CAPITOLO 4
UN AGO IN UN PAGLIAIO
“Sempre accogliente.” Disse
Selina, scendendo dalla moto e ammirando la caverna.
Batman scese a sua volta, senza risponderle, e si diresse immediatamente verso il computer, facendole cenno di seguirlo.
Nonostante il tono fosse stato decisamente ironico, in realtà Selina trovava davvero rassicurante la caverna. Beh, quantomeno in parte. Era in effetti molto simile alla mente del suo proprietario: piena di angoli bui, piena di sorprese, ma anche piena di soluzioni e risorse. Faceva sentire al sicuro, in effetti.
Come Batman, però, la caverna le piaceva di più a piccole dosi.
“Ho bisogno di sapere dove si trova Pierce, Selina.” Disse Batman, sedendosi sull'enorme poltrona posta davanti agli schermi.
“Rispetta i patti, ragazzone.” Disse Selina, affiancando il detective. “Prima, voglio sapere come lo troverai. E sarebbe carino anche avere una sedia, magari.”
Prima che Batman potesse risponderle, ci fu un educato colpo di tosse alle loro spalle. Entrambi si voltarono, vagamente sorpresi. Comparve Alfred Pennyworth, trasportando una comoda sedia da ufficio in pelle, dotata di rotelle.
“Ecco a lei, miss Kyle. E' un piace rivederla.”
Catwoman gli sorrise.
Batman scese a sua volta, senza risponderle, e si diresse immediatamente verso il computer, facendole cenno di seguirlo.
Nonostante il tono fosse stato decisamente ironico, in realtà Selina trovava davvero rassicurante la caverna. Beh, quantomeno in parte. Era in effetti molto simile alla mente del suo proprietario: piena di angoli bui, piena di sorprese, ma anche piena di soluzioni e risorse. Faceva sentire al sicuro, in effetti.
Come Batman, però, la caverna le piaceva di più a piccole dosi.
“Ho bisogno di sapere dove si trova Pierce, Selina.” Disse Batman, sedendosi sull'enorme poltrona posta davanti agli schermi.
“Rispetta i patti, ragazzone.” Disse Selina, affiancando il detective. “Prima, voglio sapere come lo troverai. E sarebbe carino anche avere una sedia, magari.”
Prima che Batman potesse risponderle, ci fu un educato colpo di tosse alle loro spalle. Entrambi si voltarono, vagamente sorpresi. Comparve Alfred Pennyworth, trasportando una comoda sedia da ufficio in pelle, dotata di rotelle.
“Ecco a lei, miss Kyle. E' un piace rivederla.”
Catwoman gli sorrise.
“Ciao, Alfred. Sei sempre molto
affascinante. E più efficiente che mai, vedo.”
“E' il mio lavoro, signorina.” Disse Alfred.
“Secondo me, il capo dovrebbe darti un aumento.” Disse Selina, portando la sedia accanto a quella di Bruce e sedendosi comodamente, con le gambe accavallate.
“Non ne vedrei il vantaggio, signorina.” Disse Alfred, allontanandosi nuovamente. “Non vedo come potrei spenderli, stando sempre qui sotto.”
Batman si voltò lentamente, con l'espressione irritata. Selina rise piano, coprendosi la bocca e osservando l'interazione tra i due vecchi amici.
“Porto subito del tè.” Disse il maggiordomo, entrando nell'ascensore che portava alla villa.
“Grazie, Alfred.” Disse Batman, voltandosi nuovamente verso il computer.
Le porte dell'ascensore erano rapide e silenziose, ma Selina avrebbe giurato che l'uomo anziano le aveva fatto l'occhiolino, prima che si richiudessero.
Selina stava finendo il suo tè, e osservando il volto rigido di Batman con i suoi grandi occhi chiari.
Il cavaliere oscuro guardava uno dei numerosi schermi posti davanti a lui, sul quale era visibile una mappa di Gotham. Ai lati dello schermo scorrevano fila e fila di nomi, coordinate e valori numerici che Selina non riconosceva.
“Molto buono, grazie.” Disse Selina, porgendo educatamente a Alfred la tazza vuota.
“Si figuri.” Alfred prese la tazza e la posò su un vassoio argentato. “Suppongo che padron Bruce non le abbia ancora rivelato come intende trovare il signor Pierce, vero?”
“In effetti no. Ma sono sicura che lo farà da un momento all'altro, vero Bruce?”
Batman si girò a guardarla. Aveva l'aria irritata, ma Selina ormai credeva che fosse la sua espressione di default. Sotto sotto, era convinta che il suo stuzzicare piacesse a lui quanto piaceva a lei.
Dopo qualche istante in cui i due si osservarono attentamente, Batman iniziò a parlare.
“Ti sono riconoscente per il tuo aiuto, Selina. Mi hai aiutato a prendere Ragdoll, questo lo apprezzo. E il tuo aiuto potrebbe rendere molto più rapida la cattura di Pierce. Ma quello che ti dirò ora deve rimanere assolutamente tra di noi, ci siamo capiti?”
“Non ne parleremo neanche con Gordon?”
“Jim non sa e non vuole sapere. Si fida di me. E ora io mi sto fidando di te. Ma devi promettermi che non ne parlerai a nessuno. Questo segreto mi dà un vantaggio strategico con un potenziale enorme, e nessuno dei miei nemici deve venirne a conoscenza. Neanche per sbaglio. ”
Selina capì che la questione era seria. Qualunque fosse il metodo che Batman intendeva usare, era qualcosa di grosso. Tradire il suo segreto non sarebbe stata solo una carognata: avrebbe potuto voler dire la fine della loro alleanza. E forse di qualcosa di più.
“Te lo prometto, Bruce. Rimarrà tra noi.”
Batman studiò il suo viso per quasi venti secondi, poi infine annuì.
“D'accordo.” Batman premette un comando sulla tastiera.
Su uno degli schermi lampeggiò la scritta PROTOCOLLO ARGO, in rosso. Selina sentì un suono alle sue spalle e si girò. Dai meandri della caverna, stava arrivando qualcosa. Il rumore faceva pensare a uno sciame di api, ma non era particolarmente forte. Probabilmente un orecchio meno allenato del suo nemmeno l'avrebbe sentito.
“Ma cosa-”
Poi, li vide affiorare dal buio. Droni, uno stormo di droni silenziosi. Ne contò venticinque. Erano grandi più o meno quanto uno skateboard e avevano la forma stilizzata di un pipistrello. Avevano un'elica su ogni ala e galleggiavano a mezz'aria, straordinariamente silenziosi e discreti.
“Accidenti...” Disse Selina, impressionata.
“Ecco come troveremo Pierce, Selina.” Disse Batman. “La foto di Pierce è nella memoria del batcomputer.”
Batman indicò un degli schermi, dal quale ora Pierce sorrideva sgradevolmente.
“Al quale tutti i droni sono collegati. I droni andranno in giro per i cieli della città, alla ricerca dei suo tratti fisionomici. Spiando anche nelle finestre degli edifici, se necessario. Quando lo riconosceranno, ce lo comunicheranno. E noi andremo a prenderlo.”
Selina era perplessa. Non sembrava il genere di cosa che piaceva a Batman. Nonostante i suoi modi estremi e fondamentalmente fuorilegge, spiare centinaia o migliaia di cittadini non era da lui.
“Mi stupisci, Bruce. Spiare i tuoi amati cittadini, anche se per trovare un criminale, non è un po' eccessivo? Anche per te?”
Batman scosse la testa, ma fu Alfred a risponderle.
“Noi non vedremo nulla di ciò che i droni osserveranno, miss Kyle. Se non Pierce in persona. Il contatto con il computer si attiva solo nel momento in cui riconoscono il suo viso. Altrimenti, la registrazione non viene attivata. La privacy di Gotham è al sicuro.”
Selina sorrise.
“Bella idea. Rispettosa.”
“E' un design di Lucius.” Disse Batman. “Ha fatto un ottimo lavoro.”
“E io ti servo per restringere il campo delle ricerche, vero? Ispezionare un quinto della città è fattibile, ma altrimenti sarebbe quasi impossibile.”
Batman annuì.
“Non sarebbe impossibile trovare Pierce ispezionando l'intera città, ma sarebbe come cercare un ago in un pagliaio. Potrebbero volerci mesi, specie se rimane nascosto al chiuso. E anche con un quinto della città, non sarebbe facile. Se tu sai in che zona si trova, se puoi restringere la ricerca a un paio di quartieri, i droni ci metteranno molto di meno. Forse anche solo delle ore.”
Batman si tolse la maschera e la appoggiò accanto alla tastiera. Selina vide che aveva grosse occhiaie e delle rughe intorno agli occhi che non gli aveva mai visto. Sospettava che gli fossero venute solo nell'ultima settimana.
“Ora sai qual è il mio metodo.” Disse Bruce. “Dimmi dove si trova quel bastardo e facciamola finita.”
Lei gli sorrise. Bruce non imprecava spesso, e le faceva sempre un certo effetto.
“Con piacere.” Disse la ladra, alzandosi in piedi e dirigendosi verso la mappa. Toccò delicatamente lo schermo con un dito, indicando la zona del West Village.
“Qui. Manda i tuoi amichetti volanti qui.”
Batman osservò lo schermo. Il West Village era composto da circa sedici isolati. Con un po' di fortuna, sarebbero potuti andarlo a prendere entro la giornata. E forse, finalmente, avrebbero trovato anche la mente dietro a tutte quelle morti.
“Grazie, Selina.”
Bruce digitò sulla tastiera. La mappa fece zoom sulla sezione del West Village. Poi, Selina vide che una lucina rossa si era accesa su ogni drone. All'unisono, i congegni volanti partirono, tornando nel buio della caverna e, evidentemente, raggiungendo una qualche uscita nascosta.
“Ora, aspettiamo.” Disse Bruce, sedendosi a guardare gli schermi.
“Toglimi una curiosità.” Disse Selina, sedendosi anche lei e togliendosi il cappuccio e gli occhialetti. “Quanto costano, quei giocattolini?”
Bruce non le rispose. Selina si voltò verso Alfred, che stava portando via il vassoio con il tè, per tornare di sopra. Il maggiordomo sollevò un sopracciglio.
“Se non erro, il progetto è costato circa il doppio dell'ultima batmobile. Mille dollari più, mille dollari meno.”
Selina non sapeva cosa rispondere, quindi non disse niente.
Alfred tornò di sopra, lasciando i due alleati in silenzio, a osservare gli schermi del computer.
“Beh, tutto questo è molto divertente.” Disse Selina un'ora dopo, alzandosi in piedi e stiracchiandosi la schiena. “Ma credo che mi farò un giro per la tua bella caverna, mentre aspettiamo.”
Bruce fissava ancora lo schermo, in attesa di una notifica. Selina aveva cercato di iniziare una conversazione, ma lui aveva attenzione solo per la ricerca dei droni e aveva risposto a monosillabi per tutto il tempo. Ora la guardò, con sguardo serio.
“Preferirei che tu rimanessi qui, Selina.”
“Hai paura che rubi qualcosa?” Disse lei, con un sorriso malizioso.
“Ho i migliori sistemi di allarme della città.”
“E' una sfida?”
Si fissarono per un lungo momento, poi Bruce attivò il comunicatore.
“Alfred? Potresti far fare un tour della caverna a Selina?”
“Arrivo subito, sir.”
“Grazie.”
Selina gli sorrise.
“Se hai i migliori sistemi di allarme della città, perché chiamare Alfred?”
“Alfred è il mio miglior sistema di allarme.”
“Ah, touché.”
L'ascensore era già arrivato al piano. Alfred venne incontro a Selina.
“Prego, miss Kyle.” Le disse, con un gesto cortese del braccio.
“Grazie.” Disse la ladra. “A dopo, Bruce. Divertiti a fissare lo schermo.”
Bruce non le rispose, ma Selina avrebbe giurato che un sorriso quasi impercettibile gli aveva attraversato le labbra. Solo per un secondo.
Sebbene la stesse scortando per la caverna, Alfred non diede spiegazioni delle cose che conteneva, lasciando che Selina si facesse le sue idee e guardasse tutto con i propri tempi. Lei gliene fu grata.
Era un luogo decisamente straordinario. Non era la prima volta che ci veniva, ovviamente, ma una sguardo così approfondito era inusuale per lei. Inoltre, Batman aggiungeva roba nuova di continuo.
