conseguenza delle sue mutazioni.
Solitamente, sebbene fosse stato giudicato non responsabile per le azioni di Man-Bat, il dottore rimaneva a Blackgate, in una cella di altissima sicurezza. A lui andava bene così, non voleva mettere in pericolo nessun altro e aveva completamente perso la voglia di vivere, dopo la morte di Francine.
Sfortunatamente, dopo un anno senza sintomi o trasformazioni, Blackgate aveva però deciso che quella cella gli serviva per detenuti più pericolosi. Contro la volontà di Kirk, Batman e Jim Gordon, lo scienziato era stato rilasciato ed era stato costretto a stabilirsi in una casa del West Village.
Batman lo aveva rassicurato, promettendogli che l'avrebbe tenuto d'occhio. E così aveva fatto, finché Langstrom non era misteriosamente scomparso, ormai due anni prima. Batman aveva sospettato che lo scienziato si fosse tolto la vita, o che qualche parente delle sue vittime lo avesse trovato.
Ora sapeva cosa fosse successo davvero: Pierce lo aveva rapito. E, a giudicare dal collare, tenuto come schiavo.
“La pagherai anche per questo, Pierce. “Disse il cavaliere oscuro. “Credimi.”
“Oh, che paura.” Lo sbeffeggiò il trafficante. “Vi consiglio di stare lontani e non fare scherzi. Mi basta sfiorare il telecomando, e il buon dottore morirà. Quel collare non è una scelta stilistica.”
“Perché lui? Come lo hai trovato?” Chiese Catwoman.
Pierce sogghignò, compiaciuto.
“Il poveraccio stava venendo perseguitato da alcuni parenti delle sue vittime. Compresi i genitori della sua amata Josephine.”
“Francine...” Mormorò Langstrom, piagnucolando. Sembrava a malapena cosciente. Chissà da quanto non mangiava, si chiese Batman con rabbia.
“Pardon. “ Disse Pierce, con indifferenza. “Comunque, il povero Kirk è venuto da me per acquistare un'arma. Voleva difendersi, capite? E non poteva certo andare in un negozio d'armi, non con i suoi precedenti.”
Pierce carezzò il telecomando.
“Il buon dottore non aveva abbastanza soldi per pagarmi. Gli dissi che non potevo vendergli nulla, e che se non trovava i soldi sarebbe finita male per lui. Questo lo stressò molto...”
Ora il sorriso di Pierce era diventato assolutamente rivoltante.
“E io ebbi modo di vedere cosa fa lo stress al Dottor Langstrom.”
Batman lo fissò, con disprezzo.
“Come hai fatto a sopravvivere?”
“Oh, Langtrom è un uomo buono, Batman. Non vuole fare male a nessuno. Non è colpa sua. Si è trattenuto, reprimendo la trasformazione. Gli è uscito qualche pelo e gli si sono allungati i canini, ma è finita lì. Sai, è diventato molto bravo a trattenersi. Credo che abbia imparato a meditare, o qualcosa del genere. Ammirevole, no?”
Ora Pierce sollevò il telecomando.
“Ma io avevo visto il potenziale che c'era in lui, così decisi di fare qualche esperimento. Volevo vedere come potevo tirare fuori il mostro di nuovo, e usarlo per dare una lezione a chi mi infastidiva.”
“Sei un pazzo bastardo.” Disse Catwoman. “Langstrom stava cercando di vivere una vita normale. Ce la stava facendo!”
Pierce la guardò con sdegno.
“Sì, sì. Molto commovente. Comunque, lo stordii e lo incatenai nel magazzino. Poi, io e i miei ragazzi abbiamo passato qualche giorno a condurre esperimenti su di lui. E' scienza anche questo, no?”
Batman strinse i pugni, ma non rispose. Aveva occhi solo per il telecomando.
“Finalmente, dopo una settimana, abbiamo scoperto come fare. Il poverino ci ha pregati di smetterla, ha fatto tanti respiri profondi e ha tenuto a bada il mostro quanto possibile. Lo ammiro, davvero. Ma, alla fine, abbiamo scoperto che c'è una cosa che non può contrastare. Qualcosa che lo trasforma ogni volta, garantito.”
Ora Pierce mise una mano sulla manopola del telecomando e la ruotò.
Dietro di loro, Kirk urlò orribilmente. Si sentiva il suono sfrigolante dell'elettricità e l'odore di carne bruciata.
“Vedete, vi ho detto una piccola bugia. Questo telecomando non può ucciderlo. Ma può uccidere voi. Perché l'elettricità lo fa trasformare ogni volta. E' più forte di lui.”
Langstrom iniziò a mutare. La sue pelle si ricoprì di peli marroni. Gli occhi divennero gialli e enormi. Le braccia si allungarono e si formarono delle membrana tra le dita, ormai lunghissime. I capelli e la barba si fusero con il nuovo pelo. Le orecchie crebbero.
In pochi attimi, Batman e Catwoman si trovarono davanti Man-Bat, una visione da incubo alta almeno quattro metri.
“Divertitevi. “ Disse Pierce, compiaciuto. “La trasformazione dura almeno un'ora, dopo una scossa così forte. E sapete il bello? Non mi attaccherà mai e non uscirà dal magazzino. L'ho addestrato bene a temermi, grazie al telecomando. E' come un meraviglioso cane da guardia.”
Man-Bat si alzò in volo, volteggiando per il magazzino. Stava girando in cerchio, e Batman vedeva bene che presto sarebbe sceso in picchiata per colpire lui e Selina. Si voltò verso la ladra, ma fu stupito nel constatare che lei neanche guardava il pipistrello. Si era girata verso Pierce.
“Le consiglio di tenere gli occhi davanti a lei, miss. “Disse lui, con aria boriosa. “Non è di me che deve aver paura, adesso.”
Selina prese fuori la frusta con tale rapidità che persino Batman ebbe difficoltà a percepire il movimento. In un attimo, le gambe di Pierce furono avvolte dalla fune e il trafficante cadde a terra.
“Non vi servirà a nulla!” Disse Pierce. “Ormai è trasformato, può passare solo col tempo! Il telecomando non vi salverà!”
Selina gli mise un piede sul torace.
“Oh, ci credo. Ma stavolta tu non vai da nessuna parte.”
“No! Attaccali! Attaccali!”
Man-Bat scese verso di loro, ma non prima che Selina mettesse il proprio stivale sul ginocchio di Pierce e spingesse violentemente verso il basso. L'uomo urlò di dolore, poi svenne.
Batman le fece un cenno di approvazione, poi entrambi assunsero rapidamente delle posizioni difensive, preparandosi ad affrontare la creatura alata che veniva, sbavando e urlando, verso di loro.

Nonostante fossero pronti, l'impatto fu comunque terrificante. Entrambi vennero scagliati a metri di distanza, finendo riversi sulla schiena. Man-Bat tornò in aria, riprendendo a volare in circolo. Come uno squalo, gli girava intorno aspettando il momento adatto per attaccare nuovamente.
Batman si rialzò con un grugnito. Si girò, preoccupato, verso Catwoman ma la ladra si era già rialzata e osservava la creatura volante, con aria concentrata. Sembrava un gatto che osserva una farfalla, aspettando il momento adatto per colpire.
Batman fece un rapido inventario mentale dei gadget contenuti nella cintura, ed ebbe un'idea.
“Catwoman.”
Lei lo guardò.
“Ho un'idea, ma per funzionare dobbiamo essere perfettamente sincronizzati. D'accordo?”
Lei annuì. Lui sollevo un dispositivo preso da una delle sue tasche.
“Quando verrà verso di me, attiverò questo. E' un dispositivo ad ultrasuoni. Dovrebbe disorientarlo. Non appena toccherà il suolo, voglio che tiri le tue bolas sulle sue gambe. Io mi occuperò delle ali. Forse possiamo immobilizzarlo. A quel punto, potremo stordirlo.”
“D'accordo.”
Batman lanciò un batarang nella direzione della creatura, mancandola volutamente.
“Qui. Vieni qui, avanti!”
Man-Bat calò in picchiata, venendo verso di lui. Batman lo vide arrivare, ma aspettò fino all'ultimo momento per attivare gli ultrasuoni. I tempi dovevano essere perfetti. Proprio quando la creatura era a un metro di distanza da lui, attivò gli ultrasuoni e si tolse dalla sua traiettoria. Gli ultrasuoni erano terribili, insopportabili persino per lui e Catwoman. Urlando ferocemente, Man-Bat si mosse convulsamente in aria e finì per schiantarsi rovinosamente a terra.
“ORA!” Urlò Batman, prendendo fuori una fune e afferrando una delle ali, con l'intenzione di legargliele. Catwoman lanciò le sue bolas, riuscendo a fermare le gambe della creatura, poi corse ad aiutarlo con le ali.
Sembrava quasi fatta, quando udirono lo schiocco violento delle bolas che venivano spezzate. Poi, anche le ali si liberarono, spingendoli via. Era semplicemente troppo forte.
Con un verso stridulo, Man-Bat si allontanò, strisciando. Gli ultrasuoni sembravano averlo confuso a tal punto che non riusciva a riprendere il volo.
Batman e Catwoman si guardarono. Sapevano cosa andava fatto.
“Beh, meno male che ci siamo allenati con il corpo a corpo.” Disse lei.
“Non fargli troppo male. Non è colpa sua.”
“Lo so.”
Detto questo, i due compagni corsero verso il pipistrello, pronti a tutto.
Catwoman evitò agilmente un terribile fendente che avrebbe probabilmente potuto tagliare un cinghiale a metà, poi colpì la creatura al viso, cercando di stordirla. La creatura ringhiò e le diede un calcio.
Batman scivolò sotto le zampe di Man-Bat, finendogli alle spalle. Si infilò tra le ali e gli afferrò il collo con l'incavo del braccio, cercando di fargli perdere i sensi. La creatura urlò e prese il volo, portando Batman con se.
Volteggiarono per tutto il magazzino, mentre il pipistrello cercava di togliersi Batman di dosso, divincolandosi e cercando di farlo sbattere sulle travi del tetto. Il cavaliere oscurò non lasciò la presa, continuando ad aumentare gradualmente la pressione della sua morsa. Prima o poi, la creatura avrebbe perso i sensi. Era molto forte, ma lo era anche lui.
Finalmente, dopo un paio di minuti, Batman sentì che stava avendo effetto. Le ali iniziarono a battere più lentamente e i ringhi della creatura divennero più bassi, letargici.
“Sembra che stia funzionando!” Commentò Catwoman, da terra.
All'improvviso, Man-Bat diede un potente scrollone, riuescendo a disarcionare Batman. Il detective cadde a terra, con un grugnito di dolore.
La creatura iniziò a dirigersi, debolmente, verso la finestra che Batman aveva distrutto entrando. Sembrava intenzionato a fuggire, nonostante il crudele addestramento di Pierce. Fuori, le tipiche nuvole di Gotham avevano coperto il sole, rendendo la fuga possibile.
Catwoman prese la sua frusta e la avvolse intorno alla caviglia della creatura. Nonostante fosse rintontita e volasse in modo scomposto, era comunque ancora molto faticoso trattenerla. Gli stivali di Catwoman iniziarono a scivolare, trascinati attraverso il pavimento polveroso.
“Non resisterò a lungo, Batman! Mi serve una mano!”
Batman si alzò in piedi, col naso sanguinante, e sparò il suo rampino, avvolgendolo intorno all'altra caviglia della creatura. Tirarono con tute le loro forze, ma Man-Bat era semplicemente troppo forte. E stava iniziando a riprendersi dalla stretta di Batman.
“Che cosa facciamo?” Disse Catwoman. “Non ce la faremo!”
Batman osservò la finestra distrutta, ed ebbe un'idea.
“Drone 7, a me! Velocità massima!”
“Cosa stai-”
Uno dei due droni che monitorava il magazzino attraversò la finestra, con rapidità stupefacente. Colpì Man-Bat in pieno viso, con un suono spaventoso. La creatura perse i sensi, precipitando verso il suolo. Il drone si infranse in mille pezzi, completamente sfracellato dall'urto.
Il rumore del corpo che cadeva a terra fu ancora più spaventoso di quello dell'urto con il drone. Rimbombò per tutto il magazzino, poi cadde il silenzio.
Batman corse verso Man-Bat. Era convinto che la creatura potesse sopportare quei colpi, le aveva visto fare di peggio, ma voleva accertarsi che il respiro fosse regolare. Lo era.
“E' vivo. Respira normalmente.”
Catwoman gli venne incontro.
“Meraviglioso. Ora leghiamolo, OK?”
Insieme, lo legarono e ancorarono al suolo. Poi, si sedettero a riposare, ansimando.
“Quanto ha detto che ci sarebbe voluto, il bastardo?” Chiese la ladra.
“Circa un'ora. Quindi altri quaranta minuti, direi.”
“Va bene. Vuoi chiamare Gordon?”
“Dopo che Langstrom sarà tornato normale.”
“Non ti fidi di lui?”
“Mi fido ciecamente di Jim. Ma alcuni dei suoi uomini hanno il grilletto troppo facile. Non diamogli ragione di sparare a Langstrom.”
Catwoman annuì.
“OK. Sai che ci vorrebbe, mentre aspettiamo?”
“Cosa?”
“Il tè di Alfred.”
Batman annuì brevemente, asciugandosi il sangue che gli colava dal naso.

