giovedì 15 agosto 2019

La Bestia di Kap'thon




La chiesa si sgretolava davanti ai nostri occhi, come un castello di sabbia sotto la pioggia.
Ancora non riuscivamo a vederlo, ma sentivamo i ruggiti mostruosi che provenivano da sotto l'edificio. Stava risalendo dal sottosuolo, ormai era vicino.
Egli. L'Oscuro. Il Divoratore.
La Bestia di Kapt'hon.

Eravamo arrivati venerdì sera, stanchi ma felici. Sembrava un bel posto per passare il weekend. Ci eravamo attrezzati: avevamo portato tende, provviste e sacchi a pelo. Mancavano solo gli alcolici, ma era nostra intenzione porvi subito rimedio.
Il paesino, circondato dal verde, si chiamava Avery. A malapena duemila abitanti, un paio di negozietti e una chiesa che si stagliava sulla collina più alta.
C'erano un grande silenzio, pochissima gente e aria pulita. Era proprio quello che ci voleva.
Scendemmo dalle macchine e respirammo a pieni polmoni. Il sole era caldo e piacevole, c'era una leggera brezza estiva e non c'era umidità nell'aria. Erano le condizioni ideali per una gita.
Eravamo in sei: io, la mia fidanzata Sandy, Phil, la sua fidanzata Janet, Greg e il suo fidanzato Mark. Eravamo tutti amici da una vita, ma era da tanto che non passavamo un weekend tutti insieme.
“Ah, sento che questa aria pulita mi farà male.” Disse Phil, sorridendo.
“Io sono più preoccupata per il sole. Potresti addirittura abbronzarti, ti immagini?” Gli rispose Janet.
Greg e Mark risero.
Phil diede un bacio a Janet.
“Tranquilla, non accadrà.”
Avevamo parcheggiato le nostre due macchine sul ciglio della strada, dove non avrebbero dato fastidio a nessuno. Il piano era di trovare un posto carino tra gli alberi dove piantare le tende, poi un paio di noi sarebbero andati a comprare qualcosa da bere.
Camminammo per una decina di minuti, lasciandoci il paesino alle spalle. Trovammo un perfetto spiazzo tra gli alberi, a circa cinquecento metri dalla strada, e ci mettemmo subito al lavoro.
Greg e Sandy erano i più bravi a montare le tende, si misero subito all'opera e in venti minuti le tre tende erano pronte.
“Ottimo lavoro, ragazzi.” Dissi io,alzando i pollici in segno di apprezzamento.
Sandy mi diede un bacio.
“Grazie.”
Intanto io e Janet avevamo preparato sassi e legna per il fuoco di quella notte, mentre Phil e Mark avevano sistemato le lampade e le sedie pieghevoli intorno al focolare.
Eravamo pronti per un campeggio coi fiocchi. O così pensavamo.
“Chi viene con me a comprare da bere?” Chiese Greg.
“Io non ce la faccio a camminare ancora, per oggi ho dato.” Rispose Mark.
“Fannullone. Steve, tu vieni?”
“Perché no? Andiamo.” Risposi io. “Amore, tu vieni?”
“Preferirei guardare il tramonto, ho paura di perdermelo se vengo in paese.”
“OK, nessun problema.”
“Vengo io, voglio vedere se hanno la tequila che mi piace.” Disse Janet.
Nessuno degli altri aveva voglia di camminare ancora per quel giorno, così andammo io, Janet e Greg.

Ci mettemmo meno tempo di prima, senza tutta la roba da portare. Arrivammo nel piccolo alimentari di Avery verso le otto di sera, ma la luce del sole era ancora molto intensa.
Il posto era vuoto, fatta eccezione per il gestore, che alzò gli occhi dal suo libro quando ci sentì entrare. Era un vecchietto con un naso molto pronunciato, pochi capelli sporchi e disordinati e l'aria estremamente irritabile. Nonostante la sua età, aveva l'aria robusta e gli occhi estremamente vigili, sebbene decisamente malevoli.