Per prima cosa, Selina guardò i trofei legati ai nemici del cavaliere oscuro: la carta da gioco del Joker, il cappuccio rosso da lui indossato la notte in cui era precipitato nell'acido, il penny gigante di Due Facce, una delle marionette del Ventriloquo, un ombrello del Pinguino, un cappello del Cappellaio Matto, una maschera bianca di ceramica appartenente alla Corte dei Gufi, una spada di Deathstroke e tante altre cose. Quanti nemici che si era fatto, negli anni. Sorridendo, Selina riconobbe anche un paio di occhialetti che erano appartenuti a lei, con le lenti rosse ormai crepate e inutili.
Poi, la ladra si diresse verso la parte della caverna che conteneva i veicoli. Come sempre, l'enorme mole le fece provare un misto di ammirazione e ilarità. C'erano fila e fila di macchine, moto e, al centro di una gigantesca piattaforma, anche un aereo. Intorno a questi, c'erano vari tavoli ricoperti di attrezzi, componenti e teli.
Da qui, Selina si diresse verso l'armeria. Ammirò le rastrelliere piene di batarang, bombe fumogene, arpioni e dispositivi elettronici. C'erano anche delle armi bianche classiche, come spade e asce.
Osservate quelle, andrò verso l'angolo che ospitava i costumi e le armature. Ce n'erano decine. Negli anni, Batman aveva cambiato molti costumi, cercando di trovare design sempre più pratici ed efficaci. Con un sorriso, Selina riconobbe il costume indossato da Bruce la prima volta che loro due si erano incontrati. Era ormai in pessime condizioni, logoro e scolorito. E quei calzoncini neri! Quasi se n'era dimenticata! Un po' le mancavano (Bruce era probabilmente l'unico uomo al mondo al quale stessero bene), ma capiva perché se ne fosse liberato.
Alcuni costumi non se li ricordava neanche, ma uno in particolare colpì la sua attenzione: il simbolo sul petto era diverso da quello attuale, più aggressivo. Le nocche bronzee dei guanti erano pesanti e usurate. E l'intero costume era ricoperto di graffi e fori da proiettile. Era decisamente il più malconcio, tra i vari.
“Non mi ricordo questo costume.” Disse Selina, guardando Alfred. “Quando l'ha indossato?”
Alfred seguì il suo sguardo.
“Ah. Sì...” Alfred si rabbuiò. “No, naturalmente lei non glielo avrà mai visto addosso. Pochi glielo hanno visto. Questo è il costume che il signorino Bruce si costruì dopo la morte del signorino Todd.”
Selina inarcò le sopracciglia. Poi, guardò in alto, verso una piattaforma che conosceva bene. La piattaforma era isolata dal resto della caverna. Ci si arrivava con delle lunghe scale ripide, ma sapeva che Batman vi si recava regolarmente. Sulla piattaforma, c'era una teca contenente il costume di Jason Todd, il secondo Robin.
La ladra si girò nuovamente verso Alfred.
“Vuoi dire il costume che indossava quando ha rotto le ossa di Joker?”
Alfred annuì, tristemente.
“Temevo che quella notte avrebbe fatto qualcosa di cui si sarebbe pentito per sempre, glielo confesso. In quel periodo, Bruce non vide nessuno. A malapena rivolse la parola a me. Non fece altro che setacciare la città, alla ricerca di Joker. Spezzò molte ossa, per trovarlo.”
“E alla fine lo ha preso.”
Alfred annuì.
“Sì. Ma, per fortuna, non cedette alla rabbia. Non troppo, almeno.”
“Dicono che Joker ci mise sei mesi, a riprendersi.”
Alfred annuì nuovamente, questa volta con aria palesemente soddisfatta.
“Esatto. E ho notato con piacere che ora zoppica leggermente. Lo nasconde, ma credo proprio che camminare gli faccia male. Bene. E' fortunato che il signorino Bruce sia così forte di carattere, poteva ucciderlo in cento modi diversi.”
“Posso chiederti una cosa, Alfred?”
“Mi dica, miss.”
“Tu condividi la sua regola? Anche tu credi che sia sbagliato uccidere? Persino uno come Joker?”
Alfred riflette' un momento.
“Credo che il signorino Bruce abbia ragione: tutti, specie qualcuno con le sue risorse e le sue abilità, devono evitare la tentazione di quel abisso omicida. Se si fa un'eccezione, c'è l'enorme rischio che se ne faccia un'altra. E un'altra. E un'altra. Uccidere diventerebbe facile, una soluzione conveniente riservata a ogni problema, a ogni criminale. Grande e piccolo. E' una risposta semplice al problema del male nel mondo, e quelle raramente sono le risposte giuste. Un giorno, Bruce si sveglierebbe e si renderebbe conto di essere diventato ciò che ha sempre odiato: un prepotente armato. Qualcuno che si arroga il diritto di decidere il destino degli altri, solo perché può. Sarebbe uguale al bastardo che ha ucciso i suoi genitori. E questo è per lui inaccettabile. E anche per me.”
Ci furono un paio di minuti di silenzio, mentre i due guardavano i costumi di Batman.
“Quindi, anche tu avresti risparmiato la vita a Joker?” Chiese infine Selina.
Alfred ci pensò solo per un istante, prima di rispondere.
“No. Io gli avrei sparato in faccia. Due volte.”
Selina sgranò gli occhi, ma Alfred si era già girato, dirigendosi verso un'altra zona della caverna.
Stavano per tornare da Bruce, quando Selina notò un angolo un po' più nascosto. Notò che Alfred era un po' a disagio, quando la vide andare in quella direzione, ma il maggiordomo non disse nulla.
Su quella parete, c'era appeso un quadro. Raffigurava una famiglia felice. Padre, madre e figlio. Decisamente eleganti e facoltosi.
Selina studiò i lineamenti duri di Thomas Wayne, così simili a quelli del figlio, e gli occhi intelligenti di Martha Wayne, anch'essi molto simili a quelli di Bruce. Entrambi erano però molto più di felici di quanto Selina avesse mai visto loro figlio. E il bambino di dieci anni immortalato sulla tela era essenzialmente un'altra persona. Quella pura e semplice gioia sul suo volto era completamente aliena all'uomo taciturno che ora sedeva davanti al computer, in determinata attesa di risposte. Il giovane Bruce Wayne teneva in mano un pupazzo con le fattezze di un eroe mascherato vestito di grigio, un personaggio televisivo di cui la ladra aveva dimenticato il nome.
Abbassando lo sguardo, Selina notò delle teche. La prima conteneva una pistola e dei bossoli. La seconda dei biglietti del cinema. La terza, una collana di perle. In una teca poco distante, c'era una lettera firmata dal padre di Bruce. Infine, nell'anfratto più buio di quel lato della caverna, c'era un ultimo contenitore di vetro, con al suo interno un medaglione d'oro. Il medaglione era molto semplice e sobrio, con sopra un cuore. Selina si chiese se fosse appartenuto anche quello a Martha Wayne, ma il suo intuito le disse che era qualcosa di diverso.
La ladra si voltò e vide lo sguardo triste di Alfred, che osservava quei cimeli con volto solenne. Sorridendo, Selina gli toccò la spalla e i due tornarono da Bruce.
“Ancora niente?” Gli chiese, sedendosi accanto a lui.
Bruce scosse la testa.
“Niente. Potrebbero volerci ancora molte ore. Pierce non è uno stupido. E' probabilmente barricato da qualche parte, lontano dalle finestre.”
“E intendi passare tutto il tempo qui davanti allo schermo?”
Bruce si girò a guardarla.
“Cos'altro proponi?”
Selina aveva qualche idea, ma conosceva troppo bene Bruce per dirgliele in quel momento. Era totalmente in modalità “vigilante serio e inarrestabile”, quindi totalmente incapace di prendere in considerazione qualcosa di divertente o romantico. Anche più del solito.
“Che ne dici di allenarci un po?” Gli propose invece. “O tutta quell'attrezzatura è solo una scelta di arredamento?”
Bruce studiò il suo viso, poi sorrise brevemente.
“D'accordo. Armi o corpo a corpo?”
Selina gli sorrise.
“Conosci già la risposta.”
Stavano combattendo da circa un'ora, quando lo schermo del computer si illuminò di rosso e si udì una voce elettronica echeggiare per la caverna.
“RISCONTRO! RISCONTRO! RISCONTRO!”
Bruce e Selina smisero immediatamente l'allenamento e corsero nella direzione degli schermi. Uno dei droni aveva inviato un'immagine dalla zona del West Village. C'era un uomo che fumava una sigaretta, affacciato da una finestra. Aveva una grossa barba incolta ed era completamente calvo.
“Ma non è lui!” Disse Selina, visibilmente delusa. “I tuoi giocattoli hanno fatto cilecca!”
Bruce scosse la testa.
“Guarda meglio.”
Il detective digitò sulla tastiera. L'immagine si ingrandì, mostrando ciò che c'era alle spalle dell'uomo barbuto, appena visibile sotto la sua ascella. Pierce sedeva su una poltrona, leggendo un libro e bevendo un bicchiere di vino.
“Che mi venisse...” Disse Selina, sorridendo impressionata. “Lucius non fa le cose a caso, eh?”
“Mai.” Confermò Bruce, raccogliendo la maschera e indossandola. “Le coordinate sono state inviate alla batmobile. Andiamo.”
Selina annuì e indossò il proprio cappuccio e gli occhialetti.
“Sì. Facciamola finita.”
“Se mi è permesso.” Disse Alfred, alle loro spalle. “Dovreste mangiare qualcosa, prima di andare. Non credete?”
Il maggiordomo aveva un vassoio, con sopra dei panini e del succo di frutta.
“Ma li tiene nascosti per tutta la caverna?” Chiese Catwoman, divertita. “O ha gli stessi poteri di Flash?”
“Non c'è tempo, Alfred.” Disse Batman. “Dobbiamo-”
“Mangi, signore. Dia a Pierce la soddisfazione di essere picchiato da un Batman in piena forma.”
Il cavaliere oscuro fissò il proprio maggiordomo con aria impaziente, ma la ladra stava già prendendo un panino e un bicchiere.
“Ha ragione, ragazzone. Ci siamo allenati finora. Sarebbe una mossa stupida andare lì senza qualcosa in corpo.”
Batman guardò prima lei, poi Alfred. Infine, senza dire nulla, prese un panino. Mangiò come se fosse un inutile e sgradevole spreco di tempo, da togliersi il più in fretta possibile. Nonostante ciò, Alfred sorrise soddisfatto.
In meno di cinque minuti, il vassoio fu svuotato e i due eroi mascherati si diressero, correndo, verso la batmobile.
“Buona fortuna.” Disse Alfred. “Siate prudenti.”
Ma la macchina era già partita, rombando, e nessuno dei due lo sentì.
Parcheggiarono in un vicolo buio e proseguirono sui tetti, cercando di rimanere nelle ombre delle antenne e dei comignoli.
A nessuno dei due piaceva muoversi di giorno, ma non potevano evitarlo. Bisognava farla finita il prima possibile, era andata avanti anche troppo a lungo.
Dopo un paio di minuti di corsa sui cornicioni, arrivarono alla loro meta. Questa volta non si trattava di un palazzo particolarmente alto, ma di un vecchio magazzino in disuso.
“Sette uomini.” Disse Batman, guardando il display sul proprio avambraccio, che mostrava una mappatura infrarossi dell'interno.
“Come fai a aver quelle immagini?” Chiese Catwoman.
Batman le indicò due punti nel cielo, a circa sei metri dal tetto. C'erano due droni, puntati verso l'edificio.
“Fico.” Rispose la ladra, guardando il display. “Allora, come ci muoviamo?”
Batman riflette' un attimo.
“Sono tutti accalcati nell'angolo nord-ovest dell'edificio. Insieme, possiamo stenderli in pochi secondi. Io entrerò dalla finestra dritta davanti a loro, attirando la loro attenzione. Passati un paio di secondi, tu sfonderai il lucernario e gli atterrerai dritta sulla testa. Metà degli scagnozzi a me, l'altra a te. D'accordo?”
Catwoman annuì, soddisfatta del piano d'azione.
“Perfetto. Facciamogli il culo.”
“Allora, qualche notizia dal nostro misterioso amico?” Chiese Pierce, accendendosi un sigaro.
“Ancora niente, capo.”