“Bel colpo, Batman.” Disse Gordon, un'ora e mezza dopo.
La polizia stava ispezionando il posto. Batman e Catwoman avevano slegato Langstrom, una volta che la trasformazione era passata. Insieme, erano anche riusciti a togliergli il collare.
Ora il pover'uomo stava venendo visitato da un medico, avvolto in una coperta e tremante. Sul suo collo c'erano le profonde cicatrici lasciate dalle scosse elettriche, e sembrava anche più magro di prima. Era riuscito a ringraziare i due eroi mascherati, ma ora non sembrava capace di pronunciare altre parole.
Il dottore disse che sarebbe stato bene, ma che aveva bisogno di bere e mangiare. E di molto riposo, naturalmente.
“Poveraccio...” Commentò Gordon, mentre tutti e tre lo osservavano, dall'altro lato del magazzino.
“Lo porterete a Blackgate?” Chiese Batman.
“Sì.” Disse Gordon. “Ho spiegato tutto al direttore e ha acconsentito a tenerlo lì. A tempo indefinito, stavolta.”
“Se quell'idiota non lo avesse fatto uscire, tutto questo non sarebbe successo.” Disse Catwoman.
Gordon annuì.
“Per convincerlo, ho dovuto far intercedere Jameson.”
Roger Jameson era il sindaco di Gotham da circa sei mesi. Era stato procuratore distrettuale per due anni, prima di essere eletto come primo cittadino. Era molto amato dai cittadini, grazie al suo pugno di ferro nei confronti del crimine e al suo senso dell'umorismo.
“Ah, il sindaco ha il cuore tenero.” Disse Catwoman.
“Per niente.” Le rispose bruscamente Batman, a cui Jameson non era mai piaciuto molto. “Non è una gentilezza nei confronti di Langstrom. Il sindaco vuole solo mantenere la sua reputazione di uomo severo nei confronti del crimine, tutto qui.”
Gordon si grattò i baffi, con aria nervosa. Poi, guardò dietro le spalle dei due eroi mascherati.
“Direi che è ora di parlare con lui, non credete?”
Pierce stava venendo visitato da un medico della polizia. Era ammanettato alla barella e sbraitava a chiunque gli passasse vicino. Nonostante fosse stato sedato, sembrava più energico che mai.
“Questo è un sopruso! Una violazione dei miei diritti! Mi hanno rotto il ginocchio! Non sono neanche membri delle forze dell'ordine! Esigo che sia fatta giustizia!”
Batman, Catwoman e Gordon vennero verso di lui.
“Buffo che tu lo dica.” Disse il commissario. “Era proprio quello che avevamo in mente noi.”
“Io vi denuncio, è chiaro? Vi porto tutti in tribunale!”
“Perfetto.” Disse Catwoman. “Così vengo e ti firmo il gesso.”
“Maledetta put-”
“Ora basta, Pierce.” Disse Batman, con voce glaciale. “Stai per finire in prigione per molto, molto tempo. Lo sappiamo tutti. Rapimento. Traffico d'armi. Tentato omicidio. Tortura. Rischi il carcere a vita. Collabora con noi, e potresti avere qualche sconto di pena.”
Pierce smise di sbraitare e osservò gli occhi di Batman.
“Io... Cazzo, va bene. Cosa vuoi sapere?”
“Il tuo cliente. Quello che ha mandato Electrocutioner a negoziare ieri notte. Chi è?”
“Non lo so.”
“Goditi l'ergastolo, Pierce.” Disse Gordon, facendo segno ai suoi agenti di portarlo via.
“No, davvero! Non lo so, lo giuro! L'ho sentito solo al telefono, e la sua voce era contraffatta!”
Gordon fece segno ai suoi agenti di fermarsi.
“E allora cos'hai da offrirci?” Chiese Batman.
“So dirvi dove voleva che portassimo la merce. Credo che viva lì.”
“Dove?”
“E' un posto strano, a Founder's Island. Uno di quegli stabili che sta sotto il livello della strada.”
“L'indirizzo!”
“48, Richmond Place!”
Batman e Catwoman si avviarono subito.
“Ci vediamo lì, Jim.” Disse Batman.
Gordon annuì, poi alzò la voce per farsi sentire dai suoi uomini.
“Tutti quanti a Founder's Island! 48, Richmond Place! Diamoci una m-”
La radio di Gordon si fece sentire.
“Commissario! Commissario!”
Gordon rispose, irritato.
“Che c'è?”
“Commissario, abbiamo un problema...”
“Non farmi perdere tempo. Siamo nel mezzo di un'operazione importante. Cosa è successo?”
“C'è stato un altro attacco con quello strano gas, commissario.”
Gordon sgranò gli occhi. Anche Batman e Catwoman si irrigidirono, voltandosi indietro.
“Ma non è possibile, Ragdoll è morto! Non può-”
“No, commissario. Questa volta non è un omicidio in un appartamento. E'... E' una strage...”
Gordon divenne pallido. Catwoman imprecò. Il volto di Batman divenne teso per la rabbia.
“Quanti? Quanti morti?”
“27, commissario. Qualcuno ha rilasciato quel gas in un vagone della metropolitana. Crediamo che abbiano usato un dispositivo a tempo Ci sono anche diversi feriti, qualcuno ha tirato il freno di emergenza ed è stato un gran macello....”
“Maledizione!” Urlò Gordon. “Arriviamo subito! Che fermata?”
“Lance Cross.”
Il commissario si girò verso i suoi uomini.
“Tutti gli agenti a Lance Cross, sbrigatevi!”
Gordon si passò una mano sul viso, poi si voltò verso Batman e Catwoman.
“Io... Io devo andare.”
“Certo, Jim.” Gli rispose Batman. “Vai. Occupati delle vittime. Noi andiamo a prendere il responsabile.””
Gordon annuì.
“Ehi, e io?” Disse Pierce.
“Tu cosa?” Gli rispose Gordon, pieno di rabbia.
“Il mio sconto di pena! Ho collaborato con la polizia, no? Non ne ricavo nulla?”
Gordon aprì la bocca, furente, ma fu Batman a rispondergli.
“Veramente, Pierce, hai detto tutto a me. E io non sono un membro delle forze dell'ordine. Parole tue.”
“Figlio di-”
“Stai zitto.” Gli consigliò Catwoman. “Ti conviene.”
Poi, lei e Batman fecero un cenno a Gordon e corsero via, dirigendosi verso la batmobile.

La macchina sfrecciava per le strade al neon di Gotham, a velocità allarmante.
“Rallenta un po'.” Disse Catwoman. “Ci farai ammazzare.”
Batman scosse la testa.
“Founder's Island è a dieci chilometri da qui. Chiunque sia, potrebbe essersene già andato. La strage potrebbe essere un espediente per darsi alla fuga. Dobbiamo fare in fretta.”
Selina fece per rispondergli, poi ci ripensò. Invece, guardò fuori dal finestrino. Il cielo rosso, gli edifici gotici, le luci al neon. Tutto scorreva come una macchia confusa. Dopo un po', guardarla le fece venire la nausea.
“Va male, vero?” Chiese infine. “Era da tanto che non andava così male.”
“Lo fermeremo. Fermeremo tutto questo.”
“Sei un'inguaribile ottimista.”
“No.” Disse Batman, prendendo il ponte che portava a Founder's Island. “Il mio non è un auspicio. E' una dichiarazione di intenti.”
Due minuti dopo, Batman frenò. I due scesero e osservarono la facciata dell'edificio. Era un vecchio negozio di giocattoli chiamato FUN AND GAMES.
“Chi può essere, Batman?” Chiese Catwoman, mentre si avvicinavano all'entrata. “Chi potrebbe fare una cosa del genere?”
“Andiamo a scoprirlo.” Disse lui, aprendo la porta.
Insieme, entrarono.


