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venerdì 30 ottobre 2020

Batman: Caduta Libera - Capitolo 8


CAPITOLO 8

 MOSTRI


La folla aveva circondato la moto. Occhi vitrei e senza emozioni lo fissavano, mentre i cittadini avanzavano lentamente verso di lui.
“State indietro.” Li intimò Batman. “Non voglio farvi del male.”
Ma continuarono ad avanzare, indifferenti.
“Maledizione...”
Evidentemente, Jervis aveva ripreso il controllo del segnale. 
“Tic, toc. Tic, toc.” Iniziò a sussurrare qualcuno dei presenti. “Tic, toc, Batman.”
Il cavaliere oscuro tirò fuori un fucile da uno scompartimento laterale della moto. Lo puntò verso il cittadino più vicino, un ragazzo adolescente, e premette il grilletto. Una rete lo avviluppò, facendolo cadere a terra. 
“Dovete svegliarvi.” Disse il detective. “Combattetelo!”
Ma le sue parole furono inutili. Anzi, la folla sembro accelerare il passo. Ormai erano a pochi metri da lui.
Batman prese una granata dalla cintura e la lanciò tra loro. Poi, si infilò rapidamente la maschera antigas. Ci fu un'esplosione, e circa metà dei presenti furono avviluppati da una grossa nube bianca. Uno a uno, caddero a terra, addormentati.
Il Cappellaio Matto poteva anche controllarne le menti, ma l'effetto di quel gas era una questione fisiologica. E, per fortuna, aveva un effetto quasi immediato.
Il cavaliere oscuro si voltò verso i cittadini rimasti, puntando nuovamente il fucile. Sparò un paio di colpi, immobilizzando una signora armata di forbici e un uomo anziano col bastone. Rimanevano circa dieci persone, ormai a solo un paio di metri da lui.
Batman stava per tirare fuori un'altra granata, questa volta abbagliante, quando la folla si bloccò. I loro occhi si riaccesero e iniziarono a guardarsi intorno, confusi e spaventati.
“Dove mi trovo?”
“Ma che diavolo-”
“Batman? Quello è Batman!”
“Ehi, toglietemi questa rete!”
“Ho dovuto fermarvi.” Disse il detective. “Eravate un pericolo per voi stessi e per gli altri.”
“Ma pensa te!” Urlò una donna di mezza età, con aria indignata. “Invece di fermare i criminali, se la prende con la povera g-”
“Chiamate il GCPD.” La interruppe bruscamente Batman. “Vi aiuteranno loro.”
“Bruce! Mi senti?” Era la voce di Lucius, al comunicatore.
“Sono qui, Lucius.”
“Tutto bene?”
“Sì. Ero stato circondato da una folla, ma sono riuscito a tenerli a bada senza fargli del male.”
“Grazie al cielo. Sono mortificato. Tetch era riuscito a riprendere il controllo, ma l'ho fermato di nuovo. Per ora, almeno.”
“Grazie, Lucius. Continua a fare del tuo meglio, io sono quasi arrivato.”
“Si sbrighi, la prego.”
Batman chiuse la comunicazione e ripartì, passando in mezzo ai cittadini addormentati e immobilizzati. Ormai, mancavano solo due isolati.


La vecchia casa in legno sembrava uscita direttamente dai primi anni del novecento. Era alta due piani, aveva un tetto spiovente e sul davanti aveva un grande portico, sempre in legno. 
Una volta, doveva essere stata molto bella, una casa di cui andare fieri.  Ora, però, era alquanto sgradevole e deprimente. La vernice rosa era venuta via, facendola sembrare qualcosa di organico e in decomposizione. Le persiane delle finestre penzolavano, a malapena fissate all'abitazione.
Lo steccato che la circondava doveva essere bianco, un tempo, ma era ormai ingiallito e ricoperto di macchie e graffi. Il prato davanti all'entrata era disordinato, pieno di erbacce e spazzatura.
Sarebbe sembrata abbandonata, non fosse stato per il fumo che usciva dal camino e per la luce che usciva da una finestra del secondo piano.
Batman aprì la porticina cigolante al centro dello steccato e percorse il sentiero lastricato che portava all'entrata. Salì i gradini scricchiolanti che conducevano all'ingresso e osservò la porta.
A differenza del resto della casa, era moderna. E blindata. 
La scansionò con il proprio palmo illuminato e non trovò tracce di esplosivi o meccanismi sospetti. Bene, allora era solo questione di scassinarne la serratura. Fece per tirare fuori gli strumenti dalla cintura, quando si udì uno scatto meccanico. La porta si era aperta da sola.
Da dentro l'abitazione, si sentiva l'odore di muffa, misto a quello di tè e cavi elettrici surriscaldati.
Il cavaliere oscuro colse l'invito e, stringendo i pugni, entrò nella casa.
La porta si richiuse alle sue spalle.


L'interno della casa era un caotico miscuglio di vittoriano e tecnologico. C'erano dipinti ad olio, fiori secchi e centrini ricamati, ma anche componenti elettronici e cavi che andavano in tutte le direzioni. Praticamente su ogni superficie visibile, si poteva trovare una tazza di tè abbandonata, con intorno dei biscottini mangiati solo in parte. Grossi scarafaggi scorrazzavano ovunque, godendosi quella libidine zuccherosa.
Batman si guardò intorno, sulla difensiva. Se Jervis Tetch l'aveva fatto entrare di sua volontà, doveva esserci una qualche trappola. Avanzò lentamente, cercando le scale che portavano al piano di sopra.
Si udì il suono di un microfono che veniva acceso, e la voce del Cappellaio Matto riempì la casa.
“Tu non ti fermi mai, vero? Curiosissimo e sempre più curiosissimo. Proprio come Alice. Ma ormai, sei quasi alla fine della tana del Bianconiglio. Puoi smettere di cadere, ora.”
Batman vide che c'erano degli altoparlanti, fissati negli angoli delle stanze.
“E' finita, Jervis. Arrenditi.”
“No.”
La semplicità di quella risposta prese Batman momentaneamente alla sprovvista. Nessun monologo, nessuna giustificazione. Nessuna minaccia in rima. Solo quel tono di voce freddo e determinato.
“Jervis, so cosa ti hanno fatto ad Arkham.”
Ci fu un momento di silenzio.
“E così, hai parlato con Stevens.”
“Sì.”
“Conosci tutte le persone coinvolte? Proprio tutte?”
“Sì. L'infermiere. L'inserviente. Arkham. Fines. Jameson. Li hai uccisi tutti, ormai.”
“Sì. Ora tocca all'intera città.”
“Perché?”
“Se me lo chiedi, allora non hai ancora capito tutto.
“Ciò che ti è stato fatto è sbagliato, Jervis. Mostruoso.”
“Sì, lo è.”
“Ma lo è anche quello che hai fatto tu. Non hai il diritto di causare tanto male. Nessuno ha quel diritto. E ora devo fermarti, lo sai.”
Ci fu un altro momento di silenzio, poi arrivò la risposta del Cappellaio. Il tono era sommamente crudele, sprezzante.
“E allora vieni.”
Batman arrivò ad un grosso salotto. Divano e poltrone erano di velluto verde, completamente ricoperti di polvere. Lo erano anche la cristalleria, piena di tazzine e piattini, e il tavolino. Il tappeto era lercio, ricoperto di macchie e scarafaggi. Lì, non c'erano componenti elettronici o tazze di tè. A quanto pare, Tetch non usava molto quella stanza.
Il cavaliere oscuro stava seguendo i cavi elettrici sul pavimento. Era logico pensare che l'avrebbero condotto a Jervis.
Stava per uscire dal salotto, quando udì un leggero scricchiolio alle sue spalle e si voltò di scatto.
Il fendente lo mancò di appena un centimetro. Batman vide i propri occhi riflessi nel metallo della lama. Con un calcio, allontanò l'assalitore, che arretrò di qualche metro ma non lasciò cadere il coltello.
Era Victor Zsasz. Non indossava una maglietta e le numerosi cicatrici sul suo corpo, una per ogni sua vittima, erano molto evidenti, persino nella debole luce di quella casa.
Batman vide che, cucita sulla sua fronte, c'era una carta con scritto “10/6”.
“Sei stato bravo a fermare il mio segnale, Batman.” Disse la voce di Jervis dagli altoparlanti.” Per fortuna, avevo usato un metodo più... tradizionale, con il caro Victor. E' meno sofisticato, ma lo rende comunque un ottimo burattino.”
Zsasz gli corse incontro, brandendo il coltello. Batman evitò i suoi colpi e gli diede un possente cazzotto, colpendogli il mento. Il serial killer cadde a terra, ma non perse i sensi. In un attimo, fu di nuovo in piedi. La manipolazione del Cappellaio Matto li rendeva estremamente resistenti.
“Non sarà così facile, Batman.” Ridacchiò Jervis.
Batman corse incontro a Zsasz. Schivò un altro fendente e gli afferrò la vita. Poi, con un grugnito, lo sollevò e lo scagliò contro la cristalleria, mandando in mille pezzi il suo contenuto e spargendo cocci di vetro per tutta la stanza. 
Purtroppo, anche stavolta, il killer si rialzò quasi subito.
“Dimmi una cosa, Jervis.” Disse il cavaliere oscuro, riprendendo fiato.
“Cosa vuoi sapere, prima di morire?” Gli rispose il criminale, con tono volutamente annoiato.
Batman parò l'ennesimo colpo di Zsasz con le punte dei propri avambracci, poi gli afferrò il polso e lo spezzò. Il suono fu estremamente forte, come se qualcuno avesse spezzato un bastoncino nel mezzo di un bosco. Il coltello cadde a terra, la mano ormai inservibile, ma Victor non urlò. Era come combattere uno zombie.
Tanto per confermare questo pensiero, Victor gli morse il collo. Nonostante la protezione del costume, fu comunque estremamente doloroso. Batman gli diede una testata e lo allontanò con un cazzotto.
“Perché ora, Jervis?” 
“Non capisco la domanda.”
Il detective colpì le caviglie di Zsasz, facendolo cadere a terra. Poi, veloce come un'ombra, gli afferrò una gamba e torse. Ci fu un altro schiocco. Fece lo stesso con l'altra gamba.
Persino in quel momento, Zsasz continuò a cercare di graffiargli la faccia con la mano integra.
Batman si portò dietro di lui e gli prese il collo nell'incavo del braccio. Con l'altra mano, tirò fuori un batarang e si mise a tagliare i punti di sutura che fissavano la carta alla sua fronte. Era chiaramente l'unica soluzione.
“Perché fai tutto questo proprio adesso, Jervis? Quello che ti fu fatto ad Arkham è avvenuto anni e anni fa. Ma questa tua crudeltà è una cosa nuova. Non ti eri mai spinto così oltre.”
“Già.”
Batman tolse l'ultimo punto di sutura e gettò via la carta. Zsasz batté un paio di volte le palpebre, poi iniziò ad urlare per il dolore delle ossa rotte e per la confusione.
“Dove mi trovo? Ma che caz-”
Batman lo stordì con un cazzotto. Brutta nottata, per Victor Zsasz. Riprendendo fiato, il cavaliere oscuro si alzò in piedi. Inutile legare il serial killer, non sarebbe andato da nessuna parte.
“Quindi qual è stato il fattore scatenante, Jervis? Me lo vuoi dire? Ci siamo solo io e te, ormai. In un modo o nell'altro, finisce qui. Stanotte. Dimmi cosa è successo.”
Un lungo, lungo momento di silenzio. Poi, Jervis iniziò ad urlare, facendo gracchiare tutti gli altoparlanti.
“PERCHÉ'? TU OSI CHIEDERE PERCHÉ? E SARESTI IL DETECTIVE? COSA È SUCCESSO QUASI UN ANNO FA, BATMAN? COSA SUCCEDE A GOTHAM, OGNI QUATTRO ANNI, A NOVEMBRE?”
Batman sgranò gli occhi. Aveva capito.
“Le elezioni.”
“LE ELEZIONI!” Ripeté Jervis, con una voce che non si sarebbe mai potuta immaginare, sprigionata da un uomo così piccolo. “TUTTA LA CITTÀ, QUESTA DIGUSTOSA CITTÀ, SI E' RIUNITA PER VOTARE. E CHI HA VOTATO? CHI HA SCELTO? JAMESON! QUELLO SPORCO VERME!
Jervis riprese fiato, ansimando. Quando riprese a parlare, il tono era più pacato, ma non c'era comunque musicalità nella sua voce. Quel suo solito tono, il tono di chi è un po' perso tra le nuvole e ama citare poesie e filastrocche, non c'era più.
C'era solo furore.
“Un plebiscito, Batman. Così lo hanno chiamato. Il 78% dei voti. Questa ripugnante città ha scelto un uomo del genere per rappresentarla. Ed è giusto così, infatti. La rappresenta eccome. È allora che ho capito, cavaliere oscuro. Ho capito che questa città è marcia fino al midollo. Non è un paese delle meraviglie. È molto, molto più folle. E anche molto, ma molto più triste. È un paese di orrori. Un paese di violenza, di sangue e di crudeltà. È tutto ciò che conosce ed e è tutto ciò che, sotto sotto, brama. Quindi, ho deciso di dargli quello che voleva. Quello che meritava. Ho deciso di diventare davvero ciò che hanno tentato così disperatamente di rendermi. Un mostro.”
“C'è del bene, in questa città, Jervis. Persone buone.”
“Non mi interessa. Se fossero davvero buone, non sarebbero qui.”
Batman non disse nulla. Era chiaro che nulla avrebbe potuto farlo ragionare, a questo punto. Non con tutta quella rabbia e quel dolore che gli ottenebravano la mente. Aveva ragione, ormai era un mostro. Il tempo di capirlo era finito. Ora, andava solo fermato.
“Vengo a prenderti Jervis.”
“Ti aspetto, Batman. “
Gli altoparlanti si spensero. Per un istante, prima che il suono fosse spento, al cavaliere oscuro sembrò di udire un singhiozzo.


