CAPITOLO 6
PUPAZZI
“Jervis
Tetch, ancora non ci credo...” Mormorò Gordon, mentre cercava di
tenere il passo con Batman. Il cavaliere oscuro non gli rispose,
continuando a camminare.
Un violento temporale impazzava nel
cielo, mentre grossi lampi proiettavano le loro ombre attraverso il
lungo corridoio di Arkham che stavano attraversando. Era ormai
mattina da un paio d'ore, ma le nubi scure sembravano aver prolungato
la notte in maniera indefinita. A volte, a Gotham, veniva quasi il
timore che il sole non sarebbe più sorto.
“Parlami della
metropolitana.” Disse infine Batman. “Quanti morti?”
Gordon
fece per tirare fuori la pipa, poi ci ripensò.
“Ventisette.
Ventisette morti e diciannove feriti, di cui quattro molto
gravi.”
“Maledizione...”
Erano arrivati alla fine del
corridoio, ad una porta metallica con sopra la dicitura “BLOCCO
DETENTIVO C: MASSIMA SICUREZZA”.
La porta si aprì e ne uscì
una guardia dall'aria stanca e nervosa.
“Batman. Commissario
Gordon. Venite, il direttore vi sta aspettando.”
I due uomini lo
seguirono.
“Il direttore ha eseguito i controlli che gli abbiamo
chiesto?” Chiese Batman.
La guardia si strinse nelle
spalle.
“Non lo so. Mi ha detto solo di venirvi a prendere.”
Gli
occhi di Batman divennero due fessure irritate, ma non disse
nulla.
“Tranquillo.” Gli disse Gordon, interpretando
correttamente il suo sguardo. “Avrà fatto quello che hai chiesto.
Si fida di te.”
Batman annuì brevemente, ma non disse nulla.
Infine arrivarono a una stanza spoglia e illuminata da una luce
al neon tanto brillante quanto sgradevole. Al suo interno, in piedi,
c'era il direttore del manicomio, il dottor Jeremiah Arkham. Davanti
a lui c'era un vassoio metallico, ricoperto da un telo
bianco.
“Buongiorno, signori.”
Batman e Gordon fecero un
cenno impaziente di saluto.
“Ha trovato dei riscontri?” Chiese
subito Batman.
Il direttore annuì.
“Abbiamo eseguito i
controlli non appena ci avete informati. Abbiamo sedato i pazienti e
abbiamo ispezionato i loro corpi. Avevate ragione. Abbiamo trovato
questi...”
Jeremiah sollevò il telo. Sul vassoio c'erano due
minuscoli microchip, grandi quanto un dente, e una lente di
ingrandimento. Osservando i chip da vicino, Batman vide che erano
entrambi contrassegnati con “10/6”, come la carta che il
Cappellaio Matto portava sul proprio cappello.
“Come erano stati
applicati alla pelle dei criminali?” Chiese Gordon.
Arkham girò
uno dei microchip e porse la lente di ingrandimento al
commissario.
“Come può osservare, ci sono delle minuscole ma
fitte punte metalliche, sul retro dei microchip. Erano infilati nella
pelle dei soggetti. Quello di Nygma era dietro il suo orecchio,
quello di Buchinski sulla spalla. Jervis Tetch è migliorato molto,
sono davvero dei dispositivi incredibili.”
Batman raccolse uno
dei microchip e lo analizzò con il proprio scanner forense. Era
stupefacente quanti dati sembrasse contenere.
“Con il tuo
permesso, Jim, ne prendo uno. Voglio analizzarlo con calma, qui non
ho tutti gli strumenti necessari.”
“Certo. Io ora chiamo la
centrale, dovrebbero aver finito di ispezionare i cadaveri di Killer
Moth e Ragdoll. Per una volta, la lunga fila di autopsie ci è stata
d'aiuto. Altrimenti, il corpo di Merkel sarebbe già
cenere...”
Gordon tirò fuori il proprio cellulare ed uscì
dalla stanza. Batman mise il microchip in una tasca della sua
cintura.
“Nygma e Buchinski si sono risvegliati?” Chiese al
direttore.
“Sì, circa mezz'ora fa.”
“Sono stati messi al
corrente di cosa gli è stato fatto da Tetch?”
Il direttore
annuì.
“Sì. Non erano affatto contenti. Soprattutto Nygma. Ha
aggredito una delle guardie e siamo stati costretti a mettergli una
camicia di forza.”
Batman annuì, pensoso.
“Vorrei
parlargli.”
“Certo.”
Gordon rientrò nella stanza.
“Anche
i cadaveri di Walker e Merkel avevano dei microchip. Walker ne aveva
uno sulla schiena e Merkel....” Gordon si schiarì la voce. “Merkel
ce l'aveva dietro una palpebra.”
“Gesù...” Mormorò il
dottor Arkham.
Un altro lampo illuminò la stanza, proiettando le
loro ombre, distorte e mostruose, sulle squallide piastrelle di
porcellana.
“Nygma è nella stanza numero 37, da questa
parte.”
Il dottor Arkham li guidò, percorrendo un corridoio di
pesanti porte metalliche numerate. Le porte avevano dei piccoli
spiragli muniti di sbarre, dai quali occhi spiritati osservavano i
tre uomini passare. Il Blocco C conteneva il peggio del peggio, e
molti di quegli ospiti (se non tutti) erano stati portati lì da
Batman stesso.
Ad un certo punto, passarono davanti alla porta
numero 17 e Batman udì una voce, tanto familiare quanto
detestata.
“Bats! Bentornato a casa! Come procedono le cose, là
fuori? E' sempre il solito manicomio?”
“Dannazione...”
Borbottò Arkham. “Speravo dormisse...”
“Perché, lo ha mai
visto dormire?” Ribatté Gordon, senza voltarsi a guardare gli
occhi verdi ed euforici che li scrutavano dallo spiraglio.