FINE CAPITOLO 4



mercoledì 5 febbraio 2020

Batman: Caduta Libera - Capitolo 3



CAPITOLO 3

TRAFFICO DI ARMI

Arnold Wesker non era un uomo coraggioso. Aveva paura di molte, moltissime cose. E, in quel momento, le due cose che temeva di più al mondo lo stavano fissando, con sguardi ugualmente severi e rabbiosi.
“Non ho tempo da perdere, Arnold.” Disse Batman. “Mi hanno detto che tu sai dove si trova Electrocutioner, quindi ti conviene dirmelo.”
“Ti prego, lascia andare Mr. Scarface!” Urlò Arnold, con voce esile e piagnucolante.
“Smettila di frignare, mammoletta!” Urlò Scarface, con la sua voce graffiante e brutale.
Erano in cima a un palazzo di Chinatown, circa al ventesimo piano. Il cielo notturno era coperto di nubi, ma la luce della città li illuminava ugualmente, tingendoli di colori al neon.
Batman teneva in una mano il pupazzo da ventriloquo, quel pupazzo che aveva rovinato la vita ad Arnold e che continuava a controllarne la mente. Un orrendo pupazzo vestito da gangster, con un cappello in testa e una grossa cicatrice sulla guancia.
“Dimmi dov'è, Arnold, e lo lascerò andare.” Disse Batman. “Se non lo fai, lo lascerò cadere.”
“No, tu non uccidi! Lo sanno tutti!” Rispose Arnold, implorante.
“Zitto, bamboccio!” Gli urlò il pupazzo. “Non dargli la soddisfazione!”
La sua voce era completamente diversa da quella di Arnold, era incredibile pensare che uscisse da quell'ometto calvo e terrorizzato. Arnold Wesker, detto Il Ventriloquo, soffriva di doppia personalità. E delle due personalità, non era certo Arnold a comandare. Scarface era tutto ciò che lui non era: sicuro di sé, deciso, senza paura. E malvagio, completamente malvagio.
“Infatti, io non uccido.” Continuò Batman. “Sappiamo entrambi che Scarface non può morire. Non così. Solo tu puoi liberarti di lui, Arnold. Se lo lascio cadere, magari si romperà. Ma sei tu a tenerlo in vita.”
“No, no...” Arnold piagnucolava, disperato.
Batman provò pena per lui. Ne aveva sempre provata. Aveva fatto di tutto per aiutarlo. Anni prima, lo aveva anche assunto alla Wayne Enterprise come fattorino e, insieme, sembravano essere riusciti a liberarsi di Scarface. Arnold gli aveva tenuto testa e lo aveva distrutto. Sembrava finita.
Ma, purtroppo, una mente malata è difficile da risanare del tutto. Piano piano, la personalità di Scarface era tornata a galla e aveva ripreso il controllo.
Batman non voleva tormentare Arnold, ma aveva bisogno di risposte. Doveva trovare Electrocutioner. Doveva fermare le cose orribili che erano state messa in moto da lui e da Killer Moth.
“Dimmi dov'è, Arnold.”
“Non posso! Se scoprono che ho fatto la spia...” Arnold rabbrividì.
Batman prese il pupazzo per il piede e lo sporse oltre il parapetto.
“Che diavolo fai, pazzoide!” Gli urlò Scarface, furente. “Non osare-”
Batman diede un pugno al pupazzo. Forte. Si sentì un po' ridicolo nel farlo, ma sapeva anche che era la cosa giusta. Colpire Arnold sarebbe stato inutile. Non era lui a parlare. Era il pupazzo. O meglio, la parte di Arnold che veniva proiettata sul pupazzo.
E Batman sarebbe stato un bugiardo se non avesse riconosciuto che colpirlo gli dava una certa soddisfazione. Arnold non era malvagio, era malato. E Batman avrebbe volentieri distrutto da solo quel pezzo malato della sua mente che teneva in mano, se avesse potuto.
“No, ti prego! Non colpirlo!” Ormai Arnold piangeva a dirotto.
“Dimmi dove si trova, Arnold. Ti prometto che nessuno saprà mai che hai parlato. Ci sono tanti modi in cui potrei averlo trovato.”
“E allora usa uno di quei modi, dannato fi-”
Gli insulti di Scarface furono zittiti da un altro cazzotto di Batman. Sì, gli dava decisamente soddisfazione.
“No, smettila!”
“Solo tu puoi far smettere tutto questo, Arnold.”
Arnold lo guardò, con occhi supplichevoli.
“I-io...”
“Non ci provare neanche, bamboccio!” Urlò Scarface. “Non siamo degli infami, è chiaro? Non parlare!”
Batman guardò con disgusto il pupazzo. Quanto era stufo della sua voce, del suo stupido vestito da gangster, della sua orrenda cicatrice.
“Come preferisci.” Disse Batman. Poi, lo gettò oltre il parapetto.
“Noooo!” Urlò Arnold. “Mr. Scarface!”
“Aaaaaah!” Urlò Scarface, mentre precipitava nel vuoto.
“Salvalo, Batman!” Lo implorò Arnold. “Salvalo!”
“Solo se parli, Arnold. Altrimenti, puoi raccogliere i pezzi e ricostruirlo un'altra volta.”
“Va bene, va bene! Parlerò! Ma salvalo, ti prego!”
Batman si sporse oltre il parapetto e sparò il suo rampino, afferrando Scarface mentre era a circa metà del tragitto.
“Bastardo!” Urlò Scarface, mentre Batman lo tirava su. “Questo è barare.”
“Stai zitto.” Gli disse Batman, facendolo cadere a terra malamente.
“Ouch!”
Arnold si abbassò per raccoglierlo, ma Batman lo fermò.
“No, Arnold. Prima mi dici dove si trova Electrocutioner.”
Arnold deglutì. Scarface borbottava insulti, ma Batman lo aveva fatto cadere di faccia e le sue parole suonavano realisticamente smorzate dal cemento del tetto. E, ovviamente, non poteva girarsi da solo. Aveva bisogno di Arnold.
“Io... Va bene. M-ma mi prometti che nessuno saprà del mio coinvolgimento?”
“Sì.” Gli disse Batman, non senza una traccia di gentilezza.
Arnold annuì. Si fidava di Batman, nonostante ne fosse terrorizzato. O forse proprio per questo.
“Buchinski è venuto da noi, ma non avevamo ciò che cercava. Così si è rivolto a Larry Pierce.”
“Il trafficante di armi?”
Arnold annuì.
“Buchinski cercava armi potenti. Bombe a mano, bazooka, fucili automatici.”
Batman strinse i pugni. Maledizione, non era ancora finita.
“Era da solo? C'era qualcuno con lui?”
“E-era da solo.”
Batman annuì.
“E dove si trova Pierce, Arnold?”
“Sta in un vecchio edificio dei Narrows. Nella zona colpita dal terremoto. Lo riconoscerai, è il più alto della zona.”
Batman annuì.
“Quando è venuto da voi, Buchinski?”
“Stamattina.”
“Allora forse li troverò entrambi lì.”
“E' possibile, sì.”
Batman salì sul cornicione, pronto a saltare. Poi, esitò per un attimo e si voltò verso Wesker, che aveva raccolto Scarface.
“Bamboccio! Bamboccio infame! Non si fa la spia!”
“Ma l'ho fatto per lei, Mr. Scarface!”
“Mi fai schifo, schifo!”
Batman incrociò lo sguardo sofferente di Wesker.
“Arnold, non posso arrestarti. Non hai fatto nulla, per ora. Non hai venduto le armi a Buchinski e non stavi facendo nulla di illegale quando sono venuto a prenderti. Ma, ti prego, vai ad Arkham. Ricomincia la terapia.”
“Fatti gli affaracci tuoi, Bat-”
“Non sto parlando con te, Scarface!” La voce di Batman fu estremamente dura e, miracolosamente, Scarface tacque.
“Ba-Batman, io...” Il volto di Arnold era contorto dall'ansia e dalla paura. Quanto lo aveva fatto soffrire, quel pupazzo maledetto.
“Tu puoi essere migliore di così, Arnold. Io l'ho visto. Ti ricordi quando lavoravi per Wayne, e mi hai aiutato a fermare Scarface?”
Il pupazzo ringhiò e Arnold ebbe un sussulto. A quanto pare, il ricordo di quel vecchio tradimento era ancora una ferita aperta, tra loro due.
“Hai fatto una cosa buona quel giorno, Arnold. Sei stato coraggioso.”
“M-ma io... Io...” Arnold si guardava i piedi. Gli occhi senza vita del pupazzo sembravano guardarlo con disprezzo.
Ci sarebbe stato tanto da dire e da fare, per aiutare Wesker. E Batman avrebbe voluto avere il tempo di farlo. Ma era tardi, e doveva fermare Electrocutioner. Non doveva morire altra gente.
“Ricorda ciò che ti dissi quel giorno, Arnold.” Disse Batman, saltando dal cornicione. “E' lui il pupazzo. Non sei tu.”
Detto questo, Batman volò via, sparendo come un'ombra nella notte e lasciando Arnold da solo. Ma, naturalmente, Arnold non era mai davvero solo.

La moto viaggiava nella notte, in modalità silenziosa. A volte era meglio che lo sentissero arrivare, la paura faceva metà del lavoro. Ma a volte era meglio essere discreti, essere un'ombra.
Quella zona della città era stata colpita in modo particolarmente violento da un terremoto anni prima, durante l'evento che i cittadini avevano ribattezzato Terra di Nessuno. E Gotham era sembrata davvero una terra di nessuno, al tempo. Una landa apparentemente desolata, senza legge e senza controllo. Molti cittadini erano stati evacuati e i criminali avevano prosperato nel vuoto che si era creato. Alla fine Batman e la polizia avevano ripreso il controllo della città e gran parte degli edifici distrutti era stata ricostruita, ma ci erano voluti mesi e mesi. E la zona povera e malfamata dei Narrows era stata semplicemente abbandonata. Gli abitanti sopravvissuti erano stati trasferiti in nuove abitazioni, in altre parti della città. E i Narrows erano rimasti lì, a marcire lentamente.
Batman parcheggiò la moto in un vicolo fatiscente e salì sul tetto, chiedendosi quante altre attività criminose venissero svolte in quella zona abbandonata di Gotham. Era in effetti un posto perfetto per nascondersi. In futuro, con più calma, avrebbe dovuto fare un'ispezione dell'intera zona.
Ora, però, aveva un obbiettivo preciso.
L'edificio su cui si trovava era alto tre piani, ma da lì riusciva a vedere un edificio più alto degli altri, di almeno sette piani. Doveva essere quello di cui aveva parlato Wesker.
Saltando di cornicione in cornicione, Batman iniziò a percorrere i tetti, deciso più che mai a farla finita. Nel cielo, le nubi si erano diradate, mettendo in mostra una luna sottile e affilata come la lama di una falce.

L'edificio era alto esattamente sette piani. L'esterno era fatiscente, ma era l'unico illuminato in tutta l'area e Batman vide che porte e finestre erano nuove di zecca e blindate.
Dal cornicione del palazzo adiacente, alto cinque piani, Batman accese il proprio scanner a infrarossi. All'interno del covo c'erano sedici persone. Ogni piano aveva almeno due uomini armati che sorvegliavano le entrate, camminando avanti e indietro. A quanto pare, Pierce non era uno sprovveduto. Quindici degli uomini facevano la ronda, ma al piano terra Batman vide una figura seduta, con due uomini armati alle spalle. Doveva essere Pierce in persona.
Nessuna delle sagome era abbastanza grande da essere Electrocutioner, però, e Batman si chiese se non lo avesse perso. Silenziosamente, planò verso terrà e si avvicinò ad una finestra del piano terra. Per fortuna, non c'erano telecamere.
Batman alzò il volume del microfono ambientale contenuto nel cappuccio e si mise in ascolto.
“Dannazione, Star City ci ha di nuovo fatto il culo.” Mormorò un vocione baritonale e sgraziata.
“Così impari a scommettere su Gotham, idiota. Sono tre anni che non vinciamo niente.”
“Pensavo che quest'anno-”
“Ben ti sta. Mai scommettere su questa città. Non sa fare niente di buono, dai retta a me.”
“Sei sempre pessimista.”
“E tu sei scemo. La prossima volta scommetti su Metropolis, fidati.”
Batman sopportò un'altra mezz'ora di chiacchiere sportive inutili, poi qualcuno finalmente interruppe le due guardie armate.
"Le armi sono pronte?” Chiese una voce pacata e vagamente nasale.
“Sì, signor Pierce. E' tutto pronto.” Rispose il vocione baritonale.
“Ottimo. Mi raccomando, tenetevi pronti, quando arriva. Quel pazzo non mi piace. Sarò contento di liberarmene.”
“Certo, capo.” Rispose l'altra guardia armata.
Perfetto, pensò Batman. Buchinski doveva ancora arrivare. A quanto pare era solo, quindi Batman avrebbe dovuto catturare Killer Moth in un secondo momento, ma non poteva lasciarsi sfuggire questa occasione di fermare almeno uno di loro. Il piano d'azione era quindi molto semplice: aspettare che arrivasse Electrocutioner, salire dal tetto, farsi velocemente strada fino al piano terra e catturarlo. Doveva essere veloce, silenzioso ed efficiente.
Buchinski non sarebbe fuggito una seconda volta.
Usando il rampino, Batman salì sul tetto e si accovacciò nell'ombra di un comignolo, in attesa.

Erano le tre di notte, quando finalmente Batman udì il suono di un motore. Dopo qualche istante, i fari di un'auto iniziarono ad avvicinarsi lentamente all'edificio. Era giunto il momento.
Batman uscì dal suo nascondiglio e si sporse leggermente dal tetto, osservando la macchina che stava accostando davanti all'entrata. Lo sportello si aprì e ne usci Lester Buchinski, da solo. Aveva con sé una grossa borsa di tela, probabilmente piena di soldi per comprare le armi.
Camminando tronfio, il criminale bussò alla porta. Dal tetto, Batman riuscì a sentire lo scambio tra Buchinski e la guardia, sebbene a fatica. Per fortuna era una notte senza vento, e quella zona della città era mortalmente silenziosa.
“Chi è?”
“Sono io. Electrocutioner.”
“Sei in ritardo.”
“Volevo farmi bello per il tuo capo. Mi fai entrare o no, che cazzo?”
Dopo qualche istante di sferragliare, la porta venne aperta e Electrocutioner entrò.
Batman aspettò di sentire il rumore della serratura che scattava nuovamente, poi si arrampicò giù dal cornicione e si avvicinò a una delle finestre blindate dell'ultimo piano. Tramite lo scanner, poteva vedere che non c'erano guardie vicine, per il momento. Tirò fuori i suoi grimaldelli, e si mise al lavoro. Forse non era rapido quanto Selina, ma finora non c'era mai stata una porta o una finestra che non sapesse aprire.
Dopo un paio di minuti, la finestra cedette e Batman scivolò dentro l'edificio, leggero come un'ombra. Voleva fare in fretta. Un minuto a piano, al massimo. Poi, sarebbe stato il momento di Buchinski.
Nessuna dei due uomini presenti a quel piano lo sentì arrivare. Uno dopo l'altro, li prese alle spalle e gli strinse il collo, facendogli perdere i sensi. Poi, silenziosamente, scese al sesto piano.
Controllò l'orologio sul proprio display da polso. Erano passati cinquanta secondi da quando era entrato nell'edificio. Stava invecchiando.