I cavi lo condussero alle scale. I gradini erano ricoperti di velluto rosso e ogni suo passo sprigionava una piccola nuvola di polvere.
Arrivato in cima, si ritrovò all'inizio di un corridoio. Il pavimento in legno era molto bello, persino dopo anni di abbandono, ma il soffitto alto e le pareti strette davano un vago senso di claustrofobia. La carta da parati marroncina, ormai fatiscente, e i quadri storti non aiutavano. C'erano alcuni ritratti, dipinti a olio probabilmente appartenuti ai vecchi proprietari, ma c'erano anche dei disegni che erano stati chiaramente appesi da Jervis stesso. Erano illustrazioni prese da Alice nel Paese delle Meraviglie. C'erano la Lepre Marzolina, lo Stregatto, Humpty Dumpy, la Regina di Cuori, Alice stessa. E, naturalmente, Il Cappellaio Matto. 
Il vetro delle cornici era rotto, come se qualcuno li avesse prese a pugni ripetutamente. 
In fondo al corridoio, c'era una porticina verde. I cavi finivano tutti sotto di essa. Il detective vide che erano stati fatti dei buchi nel legno, per permetterne il passaggio. Si udivano anche le note di un vecchio grammofono, gracchianti e lugubri. Uno stridulo violino che urlava le sue canzoni di angoscia.
Batman arrivò davanti alla porta. Prima di aprirla, attivò lo scanner del cappuccio. Non individuò trappole o esplosivi. Se c'erano congegni elettronici, erano stati spenti. L'unica attività che riusciva a vedere era un fuoco scoppiettante, in un angolo. Tetch era seduto poco lontano, dietro una scrivania. Se ne stava immobile.
“Sono qui, Jervis.”
“Lo so. Entra.”
Batman girò la maniglia e percorse la soglia.
Era un piccolo studio, illuminato solo dalla luce del fuoco nel camino. Tetch sedeva su una grossa poltrona, dietro una splendida scrivania in rovere. L'enorme mole della poltrona imbottita lo faceva apparire ancora più piccolo.
Intorno a lui, era pieno di libri polverosi, componenti elettronici e altre tazze di tè abbandonate. Grosse tende di velluto rosso coprivano le finestre, dando la sgradevole impressione di trovarsi dentro una bara.
Batman vide che i cavi salivano sulla scrivania, andando ad inserirsi nel cilindro verde scuro che il criminale portava in testa. Davanti a lui, sulla scrivania, c'era un dispositivo, grande all'incirca quanto una vecchia macchina da scrivere. Era un insieme di cavi e lampadine, ed era sormontato da una grossa antenna, alta circa un metro e spessa quanto un piede di porco. Anche il dispositivo era collegato al cappello, naturalmente.
“E così, è quella la macchina con la quale hai fatto tutto questo.” Disse il detective.
“Sì.” Rispose il Cappellaio. “Chiedo scusa per l'aspetto rozzo, ma fa il suo lavoro, non è vero?”
Batman digrignò i denti, poi si avvicinò alla scrivania ed estrasse il taser elettrico.
“Togliti il cappello e alza le mani, Jervis. È finita.”
Jervis lo fissò, con un sorriso triste.
“Cosa potrei mai fare, Batman? Il segnale è ancora interrotto. E, comunque, tu non hai addosso uno dei miei chip. Non posso fare nulla.”
“Il cappello, Jervis. Ora!”
“Perché difendi questa città, Batman? Tu, più di tutti, sai quanto è putrida. Quanto è senza speranza. Lo vedi tutti le notti, non è forse vero? Tu sei un uomo con dei principi, lo so. Non appartieni a un posto del genere. Sei come Alice. Fuori posto. Un intruso in un mondo folle.”
Batman si avvicinò di un altro passo e puntò il taser dritto alla testa di Tetch.
“Il cappello, Jervis!”
Jervis sospirò, alzando le mani. 
“Se la metti in questo modo... No.”
Si udì il suono di un interruttore. Il cavaliere oscuro capì, troppo tardi, che era stato attivato dal piede di Tetch, nascosto dietro la scrivania. Le lampadine sul dispositivo si accesero. 
Un dolore tremendo gli attraversò la testa, e il taser gli cadde per terra.
“Come- Come è possibile?” Esclamò Batman, cadendo in ginocchio per il dolore. “Il segnale-”
Jervis scese dalla poltrona, sorridendo. Il cavo che lo collegava alla macchina era abbastanza lungo da permettergli di avvicinarsi alle tende.
“Oh, povero Batman... Sì, il segnale è stato bloccato in tutta la città. E tu non hai chip addosso. Ma vedi...”
Jervis aprì le tende. Il detective vide che non c'erano finestre, sotto di esse. C'erano grossi circuiti, ora sfrigolanti.
“Ho trasformato questa stanza in un enorme ricevitore. Il segnale non ha bisogno di uscire e io non ho bisogno di microchip, qui dentro. Perché è come se tu ti trovassi dentro un microchip, Batman. Sei piccolo piccolo. Come la dolce Alice, quando morse il fungo. E ora, sei mio.”
Batman si rese conto che non era solo il dolore, a farlo rimanere in ginocchio. Sentiva la volontà di Tetch, nella sua testa. Che gli imponeva di rimanere fermo. Che gli imponeva di arrendersi.
“Te l'avevo detto, Batman. Ti avevo detto di avere paura.”
Era come se una mano enorme gli stesse stringendo le tempie. Era pura agonia. Ma, ancora peggio era l'incapacità di muoversi. Non sentirsi padrone del proprio corpo.
Jervis alzò il volume del grammofono, gli occhi chiusi in un'espressione soddisfatta. La lugubre musica echeggiò per lo studio.
“Ti chiedo scusa, il processo sembra essere più doloroso dei normali chip o delle carte. Ma questo dolore può finire, se ti arrendi.”
I due uomini si guardarono. Gli occhi bianchi e furiosi di Batman trovarono quelli piccoli e vagamente strabici di Jervis.
“Mai.”
Tetch sospirò.
“Maledizione, è finita, Batman! Non costringermi a farti più male del necessario! Cedi!”
“N-No...”
Il Cappellaio Matto gli si avvicinò. 
“Lasciati andare, Batman. Non deve essere così doloroso, sai? Se ti arrendi, posso darti la pace. Posso darti quello che più desideri.”
“Tu non sai cosa desidero, Jervis!”
Tetch sorrise, con tristezza.
“No, ma tu sì. Lasciati andare, e io darò pace alla tua mente. Sarai libero di immaginare la vita che vuoi. Il mondo che vuoi. E di viverci, senza pensieri, per sempre. Qualunque terribile torto ti sia stato fatto, qualunque dolore ti spinga a essere Batman ogni notte, può sparire per sempre. Posso darti la felicità, se me lo permetti.”
Il dolore gli stringeva la testa. La voce di Jervis gli echeggiava nella mente, come un riverbero. Quella maledetta musica gli trapanava i timpani.
Una parte della mente di Batman non poté fare a meno di immaginare la vita di cui parlava Jervis. Un mondo dove i suoi genitori non erano morti. Un mondo senza ingiustizie. La possibilità di abbracciare di nuovo sua madre e suo padre. Di essere abbracciato da loro. Di parlarci. Di sentirli ridere. Di essere, semplicemente, Bruce Wayne.
Una vita felice...
Ma no. Non era possibile. Non era reale. Un mondo dove i suoi genitori erano vivi, dove lui era felice, non era più possibile. E c'era un solo modo per ottenere un mondo meno ingiusto: rialzarsi in piedi. Continuare a lottare.
Lentamente, Batman si alzò. Il dolore era lancinante, ma si alzò ugualmente.
Il volto di Jervis inizò a irrigidirsi, come quello di qualcuno che sta facendo un grosso sforzo. I circuiti sulle pareti iniziarono ad emanare del fumo.
“No, non è possibile! Perché? Perché ti opponi? Perché non ti arrendi?!”
Il cavaliere oscuro raddrizzò la schiena e fissò il volto di Jervis Tetch.
“Perché non posso e non voglio.”
Alcuni dei circuiti avevano preso fuoco. Il criminale li osservò per un istante, sconvolto.
“No, nessuno ha una mente così forte! S-Sei... Sei un mostro!”
L'eroe sorrise leggermente.
“Sono Batman.”
Sangue iniziò a uscire dal naso del criminale. La stanza era ormai in fiamme.
“No, no, no! È impossibile! Impossibile!”
Jervis estrasse una pistola e fece per puntarla contro di lui. Per un momento, Batman rivide l'uomo che aveva ucciso i suoi genitori. In quel momento, lui e Jervis erano uguali. Uomini che si arrogavano il diritto di decidere il destino altrui. Mostri.
Nonostante il dolore e nonostante il suo corpo gli sembrasse pesare una tonnellata, il cavaliere oscuro afferrò il braccio di Tetch e lo costrinse a far cadere la pistola. Finì a terra, accanto al taser elettrico.
Ormai il sangue usciva copiosamente dal naso di Jervis, e uno dei suoi occhi era diventato rosso, colmo di capillari esplosi. Proprio come i suoi dispositivi, stava andando in pezzi.
“Arrenditi, Jervis! Lo sforzo ti ucciderà!”
“No, non è giusto! Gotham deve pagare!”
“Arrenditi!”
“No! Non mi riporterai ad Arkham! Mai più! Mai p-”
Il viso del Cappellaio Matto si afflosciò, come se qualcuno lo avesse spento. 
“Oh... Curiosissimo...”
Il criminale cadde a terra, privo di sensi. Il dolore nella testa di Batman passò improvvisamente e il suo corpo ridiventò normale, completamente libero dal controllo di Tetch.  
Ormai, erano circondati dalle fiamme e nello studio mancava l'aria. Il calore era insopportabile e il bagliore del fuoco accecante. Il grammofono si stava sciogliendo e la musica non c'era più. Batman toccò il collo di Jervis, per accertarsi che fosse vivo. Lo era, ma il suo battito era molto irregolare.
Il cavaliere oscuro se lo caricò in spalla, poi corse incontro al muro di legno e gli diede un possente calcio, con un grugnito. Crollò con facilità, e i due uomini si ritrovarono fuori. 
Planando, Batman portò il corpo senza sensi di Tetch fino al prato. Sbilanciato dal peso aggiuntivo di Tetch, atterrò malamente ed entrambi caddero di schiena. 
L'eroe si rialzò, tossendo e riprendendo fiato. Dopo il fuoco e il fumo, persino l'aria sporca e fredda di Gotham sembrava meravigliosa. Cercò di nuovo il battito di Tetch e sentì che era diventato più regolare.
In lontananza, iniziavano a sentirsi delle sirene. Jim stava arrivando, a quanto pare. 
Batman guardò la casa. Per ora, bruciava solo il secondo piano. Era ancora in tempo. Corse di nuovo dentro, dall'ingresso principale, e andò a recuperare il corpo di Victor Zsasz. Un minuto dopo, lo fece cadere accanto a quello di Jervis. Erano entrambi vivi, sebbene malconci.
La tentazione di lasciarsi cadere a terra accanto a loro era forte, si sentiva davvero esausto, ma resistette. 
Aspettò l'arrivo di Jim e continuò a guardare la casa in fiamme, ancora incapace di credere che quel lungo, lungo ottobre fosse finalmente finito.



UNA SETTIMANA DOPO


Bruce sedeva dietro le quinte, rileggendo i suoi appunti. Era quasi mezzogiorno, la conferenza stampa sarebbe incominciata in poco meno di cinque minuti.
“Signor Wayne...”
Il miliardario alzò lo sguardo. Era Jim Gordon. Sembrava estremamente a disagio.
“Salve, commissario. Come sta?”
“Io- Bene, grazie. Senta, se non le dispiace, vorrei darle un consiglio.”
Bruce sorrise, già immaginando cosa avrebbe detto.
“Certo, mi dica.”
“So cosa intende dire, oggi. E lo rispetto. Anzi, direi che lo condivido. Ma non credo sia una buona idea, dirlo ora. Non dopo tutto quello che è successo.”
Bruce si alzò in piedi.
“La ringrazio, commissario. Per l'avvertimento e per il suo sostegno. Ma credo che questo sia esattamente il momento giusto, per questo discorso. Prima che la città si rifugi nell'apatia e finga che non sia mai successo nulla.”
“Mi sembra un giudizio severo, il suo.”
Bruce sorrise, con tristezza.
“Amo questa città, commissario. La amerò sempre. Ma credo che dobbiamo fare di meglio, come comunità. E spero di poterla spronare, in questo senso.”
Gordon sospirò.
“Sì, capisco cosa vuole dire. D'accordo, faccia come crede. Le auguro buona fortuna.”
Gordon gli porse la mano e Bruce la strinse.
“Grazie, commissario.”
“Credo sia quasi ora.”
“Sì, un minuto e mi chiameranno.”
Gordon gli lasciò la mano e tirò fuori delle gomme alla nicotina. 
Bruce le guardò e sorrise.
“Sta smettendo di fumare?”
Gordon annuì.
“Sì, è un vizio stupido.”
“È vero. Beh, stia bene. A presto.”
Gordon annuì e gli diede le spalle.
“A presto, signor Wayne. Mi raccomando, cerchi di riposarsi un po'. Se l'è guadagnato.”
“Cosa vuole dire?”
Gordon si allontanò.
“Che il turno di notte è massacrante, anche per uno in gamba come lei.”
Bruce non disse nulla, osservando il suo amico che andava via.
“Signor Wayne?” Disse un nervoso dipendente del comune, correndogli incontro. “Siamo pronti per lei!”
“Grazie... Steve, giusto?”
Il dipendente sorrise.
“Sì.”
“Grazie, Steve. Arrivo.”