“Dannazione! Speriamo che non sappia di Buchinski e del pipistrello! Non voglio perdere un cliente così grosso.”
“Sì, capo.” Disse la guardia, con tono ebete.
Pierce trattenne a stento la voglia di dargli una sberla. Odiava la puzza di chiuso in quella topaia. Odiava doversi nascondere. E odiava quegli idioti che lo circondavano. Erano i suoi uomini peggiori, ma erano anche gli unici che gli fossero rimasti, per il momento. Gli unici che gli avesse lasciato il pipistrello.
Quantomeno, aveva il suo asso nella manica, lì. Se lo avesse avuto la notte prima, le cose sarebbero andate ben diversamente.
Che Batman venisse pure. Questa volta era pronto. Questa volta, gliel'avrebbe fatta pag-
La finestra davanti a loro si infranse in mille pezzi. Il suono fu tremendo, in quel magazzino enorme e vuoto.
“Cristo!” Urlò Pierce, con voce nasale e terrorizzata.
Tre dei suoi uomini fecero per puntare i loro fucili verso Batman, ma vennero disarmati bruscamente da tre batarang. Prima che le altre tre guardie potessero dare man forte, il lucernario sopra le loro teste fu sfondato a sua volta e Catwoman atterrò in mezzo a loro, stordendone due con gli stivali e abbattendo il terzo con un poderoso cazzotto sul naso.
Batman planò verso i tre uomini disarmati e ne colpì uno alla testa con un calcio. Atterrare gli altri due fu questione di un attimo. Un braccio rotto e un setto nasale fratturato, e il magazzino tornò silenzioso.
Pierce era rannicchiato a terra, sconvolto dalla rapidità con cui era avvenuto il tutto. Aveva fatto giusto in tempo ad estrarre il telecomando, mentre i due pazzi mascherati annichilivano i suoi uomini.
Lo alzò sopra la testa, in modo tale che potessero vederlo bene. Il telecomando aveva due pulsanti e una manopola.
“Non fate una mossa! Non mi toccate!”
Batman e Catwoman abbandonarono le loro posizioni difensive e raddrizzarono la schiena, osservando il congegno tra le mani del trafficante.
“Che cos'hai di bello, lì?” Chiese la ladra, sprezzante. “Una bomba? Vuoi farci credere che sei pronto a morire, pur di ucciderci?”
“Mettilo giù, Pierce.” Disse il detective, con voce dura. “Arrenditi ora e non ti faremo del male. Ormai è finita.”
Pierce prese una decisione. Nessuno gli dava ordini. Nessuno.
“Crepate, bastardi.”
Poi, premette il primo pulsante.
Non ci furono esplosioni. Non sembrò accadere nulla. Poi, appena percettibile, si udì il rumore di qualcosa di meccanico.
Batman e Catwoman si voltarono e videro che si stava aprendo una botola al centro del magazzino. Una pedana stava uscendo dal sottosuolo e su di essa c'era un uomo con una lunga barba e capelli incolti. Era vestito di stracci, magro come un chiodo e sembrava privo di sensi. Al collo aveva uno strano collare, dall'aria estremamente resistente.
“Ma chi-” Disse Catwoman, prima di essere interrotta dalle risate di Pierce.
“Oh, adesso sì che ci divertiamo, dannati rompiscatole.” Disse il trafficante di armi. “E tu! Tu, svegliati! Andiamo!”
Lentamente, l'uomo barbuto si alzò, guardandosi intorno.
“Ma cosa succede? Io...” L'uomo vide Batman. “Tu! Sei tu! Grazie a Dio! Ti prego, aiutami!”
Batman sgranò gli occhi. Aveva finalmente riconosciuto l'uomo.
“Kirk? Kirk Langstrom?”
Catwoman si voltò verso il cavaliere oscuro, improvvisamente agitata.
“Langstrom? Vuoi dire-”
“Man-Bat.” Confermò Batman.
“Oh, cavolo.”
Kirk Langstrom era stato uno scienziato brillante, un uomo buono e mite, mosso da nobili principi.
Nel tentativo di curare la sordità, aveva condotto numerosi test sul DNA umano e quello dei pipistrelli, con effetti disastrosi. Si era trasformato in un'orribile creatura dalle fattezze di un pipistrello gigante, ribattezzata Man-Bat dai giornali.
Per colpa di questo incidente, Kirk aveva accidentalmente ucciso sua moglie Francine e seminato il terrore a Gotham. Batman era stato inizialmente incolpato per le azioni della creatura, prima che i giornalisti riprendessero l'epico scontro che i due avevano avuti tra i tetti di Gotham, scagionandolo definitivamente.
Il cavaliere oscuro era riuscito a trovare una cura, ma purtroppo il suo effetto non si era rivelato permanente. La creatura rimaneva latente, dentro di lui. Quando era sotto grandi quantità di stress, poteva accadere che Kirk si trasformasse nuovamente. E ogni volta che accadeva, i risultati erano disastrosi. C'erano stati moltissimi danni e più di un morto, come conseguenza delle sue mutazioni.
Solitamente, sebbene fosse stato giudicato non responsabile per le azioni di Man-Bat, il dottore rimaneva a Blackgate, in una cella di altissima sicurezza. A lui andava bene così, non voleva mettere in pericolo nessun altro e aveva completamente perso la voglia di vivere, dopo la morte di Francine.
Sfortunatamente, dopo un anno senza sintomi o trasformazioni, Blackgate aveva però deciso che quella cella gli serviva per detenuti più pericolosi. Contro la volontà di Kirk, Batman e Jim Gordon, lo scienziato era stato rilasciato ed era stato costretto a stabilirsi in una casa del West Village.
Batman lo aveva rassicurato, promettendogli che l'avrebbe tenuto d'occhio. E così aveva fatto, finché Langstrom non era misteriosamente scomparso, ormai due anni prima. Batman aveva sospettato che lo scienziato si fosse tolto la vita, o che qualche parente delle sue vittime lo avesse trovato.
Ora sapeva cosa fosse successo davvero: Pierce lo aveva rapito. E, a giudicare dal collare, tenuto come schiavo.
“La pagherai anche per questo, Pierce. “Disse il cavaliere oscuro. “Credimi.”
“Oh, che paura.” Lo sbeffeggiò il trafficante. “Vi consiglio di stare lontani e non fare scherzi. Mi basta sfiorare il telecomando, e il buon dottore morirà. Quel collare non è una scelta stilistica.”
“Perché lui? Come lo hai trovato?” Chiese Catwoman.
Pierce sogghignò, compiaciuto.
“Il poveraccio stava venendo perseguitato da alcuni parenti delle sue vittime. Compresi i genitori della sua amata Josephine.”
“Francine...” Mormorò Langstrom, piagnucolando. Sembrava a malapena cosciente. Chissà da quanto non mangiava, si chiese Batman con rabbia.
“Pardon. “ Disse Pierce, con indifferenza. “Comunque, il povero Kirk è venuto da me per acquistare un'arma. Voleva difendersi, capite? E non poteva certo andare in un negozio d'armi, non con i suoi precedenti.”
Pierce carezzò il telecomando.
“Il buon dottore non aveva abbastanza soldi per pagarmi. Gli dissi che non potevo vendergli nulla, e che se non trovava i soldi sarebbe finita male per lui. Questo lo stressò molto...”
Ora il sorriso di Pierce era diventato assolutamente rivoltante.
“E io ebbi modo di vedere cosa fa lo stress al Dottor Langstrom.”
Batman lo fissò, con disprezzo.
“Come hai fatto a sopravvivere?”
“Oh, Langtrom è un uomo buono, Batman. Non vuole fare male a nessuno. Non è colpa sua. Si è trattenuto, reprimendo la trasformazione. Gli è uscito qualche pelo e gli si sono allungati i canini, ma è finita lì. Sai, è diventato molto bravo a trattenersi. Credo che abbia imparato a meditare, o qualcosa del genere. Ammirevole, no?”
Ora Pierce sollevò il telecomando.
“Ma io avevo visto il potenziale che c'era in lui, così decisi di fare qualche esperimento. Volevo vedere come potevo tirare fuori il mostro di nuovo, e usarlo per dare una lezione a chi mi infastidiva.”
“Sei un pazzo bastardo.” Disse Catwoman. “Langstrom stava cercando di vivere una vita normale. Ce la stava facendo!”
Pierce la guardò con sdegno.
“Sì, sì. Molto commovente. Comunque, lo stordii e lo incatenai nel magazzino. Poi, io e i miei ragazzi abbiamo passato qualche giorno a condurre esperimenti su di lui. E' scienza anche questo, no?”
Batman strinse i pugni, ma non rispose. Aveva occhi solo per il telecomando.
“Finalmente, dopo una settimana, abbiamo scoperto come fare. Il poverino ci ha pregati di smetterla, ha fatto tanti respiri profondi e ha tenuto a bada il mostro quanto possibile. Lo ammiro, davvero. Ma, alla fine, abbiamo scoperto che c'è una cosa che non può contrastare. Qualcosa che lo trasforma ogni volta, garantito.”
Ora Pierce mise una mano sulla manopola del telecomando e la ruotò.
Dietro di loro, Kirk urlò orribilmente. Si sentiva il suono sfrigolante dell'elettricità e l'odore di carne bruciata.
“Vedete, vi ho detto una piccola bugia. Questo telecomando non può ucciderlo. Ma può uccidere voi. Perché l'elettricità lo fa trasformare ogni volta. E' più forte di lui.”
Langstrom iniziò a mutare. La sue pelle si ricoprì di peli marroni. Gli occhi divennero gialli e enormi. Le braccia si allungarono e si formarono delle membrana tra le dita, ormai lunghissime. I capelli e la barba si fusero con il nuovo pelo. Le orecchie crebbero.
In pochi attimi, Batman e Catwoman si trovarono davanti Man-Bat, una visione da incubo alta almeno quattro metri.
“Divertitevi. “ Disse Pierce, compiaciuto. “La trasformazione dura almeno un'ora, dopo una scossa così forte. E sapete il bello? Non mi attaccherà mai e non uscirà dal magazzino. L'ho addestrato bene a temermi, grazie al telecomando. E' come un meraviglioso cane da guardia.”
Man-Bat si alzò in volo, volteggiando per il magazzino. Stava girando in cerchio, e Batman vedeva bene che presto sarebbe sceso in picchiata per colpire lui e Selina. Si voltò verso la ladra, ma fu stupito nel constatare che lei neanche guardava il pipistrello. Si era girata verso Pierce.
“Le consiglio di tenere gli occhi davanti a lei, miss. “Disse lui, con aria boriosa. “Non è di me che deve aver paura, adesso.”
Selina prese fuori la frusta con tale rapidità che persino Batman ebbe difficoltà a percepire il movimento. In un attimo, le gambe di Pierce furono avvolte dalla fune e il trafficante cadde a terra.
“Non vi servirà a nulla!” Disse Pierce. “Ormai è trasformato, può passare solo col tempo! Il telecomando non vi salverà!”
Selina gli mise un piede sul torace.
“Oh, ci credo. Ma stavolta tu non vai da nessuna parte.”
“No! Attaccali! Attaccali!”
Man-Bat scese verso di loro, ma non prima che Selina mettesse il proprio stivale sul ginocchio di Pierce e spingesse violentemente verso il basso. L'uomo urlò di dolore, poi svenne.
Batman le fece un cenno di approvazione, poi entrambi assunsero rapidamente delle posizioni difensive, preparandosi ad affrontare la creatura alata che veniva, sbavando e urlando, verso di loro.
Nonostante fossero pronti, l'impatto fu comunque terrificante. Entrambi vennero scagliati a metri di distanza, finendo riversi sulla schiena. Man-Bat tornò in aria, riprendendo a volare in circolo. Come uno squalo, gli girava intorno aspettando il momento adatto per attaccare nuovamente.
Batman si rialzò con un grugnito. Si girò, preoccupato, verso Catwoman ma la ladra si era già rialzata e osservava la creatura volante, con aria concentrata. Sembrava un gatto che osserva una farfalla, aspettando il momento adatto per colpire.
Batman fece un rapido inventario mentale dei gadget contenuti nella cintura, ed ebbe un'idea.
“Catwoman.”
Lei lo guardò.
“Ho un'idea, ma per funzionare dobbiamo essere perfettamente sincronizzati. D'accordo?”
Lei annuì. Lui sollevo un dispositivo preso da una delle sue tasche.
