RISPOSTE
Inizialmente, sembrò solo un comune negozio abbandonato, per di più abbastanza piccolo. C'erano scatole polverose, scaffali vuoti e qualche sporadico giocattolo rotto. In effetti, Catwoman si era aspettata un posto decisamente più inquietante.
Ispezionarono il locale per qualche minuto, ma non sembrava esserci nessuno.
“Dici che è fuggito?” Chiese a Batman.
“No.” Disse lui, continuando a guardarsi in giro. “Credo che da qualche parte ci sia un passaggio. E' tutto troppo polveroso, non stavano in questa stanza.”
“Forse Pierce ci ha mentito. O gli hanno dato un indirizzo fasullo.”
“E' possibile.” Le rispose lui, andando verso il bancone fatiscente. “Ma non credo.”
Batman andò dietro il bancone e osservò il pavimento.
“Trovata.”
Catwoman lo raggiunse e vide che Batman stava indicando una porzione del pavimento. Era quadrata, circa un metro per un metro, ed era priva di polvere. Cautamente, Batman sollevò il pezzo di legno e sotto di esso trovò una botola di metallo.
“Bingo.” Disse Catwoman.
Batman annuì, scansionando la botola con la luce rossa del suo guanto.
“OK. Non sembrano esserci esplosivi, sostanze pericolose o meccanismi sospetti. Andiamo.”
E così scesero.
Dopo un paio di metri di scala a pioli, arrivarono a un tunnel. Era umido e puzzolente, ma era illuminato: c'erano delle frecce luminose verdi, che indicavano la via da seguire.
“Sembra che qualcuno ci aspetti.” Commentò Catwoman.
Batman annuì, poi si avviò per primo.
Camminarono per cinque minuti, finché non raggiunsero una porta metallica. Non c'erano suoni nell'aria, e questo rendeva Catwoman nervosa. Batman scansionò anche questa porta, ma non c'erano segni di pericolo.
Fece un cenno a Catwoman, poi aprì. Si ritrovarono in un'enorme stanza piena di macchinari industriali e completamente ricoperta di verde: scritte, numeri e punti interrogativi.
In alto, negli angoli, c'erano dei potenti altoparlanti.
“Benvenuti, benvenuti, benvenuti!” Disse una voce untuosa e euforica, che entrambi conoscevano fin troppo bene, purtroppo.
“Nygma!” Esclamò Catwoman. “E' Nygma!”
Batman non disse niente, e lei notò che aveva un'espressione strana. Prima che potesse dirgli niente, però, Nygma riprese a parlare.
“Molto bene, sembra proprio che abbiate trovato ciò che cercavate. E ditemi, siete soddisfatti della soluzione?”
“Chiudi il becco, Eddie!” Gli rispose Catwoman. Aveva sempre odiato L'Enigmista e i suoi modi pomposi. “Siamo qui per portarti ad Arkham. E se ne esce anche qualche costola spezzata per te, ben venga.”
Nygma rise.
“Oh, Catwoman. Come sempre, il tuo intelletto è svariati passi indietro. Per prendermi, dovreste superare le mie trappole. E dubito che ci riuscirete.”
La ladra alzò gli occhi al cielo.
“Sempre queste str-”
“Il primo enigma.” La interruppe il criminale. “E' dritto davanti a voi. Come potete vedere, c'è un solo corridoio che conduce alla stanza adiacente. Imboccatelo. Buona fortuna.”
Gli altoparlanti si spensero.
“Beh.” Disse la ladra a Batman. “Sarà meglio avviarci, immagino.”
Batman annuì e la precedette. Lei notò che aveva ancora quella strana espressione.
“Che cos'hai, si può sapere? Sei più musone del solito. Posso capire che non ti vada di risolvere altri enigmi di quel pagliaccio, ma-”
“Non è questo.” Le disse lui, mentre arrivavano all'entrata del corridoio.
“E allora cos'è?”
Batman scosse la testa.
“Lo chiederò direttamente a lui.”