“Oh,
Jimbo, non ti offendere! Sono felice di vedere anche te!”
“Andiamo.”
Disse Batman, ignorando i lazzi del Joker.
Il pagliaccio rise
sguaiatamente.
“Il piccolo Jervis! Ma ci credi, Batman? Chi
l'avrebbe mai detto! Oh, quel ragazzo si sta rivelando un'enorme
soddisfazione! Guarda che aria arrabbiata, che hai! Sono quasi
invidioso.”
“Andiamo.” Ripeté Batman, sempre ignorando il
supercriminale.
“Ma come fa a sapere che è stato Tetch?”
Chiese Gordon. “E' un'informazione che sappiamo ancora in
pochissimi. Credi che c'entri qualcosa?”
Batman scosse la
testa.
“No, non ci sono prove del suo coinvolgimento. E' il
gioco del Cappellaio Matto, questa volta.”
“Lui sa sempre
tutto, qui dentro.” Disse Jeremiah Arkham, con tono irritato. “Non
so come faccia.”
“Mi spezzi il cuore, Bats!” Urlò Joker,
con tono falsamente offeso. “Neanche un saluto? Una torta? Qualche
foto dei cadaveri? Guarda che non ti parlo più, brutto
cattivone!”
Le risate del Joker li seguirono attraverso il
corridoio, ma nessuno dei tre gli diede la soddisfazione di
rispondergli. Intanto, nel cielo, il sole iniziava finalmente a
filtrare, timidamente, attraverso le nuvole e lo smog rossiccio di
Gotham.
Nygma se ne stava seduto sulla branda, a fissare la
parete con sguardo furente. I suoi capelli erano in disordine e gli
occhiali erano storti. La camicia di forza era allacciata
strettamente dietro la sua schiena, ma lui continuava comunque a
divincolarsi, cercando di togliersela e borbottando sottovoce.
“Quando uscirò di qui, troverò quel piccolo verme. Chi
accidenti si crede di-”
“Sembri di malumore, Edward.” Disse
Batman, con voce fredda.
“Tu!”
L'Enigmista si voltò di
scatto a guardare il detective, che era appena arrivato davanti alla
sua cella e lo osservava dallo spiraglio. Poco dopo, Gordon e il
Dottor Arkham arrivarono alle sue spalle.
Il dottore usò la sua
tessera magnetica per aprire la porta e i tre uomini entrarono.
“Che
cosa vuoi?” Sbraitò il criminale, con tono impaziente. “Vattene,
ho da fare!”
“A quanto pare, Jervis Tetch ti ha fregato per
bene.” Disse Gordon, con un sorriso sarcastico.
“Arrabbiato?”
“Silenzio!” Urlò Nygma, chiudendo gli
occhi, come per respingere l'idea stessa. “Nessuno frega me!
Nessuno!”
“Eppure...” Continuò Gordon.
“Silenzio!”
“Ricordi
nulla, Nygma?” Gli chiese Batman, senza tanti preamboli. “Ricordi
qualunque cosa che potrebbe aiutarci a trovarlo?”
Il criminale
lo fissò con odio.
“Non vi dirò nulla. Sarò io a trovarlo.
Io! E gliela farò pagare. Nessuno fa questo a me!”
“Fa cosa,
Nygma?” Chiese Batman, con tono duro. “Ti manipola? Ti usa come
un pupazzo? Ti toglie la volontà?”
“Silenzio!”
“Ora
sai cosa provano le tue vittime quanto le metti in una delle tue
trappole. E' brutto non avere il controllo, vero?”
“Non
osare-”
Batman lo sollevò di peso, facendolo arrivare quasi al
soffitto. Gordon non batté ciglio, mentre il dottor Arkham si girò
dall'altra parte, facendo finta di niente.
“Ascoltami bene,
Nygma.” Disse il cavaliere oscuro. “Ora tu mi dirai tutto ciò
che ti viene in mente. Qualsiasi cosa possa aiutarci a trovare
Tetch,”
“E perché mai dovrei farlo, detective?” Disse il
criminale, con tono profondamente sprezzante. “Io non ti devo
nulla!”
“Ma vuoi trovare Il Cappellaio tanto quanto noi.”
Disse Batman.”Vuoi fargliela pagare.”
“Posso farcela da
solo, non-”
“So che intendi evadere. “Replicò il cavaliere
oscuro. “E probabilmente ci riuscirai, prima o poi. Ma quanto tempo
passerà? Tetch potrebbe scappare. Potrebbe sfuggirci. E' questo che
vuoi?”
“Lo troverò prima di voi! Voi, ignoranti-”
“Dimentichi
una cosa, Eddie.” Disse Gordon.
Il criminale si voltò
brevemente verso di lui, con sguardo indifferente. Batman poteva
essere considerato un valido avversario, ma non poteva essere più
chiaro che Gordon, per Nygma, era assolutamente
insignificante.
“Sarebbe?”
“Al momento, sei il principale
indiziato per le stragi e gli omicidi degli ultimi giorni. Niente
Arkham, questa volta. Parliamo di Blackgate. Massima sicurezza.
Niente stanze singole. Ti metteranno in mezzo al peggio del peggio.
Parliamo di ergastolo. Anzi, ergastoli. Plurale.”
L'Enigmista
strabuzzò gli occhi.
“Ma cosa diavolo vai farneticando? Ero
sotto il cont- E' stato Tetch! Lo sapete benissimo!”
“Al
momento, nessuno sa dei microchip, Nygma.” Disse Batman. “Nessuno
tranne noi, Buchinski e il personale di Arkham.”
“Vuoi che
dica al procuratore che eri il pupazzo di Tetch, o preferisci essere
considerato padrone delle tue azioni?” Disse Gordon. “A noi non
fa differenza.”
Nygma digrignò i denti.
“State bluffando!
Non mi addossereste mai la colpa! Non lascereste mai che Tetch se la
cavasse!”
