mercoledì 22 luglio 2020

Batman: Caduta Libera - Capitolo 6



CAPITOLO 6

 PUPAZZI

“Jervis Tetch, ancora non ci credo...” Mormorò Gordon, mentre cercava di tenere il passo con Batman. Il cavaliere oscuro non gli rispose, continuando a camminare.
Un violento temporale impazzava nel cielo, mentre grossi lampi proiettavano le loro ombre attraverso il lungo corridoio di Arkham che stavano attraversando. Era ormai mattina da un paio d'ore, ma le nubi scure sembravano aver prolungato la notte in maniera indefinita. A volte, a Gotham, veniva quasi il timore che il sole non sarebbe più sorto.
“Parlami della metropolitana.” Disse infine Batman. “Quanti morti?”
Gordon fece per tirare fuori la pipa, poi ci ripensò.
“Ventisette. Ventisette morti e diciannove feriti, di cui quattro molto gravi.”
“Maledizione...”
Erano arrivati alla fine del corridoio, ad una porta metallica con sopra la dicitura “BLOCCO DETENTIVO C: MASSIMA SICUREZZA”.
La porta si aprì e ne uscì una guardia dall'aria stanca e nervosa.
“Batman. Commissario Gordon. Venite, il direttore vi sta aspettando.”
I due uomini lo seguirono.
“Il direttore ha eseguito i controlli che gli abbiamo chiesto?” Chiese Batman.
La guardia si strinse nelle spalle.
“Non lo so. Mi ha detto solo di venirvi a prendere.”
Gli occhi di Batman divennero due fessure irritate, ma non disse nulla.
“Tranquillo.” Gli disse Gordon, interpretando correttamente il suo sguardo. “Avrà fatto quello che hai chiesto. Si fida di te.”
Batman annuì brevemente, ma non disse nulla.
Infine arrivarono a una stanza spoglia e illuminata da una luce al neon tanto brillante quanto sgradevole. Al suo interno, in piedi, c'era il direttore del manicomio, il dottor Jeremiah Arkham. Davanti a lui c'era un vassoio metallico, ricoperto da un telo bianco.
“Buongiorno, signori.”
Batman e Gordon fecero un cenno impaziente di saluto.
“Ha trovato dei riscontri?” Chiese subito Batman.
Il direttore annuì.
“Abbiamo eseguito i controlli non appena ci avete informati. Abbiamo sedato i pazienti e abbiamo ispezionato i loro corpi. Avevate ragione. Abbiamo trovato questi...”
Jeremiah sollevò il telo. Sul vassoio c'erano due minuscoli microchip, grandi quanto un dente, e una lente di ingrandimento. Osservando i chip da vicino, Batman vide che erano entrambi contrassegnati con “10/6”, come la carta che il Cappellaio Matto portava sul proprio cappello.
“Come erano stati applicati alla pelle dei criminali?” Chiese Gordon.
Arkham girò uno dei microchip e porse la lente di ingrandimento al commissario.
“Come può osservare, ci sono delle minuscole ma fitte punte metalliche, sul retro dei microchip. Erano infilati nella pelle dei soggetti. Quello di Nygma era dietro il suo orecchio, quello di Buchinski sulla spalla. Jervis Tetch è migliorato molto, sono davvero dei dispositivi incredibili.”
Batman raccolse uno dei microchip e lo analizzò con il proprio scanner forense. Era stupefacente quanti dati sembrasse contenere.
“Con il tuo permesso, Jim, ne prendo uno. Voglio analizzarlo con calma, qui non ho tutti gli strumenti necessari.”
“Certo. Io ora chiamo la centrale, dovrebbero aver finito di ispezionare i cadaveri di Killer Moth e Ragdoll. Per una volta, la lunga fila di autopsie ci è stata d'aiuto. Altrimenti, il corpo di Merkel sarebbe già cenere...”
Gordon tirò fuori il proprio cellulare ed uscì dalla stanza. Batman mise il microchip in una tasca della sua cintura.
“Nygma e Buchinski si sono risvegliati?” Chiese al direttore.
“Sì, circa mezz'ora fa.”
“Sono stati messi al corrente di cosa gli è stato fatto da Tetch?”
Il direttore annuì.
“Sì. Non erano affatto contenti. Soprattutto Nygma. Ha aggredito una delle guardie e siamo stati costretti a mettergli una camicia di forza.”
Batman annuì, pensoso.
“Vorrei parlargli.”
“Certo.”
Gordon rientrò nella stanza.
“Anche i cadaveri di Walker e Merkel avevano dei microchip. Walker ne aveva uno sulla schiena e Merkel....” Gordon si schiarì la voce. “Merkel ce l'aveva dietro una palpebra.”
“Gesù...” Mormorò il dottor Arkham.
Un altro lampo illuminò la stanza, proiettando le loro ombre, distorte e mostruose, sulle squallide piastrelle di porcellana.

“Nygma è nella stanza numero 37, da questa parte.”
Il dottor Arkham li guidò, percorrendo un corridoio di pesanti porte metalliche numerate. Le porte avevano dei piccoli spiragli muniti di sbarre, dai quali occhi spiritati osservavano i tre uomini passare. Il Blocco C conteneva il peggio del peggio, e molti di quegli ospiti (se non tutti) erano stati portati lì da Batman stesso.
Ad un certo punto, passarono davanti alla porta numero 17 e Batman udì una voce, tanto familiare quanto detestata.
“Bats! Bentornato a casa! Come procedono le cose, là fuori? E' sempre il solito manicomio?”
“Dannazione...” Borbottò Arkham. “Speravo dormisse...”
“Perché, lo ha mai visto dormire?” Ribatté Gordon, senza voltarsi a guardare gli occhi verdi ed euforici che li scrutavano dallo spiraglio.