Catwoman alzò nuovamente gli occhi al cielo, ma decise di soprassedere. Insieme, guardarono il corridoio: era lungo sei o sette metri e non c'erano porte ai lati. Era essenzialmente un cunicolo che portava nella stanza accanto. Dall'altra parte c'era una porta chiusa ermeticamente, senza maniglie. Al centro, a circa metà del percorso, c'era una colonnina con un tastierino numerico.
Batman scansionò il pavimento e annuì, come a confermare un proprio sospetto.
“E' un conduttore elettrico. Potrebbe folgorarci.”
“Se non rispondiamo bene.”
“Ovviamente.”
“Allora andiamo, signor detective migliore del mondo.”
Imboccarono il corridoio e arrivarono alla colonnina. A quel punto, si udì di nuovo la voce di Nygma.
“Molto bene, ascoltate attentamente perché non intendo ripetermi.”
Non dissero niente, così lui proseguì.
“Se mi scrivi otto volte, divento mille
Ma serve l'operazione attinente
Se scegli bene, farai faville
Ma se ti sbagli sarà scioccante!”
Gli altoparlanti si spensero di nuovo. I due eroi mascherati si guardarono, poi osservarono il tastierino. Sopra c'erano i numeri dallo 0 al 9, più i simboli delle basilari operazioni aritmetiche: addizione, sottrazione, divisione e moltiplicazione. Infine, c'era il simbolo dell'uguale.
“OK.” Disse Catwoman dopo qualche momento. “Che dobbiamo fare?”
Batman si mise a pensare, ripetendo lentamente l'indovinello. Lei fu stupefatta da come l'avesse memorizzato all'istante.
“D'accordo.” Disse infine il cavaliere oscuro. “Credo che dobbiamo ripetere otto volte lo stesso numero.”
“E fino a qui c'ero arrivata anche io.”
“Dobbiamo trovare un numero che, ripetuto otto volte e con le giuste operazioni aritmetiche, dia mille come risultato.”
Selina annuì.
“E immagino che abbiamo un solo tentativo, o il pavimento ci folgorerà e ucciderà sul colpo.”
“Probabile.”
“E se andiamo avanti senza digitare, ci ucciderà senz'altro.”
“Sicuramente.”
Entrambi si misero a pensare. Passarono alcuni minuti. La ladra non aveva idea della soluzione. Proprio quando stava per dirgli che forse potevano provare a saltare dall'altra parte del corridoio, e a sfondare la porta prima che si attivasse la corrente, Batman si mise a digitare.
“Cosa stai- Sei sicuro di aver ragione?”
Batman non le rispose e finì di digitare: 888 + 88 + 8 + 8 + 8
Poi premette uguale e uscì il risultato: 1000
La porta si aprì all'istante.
“Non montarti la testa, cavaliere oscuro.” Disse l'Enigmista, con tono rabbioso. “Quello avrebbe saputo risolverlo anche un minorato mentale!”
Batman e Catwoman uscirono dal corridoio e si ritrovarono in un'enorme stanza circolare. Al centro, c'era una pedana di metallo con sopra un enorme punto interrogativo.
“Sobrio.” Commentò Catwoman.
“Sulla pedana, per favore.” Disse la voce irritabile di Nygma. “Iniziamo il secondo enigma.”
“Per curiosità, quanti ce ne sono?” Gli chiese lei, con tono sarcastico.
“Tre. Ora salite!”
I due eroi si guardarono, poi salirono sulla pedana. Quando la pedana ebbe rilevato la loro presenza, dal pavimento uscì un grosso congegno cilindrico, coperto da un telo.
“Uno di voi entrerà nella macchina. L'altro dovrò rispondere al mio indovinello. Inutile dirvi che finirà male per il poverino nel cilindro, se il suo compagno commette un errore.”
Cautamente, Batman tolse il telo. A Catwoman sfuggì un'esclamazione strozzata. Era un cilindro trasparente, come una strana bara verticale. Aveva una serratura di metallo dall'aria molto solida e dei tubi metallici che, dal sottosuolo, gli entravano dentro. Ma non era questo che aveva fatto esclamare Catwoman: dentro il cilindro, c'era il cadavere gonfio di Drury Walker.