Batman avvicinò gli occhi di Nygma ai suoi.
“Hai
ragione. Non a lungo termine. Ma magari non ci faremmo troppi
problemi a lasciarti marcire in carcere per un po', mentre noi
cerchiamo il vero colpevole senza il tuo aiuto.”
Gli occhi di
Nygma si dilatarono.”
“Potremmo lasciare che tu diventi il
capro espiatorio del procuratore.” Disse Gordon. “Se rifiuti di
aiutare noi, perché dovremmo aiutare te? E chissà quanto ci
vorrebbe, per catturare Tetch. Magari persino dei mesi.”
“Voi....
Voi...” La rabbia lo aveva reso afasico. “Come vi permettete! Non
potete-”
Batman lo mise a sedere sulla branda.
“Non c'è
bisogno di arrivare a questo, Nygma “ Gli disse. “Tu dicci cosa
sai, e faremo in modo che il procuratore prenda in esame tutti i
fatti. Ci assicureremo che tu non venga considerato responsabile
delle stragi e degli omicidi. Sconterai solo qualche mese per le
trappole che ha trovato la polizia.”
“Ah, molto gentile da
parte tua!”
“E poi, se ci aiuti, potrai comunque fargliela
pagare.” Disse Gordon. “Prima del processo, Tetch finirebbe
senz'altro qui ad Arkham. E forse anche dopo, se gli viene data
l'infermità mentale. Avresti modo di rifarti.”
L'Enigmista
corrugò la fronte.
“Io... Fatemi pensare. Sono stufo di queste
chiacchiere inutili. Devo pensare.”
Passarono alcuni minuti di
silenzio, e gli altri tre uomini non lo interruppero. Non fecero
fretta a Nygma e non lo annoiarono con chiacchiere inutili. Non gli
dissero che il procuratore era già stato informato venti minuti
prima dei microchip, ad esempio. E di certo non gli dissero che
avevano già concordato, una volta arrestato, di mettere Jervis Tetch
il più lontano possibile da Nygma e Buchinski, dall'altra parte
della struttura psichiatrica.
Non c'era motivo di dirgli tutte
quelle cose, e sarebbe stato maleducato interrompere i suoi pensieri
con delle chiacchiere inutili, così aspettarono in silenzio.
Infine, Nygma si schiarì la gola e parlò.
“Vi
aiuterò.” Disse. “Da soli, non possedete il sufficiente
intelletto per catturarlo. Avete bisogno di me.”
Batman e Gordon
si scambiarono un rapido e impercettibile sguardo esasperato. Il suo
tono era di una fierezza quasi disperata. La sua convinzione
artificiale, forzata. A quanto pare, aveva speso gran parte di quei
minuti di silenzio a razionalizzare la propria sconfitta, a rigirare
il tutto per sentirsi di nuovo l'uomo più intelligente della città.
Ma non sembrava crederci davvero, per una volta. A loro, comunque, i
suoi monologhi tronfi andavano benissimo. Qualunque cosa lo aiutasse
a dormire la notte. Bastava che parlasse.
“In cambio, però,
voglio alcuni privilegi.” Disse Nygma.
“Ad esempio?” Chiese
il Dottor Arkham, con tono forzatamente pacato.
“Una
televisione, voglio vedere i telegiornali. Accesso a internet ogni
sera. Riviste di enigmistica nuove tutti i giorni. E cibo
decente.”
“Puoi avere un televisore e riviste di enigmistica
una volta a settimana. Niente internet, non se ne parla. E il cibo
che vi diamo e assolutamente adeguato.”
“Questo lo dice
lei...”Borbottò Nygma, stizzito.
“Siamo d'accordo?” Replicò
Arkham, freddamente.
L'Enigmista lo guardò con odio.
“D'accordo,
ma voglio che dica subito a un infermiere di portarmi ciò che ho
chiesto.“
Il dottore chiamò un infermiere.
“Stevens, porta
un televisore nella stanza di Nygma. E cerca di procurarti una
rivista di enigmistica, se possibile.”
“Sì, dottore.”
Nygma cercò di sembrare compiaciuto, ma non gli riuscì molto
bene. Era stato messo al muro e lo sapeva.
“Ora parla.” Disse
Batman. “Cosa ricordi?”
Nygma aggrottò la fronte.
“Non
ricordo Tetch. Non ho nessun ricordo recente di lui. Non lo vedo da
anni, dall'ultima volta che eravamo entrambi rinchiusi qui.”
“Qual
è il tuo ultimo ricordo?” Chiese Gordon, nascondendo a stento la
sua impazienza.
Nygma rifletté.
“Ero nel mio covo di
Founder's Island. Dove mi avete trovato. Stavo apportando le ultime
migliorie a una mia trappola. La sala del cervello.”
“L'ho
vista.” Disse Batman.
L'Enigmista lo guadò intensamente.
“Tu...
L'hai affrontata?”
“Io e Catwoman.”
“E l'avete
risolta?”
“Temo di sì.”
Il viso di Nygma si
irrigidì.
“Ti ricordi che giorno era?” Gli chiese Gordon.
“Primi giorni di settembre.”
“Quasi due mesi fa.”
Disse Batman.
Nygma annuì, irritato.
“Spiegami una cosa,
detective.” Disse, dopo qualche istante. “Quando mi avete
affrontato, non avete capito che ero sotto il cont- Che era
Tetch?”
“No.”
“Mi comportavo come me stesso.”
“Sì.
Tetch ha detto di aver inserito una sorta di pilota automatico. Ha
lasciato che fossi te stesso, che utilizzassi le tue trappole e
parlassi come fai di solito.”
“Ma non me lo ricordo. Poi però
lui ti ha parlato, vero? Direttamente.”
“Sì.”
“Usando
me?”
Batman studiò gli occhi di Nygma. Erano pieni di rabbia,
ma contenevano anche un'emozione che non gli aveva visto spesso: la
vulnerabilità. Era spaventato da ciò che gli era stato fatto,
sebbene cercasse di nasconderlo.