Clint Nelson lavorava per Pierce da soltanto una settimana, ma iniziava già a pentirsene. Il capo era un vero rompiscatole che amava atteggiarsi da gran signore, capace di urlarti contro per cinque minuti se gli portavi lo champagne sbagliato. Inoltre, a Clint non piaceva affatto la loro base. Quel vecchio rudere, nel mezzo del quartiere distrutto, gli faceva venire i brividi. Non credeva negli spettri, ma quel silenzio tombale non gli piaceva proprio. Ogni scricchiolio sembrava assordante, quando fuori non c'erano traffico o rumore di passanti a coprirlo.
Clint era quasi arrivato alla fine del corridoio che doveva sorvegliare, quando sentì un rumore sommesso provenire da un angolo buio, sulla sua destra. Per un secondo, pensò di chiamare gli altri due uomini che sorvegliavano il resto del piano, ma poi cambiò idea. Doveva smetterla di farsi suggestionare così, non c'era nessuno lì dentro. E non era il caso di fare la figura del cagasotto, specie nella prima settimana di lavoro. Impugnando il fucile con decisione, Clint si diresse verso l'angolo buio. Poi, accese la torcia montata sull'arma e illuminò quella porzione del corridoio.
Niente, come volevasi dimostrare.
Sentendosi un po' stupido, Clint emise un sospiro di sollievo. Poi, si voltò e si ritrovò faccia a faccia con occhi bianchi e furiosi, usciti dal peggiore degli incubi. Non ebbe il tempo di urlare, perché l'ombra gli coprì la bocca e gli mise un braccio intorno al collo, bloccandogli la respirazione.
Era come se il buio avesse preso vita, avviluppandolo in un bozzolo di terrore. La sua presa era come una morsa, impossibile sfuggirgli. A Clint non venne mai in mente che si trattasse di Batman, la sensazione era davvero quella di essere finito in un incubo. Perse i sensi con il cervello ottenebrato dall'adrenalina, convinto che il diavolo in persona fosse venuto a prenderlo.
Lentamente, Batman lo appoggiò a terra, dopo essersi accertato che la respirazione fosse regolare. Poi, gli legò mani e piedi e passò agli altri due uomini armati.

Infine, giunse all'ultimo piano, lasciandosi alle spalle una decina di uomini legati e privi di sensi. Mancavano solo quattro persone, ormai: Pierce, le sue due guardie e Buchinski. Grazie al suo scanner, Batman vide che il criminale e il trafficante si trovavano in una piccola stanza privata. Stavano parlando davanti ad un camino, seduti su delle poltrone. Le due guardie sorvegliavano la porta della stanza. Non c'era modo di aggirarle, andavano neutralizzate in fretta. Doveva essere rapido, feroce.
Batman estrasse una bomba fumogena dalla cintura e la lanciò verso le guardie, facendola rotolare.
“Che diavolo-”
“Ma che caz-”
Il fumo li avvolse completamente, facendoli tossire. Correndo e sfruttando il proprio scanner per non perderli di vista nella nube, Batman venne verso di loro. Colpì il primo allo stomaco, facendolo piegare in due, poi lo finì con un rapido colpo alla nuca. Il secondo oppose un po' più resistenza, sferrando colpi alla cieca e quasi colpendolo al mento, ma Batman gli scivolò alle spalle e lo prese per il collo, facendogli perdere i sensi. In meno di quindici secondi, entrambe le guardie furono neutralizzate.
“Hai sentito qualcosa?” Disse la voce nasale di Pierce, da dentro la stanza.
“Dannazione, deve essere lui.”
“Lui chi?”
“Il pipistrello, chi altro?”
“Oh, cazzo!” Pierce ora sembrava parlare ad un walkie talkie. “Ragazzi, venite qui. Ragazzi? Ragazzi!”
“Inutile. Li ha presi lui.”
“Porco...”
Grazie allo scanner, Batman vide che Pierce aveva estratto una pistola. Buchinski invece preferiva affidarsi ai suoi guanti, come sempre. Perfetto.
Il cavaliere oscuro spostò i corpi delle guardie, allontanandoli dall'entrata, poi sfondò la porta con un calcio e si tolse rapidamente dalla traiettoria di Pierce. Come si era aspettato, Pierce sparò immediatamente. E, come aveva sperato, il panico di aver perso i suoi uomini lo aveva reso avventato. Sparò senza sosta, ma colpì solo la nube del fumogeno, che ora stava entrando nella stanza.
Quando udì il click della pistola scarica, Batman corse dentro la stanza e lanciò un batarang contro Pierce, colpendolo alla fronte e facendolo cadere a terra, svenuto.
Buchinksi sogghignò, mentre i suoi guanti sfrigolavano ed emettevano scintille che illuminavano il suo volto pieno di cicatrici.
“Bene, bene. Quanto tempo.”
Batman non rispose. Buchinski rise.
“Come va la testa, pipistrello?”
“E' finita, Lester. Ora tu verrai con me e mi dirai dove si trova Walker. Altrimenti, spezzerò ogni osso del tuo corpo.”
Buchinski rise di nuovo.
“E' una minaccia?”
“No. E' una promessa.”
Buchinski allargò le braccia, con gesto di sfida. I suoi guanti continuavano ad emettere potenti scariche elettriche.
“E allora, avanti! Fammi parlare, Batman!”
“L'hai voluto tu.”
Batman infilò una mano in una tasca della cintura e ne estrasse un dispositivo cilindrico, grande come una penna a sfera. Buchinski guardò l'oggetto misterioso con disprezzo .
“Bene, tira fuori i tuoi giocattoli.” Il criminale si sfregò i guanti. “Dai, giocattolo contro giocattolo.”
Batman scosse la testa.
“No, in realtà pensavo all'esatto opposto.”
L'eroe premette un pulsante sul dispositivo. Ci fu un suono acuto e penetrante, come quello di un trapano elettrico, poi i guanti di Buchinski si spensero. Il criminale sgranò gli occhi.
“Ma che diavolo-”
Batman ripose il dispositivo nella tasca della cintura.
“Disturbatore. I tuoi guanti non funzioneranno più per un bel po', temo.”
Buchinski lo guardò con odio. Batman ricambiò il suo sguardo con un sorriso di sfida.
”Fatti sotto... Electrocutioner.”
Il criminale gli corse incontro, come un bufalo imbestialito. Ma, questa volta, Batman era pronto. Con un rapido movimento, evitò i suoi pugni e lo scartò di lato. A questo punto, gli sferrò un feroce cazzotto dritto ai reni. Buchinski gemette e si piegò in due, momentaneamente stordito.
Con l'altra mano, il cavaliere oscuro gli sferrò un secondo pugno, questa volta colpendolo dritto al mento. Un uomo normale sarebbe probabilmente svenuto, dopo un colpo del genere, ma il criminale non sembrava più essere normale. Incredibilmente, si riprese e arretrò di qualche passo.
“Sporco baro.” Disse, afferrando il tavolino posto tra le due poltrone. “Ora ti faccio vedere io.”
Detto questo, gli scagliò addosso il mobile. La stanza era piccola, non c'era molto spazio per schivare l'oggetto. Batman si parò il volto con gli avambracci rinforzati, assorbendo l'urto. Purtroppo, però, questo gli fece momentaneamente perdere di vista Buchinski. Quando abbassò gli avambracci, si sentì afferrare all'altezza della vita.
Con un grugnito poderoso, Buchinski lo sollevò e scagliò contro il muro di legno alla sua sinistra, facendolo finire nella stanza adiacente. Schegge e calcinacci volarono ovunque.
“Ah! Così impari!”
Batman rotolò per un paio di metri, poi si rialzò all'istante. Ora si trovava in un magazzino. C'erano delle casse, ma erano tutte vuote. Batman ebbe il tempo di pensare che la cosa era strana, prima che Electrocutioner lo seguisse, passando per il buco che aveva fatto nel muro.
“Avanti, pipistrello. Ti faccio il culo anche senza guanti!”
Batman emise un sospiro impaziente.
“Lester, non credo tu abbia capito. Sto cercando di essere tollerante. Ti do un'ultima occasione di arrenderti.”
Electrocutioner rise e gli corse incontro.
“D'accordo.” Disse Batman. “L'hai voluto tu.”
Era stufo, stufo marcio di questi idioti e della scia di morte che si lasciavano alle spalle. Quando il primo pugno di Buchinski gli si avvicinò, Batman non si limitò a schivarlo. Gli afferrò il braccio e lo torse, con violenza, nella direzione opposta all'articolazione.
Buchinski urlò, afferrandosi il braccio rotto con la mano sana.
Poi, utilizzando tutta la forza di cui era dotato, gli colpì la caviglia sinistra con un potente calcio. Lo schiocco dell'osso che si fratturava fu terribile, definitivo. Urlando di dolore, Buchinski cadde a terra, finendo sul braccio fratturato e quasi svenendo per il dolore. Il suono della caduta fu come quello di un carico di mattoni che cade dal secondo piano di un edificio in costruzione.
Batman gli si avvicinò.
“Fine dei giochi, Lester.”
“Maledetto! Ti ammazzo! Ti am-”
Batman gli fece perdere i sensi con un ultimo, possente cazzotto. Poi, gli mise due dita sul collo, per sentire il battito e assicurarsi che non fosse entrato in shock. Era agitato, ma il criminale non sembrava in pericolo.
Ottimo, perché non aveva ancora finito con lui.
Batman guardò nella stanza accanto e vide che Pierce non c'era più. In lontananza, udì il rumore di un'auto che si allontanava. Doveva essere fuggito mentre loro due combattevano.
Decise di non seguirlo. Poteva trovarlo di nuovo in un secondo momento. E, ora che aveva sconfitto Electrocutioner, la sua priorità era trovare Killer Moth.