“Beh, ora sappiamo che fine ha fatto Killer Moth...” Disse la ladra.
Il cilindro si aprì e il corpo cadde a terra, con un orribile suono fragile e vagamente molliccio.
“Il signor Walker non mi serviva più.” Disse Nygma, pigramente. “Comunque, è colpa sua se è morto. Io una chance gliel'ho data. Non è colpa mia se non sapeva la risposta.”
Batman mise il cadavere in una posa più dignitosa. Notò che i vestiti erano umidi.
“La pagherai anche per questo, Nygma.”
“Oh, andiamo, cavaliere oscuro. Che ti importa? Era solo un criminale, no? E neanche uno di qualità.”
“Uccidere è sbagliato. Sempre.”
L'Enigmista sbadigliò rumorosamente, facendo gracchiare gli altoparlanti.
“Discuteremo di filosofia dopo, forse. Ora, Batman, ti prego di entrare nel cilindro.”
“No, perché lui?” Chiese Catwoman. “Voglio entrare io.”
“Oh, Catwoman, so bene che non vuoi avere tu questa responsabilità. Ma è stato Batman a risolvere il primo enigma, quindi mi sembra giusto così.”
I due eroi non si mossero.
“Se non lo fate.” Disse Nygma, ora arrabbiato. “Vi ucciderò entrambi immediatamente.”
Batman studiò brevemente il pavimento e i tubi che entravano nel cilindro, poi osservò il cadavere umido di Killer Moth.
“Andrà bene.” Disse a Catwoman, entrando nel cilindro. “Mi fido di te.”
“Ma-”
Il cilindro si chiuse e la serratura scattò.
“Ovviamente.” Disse Nygma. “Lui non sente nulla da lì dentro. E temo che nessun tipo di comunicatore che potreste avere funzioni, qui sotto. Non potrà darti suggerimenti. E se vedo che stai cercando di farti leggere le labbra da lui, lo ucciderò subito. E' tutto nelle tue mani, Catwoman.”
“Meraviglioso....” Commentò lei, amareggiata. “Dai, dimmi l'indovinello.”
“Quando John aveva sei anni, martellò un chiodo nel suo albero preferito per segnare la sua altezza. Dieci anni dopo, all'età di sedici anni, John tornò per vedere quanto fosse più alto il chiodo. Se l'albero cresce di cinque centimetri ogni anno, quanto sarà più alto il chiodo?”
Catwoman rimase interdetta. Non sarà stata un prodigio della matematica, ma questo le sembrava molto facile. Se l'albero cresceva di cinque centimetri ogni anno, ed erano passati dieci anni, allora il chiodo ora si trovava mezzo metro più in alto.
Selina si schiarì la gola, si fece coraggio e rispose.
“Cinquanta centimetri. Il chiodo si trova cinquanta centimetri più in alto.”
“Beep! Sbagliato!” Urlò Nygma.
Terrorizzata, Catwoman si voltò verso il cilindro, per vedere il prezzo del suo errore.
Dai tubi sul fondo del cilindro uscì dell'acqua. Riempì il cilindro fino alle ginocchia di Batman, poi si interruppe.
“Male, male, male.” Ridacchiò Nygma. “Ma per tua fortuna, sono un uomo generoso. Hai altri due tentativi, prima che Batman si trasformi permanentemente nella paperella di gomma più brutta del mondo.”
Catwoman strinse i denti, arrabbiata. Eppure era così sicura...
Rifece mentalmente il calcolo. Veniva sempre cinquanta. Come poteva essere sbagliato? Se solo avesse potuto chiedere a Batman...
Dopo qualche minuto nervoso, si convinse che c'era sotto un qualche colpo basso tipico di Nygma.
Visto che tanto non aveva altre idee, provò con questo approccio.
“Il chiodo non c'è più. In quei dieci anni, l'albero era stato tagliato.”
Ci fu un momento di silenzio. Poi, l'acqua salì ancora, arrivando al petto di Batman. Il cavaliere oscuro rimase tranquillo, e fece a Catwoman un cenno fiducioso. Come faceva a essere così ottimista, si chiese nervosamente lei. Aveva già sbagliato due volte!