“Quando verrà verso di me, attiverò questo. E' un dispositivo ad ultrasuoni. Dovrebbe disorientarlo. Non appena toccherà il suolo, voglio che tiri le tue bolas sulle sue gambe. Io mi occuperò delle ali. Forse possiamo immobilizzarlo. A quel punto, potremo stordirlo.”
“D'accordo.”
Batman lanciò un batarang nella direzione della creatura, mancandola volutamente.
“Qui. Vieni qui, avanti!”
Man-Bat calò in picchiata, venendo verso di lui. Batman lo vide arrivare, ma aspettò fino all'ultimo momento per attivare gli ultrasuoni. I tempi dovevano essere perfetti. Proprio quando la creatura era a un metro di distanza da lui, attivò gli ultrasuoni e si tolse dalla sua traiettoria. Gli ultrasuoni erano terribili, insopportabili persino per lui e Catwoman. Urlando ferocemente, Man-Bat si mosse convulsamente in aria e finì per schiantarsi rovinosamente a terra.
“ORA!” Urlò Batman, prendendo fuori una fune e afferrando una delle ali, con l'intenzione di legargliele. Catwoman lanciò le sue bolas, riuscendo a fermare le gambe della creatura, poi corse ad aiutarlo con le ali.
Sembrava quasi fatta, quando udirono lo schiocco violento delle bolas che venivano spezzate. Poi, anche le ali si liberarono, spingendoli via. Era semplicemente troppo forte.
Con un verso stridulo, Man-Bat si allontanò, strisciando. Gli ultrasuoni sembravano averlo confuso a tal punto che non riusciva a riprendere il volo.
Batman e Catwoman si guardarono. Sapevano cosa andava fatto.
“Beh, meno male che ci siamo allenati con il corpo a corpo.” Disse lei.
“Non fargli troppo male. Non è colpa sua.”
“Lo so.”
Detto questo, i due compagni corsero verso il pipistrello, pronti a tutto.
Catwoman evitò agilmente un terribile fendente che avrebbe probabilmente potuto tagliare un cinghiale a metà, poi colpì la creatura al viso, cercando di stordirla. La creatura ringhiò e le diede un calcio.
Batman scivolò sotto le zampe di Man-Bat, finendogli alle spalle. Si infilò tra le ali e gli afferrò il collo con l'incavo del braccio, cercando di fargli perdere i sensi. La creatura urlò e prese il volo, portando Batman con se.
Volteggiarono per tutto il magazzino, mentre il pipistrello cercava di togliersi Batman di dosso, divincolandosi e cercando di farlo sbattere sulle travi del tetto. Il cavaliere oscurò non lasciò la presa, continuando ad aumentare gradualmente la pressione della sua morsa. Prima o poi, la creatura avrebbe perso i sensi. Era molto forte, ma lo era anche lui.
Finalmente, dopo un paio di minuti, Batman sentì che stava avendo effetto. Le ali iniziarono a battere più lentamente e i ringhi della creatura divennero più bassi, letargici.
“Sembra che stia funzionando!” Commentò Catwoman, da terra.
All'improvviso, Man-Bat diede un potente scrollone, riuescendo a disarcionare Batman. Il detective cadde a terra, con un grugnito di dolore.
La creatura iniziò a dirigersi, debolmente, verso la finestra che Batman aveva distrutto entrando. Sembrava intenzionato a fuggire, nonostante il crudele addestramento di Pierce. Fuori, le tipiche nuvole di Gotham avevano coperto il sole, rendendo la fuga possibile.
Catwoman prese la sua frusta e la avvolse intorno alla caviglia della creatura. Nonostante fosse rintontita e volasse in modo scomposto, era comunque ancora molto faticoso trattenerla. Gli stivali di Catwoman iniziarono a scivolare, trascinati attraverso il pavimento polveroso.
“Non resisterò a lungo, Batman! Mi serve una mano!”
Batman si alzò in piedi, col naso sanguinante, e sparò il suo rampino, avvolgendolo intorno all'altra caviglia della creatura. Tirarono con tute le loro forze, ma Man-Bat era semplicemente troppo forte. E stava iniziando a riprendersi dalla stretta di Batman.
“Che cosa facciamo?” Disse Catwoman. “Non ce la faremo!”
Batman osservò la finestra distrutta, ed ebbe un'idea.
“Drone 7, a me! Velocità massima!”
“Cosa stai-”
Uno dei due droni che monitorava il magazzino attraversò la finestra, con rapidità stupefacente. Colpì Man-Bat in pieno viso, con un suono spaventoso. La creatura perse i sensi, precipitando verso il suolo. Il drone si infranse in mille pezzi, completamente sfracellato dall'urto.
Il rumore del corpo che cadeva a terra fu ancora più spaventoso di quello dell'urto con il drone. Rimbombò per tutto il magazzino, poi cadde il silenzio.
Batman corse verso Man-Bat. Era convinto che la creatura potesse sopportare quei colpi, le aveva visto fare di peggio, ma voleva accertarsi che il respiro fosse regolare. Lo era.
“E' vivo. Respira normalmente.”
Catwoman gli venne incontro.
“Meraviglioso. Ora leghiamolo, OK?”
Insieme, lo legarono e ancorarono al suolo. Poi, si sedettero a riposare, ansimando.
“Quanto ha detto che ci sarebbe voluto, il bastardo?” Chiese la ladra.
“Circa un'ora. Quindi altri quaranta minuti, direi.”
“Va bene. Vuoi chiamare Gordon?”
“Dopo che Langstrom sarà tornato normale.”
“Non ti fidi di lui?”
“Mi fido ciecamente di Jim. Ma alcuni dei suoi uomini hanno il grilletto troppo facile. Non diamogli ragione di sparare a Langstrom.”
Catwoman annuì.
“OK. Sai che ci vorrebbe, mentre aspettiamo?”
“Cosa?”
“Il tè di Alfred.”
Batman annuì brevemente, asciugandosi il sangue che gli colava dal naso.
“Bel colpo, Batman.” Disse Gordon, un'ora e mezza dopo.
La polizia stava ispezionando il posto. Batman e Catwoman avevano slegato Langstrom, una volta che la trasformazione era passata. Insieme, erano anche riusciti a togliergli il collare.
Ora il pover'uomo stava venendo visitato da un medico, avvolto in una coperta e tremante. Sul suo collo c'erano le profonde cicatrici lasciate dalle scosse elettriche, e sembrava anche più magro di prima. Era riuscito a ringraziare i due eroi mascherati, ma ora non sembrava capace di pronunciare altre parole.
Il dottore disse che sarebbe stato bene, ma che aveva bisogno di bere e mangiare. E di molto riposo, naturalmente.
“Poveraccio...” Commentò Gordon, mentre tutti e tre lo osservavano, dall'altro lato del magazzino.
“Lo porterete a Blackgate?” Chiese Batman.
“Sì.” Disse Gordon. “Ho spiegato tutto al direttore e ha acconsentito a tenerlo lì. A tempo indefinito, stavolta.”
“Se quell'idiota non lo avesse fatto uscire, tutto questo non sarebbe successo.” Disse Catwoman.
Gordon annuì.
“Per convincerlo, ho dovuto far intercedere Jameson.”
Roger Jameson era il sindaco di Gotham da circa sei mesi. Era stato procuratore distrettuale per due anni, prima di essere eletto come primo cittadino. Era molto amato dai cittadini, grazie al suo pugno di ferro nei confronti del crimine e al suo senso dell'umorismo.
“Ah, il sindaco ha il cuore tenero.” Disse Catwoman.
“Per niente.” Le rispose bruscamente Batman, a cui Jameson non era mai piaciuto molto. “Non è una gentilezza nei confronti di Langstrom. Il sindaco vuole solo mantenere la sua reputazione di uomo severo nei confronti del crimine, tutto qui.”
Gordon si grattò i baffi, con aria nervosa. Poi, guardò dietro le spalle dei due eroi mascherati.
“Direi che è ora di parlare con lui, non credete?”
Pierce stava venendo visitato da un medico della polizia. Era ammanettato alla barella e sbraitava a chiunque gli passasse vicino. Nonostante fosse stato sedato, sembrava più energico che mai.
“Questo è un sopruso! Una violazione dei miei diritti! Mi hanno rotto il ginocchio! Non sono neanche membri delle forze dell'ordine! Esigo che sia fatta giustizia!”
Batman, Catwoman e Gordon vennero verso di lui.
“Buffo che tu lo dica.” Disse il commissario. “Era proprio quello che avevamo in mente noi.”
“Io vi denuncio, è chiaro? Vi porto tutti in tribunale!”
“Perfetto.” Disse Catwoman. “Così vengo e ti firmo il gesso.”
“Maledetta put-”
“Ora basta, Pierce.” Disse Batman, con voce glaciale. “Stai per finire in prigione per molto, molto tempo. Lo sappiamo tutti. Rapimento. Traffico d'armi. Tentato omicidio. Tortura. Rischi il carcere a vita. Collabora con noi, e potresti avere qualche sconto di pena.”
Pierce smise di sbraitare e osservò gli occhi di Batman.
“Io... Cazzo, va bene. Cosa vuoi sapere?”
“Il tuo cliente. Quello che ha mandato Electrocutioner a negoziare ieri notte. Chi è?”
“Non lo so.”
“Goditi l'ergastolo, Pierce.” Disse Gordon, facendo segno ai suoi agenti di portarlo via.
“No, davvero! Non lo so, lo giuro! L'ho sentito solo al telefono, e la sua voce era contraffatta!”
Gordon fece segno ai suoi agenti di fermarsi.
“E allora cos'hai da offrirci?” Chiese Batman.
“So dirvi dove voleva che portassimo la merce. Credo che viva lì.”
“Dove?”
“E' un posto strano, a Founder's Island. Uno di quegli stabili che sta sotto il livello della strada.”
“L'indirizzo!”
“48, Richmond Place!”
Batman e Catwoman si avviarono subito.
“Ci vediamo lì, Jim.” Disse Batman.
Gordon annuì, poi alzò la voce per farsi sentire dai suoi uomini.
“Tutti quanti a Founder's Island! 48, Richmond Place! Diamoci una m-”
La radio di Gordon si fece sentire.
“Commissario! Commissario!”
Gordon rispose, irritato.
“Che c'è?”
“Commissario, abbiamo un problema...”
“Non farmi perdere tempo. Siamo nel mezzo di un'operazione importante. Cosa è successo?”
“C'è stato un altro attacco con quello strano gas, commissario.”
Gordon sgranò gli occhi. Anche Batman e Catwoman si irrigidirono, voltandosi indietro.
“Ma non è possibile, Ragdoll è morto! Non può-”
“No, commissario. Questa volta non è un omicidio in un appartamento. E'... E' una strage...”
Gordon divenne pallido. Catwoman imprecò. Il volto di Batman divenne teso per la rabbia.
“Quanti? Quanti morti?”
“27, commissario. Qualcuno ha rilasciato quel gas in un vagone della metropolitana. Crediamo che abbiano usato un dispositivo a tempo Ci sono anche diversi feriti, qualcuno ha tirato il freno di emergenza ed è stato un gran macello....”
“Maledizione!” Urlò Gordon. “Arriviamo subito! Che fermata?”
“Lance Cross.”
Il commissario si girò verso i suoi uomini.
“Tutti gli agenti a Lance Cross, sbrigatevi!”
Gordon si passò una mano sul viso, poi si voltò verso Batman e Catwoman.
“Io... Io devo andare.”
“Certo, Jim.” Gli rispose Batman. “Vai. Occupati delle vittime. Noi andiamo a prendere il responsabile.””
Gordon annuì.
“Ehi, e io?” Disse Pierce.
“Tu cosa?” Gli rispose Gordon, pieno di rabbia.
“Il mio sconto di pena! Ho collaborato con la polizia, no? Non ne ricavo nulla?”
Gordon aprì la bocca, furente, ma fu Batman a rispondergli.
“Veramente, Pierce, hai detto tutto a me. E io non sono un membro delle forze dell'ordine. Parole tue.”
“Figlio di-”
“Stai zitto.” Gli consigliò Catwoman. “Ti conviene.”
Poi, lei e Batman fecero un cenno a Gordon e corsero via, dirigendosi verso la batmobile.
La macchina sfrecciava per le strade al neon di Gotham, a velocità allarmante.