C'erano ancora più persone di quante non fossero presenti alla conferenza di Jameson, notò Bruce.
Schiere e schiere di giornalisti e, dietro le transenne, centinaia di cittadini curiosi. Molti pensavano che volesse annunciare la sua candidatura a sindaco, ma erano in errore. 
Bruce sorrise e salutò il pubblico, poi tirò fuori il discorso e prese un grande respiro.
“Buongiorno, Gotham. Mi rivolgo a tutti voi, oggi, perché ho qualcosa da dire. Qualcosa che reputo molto importante e che, spero, avrete la gentilezza di prendere a cuore.
Come sapete, solitamente mi trattengo dall'apparire in pubblico per questioni così serie. Molti di voi mi vedono come un playboy edonista, con molti soldi e poche inibizioni. Un'immagine che, lo ammetto, mi dona abbastanza e non combatto con particolare impegno.”
Ci furono delle risate.
“Ma gli eventi delle ultime settimane mi hanno fatto riflettere. I miei genitori hanno sempre voluto il meglio per questa città, e anche io lo voglio. Credo quindi che sia giunto il momento per me di pronunciarmi e fare qualcosa. Qualcosa che vada oltre le donazioni di beneficenza e gli eventi mondani. Qualcosa che abbia un significato.”
Bruce prese fiato.
“Tutti voi sapete ciò che ha fatto Jervis Tetch, alias Il Cappellaio Matto.”
Dalla folla di cittadini si sollevò un boato rabbioso, nel sentir pronunciare quel nome. 
Bruce annuì.
“Sì. Ciò che ha fatto è mostruoso. È ignobile. È, semplicemente, imperdonabile.”
La folla applaudì.
“Come tutti voi, sono felice di sapere che è rinchiuso. Inoltre, mi è stato detto che potrebbe non uscire mai dal coma. Questo, ne sono certo, aiuterà molti di voi a dormire la notte.”
Altri applausi.
“Capisco il vostro sollievo e capisco la vostra rabbia. Li condivido. E so bene come ci si sente, a perdere qualcuno che si ama per le azioni di un criminale.”
Silenzio rispettoso.
“Ma vi chiedo anche di ripensare a ciò che abbiamo scoperto. Riguardo ad Arkham Asylum. Riguardo al suo personale. Riguardo al sindaco Jameson.”
Ci fu un enorme silenzio, quasi assordante. Si sarebbe potuto udire il suone di un ago che cadeva a terra.
“Ciò che hanno fatto è, anch'esso, mostruoso. Hanno preso un uomo malato e, invece di sottoporlo a delle cure, lo hanno torturato e marginalizzato. Lo hanno reso un mostro capace di ferire questa città in un modo che nessuno avrebbe potuto immaginare.”
Iniziò ad esserci un borbottio irritato dalla folla. Bruce alzò una mano.
“Non mi sentirete mai, MAI, affermare che questo giustifichi le azioni di Jervis Tetch. Nessuno, e voglio che questo sia chiaro ora e sempre, ha il diritto di fare del male agli altri. Di ferirli, di abusarne, di ucciderli. Ma questo vale anche per chi è dal lato giusto delle cose. Soprattutto per chi è dal lato giusto delle cose. Chi dice di avere a cuore la giustizia. Chi dice di amare le persone e la città. Chi vuole sicurezza, ordine e pace.”
Bruce prese nuovamente fiato. Vedeva bene che gran parte del pubblico era irritata, ma era importante finire il discorso.
“Il sindaco Jameson ha sbagliato. Arkham Asylum ha sbagliato. E, se fingiamo che non sia così, se diamo ascolto a quella parte di noi che vorrebbe semplicemente torturare persone come Jervis Tetch, allora sbagliamo anche noi. È  per questo che, in aggiunta ai fondi che ho stanziato per aiutare le vittime e rimediare ai danni subiti dalla città, intendo annunciare la creazione di due nuovi enti: la Wayne Mental Health Association e la Gotham Ethical Commity. La WMHA, in accordo con il governatore dello stato e le autorità di Arkham, si occuperà di riformare il sostegno psicologico in questa città e monitorarne la qualità. La GEC invece, sempre in accordo con le autorità, si occuperà di monitorare gli abusi all'interno delle forze dell'ordine, degli ospedali e della procura. Affinché cose come questa non possano succedere mai più. Arkham avrebbe dovuto curare Jervis Tetch e non l'ha fatto. Le autorità non avevano il diritto di coprire gli abusi, ma l'hanno fatto.
Non miriamo solo a punire questi crimini, miriamo a prevenirli. Se Jervis Tetch non fosse stato torturato, non sarebbe diventato un mostro.”
Bruce guardò la folla, sopportando gli sguardi sprezzanti di molti cittadini e di alcuni giornalisti.
“Sono sicuro che anche voi, come me, siete stufi di vedere mostri in questa città. E che non li vogliate da nessuna parte. Che sia per strada, nell'amministrazione o allo specchio.
Questo è ciò che vi chiedo, oggi: siate il meglio di voi stessi. Non lasciate che l'odio vi renda ciechi e crudeli. Non è giusto e, come abbiamo visto, non porta nulla di buono.
Io sono nato fortunato, ho tanto da dare. E intendo dare tutto ciò che ho, per proteggere e migliorare Gotham. Chiedo solo il vostro aiuto. Grazie.”
Ci furono degli applausi, ma perlopiù fischi e urla indignate. I giornalisti, invece, iniziarono subito a fare domande.
“Signor Wayne, lei sta forse affermando che uno psicologo potrebbe curare qualcuno come il Joker? Che dovremmo mirare a questo?”
“La ringrazio per questa domanda. No. Non sono naive, signori. Non penso che tutti possano essere riabilitati. La mia iniziativa in nessun modo vuole essere un'alternativa alle misure di sicurezza o alla lotta contro il crimine. Al grande impegno di uomini come James Gordon.”
“O Batman?” Chiese un altro giornalista.
Bruce annuì, senza esporsi troppo.
“I mostri esistono. E vanno fermati. Quello che sto dicendo è che forse ce ne sarebbero meno in giro, se li avessimo presi in tempo. Quando c'era una possibilità. Che si poteva impedire che diventassero un pericolo. Fermiamo i mostri di oggi e lavoriamo per un futuro in cui ce ne saranno molti, molti di meno.”
Altri applausi, più convinti. Ci furono dei fischi, ma meno rumorosi di prima.
“Inoltre.” Aggiunse Bruce. “Lottiamo affinché i mostri siano solo dall'altra parte e non tra le nostra fila. Altrimenti, la nostra battaglia perderà di significato.”
Altri applausi, ma nuovamente freddi. 
Le domande proseguirono per una ventina di minuti, poi la conferenza finì. Era molto evidente che a tanti dei presenti le parole di Bruce avessero lasciato l'amaro in bocca.
Ma, del resto, si poteva uscire da quella storia senza un qualche tipo di amarezza?


Bruce si diresse verso la propria automobile, dove c'era Alfred ad aspettarlo.
“Un lodevole discorso, sir.”
“Grazie, Alfred.”
Il miliardario entrò in macchina e Alfred mise in moto.
“Temo, però, che non abbia ottenuto il consenso di tutti cittadini. Non per ora, almeno.”
“No, infatti.”
“Le sue parole sul prevenire questi mostri sono piaciute. Ma temo che la gente non abbia molta voglia di guardare gli abusi all'interno delle forze dell'ordine o della procura. Vogliono un solo nemico, uno semplice da individuare e che preferibilmente indossi un costume colorato.”
“Sì. Temo di sì.”
“Non si demoralizzi, sir. Vedrà che, se i suoi progetti faranno stare meglio la città, le persone cambieranno atteggiamento.”
Bruce annuì, serio.
“Posso solo fare del mio meglio, Alfred. Non è vero?”
“Come tutti, sir.”
“Sì.” Disse Bruce, osservando i grattacieli di Gotham che si estendevano a perdita d'occhio. “Come tutti.”


Notte fonda. La luna calante si stagliava, luminosa, nel cielo rosso di Gotham.
“Sapevo che ti avrei trovato qui.”
Batman si voltò a guardare Catwoman. La ladra gli venne incontro, sorridendo. Il suo costume nero scintillava sotto i neon di Gotham.
“Come facevi a saperlo?”
“Vedi, hai questa tendenza a rimuginare sul passato e le cose brutte. Dovresti lavorarci.”
La ladra si sedette sul cornicione, mentre il cavaliere oscuro rimase in piedi. Insieme, osservarono il palazzo adiacente.  C'erano ancora i sigilli della polizia, nell'appartamento di Gary Fines. Si riuscivano a vedere, attraverso la finestra. 
Era lì che era iniziato tutto. Il primo di molti, molti morti. 
“È  finita, Bats. Davvero, questa volta. Dovresti prenderti qualche giorno di ferie.”
“Sai bene che non posso.”
“Dì piuttosto che non vuoi.”
“Non posso e non voglio.”
Catwoman sorrise.
“Giusto riassunto, sì.”
Catwoman si rialzò in piedi.
“Hai fatto un ottimo lavoro, Batman. Devi essere fiero di te.”
“Tu mi hai aiutato.”
“E infatti sono fiera di me.” Disse la ladra, con un sorriso stizzito. “Possibile che tu non sappia mai accettare i complimenti?”
“Ho preso da Alfred.”
Catwoman sorrise.
“Davvero, Bruce. Datti tregua. Anche tu meriti un po' di pace, ogni tanto. Qualcosa di bello.”
“Sono felice che Gotham sia al sicuro.”
“Non è quello che intendevo.”
“Mi basta, Selina. Mi è sempre bastato.”
Catwoman gli mise una mano sulla spalla e lo fece giare verso di lei.
“Ma meriti qualcosina di più.”
“Cosa-”
Lei lo baciò, chiudendo gli occhi e stringendolo a sé. Sembrò durare un'eternità. Il vento ululò intorno alle due figure mascherate e, per un istante, la città non esistette più. Batman sentì i muscoli rilassarsi e, per la prima volta da settimane, si concesse di non essere preoccupato. Di abbassare la guardia. Di sentirsi quasi felice.
Poi, nel cielo apparve il bat segnale.
Non senza gentilezza, Batman allontanò Catwoman.
“Il segnale.”
Catwoman riaprì gli occhi e guardò il cielo.
“Ovviamente...”
“Devo andare, lo sai.”
Lei gli sorrise, un po' tristemente.
“Oh, lo so bene. Ci vediamo, Bats.”
Gli diede una piccola carezza alla spalla, poi saltò nel vuoto, sparendo tra i grattacieli.
Dopo un attimo di riflessione, Batman si avviò verso il GCPD, chiedendosi quanto fosse grave.
Se la città, che aveva appena salvato dal baratro, fosse di nuovo in caduta libera. Se smettesse mai davvero di esserlo.
Ma, del resto, che differenza faceva? Lui non avrebbe mai smesso di porgere la mano per afferrarla. Non avrebbe mai rinunciato a salvarla, prima che cadesse davvero.
Non poteva e non voleva. 
Perché era Batman. 


FINE 























martedì 22 settembre 2020

Batman: Caduta Libera - Capitolo 7


CAPITOLO 7

 PARANOIA

Nonostante fossero solo le sei del pomeriggio, la luna era già sorta, come un occhio rabbioso che spiava la città attraverso lo smog rossiccio. Il freddo vento di ottobre scuoteva i rami degli alberi e faceva volare vecchi giornali e buste di plastica, come uno stormo di orrendi uccelli.
Batman osservò la scientifica che portava via i poveri resti del sindaco e degli uomini che avevano cercato di proteggerlo. Si chiese se il sangue sarebbe mai venuto via dall'asfalto, e quanti spettatori della conferenza stampa sarebbero riusciti a dormire, quella notte.
La folla inferocita si era poi calmata e i vari responsabili erano tornati in sé. Erano molto confusi e nessuno ricordava nulla, naturalmente. La polizia li stava visitando uno per uno, alla ricerca dei microchip. Finora, ne avevano tolti una ventina.
L'anziana signora che aveva decapitato il sindaco aveva avuto un malore, nel vedere le proprie mani sporche di sangue, ed era stata portata di urgenza all'ospedale.
“Cristo, che macello.” Disse uno dei coroner, guardando nella direzione di Batman. “Come è potuto succedere?”
Il cavaliere oscuro scosse la testa.
“Abbiamo tutti sottovalutato Jervis Tetch. Non capiterà più.”
“A questi qui, no di certo.” Disse il coroner, indicando le buste contenenti i cadaveri.
“Già.”
Il ricevitore del cappuccio vibrò. Era in arrivo una chiamata.
“Pronto.”
“Batman, sono io.”
“Jim. Dove sei?”
“Sono in ufficio. Mi dispiace non poter essere lì, ma questo casino ha sollevato un vespaio che non ti dico. Mi stanno telefonando pezzi grossi da tutto lo stato. Da tutto
il paese. Alcuni mi hanno dato la colpa, come se avessi potuto prevedere una cosa del genere!”
“Mi dispiace, Jim.”
“Non ha importanza. La cosa importante, ora, è trovare Tetch.”
“Sì.”
“Che idioti, siamo stati. Pensavamo che controllasse solo i criminali e chi gli serviva, come quel poveraccio di Stine. Non ci è venuto in mente che potesse controllare anche gente normale.”
“E' colpa mia, Jim. Pensavo che avesse un solo ripetitore. Ma, evidentemente, ne controlla vari. Forse tutti quelli della città.”
“E non possiamo abbatterli tutti.”
“Potremmo, ma credo sia più importante trovare la fonte. Farla finita davvero.”
“Sì, lo credo anche io. Cosa intendi fare?”
“Ho un paio di idee.”
“Allora corri, vai a lavorarci. Inutile che rimani lì, ormai il danno è fatto.”
“D'accordo. Ti chiamo se ho delle novità.”
“Ci conto.”
La chiamata fu chiusa.
Batman si allontanò silenziosamente dalla scena del delitto e si diresse verso la moto, che aveva nascosto in un vicolo fatiscente a mezzo isolato di distanza.
Il vento continuava a ululare, come se la città stessa stesse urlando di paura. E, del resto, chi avrebbe potuto biasimarla?

