mercoledì 5 febbraio 2020

Batman: Caduta Libera - Capitolo 3



CAPITOLO 3

TRAFFICO DI ARMI

Arnold Wesker non era un uomo coraggioso. Aveva paura di molte, moltissime cose. E, in quel momento, le due cose che temeva di più al mondo lo stavano fissando, con sguardi ugualmente severi e rabbiosi.
“Non ho tempo da perdere, Arnold.” Disse Batman. “Mi hanno detto che tu sai dove si trova Electrocutioner, quindi ti conviene dirmelo.”
“Ti prego, lascia andare Mr. Scarface!” Urlò Arnold, con voce esile e piagnucolante.
“Smettila di frignare, mammoletta!” Urlò Scarface, con la sua voce graffiante e brutale.
Erano in cima a un palazzo di Chinatown, circa al ventesimo piano. Il cielo notturno era coperto di nubi, ma la luce della città li illuminava ugualmente, tingendoli di colori al neon.
Batman teneva in una mano il pupazzo da ventriloquo, quel pupazzo che aveva rovinato la vita ad Arnold e che continuava a controllarne la mente. Un orrendo pupazzo vestito da gangster, con un cappello in testa e una grossa cicatrice sulla guancia.
“Dimmi dov'è, Arnold, e lo lascerò andare.” Disse Batman. “Se non lo fai, lo lascerò cadere.”
“No, tu non uccidi! Lo sanno tutti!” Rispose Arnold, implorante.
“Zitto, bamboccio!” Gli urlò il pupazzo. “Non dargli la soddisfazione!”
La sua voce era completamente diversa da quella di Arnold, era incredibile pensare che uscisse da quell'ometto calvo e terrorizzato. Arnold Wesker, detto Il Ventriloquo, soffriva di doppia personalità. E delle due personalità, non era certo Arnold a comandare. Scarface era tutto ciò che lui non era: sicuro di sé, deciso, senza paura. E malvagio, completamente malvagio.
“Infatti, io non uccido.” Continuò Batman. “Sappiamo entrambi che Scarface non può morire. Non così. Solo tu puoi liberarti di lui, Arnold. Se lo lascio cadere, magari si romperà. Ma sei tu a tenerlo in vita.”
“No, no...” Arnold piagnucolava, disperato.
Batman provò pena per lui. Ne aveva sempre provata. Aveva fatto di tutto per aiutarlo. Anni prima, lo aveva anche assunto alla Wayne Enterprise come fattorino e, insieme, sembravano essere riusciti a liberarsi di Scarface. Arnold gli aveva tenuto testa e lo aveva distrutto. Sembrava finita.
Ma, purtroppo, una mente malata è difficile da risanare del tutto. Piano piano, la personalità di Scarface era tornata a galla e aveva ripreso il controllo.
Batman non voleva tormentare Arnold, ma aveva bisogno di risposte. Doveva trovare Electrocutioner. Doveva fermare le cose orribili che erano state messa in moto da lui e da Killer Moth.
“Dimmi dov'è, Arnold.”
“Non posso! Se scoprono che ho fatto la spia...” Arnold rabbrividì.
Batman prese il pupazzo per il piede e lo sporse oltre il parapetto.
“Che diavolo fai, pazzoide!” Gli urlò Scarface, furente. “Non osare-”
Batman diede un pugno al pupazzo. Forte. Si sentì un po' ridicolo nel farlo, ma sapeva anche che era la cosa giusta. Colpire Arnold sarebbe stato inutile. Non era lui a parlare. Era il pupazzo. O meglio, la parte di Arnold che veniva proiettata sul pupazzo.
E Batman sarebbe stato un bugiardo se non avesse riconosciuto che colpirlo gli dava una certa soddisfazione. Arnold non era malvagio, era malato. E Batman avrebbe volentieri distrutto da solo quel pezzo malato della sua mente che teneva in mano, se avesse potuto.
“No, ti prego! Non colpirlo!” Ormai Arnold piangeva a dirotto.
“Dimmi dove si trova, Arnold. Ti prometto che nessuno saprà mai che hai parlato. Ci sono tanti modi in cui potrei averlo trovato.”
“E allora usa uno di quei modi, dannato fi-”
Gli insulti di Scarface furono zittiti da un altro cazzotto di Batman. Sì, gli dava decisamente soddisfazione.
“No, smettila!”
“Solo tu puoi far smettere tutto questo, Arnold.”
Arnold lo guardò, con occhi supplichevoli.
“I-io...”
“Non ci provare neanche, bamboccio!” Urlò Scarface. “Non siamo degli infami, è chiaro? Non parlare!”
Batman guardò con disgusto il pupazzo. Quanto era stufo della sua voce, del suo stupido vestito da gangster, della sua orrenda cicatrice.
“Come preferisci.” Disse Batman. Poi, lo gettò oltre il parapetto.