“Bel tentativo, Catwoman. Sarebbe stata una risposta degna di me, lo confesso. Ma sbagliato! Evidentemente, ho sempre avuto ragione sulle tue capacità intellettive. Non offenderti, pochi reggono il passo con Batman e nessuno lo regge con me. Meno che mai una piccola ladruncola impudente come te.”
Catwoman prese una decisione. Era stufa di Nygma ed era stufa di stare alle sue regole. Si voltò verso il cilindro ed estrasse i suoi grimaldelli dalla cintura.
“Cosa stai- Non osare! Vi folgorerò entrambi!”
La ladra si mise al lavoro sulla serratura. Batman le fece un cenno di approvazione.
“Non penso proprio, Eddie. Anche senza scanner lo capisco da sola che questo pavimento non è come quell'altro. E' una normalissima pedana di metallo.”
L'Enigmista ringhiò oscenità nel microfono, poi l'acqua salì ancora. Il detective fece un profondo respiro, rimanendo tranquillo, e fu completamente sommerso.
“Come preferisci, Catwoman! Vorrà dire che vedrai il tuo amichetto affogare davanti ai tuoi occhi. E sarà solo colpa tua!”
Lei rise, beffarda.
“L'ultima volta che gliel'ho chiesto, Batman sapeva trattenere il fiato sott'acqua per ben sei minuti. Scommetti che ne impiegherò solo quattro, ad aprire il tuo stupido giocattolo?”
Nygma urlò ancora, ma non accadde nulla. Catwoman aveva temuto delle conseguenze (scagnozzi armati, magari, oppure armi da fuoco automatiche nascoste nelle pareti), ma evidentemente Eddie non era attrezzato quanto pensava, lì sotto. E probabilmente era davvero così arrogante da non aver considerato la possibilità che alcuni non rispettassero le regole dei suoi stupidi giochi.
Quattro minuti dopo, la serratura cadde a terra. Catwoman si tolse di mezzo e lasciò che Batman sfondasse la porta trasparente con un calcio. Senza serratura, la porta si staccò dai cardini, riversando acqua sulla pedana.
“Ben fatto.” Le disse, uscendo dal cilindro. “Grazie.”
“Ma come, non mi biasimi per aver infranto le regole?” Chiese lei, per metà ironica e per metà davvero stupita.
“Ci sono regole che non meritano di essere rispettate. Sapevo che mi avresti tirato fuori, in un modo o nell'altro.”
Lei gli sorrise.
“Oh, ma che eroi!” Disse Nygma, furioso. “ A bearsi di aver barato!”
“Facci accedere alla prossima stanza.” Gli rispose Batman, gelido. “Sappiamo tutti e tre che vuoi vederci affrontare la tua ultima prova. E' la più infida, vero? E scommetto che, anche se abbiamo barato, muori dalla voglia di vederci fallire.”
“E fallirete!” Gli rispose l'Enigmista.
“Allora facci passare.” Replicò Batman, sprezzante. “Non perdiamo altro tempo.”
Dopo qualche istante, si aprì una porta alle loro spalle.
“Andiamo.” Disse Batman.
“Un secondo solo.” Disse lei. “Posso dirti l'indovinello? Pensavo di averci preso, eppure non andava bene. Vorrei capire.”
“Qual era?” Chiese Batman impaziente, avviandosi verso la porta.
Catwoman lo seguì.
“Quando John aveva sei anni, martellò un chiodo nel suo albero preferito per segnare la sua altezza. Dieci anni dopo, all'età di sedici anni, John tornò per vedere quanto fosse più alto il chiodo. Se l'albero cresce di cinque centimetri ogni anno, quanto sarà più alto il chiodo?”
Batman annuì.
“Hai detto cinquanta, al primo tentativo?”
“Sì.”
“E poi?”
“Ho detto che l'albero era stato abbattuto. Non mi veniva altro.”
“Bella idea. Ma la risposta è che il chiodo è rimasto nella stessa posizione. I tronchi degli alberi non crescono in altezza, sono i rami che crescono.”