“Sì. Come una
marionetta.”
Nygma ringhiò.
“Oh, me la pagherà. Me la
pagherà...”
“Non ricordi altro?” Gli chiese Gordon. “Nulla
che potrebbe condurci a lui?”
Nygma scosse la testa.
“Ma
posso dirvi una cosa, in quanto ingegnere.”
Ora i tre uomini ne
studiarono il viso.
“Che cosa?” Chiese Batman.
“Un
controllo del genere richiede un segnale molto potente. Un segnale
del genere richiede apparecchiature imponenti, qualcosa che non
passerebbe inosservato. Un grosso ripetitore, con ogni
probabilità.”
Batman annuì, senza entusiasmo.
“Sì, ci ho
già pensato. Lo cercheremo.”
“Un'altra cosa.” Continuò
Nygma, che sembrava intenzionato ad apparire più furbo del
detective. “Se fossi in voi, studierei bene le vittime di Tetch. E'
un piccolo verme ed è pazzo, ma non è come Joker. Ci deve essere un
motivo, se ha fatto tutto questo. Forse se lo trovate, troverete
lui.”
Batman annuì di nuovo. Anche questo gli era già
chiaro.
Alle loro spalle, qualcuno si schiarì la gola. Era
Stevens, l'infermiere. Portava un vecchio, piccolo televisore e una
rivista di enigmistica.
“Grazie, Stevens” Disse Jeremiah.
“Il
cruciverba in copertina è già compilato per metà!” Disse Nygma,
con indignazione. “Come osate?”
“Sta zitto.” Gli disse
Gordon. “Potrebbe andarti molto peggio.”
“Ad esempio?”
Replicò lui, stizzito.
“Potresti essere ancora un pupazzo nelle
mani del Cappellaio Matto.”
Nygma rimase in silenzio. Il dottor
Arkham gli fece togliere la camicia di forza dall'infermiere e i
quattro uomini fecero per uscire dalla stanza, mentre il criminale
accendeva il televisore e cercava qualcosa che soddisfacesse il suo
interesse.
“Bah, sport! Roba da trogloditi! Film polizieschi,
patetici! Quell'insulso canale finanziario di Wayne, disgustoso. E
poi neanche si vede bene....”
L'Enigmista continuò a
borbottare, mentre gli altri uscivano dalla stanza e il dottore
richiudeva la porta a chiave, usando la propria tessera. Gordon aveva
l'aria delusa dall'interrogatorio.
“Beh, un bel buco
nell'acqua.” Disse. “Che cosa faccia- Batman, tutto bene?”
Il
cavaliere oscuro aveva sgranato gli occhi. Il canale finanziario, la
Wayne TV, si vedeva ancora male. Lucius Fox gli aveva segnalato lo
stesso problema, alcuni giorni prima. Lo stesso giorno in cui Brent
Stine aveva ucciso suo padre. Lo stesso giorno in cui era esploso il
palazzo. Lo stesso giorno in cui era iniziato tutto.
E
se...?
Batman si mise a correre.
“Devo andare, Jim.”
“Andare?
Dove?”
Batman si voltò a guardarlo.
“Al ripetitore della
Wayne TV. Sono alcuni giorni che il segnale è disturbato, come se ci
fosse un'interferenza. Ci sono state molto lamentele.”
“E
allora? Cos-”
Gordon sgranò gli occhi, si voltò rapidamente
verso il suono del televisore di Nygma e poi tornò a guardare
Batman.
“Dici che c'è un collegamento? Che Tetch sta usando il
ripetitore di Wayne?”
“E' quello che intendo scoprire.”
“Oh,
porca... Vai, vai!”
Batman corse via. Una volta uscito
dall'edificio ed entrato nell'auto, chiamò Lucius Fox.
“Lucius.
Sono io.”
“Buongiorno, signor Wayne. Come posso
aiutarla?”
“Lucius, credo che Il Cappellaio Matto stia usando
il ripetitore della Wayne TV per amplificare il proprio segnale.
Credo che lo stia usando per controllare le persone e che questo sia
il motivo delle interferenze.”
Ci fu del silenzio.
“Brent
Stine.”
“Ho ragione, Lucius? Se Brent fosse stato sotto il
controllo di Tetch, avrebbe potuto modificare il ripetitore? Le
apparecchiature che ha rubato potrebbero manipolare il segnale, se
usate nel modo giusto?”
“Mio Dio. Sì, è possibile. Dobbiamo
riparare il ripetitore, signor Wayne.”
“Non intendo ripararlo,
Lucius.” Disse Batman, mettendo l'auto in moto. “Intendo
abbatterlo.”
L'auto partì, lasciandosi dietro vorticanti foglie
autunnali e un vago odore di combustione.
Parcheggiò l'auto
in un vicolo a pochi isolati dalla sede della Wayne TV, poi ne uscì
e sparò il rampino, arrivando sul tetto dell'edificio più vicino.
Ci vollero pochi minuti per arrivare al ripetitore. Era una struttura
imponente di metallo, sormontata da una grossa W, che personalmente
lui aveva sempre trovato orrenda.
Attivò il comunicatore del
cappuccio.
“Lucius? Sono qui.”
“Molto bene. Mi collego
immediatamente.”
Un istante di pausa. Batman udì, appena
percettibili, i suoni di Lucius che digitava sul computer del proprio
ufficio.
“Collegamento visivo stabilito. Ora vedo tutto ciò che
vede lei, signor Wayne.”
“Perfetto. Do un'occhiata in
giro.”
Per alcuni minuti, rimasero in silenzio, mentre Batman
camminava intorno al ripetitore e studiava i cavi e i
tralicci.
“Sembra tutto a posto.” Disse infine Lucius. “Provi
a salire sul ripetitore, le modifiche apportate da Brent potrebbero
essere più in alto.”