Buchinski aprì gli occhi, ma tutto rimase buio.
“Ehi, ma che diavolo-”
“Ben svegliato, Lester.” La voce di Batman veniva da qualche parte alla sua destra.
“Bastardo, lasciami andare!”
“Sei liberissimo di andartene, se vuoi.”
“Sì, come no, con la gamba ridotta in questo modo?”
“Che c'è, ti fa male?”
“Ma certo che m-”
Buchinksi si interruppe. In effetti, non sentiva nulla. Nulla alla gamba, nulla alle braccia, nulla di nulla. Riusciva solo a muovere la testa e a parlare, a quanto pare.
“Che cosa mi hai fatto?”
“Guardami, Buchinski.”
“E come faccio, è tutto buio!”
Ci fu un lungo momento di silenzio, che mise un certo nervosismo al criminale.
“Oh. Interessante.” Disse infine Batman.
“Cosa? Cosa?”
“Ne ho letto, ma non mi era mai capitato di farlo succedere. Vedi, a volte, un violento trauma alla testa può avere effetti spiacevoli. Ad esempio, può causare la perdita della vista.”
“La perdita della-”
Buchinksi trasalì.
“No, non può essere...”
“E un forte trauma nella zona del collo può portare a paralisi. Dimmi, senti le braccia?”
“No...”
“Prova a toccarti il viso. Forse sono insensibili, ma ancora funzionanti.”
Buchinski ci provò, ma non accade nulla.
“No, non può essere. Tu... Tu non fai queste cose...”
“Io non uccido, Buchinski. Tutto qui.. Tu sei ancora vivo, no?”
“E ti pare vita questa?”
“Vorresti fare a cambio con uno dei condomini morti?”
Electrocutioner non rispose.
“Sai cos'altro ho letto, però, Lester?”
Nessuna risposta.
“Ho letto che non si tratta di conseguenze necessariamente permanenti. Probabilmente ti ho causato un trauma cerebrale, oltre ad uno spinale, ma non è detto che siano definitivi. Un bravo medico potrebbe sistemarti, se ti trattasse in tempo.”
“E allora andiamo, portami da un dottore! Cosa aspetti?”
“Aspetto risposte, Lester. Dov'è Walker?”
Buchinksi imprecò in polacco.
“Va bene! Va bene! Ti dirò quello che so! Ma non so dove sia Drury, lo giuro! Credo che sia col capo!”
“Capo?”
“Sì... Quello che ha organizzato tutto questo.”
“E chi è?”
“Non lo so...”
“Se mi menti, Lester, ti lascerò qui a morire, cieco e paralizzato. Non sarò io a ucciderti.”
“Non funziona così, il tuo codice...”
“Per essere un criminale, sembri sapere tante cose sul mio codice. Te la senti di rischiare?”
Ci fu un momento di pausa.
“Senti, lo giuro. Sono sincero. Io non so chi sia. E' stato tutto anonimo. Ha detto lui a Ragdoll di uccidere quei pezzi grossi...”
“Perché?”
“Non ne ho idea.”
“Ed è stato lui a dire a Walker di distruggere il palazzo?”
“Sì. Ma non so perché.”
“E tu? Cosa avresti dovuto fare, con le armi di Pierce? Qual era il piano?”
“Io non lo so per certo, ma diceva che sarebbe stato qualcosa di grosso. Qualcosa che avrebbe fatto tremare l'intera città...”
“Ci hai parlato?”
“Sì, al telefono. Ma la voce era distorta. Non so chi fosse. Non si capiva neanche se fosse un uomo o una donna.”
“E non sai dove si trovi.”
“No...”
Una pausa.
“Quindi questo mandante misterioso vi ha convinti tutti a fare delle stragi, e voi ci siete stati? Perché? Non era nello stile di nessuno di voi.”
Electrocutioner sputò per terra.
“Non so cosa avesse offerto a loro, ma a me aveva offerto due cose. Tanti soldi, e la chance di farla pagare a te.”
“A me?”
Electrocutioner girò la testa nella direzione da cui parlava Batman.
“Hai idea di quante umiliazioni ho subito, per colpa tua?”
“No.” Disse Batman, con un tono di spietato disinteresse.
“Lester Buchinski, il povero stronzo che Batman ha sconfitto con un singolo cazzotto! Il cattivo di serie Z! Electrocutioner, il taser umano!”
“Voi criminali non avete mai avuto un grande senso dell'umorismo.”
“Fottiti! Mi hai reso una barzelletta! Questo... Questo era l'unico modo in cui mi avrebbero di nuovo rispettato! E, credimi, ora va già molto meglio! Tutti sanno di come ti ho steso, l'altra notte!”
“Il mio orgoglio è seriamente ferito, Lester. Ma me ne farò una ragione.”
“Fanculo!”
“Stai zitto. Allora, non sai dov'è Walker, Ragdoll è morto e non sai chi sia il tuo capo o dove si trovi. Esatto?”
Buchinski deglutì.
“Sì...”
“Dimmi, Lester, perché dovrei aiutarti, allora?”
“F-forse...”
“Forse...?”
“Forse Pierce sa dove si trova. Le armi non le avrebbe consegnate tutte a me, io ero qui per stringere l'accordo e pagare la prima rata. Mi avrebbe dato solo qualche fucile.”
Questo spiegava perché il magazzino era così vuoto, pensò Batman.
“E perché Pierce dovrebbe sapere dove si trova il gran capo?”
“Perché mi ha dato un numero di telefono da dare a Pierce. Per mettersi d'accordo. Se Pierce decide di concludere l'affare, magari potrà dirti l'indirizzo.”
Batman si mise a riflettere per un secondo.
“D'accordo. Bravo, Lester.” Si sentì il suono di un pulsante che veniva premuto. “Jim? Sono io. Manda una pattuglia e un'ambulanza. Ti invio le coordinate.”
Buchinski ringhiò.
“Ce ne hai messo di tempo, figlio di puttana! Sarà meglio per te che riescano a salvarmi!”
Batman fece qualche passo verso di lui.
“Oh, credo proprio di sì. Una gamba e un braccio rotto sono robetta, per i medici di Gotham.”
“Una gamba rot-”
Batman riaccese la luce, premendo semplicemente un interruttore sul muro.
“Cosa?!” Urlò Electrocutioner. “Cosa?!”
Si guardò il corpo. Era legato, in maniera molto stretta, ad una colonna di cemento. Vide che riusciva a muovere le dita delle mani e la gamba sana, ma non riusciva ancora a sentire niente.
Batman ora si era accovacciato davanti a lui.
“E' un farmaco che ho sintetizzato io.” Spiegò, con un sorriso compiaciuto. “Un ottimo anestetico locale. Il paziente può muoversi, ma non sente assolutamente nulla. Ti ho dovuto legare. Scusa, ma altrimenti avresti capito.
“Figlio di p-”
Batman gli diede uno schiaffo.
“Basta così, Lester. Ora tu andrai in prigione. E ci resterai a vita, credimi. Sei il complice di una strage e di vari omicidi.”
“Maledetto! Riuscirò a scappare!”
Batman si alzò in piedi.
“Bene, così ti spezzerò anche l'altra gamba.”
Buchinski lo fissò con odio, ma rimase in silenzio. In lontananza, cominciarono a sentirsi le sirene della polizia e dell'ambulanza.
Batman si alzò in piedi e si diresse verso la porta.
“Ci si vede, Lester.”
Buchinski ridacchiò.
“Divertiti a cercare Pierce. So che ha tanti nascondigli, in città. Non sarà facile vendicare quei poveri civili morti, stavolta.”
Batman si fermò sulla soglia. Poi, senza voltarsi, guardò il proprio display da polso.
“Secondo i miei calcoli, tra dieci minuti ricomincerai a sentire il dolore. Goditelo.”
Detto questo, se ne andò, lasciando il criminale legato alla colonna e determinato più che mai a trovare Pierce. E, soprattutto, la persona responsabile di tutte quelle morti.

“Grazie.” Disse Batman, prendendo i fascicoli che gli stava porgendo il commissario.
“Prego.” Gli rispose Gordon. “Spero che ti aiutino. Purtroppo, sono informazioni abbastanza vecchie. Se Pierce ha delle nuove basi, quella roba non ti sarà molto d'aiuto...”
“Lo troverò, Jim. Questa storia finirà.”
I due se ne stavano sul tetto del commissariato. Stava albeggiando, ed era ormai quasi impossibile distinguere quali fossero le luci al neon e quali i riflessi del sole sullo smog, guardando l'orizzonte.
Gordon tirò fuori la pipa, la osservò per un attimo e poi la rimise via.
“Chi credi che sia, Batman? Hai delle idee?”
“Solo tanti sospetti, Jim. Purtroppo, in un posto come Gotham, la lista è lunga.”
“Troppo lunga.”
“Già.”
Alla fine, Gordon tirò nuovamente fuori la pipa e la accese.
“So che non approvi, ma se non fumo credo che impazzirò.”
Batman gli sorrise brevemente.
“Non ti preoccupare.”
Gordon inalò il fumo e chiuse gli occhi, con evidente sollievo.
“Allora.” Disse. “Cosa farai, se quei file sono inutili? Come lo troverai? Non puoi picchiare ogni criminale a Gotham finché non lo trovi. Credo.”
Batman si mise a guardare l'orizzonte, e quella città così amata e crudele.
“Avrei forse un modo, se l'area di ricerca fosse più ristretta.”
“Ristretta quanto?”
“Diciamo se dovessi ispezionare solo un quinto della città.”
Gordon tossì un paio di volte.
“Hai un modo per scansionare un quinto della città?”
“Qualcosa del genere. Ma, appunto, solo un quinto. Potrei utilizzarlo per tutta la città, ma le probabilità di successo si ridurrebbero molto. Potrebbero volerci settimane, anche mesi, se Pierce non uscisse mai dal suo nascondiglio.”
“Allora è una fortuna che io sappia in quale parte della città si trovi il nostro Pierce.” Disse una voce femminile alle loro spalle.
I due uomini si voltarono. Dall'ombra di un traliccio, uscì Catwoman. La luce del sole si rifletteva sul suo costume aderente e i suoi occhi chiari, nonostante avessero l'aria molto stanca, erano più splendenti che mai.
“Catwoman! Disse Gordon. “Da quanto sei lì?”
“Un po'.” Disse Selina, con un sorrisetto malizioso. Gordon le era sempre piaciuto. Un poliziotto buono a Gotham? Come si fa a non amarlo? E poi trovava adorabili i suoi baffoni da tricheco.
“Dici davvero?” Le chiese Batman, senza tanti preamboli. “Puoi indicarmi la zona della città in cui si trova Pierce?”
“Sì.” Rispose lei. “Diciamo che ho... Preso delle cose in prestito da uno dei suoi magazzini, in passato. Lui non c'era, ma sono sicura che ci siano altri magazzini simili, in zona. Pierce dovrà essere da quelle parti, non credi?”
“Dimmi dove si trova.”
“Lo farò, ma a due condizioni.”
Batman la guardò per un istante. Gordon si chiese se non stesse per perdere la pazienza (era stata un'altra notte dura), ma infine Batman si limitò ad annuire.
“D'accordo. Quali?”
“Voglio vedere qual è questo metodo che ti permette di scansionare un quinto di Gotham. Sembra fico.”
Batman emise un breve sospiro irritato.
“Va bene. E poi?”
“E poi...” Disse Catwoman, facendosi improvvisamente seria. “Voglio venire con te a prendere Pierce e il figlio di puttana che ha fatto tutto questo.”
“Perché?” Le chiese Gordon, con sincero ed educato interesse.
“E' anche la mia città, commissario. So che prendo spesso dai più ricchi di Gotham, ma non vuol dire che voglio vederli uccisi in quel modo. Sono una ladra, non un'assassina. E di certo non voglio che muoiano altri poveracci come quelli nel condominio. Non è accettabile.”
Gordon le sorrise, poi si girò verso Batman.
“Andiamo, vecchio mio. Dì di sì alla signora. Andate a prenderli. Un po' di compagnia non ti farà male.”
Selina sorrise. Sì, Gordon le piaceva proprio.
Batman guardò prima il volto sorridente e traditore di Gordon, poi quello compiaciuto di Selina. Non aveva scelta, a quanto pare.
“D'accordo. Vieni con me, andiamo alla batcaverna.”
Selina sorrise, fece un cenno a Gordon e saltò giù dal cornicione, dirigendosi verso il vicolo dove Batman aveva nascosto la moto. In qualche modo, sembrava sempre sapere dove lui metteva le sue cose.
“A presto, Jim.” Disse Batman.
Poi, ignorando il sorrisetto divertito del commissario, si gettò anche lui nel vuoto.

FINE CAPITOLO 3

venerdì 15 novembre 2019

Batman: Caduta Libera - Capitolo 2



CAPITOLO 2

VERSO LA FIAMMA

Era mattina inoltrata, quando entrò nella batmobile e si avviò verso la caverna. Vedeva gli sguardi terrorizzati e stanchi dei cittadini, ma non aveva risposte per loro. Non ancora.
Guardò l'orologio: erano le 11:45. Rifletté mestamente che, per i cittadini di Gotham, vedere Batman in giro di giorno era sempre il segno di qualcosa di orribile. Solo una vera catastrofe poteva costringerlo a rimanere in giro, in pubblico, fino a un'ora del genere. E infatti si trattava di una catastrofe. 47 morti e almeno 100 feriti. E il bilancio continuava a salire. Quasi tutte le persone contenute nel palazzo erano morte, ed erano morte anche alcune persone che si trovavano per strada e nei palazzi circostanti.
Aveva aiutato i vigili del fuoco e la polizia per ore, aiutandoli a trovare gente intrappolata tra le macerie e facendo i rilevamenti iniziali, ma ormai non era rimasto altro da fare che finire di spegnere le macerie fumanti, sperando che ci fosse qualche altro sopravvissuto (ormai sembrava improbabile). Poi, sarebbe venuto il momento dei rilevamenti più approfonditi, che avrebbero potuto portare al colpevole. Perché era stata una bomba a causare tutto questo, non c'erano dubbi a riguardo.
Le mani di Batman strinsero il volante, mentre una furia cieca gli scorreva nelle vene. Se il responsabile di tutto questo si fosse trovato davanti a lui in quel momento, avrebbe dovuto ritenersi molto fortunato e ringraziare il codice che Batman si era imposto molti anni prima. Perché c'era una parte di Batman, una parte che lui odiava e temeva, che non avrebbe voluto altro che prendere il responsabile e ucciderlo, senza pietà.
Batman fece un profondo respiro e picchiò sull'acceleratore. La sua città aveva bisogno che lui fosse migliore di così. La sua città non aveva bisogno di vendetta e rabbia cieca. La sua città aveva bisogno di giustizia.