“Figlio di-”
L'ultima stanza era a forma ettagonale. Ogni parete aveva una porta, con sopra un numero romano.
Disegnata sul pavimento, c'era una magnifica illustrazione del cervello umano. Videro che il cervello era ricoperto di scritte. Anzi, di numeri.
Quando entrarono dentro alla stanza, la porta si chiuse alle loro spalle.
“Benvenuti all'ultima stanza, all'ultimo enigma! Quello che vi sconfiggerà! Finalmente, tutti sapranno che sono io il vero, unico genio di Gotham! Siete pronti, allora, a essere completamente umiliati? “
Batman e Catwoman guardarono in alto, verso gli altoparlanti.
“Dicci l'indovinello, Nygma.” Disse Batman. “Sono stanco delle tue buffonate. Stanotte finirà tutto.”
“Oh, come hai ragione, cavaliere oscuro. Come hai ragione. Bene, allora andiamo.”
L'Enigmista si schiarì la voce.
“L'uomo in verde ha la mente suprema
È giusto che Gotham lo ami e lo tema
Una delle porte conduce al suo regno
Ma può attraversarla solo chi è degno
Chi sarà in grado di trovare la via?
In fondo al cervello dicono che sia
Chi sarà furbo verrà accolto qui dentro
Mala tempora per chi non è attento!”
Gli altoparlanti si spensero.
“Secondo te qual è il suo record, per tempo passato senza farsi i complimenti da solo?” Chiese Catwoman. “Dieci minuti?”
Batman non le rispose, assorto nelle sue riflessioni.
“Dobbiamo scegliere una delle sette porte.” Disse infine. “E questo è ovvio.”
Catwoman annuì.
“E solo chi è degno può scegliere quella giusta.” Disse la ladra.
“Ha detto di guardare in fondo al cervello...” Continuò Batman.
Guardò i numeri scritti sul pavimento.
“Questi però sono tutti numeri di tre cifre. 364, 917, 147...”
Batman rimase assorto per una decina di secondi. Intanto, Catwoman osservava le porte. Erano perfettamente lisce, di metallo verdognolo. I numeri romani erano stati scritti con inchiostro rosso, che colava come sangue.
La ladra si chiese cosa ci sarebbe stato, dietro le porte sbagliate. Mitragliatrici? Spunzoni che cadevano dall'alto? Gas velenosi? Una tigre? Sorrise, pensando a quest'ultima. Se ci fosse stata una tigre, sarebbe probabilmente riuscita a domarla e ad aizzarla contro Nygma.
I suoi pensieri furono interrotti da Batman.
“Sette.” Disse lui.
“Che cosa?”
“I numeri sul pavimento.” Disse Batman, indicandoli. “Sembrano essere tutti perfettamente divisibili per sette.”
Catwoman si toccò il mento, colpita.
“Ah... Sì, è da lui.”
“Verifichiamo.” Disse Batman, mettendosi subito a controllare i numeri uno per uno. Catwoman gli diede una mano. Dopo qualche minuto, concordarono che ogni numero a tre cifre presente sul pavimento era divisibile per sette.
“Allora sembra proprio che dobbiamo scegliere l'ultima porta.” Disse Catwoman. “E non c'è uno specchio sul soffitto o qualche altra simpatica trovata alla Eddie, mi pare. I numeri sono quelli, sia sulle porte che per terra.”
Batman annuì.
“Sì, credo che sia così.”
“Lo credi?”
Batman la guardò.
“Con Nygma, c'è sempre la possibilità che abbia seguito un suo assurdo ragionamento che nessun altro potrebbe sapere. Che lo ammetta o meno, anche questo è un suo modo di barare.”
Gli altoparlanti si accesero.
“IO NON BARO MAI!”
Poi, si spensero di nuovo.
Catwoman rise piano.
“Beh, che facciamo, allora? Proviamo?”
“Sì.”
“Dubito che ci siano dati altri tentativi, se abbiamo sbagliato. Vero?”
Batman scosse la testa.
“Per l'ultima stanza? Impossibile.”
Catwoman annuì.
“Speriamo bene, allora.”