“Oh, Jimbo, non ti offendere! Sono felice di vedere anche te!”
“Andiamo.” Disse Batman, ignorando i lazzi del Joker.
Il pagliaccio rise sguaiatamente.
“Il piccolo Jervis! Ma ci credi, Batman? Chi l'avrebbe mai detto! Oh, quel ragazzo si sta rivelando un'enorme soddisfazione! Guarda che aria arrabbiata, che hai! Sono quasi invidioso.”
“Andiamo.” Ripeté Batman, sempre ignorando il supercriminale.
“Ma come fa a sapere che è stato Tetch?” Chiese Gordon. “E' un'informazione che sappiamo ancora in pochissimi. Credi che c'entri qualcosa?”
Batman scosse la testa.
“No, non ci sono prove del suo coinvolgimento. E' il gioco del Cappellaio Matto, questa volta.”
“Lui sa sempre tutto, qui dentro.” Disse Jeremiah Arkham, con tono irritato. “Non so come faccia.”
“Mi spezzi il cuore, Bats!” Urlò Joker, con tono falsamente offeso. “Neanche un saluto? Una torta? Qualche foto dei cadaveri? Guarda che non ti parlo più, brutto cattivone!”
Le risate del Joker li seguirono attraverso il corridoio, ma nessuno dei tre gli diede la soddisfazione di rispondergli. Intanto, nel cielo, il sole iniziava finalmente a filtrare, timidamente, attraverso le nuvole e lo smog rossiccio di Gotham.

Nygma se ne stava seduto sulla branda, a fissare la parete con sguardo furente. I suoi capelli erano in disordine e gli occhiali erano storti. La camicia di forza era allacciata strettamente dietro la sua schiena, ma lui continuava comunque a divincolarsi, cercando di togliersela e borbottando sottovoce.
“Quando uscirò di qui, troverò quel piccolo verme. Chi accidenti si crede di-”
“Sembri di malumore, Edward.” Disse Batman, con voce fredda.
“Tu!”
L'Enigmista si voltò di scatto a guardare il detective, che era appena arrivato davanti alla sua cella e lo osservava dallo spiraglio. Poco dopo, Gordon e il Dottor Arkham arrivarono alle sue spalle.
Il dottore usò la sua tessera magnetica per aprire la porta e i tre uomini entrarono.
“Che cosa vuoi?” Sbraitò il criminale, con tono impaziente. “Vattene, ho da fare!”
“A quanto pare, Jervis Tetch ti ha fregato per bene.” Disse Gordon, con un sorriso sarcastico. “Arrabbiato?”
“Silenzio!” Urlò Nygma, chiudendo gli occhi, come per respingere l'idea stessa. “Nessuno frega me! Nessuno!”
“Eppure...” Continuò Gordon.
“Silenzio!”
“Ricordi nulla, Nygma?” Gli chiese Batman, senza tanti preamboli. “Ricordi qualunque cosa che potrebbe aiutarci a trovarlo?”
Il criminale lo fissò con odio.
“Non vi dirò nulla. Sarò io a trovarlo. Io! E gliela farò pagare. Nessuno fa questo a me!”
“Fa cosa, Nygma?” Chiese Batman, con tono duro. “Ti manipola? Ti usa come un pupazzo? Ti toglie la volontà?”
“Silenzio!”
“Ora sai cosa provano le tue vittime quanto le metti in una delle tue trappole. E' brutto non avere il controllo, vero?”
“Non osare-”
Batman lo sollevò di peso, facendolo arrivare quasi al soffitto. Gordon non batté ciglio, mentre il dottor Arkham si girò dall'altra parte, facendo finta di niente.
“Ascoltami bene, Nygma.” Disse il cavaliere oscuro. “Ora tu mi dirai tutto ciò che ti viene in mente. Qualsiasi cosa possa aiutarci a trovare Tetch,”
“E perché mai dovrei farlo, detective?” Disse il criminale, con tono profondamente sprezzante. “Io non ti devo nulla!”
“Ma vuoi trovare Il Cappellaio tanto quanto noi.” Disse Batman.”Vuoi fargliela pagare.”
“Posso farcela da solo, non-”
“So che intendi evadere. “Replicò il cavaliere oscuro. “E probabilmente ci riuscirai, prima o poi. Ma quanto tempo passerà? Tetch potrebbe scappare. Potrebbe sfuggirci. E' questo che vuoi?”
“Lo troverò prima di voi! Voi, ignoranti-”
“Dimentichi una cosa, Eddie.” Disse Gordon.
Il criminale si voltò brevemente verso di lui, con sguardo indifferente. Batman poteva essere considerato un valido avversario, ma non poteva essere più chiaro che Gordon, per Nygma, era assolutamente insignificante.
“Sarebbe?”
“Al momento, sei il principale indiziato per le stragi e gli omicidi degli ultimi giorni. Niente Arkham, questa volta. Parliamo di Blackgate. Massima sicurezza. Niente stanze singole. Ti metteranno in mezzo al peggio del peggio. Parliamo di ergastolo. Anzi, ergastoli. Plurale.”
L'Enigmista strabuzzò gli occhi.
“Ma cosa diavolo vai farneticando? Ero sotto il cont- E' stato Tetch! Lo sapete benissimo!”
“Al momento, nessuno sa dei microchip, Nygma.” Disse Batman. “Nessuno tranne noi, Buchinski e il personale di Arkham.”
“Vuoi che dica al procuratore che eri il pupazzo di Tetch, o preferisci essere considerato padrone delle tue azioni?” Disse Gordon. “A noi non fa differenza.”
Nygma digrignò i denti.
“State bluffando! Non mi addossereste mai la colpa! Non lascereste mai che Tetch se la cavasse!”