“Noooo!” Urlò Arnold. “Mr. Scarface!”
“Aaaaaah!” Urlò Scarface, mentre precipitava nel vuoto.
“Salvalo, Batman!” Lo implorò Arnold. “Salvalo!”
“Solo se parli, Arnold. Altrimenti, puoi raccogliere i pezzi e ricostruirlo un'altra volta.”
“Va bene, va bene! Parlerò! Ma salvalo, ti prego!”
Batman si sporse oltre il parapetto e sparò il suo rampino, afferrando Scarface mentre era a circa metà del tragitto.
“Bastardo!” Urlò Scarface, mentre Batman lo tirava su. “Questo è barare.”
“Stai zitto.” Gli disse Batman, facendolo cadere a terra malamente.
“Ouch!”
Arnold si abbassò per raccoglierlo, ma Batman lo fermò.
“No, Arnold. Prima mi dici dove si trova Electrocutioner.”
Arnold deglutì. Scarface borbottava insulti, ma Batman lo aveva fatto cadere di faccia e le sue parole suonavano realisticamente smorzate dal cemento del tetto. E, ovviamente, non poteva girarsi da solo. Aveva bisogno di Arnold.
“Io... Va bene. M-ma mi prometti che nessuno saprà del mio coinvolgimento?”
“Sì.” Gli disse Batman, non senza una traccia di gentilezza.
Arnold annuì. Si fidava di Batman, nonostante ne fosse terrorizzato. O forse proprio per questo.
“Buchinski è venuto da noi, ma non avevamo ciò che cercava. Così si è rivolto a Larry Pierce.”
“Il trafficante di armi?”
Arnold annuì.
“Buchinski cercava armi potenti. Bombe a mano, bazooka, fucili automatici.”
Batman strinse i pugni. Maledizione, non era ancora finita.
“Era da solo? C'era qualcuno con lui?”
“E-era da solo.”
Batman annuì.
“E dove si trova Pierce, Arnold?”
“Sta in un vecchio edificio dei Narrows. Nella zona colpita dal terremoto. Lo riconoscerai, è il più alto della zona.”
Batman annuì.
“Quando è venuto da voi, Buchinski?”
“Stamattina.”
“Allora forse li troverò entrambi lì.”
“E' possibile, sì.”
Batman salì sul cornicione, pronto a saltare. Poi, esitò per un attimo e si voltò verso Wesker, che aveva raccolto Scarface.
“Bamboccio! Bamboccio infame! Non si fa la spia!”
“Ma l'ho fatto per lei, Mr. Scarface!”
“Mi fai schifo, schifo!”
Batman incrociò lo sguardo sofferente di Wesker.
“Arnold, non posso arrestarti. Non hai fatto nulla, per ora. Non hai venduto le armi a Buchinski e non stavi facendo nulla di illegale quando sono venuto a prenderti. Ma, ti prego, vai ad Arkham. Ricomincia la terapia.”
“Fatti gli affaracci tuoi, Bat-”
“Non sto parlando con te, Scarface!” La voce di Batman fu estremamente dura e, miracolosamente, Scarface tacque.
“Ba-Batman, io...” Il volto di Arnold era contorto dall'ansia e dalla paura. Quanto lo aveva fatto soffrire, quel pupazzo maledetto.
“Tu puoi essere migliore di così, Arnold. Io l'ho visto. Ti ricordi quando lavoravi per Wayne, e mi hai aiutato a fermare Scarface?”
Il pupazzo ringhiò e Arnold ebbe un sussulto. A quanto pare, il ricordo di quel vecchio tradimento era ancora una ferita aperta, tra loro due.
“Hai fatto una cosa buona quel giorno, Arnold. Sei stato coraggioso.”
“M-ma io... Io...” Arnold si guardava i piedi. Gli occhi senza vita del pupazzo sembravano guardarlo con disprezzo.
Ci sarebbe stato tanto da dire e da fare, per aiutare Wesker. E Batman avrebbe voluto avere il tempo di farlo. Ma era tardi, e doveva fermare Electrocutioner. Non doveva morire altra gente.
“Ricorda ciò che ti dissi quel giorno, Arnold.” Disse Batman, saltando dal cornicione. “E' lui il pupazzo. Non sei tu.”
Detto questo, Batman volò via, sparendo come un'ombra nella notte e lasciando Arnold da solo. Ma, naturalmente, Arnold non era mai davvero solo.

La moto viaggiava nella notte, in modalità silenziosa. A volte era meglio che lo sentissero arrivare, la paura faceva metà del lavoro. Ma a volte era meglio essere discreti, essere un'ombra.