“Un notevole risultato, sir. Ma non avrebbe fatto prima, con l'aiuto di Lucius?”
“Indubbiamente. Ma Lucius ha altro da fare, Alfred. Gli ho affidato un altro compito.”
“Capisco.”
Bruce finì di inserire l'ultima vite. Il dispositivo era completato. C'erano volute circa tre ore.
“E' sicuro che funzioni?” Chiese il maggiordomo.
“Dovrebbe.”
Bruce puntò il dispositivo verso il tavolo da lavoro. Una quasi impercettibile luce violacea lo colpì, facendo luccicare il microchip del Cappellaio Matto. Il dispositivo aveva due lampadine, una verde e una rossa. Quella rossa si illuminò, reagendo alla presenza del chip.
“Perfetto.”
Alfred appoggiò un vassoio, contenente la cena di Bruce, sul tavolo. Poi raddrizzò la schiena e mise le mani dietro la schiena.
“Faccia pure, signorino.”
Bruce lo guardò.
“Scusami, Alfred. Ma devo essere sicuro.”
“Lo so. Vada, le ho detto.”
Bruce scansionò Alfred dalla testa ai piedi. La lampadina verde si illuminò.
“Tutto a posto. Non ci sono chip, su di te.”
Alfred annuì e si allontanò, con un leggero sorriso.
“Difficile mettermi addosso un chip, visto che sono sempre qui sotto con lei.”
Anche Bruce sorrise.
“Forse dovrei darti quell'aumento di cui parlava Selina.”
“Poco ma sicuro, sir. Ora, mangi.”
Il maggiordomo entrò nell'ascensore, lasciandolo con la cena e con i suoi pensieri.
Bruce mangiò in fretta, poi si infilò il cappuccio e corse verso la moto. Non era finita, c'erano altre persone da controllare.

Lucius tirò un sospiro di sollievo, vedendo la lampadina verde illuminarsi.
“Grazie al cielo. Non volevo fare la fine del povero Brent...”
Batman mise via lo scanner, annuendo. Un altro prezioso alleato non era nelle grinfie di Tetch, Non voleva neanche pensare a cosa sarebbe potuto accadere, se Il Cappellaio Matto avesse preso il controllo di qualcuno come Lucius Fox.
“Posso chiederti un parere?”
“Mi dica, signor Wayne.”
“Tu credi che Jervis senta i pensieri delle persone che controlla? I loro ricordi?”
Lucius corrugò la fronte e aprì sul proprio computer le immagini dei chip smontati e analizzati. Alcune erano le foto dei primi chip, quelli trovati da Jeremiah Arkham. Altre appartenevano a quelli trovati sulla folla che aveva assassinato il sindaco Jameson. E, naturalmente, il cavaliere oscuro gli aveva inviato tutti i dati da lui raccolti nella batcaverna, quando aveva analizzato il chip e i suoi circuiti.
“Naturalmente è presto per esserne sicuri, ma io credo di no. Il segnale di Tetch sembra imporre la sua volontà alle vittime, ma non sembra scavare a fondo nei loro ricordi. I chip non sembrano inviare molte informazioni verso la fonte del segnale. Quando vuole, può controllare le persone come pupazzi. Ma, altrimenti, eseguono solo i suoi ordini a livello subconscio o vivono la loro vita normale. Non credo che sia paragonabile ad un contatto telepatico. E più come... Il telecomando di una macchina radiocomandata. Il telecomando non ha bisogno di conoscere i pensieri della macchina, la opera e basta. Quando li usa come pupazzi, vede attraverso i loro occhi, ma non credo che gli legga la mente. Sono dei gusci vuoti, in quel momento. Riempiti dalla sua coscienza, dalla sua volontà.”
“Come è accaduto a Nygma e all'anziana signora.”
Lucius annuì.
“Altrimenti, si limita a dargli i comandi e ad affidargli dei compiti. E, in casi come Brent o Ragdoll, credo che gli dia anche delle istruzioni a livello subconscio per quando vengono scoperti.”
“Portandoli al suicidio.”
“Esatto. Se non erro, ha definito il suo controllo come un pilota automatico, quando ha parlato attraverso Nygma.”
“Sì.”
Lucius annuì nuovamente.
“Non credo che legga la mente delle persone, signor Wayne. Non credo che gli interessi. Gli interessa solo usarle.”
“Ma non puoi giurarlo.”
Lucius sospirò.
“No, il rischio c'è.”
“Allora è ancora più importante che tu faccia una cosa per me, Lucius.”
“Mi dica.”
Batman gli porse lo scanner. Poi, prese dalla cintura un taser elettrico.
“Prendi questi.”
“Cosa-”
“Appoggia il taser alla mia guancia.”
“Ma signor Wayne-”
“Fallo, Lucius. Per favore.”
“D-d'accordo.”
“Bene. Ora voglio che passi lo scanner su di me. Io intendo rimanere perfettamente immobile finché non avrai finito. Se mi muovo prima che tu abbia finito o se la lampadina diventa rossa, voglio che tu mi dia una scossa. E' al massimo della potenza, dovrebbe stordirmi. A quel punto, dovrai legarmi e trovare il chip.”
“Non credo di poterle dare la scossa. E poi, non vedo quando Tetch glielo avrebbe potuto-”
“Ho perso i sensi, combattendo contro Electrocutioner e Killer Moth. Potrebbero avermelo messo da giorni.”
Lucius sgranò gli occhi. Non ci aveva pensato.
“Io... D'accordo, signor Wayne. Rimanga immobile, ora la scansiono.”
“Grazie, Lucius.”
Fu un lungo, lunghissimo minuto. Ma, infine, la lampadina che si accese fu sempre quella verde.
Lucius tirò un secondo sospiro di sollievo, più grande di quello che aveva emesso per sé stesso.
“Meno male. Meno male.”
Restituì gli strumenti a Batman, che li rimise sulla cintura.
“Ti ringrazio, Lucius. Dovevamo sapere.”
“Sì, dovevamo sapere. Ora da chi intende andare?”
“Gordon. E' di vitale importanza assicurarsi che sia al sicuro.”
“Molto bene. Allora io mi rimetto al lavoro.
Batman annuì.
“Credi di poterci riuscire, Lucius?”
“Sarà difficile, ma penso di poterci riuscire.
“Bene.”
Lucius aprì la finestra che dava sul balcone, facendo cenno a Batman di uscire da lì.
“Buona fortuna, signor Wayne.”
“Preferisco non affidarmi alla fortuna.”
Detto questo, il cavaliere oscurò si gettò dal balcone, sparendo nella notte gelida.

Stava per rimuovere i blocchi di sicurezza dalla moto, quando udì un rumore leggero alle sue spalle.
Si voltò a scatto, trovandosi faccia a faccia con Catwoman.
“Sei tu.”
Lei sorrise, ma senza allegria.
“Lo spero proprio.”
Batman rimase in guardia. Non gli piaceva quell'atteggiamento serio.
“Cosa vuoi dire?”
Catwoman si avvicinò di un passo.
“Ti ho seguito, Bats. Ho visto quello che hai fatto con Lucius.”
Batman nascose bene la sua sorpresa, ma era davvero colpito. Non si era accorto della presenza di Selina.
“Perché mi hai seguito?”
“Perché, da quando quella folla ha massacrato il sindaco, sono diventato paranoica.” La ladra sorrise. “Immagino che tu ti senta così ogni giorno, quindi non dovrei lamentarmi troppo.”
Batman iniziava a capire.
“Hai paura di avere addosso uno dei chip di Jervis Tetch?”
Lei annuì.
“Hai motivo per pensarlo?”
“No, non mi viene in mente nulla di sospetto. Nessun incontro strano, nessun vuoto di memoria. Ma vorrei accertarmi di essere a posto.”
Ora lei lo guardò, con quegli straordinari occhi chiari. Batman vide che aveva delle notevoli occhiaie.
“Puoi accertartene per me? Ti prego.”
Batman tirò fuori lo scanner.
“Sarei venuto a controllarti il prima possibile. Lo sai.”
Lei sorrise.
“Lo so. Ma sai quanto sono impaziente.”
Lui sorrise leggermente.
“Rimani immobile.”
“OK.”
La luce divenne verde.
“Non hai chip.”
Lei si rilassò, ingobbendosi momentaneamente per la stanchezza e per il sollievo.
“Non riesco a credere che quel piccolo verme mi abbia messo addosso una tale paura.”
“Nessuno riesce a crederci.”
Ora lei lo guardò, raddrizzando la schiena.
“Che cosa gli è successo, Batman? Perché è così... Così rabbioso? Così spietato? Non era così, una volta.”
“Non lo so. Ma intendo scoprirlo. Credo che le risposte siano ad Arkham.”
“Tanto per cambiare. Ci vai ora?”
“Prima devo controllare come sta Gordon.”
Catwoman annuì.
“Vuoi che venga con te?”
“No. Posso cavarmela da solo.” Ci fu una pausa. “Ma ti ringrazio.”
Lei tirò fuori la sua frusta e la avvolse intorno ad un gargoyle, alcuni metri sopra le loro teste.
“Se ti servo, sai come trovarmi.”
Batman annuì.
“Rimani fuori dai guai.”
“Ma pensa te da che pulpito!” Disse lei, sogghignando.
Poi, si arrampicò sul tetto e sparì dalla sua vista.
Il cavaliere oscuro sbloccò la moto e salì, chiedendosi se Selina, presa dal proprio sollievo, avesse notato quanto fosse stato sollevato lui, nel vedere la luce verde.
Ma non c'era tempo per pensare al loro complicato rapporto. Doveva andare da Gordon.
Rombando, si avviò per le strade sporche di Gotham, in direzione del GCPD.
Era l'una del mattino. Nel cielo rossiccio, non c'era una sola nuvola.

La finestra dell'ufficio di Gordon era aperta, come sempre. Jim la lasciava spesso aperta proprio per lui.
“Jim, ci sei? Ti devo parlare.” Disse il detective, entrando nella stanza.
“Sono subito da te, Batman.” Gli rispose una voce da un angolo della stanza.
Batman vide che Gordon stava frugando tra alcuni moduli, a qualche metro da lui. Gli dava le spalle e la postura suggeriva una profonda stanchezza.
“D'accordo. Solite scartoffie di fine giornata?”
“Sì. Mi faranno impazzire, un giorno.”
“Hai subito altre pressioni, dai piani alti?”
“Niente di nuovo.”
Il cavaliere oscuro fece un passo verso il commissario.
“Dovresti andare a casa, Jim. E' stata una lunga giornata. Barbara ti starà aspettando.”
“Hai ragione. Ma sai meglio di me che-”
Batman tirò fuori lo stesso taser che aveva affidato a Lucius alcuni minuti prima, puntandolo verso la schiena dell'amico.
“Barbara Gordon non è a Gotham, Jervis. E' a Metropolis, per un corso formativo. E comunque non abita con Jim da anni, ormai. Ora voltati lentamente, e alza le mani.”
La schiena di Gordon non si mosse.
“Ah, caspiterina.” Disse Gordon, prendendo il tono di voce e la cadenza di Jervis Tetch. “Mi hai smascherato, razza di furfante!”
“ORA, Jervis!” Disse Batman. “Voltati.”
Il commissario si voltò di scatto, impugnando una pistola. Ma non la puntava verso Batman, la puntava verso il proprio mento.
“Non fare mosse avventate, Batman. Oppure, il cervello del commissario rovinerà tutte le sue scartoffie. Non gli faresti mai un dispetto del genere, vero?”
Batman serrò i denti. Non poteva dargli la scossa. Anche se avesse perso i sensi, avrebbe potuto stringere convulsamente il grilletto. Era troppo pericoloso.
“Lascialo andare, Jervis. Poni fine a tutto questo.”
Il commissario rise, una risata che Batman non gli aveva mai sentito e sperava vivamente di non sentire mai più. Era fredda e crudele, ma anche straziante. Come la risata di un uomo molto, molto malato.
“Fine, Batman? Oh, no. La tana del Bianconiglio continua. Continua e continua. E sai a cosa porterà?”
“No, Jervis. Perché non me lo dici tu?”
“A orrori. Orrori e orrori. La tua amata Gotham, come una piccola Alice, sta precipitando. E' in caduta libera, proiettata verso l'abisso. Ma non ci saranno meraviglie, per questa Alice. Oh, no. Niente Lepre Marzolina. Niente fiori danzanti. Niente carte da gioco colorate. Solo dolore, paura e punizione.”
“Punizione per cosa, Jervis?”
“Non ti riguarda. Ma non c'è fuga, Batman. Questa Alice non merita di sognare. Questa Alice non merita magia, bellezza o fantasia. Merita solo ombre. Solo buio. Merita solo incubi, come quelli contenuti ad Arkham.”
“Che cosa ti è successo, Jervis? Cosa ti ha reso così? Tutto questo è folle.”
Il commissario rise ancora, ma senza gioia.
“Folle, sì. Matto, come un cappellaio. Ora, Batman, ti prego di buttare il taser a terra. Sappiamo entrambi che uccidere il commissario non mi costerebbe nulla. E' solo un guscio vuoto, per me.”
I due si guardarono per un attimo.
“Gettalo, ho detto.”
Non aveva scelta. Lo fece cadere.
“Jim, puoi sentirmi?”
“E' inutile, Batman. Sono io che ho il controllo, ora.”
Il commissario tirò fuori le manette con una mano, mentre l'altra continuava a puntare la pisola verso il volto del poliziotto..
“Adesso, sei pregato di voltarti e di mettere i polsi dietro la schiena. Da bravo.”
“Jim, puoi sconfiggerlo. Credo in te. Riprendi il controllo.”
“E' inutile, Batman. Voltati. Le mani dietro la schiena, per favore.”
“Jim, non puoi lasciare che vinca. Combattilo! Dobbiamo salvare la città.”
“Smettila, Batman! E' inutile! E' sotto il mio controllo! E' mio! Mio! Siete tutti miei! E ora voltati!”
Riluttante, il cavaliere oscuro si volto e porse i polsi dietro la schiena. Gordon gli venne incontro.
“E' finita, cavaliere oscuro. Questa notte, finirà tutto quanto. Ho te. Ho Gordon. Non c'è più nulla, a sbarrarmi la strada. ”
“Ne sei convinto?”
“Certo!”
Batman sorrise.
“E allora come mai la pistola è puntata verso il soffitto?”
Il commissario smise di venirgli incontro. Sgranò gli occhi e si guardò il braccio, ora puntato verso l'alto e non più contro il volto di Gordon.
“Ma come-”
Batman si voltò di scatto, afferrandogli il braccio e costringendolo a lasciare la pistola.
“No! Non è possibile! Non può essere vero!”
Batman gli torse il braccio dietro la schiena. Con l'altra mano, raccolse il taser da terra.
“Noi abbiamo sbagliato a sottovalutare te, Jervis. Ma tu hai sottovalutato Jim. E' più forte di quanto credi. Più forte del tuo controllo mentale.”
“Maledetti! Ve la farò pagare! Ve la fa-”
“Ma su una cosa avevi ragione, Jervis.” Lo interruppe Batman, applicando il taser alla spalla del commissario. “Questa notte finirà tutto.”
“No! Noo-”
La scossa fu breve ma di enorme intensità. Gordon cadde a terra, privo di sensi.
Poi, ci fu solo silenzio.