“Salve!” Dissi amichevolmente.
Il vecchio mi guardò, senza dire una parola. Poi si mise di nuovo a leggere. Stava leggendo un libro di pelle nera, dall'aspetto decisamente vissuto. Non c'era un titolo.
Io e gli altri ci scambiammo uno sguardo perplesso, poi ci mettemmo all'opera. Se il gestore non aveva voglia di fare conversazione, era un suo diritto. La nostra priorità, in quel momento, era solo prendere abbastanza alcolici da uccidere un elefante.

Ci presentammo alla cassa cinque minuti dopo, portando una quantità imbarazzante di bevande: quattro cartoni di birra da sei, due bottiglie di gin, due bottiglie di tequila, due bottiglie di rum, due bottiglie di whisky, limonata e coca cola. Avevamo praticamente esaurito le scorte del negozio.
Quando arrivammo alla cassa, trovammo il gestore che parlava al telefonino.
“K'rahk, nyeth.” Disse al suo interlocutore, prima di riattaccare. Non so perché, ma quelle strane parole mi diedero i brividi.
Il vecchio si mise a fare i conti, senza mai rivolgerci la parola, e mi porse lo scontrino.
Fissò Janet in un modo che non mi piacque per niente, mentre lei e Greg imbustavano tutto e io tiravo fuori i soldi dal portafoglio.
Gli augurammo una buona serata, mentre andavamo via, ma ovviamente non ci rispose.
“Tipino simpatico, eh?” Disse Greg, mentre tornavamo alla tenda con le nostre buste.
“Oh, sì.” Risposi io. “Caloroso.”
“Si vede che odia la gente che viene da fuori. Probabilmente tratta così tutti i turisti.” Disse Janet.
“Ecco perché ce ne sono così pochi.” Risposi io. “Secondo voi che lingua stava parlando, al telefono? Tedesco?”
“Non mi pare.” Rispose Greg. “Ma anche io mi stavo chiedendo che lingua fosse.”
“A me ha fatto accapponare la pelle, sarò sincera. Era meglio quando non parlava.”
Ormai eravamo arrivati all'accampamento. Gli altri avevano acceso il fuoco e avevano già iniziato a cuocere la carne e le verdure. L'odore era delizioso.
“Siete sicuri che basterà?” Ironizzò Sandy, vedendo tutte le bottiglie che stavamo tirando fuori.
“Oh, questo è solo il primo viaggio. Ora andiamo a prendere il resto.” Risposi io, mentre mi sedevo accanto a lei.
Ridemmo tutti, mentre aprivamo le prime birre della serata. Ormai il sole era quasi tramontato del tutto, e iniziava a fare fresco.
Bevemmo e mangiammo e ridemmo fino a tarda notte. Dovevano essere almeno le tre quando, barcollando visibilmente, spegnemmo il fuoco e ci mettemmo tutti a dormire.
Fu una bella nottata. E fu anche l'ultima volta che fummo tutti insieme.

Nonostante il sonno e l'alcol che mi intorpidiva la mente, non riuscivo a dormire. Mi ci volle un po' per rendermi conto di che cosa mi disturbasse: c'era troppo silenzio. So che starete pensando: evidentemente ero il classico ragazzo di città che va in crisi senza il suono del traffico a cullarlo. Ma no, non era quello. Non c'era neanche il suono di uccelli, di animali tra i cespugli, di insetti. Niente di niente. C'era qualcosa di innaturale e sbagliato, in questo.
Guardai il mio orologio, stando attento a non svegliare Sandy che invece dormiva profondamente. Erano le cinque del mattino. Con cautela, mi alzai in piedi e coprii Sandy con il sacco a pelo. Volevo uscire dalla tenda e fumarmi una sigaretta, se c'è una cosa che odio e stare a letto quando non riesco a dormire. Tanto valeva godersi la notte, prima di provare nuovamente a prendere sonno.