Quella zona della città era stata colpita in modo particolarmente violento da un terremoto anni prima, durante l'evento che i cittadini avevano ribattezzato Terra di Nessuno. E Gotham era sembrata davvero una terra di nessuno, al tempo. Una landa apparentemente desolata, senza legge e senza controllo. Molti cittadini erano stati evacuati e i criminali avevano prosperato nel vuoto che si era creato. Alla fine Batman e la polizia avevano ripreso il controllo della città e gran parte degli edifici distrutti era stata ricostruita, ma ci erano voluti mesi e mesi. E la zona povera e malfamata dei Narrows era stata semplicemente abbandonata. Gli abitanti sopravvissuti erano stati trasferiti in nuove abitazioni, in altre parti della città. E i Narrows erano rimasti lì, a marcire lentamente.
Batman parcheggiò la moto in un vicolo fatiscente e salì sul tetto, chiedendosi quante altre attività criminose venissero svolte in quella zona abbandonata di Gotham. Era in effetti un posto perfetto per nascondersi. In futuro, con più calma, avrebbe dovuto fare un'ispezione dell'intera zona.
Ora, però, aveva un obbiettivo preciso.
L'edificio su cui si trovava era alto tre piani, ma da lì riusciva a vedere un edificio più alto degli altri, di almeno sette piani. Doveva essere quello di cui aveva parlato Wesker.
Saltando di cornicione in cornicione, Batman iniziò a percorrere i tetti, deciso più che mai a farla finita. Nel cielo, le nubi si erano diradate, mettendo in mostra una luna sottile e affilata come la lama di una falce.

L'edificio era alto esattamente sette piani. L'esterno era fatiscente, ma era l'unico illuminato in tutta l'area e Batman vide che porte e finestre erano nuove di zecca e blindate.
Dal cornicione del palazzo adiacente, alto cinque piani, Batman accese il proprio scanner a infrarossi. All'interno del covo c'erano sedici persone. Ogni piano aveva almeno due uomini armati che sorvegliavano le entrate, camminando avanti e indietro. A quanto pare, Pierce non era uno sprovveduto. Quindici degli uomini facevano la ronda, ma al piano terra Batman vide una figura seduta, con due uomini armati alle spalle. Doveva essere Pierce in persona.
Nessuna delle sagome era abbastanza grande da essere Electrocutioner, però, e Batman si chiese se non lo avesse perso. Silenziosamente, planò verso terrà e si avvicinò ad una finestra del piano terra. Per fortuna, non c'erano telecamere.
Batman alzò il volume del microfono ambientale contenuto nel cappuccio e si mise in ascolto.
“Dannazione, Star City ci ha di nuovo fatto il culo.” Mormorò un vocione baritonale e sgraziata.
“Così impari a scommettere su Gotham, idiota. Sono tre anni che non vinciamo niente.”
“Pensavo che quest'anno-”
“Ben ti sta. Mai scommettere su questa città. Non sa fare niente di buono, dai retta a me.”
“Sei sempre pessimista.”
“E tu sei scemo. La prossima volta scommetti su Metropolis, fidati.”
Batman sopportò un'altra mezz'ora di chiacchiere sportive inutili, poi qualcuno finalmente interruppe le due guardie armate.
"Le armi sono pronte?” Chiese una voce pacata e vagamente nasale.
“Sì, signor Pierce. E' tutto pronto.” Rispose il vocione baritonale.
“Ottimo. Mi raccomando, tenetevi pronti, quando arriva. Quel pazzo non mi piace. Sarò contento di liberarmene.”
“Certo, capo.” Rispose l'altra guardia armata.
Perfetto, pensò Batman. Buchinski doveva ancora arrivare. A quanto pare era solo, quindi Batman avrebbe dovuto catturare Killer Moth in un secondo momento, ma non poteva lasciarsi sfuggire questa occasione di fermare almeno uno di loro. Il piano d'azione era quindi molto semplice: aspettare che arrivasse Electrocutioner, salire dal tetto, farsi velocemente strada fino al piano terra e catturarlo. Doveva essere veloce, silenzioso ed efficiente.
Buchinski non sarebbe fuggito una seconda volta.
Usando il rampino, Batman salì sul tetto e si accovacciò nell'ombra di un comignolo, in attesa.

Erano le tre di notte, quando finalmente Batman udì il suono di un motore. Dopo qualche istante, i fari di un'auto iniziarono ad avvicinarsi lentamente all'edificio. Era giunto il momento.
Batman uscì dal suo nascondiglio e si sporse leggermente dal tetto, osservando la macchina che stava accostando davanti all'entrata. Lo sportello si aprì e ne usci Lester Buchinski, da solo. Aveva con sé una grossa borsa di tela, probabilmente piena di soldi per comprare le armi.
Camminando tronfio, il criminale bussò alla porta. Dal tetto, Batman riuscì a sentire lo scambio tra Buchinski e la guardia, sebbene a fatica. Per fortuna era una notte senza vento, e quella zona della città era mortalmente silenziosa.
“Chi è?”
“Sono io. Electrocutioner.”