Insieme, si diressero verso la porta contrassegnata con VII.
Catwoman mise la mano sulla maniglia.
“Al tre, allora.” Disse la ladra. “Uno...”
Batman ebbe un'intuizione e guardò di nuovo il cervello disegnato sul pavimento.
“Due...” Continuò Catwoman.
“Fondo... Tempora...” Disse il cavaliere oscuro. “Aspetta! Ferma!”
“Tr-” Catwoman si interruppe, spaventata. “Cosa? Cosa? Mi hai fatto venire un colpo!”
“E' una trappola.” Disse Batman. “Vieni via da lì.”
Catwoman lo seguì, per metà divertita dalla sua reazione e per metà irritata dalla paura che le aveva messo.
“Cosa? Che epifania hai avuto, signor detective?”
Batman indicò di nuovo il cervello.
“Fondo. Fondo del cervello.”
“Sì. I numeri, ho cap-”
“No.” Disse Batman. “Credo che intendesse proprio il fondo della stanza. Il pavimento stesso.”
Batman si accovacciò in un punto del disegno.
“Nell'indovinello parlava di mala tempora.” Spiegò il cavaliere oscuro.
“E' latino, no?” Chiese lei. “Significa tempi bui.”
Batman annuì.
“Ma credo che fosse un indizio. Tempora come temporale. Lobo temporale.”
Il detective bussò sulla zona del cervello corrispondente al lobo temporale. Suonava vuoto.
“Che mi venisse...” Disse Catwoman, colpita. “C'era una falsa soluzione...”
Batman spinse la parte del disegno corrispondente al lobo temporale e questa si abbassò di alcuni centimetri, scorrendo poi lateralmente e rendendo visibile una scala a chiocciola di metallo.
La ladra alzò le sopracciglia, decisamente impressionata.
“Bel colpo, Bats.”
Lui si alzò in piedi.
“Stai guardando, Nygma? Veniamo per te.”
Gli altoparlanti si accesero di nuovo, per l'ultima volta.
“Io vedo tutto, detective.” La voce era bassa e tremante, sfiatata. Sembrava più squilibrato che mai. “Venite pure, vi aspetto.”
Batman e Catwoman scesero le scale. Lui aveva tirato fuori un batarang, lei la sua frusta.
Erano pronti a tutto.
La scala li condusse a un breve tunnel. Lo seguirono e arrivarono a un ascensore.
“Non mi fa impazzire entrare lì dentro.” Disse Catwoman. “Avrei preferito delle scale.”
“Lo capisco.” Disse Batman. “Ma fidati di me. Nygma è così arrogante da credere che solo lui l'avrebbe usato. Ed è l'unica strada per passare. Andrà bene.”
“Speriamo.”
Salirono e premettero l'unico pulsante. Come aveva predetto Batman, non accadde nulla. L'ascensore salì e li portò su per alcuni metri.
Quando le porte dell'ascensore si aprirono, entrambi erano pronti a essere attaccati, ma non accadde. Invece, si trovarono a osservare l'incredibile centro di comandi dell'Enigmista. C'erano miriadi di schermi, tastiere, tavoli con componenti elettronici e meccanici, fogli, progetti e appunti. In un angolo, c'era un server, inequivocabilmente assemblato da Nygma stesso. E, naturalmente, c'erano ovunque punti interrogativi verdi.
Catwoman non lo disse, ma pensò che il posto era in effetti molto simile alla batcaverna. Una rappresentazione della mente del suo proprietario. Ma questo proprietario era chiaramente più instabile di Batman.
Gli schermi e gli appunti mostravano trappole mortali e scritte rabbiose come IO SONO IL MIGLIORE o GOTHAM SI DEVE INCHINARE AL MIO GENIO. Tutto trasudava ossessione, compulsione, disagio.
E nulla era più inquietante del proprietario stesso, che se ne stava in piedi davanti agli schermi, dandogli le spalle. Era vestito con un completo verde, molto sgualcito. I capelli erano incolti e arruffati. In una mano, teneva il suo bastone a forma di punto interrogativo.