Non ci volle molto a trovare il chip. Era stato applicato sotto l'ascella del commissario. Il cavaliere oscuro lo tolse e lo mise in una tasca della cintura. Poi, con cautela, sollevò la testa del commissario e gli mise dei sali sotto il naso, per farlo rinvenire.
“Cos- Che cosa è successo? Batman! “
“Va tutto bene, Jim. Non ti agitare.”
Lentamente, aiutò il commissario a mettersi seduto.
“Aaah... Che mal di testa...”
“Ricordi nulla, Jim?”
“Io... Sì. Lui... Lui ha preso il controllo di me, non è vero?”
Batman annuì.
“Ma non è andata come pensava. Tu gli hai tenuto testa. Mi hai permesso di fermarlo.”
Gordon si sfregò gli occhi.
“Sì...”
“Com'era, Jim? Cosa sentivi, mentre ti controllava?”
“Mentre mi usava, non provavo nulla. Era come se non ci fossi. Poi, però, ho sentito la tua voce. Chiedevi il mio aiuto. Così, ho iniziato a risvegliarmi. Era come- Era come essere in una sala d'attesa, pieno di sedativi. Ero calmo. Mansueto. Non avevo idea di che cosa stesse accadendo, nel mondo reale. E a malapena mi importava. Ma tu continuavi a chiamarmi. Così, mi sono alzato e ho cercato un'uscita. Ho vista una strana luce verdastra e poi... Poi ho visto te. Ti guardavo, e impugnavo una pistola. Era come avere la febbre, ogni movimento mi costava enorme fatica. Ma sono riuscito a puntare la pistola verso l'alto. Non credo che lui si rendesse conto che ero lì, che stavo tornando in me.”
“No, direi proprio di no. Lo hai colto di sorpresa.”
Gordon sorrise debolmente.
“Ogni tanto, ci riesco anche io..”
Batman si alzò in piedi e gli porse la mano. Gordon la prese e si mise in piedi, barcollando per un momento.
“Hai dimostrato enorme forza di volontà, Jim. Grazie.”
“Grazie a te.”
I due si sorrisero per un istante, poi ridivennero seri.
“I miei ricordi sono un po' confusi, ma l'ho sentito parlare del paese delle meraviglie. E di orrori.”
“Sì. E di Arkham.”
Gordon annuì, pensoso.
“ Ancora il manicomio. Prima scopriamo che due vittime ci lavoravano, poi Tetch ne parla. E ha ucciso Jeremiah Arkham. Credo che sia ora di tornarci. Le risposte che cerchiamo sono lì. Mi sembra evidente.”
“Lo penso anche io. Ma è meglio che ti riposi, Jim. Sei molto pallido. Mangia qualcosa.”
“No, dannazione. Io vengo con-”
Il commissario ebbe un mancamento e il detective dovette sorreggerlo. Con cautela, lo aiutò a sedersi dietro alla scrivania.
“No, Jim. Tu rimani qui e ti riposi. Ti aggiornerò immediatamente, non appena ottengo delle risposte. Hai la mia parola.”
Gordon annuì, riluttante.
“Maledizione. Va bene. Ma fai in fretta, Batman. Gli abbiamo messo i bastoni tra le ruote. Chissà cosa farà, adesso.”
Batman annuì e si recò verso la finestra.
“Lo fermeremo, Jim.”
Detto questo, si gettò nel vuoto e sparì.