Batman avvicinò gli occhi di Nygma ai suoi.
“Hai ragione. Non a lungo termine. Ma magari non ci faremmo troppi problemi a lasciarti marcire in carcere per un po', mentre noi cerchiamo il vero colpevole senza il tuo aiuto.”
Gli occhi di Nygma si dilatarono.”
“Potremmo lasciare che tu diventi il capro espiatorio del procuratore.” Disse Gordon. “Se rifiuti di aiutare noi, perché dovremmo aiutare te? E chissà quanto ci vorrebbe, per catturare Tetch. Magari persino dei mesi.”
“Voi.... Voi...” La rabbia lo aveva reso afasico. “Come vi permettete! Non potete-”
Batman lo mise a sedere sulla branda.
“Non c'è bisogno di arrivare a questo, Nygma “ Gli disse. “Tu dicci cosa sai, e faremo in modo che il procuratore prenda in esame tutti i fatti. Ci assicureremo che tu non venga considerato responsabile delle stragi e degli omicidi. Sconterai solo qualche mese per le trappole che ha trovato la polizia.”
“Ah, molto gentile da parte tua!”
“E poi, se ci aiuti, potrai comunque fargliela pagare.” Disse Gordon. “Prima del processo, Tetch finirebbe senz'altro qui ad Arkham. E forse anche dopo, se gli viene data l'infermità mentale. Avresti modo di rifarti.”
L'Enigmista corrugò la fronte.
“Io... Fatemi pensare. Sono stufo di queste chiacchiere inutili. Devo pensare.”
Passarono alcuni minuti di silenzio, e gli altri tre uomini non lo interruppero. Non fecero fretta a Nygma e non lo annoiarono con chiacchiere inutili. Non gli dissero che il procuratore era già stato informato venti minuti prima dei microchip, ad esempio. E di certo non gli dissero che avevano già concordato, una volta arrestato, di mettere Jervis Tetch il più lontano possibile da Nygma e Buchinski, dall'altra parte della struttura psichiatrica.
Non c'era motivo di dirgli tutte quelle cose, e sarebbe stato maleducato interrompere i suoi pensieri con delle chiacchiere inutili, così aspettarono in silenzio.

Infine, Nygma si schiarì la gola e parlò.
“Vi aiuterò.” Disse. “Da soli, non possedete il sufficiente intelletto per catturarlo. Avete bisogno di me.”
Batman e Gordon si scambiarono un rapido e impercettibile sguardo esasperato. Il suo tono era di una fierezza quasi disperata. La sua convinzione artificiale, forzata. A quanto pare, aveva speso gran parte di quei minuti di silenzio a razionalizzare la propria sconfitta, a rigirare il tutto per sentirsi di nuovo l'uomo più intelligente della città. Ma non sembrava crederci davvero, per una volta. A loro, comunque, i suoi monologhi tronfi andavano benissimo. Qualunque cosa lo aiutasse a dormire la notte. Bastava che parlasse.
“In cambio, però, voglio alcuni privilegi.” Disse Nygma.
“Ad esempio?” Chiese il Dottor Arkham, con tono forzatamente pacato.
“Una televisione, voglio vedere i telegiornali. Accesso a internet ogni sera. Riviste di enigmistica nuove tutti i giorni. E cibo decente.”
“Puoi avere un televisore e riviste di enigmistica una volta a settimana. Niente internet, non se ne parla. E il cibo che vi diamo e assolutamente adeguato.”
“Questo lo dice lei...”Borbottò Nygma, stizzito.
“Siamo d'accordo?” Replicò Arkham, freddamente.
L'Enigmista lo guardò con odio.
“D'accordo, ma voglio che dica subito a un infermiere di portarmi ciò che ho chiesto.“
Il dottore chiamò un infermiere.
“Stevens, porta un televisore nella stanza di Nygma. E cerca di procurarti una rivista di enigmistica, se possibile.”
“Sì, dottore.”
Nygma cercò di sembrare compiaciuto, ma non gli riuscì molto bene. Era stato messo al muro e lo sapeva.
“Ora parla.” Disse Batman. “Cosa ricordi?”
Nygma aggrottò la fronte.
“Non ricordo Tetch. Non ho nessun ricordo recente di lui. Non lo vedo da anni, dall'ultima volta che eravamo entrambi rinchiusi qui.”
“Qual è il tuo ultimo ricordo?” Chiese Gordon, nascondendo a stento la sua impazienza.
Nygma rifletté.
“Ero nel mio covo di Founder's Island. Dove mi avete trovato. Stavo apportando le ultime migliorie a una mia trappola. La sala del cervello.”
“L'ho vista.” Disse Batman.
L'Enigmista lo guadò intensamente.
“Tu... L'hai affrontata?”
“Io e Catwoman.”
“E l'avete risolta?”
“Temo di sì.”
Il viso di Nygma si irrigidì.
“Ti ricordi che giorno era?” Gli chiese Gordon.
“Primi giorni di settembre.”
“Quasi due mesi fa.” Disse Batman.
Nygma annuì, irritato.
“Spiegami una cosa, detective.” Disse, dopo qualche istante. “Quando mi avete affrontato, non avete capito che ero sotto il cont- Che era Tetch?”
“No.”
“Mi comportavo come me stesso.”
“Sì. Tetch ha detto di aver inserito una sorta di pilota automatico. Ha lasciato che fossi te stesso, che utilizzassi le tue trappole e parlassi come fai di solito.”
“Ma non me lo ricordo. Poi però lui ti ha parlato, vero? Direttamente.”
“Sì.”
“Usando me?”
Batman studiò gli occhi di Nygma. Erano pieni di rabbia, ma contenevano anche un'emozione che non gli aveva visto spesso: la vulnerabilità. Era spaventato da ciò che gli era stato fatto, sebbene cercasse di nasconderlo.