“Maledetti...” Sussurrò piano. “Non... Non dovevate uscire da lì. Era impossibile.”
L'Enigmista si girò, e videro che aveva occhi iniettati di sangue e profonde occhiaie.
“Nessuno fa questo a me!”
Il criminale gli corse incontro, brandendo il suo bastone, ma Batman aveva raggiunto il limite di sopportazione. Gli corse incontro a sua volta e parò il bastone, poi gli diede un potente calcio allo stomaco e lo fece volare attraverso la stanza. Nygma finì sui suoi schermi, distruggendone la metà. Il bastone rimase in mano a Batman, che lo gettò dietro di sé.
“E' finita, Nygma. Finita!”
Batman venne verso di lui e lo sollevò sopra la testa.
“Ora tu verrai con me al GCPD. Finirai in una cella a vita e se mai proverai a fuggire un'altra volta, io ti troverò di nuovo. E ti spezzerò ogni osso del corpo.”
L'Enigmista sanguinava copiosamente dal naso. Catwoman non prese parte al confronto. Era felice di aver aiutato fino a quel punto, ora si accontentava di vedere Batman che perdeva un po' le staffe. Era sempre uno spettacolo. E sapeva benissimo che non avrebbe esagerato. Tutti davano del boyscout a Superman, ma sotto sotto Batman non era da meno.
“Beh, ci hai provato, Eddie.” Disse la ladra. “Ma ora vieni con noi. Saluta le tue trappole mortali.”
Nygma neanche la guardò. Aveva occhi solo per il cavaliere oscuro.
“Quanta rabbia, detective... Perché ti prendi così a cuore quelle morti? Eccolo un enigma. Chi ti obbliga a fare tutto questo? Qual è la ragione dietro la maschera?”
Batman avvicinò il volto di Nygma al suo.
“Che tu lo accetti o meno, ci sono cose che non sei in grado di capire. Questa è una di quelle.”
L'Enigmista sogghignò, sprezzante.
“E non mi interessa capirle.”
Ora Batman esitò. Era arrivato il momento di chiederglielo. La domanda che lo assillava da quando erano arrivati lì e avevano scoperto che era lui il responsabile.
“Perché niente enigmi?”
“Che stai dicendo?” Disse Catwoman. “Ti sei dimenticato l'ultima ora?”
Batman scosse la testa.
“Le scene dei delitti. Le persone uccise da Merkel. Da Walker. Da Buchinski. Se era tutto parte del tuo piano, perché non hai lasciato indizi? Perché non c'erano indovinelli?”
L'Enigmista lo guardò, con un'espressione stranamente vacua.
“Perché, Nygma? Tu non sei in grado di trattenerti, lo sappiamo entrambi. Vuoi che la gente sappia che sei tu. Vivi per questo. Quindi, spiegami, perché questa volta è stato diverso?”
La faccia dell'Enigmista sembrò come spegnersi, la sua espressione divenne ebete per alcuni momenti. Entrambi gli eroi lo osservarono, perplessi.
Poi, tornò vitalità nel suo viso, ma l'espressione era completamente diversa. Era un sorriso crudele, ma con un che di timido e insicuro. Un'espressione che Batman non pensava di avergli mai visto.
Nygma parlò, e anche il suo tono e la sua cadenza erano diversi dal solito. La sua voce era più flebile, quasi infantile.
“Ooooh... Vuoi un indovinello, Batman? Ma certo! Che ne dici di questo? Perché un corvo assomiglia a una scrivania?”
Ci fu un momento di silenzio.
“Che cosa?” Sussurrò Batman. “Che cosa hai detto?”
L'Enigmista si limitò a fissarlo, sempre con quell'insolito sorriso.
“Aspetta...” Disse Catwoman. “Questo l'ho già sentito... Non è da-”
“Alice nel Paese delle Meraviglie.” Disse Batman, allibito.
Il cavaliere oscurò avvicinò il volto di Nygma al suo, e ne studiò gli occhi.
“Jervis? Jervis Tetch? Sei tu?”
Catwoman spalancò la bocca.
“Tetch? Il Cappellaio Matto?”