Batman si arrampicò lentamente,
osservando minuziosamente ogni parte della struttura. Era giorno, ma
per fortuna era così in alto che difficilmente qualcuno avrebbe
potuto notarlo. Il cavaliere oscuro era a circa metà del percorso,
quando lo videro.
“Credo che ci siamo, Lucius.”
“Bingo,
signor Wayne.”
Su un lato della struttura, qualcuno aveva
applicato uno strano congegno, dal diametro di circa cinquanta
centimetri. Sembrava quasi un ragno metallico, qualcosa di vivo che
si era arrampicato lì per dormire. Emetteva un suono debole e
costante, come di qualcosa che sta friggendo in lontananza.
“Riconosci i componenti, immagino.”
“Sì. E' roba
nostra.”
“Non sono venuti dei tecnici ad ispezionare il
ripetitore, con tutte le interferenze che abbiamo avuto? Non l'hanno
notato?”
“Un esame approfondito è previsto per dopodomani.
Hanno fatto un primo sopralluogo un paio di giorni fa, ma hanno
ispezionato solo la base. E lì era tutto a posto. Il congegno non è
molto grande, da terra non l'avranno visto.”
“Tetch si sta
dimostrando molto bravo a passare inosservato.”
“Sì.”
“Chiamo
il Batwing.”
Batman premette un pulsante sul proprio
avambraccio.
“E' proprio sicuro, signor Wayne? Togliere il
congegno basterebbe, probabilmente.”
“Ma non ne sei certo.”
Ci
fu un'esitazione.
“No. Questo utilizzo della nostra tecnologia è
nuovo, una cosa mai fatta prima. Non posso escludere che il sistema
sia del tutto corrotto, ormai.”
“Non voglio correre rischi,
Lucius. Va distrutto. Lo ricostruiremo quando sarà tutto
finito.”
“D'accordo.”
“Tranquillo, sono sicuro che il
tuo capo capirà.”
Lucius ridacchiò.
“Sì, immagino di
sì.”
“Ti richiamo quando ho fatto.”
“Va bene,
interrompo il collegamento visivo. Buon lavoro.”
Batman non fece
in tempo a chiudere la conversazione, che il suo comunicatore
ricevette un'altra chiamata. Il display lo avvertì che si trattava
di Gordon.
“Sì, Jim.”
“Sei al
ripetitore?”
“Sì.”
“Trovato segni del Cappellaio
Matto?”
“Sì. C'è un congegno che interferiva con le normali
trasmissioni della Wayne TV.”
“Bel colpo.”
“Hai sentito
di quel dipendente della Wayne Enterprise che ha ucciso il padre e
poi si è gettato dalla finestra?”
“Sì, Brent Stine. Ci ho
pensato anche io. Aveva rubato dei componenti dal laboratorio, prima
di uccidere il padre. Bravo ragazzo, erano rimasti tutti sconvolti
dal suo gesto. Credi che fosse sotto il controllo di Tetch? L'ha
usato per modificare il ripetitore?
“E' quello che
penso.”
“Bastardo. Tutto per costruire uno dei suoi dannati
giocattoli.” Gordon tossì, e Batman capì che stava fumando.
“Intendi distruggerlo, spero.”
“Non solo il congegno.”
Un
attimo di silenzio.
“E' proprio necessario?”
“E' più
sicuro.”
“Beh, spero proprio che Wayne mandi il conto a te e
non a me, allora.”
“Non ti preoccupare di questo.
Capirà.”
“Speriamo. Senti, ho chiamato anche per dirti
un'altra cosa.”
“Dimmi.”
In lontananza, iniziava a
sentirsi il rombo del Batwing che si avvicinava.
“Ho trovato un
collegamento tra il palazzo esploso e l'attacco alla metropolitana.
Oltre al mandante, ovviamente.”
“Che cosa?”
“Una delle
vittime del palazzo esploso si chiamava Jeffrey Loomis. Aveva
lavorato ad Arkham per due anni come inserviente. Per alcune
settimane, mentre era lì, ci aveva lavorato anche Gary Reese, morto
nella metropolitana. Lui era un infermiere. Avevano entrambi smesso
di lavorare ad Arkham undici anni fa.”
“Potrebbe essere una
coincidenza, tanta gente ha lavorato ad Arkham.”
“Lo so. Ma
c'è un'altra cosa: ho chiamato il manicomio ed è venuto fuori che
avevano dato le dimissioni lo stesso giorno. Insieme. Jeremiah Arkham
ha detto che non se li ricorda molto bene, ma non mi ha
convinto.”
“Sarà il caso che approfondiamo la cosa.”
“Direi
proprio di sì.”
Il Batwing scese dolcemente e atterrò sul
tetto, quasi senza emettere un suono.
“Mi farò risentire,
Jim.”
“Ottimo. Ora ti lascio distruggere migliaia di dollari
di proprietà privata.”
“A dopo.”
Batman sorrise
leggermente, nel chiudere la chiamata.
Assicurati i cavi alla
base del ripetitore, entrò nell'aereo. Il portellone si chiuse e la
strumentazione si illuminò. Il veicolo salì in verticale, finché
i cavi non furono tesi.
Stava per accelerare in avanti, pronto a
tirare il ripetitore, quando si udì un pesante tonfo alle sue
spalle. Qualcosa era atterrato sul Batwing. Qualcosa di
pesante.
“Ovviamente.” Disse Batman, mantenendo la
calma.
L'aggressore misterioso strisciò lungo l'aereo, venendo
verso di lui. Infine, il cavaliere oscuro si ritrovò faccia a faccia
con Waylon Jones. Killer Croc. I suoi denti erano enormi e affilati.
I suoi occhi da rettile gialli e brillanti. Al posto della pelle,
aveva ruvide squame color verde scuro. La sua poderosa coda da
coccodrillo si muoveva sinuosamente dietro di lui, fendendo
l'aria.