“Sei in ritardo.”
“Volevo farmi bello per il tuo capo. Mi fai entrare o no, che cazzo?”
Dopo qualche istante di sferragliare, la porta venne aperta e Electrocutioner entrò.
Batman aspettò di sentire il rumore della serratura che scattava nuovamente, poi si arrampicò giù dal cornicione e si avvicinò a una delle finestre blindate dell'ultimo piano. Tramite lo scanner, poteva vedere che non c'erano guardie vicine, per il momento. Tirò fuori i suoi grimaldelli, e si mise al lavoro. Forse non era rapido quanto Selina, ma finora non c'era mai stata una porta o una finestra che non sapesse aprire.
Dopo un paio di minuti, la finestra cedette e Batman scivolò dentro l'edificio, leggero come un'ombra. Voleva fare in fretta. Un minuto a piano, al massimo. Poi, sarebbe stato il momento di Buchinski.
Nessuna dei due uomini presenti a quel piano lo sentì arrivare. Uno dopo l'altro, li prese alle spalle e gli strinse il collo, facendogli perdere i sensi. Poi, silenziosamente, scese al sesto piano.
Controllò l'orologio sul proprio display da polso. Erano passati cinquanta secondi da quando era entrato nell'edificio. Stava invecchiando.

Clint Nelson lavorava per Pierce da soltanto una settimana, ma iniziava già a pentirsene. Il capo era un vero rompiscatole che amava atteggiarsi da gran signore, capace di urlarti contro per cinque minuti se gli portavi lo champagne sbagliato. Inoltre, a Clint non piaceva affatto la loro base. Quel vecchio rudere, nel mezzo del quartiere distrutto, gli faceva venire i brividi. Non credeva negli spettri, ma quel silenzio tombale non gli piaceva proprio. Ogni scricchiolio sembrava assordante, quando fuori non c'erano traffico o rumore di passanti a coprirlo.
Clint era quasi arrivato alla fine del corridoio che doveva sorvegliare, quando sentì un rumore sommesso provenire da un angolo buio, sulla sua destra. Per un secondo, pensò di chiamare gli altri due uomini che sorvegliavano il resto del piano, ma poi cambiò idea. Doveva smetterla di farsi suggestionare così, non c'era nessuno lì dentro. E non era il caso di fare la figura del cagasotto, specie nella prima settimana di lavoro. Impugnando il fucile con decisione, Clint si diresse verso l'angolo buio. Poi, accese la torcia montata sull'arma e illuminò quella porzione del corridoio.
Niente, come volevasi dimostrare.
Sentendosi un po' stupido, Clint emise un sospiro di sollievo. Poi, si voltò e si ritrovò faccia a faccia con occhi bianchi e furiosi, usciti dal peggiore degli incubi. Non ebbe il tempo di urlare, perché l'ombra gli coprì la bocca e gli mise un braccio intorno al collo, bloccandogli la respirazione.
Era come se il buio avesse preso vita, avviluppandolo in un bozzolo di terrore. La sua presa era come una morsa, impossibile sfuggirgli. A Clint non venne mai in mente che si trattasse di Batman, la sensazione era davvero quella di essere finito in un incubo. Perse i sensi con il cervello ottenebrato dall'adrenalina, convinto che il diavolo in persona fosse venuto a prenderlo.
Lentamente, Batman lo appoggiò a terra, dopo essersi accertato che la respirazione fosse regolare. Poi, gli legò mani e piedi e passò agli altri due uomini armati.

Infine, giunse all'ultimo piano, lasciandosi alle spalle una decina di uomini legati e privi di sensi. Mancavano solo quattro persone, ormai: Pierce, le sue due guardie e Buchinski. Grazie al suo scanner, Batman vide che il criminale e il trafficante si trovavano in una piccola stanza privata. Stavano parlando davanti ad un camino, seduti su delle poltrone. Le due guardie sorvegliavano la porta della stanza. Non c'era modo di aggirarle, andavano neutralizzate in fretta. Doveva essere rapido, feroce.
Batman estrasse una bomba fumogena dalla cintura e la lanciò verso le guardie, facendola rotolare.
“Che diavolo-”
“Ma che caz-”
Il fumo li avvolse completamente, facendoli tossire. Correndo e sfruttando il proprio scanner per non perderli di vista nella nube, Batman venne verso di loro. Colpì il primo allo stomaco, facendolo piegare in due, poi lo finì con un rapido colpo alla nuca. Il secondo oppose un po' più resistenza, sferrando colpi alla cieca e quasi colpendolo al mento, ma Batman gli scivolò alle spalle e lo prese per il collo, facendogli perdere i sensi. In meno di quindici secondi, entrambe le guardie furono neutralizzate.
“Hai sentito qualcosa?” Disse la voce nasale di Pierce, da dentro la stanza.
“Dannazione, deve essere lui.”