Uscii dalla tenda e richiusi la cerniera lentamente, cercando di non far rumore. La prima, debole luce del sole illuminava il nostro accampamento quanto bastava per non dover accendere le lanterne. Mi misi su una delle sedie pieghevoli e mi accesi una sigaretta. Sorrisi nel constatare che c'era quantomeno un suono a farmi compagnia: il rumoroso, prepotente russare di Phil. Il fatto che Janet non lo avesse soffocato nel sonno la prima volta che avevano dormito insieme dimostrava quanto fossero fatti per stare insieme.
Mentre fumavo, mi chiesi se magari non fosse la nostra presenza ad aver fatto sparire insetti e uccelli. Ma non mi sembrava plausibile. Ero stato in campagna tante volte, e non avevo mai sentito un tale silenzio.
Avevo spento la sigaretta tra i resti del focolare e stavo per alzarmi, quando sentii un suono alle mie spalle. Sembravano passi. Mi voltai a guardare e vidi qualcosa muoversi. La luce era ancora debole, ma mi sembrò di vedere una figura incappucciata sparire nel buio degli alberi. Riflettei un attimo sul da farsi: era il caso di chiedergli chi fosse e svegliare gli altri? Forse avevo visto male. Era molto presto, mi avrebbero ucciso se li avessi svegliati per niente.
Fortunatamente l'onere di scegliere mi fu risparmiato, perché Janet ci svegliò tutti, urlando come una pazza. Le urla erano davvero agghiaccianti, di puro terrore. Corsi subito verso la loro tenda.
“Janet! Phil! Tutto bene? Che succede?”
Le urla proseguivano, straziate e terrorizzate. Gli altri uscirono dalle tende, allarmati.
“Janet, cosa succede? Svegliati!” Sentii Phil urlare da dentro la loro tenda.
“Arriva! Arriva! La Bestia!” Urlò a squarciagola Janet.
“Amore, svegliati! Svegliati!” Urlò Phil.
“La Beeeeeee-”
Le urla si interruppero all'improvviso, come se qualcuno avesse spento un televisore.
“Phil? Cos- Dove mi trovo?” La voce di Janet era nervosa, ma niente in confronto alle urla di prima. Sembrava più confusa, che terrorizzata.
“Siamo nella tenda, ti ricordi?”
“Sì...”
“Devi aver avuto in incubo...”
Ormai erano tutti svegli e in piedi accanto a me. Sentivamo Phil che confortava Janet. Aspettammo nervosamente che Phil aprisse, ma il peggio sembrava essere passato e infatti, dopo qualche minuto, Janet e Phil uscirono dalla tenda.
Janet aveva l'aria scossa, ma stava bene. Phil era visibilmente preoccupato.
“Scusate ragazzi, devo aver avuto un incubo. Però... Però, non me lo ricordo...” Disse Janet.
“Non hai mai neanche parlato nel sonno, è davvero strano...” Le disse Phil, che continuava a sembrare molto preoccupato e le carezzava la schiena.
Ci sedemmo tutti intorno ai resti del fuoco. Ormai la luce del sole iniziava ad essere forte, stava diventando giorno. Nessuno di noi sarebbe riuscito a dormire, ormai.
Dopo una decina di minuti, durante il quale preparammo il caffè e lo mandammo giù senza parlare, finalmente Janet spezzò il silenzio.
“Che cosa... Che cosa ho urlato?”
“Non te lo ricordi davvero?” Chiese Mark, perplesso.
Janet scosse la testa.
“Hai parlato di una bestia. Hai detto che stava arrivando una bestia.” Le disse Sandy, posando la propria tazza a terra.
Janet scosse la testa, incredula.
“Pazzesco, non ricordo niente. Non ricordo neanche di aver sognato. E' come se fosse successo a qualcun'altro...”
Phil le stringeva la mano. Continuava ad avere l'aria preoccupata.
“Beh, magari è colpa dell'alcol, abbiamo bevuto tanto...” Azzardò Greg, ma senza convinzione.