“Non ci provare, Batman!” Urlò la creatura, con una
voce bassa e gutturale.
“Togliti di mezzo, Croc. Non ti
riguarda.”
“Oh, ti sbagli!” Ruggì la creatura, artigliando
il portellone e cercando di rimuoverlo. “Mi riguarda
eccome!”
Batman vide delle crepe iniziare a formarsi sul vetro
del Batwing. Prima o poi, avrebbe ceduto. Premette un pulsante sul
pannello di controllo e si udì una potente scarica elettrica. Croc
emise un urlo di dolore e cadde, rovinosamente, sul tetto
sottostante. Era svenuto.
Il cavaliere oscuro non perse tempo:
inclinò la leva di comandi in avanti e tirò con tutta la potenza
del motore. Inizialmente, non sembrò avere effetto, poi il metallo
dell'antenna iniziò a piegarsi. Il suono sembrava quasi un lamento,
come se il ripetitore non volesse essere abbattuto.
Beh, peggio
per lui.
Batman tirò ancora, digrignando i denti. Lo sentiva
cedere sempre di più, presto sarebbe caduto. Ancora un
po'-
Un'antenna parabolica colpì il muso del veicolo, facendolo
oscillare. Batman guardò in basso, dove Killer Croc si stava già
apprestando a scardinare qualcos'altro da tirargli. La scarica non lo
aveva messo fuori gioco per molto.
“E va bene.” Disse Batman.
“Come vuoi.”
Digitò sul display, attivando il pilota
automatico. L'aereo avrebbe continuato a tirare finché il ripetitore
non fosse stato abbattuto.
Il detective saltò fuori dal Batwing e
planò verso Jones, che cercava ancora di scardinare un grosso
trasformatore. Lo vide arrivare, ma non fu abbastanza veloce da
coprirsi il volto. Batman lo colpì con entrambi gli stivali
rinforzati, facendolo arretrare di alcuni metri.
”Quel
ripetitore cadrà, Croc.”
Il mostruoso criminale si rimise in
piedi, sogghignando.
“Cos'era, una carezza?”
“Perché sei
qui? Sei sotto il suo controllo anche tu?”
“Non so di che
parli. Sono qui per lavoro.”
“Lavoro?”
Croc corse verso
di lui, tirando fendenti con i suoi artigli. Batman li schivò, per
poi sferrargli un potente cazzotto ai reni. Il suo avversario emise
un lamento, rispondendo con un violento colpo di coda che fece cadere
l'eroe a terra. Si rimise subito in piedi, evitando per un soffio
l'enorme piede del rettile. Le tre dita artigliate lasciarono
un'impronta nel cemento.
“Quale lavoro?” Chiese nuovamente
Batman, arretrando in posa difensiva. “Cosa ci fai qui?”
Killer
Croc ringhiò.
“Mi hanno pagato un sacco di soldi per proteggere
quell'antenna.”
“Pagato? Chi?”
Il criminale corse verso
di lui, ma Batman lo evitò facilmente e gli saltò alle spalle. Con
mossa fluida e rapida, gli avvolse la testa nel mantello e tirò con
forza, facendolo cadere e a terra.
Intanto, dietro di loro, il
ripetitore iniziava a cedere sul serio. Aveva raggiunto
un'inclinazione di almeno 45 gradi, e molti dei supporti si stavano
sfilando dal cemento sottostante.
“Chi ti ha pagato?” Ripeté
Batman, sferrando un cazzotto alla testa avvolta nel mantello. Croc
artigliava l'aria, ma non riusciva a vederlo. Batman evitò
facilmente i suoi colpi e gli sferrò un altro cazzotto.
“E'
stato Jervis Tetch? Ti ha pagato lui?”
Croc riuscì a spingerlo
via, liberandosi dal mantello.
“AAAAAAAAAAARGH! NON MI
TOCCARE!”
Questa volta, Batman non riuscì a schivarlo. Jones lo
prese per il mantello e lo tirò contro il ripetitore. Il cavaliere
oscuro sbatté sul metallo e cadde a terra, con un grugnito di
dolore.
Ormai il ripetitore stava per cadere. Era rimasto un solo,
singolo supporto metallico a sostenerlo.
Killer Croc venne verso
di lui, correndo a quattro zampe. Lo sguardo era completamente
furioso e animalesco.
“MALEDETTO! TI SVENTRO!”
Saltò verso
di lui, ma Batman sapeva cosa fare. Si tolse rapidamente dalla sua
traiettoria, lanciando al tempo stesso un batarang. L'arma colpì
Croc in pieno viso, esplodendo in una nube di fumo.
Tossendo e
incapace di vedere, il rettile sbatté sulla base del ripetitore,
prendendola in pieno con la testa. Ci fu un suono spaventoso e
vibrante, come quello di una campana. Fu il colpo di grazia. L'ultimo
supporto cedette. Il suono che fece il ripetitore, mentre cadeva sul
tetto, fu assordante. La terra sotto di loro tremò. Per fortuna,
Batman aveva preso bene le misure e non ci fu rischio che dei detriti
cadessero sulla strada, mettendo in pericolo i passanti. Si sollevò
una grossa nube di polvere, che fu presto portata via dal freddo
vento di ottobre.
Poco a poco, tornò il silenzio.
Sopra di
loro, il Batwing smise di tirare e si fermò a mezz'aria. Batman
premette un pulsante sul suo polso, e il veicolo atterrò sul tetto,
vicino ai resti del ripetitore.
Croc giaceva a terra, cosciente ma
stordito. Si lamentava e ringhiava, mentre in fronte gli cresceva a
vista d'occhio un enorme bernoccolo violaceo. Il detective gli legò
piedi e braccia, poi chiamò Gordon.
“Jim? E' fatta.”
“Ottimo.
Tutto bene? Hai il fiatone.”
“Ho ricevuto la visita di Killer
Croc. Voleva fermarmi.”