Stagliata contro il cielo rosso ed immersa nell'oscurità, la struttura gotica di Arkham Asylum sembrava un'enorme tomba. Come se un gigante fosse stato sepolto sull'isola, lontano dalla città e dagli occhi dei suoi abitanti.
Batman scese dalla moto e si avviò verso l'entrata. Ormai, le guardie lo facevano passare dal cancello senza domande. Entrato nell'edificio, si trovò faccia a faccia con l'infermiere Stevens, lo stesso che aveva portato il televisore e la rivista di enigmistica a Nygma, l'ultima volta che il detective era stato lì. Sembrava molto pallido e aveva l'aria di non aver dormito molto bene. I suoi occhi erano arrossati e i suoi capelli scomposti.
“Buonasera, Batman. Devi vedere un paziente?”
“Ho delle domande da fare.”
“Certo. Dimmi pure di chi si-”
“A lei, infermiere Stevens.”
Ci fu un momento di silenzio.
“A me? E perché mai-”
“Non ho molto tempo, Stevens. Quindi non me ne faccia perdere altro. Jeremiah Arkham è morto. Il sindaco è morto. L'intera città è in pericolo.”
“Lo so, ma-”
“C'è Jervis Tetch, dietro a tutto questo. E credo che lei sappia cosa lo ha portato a tanto.”
“Io... Forse, sì. Ma... Io-”
“C'è un posto dove possiamo parlare da soli?”
L'infermiere sospirò, rassegnato.
“La guardiola del primo piano. Ci sono solo io lì, stanotte. Seguimi...”
I due uomini si avviarono. I loro passi echeggiavano nei grandi corridoi di pietra del manicomio.
Come aveva detto l'infermiere, la guardiola era deserta. Ad aspettarli, c'era solo l'odore del caffè, misto a disinfettante e candeggina. Classici odori ospedalieri. Su un tavolino, c'era un piccolo televisore, acceso ma con il volume al minimo.
Per essere Arkham, il piano era molto silenzioso. Tutti i pazienti sembravano dormire. Del resto, come Batman sapeva bene, quell'ala dell'istituto aveva i pazienti più tranquilli. Quelli curabili.
Stevens si sedette su una poltroncina spellata.
“Perché sei venuto da me?” Gli chiese. “Perché non un altro infermiere?”
Batman rimase in piedi.
“Lei è il più anziano. Lei era qui, quando ci lavoravano Reese e Loomis.”
Stevens tirò fuori delle gomme alla nicotina e si mise a masticarne una, freneticamente.
“Sì, è vero.”
“Era anche qui la prima volta che ci portai Jervis Tetch.”
L'infermiere annuì, tristemente.
“Sì. C'ero. Lo ricoverammo proprio in questo reparto, in effetti.”
“Perché era recuperabile. Non era un caso disperato. Era malato, ma non era un mostro.”
“Sì...”
“Ma ora lo è. E lei sa perché.”
Stevens si passò una mano tra i capelli.
“Io... Forse. So cosa è successo qui. Ma, non lo so, non capisco... Non capisco perché stia facendo tutto questo proprio ora. E' stato tanto tempo fa...”
“Ora lei mi dirà tutto quello che è successo.”
“Va bene...”
“Ma prima, le devo chiedere di rimanere immobile.”
Batman estrasse lo scanner per i microchip. Stevens si alzò in piedi, allarmato.
“Cosa vuoi farmi? Ti prego, non-”
“Non si preoccupi. E' per accertarmi che lei non abbia i chip del Cappellaio Matto. Che non la controlli come ha controllato quella folla.”
L'infermiere sgranò gli occhi.
“Puoi... Puoi davvero accertartene?”
“Sì. Ma deve rimanere immobile.”
L'uomo annuì e Batman procedette.
“Luce verde. Lei non ha nessuno chip.”
“Oh, grazie a Dio.”
Stevens crollò nuovamente sulla sediA.
“Ora, mi dica tutto quello che sa.”
L'infermiere si schiarì la gola, poi si mise in bocca un'altra gomma alla nicotina e iniziò a raccontare.
“Sono passati dieci anni, forse di più. Tu portasti qui Tetch, dopo che aveva cercato di rapire quella ragazza. Quella di cui era innamorato. Alice qualcosa.”
“Alice Albright.”
“Giusto, sì. Jervis era ossessionato da quella povera ragazza, ma lei era fidanzata con un altro. Così, infine, ricorse alla tecnologia e prese il controllo della sua mente. Voleva fuggire via con lei, per andare chissà dove. Aveva preso anche il controllo del suo capo, del fidanzato di Alice e di altra gente. Era disperato, completamente delirante. Ma tu lo fermasti.”
“Sì, tutto questo lo so. “Disse impaziente Batman, che ricordava perfettamente lo scontro che aveva avuto con Tetch, in un parco dei divertimenti ispirato al Paese delle Meraviglie. Per fortuna, alla fine nessuno si era fatto male.
“Sì, scusa. Ma è qui che inizia la storia. Ti ricordi com'era Tetch, allora?”
Batman annuì.
“Instabile. Malato. Ma recuperabile. Non come ora. Non così crudele. Non così pieno di odio.”
“Esatto. Tu credevi che avremmo potuto riportarlo alla normalità. Anche il dottor Arkham lo credeva. E anche io. Poteva diventare un brav'uomo. Ed era brillante. Un genio, in effetti. Chissà cosa sarebbe potuto diventare, se non ci fossero stati loro.”
Stevens ora fissò Batman dritto negli occhi.
“Reese e Loomis, quei due bastardi.”
“Che cosa gli fecero?”
L'infermiere sospirò e tornò a fissarsi le mani.
“Quando Tetch arrivò qui, Loomis era un inserviente da un paio d'anni. Reese invece era stato assunto solo poche settimane prima, come infermiere. Ha! Infermiere! Quel ragazzo era un sadico, Batman, credimi. Aveva scelto questo lavoro perché gli dava modo di tormentare dei poveri malati. Non ho dubbi, su questo. Non aveva un solo osso empatico in tutto il corpo.”
“Anche Loomis era così?”
Stevens inclinò la testa, pensandoci su.
“No. Non era così crudele. Ma era un uomo stupido e ignorante. E Reese fece colpo su di lui. Divennero amici, potremmo dire. E il loro passatempo preferito divenne proprio Jervis Tetch.”
Stevens tirò nuovamente fuori le gomme, poi ci ripensò.
“Fu graduale. Inizialmente, notammo solo dei lividi leggeri, sulle braccia. Jervis sosteneva di esserseli procurati da solo, prendendo a pugni il muro. Non era il primo paziente a farlo, così gli credemmo. Poi cominciarono a comparirgli su tutto il corpo. Un giorno, notai che perdeva sangue dal naso e lo portai a farsi una lastra. Il naso era fratturato.”
“Vi disse che erano stati loro?”
“No. Purtroppo, non ebbe mai il coraggio di dircelo. Ma, un paio di settimane dopo, notai una bruciatura di sigaretta sulla sua nuca. Gli chiesi di togliersi la maglietta e.... Mio Dio, Batman. La sua schiena era completamente ricoperta di bruciature. A decine. E alcune erano vecchie. Mi resi conto che le aveva da settimane.”
La mascella di Batman si irrigidì.
“Continui.”
“Tetch e io andavamo abbastanza d'accordo. Ero gentile con lui e lui era educato con me. Cercai di convincerlo a dirmi chi era stato, ma senza successo. Gli dissi che lo avremmo protetto dagli altri pazienti. Ovviamente, la cosa non lo confortò. Non pensavo che fossero stati dei dipendenti, capisci? Pensavo fosse successo in cortile o nei bagni. Cerchiamo di evitare cose del genere, ma era l'unica spiegazione che mi veniva in mente.”
Batman annuì.
“A quei tempi, io lavoravo quasi sempre di notte. Era Reese che lo portava a fare la doccia. Andai da lui e gli chiesi come mai le bruciature non erano state riportate nei registri. Mi disse che non se n'era accorto, che quando portava Tetch a fare la doccia non stava a fissarlo. Che non erano affari suoi. Non mi piaceva quel ragazzo, Batman. Non mi piacque da subito. Ma pensai che fosse solo pigro e poco attento. Non mi venne in mente potesse essere lui, il responsabile. Che idiota... Ero naive, Batman. Troppo.”
La dipendenza ebbe la meglio. Stevens si mise in bocca una terza gomma alla nicotina.
“Poi, venne quella notte. La peggiore notte della vita di Jervis Tetch, immagino. Era qui da due mesi e aveva sopportato in silenzio i tormenti di quei due schifosi. Le botte, le bruciature, gli stuzzicadenti sotto le unghie... Senza mai dire nulla, spaventato da quello che avrebbero potuto fargli, se li avesse denunciati. ”
L'infermiere masticava freneticamente.
“Ma quella notte, esagerarono. Si fecero prendere troppo la mano. E il povero Jervis non riuscì a trattenere le urla. Io, il dottor Arkham e un paio di infermieri corremmo nella sua stanza. Ciò che trovammo... Non lo dimenticherò mai. Lo avevano torturato, Batman. Lo avevano preso a cinghiate. Gli avevano strappato i capelli. Aveva perso dei denti. Gli avevano strappato delle unghie. Gli avevano spento addosso delle sigarette. Era quasi svenuto, a terra, e loro continuavano a prenderlo a calci e a dargli del finocchio, del fallito, del rifiuto umano. Se prima era per divertimento, quando arrivammo sembrarono picchiarlo perché li aveva fatti scoprire. Reese guardò me e.... E sorrise. Quel pezzo di merda mi sorrise e mi chiese qual era il problema. Era solo un piccolo pervertito, no? Che importanza poteva avere? Fu più forte di me, Batman. Gli ruppi il naso. Poi, gli altri infermieri mi fermarono prima che potessi colpire anche quel cazzo di inserviente. Lui se ne stava in un angolo, imbambolato, come se si rendesse conto solo in quel momento di cosa avevano fatto.”
Stevens guardò nel pacchetto. Le gomme erano finite.
“Fanculo... Comunque, venne chiamata la polizia e Jervis fu portato in infermeria.”
“Gordon non ne ha mai saputo nulla.”
“Sì, non c'era. Era in vacanza da qualche parte, credo. Con la figlia. Vennero due agenti, accompagnati dall'assistente del procuratore distrettuale in persona. Il futuro sindaco Jameson.”
Batman sgranò gli occhi.
“Jameson? Jameson sapeva?”
Stevens annuì, amareggiato.
“Oh, sì. Sapeva eccome. Mandò via i poliziotti e disse che ci avrebbe pensato lui. La cosa non mi piacque affatto, ma speravo che poi avrebbe fatto comunque arrestare quei bastardi. Te l'ho detto, ero troppo naive, una volta. Ora so che Jameson aveva lasciato detto ad alcuni poliziotti di avvertirlo, ogni volta che c'entrava in qualche modo Arkham.”
Si passò le mani tra i capelli.
“Ci fu una riunione. Eravamo presenti io, il dottor Arkham, quei due bastardi e Jameson. Ah, e un avvocato. L'avvocato fu un'idea di Jameson. Disse che era meglio avere un legale che rappresentasse l'istituto. Chiamarono un certo Fines. So che poi divenne un pezzo grosso.”
Batman strinse i pugni.
“Gary Fines?”
“Mi pare, sì. Perché?”
“Perché è stato la prima vittima del Cappellaio Matto. Il primo che ha fatto uccidere da Ragdoll.”
L'infermiere sbiancò.
“Oh, cazzo...”
“Continui la storia.”
“Io speravo che volessero fare il culo a strisce a quei due pezzenti. Ci contavo. Quindi, puoi immaginare come mi si gelò il sangue nelle vene, quando vidi Jameson dare una pacca sulla spalla del dottor Arkham e assicurargli che sarebbe andato tutto bene. Vedi, Batman, a quei tempi non erano ancora amiconi, ma erano sulla buona strada. E Jameson aveva grandi ambizioni. Voleva diventare sindaco. Amava la sua immagine di uomo duro contro il crimine. Se fosse uscita fuori quella storia, Arkham avrebbe perso dei finanziamenti. La gente avrebbe messo in discussione il sistema. Avrebbero provato pena per i pazienti. Le cose non sarebbero sembrate più bianche o nere. E a Jameson serviva che tutto rimanesse uguale. Altrimenti non sarebbe sembrato l'eroe della situazione, no?”
Stevens sorrise amaramente, disgustato.
“Mi fu detto molto chiaramente che non dovevo dirlo a nessuno. Che avrei perso il mio lavoro, altrimenti.”
“Chi lo disse?”
“Jameson.”
“E Jeremiah Arkham era d'accordo?”
Stevens ci pensò un attimo.
“Lui non disse molto. Ma, sai, non credo che fosse cinico come Jameson. Ho lavorato anni per lui, prima e dopo quella notte. Credo che, dal suo punto di vista, andasse protetto l'istituto. Che fosse per il bene comune. Gli dispiaceva sinceramente per Tetch, ma non voleva mettere a rischio Arkham. La verità era troppo scomoda, andava spazzata sotto il tappeto. E, del resto, non posso definirmi tanto meglio di lui. Vedi, alla fine accettai. Una volta che mi fu assicurato il licenziamento di quei due bastardi, mi convinsi che, restando lì, avrei potuto aiutare i pazienti. Che due mele marce non potevano rovinare tutto quello che facevamo lì. E altre stronzate del genere. Mantenni il silenzio, come tutti i presenti. Fines stese un documento e lo firmammo tutti, garantendo la segretezza, e poi andammo ognuno per la sua strada. I due bastardi se ne andarono, felici di non finire in galera, Jameson continuò la sua scalata verso il potere, il dottore continuò a gestire Arkham e io continuai a fare del mio meglio, cercando di ignorare la vergogna che provavo fino alle ossa.”
“E Tetch?”
Stevens si grattò il mento, ruvido di barba.
“Anche lui firmò quel documento, quando si svegliò. Gli fu spiegato tutto. Fui io a spiegarglielo, in effetti. Poi, Fines gli fece firmare il documento e se ne andò via di fretta, senza neanche stringerli la mano. E sai qual è la cosa peggiore? Jervis non si arrabbiò. Sembrò accettare tutto quanto come normale, tipico. Lo accettò con tristezza e rassegnazione. Il sistema aveva deciso che il suo dolore era trascurabile, e lui non era sorpreso. Rimase ad Arkham finché le ferite non furono guarite, poi il dottor Arkham lo fece uscire prima. Perché si sentiva in colpa, immagino.“
“Fu il suo secondo errore.” Disse Batman, severo.
“Hai ragione. Avremmo dovuto aiutarlo. Provare a curarlo. Invece, lo avevamo torturato e poi gettato di nuovo nel mondo. Avevamo solo peggiorato le cose. E infatti, ricominciò con il controllo mentale. E con il crimine. Non chiederò il tuo perdono, Batman. Non lo merito. Come non merito quello di Jervis. Fui un codardo. Probabilmente, verrà anche per me.”
“No, non credo.” Gli rispose il cavaliere oscuro.
“Perché?”
“Lei fu gentile con lui. Non lo tormentò. E prese a pugni Reese. Credo che, nella sua mente, Jervis non la metta sullo stesso piano degli altri presenti alla riunione.”
Stevens scoppiò in lacrime. Batman lo osservò, senza consolarlo. Provava disgusto per le sue parole, e anche per le sue azioni. O meglio, per come non avesse agito.
Ma provava anche pietà per lui.
“La ringrazio, ora è tutto più chiaro.”
Stevens lo guardò, asciugandosi gli occhi.
“Ma ci sono delle cose che non capisco! Perché uccidere tutte quelle persone? E perché ora, dopo tutto questo tempo? E perché in modo così... Così crudele? Negli anni ha commesso tanti crimini, ma questo... Questo è diverso.”
Batman annuì.
“Sì. E' diverso.”
Il detective si toccò il mento, riflettendo.
“Credo che Jervis Tetch odi questa città più che mai. Credo che voglia punirla e che la incolpi per tutto ciò che gli è successo. Credo che ci sia un motivo se questo odio è esploso proprio adesso, ma non so ancora quale sia. Credo anche che le morti, oltre a un'espressione del suo odio, fossero un modo di nascondere i veri obbiettivi. Fines. Loomis. Reese. Uccidendoli insieme a tanti altri e manovrando altri criminali, ci ha depistato. Gli ha dato il tempo di estendere il suo controllo mentale a tutta Gotham. Così, ha potuto uccidere anche Jameson e Arkham, manipolando una folla intera. E ha potuto far vedere la sua opera a tutta la città.”
Stevens sbiancò.
“Tutte quelle morti solo per nascondere i suoi veri bersagli?”
“Anche.” Lo corresse Batman. “Come ho detto, credo che Tetch odi questa città più che mai. Qualcosa gli ha fatto tornare in mente tutto ciò che gli è stato fatto, e l'ha portato a credere che l'intera città sia malvagia, da punire. Qualcosa lo ha spinto finalmente oltre il limite.”
Come a confermare le sue parole, sullo schermo del piccolo televisore apparve la scritta EDIZIONE STRARDINARIA. L'infermiere alzò il volume e i due uomini guardarono lo schermo, preparandosi al peggio.
“Folle inferocite di cittadini stanno devastando la città. Centinaia di persone si sono riversate per strada e stanno attaccando i passanti, distruggendo tutto ciò che incontrano e gettando Gotham nel caos. Fonti vicine alla polizia hanno dichiarato che il comportamento è probabilmente della stessa natura di quello visto ieri, quando il sindaco Jameson è stato ucciso dal pubblico presente alla conferenza stampa. Sebbene non sia stato confermato, delle voci sembrano affermare che dietro a tutto questo ci sarebbe Jervis Tetch, detto anche Il Cappellaio Matto. Per ora, non sembrano esserci dei morti, ma-”
“Devo andare.” Disse Batman.
L'altro lo guardò, terrorizzato.
“Lo fermerai, vero? Lo prenderai. Ti prego, devi. E' anche colpa mia.”
“Lo fermerò.”
Detto questo, uscì dalla stanza, avviandosi verso l'uscita.

La moto sfrecciava nella notte. Il detective attivò il comunicatore.
“Alfred.”
“Signorino Bruce! Ha sentito cosa sta succedendo?”
“Ho sentito. Sto venendo via da Arkham proprio adesso. Vado in città.”
“Sir, ma come farà a fermarli tutti? Sono così tanti...”
“Lo so. Manda un messaggio a tutti i nostri alleati e carica la batmobile con i proiettili di gomma antisommossa. Purtroppo, forse dovremo-
“Forse non sarà necessario, signor Wayne.” Disse Lucius Fox, inserendosi nella chiamata.
“Lucius!” Disse Alfred. “Che cosa-”
Abituato come era a ricevere brutte notizie, Batman quasi non registrò le parole dell'amico.
“Ce l'ho fatta, Bruce! Ce l'ho fatta!” Lucius tratteneva a stento il proprio entusiasmo. “Ho trovato l'origine del segnale!”
“Ottimo lavoro, Lucius!” Esclamò il maggiordomo.
“Sai dov'è Tetch?” Chiese Batman.
“Sì! Le sto mandando ora le coordinate.”
“Ottimo lavoro, Lucius. Alfred, manda le coordinate a Gordon, per favore.”
“Certo, sir. Buona fortuna.”
Alfred si tolse dalla comunicazione.
“Ho un'altra buona notizia, signor Wayne.” Disse Lucius.
“Che cosa?”
“Sono riuscito ad interrompere il segnale. Momentaneamente, almeno.”
“Vuol dire che quei cittadini sono tornati normali? I disordini sono finiti?”
“Per ora sì, signor Wayne. Sono riuscito a prendere il controllo delle trasmissioni e a interromperle. Ma è meglio che lei si sbrighi. Tetch è estremamente abile, riuscirà a riprendere il controllo. Conosce la tecnologia in questione molto meglio di me.”
“Grazie, Lucius..”
“Lo vada a prendere, signor Wayne.”
“Ci puoi giurare.”
Batman chiuse la chiamata e accelerò, spingendo la moto al limite e sparendo nella notte.
Era giunto il momento della resa dei conti.


FINE CAPITOLO 7








sabato 4 aprile 2020

Batman: Free Fall - Chapter 1



CHAPTER 1

A ROOM LOCKED FROM THE INSIDE

He landed on the ledge with surprising lightness, given his powerful physique and the partially armoured costume he was wearing. The wind moved his cape slightly and his white eyes pierced the darkness like small, angry flames.
Batman stood up, observing an illuminated window in the building located across the street. From that distance you could not see the interior very well but, judging by the architecture and size, it was clearly the penthouse of someone very rich. And, according to what he had been told, that someone was dead.
A slimmer figure landed behind him, so softly it seemed almost weightless.
"You were quick." Catwoman said, taking off her goggles and walking towards him. "I only called you ten minutes ago."
"I was in the area." Batman replied. "Did you see anything else, while you waited?"
"Not a thing."
"How did you find him?"
Selina sat on the ledge, dangling her legs over the noisy, light-filled chasm that rose before them. They were at least on the fortieth floor, and a huge expanse of buildings and neon lights stretched in front of them. Some buildings had a gothic, almost ancient look to them, others had a modern feel and illuminated the city like huge computer screens. The lights of the city bounced off the smog, colouring the sky with a red tint that was as breathtaking as it was unnatural.
"I was taking a stroll across the wealthy neighbourhoods." Catwoman said. "You know, to make sure everything was in order ..."
Batman let out a single, brief grunt of impatience, but did not correct this dubious reconstruction of events.
“And when I looked into that window, I realized that something was wrong. That the man was dead."
"He might be sleeping." Batman replied.
"I've never seen anyone sleep on the ground with their eyes open and drool coming out of their mouth, Bats."
"Alright. Did you enter the apartment? "
Selina smiled at him.
"Batman, that would be illegal!"
Without further reply, Batman threw himself off the ledge, gliding towards the penthouse.
"As chatty as usual." Catwoman said, hurrying to join him.

Catwoman landed next to Batman, who was now standing on the ledge of the penthouse and studying the alarm system. His eyes and the palm of his right hand were illuminated in red, while the scanner analysed the system's circuits.
"So, do you know the name of our dead guy?" She asked, looking at the man lying on the carpet.
"Yes. “Batman replied. “The penthouse belongs to Gary Fines, facial recognition has confirmed it. He was a defence attorney. One of the most expensive ones, his fee was a thousand dollars per hour."
Catwoman whistled.
“That explains the fancy penthouse. And how good is the alarm system? "
“It's an extremely sophisticated system. Last generation. ”Batman said. "Very difficult to bypass."
“Leave it to me, then. Meanwhile, you can call Gordon. "
Batman turned off the scanner and looked at her.
"I know you can do it too, but we both know it will take me less time." Catwoman said, with a smirk.
After a moment's hesitation, and without saying anything, Batman moved aside and made room for her. Then he touched his ear and started a call.
"Jim? It's me. There's a suspicious death. Gary Fines. East Row, 37. "
Still smiling, Catwoman started working on the alarm.