“Rallenta un po'.” Disse Catwoman. “Ci farai ammazzare.”
Batman scosse la testa.
“Founder's Island è a dieci chilometri da qui. Chiunque sia, potrebbe essersene già andato. La strage potrebbe essere un espediente per darsi alla fuga. Dobbiamo fare in fretta.”
Selina fece per rispondergli, poi ci ripensò. Invece, guardò fuori dal finestrino. Il cielo rosso, gli edifici gotici, le luci al neon. Tutto scorreva come una macchia confusa. Dopo un po', guardarla le fece venire la nausea.
“Va male, vero?” Chiese infine. “Era da tanto che non andava così male.”
“Lo fermeremo. Fermeremo tutto questo.”
“Sei un'inguaribile ottimista.”
“No.” Disse Batman, prendendo il ponte che portava a Founder's Island. “Il mio non è un auspicio. E' una dichiarazione di intenti.”
Due minuti dopo, Batman frenò. I due scesero e osservarono la facciata dell'edificio. Era un vecchio negozio di giocattoli chiamato FUN AND GAMES.
“Chi può essere, Batman?” Chiese Catwoman, mentre si avvicinavano all'entrata. “Chi potrebbe fare una cosa del genere?”
“Andiamo a scoprirlo.” Disse lui, aprendo la porta.
Insieme, entrarono.
FINE CAPITOLO 4
“E' il mio lavoro, signorina.” Disse Alfred.
“Secondo me, il capo dovrebbe darti un aumento.” Disse Selina, portando la sedia accanto a quella di Bruce e sedendosi comodamente, con le gambe accavallate.
“Non ne vedrei il vantaggio, signorina.” Disse Alfred, allontanandosi nuovamente. “Non vedo come potrei spenderli, stando sempre qui sotto.”
Batman si voltò lentamente, con l'espressione irritata. Selina rise piano, coprendosi la bocca e osservando l'interazione tra i due vecchi amici.
“Porto subito del tè.” Disse il maggiordomo, entrando nell'ascensore che portava alla villa.
“Grazie, Alfred.” Disse Batman, voltandosi nuovamente verso il computer.
Le porte dell'ascensore erano rapide e silenziose, ma Selina avrebbe giurato che l'uomo anziano le aveva fatto l'occhiolino, prima che si richiudessero.
Selina stava finendo il suo tè, e osservando il volto rigido di Batman con i suoi grandi occhi chiari.
Il cavaliere oscuro guardava uno dei numerosi schermi posti davanti a lui, sul quale era visibile una mappa di Gotham. Ai lati dello schermo scorrevano fila e fila di nomi, coordinate e valori numerici che Selina non riconosceva.
“Molto buono, grazie.” Disse Selina, porgendo educatamente a Alfred la tazza vuota.
“Si figuri.” Alfred prese la tazza e la posò su un vassoio argentato. “Suppongo che padron Bruce non le abbia ancora rivelato come intende trovare il signor Pierce, vero?”
“In effetti no. Ma sono sicura che lo farà da un momento all'altro, vero Bruce?”
Batman si girò a guardarla. Aveva l'aria irritata, ma Selina ormai credeva che fosse la sua espressione di default. Sotto sotto, era convinta che il suo stuzzicare piacesse a lui quanto piaceva a lei.
Dopo qualche istante in cui i due si osservarono attentamente, Batman iniziò a parlare.
“Ti sono riconoscente per il tuo aiuto, Selina. Mi hai aiutato a prendere Ragdoll, questo lo apprezzo. E il tuo aiuto potrebbe rendere molto più rapida la cattura di Pierce. Ma quello che ti dirò ora deve rimanere assolutamente tra di noi, ci siamo capiti?”
“Non ne parleremo neanche con Gordon?”
“Jim non sa e non vuole sapere. Si fida di me. E ora io mi sto fidando di te. Ma devi promettermi che non ne parlerai a nessuno. Questo segreto mi dà un vantaggio strategico con un potenziale enorme, e nessuno dei miei nemici deve venirne a conoscenza. Neanche per sbaglio. ”
Selina capì che la questione era seria. Qualunque fosse il metodo che Batman intendeva usare, era qualcosa di grosso. Tradire il suo segreto non sarebbe stata solo una carognata: avrebbe potuto voler dire la fine della loro alleanza. E forse di qualcosa di più.
“Te lo prometto, Bruce. Rimarrà tra noi.”
Batman studiò il suo viso per quasi venti secondi, poi infine annuì.
“D'accordo.” Batman premette un comando sulla tastiera.
Su uno degli schermi lampeggiò la scritta PROTOCOLLO ARGO, in rosso. Selina sentì un suono alle sue spalle e si girò. Dai meandri della caverna, stava arrivando qualcosa. Il rumore faceva pensare a uno sciame di api, ma non era particolarmente forte. Probabilmente un orecchio meno allenato del suo nemmeno l'avrebbe sentito.
“Ma cosa-”
Poi, li vide affiorare dal buio. Droni, uno stormo di droni silenziosi. Ne contò venticinque. Erano grandi più o meno quanto uno skateboard e avevano la forma stilizzata di un pipistrello. Avevano un'elica su ogni ala e galleggiavano a mezz'aria, straordinariamente silenziosi e discreti.
“Accidenti...” Disse Selina, impressionata.
“Ecco come troveremo Pierce, Selina.” Disse Batman. “La foto di Pierce è nella memoria del batcomputer.”
Batman indicò un degli schermi, dal quale ora Pierce sorrideva sgradevolmente.
“Al quale tutti i droni sono collegati. I droni andranno in giro per i cieli della città, alla ricerca dei suo tratti fisionomici. Spiando anche nelle finestre degli edifici, se necessario. Quando lo riconosceranno, ce lo comunicheranno. E noi andremo a prenderlo.”
Selina era perplessa. Non sembrava il genere di cosa che piaceva a Batman. Nonostante i suoi modi estremi e fondamentalmente fuorilegge, spiare centinaia o migliaia di cittadini non era da lui.
“Mi stupisci, Bruce. Spiare i tuoi amati cittadini, anche se per trovare un criminale, non è un po' eccessivo? Anche per te?”
Batman scosse la testa, ma fu Alfred a risponderle.
“Noi non vedremo nulla di ciò che i droni osserveranno, miss Kyle. Se non Pierce in persona. Il contatto con il computer si attiva solo nel momento in cui riconoscono il suo viso. Altrimenti, la registrazione non viene attivata. La privacy di Gotham è al sicuro.”
Selina sorrise.
“Bella idea. Rispettosa.”
“E' un design di Lucius.” Disse Batman. “Ha fatto un ottimo lavoro.”
“E io ti servo per restringere il campo delle ricerche, vero? Ispezionare un quinto della città è fattibile, ma altrimenti sarebbe quasi impossibile.”
Batman annuì.
“Non sarebbe impossibile trovare Pierce ispezionando l'intera città, ma sarebbe come cercare un ago in un pagliaio. Potrebbero volerci mesi, specie se rimane nascosto al chiuso. E anche con un quinto della città, non sarebbe facile. Se tu sai in che zona si trova, se puoi restringere la ricerca a un paio di quartieri, i droni ci metteranno molto di meno. Forse anche solo delle ore.”
Batman si tolse la maschera e la appoggiò accanto alla tastiera. Selina vide che aveva grosse occhiaie e delle rughe intorno agli occhi che non gli aveva mai visto. Sospettava che gli fossero venute solo nell'ultima settimana.
“Ora sai qual è il mio metodo.” Disse Bruce. “Dimmi dove si trova quel bastardo e facciamola finita.”
Lei gli sorrise. Bruce non imprecava spesso, e le faceva sempre un certo effetto.
“Con piacere.” Disse la ladra, alzandosi in piedi e dirigendosi verso la mappa. Toccò delicatamente lo schermo con un dito, indicando la zona del West Village.
“Qui. Manda i tuoi amichetti volanti qui.”
Batman osservò lo schermo. Il West Village era composto da circa sedici isolati. Con un po' di fortuna, sarebbero potuti andarlo a prendere entro la giornata. E forse, finalmente, avrebbero trovato anche la mente dietro a tutte quelle morti.
“Grazie, Selina.”
Bruce digitò sulla tastiera. La mappa fece zoom sulla sezione del West Village. Poi, Selina vide che una lucina rossa si era accesa su ogni drone. All'unisono, i congegni volanti partirono, tornando nel buio della caverna e, evidentemente, raggiungendo una qualche uscita nascosta.
“Ora, aspettiamo.” Disse Bruce, sedendosi a guardare gli schermi.
“Toglimi una curiosità.” Disse Selina, sedendosi anche lei e togliendosi il cappuccio e gli occhialetti. “Quanto costano, quei giocattolini?”
Bruce non le rispose. Selina si voltò verso Alfred, che stava portando via il vassoio con il tè, per tornare di sopra. Il maggiordomo sollevò un sopracciglio.
“Se non erro, il progetto è costato circa il doppio dell'ultima batmobile. Mille dollari più, mille dollari meno.”
Selina non sapeva cosa rispondere, quindi non disse niente.
Alfred tornò di sopra, lasciando i due alleati in silenzio, a osservare gli schermi del computer.
“Beh, tutto questo è molto divertente.” Disse Selina un'ora dopo, alzandosi in piedi e stiracchiandosi la schiena. “Ma credo che mi farò un giro per la tua bella caverna, mentre aspettiamo.”
Bruce fissava ancora lo schermo, in attesa di una notifica. Selina aveva cercato di iniziare una conversazione, ma lui aveva attenzione solo per la ricerca dei droni e aveva risposto a monosillabi per tutto il tempo. Ora la guardò, con sguardo serio.
“Preferirei che tu rimanessi qui, Selina.”
“Hai paura che rubi qualcosa?” Disse lei, con un sorriso malizioso.
“Ho i migliori sistemi di allarme della città.”
“E' una sfida?”
Si fissarono per un lungo momento, poi Bruce attivò il comunicatore.
“Alfred? Potresti far fare un tour della caverna a Selina?”
“Arrivo subito, sir.”
“Grazie.”
Selina gli sorrise.
“Se hai i migliori sistemi di allarme della città, perché chiamare Alfred?”
“Alfred è il mio miglior sistema di allarme.”
“Ah, touché.”
L'ascensore era già arrivato al piano. Alfred venne incontro a Selina.
“Prego, miss Kyle.” Le disse, con un gesto cortese del braccio.
“Grazie.” Disse la ladra. “A dopo, Bruce. Divertiti a fissare lo schermo.”
Bruce non le rispose, ma Selina avrebbe giurato che un sorriso quasi impercettibile gli aveva attraversato le labbra. Solo per un secondo.
Sebbene la stesse scortando per la caverna, Alfred non diede spiegazioni delle cose che conteneva, lasciando che Selina si facesse le sue idee e guardasse tutto con i propri tempi. Lei gliene fu grata.
Era un luogo decisamente straordinario. Non era la prima volta che ci veniva, ovviamente, ma una sguardo così approfondito era inusuale per lei. Inoltre, Batman aggiungeva roba nuova di continuo.
Per prima cosa, Selina guardò i trofei legati ai nemici del cavaliere oscuro: la carta da gioco del Joker, il cappuccio rosso da lui indossato la notte in cui era precipitato nell'acido, il penny gigante di Due Facce, una delle marionette del Ventriloquo, un ombrello del Pinguino, un cappello del Cappellaio Matto, una maschera bianca di ceramica appartenente alla Corte dei Gufi, una spada di Deathstroke e tante altre cose. Quanti nemici che si era fatto, negli anni. Sorridendo, Selina riconobbe anche un paio di occhialetti che erano appartenuti a lei, con le lenti rosse ormai crepate e inutili.
Poi, la ladra si diresse verso la parte della caverna che conteneva i veicoli. Come sempre, l'enorme mole le fece provare un misto di ammirazione e ilarità. C'erano fila e fila di macchine, moto e, al centro di una gigantesca piattaforma, anche un aereo. Intorno a questi, c'erano vari tavoli ricoperti di attrezzi, componenti e teli.
Da qui, Selina si diresse verso l'armeria. Ammirò le rastrelliere piene di batarang, bombe fumogene, arpioni e dispositivi elettronici. C'erano anche delle armi bianche classiche, come spade e asce.