“Sì. Come una marionetta.”
Nygma ringhiò.
“Oh, me la pagherà. Me la pagherà...”
“Non ricordi altro?” Gli chiese Gordon. “Nulla che potrebbe condurci a lui?”
Nygma scosse la testa.
“Ma posso dirvi una cosa, in quanto ingegnere.”
Ora i tre uomini ne studiarono il viso.
“Che cosa?” Chiese Batman.
“Un controllo del genere richiede un segnale molto potente. Un segnale del genere richiede apparecchiature imponenti, qualcosa che non passerebbe inosservato. Un grosso ripetitore, con ogni probabilità.”
Batman annuì, senza entusiasmo.
“Sì, ci ho già pensato. Lo cercheremo.”
“Un'altra cosa.” Continuò Nygma, che sembrava intenzionato ad apparire più furbo del detective. “Se fossi in voi, studierei bene le vittime di Tetch. E' un piccolo verme ed è pazzo, ma non è come Joker. Ci deve essere un motivo, se ha fatto tutto questo. Forse se lo trovate, troverete lui.”
Batman annuì di nuovo. Anche questo gli era già chiaro.
Alle loro spalle, qualcuno si schiarì la gola. Era Stevens, l'infermiere. Portava un vecchio, piccolo televisore e una rivista di enigmistica.
“Grazie, Stevens” Disse Jeremiah.
“Il cruciverba in copertina è già compilato per metà!” Disse Nygma, con indignazione. “Come osate?”
“Sta zitto.” Gli disse Gordon. “Potrebbe andarti molto peggio.”
“Ad esempio?” Replicò lui, stizzito.
“Potresti essere ancora un pupazzo nelle mani del Cappellaio Matto.”
Nygma rimase in silenzio. Il dottor Arkham gli fece togliere la camicia di forza dall'infermiere e i quattro uomini fecero per uscire dalla stanza, mentre il criminale accendeva il televisore e cercava qualcosa che soddisfacesse il suo interesse.
“Bah, sport! Roba da trogloditi! Film polizieschi, patetici! Quell'insulso canale finanziario di Wayne, disgustoso. E poi neanche si vede bene....”
L'Enigmista continuò a borbottare, mentre gli altri uscivano dalla stanza e il dottore richiudeva la porta a chiave, usando la propria tessera. Gordon aveva l'aria delusa dall'interrogatorio.
“Beh, un bel buco nell'acqua.” Disse. “Che cosa faccia- Batman, tutto bene?”
Il cavaliere oscuro aveva sgranato gli occhi. Il canale finanziario, la Wayne TV, si vedeva ancora male. Lucius Fox gli aveva segnalato lo stesso problema, alcuni giorni prima. Lo stesso giorno in cui Brent Stine aveva ucciso suo padre. Lo stesso giorno in cui era esploso il palazzo. Lo stesso giorno in cui era iniziato tutto.
E se...?
Batman si mise a correre.
“Devo andare, Jim.”
“Andare? Dove?”
Batman si voltò a guardarlo.
“Al ripetitore della Wayne TV. Sono alcuni giorni che il segnale è disturbato, come se ci fosse un'interferenza. Ci sono state molto lamentele.”
“E allora? Cos-”
Gordon sgranò gli occhi, si voltò rapidamente verso il suono del televisore di Nygma e poi tornò a guardare Batman.
“Dici che c'è un collegamento? Che Tetch sta usando il ripetitore di Wayne?”
“E' quello che intendo scoprire.”
“Oh, porca... Vai, vai!”
Batman corse via. Una volta uscito dall'edificio ed entrato nell'auto, chiamò Lucius Fox.
“Lucius. Sono io.”
“Buongiorno, signor Wayne. Come posso aiutarla?”
“Lucius, credo che Il Cappellaio Matto stia usando il ripetitore della Wayne TV per amplificare il proprio segnale. Credo che lo stia usando per controllare le persone e che questo sia il motivo delle interferenze.”
Ci fu del silenzio.
“Brent Stine.”
“Ho ragione, Lucius? Se Brent fosse stato sotto il controllo di Tetch, avrebbe potuto modificare il ripetitore? Le apparecchiature che ha rubato potrebbero manipolare il segnale, se usate nel modo giusto?”
“Mio Dio. Sì, è possibile. Dobbiamo riparare il ripetitore, signor Wayne.”
“Non intendo ripararlo, Lucius.” Disse Batman, mettendo l'auto in moto. “Intendo abbatterlo.”
L'auto partì, lasciandosi dietro vorticanti foglie autunnali e un vago odore di combustione.

Parcheggiò l'auto in un vicolo a pochi isolati dalla sede della Wayne TV, poi ne uscì e sparò il rampino, arrivando sul tetto dell'edificio più vicino. Ci vollero pochi minuti per arrivare al ripetitore. Era una struttura imponente di metallo, sormontata da una grossa W, che personalmente lui aveva sempre trovato orrenda.
Attivò il comunicatore del cappuccio.
“Lucius? Sono qui.”
“Molto bene. Mi collego immediatamente.”
Un istante di pausa. Batman udì, appena percettibili, i suoni di Lucius che digitava sul computer del proprio ufficio.
“Collegamento visivo stabilito. Ora vedo tutto ciò che vede lei, signor Wayne.”
“Perfetto. Do un'occhiata in giro.”
Per alcuni minuti, rimasero in silenzio, mentre Batman camminava intorno al ripetitore e studiava i cavi e i tralicci.
“Sembra tutto a posto.” Disse infine Lucius. “Provi a salire sul ripetitore, le modifiche apportate da Brent potrebbero essere più in alto.”