"I analysed the air." Batman said, as they entered ten minutes later. “It's breathable, but something was vaporized in the room a few hours ago. Probably whatever killed Fines. "
Catwoman looked at the corpse. His eyes were wide open, his pupils dilated. He had foam in his mouth and his lips were smeared with blood.
"He bit his lips so hard they bled, before he died."
"Yes." Batman replied, leaning over to inspect the corpse. "It's likely that the gas caused him tremendous internal bleeding and violent spasms, and that he bit his lips in pain."
Batman's scanner turned back on as he checked the corpse and the surrounding carpet.
Meanwhile, Catwoman looked at the walls. They were adorned with refined paintings, diplomas and African masks.
“This Fines was really full of money. Those masks are original. Nigerian, nineteenth century. "
"Do you think he bought them on the black market?" Batman asked her as he continued to analyse the body.
"No." Catwoman replied. "But all combined they must have cost him more than the penthouse itself, I'd say."
Batman nodded.
“The forensic scanner is done. The death took place six hours ago. Fines experienced copious internal bleeding, but that's not what killed him. "
"What did, then?"
Batman stood up, looking around.
"After at least an hour of horrible pain, the gas paralysed his lung muscles, preventing him from breathing."
"Lousy way to go."
Batman nodded again.
"But that's not what worries me."
Batman took a digital device out of his belt. Catwoman knew what it was: it was a little beauty he used to decode passwords, hack terminals and a thousand other things. One by one, Batman checked all the windows, then the door, and finally the alarm system terminal hidden in a corner of the house.
"There's no sign of a break-in, is there?" Said Catwoman, who had suspected this ever since they had entered the penthouse.
Batman turned to look at her.
"Yes. Doors and windows have not been opened since yesterday morning. We are the first to set foot in here in the last thirty-six hours. "
"They may have hacked the alarm." Catwoman said, but without conviction.
“In that case, I would have found a trace. Your break-in twenty minutes ago was detected by the cryptographic sequencer, but there is nothing else. "
"So how did they get the gas in here?"
Batman put away his sequencer.
"I don't know."
The two looked at the corpse, while the police sirens began to get louder and louder.
Selina went to the window through which they had entered.
“I'd better go. I think one intruder on the crime scene is enough for Gordon . ”
Batman turned to look at her.
"Thanks for your help, Selina."
"My pleasure." Catwoman crouched on the windowsill. She was about to throw herself into the void, but before doing so she turned and smiled at Batman.
“A murder that took place in a room locked from the inside. Isn't that every detective's dream? "
"Finding the culprit is every detective's dream." Batman replied, without a hint of a smile.
She sighed.
“You never did know how to find joy in what you do, Bats. You should work on it. "
That said, Catwoman threw herself out the window, using her whip to twirl through the buildings and disappearing among the city lights.

“Yes, forensics confirms your reconstruction, Batman. Nobody seems to have entered that apartment, yet the gas was introduced anyway, somehow. "
Gordon smoked his pipe, looking at Batman's indecipherable face. The two were on the roof of the police station and the first, faint morning lights were beginning to illuminate the city roofs.
"Ventilation ducts?" Batman asked, having been unable to analyse the whole scene before the arrival of the police.
“One, but we don't believe the gas was introduced from there. There were no traces inside the duct. It was released when the killer was already inside the room, the remaining traces were located in the penthouse. And whoever it was, they took away the container with them. Also, that duct is too narrow for anyone to have passed through there. Not even your feline friend would have managed that. "
Batman looked at Gordon curiously. Did Gordon know that Selina had been there, before the GCPD had arrived? But Gordon said nothing, calmly returning his gaze.
“The gas does not correspond to anything present in our databases. Nothing that can be connected to Crane, Ivy or the Joker. Have you had more luck? "
"No." Batman admitted. "It's something new, it seems."
"Fantastic." Gordon said bitterly.
“We will find them, Jim. Whoever they are. "
"We better."
"What did your superiors say?"
"They wanted to minimize it, classify it as a gas leak and forget about it."
"A gas leak?" Batman said it, showing some annoyance for the superficial and pusillanimous nature of Gotham's higher ups, who always preferred a reassuring lie to a disturbing truth.
Gordon chuckled contemptuously. His laughter soon turned into coughing.
"Yep.. Very plausible, isn't it? But since the penthouse was closed from the inside and since there are no traces of an intruder, proving that it was a murder will not be easy. Who knows, perhaps they'd be less eager to downplay it, if they had seen the eyes of that poor guy. Or maybe not. After all, we're in Gotham. ”
The sun was really starting to rise, now. Gordon looked at his watch.
"It's six in the morning, old friend. I'd say it's time to clock out. The night shift is over. "
Batman smiled fleetingly.
"I'll call you if I have any news, Jim."
"Same here."
Batman put a hand on the commissioner's shoulder, in a brief gesture of respect and farewell, then threw himself into the void and disappeared among the skyscrapers, heading towards the batmobile.
Gordon put out his pipe and headed for the door that led to the lower floors.
"This doesn't look good." He mumbled, as he went down the stairs.
Gotham, what a city.
What a city.

The batmobile came to a stop on the large illuminated platform at the centre of the cave. With the engine off, the only sounds that could be heard were those of the waterfall that covered the entrance and the shrill cries of the bats that lived among the stalactites.
Batman got out of the car, lost in his thoughts, and headed for the computer.
"Computer. Start."
A dozen huge screens lit up, illuminating the detective's face.
Batman took off his mask and sat in front of the computer, immediately starting to type on the keyboard.
"Productive night, sir?" Asked a voice behind him.
Alfred came over, bringing breakfast on a tray.
“I don't know if I would call it that. A defence attorney was killed, in the wealthy part of town. "
"I see. Are you going to eat anything, before you go to sleep? "
"I'm not hungry. And I'm not going to sleep, Alfred. I have research to do. "
Alfred gently placed the tray on the keyboard, so that Batman could not use it.
"Eat. Sir. ”The tone was dry, one that wouldn't accept any retort.
Bruce raised an eyebrow, but Alfred's face remained impassive. The two stared at each other for a moment then, in silence, Bruce put the tray on his knees and started eating.
"Enjoy your meal, sir." The tone expressed only a hint of sarcasm.
"Thanks."
Alfred walked away, going to the elevator that led to the upper floors. Only the sounds of the waterfall and Bruce's slow chewing could be heard in the air.

"Mr. Fox would appreciate your presence at the four o'clock meeting, sir."
Alfred took the empty tray, as Bruce already got back to work, typing rapidly on the keyboard.
“I can't, Alfred. I have a lot of work to- "
“Mr. Fox wanted me to tell you that he would consider it a personal favour. He seemed worried. "
Bruce stopped typing for the second time and turned to look at Alfred.
"Worried?"
“If I may say so, I really had this impression. And you know as much as I do that Lucius wouldn't make such a request without good reason. "
Bruce nodded, thoughtfully.
"Alright, call him and tell him I'll be there."
"Very well, sir."
Bruce touched his chin, frowning. On the screen, data and names flowed wildly, but he wasn't really paying attention to them.
If Lucius was worried, something was wrong. Bruce trusted Lucius Fox's instincts completely.
He went back to researching the victim, trying to ignore the unpleasant feeling that something in Gotham was lurking, in the shadows.
And, as Dick Grayson would have said, Bruce was the only good thing that lurked in the shadows, when it came to Gotham.

"Bruce, thank you for being here." Lucius squeezed his hand warmly, while adjusting his glasses.
"Of course. What is going on?"
They were in Lucius' office, it was 3:40 pm. It was common practice for them to see each other, alone, before a meeting. It was important to form a common front, when dealing with the board. They had to agree on what to say and who should say it.
“There are two things I would like to discuss with you. One is serious, the other not so much. But you should be made aware of both."
They sat down, Lucius behind his desk and Bruce on the opposite side.
"Tell me everything, Lucius."
Lucius took off his glasses and rubbed his eyes, a gesture that showed profound tiredness. But peaceful sleeps were not the norm in Gotham. Especially for those who always tried to do the right thing, like Lucius.
“Bruce, what I'm asking you today is to trust me. And to support me. Because the meeting won't be pleasant, at all. "
Lucius paused and Bruce waited.
“I think someone inside Wayne Enterprise is selling experimental technology on the black market. And I fear that the culprit has a strong connection with a member of the board. "
Bruce didn't answer right away, but studied Lucius' tired face.
"How long have you suspected this, Lucius?"
"A week. He didn't take much, he was smart. He stole the stuff we had put aside, the least urgent projects. But I soon realized that things were missing. And, looking at the surveillance tapes, I spotted the culprit.”
Bruce sighed, preparing for the worst. But he had figured it out as soon as Lucius had mentioned the board.
“It's Brent Stine, isn't it? Howard's son. "
Lucius sighed.
"Yes, it's him. I'm sorry."
Howard Stine was one of the oldest members of the board. Great friend of Bruce's parents and loyal collaborator. He had given Martha Wayne the gloves she was wearing the night she and Thomas had been murdered. He was a good man.
Bruce and Lucius had been delighted to welcome his son to the Research and Development department, and Brent had always proven himself bright and willing, in his three months of internship. It was truly disconcerting news.
After a few moments, Bruce broke the silence.
"Can you prove it beyond any reasonable doubt, Lucius?"
"Yes."
"The footage shows him taking the materials?"
"Yes."
Bruce nodded.
"It won't be a pleasant meeting."
"No, I don't think so either."
The two got up. The meeting was only two minutes away. As they entered the elevator, heading downstairs, Bruce remembered that Lucius had mentioned another piece of bad news.
"What else did you have to tell me, Lucius?"
"Ah, yes. Well, I'd say it can wait, but Wayne TV is having reception problems all over the city. We have not yet figured out what the problem is, but we have received many complaints. "
Wayne TV mainly broadcast political headlines and financial news. It was a pay channel. Bruce had never liked it much, but it had a loyal following and keeping it alive helped him maintain friendly relationships with the other wealthy citizens of Gotham. And Lucius knew this very well.
“You're right, I'd say it can wait. But thanks for telling me. "
"It's my job, Bruce."
The elevator doors closed.

The meeting was painful, but less than they thought. Mostly, it was just sad.
Howard wasn't furious or outraged, but instead accepted the news with a sort of sad resignation.
“Unfortunately, this news doesn't surprise me very much. Not that I was aware of Brent's illegal conduct, I want this to be clear. But he's strange, lately. Alienated. He no longer seems like himself. I've wondered whether he's been taking drugs, actually. He says that everything is fine, but a father notices, when something is wrong. And now, you've confirmed it with this piece of news. "
The rest of the board did not look Howard in the face, some out of respect and some out of embarrassment. Only Bruce and Lucius returned his contrite gaze.
"What are you going to do?" Howard asked after some hesitation.
Bruce and Lucius looked at each other.
"I think it's best to summon Brent immediately." Lucius said. “Hear what he has to say. If he can recover the technology he stole or prove that it didn't end up in the wrong hands, we could resolve everything with compensation and an apology, without calling the police. But..."
Lucius stopped, undecided on how to proceed.
"But you're going to have to fire him anyway, aren't you?" Howard said.
"Yes, I'm sorry Howard." Bruce said. “Brent has betrayed our trust and we cannot keep him close to our technology. But I promise you that whatever his problem is, I will help you fix it. If it's really a drug problem, I'll personally contact Leslie Thompkins and get Brent the best treatment there is in Gotham. ”
Howard nodded and smiled at the two men. It was a sad smile, heart-breaking, but also grateful.
"Thank you."
They nodded. Then Bruce activated the intercom.
"Miss Davidson, can you tell Brent Stine to join us?"
"Right away, Mr. Wayne."
"Thank you."
The council pretended not to see, as Howard wiped his tears and tried to compose himself.
This time, Bruce and Lucius joined the others in looking somewhere else.

"Brent, why did you do it?" Howard's voice was sad, but firm.
The other people present observed the two Stines, some with melancholic faces, others with stern expressions.
"Dad, it wasn't me. I don't know what's going on! ”Brent's voice was trembling, as great tears ran down his cheeks.
"Don't try to fool us, Brent!" Howard was shaking like a leaf, full of pain and anger. “There is footage from the security cameras. It was during your working hours. There is no doubt that it was you. "
"Brent." Lucius interjected, in a gentle tone. “There's no point in denying it. You're only making things worse. Admit what you've done and tell us where the stolen components are, okay? ”
Brent turned to Lucius, his face full of despair..
"But Mr. Fox, I swear, it wasn't me! I would never do such a thing! I love working here! "
"Brent." Now it was Bruce who spoke. “If you're in trouble, you can tell us. We will help you. I know you're a good kid. Do you owe someone money? Are you in trouble? We can-"
"I didn't do anything!" Brent burst into tears, collapsing to his knees.
After a few moments, when the silence was filled only by the boy's crying, Howard Stine rose to his feet and came close to him. He put a hand on his shoulder.
"My son, what's happening to you? Talk to us. Talk to me! Whatever is going on, together we can- "
What happened next was so fast that only a trained eye like Bruce's could have registered it. In one sudden move, Brent rose to his feet. He pulled out a scalpel from the lab coat he was wearing and, before anyone else on the board could understand what had happened, Howard Stine was on the ground. Blood gushed from his severed throat and his eyes, before going out of focus, stopped on the face of his son, which was now cold and emotionless.
"Brent! Nooo! ”Lucius was shocked.
Bruce got up and headed for Brent, but it was too late. Still with that same cold, expressionless look, Brent ran to the window and jumped through it, leaving behind only shattered and bloody glass. A few moments later, Bruce and the other board members heard the final and brutal sound of his body crashing on the asphalt.
Within a minute, the two Stines had gone forever.