Osservate quelle, andrò verso l'angolo che ospitava i costumi e le armature. Ce n'erano decine. Negli anni, Batman aveva cambiato molti costumi, cercando di trovare design sempre più pratici ed efficaci. Con un sorriso, Selina riconobbe il costume indossato da Bruce la prima volta che loro due si erano incontrati. Era ormai in pessime condizioni, logoro e scolorito. E quei calzoncini neri! Quasi se n'era dimenticata! Un po' le mancavano (Bruce era probabilmente l'unico uomo al mondo al quale stessero bene), ma capiva perché se ne fosse liberato.
Alcuni costumi non se li ricordava neanche, ma uno in particolare colpì la sua attenzione: il simbolo sul petto era diverso da quello attuale, più aggressivo. Le nocche bronzee dei guanti erano pesanti e usurate. E l'intero costume era ricoperto di graffi e fori da proiettile. Era decisamente il più malconcio, tra i vari.
“Non mi ricordo questo costume.” Disse Selina, guardando Alfred. “Quando l'ha indossato?”
Alfred seguì il suo sguardo.
“Ah. Sì...” Alfred si rabbuiò. “No, naturalmente lei non glielo avrà mai visto addosso. Pochi glielo hanno visto. Questo è il costume che il signorino Bruce si costruì dopo la morte del signorino Todd.”
Selina inarcò le sopracciglia. Poi, guardò in alto, verso una piattaforma che conosceva bene. La piattaforma era isolata dal resto della caverna. Ci si arrivava con delle lunghe scale ripide, ma sapeva che Batman vi si recava regolarmente. Sulla piattaforma, c'era una teca contenente il costume di Jason Todd, il secondo Robin.
La ladra si girò nuovamente verso Alfred.
“Vuoi dire il costume che indossava quando ha rotto le ossa di Joker?”
Alfred annuì, tristemente.
“Temevo che quella notte avrebbe fatto qualcosa di cui si sarebbe pentito per sempre, glielo confesso. In quel periodo, Bruce non vide nessuno. A malapena rivolse la parola a me. Non fece altro che setacciare la città, alla ricerca di Joker. Spezzò molte ossa, per trovarlo.”
“E alla fine lo ha preso.”
Alfred annuì.
“Sì. Ma, per fortuna, non cedette alla rabbia. Non troppo, almeno.”
“Dicono che Joker ci mise sei mesi, a riprendersi.”
Alfred annuì nuovamente, questa volta con aria palesemente soddisfatta.
“Esatto. E ho notato con piacere che ora zoppica leggermente. Lo nasconde, ma credo proprio che camminare gli faccia male. Bene. E' fortunato che il signorino Bruce sia così forte di carattere, poteva ucciderlo in cento modi diversi.”
“Posso chiederti una cosa, Alfred?”
“Mi dica, miss.”
“Tu condividi la sua regola? Anche tu credi che sia sbagliato uccidere? Persino uno come Joker?”
Alfred riflette' un momento.
“Credo che il signorino Bruce abbia ragione: tutti, specie qualcuno con le sue risorse e le sue abilità, devono evitare la tentazione di quel abisso omicida. Se si fa un'eccezione, c'è l'enorme rischio che se ne faccia un'altra. E un'altra. E un'altra. Uccidere diventerebbe facile, una soluzione conveniente riservata a ogni problema, a ogni criminale. Grande e piccolo. E' una risposta semplice al problema del male nel mondo, e quelle raramente sono le risposte giuste. Un giorno, Bruce si sveglierebbe e si renderebbe conto di essere diventato ciò che ha sempre odiato: un prepotente armato. Qualcuno che si arroga il diritto di decidere il destino degli altri, solo perché può. Sarebbe uguale al bastardo che ha ucciso i suoi genitori. E questo è per lui inaccettabile. E anche per me.”
Ci furono un paio di minuti di silenzio, mentre i due guardavano i costumi di Batman.
“Quindi, anche tu avresti risparmiato la vita a Joker?” Chiese infine Selina.
Alfred ci pensò solo per un istante, prima di rispondere.
“No. Io gli avrei sparato in faccia. Due volte.”
Selina sgranò gli occhi, ma Alfred si era già girato, dirigendosi verso un'altra zona della caverna.
Stavano per tornare da Bruce, quando Selina notò un angolo un po' più nascosto. Notò che Alfred era un po' a disagio, quando la vide andare in quella direzione, ma il maggiordomo non disse nulla.
Su quella parete, c'era appeso un quadro. Raffigurava una famiglia felice. Padre, madre e figlio. Decisamente eleganti e facoltosi.
Selina studiò i lineamenti duri di Thomas Wayne, così simili a quelli del figlio, e gli occhi intelligenti di Martha Wayne, anch'essi molto simili a quelli di Bruce. Entrambi erano però molto più di felici di quanto Selina avesse mai visto loro figlio. E il bambino di dieci anni immortalato sulla tela era essenzialmente un'altra persona. Quella pura e semplice gioia sul suo volto era completamente aliena all'uomo taciturno che ora sedeva davanti al computer, in determinata attesa di risposte. Il giovane Bruce Wayne teneva in mano un pupazzo con le fattezze di un eroe mascherato vestito di grigio, un personaggio televisivo di cui la ladra aveva dimenticato il nome.
Abbassando lo sguardo, Selina notò delle teche. La prima conteneva una pistola e dei bossoli. La seconda dei biglietti del cinema. La terza, una collana di perle. In una teca poco distante, c'era una lettera firmata dal padre di Bruce. Infine, nell'anfratto più buio di quel lato della caverna, c'era un ultimo contenitore di vetro, con al suo interno un medaglione d'oro. Il medaglione era molto semplice e sobrio, con sopra un cuore. Selina si chiese se fosse appartenuto anche quello a Martha Wayne, ma il suo intuito le disse che era qualcosa di diverso.
La ladra si voltò e vide lo sguardo triste di Alfred, che osservava quei cimeli con volto solenne. Sorridendo, Selina gli toccò la spalla e i due tornarono da Bruce.
“Ancora niente?” Gli chiese, sedendosi accanto a lui.
Bruce scosse la testa.
“Niente. Potrebbero volerci ancora molte ore. Pierce non è uno stupido. E' probabilmente barricato da qualche parte, lontano dalle finestre.”
“E intendi passare tutto il tempo qui davanti allo schermo?”
Bruce si girò a guardarla.
“Cos'altro proponi?”
Selina aveva qualche idea, ma conosceva troppo bene Bruce per dirgliele in quel momento. Era totalmente in modalità “vigilante serio e inarrestabile”, quindi totalmente incapace di prendere in considerazione qualcosa di divertente o romantico. Anche più del solito.
“Che ne dici di allenarci un po?” Gli propose invece. “O tutta quell'attrezzatura è solo una scelta di arredamento?”
Bruce studiò il suo viso, poi sorrise brevemente.
“D'accordo. Armi o corpo a corpo?”
Selina gli sorrise.
“Conosci già la risposta.”
Stavano combattendo da circa un'ora, quando lo schermo del computer si illuminò di rosso e si udì una voce elettronica echeggiare per la caverna.
“RISCONTRO! RISCONTRO! RISCONTRO!”
Bruce e Selina smisero immediatamente l'allenamento e corsero nella direzione degli schermi. Uno dei droni aveva inviato un'immagine dalla zona del West Village. C'era un uomo che fumava una sigaretta, affacciato da una finestra. Aveva una grossa barba incolta ed era completamente calvo.
“Ma non è lui!” Disse Selina, visibilmente delusa. “I tuoi giocattoli hanno fatto cilecca!”
Bruce scosse la testa.
“Guarda meglio.”
Il detective digitò sulla tastiera. L'immagine si ingrandì, mostrando ciò che c'era alle spalle dell'uomo barbuto, appena visibile sotto la sua ascella. Pierce sedeva su una poltrona, leggendo un libro e bevendo un bicchiere di vino.
“Che mi venisse...” Disse Selina, sorridendo impressionata. “Lucius non fa le cose a caso, eh?”
“Mai.” Confermò Bruce, raccogliendo la maschera e indossandola. “Le coordinate sono state inviate alla batmobile. Andiamo.”
Selina annuì e indossò il proprio cappuccio e gli occhialetti.
“Sì. Facciamola finita.”
“Se mi è permesso.” Disse Alfred, alle loro spalle. “Dovreste mangiare qualcosa, prima di andare. Non credete?”
Il maggiordomo aveva un vassoio, con sopra dei panini e del succo di frutta.
“Ma li tiene nascosti per tutta la caverna?” Chiese Catwoman, divertita. “O ha gli stessi poteri di Flash?”
“Non c'è tempo, Alfred.” Disse Batman. “Dobbiamo-”
“Mangi, signore. Dia a Pierce la soddisfazione di essere picchiato da un Batman in piena forma.”
Il cavaliere oscuro fissò il proprio maggiordomo con aria impaziente, ma la ladra stava già prendendo un panino e un bicchiere.
“Ha ragione, ragazzone. Ci siamo allenati finora. Sarebbe una mossa stupida andare lì senza qualcosa in corpo.”
Batman guardò prima lei, poi Alfred. Infine, senza dire nulla, prese un panino. Mangiò come se fosse un inutile e sgradevole spreco di tempo, da togliersi il più in fretta possibile. Nonostante ciò, Alfred sorrise soddisfatto.
In meno di cinque minuti, il vassoio fu svuotato e i due eroi mascherati si diressero, correndo, verso la batmobile.
“Buona fortuna.” Disse Alfred. “Siate prudenti.”
Ma la macchina era già partita, rombando, e nessuno dei due lo sentì.
Parcheggiarono in un vicolo buio e proseguirono sui tetti, cercando di rimanere nelle ombre delle antenne e dei comignoli.
A nessuno dei due piaceva muoversi di giorno, ma non potevano evitarlo. Bisognava farla finita il prima possibile, era andata avanti anche troppo a lungo.
Dopo un paio di minuti di corsa sui cornicioni, arrivarono alla loro meta. Questa volta non si trattava di un palazzo particolarmente alto, ma di un vecchio magazzino in disuso.
“Sette uomini.” Disse Batman, guardando il display sul proprio avambraccio, che mostrava una mappatura infrarossi dell'interno.
“Come fai a aver quelle immagini?” Chiese Catwoman.
Batman le indicò due punti nel cielo, a circa sei metri dal tetto. C'erano due droni, puntati verso l'edificio.
“Fico.” Rispose la ladra, guardando il display. “Allora, come ci muoviamo?”
Batman riflette' un attimo.
“Sono tutti accalcati nell'angolo nord-ovest dell'edificio. Insieme, possiamo stenderli in pochi secondi. Io entrerò dalla finestra dritta davanti a loro, attirando la loro attenzione. Passati un paio di secondi, tu sfonderai il lucernario e gli atterrerai dritta sulla testa. Metà degli scagnozzi a me, l'altra a te. D'accordo?”
Catwoman annuì, soddisfatta del piano d'azione.
“Perfetto. Facciamogli il culo.”
“Allora, qualche notizia dal nostro misterioso amico?” Chiese Pierce, accendendosi un sigaro.
“Ancora niente, capo.”
“Dannazione! Speriamo che non sappia di Buchinski e del pipistrello! Non voglio perdere un cliente così grosso.”
“Sì, capo.” Disse la guardia, con tono ebete.
Pierce trattenne a stento la voglia di dargli una sberla. Odiava la puzza di chiuso in quella topaia. Odiava doversi nascondere. E odiava quegli idioti che lo circondavano. Erano i suoi uomini peggiori, ma erano anche gli unici che gli fossero rimasti, per il momento. Gli unici che gli avesse lasciato il pipistrello.
Quantomeno, aveva il suo asso nella manica, lì. Se lo avesse avuto la notte prima, le cose sarebbero andate ben diversamente.
Che Batman venisse pure. Questa volta era pronto. Questa volta, gliel'avrebbe fatta pag-
La finestra davanti a loro si infranse in mille pezzi. Il suono fu tremendo, in quel magazzino enorme e vuoto.
“Cristo!” Urlò Pierce, con voce nasale e terrorizzata.
Tre dei suoi uomini fecero per puntare i loro fucili verso Batman, ma vennero disarmati bruscamente da tre batarang. Prima che le altre tre guardie potessero dare man forte, il lucernario sopra le loro teste fu sfondato a sua volta e Catwoman atterrò in mezzo a loro, stordendone due con gli stivali e abbattendo il terzo con un poderoso cazzotto sul naso.