“Mah, forse...” Rispose Janet.
Questo sarebbe stato un buon momento per dire “dai, era solo un incubo”, ma nessuno di noi lo fece. Sentivamo che qualcosa non andava. Eravamo tutti all'erta, come se ci fosse qualcosa di sbagliato nell'aria. C'era qualcosa di strano in quei boschi.
Questa riflessione mi fece tornare in mente la figura incappucciata che avevo visto. O credevo di aver visto. Decisi che era giusto dirlo agli altri.
“Ragazzi, vi devo dire una cosa.”
Tutti si girarono a guardarmi.
“Ero già sveglio quando Janet ha iniziato a urlare. Non riuscivo a dormire, così ero uscito a fumarmi una sigaretta. E mi pare proprio di aver visto qualcuno, tra gli alberi.”
“Qualcuno?” Disse Sandy, allarmata. “E perché non ce l'hai detto subito?”
“Beh, era buio e non ero sicuro di aver visto bene. Poi Janet ha iniziato a urlare e mi è passato di mente fino a questo momento.”
“E che aspetto aveva?” Chiese Mark.
“Beh, era ancora abbastanza buio, ma mi sembrava incappucciato, chiunque fosse.”
Lessi sui loro volti lo stesso nervosismo che sentivo io, ma cosa potevo fare? Dovevo dirglielo.
“Magari era solo un'impressione...” Disse Phil.
“Certo, può essere. “ Risposi io.
“Ma non lo pensi, vero?” Mi chiese Sandy.
“No, non lo penso. C'era qualcuno, secondo me.”
Dopo qualche minuto di silenzio, Greg disse quello che stavamo pensando tutti.
“Sentite, ma perché non ce ne andiamo da questo posto di merda? Non mi sento a mio agio, qui.”
Annuimmo tutti. Era un'ottima idea.
“Ti aiuto a smontare le te-”
Ma le parole di Sandy furono interrotte da un suono stranissimo e assordante. Non avevo mai sentito nulla di simile. Era come un allarme antiaereo, ma era anche come l'urlo di un animale. Era come le urla di centinaia di persone, ma anche come l'esplosione di una bomba. Ed era allo stesso tempo diverso da ognuna di queste cose. Sentii riempirmi di terrore.
Ci coprimmo tutti le orecchie, urlando. Il suono cresceva e cresceva di intensità.
Fu per questo che non sentimmo i loro passi. Finché non fu troppo tardi.
Vidi una figura incappucciata affiorare dagli alberi, dietro a Mark. Feci per avvertirlo, ma sentii delle mani che mi afferravano le spalle e un dolore tremendo alla testa.
Poi, il buio.

Non so quanto tempo passò, prima che mi svegliassi. Probabilmente qualche ora. La testa mi faceva un male fottuto, e anche le spalle. Mi accorsi rapidamente di essere incatenato al muro, con le mani sospese sopra la mia testa. Il posto era poco illuminato, ma credetti di vedere altre persone incatenate ai muri circostanti. Erano gli altri, o almeno alcuni di loro. La stanza era molto grande, erano a metri di distanza da me.
“Ragazzi, state bene?” Chiesi ad alta voce.
La mia voce, in quella stanza buia, mi fece venire i brividi: c'era uno strano eco, sembrava di essere dentro una chiesa.
“Steve... Stai bene?” Era la voce di Sandy. Grazie al cielo.
“Amore! Io sì, e tu?”
“Più o meno... Chi altro c'è?”
“Ehi...” Era Greg.
“Ci sono anche io...” Era Phil.
“Mark? Janet?” Chiamai.
Nessuna risposta.
“Mark! Janet!”
Niente.
“Cazzo!” Sentii dire a Phil. “Janet! Mark!”
Ma ancora niente.
“Forse non si sono ancora svegliati.” Disse Sandy. Era un'ipotesi ragionevole.
“Speriamo...” Disse Greg.
Phil non disse nulla.