Batman si arrampicò lentamente, osservando minuziosamente ogni parte della struttura. Era giorno, ma per fortuna era così in alto che difficilmente qualcuno avrebbe potuto notarlo. Il cavaliere oscuro era a circa metà del percorso, quando lo videro.
“Credo che ci siamo, Lucius.”
“Bingo, signor Wayne.”
Su un lato della struttura, qualcuno aveva applicato uno strano congegno, dal diametro di circa cinquanta centimetri. Sembrava quasi un ragno metallico, qualcosa di vivo che si era arrampicato lì per dormire. Emetteva un suono debole e costante, come di qualcosa che sta friggendo in lontananza.
“Riconosci i componenti, immagino.”
“Sì. E' roba nostra.”
“Non sono venuti dei tecnici ad ispezionare il ripetitore, con tutte le interferenze che abbiamo avuto? Non l'hanno notato?”
“Un esame approfondito è previsto per dopodomani. Hanno fatto un primo sopralluogo un paio di giorni fa, ma hanno ispezionato solo la base. E lì era tutto a posto. Il congegno non è molto grande, da terra non l'avranno visto.”
“Tetch si sta dimostrando molto bravo a passare inosservato.”
“Sì.”
“Chiamo il Batwing.”
Batman premette un pulsante sul proprio avambraccio.
“E' proprio sicuro, signor Wayne? Togliere il congegno basterebbe, probabilmente.”
“Ma non ne sei certo.”
Ci fu un'esitazione.
“No. Questo utilizzo della nostra tecnologia è nuovo, una cosa mai fatta prima. Non posso escludere che il sistema sia del tutto corrotto, ormai.”
“Non voglio correre rischi, Lucius. Va distrutto. Lo ricostruiremo quando sarà tutto finito.”
“D'accordo.”
“Tranquillo, sono sicuro che il tuo capo capirà.”
Lucius ridacchiò.
“Sì, immagino di sì.”
“Ti richiamo quando ho fatto.”
“Va bene, interrompo il collegamento visivo. Buon lavoro.”
Batman non fece in tempo a chiudere la conversazione, che il suo comunicatore ricevette un'altra chiamata. Il display lo avvertì che si trattava di Gordon.
“Sì, Jim.”
“Sei al ripetitore?”
“Sì.”
“Trovato segni del Cappellaio Matto?”
“Sì. C'è un congegno che interferiva con le normali trasmissioni della Wayne TV.”
“Bel colpo.”
“Hai sentito di quel dipendente della Wayne Enterprise che ha ucciso il padre e poi si è gettato dalla finestra?”
“Sì, Brent Stine. Ci ho pensato anche io. Aveva rubato dei componenti dal laboratorio, prima di uccidere il padre. Bravo ragazzo, erano rimasti tutti sconvolti dal suo gesto. Credi che fosse sotto il controllo di Tetch? L'ha usato per modificare il ripetitore?
“E' quello che penso.”
“Bastardo. Tutto per costruire uno dei suoi dannati giocattoli.” Gordon tossì, e Batman capì che stava fumando. “Intendi distruggerlo, spero.”
“Non solo il congegno.”
Un attimo di silenzio.
“E' proprio necessario?”
“E' più sicuro.”
“Beh, spero proprio che Wayne mandi il conto a te e non a me, allora.”
“Non ti preoccupare di questo. Capirà.”
“Speriamo. Senti, ho chiamato anche per dirti un'altra cosa.”
“Dimmi.”
In lontananza, iniziava a sentirsi il rombo del Batwing che si avvicinava.
“Ho trovato un collegamento tra il palazzo esploso e l'attacco alla metropolitana. Oltre al mandante, ovviamente.”
“Che cosa?”
“Una delle vittime del palazzo esploso si chiamava Jeffrey Loomis. Aveva lavorato ad Arkham per due anni come inserviente. Per alcune settimane, mentre era lì, ci aveva lavorato anche Gary Reese, morto nella metropolitana. Lui era un infermiere. Avevano entrambi smesso di lavorare ad Arkham undici anni fa.”
“Potrebbe essere una coincidenza, tanta gente ha lavorato ad Arkham.”
“Lo so. Ma c'è un'altra cosa: ho chiamato il manicomio ed è venuto fuori che avevano dato le dimissioni lo stesso giorno. Insieme. Jeremiah Arkham ha detto che non se li ricorda molto bene, ma non mi ha convinto.”
“Sarà il caso che approfondiamo la cosa.”
“Direi proprio di sì.”
Il Batwing scese dolcemente e atterrò sul tetto, quasi senza emettere un suono.
“Mi farò risentire, Jim.”
“Ottimo. Ora ti lascio distruggere migliaia di dollari di proprietà privata.”
“A dopo.”
Batman sorrise leggermente, nel chiudere la chiamata.

Assicurati i cavi alla base del ripetitore, entrò nell'aereo. Il portellone si chiuse e la strumentazione si illuminò. Il veicolo salì in verticale, finché i cavi non furono tesi.
Stava per accelerare in avanti, pronto a tirare il ripetitore, quando si udì un pesante tonfo alle sue spalle. Qualcosa era atterrato sul Batwing. Qualcosa di pesante.
“Ovviamente.” Disse Batman, mantenendo la calma.
L'aggressore misterioso strisciò lungo l'aereo, venendo verso di lui. Infine, il cavaliere oscuro si ritrovò faccia a faccia con Waylon Jones. Killer Croc. I suoi denti erano enormi e affilati. I suoi occhi da rettile gialli e brillanti. Al posto della pelle, aveva ruvide squame color verde scuro. La sua poderosa coda da coccodrillo si muoveva sinuosamente dietro di lui, fendendo l'aria.
“Non ci provare, Batman!” Urlò la creatura, con una voce bassa e gutturale.
“Togliti di mezzo, Croc. Non ti riguarda.”