Batman planò verso i tre uomini disarmati e ne colpì uno alla testa con un calcio. Atterrare gli altri due fu questione di un attimo. Un braccio rotto e un setto nasale fratturato, e il magazzino tornò silenzioso.
Pierce era rannicchiato a terra, sconvolto dalla rapidità con cui era avvenuto il tutto. Aveva fatto giusto in tempo ad estrarre il telecomando, mentre i due pazzi mascherati annichilivano i suoi uomini.
Lo alzò sopra la testa, in modo tale che potessero vederlo bene. Il telecomando aveva due pulsanti e una manopola.
“Non fate una mossa! Non mi toccate!”
Batman e Catwoman abbandonarono le loro posizioni difensive e raddrizzarono la schiena, osservando il congegno tra le mani del trafficante.
“Che cos'hai di bello, lì?” Chiese la ladra, sprezzante. “Una bomba? Vuoi farci credere che sei pronto a morire, pur di ucciderci?”
“Mettilo giù, Pierce.” Disse il detective, con voce dura. “Arrenditi ora e non ti faremo del male. Ormai è finita.”
Pierce prese una decisione. Nessuno gli dava ordini. Nessuno.
“Crepate, bastardi.”
Poi, premette il primo pulsante.
Non ci furono esplosioni. Non sembrò accadere nulla. Poi, appena percettibile, si udì il rumore di qualcosa di meccanico.
Batman e Catwoman si voltarono e videro che si stava aprendo una botola al centro del magazzino. Una pedana stava uscendo dal sottosuolo e su di essa c'era un uomo con una lunga barba e capelli incolti. Era vestito di stracci, magro come un chiodo e sembrava privo di sensi. Al collo aveva uno strano collare, dall'aria estremamente resistente.
“Ma chi-” Disse Catwoman, prima di essere interrotta dalle risate di Pierce.
“Oh, adesso sì che ci divertiamo, dannati rompiscatole.” Disse il trafficante di armi. “E tu! Tu, svegliati! Andiamo!”
Lentamente, l'uomo barbuto si alzò, guardandosi intorno.
“Ma cosa succede? Io...” L'uomo vide Batman. “Tu! Sei tu! Grazie a Dio! Ti prego, aiutami!”
Batman sgranò gli occhi. Aveva finalmente riconosciuto l'uomo.
“Kirk? Kirk Langstrom?”
Catwoman si voltò verso il cavaliere oscuro, improvvisamente agitata.
“Langstrom? Vuoi dire-”
“Man-Bat.” Confermò Batman.
“Oh, cavolo.”
Kirk Langstrom era stato uno scienziato brillante, un uomo buono e mite, mosso da nobili principi.
Nel tentativo di curare la sordità, aveva condotto numerosi test sul DNA umano e quello dei pipistrelli, con effetti disastrosi. Si era trasformato in un'orribile creatura dalle fattezze di un pipistrello gigante, ribattezzata Man-Bat dai giornali.
Per colpa di questo incidente, Kirk aveva accidentalmente ucciso sua moglie Francine e seminato il terrore a Gotham. Batman era stato inizialmente incolpato per le azioni della creatura, prima che i giornalisti riprendessero l'epico scontro che i due avevano avuti tra i tetti di Gotham, scagionandolo definitivamente.
Il cavaliere oscuro era riuscito a trovare una cura, ma purtroppo il suo effetto non si era rivelato permanente. La creatura rimaneva latente, dentro di lui. Quando era sotto grandi quantità di stress, poteva accadere che Kirk si trasformasse nuovamente. E ogni volta che accadeva, i risultati erano disastrosi. C'erano stati moltissimi danni e più di un morto, come conseguenza delle sue mutazioni.
Solitamente, sebbene fosse stato giudicato non responsabile per le azioni di Man-Bat, il dottore rimaneva a Blackgate, in una cella di altissima sicurezza. A lui andava bene così, non voleva mettere in pericolo nessun altro e aveva completamente perso la voglia di vivere, dopo la morte di Francine.
Sfortunatamente, dopo un anno senza sintomi o trasformazioni, Blackgate aveva però deciso che quella cella gli serviva per detenuti più pericolosi. Contro la volontà di Kirk, Batman e Jim Gordon, lo scienziato era stato rilasciato ed era stato costretto a stabilirsi in una casa del West Village.
Batman lo aveva rassicurato, promettendogli che l'avrebbe tenuto d'occhio. E così aveva fatto, finché Langstrom non era misteriosamente scomparso, ormai due anni prima. Batman aveva sospettato che lo scienziato si fosse tolto la vita, o che qualche parente delle sue vittime lo avesse trovato.
Ora sapeva cosa fosse successo davvero: Pierce lo aveva rapito. E, a giudicare dal collare, tenuto come schiavo.
“La pagherai anche per questo, Pierce. “Disse il cavaliere oscuro. “Credimi.”
“Oh, che paura.” Lo sbeffeggiò il trafficante. “Vi consiglio di stare lontani e non fare scherzi. Mi basta sfiorare il telecomando, e il buon dottore morirà. Quel collare non è una scelta stilistica.”
“Perché lui? Come lo hai trovato?” Chiese Catwoman.
Pierce sogghignò, compiaciuto.
“Il poveraccio stava venendo perseguitato da alcuni parenti delle sue vittime. Compresi i genitori della sua amata Josephine.”
“Francine...” Mormorò Langstrom, piagnucolando. Sembrava a malapena cosciente. Chissà da quanto non mangiava, si chiese Batman con rabbia.
“Pardon. “ Disse Pierce, con indifferenza. “Comunque, il povero Kirk è venuto da me per acquistare un'arma. Voleva difendersi, capite? E non poteva certo andare in un negozio d'armi, non con i suoi precedenti.”
Pierce carezzò il telecomando.
“Il buon dottore non aveva abbastanza soldi per pagarmi. Gli dissi che non potevo vendergli nulla, e che se non trovava i soldi sarebbe finita male per lui. Questo lo stressò molto...”
Ora il sorriso di Pierce era diventato assolutamente rivoltante.
“E io ebbi modo di vedere cosa fa lo stress al Dottor Langstrom.”
Batman lo fissò, con disprezzo.
“Come hai fatto a sopravvivere?”
“Oh, Langtrom è un uomo buono, Batman. Non vuole fare male a nessuno. Non è colpa sua. Si è trattenuto, reprimendo la trasformazione. Gli è uscito qualche pelo e gli si sono allungati i canini, ma è finita lì. Sai, è diventato molto bravo a trattenersi. Credo che abbia imparato a meditare, o qualcosa del genere. Ammirevole, no?”
Ora Pierce sollevò il telecomando.
“Ma io avevo visto il potenziale che c'era in lui, così decisi di fare qualche esperimento. Volevo vedere come potevo tirare fuori il mostro di nuovo, e usarlo per dare una lezione a chi mi infastidiva.”
“Sei un pazzo bastardo.” Disse Catwoman. “Langstrom stava cercando di vivere una vita normale. Ce la stava facendo!”
Pierce la guardò con sdegno.
“Sì, sì. Molto commovente. Comunque, lo stordii e lo incatenai nel magazzino. Poi, io e i miei ragazzi abbiamo passato qualche giorno a condurre esperimenti su di lui. E' scienza anche questo, no?”
Batman strinse i pugni, ma non rispose. Aveva occhi solo per il telecomando.
“Finalmente, dopo una settimana, abbiamo scoperto come fare. Il poverino ci ha pregati di smetterla, ha fatto tanti respiri profondi e ha tenuto a bada il mostro quanto possibile. Lo ammiro, davvero. Ma, alla fine, abbiamo scoperto che c'è una cosa che non può contrastare. Qualcosa che lo trasforma ogni volta, garantito.”
Ora Pierce mise una mano sulla manopola del telecomando e la ruotò.
Dietro di loro, Kirk urlò orribilmente. Si sentiva il suono sfrigolante dell'elettricità e l'odore di carne bruciata.
“Vedete, vi ho detto una piccola bugia. Questo telecomando non può ucciderlo. Ma può uccidere voi. Perché l'elettricità lo fa trasformare ogni volta. E' più forte di lui.”
Langstrom iniziò a mutare. La sue pelle si ricoprì di peli marroni. Gli occhi divennero gialli e enormi. Le braccia si allungarono e si formarono delle membrana tra le dita, ormai lunghissime. I capelli e la barba si fusero con il nuovo pelo. Le orecchie crebbero.
In pochi attimi, Batman e Catwoman si trovarono davanti Man-Bat, una visione da incubo alta almeno quattro metri.
“Divertitevi. “ Disse Pierce, compiaciuto. “La trasformazione dura almeno un'ora, dopo una scossa così forte. E sapete il bello? Non mi attaccherà mai e non uscirà dal magazzino. L'ho addestrato bene a temermi, grazie al telecomando. E' come un meraviglioso cane da guardia.”
Man-Bat si alzò in volo, volteggiando per il magazzino. Stava girando in cerchio, e Batman vedeva bene che presto sarebbe sceso in picchiata per colpire lui e Selina. Si voltò verso la ladra, ma fu stupito nel constatare che lei neanche guardava il pipistrello. Si era girata verso Pierce.
“Le consiglio di tenere gli occhi davanti a lei, miss. “Disse lui, con aria boriosa. “Non è di me che deve aver paura, adesso.”
Selina prese fuori la frusta con tale rapidità che persino Batman ebbe difficoltà a percepire il movimento. In un attimo, le gambe di Pierce furono avvolte dalla fune e il trafficante cadde a terra.
“Non vi servirà a nulla!” Disse Pierce. “Ormai è trasformato, può passare solo col tempo! Il telecomando non vi salverà!”
Selina gli mise un piede sul torace.
“Oh, ci credo. Ma stavolta tu non vai da nessuna parte.”
“No! Attaccali! Attaccali!”
Man-Bat scese verso di loro, ma non prima che Selina mettesse il proprio stivale sul ginocchio di Pierce e spingesse violentemente verso il basso. L'uomo urlò di dolore, poi svenne.
Batman le fece un cenno di approvazione, poi entrambi assunsero rapidamente delle posizioni difensive, preparandosi ad affrontare la creatura alata che veniva, sbavando e urlando, verso di loro.
Nonostante fossero pronti, l'impatto fu comunque terrificante. Entrambi vennero scagliati a metri di distanza, finendo riversi sulla schiena. Man-Bat tornò in aria, riprendendo a volare in circolo. Come uno squalo, gli girava intorno aspettando il momento adatto per attaccare nuovamente.
Batman si rialzò con un grugnito. Si girò, preoccupato, verso Catwoman ma la ladra si era già rialzata e osservava la creatura volante, con aria concentrata. Sembrava un gatto che osserva una farfalla, aspettando il momento adatto per colpire.
Batman fece un rapido inventario mentale dei gadget contenuti nella cintura, ed ebbe un'idea.
“Catwoman.”
Lei lo guardò.
“Ho un'idea, ma per funzionare dobbiamo essere perfettamente sincronizzati. D'accordo?”
Lei annuì. Lui sollevo un dispositivo preso da una delle sue tasche.
“Quando verrà verso di me, attiverò questo. E' un dispositivo ad ultrasuoni. Dovrebbe disorientarlo. Non appena toccherà il suolo, voglio che tiri le tue bolas sulle sue gambe. Io mi occuperò delle ali. Forse possiamo immobilizzarlo. A quel punto, potremo stordirlo.”
“D'accordo.”
Batman lanciò un batarang nella direzione della creatura, mancandola volutamente.
“Qui. Vieni qui, avanti!”
Man-Bat calò in picchiata, venendo verso di lui. Batman lo vide arrivare, ma aspettò fino all'ultimo momento per attivare gli ultrasuoni. I tempi dovevano essere perfetti. Proprio quando la creatura era a un metro di distanza da lui, attivò gli ultrasuoni e si tolse dalla sua traiettoria. Gli ultrasuoni erano terribili, insopportabili persino per lui e Catwoman. Urlando ferocemente, Man-Bat si mosse convulsamente in aria e finì per schiantarsi rovinosamente a terra.
“ORA!” Urlò Batman, prendendo fuori una fune e afferrando una delle ali, con l'intenzione di legargliele. Catwoman lanciò le sue bolas, riuscendo a fermare le gambe della creatura, poi corse ad aiutarlo con le ali.