“Croc? Anche lui è sotto il controllo
di Tetch?”
“No, lui dice di essere stato pagato.”
“Da
chi?”
“Scopriamolo insieme.”
Batman girò Croc sulla
schiena. Gli occhi erano pienI di odio, ma era ancora completamente
rintronato dal colpo alla testa e non provò ad
alzarsi.
“Maledetto...”
“Chi ti ha pagato, Croc?”
“Vai
a farti f-”
“Ti ho preso, Croc. E' inutile che mi minacci.
Dacci delle informazioni, e magari la tua collaborazione verrà presa
in considerazione dalle autorità.”
Croc rifletté un attimo,
poi emise un ringhio baritonale e stizzito.
“Che vuoi
sapere?”
“Chi ti ha pagato per fermarmi? E' stato Jervis
Tetch?”
“No, è stata quella nullità di Walker. Killer
Moth.”
“Quando?”
“Quasi sei mesi fa. Mi ha detto di
tenere d'occhio il ripetitore tutti i giorni. Mi ha detto che, prima
o poi, saresti venuto per distruggerlo. Mi ha dato 50.000 dollari e
me ne aveva promessi altri 50.000, se fossi riuscito a fermarti. Ora
non mi pagherà mai-”
“Walker è morto, Croc.” Gli rispose
seccamente Batman, mettendolo a dormire con un cazzotto.
“Sei
mesi?” Esclamò Gordon, allibito, nell'orecchio di Batman. “Sei
mesi fa?”
“Tetch sta pianificando tutto questo da molto
tempo.” Gli rispose Batman.
“Dobbiamo prenderlo, Batman.”
“E
lo faremo.”
“Perlomeno, gli hai tolto il giocattolo.”
“Sì.”
Disse Batman. “Speriamo che basti.”
“Mando qualcuno a
prendere Jones.”
“Bene.”
“Senti, ho sentito il dottor
Arkham.”
“E?”
“Questa sera andiamo da lui. Dice che ha
qualcosa da dirci.”
“Perché non ora?” Disse Batman,
irritato. “Non c'è tempo da perdere.”
“E' con il sindaco
Jameson. Sai quanto sono amiconi, quei due. Il sindaco in persona mi
ha detto di non disturbarli. Tra un'ora c'è la sua conferenza
stampa, e vuole che il dottore sia lì insieme a lui, sul palco.
Vuole rassicurare i cittadini in questo momento di crisi e così
via.”
Batman emise un grugnito impaziente.
“Vatti a
riposare.” Gli suggerì Gordon. “Il ripetitore è stato
abbattuto. Stasera avremo delle risposte. Meriti un po' di
riposo.”
“Non mi piace, Jim. Voglio farla finita il prima
possibile.”
“Lo so. Anche io.” Gli rispose Gordon. “Ma non
è il caso che io e te ci inimichiamo il sindaco, specie in questo
momento. I cittadini potrebbero prenderla male. Hanno paura, e lo sai
anche tu. Hanno bisogno di credere che stiamo lavorando tutti insieme
per risolvere questa crisi.”
Batman non disse nulla. Capiva il
punto di vista di Gordon, ma rimaneva preoccupato.
“Vai a
riposare.” Gli disse di nuovo l'amico. “Tra qualche ora vedremo
Arkham insieme.”
“D'accordo. Tu sarai alla conferenza
stampa?”
“No, il sindaco dice che non serve. Anzi, dice che
non avermi lì darà l'idea che io stia lavorando giorno e notte al
caso. Non ha tutti i torti.”
“O forse vuole le luci dei
riflettori tutte per sé.”
“Non riesci proprio a sopportarlo,
vero?”
“Tu ci riesci?”
“Diciamo che ci provo un po' più
di te.”
“Non mi fido di lui, Jim. Ha sempre avuto troppa sete
di potere. E non mi piace il pugno di ferro con cui gestiva la
procura.”
“Detto da te.” Disse Gordon, con tono
amichevole.
“Sai di che parlo. Jameson tratterebbe con la stessa
severità Joker e un ladruncolo di strada, se dipendesse da lui. Non
vede differenza. Se potesse, metterebbe al muro senzatetto, ladri e
drogati. Senza pietà. Gliel'ho sentito dire di persona. Non è il
mio modo di vedere le cose. E neanche il tuo.”
“Sì, lo so. Ma
ora fammi un favore e dormi qualche ora. Un problema per volta. Ci
vediamo stasera, OK?”
“Va bene. A dopo, Jim.”
“A dopo.
E ben fatto, col ripetitore.”
Ancora preoccupato, Batman salì
sul Batwing. In lontananza, udiva il suono della polizia che veniva
ad arrestare Croc. Scese in strada a raccogliere la batmobile (l'areo
aveva un gancio installato appositamente per trasportarla in
situazioni come quella) e partì verso la caverna.
Ormai nel
cielo non c'erano più nuvole, sembrava essere diventata una bella
giornata. A Gotham, non ce n'erano molte.
Il volto di Bruce
era stanco. Aveva profonde occhiaie e aveva bisogno di radersi.
Beveva lentamente il tè preparatogli da Alfred, mentre lo schermo
del computer mostrava un palco davanti al municipio, per ora vuoto.
Mancava ancora qualche minuto alla conferenza stampa del sindaco.
Alcuni agenti di polizia se ne stavano in piedi, tra le transenne
e il palco, tenendo d'occhio la grossa folla di giornalisti e
cittadini che si era presentata.
“Perché vuole vedere la
conferenza stampa, sir?” Gli chiese Alfred, che stava rimettendo il
costume dell'eroe nella propria teca. “Pensavo che il sindaco
Jameson non le piacesse molto. Non farebbe meglio a riposare un
po'?”
“Voglio sentire cosa dice.”
Il maggiordomo premette
un pulsante e la tuta fu investita da forti getti di gas
pressurizzato, di colore bianco. Il gas aveva la funzione di pulire e
disinfettare il costume. Poi, la teca tornò sotto terra.