Giunto alla caverna e uscito dall'auto, Batman si tolse immediatamente la maschera, gettandola lontano da sé. In quel momento non si sentiva degno della maschera. Si sentiva solo inutile, sconfitto e assolutamente ottenebrato dalla rabbia.
Corse dritto verso l'area della caverna dove si allenava. Era una piattaforma piena di armi, pesi, sofisticati dispositivi di simulazione virtuale, manichini di legno e sacchi da pugilato. Erano sacchi estremamente duri; una volta Tim Drake si era rotto la mano, durante un allenamento. Bruce ne prese uno e lo portò al centro dell'area.
Fece un profondo respiro, immaginando di avere davanti a sé l'artefice di quella bomba, poi iniziò a tempestarlo di cazzotti. Pugni feroci, di una forza inaudita. Ogni colpo era seguito da un grugnito furioso. Continuò a picchiarlo e picchiarlo, ignorando le proteste dei suoi muscoli stremati. Tutto ciò che riusciva a vedere erano quei palazzi che esplodevano, i cadaveri carbonizzati che aveva estratto dalle macerie e le lacrime di coloro che invece erano sopravvissuti (alcuni incolumi, molti altri riportando orribili ustioni).
Colpì e colpì, finché il sacco infine si squarciò, riversando sabbia sul pavimento. Ormai i suoi grugniti si erano trasformati in vere e proprie urla di rabbia, disarticolate e spaventose. Alla fine cadde in ginocchio, stringendo ancora i pugni. I tendini del collo erano tesi, i suoi denti digrignati. L'ira gli scorreva in corpo come un'orribile forma di elettricità o un liquido velenoso. Era così furente, che quasi non udì i passi di Alfred.
“Signor Wayne... Non è colpa sua.”
Bruce ignorò questo commento. Il suo respiro non voleva accennare a rallentare.
Alfred gli mise una mano sulla spalla.
“Mi ascolti, la prego. Non è colpa sua.”
“Avrei dovuto impedirlo, Alfred. Avrei dovuto salvarli.”
Alfred gli strinse la spalla. Con gentilezza, ma anche con fermezza.
“Non puoi salvarli tutti, Bruce.”
Bruce chiusi gli occhi, cercando di respingere le lacrime. Ma inutilmente.
Ovviamente Alfred aveva ragione, non poteva salvarli tutti. Non era possibile. Non era mai stato possibile. Se lo fosse stato, non sarebbe mai stato necessario diventare Batman. Ma questo fatto, questa semplice verità, non lo confortava. Si sentiva di nuovo come la notte in cui erano morti i suoi genitori: costretto a fissare l'ingiustizia del mondo negli occhi. Ad accettare che alcune persone muoiono e altre no, senza apparente motivo. Che la vita sa essere crudele e feroce, specie a Gotham City.
“Lo troverà, sir. Chiunque sia stato.”
Bruce annuì. Sì, lo avrebbe trovato. Avrebbe aspettato che le lacrime si interrompessero, che il respiro si calmasse, che i pugni stretti smettessero di tremare. Poi, si sarebbe rialzato e avrebbe ripreso immediatamente le indagini. Avrebbe trovato il responsabile.
E' vero, non poteva salvarli tutti. E il mondo non era giusto. Ma non poteva arrendersi. Non avrebbe permesso che il male vincesse. Le ingiustizie sarebbero state punite. Bisognava rialzarsi. Ogni volta.
Alfed gli tenne la mano sulla spalla finché Bruce non si sentì pronto a rimettersi in piedi, poi andò a preparare il tè. Bruce, invece, raccolse la maschera e si recò al computer, intenzionato a trovare una pista da seguire. Non avrebbe più versato lacrime per Gotham, quella notte. Solo sudore.

“Ha dei sospetti, sir?” Gli chiese Alfred, dopo circa un'ora che Bruce digitava al computer.
“Più di uno, in realtà.” Gli rispose Bruce, che ora fissava varie foto sui suoi schermi.
“Il primo e più ovvio, è Garfield Lynns.” Batman indicò una delle immagini. Ritraeva un uomo con indosso un pesante costume metallico, dotato di jetpack e grosse ali. Impugnava un lanciafiamme e le lenti della sua maschera erano di un rosso brillante. “Firefly.”
“Ah, certamente.” Rispose Alfred. “Quel piromane dall'assurdo costume.”
“ Ma una cosa del genere è estrema, persino per lui.” Continuò Bruce. “Sarebbe un livello nuovo. Inoltre, in questo momento si trova ad Arkham.”
Alfred fissò con sdegno la foto di Lynns, poi rivolse la sua attenzione agli altri schermi.
“Altri sospetti?”
“Beh, quando ci sono centinaia di morti e un'esplosione, non si può mai escludere il coinvolgimento di Joker.”
Questa volta Bruce non indicò lo schermo in questione, dove gli occhi crudeli del clown sembravano deriderli. Ma Alfred fissò comunque quel volto tanto odiato, con espressione dura.
“Naturalmente, sir. Ma è anche lui ad Arkham, se non erro.”
“Infatti. Inoltre, difficilmente farebbe una cosa del genere senza assicurarsi di riceverne il merito. No, quell'esplosione era troppo anonima, per essere opera sua.”
“Capisco, sir. Chi altro?”
Batman si toccò il mento con una mano, mentre con l'altra indicava gli schermi, in un modo distratto e poco entusiasta.
“Quasi ogni supercriminale che ho affrontato avrebbe potuto fare una cosa del genere, per un motivo o per l'altro. Per ora non c'è nulla che possa restringere il campo delle ricerche.”
“E cosa intende fare, allora?”
Bruce si strofinò gli occhi stanchi. Non dormiva da moltissimo tempo, e iniziava a sentirsi davvero debole.
“Credo che la cosa migliore, per ora, sia aspettare l'esito dei rilievi della polizia e dei vigili del fuoco. Poi stanotte andrò a fare i miei, se necessario. E eventualmente andrò ad Arkham a fare delle domande.”
“Molto bene, sir. Posso suggerirle di dormire un paio d'ore, nel frattempo? Lei è in piedi da più di ventiquattro ore.”
“Veramente vol-”
“Chiedo scusa, sir. Mi sono espresso male. “Il tono di Alfred era neutro, ma si avvertiva comunque una minima traccia di irritazione. “Non glielo sto suggerendo. Glielo sto ordinando. Si tolga quel dannato costume e vada a dormire. La chiamerò prima del tramonto, ha la mia parola.”
Bruce sorrise leggermente.
“Una volta, un maggiordomo sarebbe stato severamente punito, se avesse parlato così al padrone di casa.”
Alfed sbuffò, mentre raccoglieva la maschera e la portava verso la teca dove veniva conservato il costume.
“Una volta, i maggiordomi non dovevano togliere il guano di pipistrello dal pavimento almeno cinque volte al giorno. Ognuno ha le sue croci, sir.”

“Jim? Sono io.”
“Sono contento di sentirti. Spero che ti sia riposato un po'. Non avevi una bella cera, quando sei andato via.”
“Non preoccuparti per me. Sto bene.”
Il sole era appena tramontato. Era una notte ventosa di luna piena. Batman guidava la sua moto attraverso la città, dirigendosi verso il luogo dell'esplosione.
“No che non stai bene. E neanche io. Ma ne usciremo. Immagino tu voglia sapere che cosa abbiamo trovato.”
“Sì.”
“Beh, abbiamo appurato che si è trattato di un ordigno artigianale. Secondo i vigili del fuoco e gli artificieri, chi l'ha realizzato non era particolarmente abile. E' un miracolo che non gli sia esploso in faccia, così mi hanno detto.”
“Interessante.”
“Questo sembra escludere gente come Firefly, non pensi?”
“Forse.” Rispose Batman, senza esporsi troppo. “Mandami i dettagli della bomba al solito indirizzo, per favore.”
“Subito.”
Batman fermò la moto e studiò i dettagli che erano appena stati inviati al computer, visualizzandoli sul display olografico del suo avambraccio. Concordava con il parere degli artificieri e dei pompieri: l'ordigno era rudimentale, inelegante. Essenzialmente avevano attaccato un innesco ad un contenitore di sostanze instabili e avevano fatto partire il conto alla rovescia. Forse neanche il colpevole si era immaginato un tale disastro. Questa possibilità non fece sentire meglio Batman, però. Per niente.
“Dove si trovava l'ordigno?”
“Nello scantinato. L'esplosione ha fatto esplodere anche la caldaia del palazzo. La seconda esplosione che abbiamo sentito era quella.”
Per un istante, Batman rivide chiaramente le fiamme, come se stesse accadendo tutto in quel momento.
“Hanno trovato altro?”
“Beh, come puoi immaginare le macerie sono piene di possibili prove. Vestiti bruciati, mobili, roba di ogni tipo. E, probabilmente, anche alcuni resti umani che ci sono sfuggiti... Non abbiamo trovato nulla di palesemente sospetto, ma non escludo che ci sia qualcosa di importante. Abbiamo avuto molto da fare e potrebbe esserci sfuggito qualcosa.”
“Certo.”
Batman avviò di nuovo la moto, premendo sull'acceleratore.
“Stai andando lì?”
“Sì.”
“Bene. Fammi sapere se trovi qualcosa.”
“Contaci, Jim.”
“Lo faccio sempre.”

I suoi piedi affondavano nella cenere, mentre lo scanner forense analizzava l'ambiente. Ormai del palazzo non rimaneva molto, se non quella vasta superficie di macerie incenerite, ancora leggermente fumanti. Dopo mezz'ora di scansioni, non trovò nulla di particolare in superficie, così si diresse verso il piano interrato, lo scantinato da cui era partita l'esplosione. Ne era rimasto ben poco, solo alcuni muri anneriti e delle scale di pietra coperte di fuliggine.
Se c'era un indizio lì, non era qualcosa che poteva essere rivelato dallo scanner. Batman lo spense e iniziò a guardarsi in giro, cercando qualcosa che gli saltasse all'occhio come sospetto. Ma dopo un'ora spesa ad osservare mobili e giocattoli carbonizzati, dovette rassegnarsi. Non c'era nulla che sembrasse utile, lì. Solo una profonda angoscia.
Si diresse verso la moto, quando gli arrivò una chiamata.
“Sì?”
“Batman, sono io.”
“Jim, temo di non aver trovato nulla.”
“Ma io sì.”
Batman smise di camminare.
“Che cosa hai scoperto?”
“Beh, stavo controllando i nomi delle vittime, per confrontarli con la lista dei condomini.”
“Manca qualcuno all'appello?”
“Sì. Il portinaio. Era stato assunto un mese fa. E uno dei sopravvissuti ci ha detto che ultimamente armeggiava molto nel locale caldaia. Sosteneva che c'erano dei lavori da fare. I condomini erano indispettiti perché temevano che volesse farli pagare per una riparazione inutile.”
“Ottimo lavoro, Jim. Sappiamo il suo nome?”
“Rupert Smith. Scommetto che non ti dice nulla.”
“No, infatti.”
“Ma ora guarda la foto che ti ho inviato. L'ho ottenuta dall'ufficio di collocamento. Dimmi se ti sembra familiare.”
Batman aprì il display olografico. Ci fu un momento di silenzio.
“Drury Walker.”
“Proprio lui. Killer Moth. Ha un nuovo nome, ma quella faccia non si scorda.”
“Lo troverò. Se è a Gotham, lo troverò.”
“So che lo farai. Credi che sia stato lui?”
“Tutto punta in quella direzione.”
“Beh, sarà contento.” Disse Gordon, con amarezza. “E' finalmente diventato un pezzo grosso, come aveva sempre voluto.”
“Lo troverò.”
La moto parti, stridendo nella notte.

Drury Walker era sempre stato una barzelletta, nell'ambiente criminale. Non aveva nessun potere, non aveva talenti particolari e non possedeva tecnologia speciale. Ma aveva sempre voluto diventare un supercriminale, qualcuno del rango di Joker o Due Facce. Il massimo che aveva ottenuto, però, era stato di collaborare con il Pinguino (principalmente preparava il caffè) e di compiere qualche piccolo furto qua e là, per conto suo.
Cercando di emulare i suoi idoli, quando aveva iniziato la sua carriera, Drury si era creato un alter ego, qualcosa che potesse renderlo temibile. Così era diventato Killer Moth, la falena assassina. Ma tutto quello che aveva ottenuto, erano pesanti prese in giro da parte degli altri criminali di Gotham. Il costume aderente rosa e viola non aveva aiutato.
Batman lo aveva catturato e mandato ad Arkham molte volte, sempre con molta facilità. Walker non era solo un criminale mediocre, era anche alquanto stupido.
Ma se ora i loro sospetti erano giusti, allora Walker era finalmente diventato quello che aveva sempre voluto essere. Un pezzo grosso. Un supercriminale. Un altro assassino. Un altro mostro che popolava gli angoli bui di Gotham. Era finalmente diventato parte di quell'inferno che ammirava tanto.
Proprio come una falena, non aveva resistito e si era fatto attirare verso la fiamma.