“Lui chi?”
“Il pipistrello, chi altro?”
“Oh, cazzo!” Pierce ora sembrava parlare ad un walkie talkie. “Ragazzi, venite qui. Ragazzi? Ragazzi!”
“Inutile. Li ha presi lui.”
“Porco...”
Grazie allo scanner, Batman vide che Pierce aveva estratto una pistola. Buchinski invece preferiva affidarsi ai suoi guanti, come sempre. Perfetto.
Il cavaliere oscuro spostò i corpi delle guardie, allontanandoli dall'entrata, poi sfondò la porta con un calcio e si tolse rapidamente dalla traiettoria di Pierce. Come si era aspettato, Pierce sparò immediatamente. E, come aveva sperato, il panico di aver perso i suoi uomini lo aveva reso avventato. Sparò senza sosta, ma colpì solo la nube del fumogeno, che ora stava entrando nella stanza.
Quando udì il click della pistola scarica, Batman corse dentro la stanza e lanciò un batarang contro Pierce, colpendolo alla fronte e facendolo cadere a terra, svenuto.
Buchinksi sogghignò, mentre i suoi guanti sfrigolavano ed emettevano scintille che illuminavano il suo volto pieno di cicatrici.
“Bene, bene. Quanto tempo.”
Batman non rispose. Buchinski rise.
“Come va la testa, pipistrello?”
“E' finita, Lester. Ora tu verrai con me e mi dirai dove si trova Walker. Altrimenti, spezzerò ogni osso del tuo corpo.”
Buchinski rise di nuovo.
“E' una minaccia?”
“No. E' una promessa.”
Buchinski allargò le braccia, con gesto di sfida. I suoi guanti continuavano ad emettere potenti scariche elettriche.
“E allora, avanti! Fammi parlare, Batman!”
“L'hai voluto tu.”
Batman infilò una mano in una tasca della cintura e ne estrasse un dispositivo cilindrico, grande come una penna a sfera. Buchinski guardò l'oggetto misterioso con disprezzo .
“Bene, tira fuori i tuoi giocattoli.” Il criminale si sfregò i guanti. “Dai, giocattolo contro giocattolo.”
Batman scosse la testa.
“No, in realtà pensavo all'esatto opposto.”
L'eroe premette un pulsante sul dispositivo. Ci fu un suono acuto e penetrante, come quello di un trapano elettrico, poi i guanti di Buchinski si spensero. Il criminale sgranò gli occhi.
“Ma che diavolo-”
Batman ripose il dispositivo nella tasca della cintura.
“Disturbatore. I tuoi guanti non funzioneranno più per un bel po', temo.”
Buchinski lo guardò con odio. Batman ricambiò il suo sguardo con un sorriso di sfida.
”Fatti sotto... Electrocutioner.”
Il criminale gli corse incontro, come un bufalo imbestialito. Ma, questa volta, Batman era pronto. Con un rapido movimento, evitò i suoi pugni e lo scartò di lato. A questo punto, gli sferrò un feroce cazzotto dritto ai reni. Buchinski gemette e si piegò in due, momentaneamente stordito.
Con l'altra mano, il cavaliere oscuro gli sferrò un secondo pugno, questa volta colpendolo dritto al mento. Un uomo normale sarebbe probabilmente svenuto, dopo un colpo del genere, ma il criminale non sembrava più essere normale. Incredibilmente, si riprese e arretrò di qualche passo.
“Sporco baro.” Disse, afferrando il tavolino posto tra le due poltrone. “Ora ti faccio vedere io.”
Detto questo, gli scagliò addosso il mobile. La stanza era piccola, non c'era molto spazio per schivare l'oggetto. Batman si parò il volto con gli avambracci rinforzati, assorbendo l'urto. Purtroppo, però, questo gli fece momentaneamente perdere di vista Buchinski. Quando abbassò gli avambracci, si sentì afferrare all'altezza della vita.
Con un grugnito poderoso, Buchinski lo sollevò e scagliò contro il muro di legno alla sua sinistra, facendolo finire nella stanza adiacente. Schegge e calcinacci volarono ovunque.
“Ah! Così impari!”
Batman rotolò per un paio di metri, poi si rialzò all'istante. Ora si trovava in un magazzino. C'erano delle casse, ma erano tutte vuote. Batman ebbe il tempo di pensare che la cosa era strana, prima che Electrocutioner lo seguisse, passando per il buco che aveva fatto nel muro.
“Avanti, pipistrello. Ti faccio il culo anche senza guanti!”
Batman emise un sospiro impaziente.
“Lester, non credo tu abbia capito. Sto cercando di essere tollerante. Ti do un'ultima occasione di arrenderti.”
Electrocutioner rise e gli corse incontro.
“D'accordo.” Disse Batman. “L'hai voluto tu.”