“Capisco,
sir. Vuole che le prepari qualcosa da mangiare, oltre al
tè?”
“Grazie, Alfred.”
Il maggiordomo si recò al piano
di sopra. Bruce guardò l'ora. Erano le quattro del pomeriggio.
La
folla iniziò a gridare e i giornalisti iniziarono a scattare foto.
Poi, la telecamera zoomò sul palco. Era arrivato il sindaco. Insieme
a lui, c'erano le sue guardie del corpo, il vicesindaco, alcuni
consiglieri comunali e Jeremiah Arkham.
“Buon pomeriggio, buon
pomeriggio!” Disse Jameson, con tono affabile.
Era un uomo molto
alto e muscoloso, con un taglio di capelli militare e occhi
intelligenti. Negli anni, c'era stato persino chi aveva ipotizzato
che fosse Batman, prima di vedere i due insieme.
“Prima di
tutto, voglio ringraziarvi per essere venuti qui, oggi.” Disse il
sindaco. “Gotham, ancora una volta, si dimostra coraggiosa. Non
possiamo essere intimiditi, ci rifiutiamo di essere intimiditi!”
Ci
furono applausi e grida entusiaste.
“La nostra città sta
vivendo un periodo molto difficile, davvero molto difficile. Ma
voglio assicurarvi che sto lavorando duramente per proteggerla.
Proprio come il nostro Commissario Gordon, che non può essere qui
con noi, stasera.”
Altri applausi. Ora Jameson sorrise, in quel
modo da monello che tanto piaceva agli elettori.
“Per non
parlare, di un certo nostro amico dalle orecchie a punta.”
La
folla applaudì di nuovo. Bruce strinse gli occhi, irritato.
“Il
responsabile di tutto questo verrà arrestato e verrà punito, è una
promessa. Grazie a esperti della mente criminale, come il mio caro
amico Jeremiah Arkham, saremo in grado di trovarlo.”
Ci furono
altri applausi. Il volto di Bruce rimase impassibile. Intanto, dietro
di lui, Alfred stava portando un vassoio con sopra della zuppa,
dell'acqua e del pane tostato.
“Ecco qui, sir.”
“Grazie,
Alfred.”
“Chiunque sia stato, imparerà presto che io non
perdono. Io non ho pietà. Gotham non subirà in silenzio!”
Altri
applausi, ancora più forti.
“Il sindaco mantiene sempre un
basso profilo, vedo.” Disse Alfred, mettendo la zuppa davanti a
Bruce.
“Il male va estirpato alla radice.” Continuò Jameson.
“E noi lo-”
Il sindaco si interruppe. Le telecamere non
mostravano cosa stesse guardando, ma il suo sorriso vacillò un po'.
“Vi prego di moderare il vostro entusiasmo, signore e signori.
Cerchiamo di-”
La sua espressione divenne
spaventata.
“Sicurezza! Sicurezza! Fermateli!”
I poliziotti
dietro le transenne estrassero le loro pistole, ma fu troppo tardi.
Ci furono delle urla e degli spari. Durarono poco. La folla entrò
nell'inquadratura, avviluppando gli agenti. Come un singolo, feroce
organismo, si avvicinò al palco. Era completamente e innaturalmente
silenziosa. Ora che i poliziotti erano morti, si sentivano solo le
urla spaventate del sindaco e degli altri uomini.
Le guardie del
corpo si misero davanti al sindaco, estraendo le pistole, ma fu
inutile. Anche loro, come i poliziotti, furono avviluppati dalla
folla. Si sentirono dei terrificanti suoni di lacerazione, mentre
venivano fatti a pezzi.
“By jove! Esclamò Alfred.
Bruce si
alzò in piedi, stringendo i pugni. Ma non c'era nulla che potesse
fare, da lì. Non sarebbe mai arrivato in tempo.
“Cosa volete?
Lasciatemi! Lasciatemi!” Urlava il sindaco, mentre la folla lo
prendeva dal palco.
Gli altri uomini sul palco non ebbero il tempo
di protestare. Tutti, compreso Jeremiah Arkham, furono fatti a pezzi
in pochi secondi. Poi, sempre in silenzio, la folla portò Jameson
verso le telecamere, avvicinandolo all'obbiettivo.
Iniziò a
echeggiare uno strano suono.
“Tic, toc! Tic, toc! Tic, toc!”
La
folla aveva iniziato a sussurrare queste parole. Completamente
all'unisono e con tono completamente inespressivo. L'effetto era
terrificante.
Aiuto! Aiuto!”
La gente continuava a imitare il ticchettio di un orologio.
Si fece avanti un'anziana signora, che afferrò il volto di Jameson con le mani e guardò verso l'obbiettivo.
“E' tardi, Gotham.” Disse, con un tono di voce che Bruce riconobbe subito. Era quello di Jervis Tetch, ovviamente.
“E' tardi, è tardi ormai...”
La vecchia signora iniziò a tirare la testa del sindaco, con una forza innaturale. Jameson urlava, disperatamente e inutilmente. Si udì un suono orribile, e la testa del sindaco fu separata dal suo corpo. Ormai, aveva smesso di urlare.
La signora mostrò il volto terrorizzato del sindaco alla telecamera. Poi, noncurante, lo gettò dietro di sé.
“Tic, toc! Tic, toc! Tic, toc!” Continuava a sussurrare la folla.
La signora guardò la telecamera, con il viso sporco di sangue. Guardò Bruce e Alfred. Guardò l'intera città.
Il suo sorriso era crudele, ma i suoi occhi erano tristi. Allo stesso modo, anche la sua voce sembrava conciliare queste due emozioni.
Crudeltà e tristezza.
“E' tardi, Gotham. E' tardi ormai. E tu sei già in mezzo ai guai.”
FINE CAPITOLO 6
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