L'Impiccato Dondolante era uno dei locali più malfamati di Gotham. La sua insegna al neon, raffigurante un omino sorridente che dondolava da un cappio, era ormai un'istituzione da più di dieci anni. Non era frequentato dai supercriminali, se non saltuariamente, ma ogni criminale comune di Gotham ci andava a bere qualcosa, a qualche punto. E i criminali comuni avevano la lingua lunga, specie quando si ritrovavano tutti insieme a bere birra. Lì si potevano trovare informazioni su chiunque, se si era abbastanza persuasivi. Per alcuni, la persuasione era questione di seduzione. Altri preferivano usare un biglietto da cinquanta dollari. Batman, d'altro canto, aveva imparato molti anni prima quale fosse il metodo adatto a lui.
La porta si spalancò di colpo, sbattendo sulla parete e facendo entrare il vento gelido di ottobre. Le risate e le urla degli ubriachi si interruppero di colpo. Un istante dopo, anche la musica country si interruppe, spenta frettolosamente dal barista. La sagoma di Batman era stagliata sulla porta, un bozzolo di tenebra creato dal mantello e sormontato da due occhi bianchi e furenti.
“Drury Walker. Ditemi dov'è. Ora.”
Nessuno rispose.
Batman entrò, chiudendosi lentamente la porta alle spalle. Cigolò leggermente, quel tanto che bastava a renderlo un suono inquietante.
“Ve lo chiederò di nuovo.” Disse Batman, usando il suo tono più rabbioso. Spesso quel tono era in parte una recita, ma non quella notte. “Dove si trova Drury Walker? Killer Morth, dov'è?”
Dopo qualche istante, uno degli uomini parlò.
“Non lo abbiamo visto. Smamma, roditore!”
Batman si girò verso di lui. Il suo sguardo fece deglutire il criminale, in un gesto che provocava un certo piacere al Batman più giovane, quello degli inizi. Questo Batman, invece, ne aveva viste tante, troppe, per trarre piacere da queste misere vittorie. E non aveva tempo da perdere.
“Avete un'ultima possibilità. Dov'è Drury Walker?”
Alcuni uomini si alzarono in piedi. Facce nuove, che Batman non aveva mai visto. I clienti abituali e il barista ormai avevano imparato, e si tenevano a distanza, ma c'era sempre qualche nuovo arrivato che voleva dimostrare a se stesso e agli altri che il pipistrello era sopravvalutato, che non era così tosto.
“Sparisci, buffone, o ti cacceremo via noi!”
“Non ve lo consiglio.” Disse Batman.
Ma fu inutile. Gli energumeni lo caricarono, estraendo coltelli a serramanico, tirapugni e catene.

Cinque minuti dopo, Batman era circondato da criminali rantolanti. Alcuni si tenevano le braccia fratturate, altri cercavano di allontanarsi strisciando. Era una fortuna, per loro, che Bruce Wayne finanziasse la più grande clinica gratuita di Gotham City.
Dal fondo del locale, venne avanti un criminale che Batman conosceva. Lenny Porter. Era un ladruncolo di professione ma, per quanto ne sapesse Batman, non aveva mai puntato la pistola addosso a nessuno. A Gotham, questo lo rendeva quasi uno dei buoni.
“OK, OK. Te lo dico io dove si trova quella mammoletta. Tanto qui non sta simpatico a nessuno, dico bene?”
Ci fu un mormorio di assenso. I criminali feriti si lamentavano ancora, ma non interessava a nessuno.
“Dimmelo.”
“Ma che cos'ha fatto?”
“L''ultimo errore della sua carriera.”
Lenny guardò Batman per un istante. Forse aveva capito, ma non lo disse ad alta voce.
“OK, capito. Beh, è stato qui una settimana fa. Cercava qualcuno che gli vendesse della robaccia elettronica, non sapevamo bene a cosa gli servisse. Pensavamo fossero i suoi soliti stupidi tentativi di fare il colpo grosso...”
“E ha trovato qualcuno che gliela vendesse?”
“Sì, ma non posso dirti chi. E' un ami-”
Batman sollevò Lenny, facendo dondolare i suoi piedi come quelli dell'omino raffigurato sull'insegna del locale. Era stufo di perdere tempo.
“CHI?”
“Cristo! OK, OK! Marvin! Marvin Styles! Vive sull'East Side!”
In un battito di ciglia, Lenny fu lasciato cadere a terra e Batman uscì dalla porta, silenzioso come un fantasma.

Marvin Styles stava gettando freneticamente i propri averi in una grossa valigia. Si trovava nel suo appartamento, una topaia sporca con il soffitto gocciolante e grosse macchie di muffa alle pareti. L'aria puzzava del suo sudore e il suo respiro era affannoso. Proprio mentre gettava l'ultimo paio di mutande nella valigia, preparandosi a chiuderla, qualcosa fuori dalla finestra attirò la sua attenzione. Che cavolo era stato? Un lampo? Un uccello?
Si avvicinò, cercando di capire cosa fosse stato quel movimento. Niente, era tutto buio e silenzioso.
“Sto diventando para-”
La mano di Batman sfondò il vetro e lo afferrò per la gola.
“Oh, cristo!” Urlò Marvin, terrorizzato.
I vetri volarono ovunque, mentre Batman spingeva il delinquente a terra, puntellandolo al suolo con il proprio peso.
“Vai da qualche parte, Styles?”
Marvin urlò. Aveva visto il pipistrello, in passato, ma sempre da lontano. Mentre se la prendeva con qualcun altro. Questo era completamente diverso. Era lì per lui. Era venuto a cercarlo personalmente. Tutti i criminali di Gotham sapevano che Batman non uccide, era una cosa che ti insegnavano non appena arrivavi in città. Ma vederlo che ti entrava in casa, sfondando una finestra, ti faceva domandare se il pipistrello non stesse per fare un'eccezione proprio per te.
“C-che cosa vuoi?” Gli chiese, pregando di non farsela addosso.
Batman avvicinò i suoi occhi a quelli di Marvin. Fu come guardare dentro una fornace accesa. Quegli occhi bianchi sembravano brillare di luce propria, e fissarli troppo a lungo sembrava quasi far male.
“Lo sai benissimo. Drury Walker ha ucciso quarantasette persone. E tu gli hai dato gli strumenti per farlo. Per questo stai scappando.”
“N-Non so di che cosa-”
Batman diede un pugno al pavimento, a pochi centimetri dal viso di Marvin. Il pavimento era di legno, e il braccio di Batman penetrò fino al gomito.
“Non ho tempo da perdere, Styles! Dimmi dove si trova, o la pagherai cara!”
“Tu... Tu non uccidi, lo sanno tutti.”
Batman afferrò la gamba di Styles con entrambe le mani. La presa era spaventosamente forte, come essere intrappolati in un macchinario industriale. La pressione che esercitava era enorme e, Marvin si rese conto con un brivido, quello era solo un assaggio.
“Posso farti desiderare la morte, Marvin. Quarantasette persone sono morte. Anche per causa tua. Romperò un osso per ogni vittima, finché non parlerai. Iniziando dal femore.”
Batman fece un gesto improvviso, come se stesse per spezzare la gamba.
“No! No! OK! OK, ti dirò tutto!”
“Parla!”
“Non pensavo che l'avrebbe fatto davvero, lo giuro! Drury è sempre stato una mezzasega, non pensavo che dicesse sul serio! Pensavo che fosse solo per fare lo spaccone con gli altri pazzi in costume!”
Batman strinse di nuovo la gamba, facendo urlare Marvin.
“Non mi interessano le tue scuse! Gli hai venduto altro, oltre al necessario per quella bomba?”
“No, lo giuro!”
“Non può farne altre?”
“Non credo, no! Non con quello che gli ho dato io!”
Batman inspirò profondamente.
“Dove si trova? Dimmelo!”
“Al molo! Ha un capannone sul molo! Non so dove, esattamente! Dalle parti di Miagani Harbor!”
Batman strinse nuovamente la gamba di Marvin.
“Se mi nascondi qualcosa...”
“Lo giuro, è tutto quello che so!”
Batman lo fissò per un momento, poi gli lasciò la gamba.
Marvin se la toccò, benedicendo il cielo di averla ancora integra.
“S-senti, ora che ti ho aiutato, tu mi lascerai andare. G-giusto?”
“Sbagliato.”
Batman gli diede un pugno, facendogli perdere i sensi.

“Jim? Sono io.”
La moto sfrecciava attraverso la notte, per le strade quasi deserte di Gotham. Erano quasi le quattro del mattino, ormai.
“Batman, scoperto qualcosa?”
“Ho trovato l'idiota che ha venduto il materiale a Walker. Si chiama Marvin Styles.”
“Lo conosco, è un criminale di poco conto. Maledetto imbecille, questa volta l'ha fatta grossa.”
“Si trova nell'East Side. Ti ho mandato le coordinate, puoi mandarci una volante.”
“Lo faccio subito. E Walker?”
“Styles dice che si trova a Miagani Harbor, in un capannone sul molo. Sto andando lì ora.”
“Mobilito subito tutti quanti. Lasciane un pezzo anche per noi, d'accordo?”
“Non scapperà, Jim.”
“Ci puoi giurare.”
Batman chiuse la chiamata e premette sull'acceleratore. Sarebbe giunto a Miagani Harbor nel giro di cinque minuti. Iniziò a piovere, dando a Batman la sgradevole sensazione che quel cielo rosso, quel cielo innaturale che amava e odiava allo stesso tempo, stesse riversando sangue su di lui e su tutta Gotham.