Era stufo, stufo marcio di questi idioti e della scia di morte che si lasciavano alle spalle. Quando il primo pugno di Buchinski gli si avvicinò, Batman non si limitò a schivarlo. Gli afferrò il braccio e lo torse, con violenza, nella direzione opposta all'articolazione.
Buchinski urlò, afferrandosi il braccio rotto con la mano sana.
Poi, utilizzando tutta la forza di cui era dotato, gli colpì la caviglia sinistra con un potente calcio. Lo schiocco dell'osso che si fratturava fu terribile, definitivo. Urlando di dolore, Buchinski cadde a terra, finendo sul braccio fratturato e quasi svenendo per il dolore. Il suono della caduta fu come quello di un carico di mattoni che cade dal secondo piano di un edificio in costruzione.
Batman gli si avvicinò.
“Fine dei giochi, Lester.”
“Maledetto! Ti ammazzo! Ti am-”
Batman gli fece perdere i sensi con un ultimo, possente cazzotto. Poi, gli mise due dita sul collo, per sentire il battito e assicurarsi che non fosse entrato in shock. Era agitato, ma il criminale non sembrava in pericolo.
Ottimo, perché non aveva ancora finito con lui.
Batman guardò nella stanza accanto e vide che Pierce non c'era più. In lontananza, udì il rumore di un'auto che si allontanava. Doveva essere fuggito mentre loro due combattevano.
Decise di non seguirlo. Poteva trovarlo di nuovo in un secondo momento. E, ora che aveva sconfitto Electrocutioner, la sua priorità era trovare Killer Moth.

Buchinski aprì gli occhi, ma tutto rimase buio.
“Ehi, ma che diavolo-”
“Ben svegliato, Lester.” La voce di Batman veniva da qualche parte alla sua destra.
“Bastardo, lasciami andare!”
“Sei liberissimo di andartene, se vuoi.”
“Sì, come no, con la gamba ridotta in questo modo?”
“Che c'è, ti fa male?”
“Ma certo che m-”
Buchinksi si interruppe. In effetti, non sentiva nulla. Nulla alla gamba, nulla alle braccia, nulla di nulla. Riusciva solo a muovere la testa e a parlare, a quanto pare.
“Che cosa mi hai fatto?”
“Guardami, Buchinski.”
“E come faccio, è tutto buio!”
Ci fu un lungo momento di silenzio, che mise un certo nervosismo al criminale.
“Oh. Interessante.” Disse infine Batman.
“Cosa? Cosa?”
“Ne ho letto, ma non mi era mai capitato di farlo succedere. Vedi, a volte, un violento trauma alla testa può avere effetti spiacevoli. Ad esempio, può causare la perdita della vista.”
“La perdita della-”
Buchinksi trasalì.
“No, non può essere...”
“E un forte trauma nella zona del collo può portare a paralisi. Dimmi, senti le braccia?”
“No...”
“Prova a toccarti il viso. Forse sono insensibili, ma ancora funzionanti.”
Buchinski ci provò, ma non accade nulla.
“No, non può essere. Tu... Tu non fai queste cose...”
“Io non uccido, Buchinski. Tutto qui.. Tu sei ancora vivo, no?”
“E ti pare vita questa?”
“Vorresti fare a cambio con uno dei condomini morti?”
Electrocutioner non rispose.
“Sai cos'altro ho letto, però, Lester?”
Nessuna risposta.
“Ho letto che non si tratta di conseguenze necessariamente permanenti. Probabilmente ti ho causato un trauma cerebrale, oltre ad uno spinale, ma non è detto che siano definitivi. Un bravo medico potrebbe sistemarti, se ti trattasse in tempo.”
“E allora andiamo, portami da un dottore! Cosa aspetti?”
“Aspetto risposte, Lester. Dov'è Walker?”
Buchinksi imprecò in polacco.
“Va bene! Va bene! Ti dirò quello che so! Ma non so dove sia Drury, lo giuro! Credo che sia col capo!”
“Capo?”
“Sì... Quello che ha organizzato tutto questo.”
“E chi è?”
“Non lo so...”
“Se mi menti, Lester, ti lascerò qui a morire, cieco e paralizzato. Non sarò io a ucciderti.”
“Non funziona così, il tuo codice...”
“Per essere un criminale, sembri sapere tante cose sul mio codice. Te la senti di rischiare?”
Ci fu un momento di pausa.
“Senti, lo giuro. Sono sincero. Io non so chi sia. E' stato tutto anonimo. Ha detto lui a Ragdoll di uccidere quei pezzi grossi...”
“Perché?”
“Non ne ho idea.”
“Ed è stato lui a dire a Walker di distruggere il palazzo?”
“Sì. Ma non so perché.”
“E tu? Cosa avresti dovuto fare, con le armi di Pierce? Qual era il piano?”
“Io non lo so per certo, ma diceva che sarebbe stato qualcosa di grosso. Qualcosa che avrebbe fatto tremare l'intera città...”