Nygma rise piano. Rise, rise e rise con quel tono di voce che non gli apparteneva.
“Sei tu?” Gli chiese il detective. “Sei sempre stato tu?”
“Oh, sì, Batman. Proprio io. Non avevi pensato a me, vero? Nessuno di voi pensa mai a me...”
Catwoman si avvicinò ai due uomini.
“Dove... Dove sei?” Gli chiese la ladra.
“Oooh... Lontano. Molto, molto lontano da qui. Sono migliorato tanto, sapete? Ora posso controllare le persone da chilometri e chilometri di distanza.”
“Da quanto?” Chiese Batman. “Da quanto li controlli?”
“Settimane. Settimane e settimane. E' facile. Ed è stato facile avvicinarmi a loro. Pensano tutti che il povero Jervis sia una barzelletta, un povero piccolo fallito. Ma non lo dirà più nessuno, vero?”
“Loro sanno che li controlli?” Chiese Catwoman, che ancora non riusciva a credere alle sue orecchie.
“Oh, no. E' come se fossero da un'altra parte. Io li uso e basta. Alcuni li controllo in ogni aspetto, come Nygma in questo momento. Stessa cosa con Ragdoll. Eh! Eh! L'ho usato come un pupazzo. Non è buffo da dire? Altre volte, attivo una sorta di pilota automatico. Gli dico cosa fare e li lascio andare. Mi sono anche divertito a tirare fuori i loro istinti più profondi. E' stato divertente. Per Nygma, vuol dire le sue solite, noiosissime macchine mortali. Per Electrocutioner vuol dire tirare fuori tutto l'odio che covava per te. Hai visto come l'ha reso forte, Batman? E il piccolo Walker voleva essere uno dei grandi, un cattivo alla stregua di Joker! Beh, forse ora qualcuno se lo ricorderà. Povera piccola falena, morta non nel fuoco ma nell'acqua!”
Jervis ridacchiò, poi lo sguardo diventò serio.
“Ma ero io, Batman. Non avere dubbi, su questo. Sono io ad aver voluto quei morti. Questa è la mia storia, e se fossi in voi avrei molta, molta paura.”
Batman posò il corpo di Nygma su una sedia. Aveva ancora difficoltà ad accettarlo.
“Perché, Jervis? Perché fai tutto questo?”
“Prima l'esecuzione e poi il verdetto!” Disse crudelmente Jervis, citando il suo libro preferito.
“Perché?” Chiese di nuovo Batman, furioso. Avrebbe voluto scuoterlo, ma era inutile. Non era lì, avrebbe solo scosso un guscio vuoto.
“Curiosissimo e sempre più curiosissimo, non è vero Batman?” Rise Jervis. “Ma non avrai risposte, oggi. La tana del bianconiglio è ancora molto profonda.”
“Cosa st-”
Ma il contatto era stato interrotto. Nygma chiuse gli occhi e cadde, senza sensi, per terra.
In lontananza, debolmente, si udiva il suono delle sirene. Jim era finalmente riuscito a inviare degli agenti, a quanto pare.
Batman e Catwoman si guardarono, sconvolti. Nessuno dei due sapeva cosa dire.
La vecchia casa in legno era piena di scricchiolii e spifferi, ma quella stanza era calda e confortevole. Nel camino, bruciava un bel fuoco piacevole ed intenso.
La stanza era arredata con mobili del primo novecento e anche i quadri, i libri rilegati in pelle e i centrini ricamati evocavano quell'epoca. Questo era in netto contrasto con i dispositivi tecnologici sparsi sul tavolo e sulla scrivania. C'erano cavi, microchip ed elettrodi.
Nell'aria si udivano le note di una melodia tetra e angosciante, resa ancora più inquietante dal suono gracchiante del vecchio grammofono polveroso.
Jervis Tetch sedeva su una poltrona, dondolando le corte gambe, e sorseggiava il suo tè, assorto nei propri pensieri.
Il suo sorriso era crudele, eppure i suoi occhi sembravano estremamente tristi.
“Curiosissimo e sempre più curiosissimo...” Mormorò.
FINE CAPITOLO 5
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