“Oh, ti sbagli!” Ruggì la creatura, artigliando il portellone e cercando di rimuoverlo. “Mi riguarda eccome!”
Batman vide delle crepe iniziare a formarsi sul vetro del Batwing. Prima o poi, avrebbe ceduto. Premette un pulsante sul pannello di controllo e si udì una potente scarica elettrica. Croc emise un urlo di dolore e cadde, rovinosamente, sul tetto sottostante. Era svenuto.
Il cavaliere oscuro non perse tempo: inclinò la leva di comandi in avanti e tirò con tutta la potenza del motore. Inizialmente, non sembrò avere effetto, poi il metallo dell'antenna iniziò a piegarsi. Il suono sembrava quasi un lamento, come se il ripetitore non volesse essere abbattuto.
Beh, peggio per lui.
Batman tirò ancora, digrignando i denti. Lo sentiva cedere sempre di più, presto sarebbe caduto. Ancora un po'-
Un'antenna parabolica colpì il muso del veicolo, facendolo oscillare. Batman guardò in basso, dove Killer Croc si stava già apprestando a scardinare qualcos'altro da tirargli. La scarica non lo aveva messo fuori gioco per molto.
“E va bene.” Disse Batman. “Come vuoi.”
Digitò sul display, attivando il pilota automatico. L'aereo avrebbe continuato a tirare finché il ripetitore non fosse stato abbattuto.
Il detective saltò fuori dal Batwing e planò verso Jones, che cercava ancora di scardinare un grosso trasformatore. Lo vide arrivare, ma non fu abbastanza veloce da coprirsi il volto. Batman lo colpì con entrambi gli stivali rinforzati, facendolo arretrare di alcuni metri.
”Quel ripetitore cadrà, Croc.”
Il mostruoso criminale si rimise in piedi, sogghignando.
“Cos'era, una carezza?”
“Perché sei qui? Sei sotto il suo controllo anche tu?”
“Non so di che parli. Sono qui per lavoro.”
“Lavoro?”
Croc corse verso di lui, tirando fendenti con i suoi artigli. Batman li schivò, per poi sferrargli un potente cazzotto ai reni. Il suo avversario emise un lamento, rispondendo con un violento colpo di coda che fece cadere l'eroe a terra. Si rimise subito in piedi, evitando per un soffio l'enorme piede del rettile. Le tre dita artigliate lasciarono un'impronta nel cemento.
“Quale lavoro?” Chiese nuovamente Batman, arretrando in posa difensiva. “Cosa ci fai qui?”
Killer Croc ringhiò.
“Mi hanno pagato un sacco di soldi per proteggere quell'antenna.”
“Pagato? Chi?”
Il criminale corse verso di lui, ma Batman lo evitò facilmente e gli saltò alle spalle. Con mossa fluida e rapida, gli avvolse la testa nel mantello e tirò con forza, facendolo cadere e a terra.
Intanto, dietro di loro, il ripetitore iniziava a cedere sul serio. Aveva raggiunto un'inclinazione di almeno 45 gradi, e molti dei supporti si stavano sfilando dal cemento sottostante.
“Chi ti ha pagato?” Ripeté Batman, sferrando un cazzotto alla testa avvolta nel mantello. Croc artigliava l'aria, ma non riusciva a vederlo. Batman evitò facilmente i suoi colpi e gli sferrò un altro cazzotto.
“E' stato Jervis Tetch? Ti ha pagato lui?”
Croc riuscì a spingerlo via, liberandosi dal mantello.
“AAAAAAAAAAARGH! NON MI TOCCARE!”
Questa volta, Batman non riuscì a schivarlo. Jones lo prese per il mantello e lo tirò contro il ripetitore. Il cavaliere oscuro sbatté sul metallo e cadde a terra, con un grugnito di dolore.
Ormai il ripetitore stava per cadere. Era rimasto un solo, singolo supporto metallico a sostenerlo.
Killer Croc venne verso di lui, correndo a quattro zampe. Lo sguardo era completamente furioso e animalesco.
“MALEDETTO! TI SVENTRO!”
Saltò verso di lui, ma Batman sapeva cosa fare. Si tolse rapidamente dalla sua traiettoria, lanciando al tempo stesso un batarang. L'arma colpì Croc in pieno viso, esplodendo in una nube di fumo.
Tossendo e incapace di vedere, il rettile sbatté sulla base del ripetitore, prendendola in pieno con la testa. Ci fu un suono spaventoso e vibrante, come quello di una campana. Fu il colpo di grazia. L'ultimo supporto cedette. Il suono che fece il ripetitore, mentre cadeva sul tetto, fu assordante. La terra sotto di loro tremò. Per fortuna, Batman aveva preso bene le misure e non ci fu rischio che dei detriti cadessero sulla strada, mettendo in pericolo i passanti. Si sollevò una grossa nube di polvere, che fu presto portata via dal freddo vento di ottobre.
Poco a poco, tornò il silenzio.
Sopra di loro, il Batwing smise di tirare e si fermò a mezz'aria. Batman premette un pulsante sul suo polso, e il veicolo atterrò sul tetto, vicino ai resti del ripetitore.
Croc giaceva a terra, cosciente ma stordito. Si lamentava e ringhiava, mentre in fronte gli cresceva a vista d'occhio un enorme bernoccolo violaceo. Il detective gli legò piedi e braccia, poi chiamò Gordon.
“Jim? E' fatta.”
“Ottimo. Tutto bene? Hai il fiatone.”
“Ho ricevuto la visita di Killer Croc. Voleva fermarmi.”
“Croc? Anche lui è sotto il controllo di Tetch?”
“No, lui dice di essere stato pagato.”
“Da chi?”
“Scopriamolo insieme.”