Non gli ci volle molto a trovare il capannone giusto, grazie al suo scanner. Era l'unico ad avere la corrente, in quella zona del molo. Batman inviò le coordinate precise a Gordon, poi guardò da una finestra. Il capannone era fatiscente, coperto di polvere. Alcuni topi camminavano per il pavimento, grassi ed indisturbati.
Drury Walker era seduto su una sedia e se ne stava immobile, a capo chino, sotto la debole luce di una lampadina. Indossava il suo ridicolo costume da falena, ma era in pessime condizioni. Era pieno di strappi e ricoperto di sporcizia. Era come se Killer Moth fosse rimasto lì per ore o giorni, immobile e in attesa.
Batman attivò nuovamente il suo scanner, per accertarsi che fosse vivo. Sì, c'era battito cardiaco. E la temperatura del corpo era di trentasei gradi centigradi, nella media.
Con un grugnito, Batman sfondò il vetro della finestra ed atterrò nel capannone, facendo fuggire i topi terrorizzati.
“Walker, ora verrai con me. Devi pagare, per ciò che hai fatto.”
Walker non sembrò reagire.
“Mi senti, Walker?”
Dopo alcuni istanti di silenzio, Walker alzò la testa.
“Sì, ti sento.”
“Alza le mani e mettiti in ginocchio. La polizia sta venendo a prenderti.”
Walker si alzò lentamente in piedi, poi si mise in ginocchio e alzò le mani.
“Certo. Obbedisco.”
Questo comportamento era davvero strano. Walker sembrava drogato, stordito. Batman gli si avvicinò, estraendo le manette dalla cintura.
“Mani dietro la schiena.”
Walker fece come gli era stato detto. Batman lo ammanettò, poi gli tolse la maschera da falena. Sotto di essa, il viso di Walker appariva normale, tranquillo. Troppo tranquillo, vista la situazione.
Batman gli controllò le pupille. Non sembravano dilatate o alterate in nessun modo. Non c'erano segni di droghe.
“Perché lo hai fatto, Walker?”
Walker lo fissò, placidamente.
“Ero stufo, Batman. Stufo di essere una barzelletta. Di essere ignorato da tutti. Ma ora non ridete più, vero? Ora non siete indifferenti. Ora mi odiate. Mi temete.”
Batman controllò l'impulso di colpirlo. Ormai l'avevano preso.
“Potevi essere qualcos'altro, Walker. Qualcosa di migliore.”
“Il mio nome è Killer Moth. E ora nessuno metterà più in discussione il mio nome, vero?”
Batman lo prese per il bavero, sollevandolo da terra.
“Sei un assassino. Questo ti rende così felice, Walker?” Mise molta enfasi sull'ultima parola, decidendo scientemente di non utilizzare quel nome ridicolo di cui Walker andava così fiero.
“Mi chiamo Killer Moth!”
Batman stava per rispondergli, quando sentì un movimento alle proprie spalle.
Un grosso blocco di cemento fu scagliato verso di lui. Batman riuscì a togliere se stesso e Walker dalla traiettoria del blocco e il cemento cadde a terra, frantumandosi in parte. Batman si rialzò subito in piedi, cercando il responsabile.
Una figura uscì dall'ombra, ridacchiando. Alto almeno un metro e novanta, con il volto coperto di cicatrici e con indosso grossi guanti meccanici che emettevano potenti scariche elettriche.
Lester Buchinski, detto Electrocutioner.
“Ciao, pipistrello.” La sua voce baritonale e sgraziata echeggiò per tutto il capannone.
“Buchinski. Sei coinvolto anche tu in questa storia?”
Buchinski rise, mentre potenti scariche elettriche continuavano a esplodere dalle sue mani.
“Non te l'aspettavi, vero? Così impari a sottovalutarmi.”
Batman non rispose, ma dentro di sé era confuso. Da quando in qua Walker e Buchinski lavoravano insieme? E a quale scopo? Buchinski, poi, aveva sempre lavorato per soldi. Non per dimostrare qualcosa a Batman o a chiunque altro. Era stato pagato per essere lì? E la forza fisica che aveva dimostrato, lanciando quel blocco di cemento, era anch'essa insolita. Buchinski non era certo un peso piuma, ma non era neanche Bane.
Cosa stava succedendo?
“Non rendere le cose difficili, Lester.” Disse Batman. “Arrenditi.”
Ma Buchinski si limitò a ridere, correndogli incontro. Batman evitò il suo primo cazzotto e fece per colpirlo al volto, ma Buchinski reagì in modo estremamente rapido, afferrandogli l'avambraccio e dandogli una potente scarica elettrica. Nonostante il costume, Batman avvertì un enorme dolore e fu costretto a spingere via Buchinski con un calcio. Buchinski arretrò di qualche passo, ridendo.
Batman cercò di riprendere il controllo delle mani, che formicolavano e tremavano leggermente.
Buchinski era diventato più abile, nella lotta corpo a corpo. E più veloce. La prima volta che si erano affrontati, ormai agli inizi della sua carriera, Batman lo aveva steso con un singolo cazzotto. Invece questa volta Buchinski era riuscito a prenderlo di sorpresa.
“Fa male, vero?” Disse Buchinski, con una risata. “Credo di non essere mai riuscito a darti la scossa, in tutti questi anni, sai?”
Batman strinse i pugni, imponendo ai tremori di cessare.
“E non accadrà mai più.”
I due corsero uno verso l'altro. Batman evitò la presa di Buchinski e gli diede un potente cazzotto nello stomaco, facendolo piegare in due. Poi gli prese la testa tra le mani e gli mollò una poderosa ginocchiata sul mento. Buchinski cadde a terra, stordito ma ancora cosciente. Prima che potesse riprendersi, Batman estrasse due capsule dalla cintura e le scagliò contro le mani di Buchinski. Le capsule esplosero, ricoprendo i guanti elettrici con una sostanza collosa ed isolante e rendendoli completamente inutili.
Lentamente, Batman si rialzò in piedi. Nella distanza, iniziavano a sentirsi le sirene della polizia. Jim stava arrivando.
Batman si voltò per controllare Walker, quando un cacciavite gli si infilò nel fianco, facendogli emettere un grugnito di dolore e sorpresa. Walker si era liberato dalle manette e aveva approfittato della distrazione causata da Buchinski per prendere un'arma dal tavolo più vicino. Che fosse stato calcolato o un gesto fortuito, era riuscito a colpirlo proprio in uno dei punti più vulnerabili del costume: nella giuntura tra due placche protettive.
“Mi sono dislocato il pollice e tolto le manette. Me lo ha insegnato Ragdoll.” Disse Walker, con un ghigno. “Un bel trucco, vero?”
Batman gli strinse il polso che teneva il cacciavite con una mano, mentre con l'altra afferrava l'avambraccio.
“Io ne conosco uno migliore.”
Spinse in su la mano che teneva il polso di Walker e in giù quella che teneva il suo avambraccio. Il suono dell'osso che si spezzava echeggiò per tutto il capannone, seguito rapidamente dalle urla di Walker. Batman estrasse il cacciavite, constatando che la ferita non era troppo grave. Il cacciavite era entrato a malapena. Gli sarebbero serviti a massimo un paio di punti. Walker intanto era crollato a terra, tenendosi il braccio rotto e piagnucolando.
Ormai le sirene della polizia erano vicinissime.
Batman inspirò profondamente. Era finita, finalm-
Il colpo alla testa fu fortissimo. Se non avesse avuto il cappuccio, probabilmente avrebbe riportato un serio trauma cranico. Buchinski si era ripreso e lo aveva colpito alle spalle. I guanti non erano più funzionanti, ma erano estremamente duri. Batman perse l'equilibrio e cadde a terra, mentre la sua vista iniziava ad annebbiarsi. L'ultima cosa che vide, prima di perdere i sensi, era Buchinski che aiutava Walker a rialzarsi.
Poi, il buio.

“Batman. Batman!”
Batman aprì gli occhi. La testa gli faceva molto male. Jim Gordon gliela stava sorreggendo e lo guardava, con aria preoccupata. Erano sempre dentro al capannone, ma ora era pieno di poliziotti. Buchinski e Walker se n'erano andati.
“Jim... Mi dispiace... Sono riusciti a fuggire.”
“Non ti preoccupare, succede a tutti.”
Ma Batman vedeva gli sguardi delusi o amareggiati di alcuni poliziotti. Si rialzò lentamente, senza guardare Jim e il resto della GCPD. Era stato sconfitto da Killer Moth e Electrocutioner, come era potuto succedere?
“Allora è stato Walker a far esplodere il palazzo?” Gli chiese Gordon. “Quelli sui tavoli sembrano strumenti adatti a costruire una bomba.”
“Sì, lo ha ammesso. Era... Era fiero di averlo fatto.”
Gordon imprecò sottovoce.
“Chi altro c'era con lui? Chi ti ha fatto perdere i sensi?”
“Buchinski. Era suo complice.”
“Lester Buchinski? Electrocutioner? Perché?”
“Non lo so... Erano strani, Jim. Più spietati che mai. E più abili che mai. Non avevano mai rappresentato una vera minaccia, in passato.”
Gordon si grattò la testa.
“Senti, c'è una cosa che-”
Ma Batman non stava davvero ascoltando, era assorto nei suoi pensieri.
“Era come volessero dimostrare qualcosa. A me. A tutti noi.”
“Batman...”
“Come se si fossero stufati di essere criminali di serie C. Hanno voluto fare un salto di qualità. Proprio come.... Merkel!”
Batman si voltò verso di Gordon.
“Jim, Walker ha nominato Ragdoll. Ha detto che Merkel gli ha insegnato come dislocarsi il pollice. E anche Merkel è cambiato, ultimamente. Dobbiamo interrogarlo, potrebbe essere loro complice.”
“Batman...”
Batman si rese finalmente conto che qualcosa non andava.
“Che cosa è successo, Jim? Cos'altro è successo?”
“Merkel. E' morto. Si è suicidato in cella, mentre noi venivamo qui.”
Batman e Gordon si guardarono. Nessuno dei due disse nulla, ma stavano pensando la stessa cosa. Non poteva essere una coincidenza. C'era qualcosa di grosso, dietro a tutto questo. Ed era ben lontano dall'essere finita.

Batman e Gordon stavano guardando i nastri di sorveglianza, insieme ad un tecnico della polizia. Ormai stava albeggiando. Merkel era morto da un paio d'ore.
“Da non credere...” Disse Gordon, guardando le immagini.
“Rimettilo da capo.” Disse Batman.
Il tecnico della polizia rimandò indietro il filmato. In esso si vedeva Merkel che, lentamente e con tranquillità, si avvicinava alle sbarre della finestra. Gli dava le spalle. Appoggiava il mento nell'incavo dei gomiti. Metteva le mani dietro la testa. Intrecciava i polsi dietro la nuca, in un modo che sarebbe stato possibile solo per lui. Afferrava le sbarre con le sue lunghe dita. E, infine,si lasciava cadere di colpo, spezzandosi il collo nel cappio creato con le proprie braccia scheletriche.
Il nastro di sorveglianza mostrava l'ora in cui era successo: le quattro e mezza del mattino.
“Cristo santo...” Mormorò Gordon.
Batman non disse nulla. Continuava a fissare il video, e il corpo senza vita di Merkel. Dopo che gli si era spezzato il collo, era caduto a terra, sgraziato e scomposto. Guardando i suoi resti scheletrici e immobili, a Batman sembrò davvero di fissare un pupazzo.

“Ecco fatto, sir.”
Batman guardò i punti che gli aveva messo Alfred. Ne erano serviti tre, per chiudere la ferita causata dal cacciavite.
“Grazie, Alfred.”
“Di niente, sir. La sua testa sembra a posto, invece. Del resto, ho sempre saputo che era dura.”
Il maggiordomo mise via gli strumenti, mentre Bruce si alzava dal lettino e si dirigeva verso un'altra parte della caverna. Quando ebbe finito di sistemare tutto, Alfred vide che Bruce era andato nell'angolo della caverna dove teneva i suoi costumi. C'erano file e file di vecchi costumi, armature e prototipi. Ognuno nella propria teca o sotto un telo. Ma Bruce stava guardando il suo attuale costume, che era contenuto in una teca isolata dalle altre, posizionata vicino all'armeria e alle fila e fila di gadget.
Bruce guardava il proprio costume, con quello sguardo tormentato e ossessivo che Alfred tanto odiava. Così come odiava tutte le cicatrici che vedeva sul petto e sulla schiena di Bruce. Aveva perso il conto di tutti i punti che gli aveva messo, ormai. Eppure, passava ogni notte temendo che sarebbe giunto il momento. Il momento in cui non gliene avrebbe più potuti mettere. In cui non sarebbe rimasto più nulla da rattoppare. Che, molto semplicemente, ci sarebbe stato un mattino in cui Bruce non sarebbe tornato a casa.
“Sir, la prego, mangi qualcosa.”
“Sarebbero fieri, Alfed?”
“Sir?”
Bruce continuava a fissare il costume, concentrandosi soprattutto sul simbolo nero a forma di pipistrello che ne copriva il petto. Quel simbolo che popolava ogni angolo della caverna, per non dire della sua mente.
“Mamma e papà. Sarebbero fieri di quello che faccio?”
Alfred gli si avvicinò.
“Ma certo che lo sarebbero, sir.”
“Anche in momenti come questo? Quando fallisco?”
Alfed mise la mano sulla spalla di Bruce.
“Soprattutto in momenti come questo, Bruce. Sai perché?”
Bruce si voltò a guardare Alfred.
“Perché saprebbero, come lo so io, che tu ti rialzi sempre. Che giornate come questa non ti fermano ma, anzi, ti rendono ancora più determinato.”
Alfred toccò brevemente la guancia di Bruce, in un gesto che lo fece sentire di nuovo bambino, seppure per un solo istante.
“Non ti dirò che i tuoi genitori avrebbero voluto tutto questo, Bruce. Avrebbero voluto che tu fossi felice, in pace. Ma sarebbero fieri? Fieri di un figlio che mette il bene degli altri prima del suo, sempre e senza eccezioni? Sì. Assolutamente. Non dubitarne mai. Mai.”
Bruce premette un pulsante sulla teca, che affondò lentamente nel terreno, nascondendo nuovamente il costume alla loro vista.
“Grazie, Alfred.”
Alfed annuì, poi i due si avviarono verso l'ascensore.
Sopra di loro, un pipistrello emise un verso stridulo, stiracchiando le ali. Poi, si addormentò nuovamente, stanco dopo una lunga notte di caccia.

FINE CAPITOLO 2



Batman: Caduta Libera - Capitolo 8

CAPITOLO 8  MOSTRI La folla aveva circondato la moto. Occhi vitrei e senza emozioni lo fissavano, mentre i cittadini avanzavano lentamente v...