“Ci hai parlato?”
“Sì, al telefono. Ma la voce era distorta. Non so chi fosse. Non si capiva neanche se fosse un uomo o una donna.”
“E non sai dove si trovi.”
“No...”
Una pausa.
“Quindi questo mandante misterioso vi ha convinti tutti a fare delle stragi, e voi ci siete stati? Perché? Non era nello stile di nessuno di voi.”
Electrocutioner sputò per terra.
“Non so cosa avesse offerto a loro, ma a me aveva offerto due cose. Tanti soldi, e la chance di farla pagare a te.”
“A me?”
Electrocutioner girò la testa nella direzione da cui parlava Batman.
“Hai idea di quante umiliazioni ho subito, per colpa tua?”
“No.” Disse Batman, con un tono di spietato disinteresse.
“Lester Buchinski, il povero stronzo che Batman ha sconfitto con un singolo cazzotto! Il cattivo di serie Z! Electrocutioner, il taser umano!”
“Voi criminali non avete mai avuto un grande senso dell'umorismo.”
“Fottiti! Mi hai reso una barzelletta! Questo... Questo era l'unico modo in cui mi avrebbero di nuovo rispettato! E, credimi, ora va già molto meglio! Tutti sanno di come ti ho steso, l'altra notte!”
“Il mio orgoglio è seriamente ferito, Lester. Ma me ne farò una ragione.”
“Fanculo!”
“Stai zitto. Allora, non sai dov'è Walker, Ragdoll è morto e non sai chi sia il tuo capo o dove si trovi. Esatto?”
Buchinski deglutì.
“Sì...”
“Dimmi, Lester, perché dovrei aiutarti, allora?”
“F-forse...”
“Forse...?”
“Forse Pierce sa dove si trova. Le armi non le avrebbe consegnate tutte a me, io ero qui per stringere l'accordo e pagare la prima rata. Mi avrebbe dato solo qualche fucile.”
Questo spiegava perché il magazzino era così vuoto, pensò Batman.
“E perché Pierce dovrebbe sapere dove si trova il gran capo?”
“Perché mi ha dato un numero di telefono da dare a Pierce. Per mettersi d'accordo. Se Pierce decide di concludere l'affare, magari potrà dirti l'indirizzo.”
Batman si mise a riflettere per un secondo.
“D'accordo. Bravo, Lester.” Si sentì il suono di un pulsante che veniva premuto. “Jim? Sono io. Manda una pattuglia e un'ambulanza. Ti invio le coordinate.”
Buchinski ringhiò.
“Ce ne hai messo di tempo, figlio di puttana! Sarà meglio per te che riescano a salvarmi!”
Batman fece qualche passo verso di lui.
“Oh, credo proprio di sì. Una gamba e un braccio rotto sono robetta, per i medici di Gotham.”
“Una gamba rot-”
Batman riaccese la luce, premendo semplicemente un interruttore sul muro.
“Cosa?!” Urlò Electrocutioner. “Cosa?!”
Si guardò il corpo. Era legato, in maniera molto stretta, ad una colonna di cemento. Vide che riusciva a muovere le dita delle mani e la gamba sana, ma non riusciva ancora a sentire niente.
Batman ora si era accovacciato davanti a lui.
“E' un farmaco che ho sintetizzato io.” Spiegò, con un sorriso compiaciuto. “Un ottimo anestetico locale. Il paziente può muoversi, ma non sente assolutamente nulla. Ti ho dovuto legare. Scusa, ma altrimenti avresti capito.
“Figlio di p-”
Batman gli diede uno schiaffo.
“Basta così, Lester. Ora tu andrai in prigione. E ci resterai a vita, credimi. Sei il complice di una strage e di vari omicidi.”
“Maledetto! Riuscirò a scappare!”
Batman si alzò in piedi.
“Bene, così ti spezzerò anche l'altra gamba.”
Buchinski lo fissò con odio, ma rimase in silenzio. In lontananza, cominciarono a sentirsi le sirene della polizia e dell'ambulanza.
Batman si alzò in piedi e si diresse verso la porta.
“Ci si vede, Lester.”
Buchinski ridacchiò.
“Divertiti a cercare Pierce. So che ha tanti nascondigli, in città. Non sarà facile vendicare quei poveri civili morti, stavolta.”
Batman si fermò sulla soglia. Poi, senza voltarsi, guardò il proprio display da polso.
“Secondo i miei calcoli, tra dieci minuti ricomincerai a sentire il dolore. Goditelo.”
Detto questo, se ne andò, lasciando il criminale legato alla colonna e determinato più che mai a trovare Pierce. E, soprattutto, la persona responsabile di tutte quelle morti.

“Grazie.” Disse Batman, prendendo i fascicoli che gli stava porgendo il commissario.