Sembrava quasi fatta, quando udirono lo schiocco violento delle bolas che venivano spezzate. Poi, anche le ali si liberarono, spingendoli via. Era semplicemente troppo forte.
Con un verso stridulo, Man-Bat si allontanò, strisciando. Gli ultrasuoni sembravano averlo confuso a tal punto che non riusciva a riprendere il volo.
Batman e Catwoman si guardarono. Sapevano cosa andava fatto.
“Beh, meno male che ci siamo allenati con il corpo a corpo.” Disse lei.
“Non fargli troppo male. Non è colpa sua.”
“Lo so.”
Detto questo, i due compagni corsero verso il pipistrello, pronti a tutto.
Catwoman evitò agilmente un terribile fendente che avrebbe probabilmente potuto tagliare un cinghiale a metà, poi colpì la creatura al viso, cercando di stordirla. La creatura ringhiò e le diede un calcio.
Batman scivolò sotto le zampe di Man-Bat, finendogli alle spalle. Si infilò tra le ali e gli afferrò il collo con l'incavo del braccio, cercando di fargli perdere i sensi. La creatura urlò e prese il volo, portando Batman con se.
Volteggiarono per tutto il magazzino, mentre il pipistrello cercava di togliersi Batman di dosso, divincolandosi e cercando di farlo sbattere sulle travi del tetto. Il cavaliere oscurò non lasciò la presa, continuando ad aumentare gradualmente la pressione della sua morsa. Prima o poi, la creatura avrebbe perso i sensi. Era molto forte, ma lo era anche lui.
Finalmente, dopo un paio di minuti, Batman sentì che stava avendo effetto. Le ali iniziarono a battere più lentamente e i ringhi della creatura divennero più bassi, letargici.
“Sembra che stia funzionando!” Commentò Catwoman, da terra.
All'improvviso, Man-Bat diede un potente scrollone, riuescendo a disarcionare Batman. Il detective cadde a terra, con un grugnito di dolore.
La creatura iniziò a dirigersi, debolmente, verso la finestra che Batman aveva distrutto entrando. Sembrava intenzionato a fuggire, nonostante il crudele addestramento di Pierce. Fuori, le tipiche nuvole di Gotham avevano coperto il sole, rendendo la fuga possibile.
Catwoman prese la sua frusta e la avvolse intorno alla caviglia della creatura. Nonostante fosse rintontita e volasse in modo scomposto, era comunque ancora molto faticoso trattenerla. Gli stivali di Catwoman iniziarono a scivolare, trascinati attraverso il pavimento polveroso.
“Non resisterò a lungo, Batman! Mi serve una mano!”
Batman si alzò in piedi, col naso sanguinante, e sparò il suo rampino, avvolgendolo intorno all'altra caviglia della creatura. Tirarono con tute le loro forze, ma Man-Bat era semplicemente troppo forte. E stava iniziando a riprendersi dalla stretta di Batman.
“Che cosa facciamo?” Disse Catwoman. “Non ce la faremo!”
Batman osservò la finestra distrutta, ed ebbe un'idea.
“Drone 7, a me! Velocità massima!”
“Cosa stai-”
Uno dei due droni che monitorava il magazzino attraversò la finestra, con rapidità stupefacente. Colpì Man-Bat in pieno viso, con un suono spaventoso. La creatura perse i sensi, precipitando verso il suolo. Il drone si infranse in mille pezzi, completamente sfracellato dall'urto.
Il rumore del corpo che cadeva a terra fu ancora più spaventoso di quello dell'urto con il drone. Rimbombò per tutto il magazzino, poi cadde il silenzio.
Batman corse verso Man-Bat. Era convinto che la creatura potesse sopportare quei colpi, le aveva visto fare di peggio, ma voleva accertarsi che il respiro fosse regolare. Lo era.
“E' vivo. Respira normalmente.”
Catwoman gli venne incontro.
“Meraviglioso. Ora leghiamolo, OK?”
Insieme, lo legarono e ancorarono al suolo. Poi, si sedettero a riposare, ansimando.
“Quanto ha detto che ci sarebbe voluto, il bastardo?” Chiese la ladra.
“Circa un'ora. Quindi altri quaranta minuti, direi.”
“Va bene. Vuoi chiamare Gordon?”
“Dopo che Langstrom sarà tornato normale.”
“Non ti fidi di lui?”
“Mi fido ciecamente di Jim. Ma alcuni dei suoi uomini hanno il grilletto troppo facile. Non diamogli ragione di sparare a Langstrom.”
Catwoman annuì.
“OK. Sai che ci vorrebbe, mentre aspettiamo?”
“Cosa?”
“Il tè di Alfred.”
Batman annuì brevemente, asciugandosi il sangue che gli colava dal naso.
“Bel colpo, Batman.” Disse Gordon, un'ora e mezza dopo.
La polizia stava ispezionando il posto. Batman e Catwoman avevano slegato Langstrom, una volta che la trasformazione era passata. Insieme, erano anche riusciti a togliergli il collare.
Ora il pover'uomo stava venendo visitato da un medico, avvolto in una coperta e tremante. Sul suo collo c'erano le profonde cicatrici lasciate dalle scosse elettriche, e sembrava anche più magro di prima. Era riuscito a ringraziare i due eroi mascherati, ma ora non sembrava capace di pronunciare altre parole.
Il dottore disse che sarebbe stato bene, ma che aveva bisogno di bere e mangiare. E di molto riposo, naturalmente.
“Poveraccio...” Commentò Gordon, mentre tutti e tre lo osservavano, dall'altro lato del magazzino.
“Lo porterete a Blackgate?” Chiese Batman.
“Sì.” Disse Gordon. “Ho spiegato tutto al direttore e ha acconsentito a tenerlo lì. A tempo indefinito, stavolta.”
“Se quell'idiota non lo avesse fatto uscire, tutto questo non sarebbe successo.” Disse Catwoman.
Gordon annuì.
“Per convincerlo, ho dovuto far intercedere Jameson.”
Roger Jameson era il sindaco di Gotham da circa sei mesi. Era stato procuratore distrettuale per due anni, prima di essere eletto come primo cittadino. Era molto amato dai cittadini, grazie al suo pugno di ferro nei confronti del crimine e al suo senso dell'umorismo.
“Ah, il sindaco ha il cuore tenero.” Disse Catwoman.
“Per niente.” Le rispose bruscamente Batman, a cui Jameson non era mai piaciuto molto. “Non è una gentilezza nei confronti di Langstrom. Il sindaco vuole solo mantenere la sua reputazione di uomo severo nei confronti del crimine, tutto qui.”
Gordon si grattò i baffi, con aria nervosa. Poi, guardò dietro le spalle dei due eroi mascherati.
“Direi che è ora di parlare con lui, non credete?”
Pierce stava venendo visitato da un medico della polizia. Era ammanettato alla barella e sbraitava a chiunque gli passasse vicino. Nonostante fosse stato sedato, sembrava più energico che mai.
“Questo è un sopruso! Una violazione dei miei diritti! Mi hanno rotto il ginocchio! Non sono neanche membri delle forze dell'ordine! Esigo che sia fatta giustizia!”
Batman, Catwoman e Gordon vennero verso di lui.
“Buffo che tu lo dica.” Disse il commissario. “Era proprio quello che avevamo in mente noi.”
“Io vi denuncio, è chiaro? Vi porto tutti in tribunale!”
“Perfetto.” Disse Catwoman. “Così vengo e ti firmo il gesso.”
“Maledetta put-”
“Ora basta, Pierce.” Disse Batman, con voce glaciale. “Stai per finire in prigione per molto, molto tempo. Lo sappiamo tutti. Rapimento. Traffico d'armi. Tentato omicidio. Tortura. Rischi il carcere a vita. Collabora con noi, e potresti avere qualche sconto di pena.”
Pierce smise di sbraitare e osservò gli occhi di Batman.
“Io... Cazzo, va bene. Cosa vuoi sapere?”
“Il tuo cliente. Quello che ha mandato Electrocutioner a negoziare ieri notte. Chi è?”
“Non lo so.”
“Goditi l'ergastolo, Pierce.” Disse Gordon, facendo segno ai suoi agenti di portarlo via.
“No, davvero! Non lo so, lo giuro! L'ho sentito solo al telefono, e la sua voce era contraffatta!”
Gordon fece segno ai suoi agenti di fermarsi.
“E allora cos'hai da offrirci?” Chiese Batman.
“So dirvi dove voleva che portassimo la merce. Credo che viva lì.”
“Dove?”
“E' un posto strano, a Founder's Island. Uno di quegli stabili che sta sotto il livello della strada.”
“L'indirizzo!”
“48, Richmond Place!”
Batman e Catwoman si avviarono subito.
“Ci vediamo lì, Jim.” Disse Batman.
Gordon annuì, poi alzò la voce per farsi sentire dai suoi uomini.
“Tutti quanti a Founder's Island! 48, Richmond Place! Diamoci una m-”
La radio di Gordon si fece sentire.
“Commissario! Commissario!”
Gordon rispose, irritato.
“Che c'è?”
“Commissario, abbiamo un problema...”
“Non farmi perdere tempo. Siamo nel mezzo di un'operazione importante. Cosa è successo?”
“C'è stato un altro attacco con quello strano gas, commissario.”
Gordon sgranò gli occhi. Anche Batman e Catwoman si irrigidirono, voltandosi indietro.
“Ma non è possibile, Ragdoll è morto! Non può-”
“No, commissario. Questa volta non è un omicidio in un appartamento. E'... E' una strage...”
Gordon divenne pallido. Catwoman imprecò. Il volto di Batman divenne teso per la rabbia.
“Quanti? Quanti morti?”
“27, commissario. Qualcuno ha rilasciato quel gas in un vagone della metropolitana. Crediamo che abbiano usato un dispositivo a tempo Ci sono anche diversi feriti, qualcuno ha tirato il freno di emergenza ed è stato un gran macello....”
“Maledizione!” Urlò Gordon. “Arriviamo subito! Che fermata?”
“Lance Cross.”
Il commissario si girò verso i suoi uomini.
“Tutti gli agenti a Lance Cross, sbrigatevi!”
Gordon si passò una mano sul viso, poi si voltò verso Batman e Catwoman.
“Io... Io devo andare.”
“Certo, Jim.” Gli rispose Batman. “Vai. Occupati delle vittime. Noi andiamo a prendere il responsabile.””
Gordon annuì.
“Ehi, e io?” Disse Pierce.
“Tu cosa?” Gli rispose Gordon, pieno di rabbia.
“Il mio sconto di pena! Ho collaborato con la polizia, no? Non ne ricavo nulla?”
Gordon aprì la bocca, furente, ma fu Batman a rispondergli.
“Veramente, Pierce, hai detto tutto a me. E io non sono un membro delle forze dell'ordine. Parole tue.”
“Figlio di-”
“Stai zitto.” Gli consigliò Catwoman. “Ti conviene.”
Poi, lei e Batman fecero un cenno a Gordon e corsero via, dirigendosi verso la batmobile.
La macchina sfrecciava per le strade al neon di Gotham, a velocità allarmante.
“Rallenta un po'.” Disse Catwoman. “Ci farai ammazzare.”
Batman scosse la testa.
“Founder's Island è a dieci chilometri da qui. Chiunque sia, potrebbe essersene già andato. La strage potrebbe essere un espediente per darsi alla fuga. Dobbiamo fare in fretta.”
Selina fece per rispondergli, poi ci ripensò. Invece, guardò fuori dal finestrino. Il cielo rosso, gli edifici gotici, le luci al neon. Tutto scorreva come una macchia confusa. Dopo un po', guardarla le fece venire la nausea.
“Va male, vero?” Chiese infine. “Era da tanto che non andava così male.”
“Lo fermeremo. Fermeremo tutto questo.”
“Sei un'inguaribile ottimista.”
“No.” Disse Batman, prendendo il ponte che portava a Founder's Island. “Il mio non è un auspicio. E' una dichiarazione di intenti.”
Due minuti dopo, Batman frenò. I due scesero e osservarono la facciata dell'edificio. Era un vecchio negozio di giocattoli chiamato FUN AND GAMES.
“Chi può essere, Batman?” Chiese Catwoman, mentre si avvicinavano all'entrata. “Chi potrebbe fare una cosa del genere?”
“Andiamo a scoprirlo.” Disse lui, aprendo la porta.
Insieme, entrarono.
FINE CAPITOLO 4
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