Bruce sat in his office, covering his eyes with one hand. Lucius sat across from him, looking sad. Several hours had passed since the meeting, it was now dark. The police had come to question them all and the coroner had taken away Howard's body and what remained of Brent's (which wasn't much).
"I just can't understand..." Lucius was inconsolable. “Brent was a hard worker, he was full of talent. He was a meek person. Why on earth would he do such a thing? "
Bruce took the hand off his face and straightened up on the chair.
“I don't know, Lucius. But I intend to find out. "
In that very moment, the bat signal illuminated the sky. Both of them could see it clearly from Bruce's office, as it reflected on Gotham's reddish and polluted sky.
"What now?" Lucius said nervously.
"I'd better go and find out." Bruce said, getting to his feet.
It took him less than two minutes to put on the costume he kept hidden in his office.
“We'll get to the bottom of this, Lucius. I promise you." Bruce said, as he opened the window, letting in the cold October wind.
“I know, Mr. Wayne. Don't worry about me. Go to Gordon, and let me know if you need my help. "
Bruce nodded, smiling briefly at his friend. Then he threw himself out the window, silhouetted against Gotham's neon lights. He could not ignore the feeling that his city was in danger again, on the edge of the abyss. Or beyond the edge. That, just like him in that moment, it was in free fall.

"Another one." Gordon immediately told him, as soon as he saw him land on the roof of the police station. "Another rich guy is dead."
"Who was he?" Batman asked, standing up.
"Julius Douchette. Owner of Douchette's Diamonds. "
"Gotham's largest jewelry supplier."
"That's the one."
Gordon smoked briskly, the light of the pipe illuminated his face.
"Same manner as Fines?" Batman asked, already guessing the answer.
"Yes. Doors and windows locked. Alarm activated. Same marks on the body. Someone introduced gas, who knows how, into his luxurious apartment. His lungs became paralysed, after at least an hour of agony. "
The two looked at each other. Neither of them wanted to say it out loud, but it was now clear that these were serial crimes. And that, most likely, a third crime was on the way.
"How long has he been dead?"
“We found him two hours ago. And the coroner estimated that the death occurred during the afternoon."
Batman nodded, thoughtfully.
"If you want to check the place, these are the keys to Douchette's house." Gordon handed them to him. "He was a bachelor, just like Fines, so no one will disturb you."
Batman took the keys.
"Thanks, Jim."
"You'll be doing me a favour, if you find some clue."
"No connection between the victims, I'm guessing."
"None. Fines never represented Douchette in a trial. And he wasn't a jewelry guy. The two did not attend the same clubs. As far as we know, they have never been together in the same room. Maybe you will find out more. "
Gordon turned and headed for the bat signal.
"I'll see what I can do." Batman put the keys in his belt. "Goodnight, Jim."
"Good night." Gordon turned off the signal and headed for the stairs leading back to the police station. He didn't even turn around, knowing full well that Batman had already disappeared into the shadows.

Batman knew that something was wrong from the moment he entered the apartment. The door was closed, but not locked. Someone must have entered after Gordon and his men had left. He put the keys away and tensed his muscles, ready for a confrontation, but when he entered he saw nothing strange, at least at first sight. The apartment seemed absolutely normal.
He inspected it from top to bottom, but nobody was there. Puzzled, he headed for the living room and turned on his forensic scanner, inspecting the room. He found minimal traces of the same gas used for Fines, and particles of the blood spit by the late Douchette. But there were no signs of burglary and his sequencer did not find traces of hacking or external interference regarding the alarm. Furthermore, there were no ventilation ducts, only a very normal air conditioning system which still didn't present any traces of gas.
Turning to infrared vision, however, he noticed something strange. In one corner of the living room there was a ceramic statue of a bear. It was a little over a meter and a half tall, with a circumference of half a meter. Inside there were traces of heat, as if someone or something had been in there for a long time and had just gone away. He went over and turned the statue upside down. The bottom was made of felt, and Batman saw that it was removable. Inside, the statue was hollow. And empty. But the forensic scanner revealed the presence of nylon. Thin threads that had come off some garment while, as incredible as it seemed, someone had remained hidden inside the statue for hours.
He saw that there was still a price tag on the statue. Three thousand dollars. And a delivery receipt from the day before.
Batman pressed the communicator on his ear.
"Jim? It's me."
"Batman! Have you discovered anything?"
"I think so. Did you notice a bear-shaped statue, during your inspection? "
"Yes, I remember it. An expensive piece. ”
“It had arrived just yesterday. Inside I found traces of heat, and fragments of nylon. "
There was a moment of silence.
"Holy shit. Are you saying there was someone inside? "
"Yes.."
"He killed him, went into hiding again and waited for us to leave before seeing himself out."
"Exactly."
“But ... that statue was barely a meter and a half tall. And it was extremely narrow. Who could ever-” Gordon stopped. He had also figured it out. "Merkel? Peter Merkel? Ragdoll? "
“It must have been him. That's how the gas entered Fines' penthouse. Through the ventilation duct, just as we initially assumed. You were right, Catwoman wouldn't be able to pass through it. But he would. He crawled up the duct and left the gas, then got out of there in the same way. Simple, yet brilliant. "
"Damn it. But why? It is not his style. Merkel is a thief, not a serial killer. "
“I'll try to find out. You spread the news, have your agents look for him. He hasn't been to Gotham for a long time, but maybe we are lucky and he is hiding in one of his known lairs. "
"It doesn't feel like that kind of week."
"I know. I'll be in touch. "
Batman hung up and, absorbed in his thoughts, left the apartment.

Peter Merkel had been born with a particular genetic condition. His joints bent in any direction he wanted, making him a formidable contortionist. And his build was frighteningly thin, almost skeletal. After an initial period as circus attraction, Merkel had used his talents to become a thief, with exceptional results. At first no one could understand how the thefts were being carried out, it almost seemed like a ghost was doing it.
Batman now felt like a fool for not thinking about him. But, as Gordon had said, such crimes had never been his style. And after his last stay in Arkham, seven years earlier, he seemed repentant and had left Gotham forever. What had driven him to come back?
Batman got out of the batmobile and went to the computer, intent on finding a connection between Merkel and the victims, when he received a call.
"Yes?"
"Bruce, it's me."
"Selina?"
"We should meet. I think I know who the killer is. "
"Peter Merkel."
There was a moment of silence.
“Sometimes, you're really insufferable. Anyway, yes, it's Merkel. ”
"And how do you know?"
“Because I just saw him get out of a window, in his ridiculous puppet costume. And inside the apartment there's another dead rich guy, with drool in his mouth. "
"Damn it! Where?"
"44, Clancy Street."
"I'll be right there, try to follow him and keep me updated on his pos-"
"I don't think that'll be necessary."
"Why not?"
“I've already caught him. He's here in front of me, all tied up and nowhere to go. Be quick, it's cold tonight. "
"You've-"
But Selina had ended the call.
A few moments later, the batmobile started with a deafening roar, disturbing the sleep of dozens of irritated bats.

Ragdoll's mask lay at his feet, creased. Selina had tied him to a chimney, so tight that he could barely breathe. Merkel was looking straight ahead, avoiding the gaze of the two shadows standing in front of him. He looked decidedly aged, compared to the last time Batman had seen him. He had grey and sparse hair, very dark circles under his eyes and deep wrinkles on the sides of his mouth. But there was no doubt, it was him.
"Why did you do it, Merkel?" Batman asked. “You have never been that type of criminal. You were gone. What is the motive?"
Merkel said nothing.
"You better answer him, Peter." Selina told him. "Batman had a bad week."
Merkel continued to ignore them. After a few moments, he began to whistle.
Batman punched the chimney, a few inches above his head. Merkel stopped whistling, but otherwise continued to ignore them.
"Do you want to take him to the police station?" Selina asked.
"Yes."
Nodding, the feline thief began to untie Merkel. She was slightly worried by Batman's reaction. It had been a little too sudden. She didn't like the anger she read on his face. She looked with some apprehension at the fragments of cement and brick that fell on Merkel's head, as the dark knight took his hand out of the chimney.
Once Merkel was untied, Batman grabbed him firmly by the arm and picked up his mask from the ground.
“Thank you for your help, Catwoman. I'll tell Gordon, he'll be grateful too. "
Selina shook her head.
“I'd rather you didn't, big boy. I don't want the word to spread that Catwoman helps cops catch other thieves. It wouldn't be nice."
“Merkel is not a thief. He's a killer. "
Batman's gaze was cold, his voice sharp. Something in his tone unsettled Selina. She was not irritated or frightened by his gruff ways, those were certainly not new. She was worried about him. Batman seemed extremely tired, and nervous.
"You're right." She finally answered. “But then I would prefer it to stay between the three of us, okay? Please."
Batman nodded, then threw himself off the building, taking Merkel with him. Not even a minute later, looking at the streets below her, Selina saw the batmobile making its way to the GCPD.
"I don't like this." Selina murmured. "Something's wrong."
Then, with the vaguely unreal grace of a cat, she jumped on the opposite ledge and started heading home.

Merkel sat in his cell, more silent than ever. Batman and Gordon had questioned him for an hour, but he hadn't opened his mouth once. Now the two looked at him through the security cameras.
"It's very strange." Gordon said. “Merkel has never been so good at keeping quiet. Ten minutes of questions were all it took, before he started to boast of how he had fooled us all, remember? He'd babble about being the best thief in the world. That he was like a ghost. And blah, blah, blah. "
Batman nodded, without taking his eyes off the screen.
"Something must have happened to him in these seven years." Gordon said.
"It's possible." Batman replied.
"Maybe connected to Fines and Douchette."
Batman nodded again.
“I haven't had a chance to do any research, Jim. But whatever the connection between him and the victims is, I will find it. "
Gordon pulled out his pipe.
“We've identified the third body, by the way. Clint Jenkins. Less wealthy than the other two, but still pretty well off. Marketing guy at Dagget Industries, for a few years now. He was about to be promoted. "
"I'll look him up as well."
"There's one thing I don't get, though." Gordon said, lighting a match. “Why did Merkel come out of the window, this time? He had been extremely good at hiding his presence, the first two times. Why get out the window?"
Batman didn't reply immediately, but continued to stare at Merkel on the screen.
“Maybe Jenkins was his last victim. Maybe he had finished."
"Well, he's finished now." Gordon said, without hiding his satisfaction.
"Yes." Batman replied, without sharing his positivity. There was something wrong with this whole ordeal.
"Keep me company as I smoke." Gordon said, pulling on his coat. "Some fresh air will do us both good."
The two men left the room, heading for the roof. On the screen, Merkel yawned and lay down. The clock on the wall showed that it was 2 am.
It was October 21st, a date that all the citizens of Gotham would remember, in the following years.

"You're worried, I can tell." Gordon said, rekindling his pipe. The cold autumn wind had blown it out immediately. "I know you, by now."
Batman didn't answer, but just looked at him.
"You should be happy." Gordon continued. “We got him. Because of you. And of Catwoman. "
"We could have gotten him sooner."
“And on that, we agree. But in a city like Gotham, a victory like this must always be celebrated. Even when it's been hard to achieve. Especially when it's been hard to achieve "
“I'm starting to get really tired of what we see every day, Jim. I'm starting to wonder if it really adds up, what we do. "
Gordon looked at Gotham's red sky thoughtfully.
"You know, I get that. This city is hard to love. It's kind of like a lover who kisses you at first, then slaps you in the face. You never know what to expect from her. But, on evenings like these, I'm happy. Because I remember there are people like you and Catwoman, out there. People who, even if they're always in the midst of that darkness, remain good. And do the right thing. That's why I can still love Gotham after all these years. ”
Now Gordon turned to look at Batman.
“It's thanks to you, if I can see it this way. You're the one who allows me to see the best part of Gotham. Because you do as well. If you didn't have hope, if you didn't believe in Gotham, you wouldn't be here. You love this lousy city, just like me. So don't be a pain. "
Batman smiled at him, then he also looked at the red sky.
"Thanks, Jim."
"Don't mention it. Sometimes, we all need a little perspective. "
"But I have to tell you something."
"What's that?"
Batman looked back at Gordon.
"You smoke too much."
Gordon laughed, with a guilty expression.
“That's what Barbara always says. But what can you do, it's my only jo- "
The blast interrupted Gordon and illuminated the sky. A few moments later, they heard a roar and the alarms of cars. Then, the screams. Dozens and dozens of screams.
A few blocks from them, near Old Town, a skyscraper had just exploded. The explosion also affected some nearby buildings. Dumbfounded, the two friends watched the smoke rise into the sky.
"Jesus Christ!" Gordon finally shouted, pulling out his radio. “This is Gordon, this is Gordon! Send patrols, ambulances and firefighters to Old Town! There was-"
Another explosion interrupted Gordon.
"Oh my God!" Gordon said, shocked. "Batman, what-"
But Batman was gone.

He was gliding towards the fire, deafened by the wind, the sound of flames and the screams beneath him. Gordon was right, he loved this city. And in that moment, he felt like someone had stabbed him in the gut. His city was burning, his city was bleeding.
When he reached Old Town, Batman landed on the street. He could already see the firefighters and ambulances arriving. The heat was unbearable, the light of the flames hurt his eyes.
Batman ran towards the flames, looking for survivors. His city really seemed to be in free fall now. But he was determined to catch her, and save her from oblivion.

END OF CHAPTER 1





Batman: Caduta Libera - Capitolo 8

CAPITOLO 8  MOSTRI La folla aveva circondato la moto. Occhi vitrei e senza emozioni lo fissavano, mentre i cittadini avanzavano lentamente v...