Batman girò Croc sulla schiena. Gli occhi erano pienI di odio, ma era ancora completamente rintronato dal colpo alla testa e non provò ad alzarsi.
“Maledetto...”
“Chi ti ha pagato, Croc?”
“Vai a farti f-”
“Ti ho preso, Croc. E' inutile che mi minacci. Dacci delle informazioni, e magari la tua collaborazione verrà presa in considerazione dalle autorità.”
Croc rifletté un attimo, poi emise un ringhio baritonale e stizzito.
“Che vuoi sapere?”
“Chi ti ha pagato per fermarmi? E' stato Jervis Tetch?”
“No, è stata quella nullità di Walker. Killer Moth.”
“Quando?”
“Quasi sei mesi fa. Mi ha detto di tenere d'occhio il ripetitore tutti i giorni. Mi ha detto che, prima o poi, saresti venuto per distruggerlo. Mi ha dato 50.000 dollari e me ne aveva promessi altri 50.000, se fossi riuscito a fermarti. Ora non mi pagherà mai-”
“Walker è morto, Croc.” Gli rispose seccamente Batman, mettendolo a dormire con un cazzotto.
“Sei mesi?” Esclamò Gordon, allibito, nell'orecchio di Batman. “Sei mesi fa?”
“Tetch sta pianificando tutto questo da molto tempo.” Gli rispose Batman.
“Dobbiamo prenderlo, Batman.”
“E lo faremo.”
“Perlomeno, gli hai tolto il giocattolo.”
“Sì.” Disse Batman. “Speriamo che basti.”
“Mando qualcuno a prendere Jones.”
“Bene.”
“Senti, ho sentito il dottor Arkham.”
“E?”
“Questa sera andiamo da lui. Dice che ha qualcosa da dirci.”
“Perché non ora?” Disse Batman, irritato. “Non c'è tempo da perdere.”
“E' con il sindaco Jameson. Sai quanto sono amiconi, quei due. Il sindaco in persona mi ha detto di non disturbarli. Tra un'ora c'è la sua conferenza stampa, e vuole che il dottore sia lì insieme a lui, sul palco. Vuole rassicurare i cittadini in questo momento di crisi e così via.”
Batman emise un grugnito impaziente.
“Vatti a riposare.” Gli suggerì Gordon. “Il ripetitore è stato abbattuto. Stasera avremo delle risposte. Meriti un po' di riposo.”
“Non mi piace, Jim. Voglio farla finita il prima possibile.”
“Lo so. Anche io.” Gli rispose Gordon. “Ma non è il caso che io e te ci inimichiamo il sindaco, specie in questo momento. I cittadini potrebbero prenderla male. Hanno paura, e lo sai anche tu. Hanno bisogno di credere che stiamo lavorando tutti insieme per risolvere questa crisi.”
Batman non disse nulla. Capiva il punto di vista di Gordon, ma rimaneva preoccupato.
“Vai a riposare.” Gli disse di nuovo l'amico. “Tra qualche ora vedremo Arkham insieme.”
“D'accordo. Tu sarai alla conferenza stampa?”
“No, il sindaco dice che non serve. Anzi, dice che non avermi lì darà l'idea che io stia lavorando giorno e notte al caso. Non ha tutti i torti.”
“O forse vuole le luci dei riflettori tutte per sé.”
“Non riesci proprio a sopportarlo, vero?”
“Tu ci riesci?”
“Diciamo che ci provo un po' più di te.”
“Non mi fido di lui, Jim. Ha sempre avuto troppa sete di potere. E non mi piace il pugno di ferro con cui gestiva la procura.”
“Detto da te.” Disse Gordon, con tono amichevole.
“Sai di che parlo. Jameson tratterebbe con la stessa severità Joker e un ladruncolo di strada, se dipendesse da lui. Non vede differenza. Se potesse, metterebbe al muro senzatetto, ladri e drogati. Senza pietà. Gliel'ho sentito dire di persona. Non è il mio modo di vedere le cose. E neanche il tuo.”
“Sì, lo so. Ma ora fammi un favore e dormi qualche ora. Un problema per volta. Ci vediamo stasera, OK?”
“Va bene. A dopo, Jim.”
“A dopo. E ben fatto, col ripetitore.”
Ancora preoccupato, Batman salì sul Batwing. In lontananza, udiva il suono della polizia che veniva ad arrestare Croc. Scese in strada a raccogliere la batmobile (l'areo aveva un gancio installato appositamente per trasportarla in situazioni come quella) e partì verso la caverna.
Ormai nel cielo non c'erano più nuvole, sembrava essere diventata una bella giornata. A Gotham, non ce n'erano molte.

Il volto di Bruce era stanco. Aveva profonde occhiaie e aveva bisogno di radersi. Beveva lentamente il tè preparatogli da Alfred, mentre lo schermo del computer mostrava un palco davanti al municipio, per ora vuoto. Mancava ancora qualche minuto alla conferenza stampa del sindaco.
Alcuni agenti di polizia se ne stavano in piedi, tra le transenne e il palco, tenendo d'occhio la grossa folla di giornalisti e cittadini che si era presentata.
“Perché vuole vedere la conferenza stampa, sir?” Gli chiese Alfred, che stava rimettendo il costume dell'eroe nella propria teca. “Pensavo che il sindaco Jameson non le piacesse molto. Non farebbe meglio a riposare un po'?”
“Voglio sentire cosa dice.”
Il maggiordomo premette un pulsante e la tuta fu investita da forti getti di gas pressurizzato, di colore bianco. Il gas aveva la funzione di pulire e disinfettare il costume. Poi, la teca tornò sotto terra.
“Capisco, sir. Vuole che le prepari qualcosa da mangiare, oltre al tè?”
“Grazie, Alfred.”