“Prego.” Gli rispose Gordon. “Spero che ti aiutino. Purtroppo, sono informazioni abbastanza vecchie. Se Pierce ha delle nuove basi, quella roba non ti sarà molto d'aiuto...”
“Lo troverò, Jim. Questa storia finirà.”
I due se ne stavano sul tetto del commissariato. Stava albeggiando, ed era ormai quasi impossibile distinguere quali fossero le luci al neon e quali i riflessi del sole sullo smog, guardando l'orizzonte.
Gordon tirò fuori la pipa, la osservò per un attimo e poi la rimise via.
“Chi credi che sia, Batman? Hai delle idee?”
“Solo tanti sospetti, Jim. Purtroppo, in un posto come Gotham, la lista è lunga.”
“Troppo lunga.”
“Già.”
Alla fine, Gordon tirò nuovamente fuori la pipa e la accese.
“So che non approvi, ma se non fumo credo che impazzirò.”
Batman gli sorrise brevemente.
“Non ti preoccupare.”
Gordon inalò il fumo e chiuse gli occhi, con evidente sollievo.
“Allora.” Disse. “Cosa farai, se quei file sono inutili? Come lo troverai? Non puoi picchiare ogni criminale a Gotham finché non lo trovi. Credo.”
Batman si mise a guardare l'orizzonte, e quella città così amata e crudele.
“Avrei forse un modo, se l'area di ricerca fosse più ristretta.”
“Ristretta quanto?”
“Diciamo se dovessi ispezionare solo un quinto della città.”
Gordon tossì un paio di volte.
“Hai un modo per scansionare un quinto della città?”
“Qualcosa del genere. Ma, appunto, solo un quinto. Potrei utilizzarlo per tutta la città, ma le probabilità di successo si ridurrebbero molto. Potrebbero volerci settimane, anche mesi, se Pierce non uscisse mai dal suo nascondiglio.”
“Allora è una fortuna che io sappia in quale parte della città si trovi il nostro Pierce.” Disse una voce femminile alle loro spalle.
I due uomini si voltarono. Dall'ombra di un traliccio, uscì Catwoman. La luce del sole si rifletteva sul suo costume aderente e i suoi occhi chiari, nonostante avessero l'aria molto stanca, erano più splendenti che mai.
“Catwoman! Disse Gordon. “Da quanto sei lì?”
“Un po'.” Disse Selina, con un sorrisetto malizioso. Gordon le era sempre piaciuto. Un poliziotto buono a Gotham? Come si fa a non amarlo? E poi trovava adorabili i suoi baffoni da tricheco.
“Dici davvero?” Le chiese Batman, senza tanti preamboli. “Puoi indicarmi la zona della città in cui si trova Pierce?”
“Sì.” Rispose lei. “Diciamo che ho... Preso delle cose in prestito da uno dei suoi magazzini, in passato. Lui non c'era, ma sono sicura che ci siano altri magazzini simili, in zona. Pierce dovrà essere da quelle parti, non credi?”
“Dimmi dove si trova.”
“Lo farò, ma a due condizioni.”
Batman la guardò per un istante. Gordon si chiese se non stesse per perdere la pazienza (era stata un'altra notte dura), ma infine Batman si limitò ad annuire.
“D'accordo. Quali?”
“Voglio vedere qual è questo metodo che ti permette di scansionare un quinto di Gotham. Sembra fico.”
Batman emise un breve sospiro irritato.
“Va bene. E poi?”
“E poi...” Disse Catwoman, facendosi improvvisamente seria. “Voglio venire con te a prendere Pierce e il figlio di puttana che ha fatto tutto questo.”
“Perché?” Le chiese Gordon, con sincero ed educato interesse.
“E' anche la mia città, commissario. So che prendo spesso dai più ricchi di Gotham, ma non vuol dire che voglio vederli uccisi in quel modo. Sono una ladra, non un'assassina. E di certo non voglio che muoiano altri poveracci come quelli nel condominio. Non è accettabile.”
Gordon le sorrise, poi si girò verso Batman.
“Andiamo, vecchio mio. Dì di sì alla signora. Andate a prenderli. Un po' di compagnia non ti farà male.”
Selina sorrise. Sì, Gordon le piaceva proprio.
Batman guardò prima il volto sorridente e traditore di Gordon, poi quello compiaciuto di Selina. Non aveva scelta, a quanto pare.
“D'accordo. Vieni con me, andiamo alla batcaverna.”
Selina sorrise, fece un cenno a Gordon e saltò giù dal cornicione, dirigendosi verso il vicolo dove Batman aveva nascosto la moto. In qualche modo, sembrava sempre sapere dove lui metteva le sue cose.
“A presto, Jim.” Disse Batman.
Poi, ignorando il sorrisetto divertito del commissario, si gettò anche lui nel vuoto.

FINE CAPITOLO 3

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Batman: Caduta Libera - Capitolo 8

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