Il maggiordomo si recò al piano di sopra. Bruce guardò l'ora. Erano le quattro del pomeriggio.
La folla iniziò a gridare e i giornalisti iniziarono a scattare foto. Poi, la telecamera zoomò sul palco. Era arrivato il sindaco. Insieme a lui, c'erano le sue guardie del corpo, il vicesindaco, alcuni consiglieri comunali e Jeremiah Arkham.
“Buon pomeriggio, buon pomeriggio!” Disse Jameson, con tono affabile.
Era un uomo molto alto e muscoloso, con un taglio di capelli militare e occhi intelligenti. Negli anni, c'era stato persino chi aveva ipotizzato che fosse Batman, prima di vedere i due insieme.
“Prima di tutto, voglio ringraziarvi per essere venuti qui, oggi.” Disse il sindaco. “Gotham, ancora una volta, si dimostra coraggiosa. Non possiamo essere intimiditi, ci rifiutiamo di essere intimiditi!”
Ci furono applausi e grida entusiaste.
“La nostra città sta vivendo un periodo molto difficile, davvero molto difficile. Ma voglio assicurarvi che sto lavorando duramente per proteggerla. Proprio come il nostro Commissario Gordon, che non può essere qui con noi, stasera.”
Altri applausi. Ora Jameson sorrise, in quel modo da monello che tanto piaceva agli elettori.
“Per non parlare, di un certo nostro amico dalle orecchie a punta.”
La folla applaudì di nuovo. Bruce strinse gli occhi, irritato.
“Il responsabile di tutto questo verrà arrestato e verrà punito, è una promessa. Grazie a esperti della mente criminale, come il mio caro amico Jeremiah Arkham, saremo in grado di trovarlo.”
Ci furono altri applausi. Il volto di Bruce rimase impassibile. Intanto, dietro di lui, Alfred stava portando un vassoio con sopra della zuppa, dell'acqua e del pane tostato.
“Ecco qui, sir.”
“Grazie, Alfred.”
“Chiunque sia stato, imparerà presto che io non perdono. Io non ho pietà. Gotham non subirà in silenzio!”
Altri applausi, ancora più forti.
“Il sindaco mantiene sempre un basso profilo, vedo.” Disse Alfred, mettendo la zuppa davanti a Bruce.
“Il male va estirpato alla radice.” Continuò Jameson. “E noi lo-”
Il sindaco si interruppe. Le telecamere non mostravano cosa stesse guardando, ma il suo sorriso vacillò un po'.
“Vi prego di moderare il vostro entusiasmo, signore e signori. Cerchiamo di-”
La sua espressione divenne spaventata.
“Sicurezza! Sicurezza! Fermateli!”
I poliziotti dietro le transenne estrassero le loro pistole, ma fu troppo tardi. Ci furono delle urla e degli spari. Durarono poco. La folla entrò nell'inquadratura, avviluppando gli agenti. Come un singolo, feroce organismo, si avvicinò al palco. Era completamente e innaturalmente silenziosa. Ora che i poliziotti erano morti, si sentivano solo le urla spaventate del sindaco e degli altri uomini.
Le guardie del corpo si misero davanti al sindaco, estraendo le pistole, ma fu inutile. Anche loro, come i poliziotti, furono avviluppati dalla folla. Si sentirono dei terrificanti suoni di lacerazione, mentre venivano fatti a pezzi.
“By jove! Esclamò Alfred.
Bruce si alzò in piedi, stringendo i pugni. Ma non c'era nulla che potesse fare, da lì. Non sarebbe mai arrivato in tempo.
“Cosa volete? Lasciatemi! Lasciatemi!” Urlava il sindaco, mentre la folla lo prendeva dal palco.
Gli altri uomini sul palco non ebbero il tempo di protestare. Tutti, compreso Jeremiah Arkham, furono fatti a pezzi in pochi secondi. Poi, sempre in silenzio, la folla portò Jameson verso le telecamere, avvicinandolo all'obbiettivo.
Iniziò a echeggiare uno strano suono.
“Tic, toc! Tic, toc! Tic, toc!”
La folla aveva iniziato a sussurrare queste parole. Completamente all'unisono e con tono completamente inespressivo. L'effetto era terrificante.

Jameson fu messo in ginocchio davanti alla telecamera. Le facce che si riuscivano a distinguere, dietro di lui, erano completamente prive di emozioni, come quelle di automi. Il sindaco, invece, era terrorizzato."
Aiuto! Aiuto!”
La gente continuava a imitare il ticchettio di un orologio.
Si fece avanti un'anziana signora, che afferrò il volto di Jameson con le mani e guardò verso l'obbiettivo.
“E' tardi, Gotham.” Disse, con un tono di voce che Bruce riconobbe subito. Era quello di Jervis Tetch, ovviamente.
“E' tardi, è tardi ormai...”
La vecchia signora iniziò a tirare la testa del sindaco, con una forza innaturale. Jameson urlava, disperatamente e inutilmente. Si udì un suono orribile, e la testa del sindaco fu separata dal suo corpo. Ormai, aveva smesso di urlare.
La signora mostrò il volto terrorizzato del sindaco alla telecamera. Poi, noncurante, lo gettò dietro di sé.
“Tic, toc! Tic, toc! Tic, toc!” Continuava a sussurrare la folla.
La signora guardò la telecamera, con il viso sporco di sangue. Guardò Bruce e Alfred. Guardò l'intera città.
Il suo sorriso era crudele, ma i suoi occhi erano tristi. Allo stesso modo, anche la sua voce sembrava conciliare queste due emozioni.
Crudeltà e tristezza.
“E' tardi, Gotham. E' tardi ormai. E tu sei già in mezzo ai guai.”


FINE CAPITOLO 6

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Batman: Caduta Libera - Capitolo 8

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