Sentimmo tutti dei passi, poi una porta, che nessuno di noi aveva notato fino a quel momento, si aprì alla sinistra di Greg. Entrò un fascio di luce, proiettando l'ombra allungata e inquietante di una figura incappucciata.
“Buongiorno.” Ci disse una voce calma e profonda.
“Fateci uscire da qui!” Urlò subito Sandy. Ma la sua voce non era spaventata, era incazzata nera.
“Temo di non poterlo fare.” Rispose semplicemente la figura misteriosa, mentre si avvicinava a lei.
“Figlio di puttana, stalle lontano!” Urlai.
”Non c'è da preoccuparsi, voglio solo accendere le lampade” Rispose la figura sempre senza scomporsi.
Una lampada ad olio si accese alla destra di Sandy. Non appena la luce illuminò un po' meglio il nostro sequestratore, lei gli sputò addosso.
Sempre mantenendo una grande calma, la figura si ripulì il cappuccio.
“La sua tenacia è ammirevole, signorina. Ma alquanto inutile.”
Una a una, l'uomo incappucciato accese tutte le lampade che c'erano nella stanza. Vidi che era una stanza ottagonale, di pietra. Ogni muro era largo almeno cinque metri, e aveva delle catene per tenere immobilizzata una persona. Una persona a muro, ma solo quattro dei muri erano occupati, non c'era traccia di Janet o Mark. Eravamo incatenati in modo tale che ci fosse una parete vuota a separare ognuno di noi dagli altri, in un modo simmetrico e quasi ritualistico. Questa constatazione non mi piacque affatto. Al centro della grande stanza c'era qualcosa di grande, coperto da un telo nero e sospeso da lunghe catene che andavano fino al soffitto. Mi accorsi che non riuscivo a vedere da dove partivano, la stanza era molto, molto alta. Doveva essere sottoterra.
L'uomo incappucciato si mise al centro della stanza, vicino al telo nero. Notai che indossava una tunica rosso scuro, mentre il cappuccio era nero. I colori erano diversi, ma l'aspetto generale era simile a quello dei membri del Ku Klux Klan. Si vedevano solo i suoi occhi, che brillavano alla luce delle torce.
“Signori, lasciate che mi presenti. Sono il Maestro di Cerimonie di questa delegazione. Voi potete chiamarmi Ralph.”
La frase era così assurda, che mi venne quasi da ridere. La situazione era terrificante, ma questo stronzo parlava come un dannatissimo Testimone di Geova.
“Perché siamo qui?” Chiese Greg. “E dove sono gli altri?”
“Sì, dove sono Janet e Mark?” Chiese Phil. Notai che gli sanguinava la testa. E sembrava tormentato dalla preoccupazione.
Ralph parlò lentamente, mentre raddrizzava leggermente il telo nero. Non sapevo cosa ci fosse lì sotto, ma non poteva essere nulla di buono.
“Il vostro amico, che mi dite chiamarsi Mark, è purtroppo riuscito a fuggire. Ma non andrà lontano. La polizia è parte della delegazione. Lo troveranno. O sarà proprio lui ad andare da loro, molto probabilmente.”
“E Janet?” Chiese Phil, ormai furioso. “Dove cazzo è Janet?”
“Lei ha un ruolo più importante di qualunque di noi. Come predetto dal Sacro Tomo, l'avvento della Bestia è stato annunciato da una donna. La vostra amica ha ricevuto un grandissimo onore. Senza di lei, il Risveglio sarebbe stato impossibile.”
“Che cazzo vuol dire?” Chiese Sandy, ancora furente.
Io, però, iniziavo ad avere un sospetto.
“Vede, signorina. Qui avete a che fare con qualcosa di antico. Più antico del pianeta stesso. Dorme qui da prima della scoperta dell'America. Da prima di Roma. Da prima delle piramidi. Ma sapevamo che un giorno sarebbe stato il momento di risvegliarlo. Il Sacro Tomo ci ha indicato la data, e ogni delegazione era pronta. Per nostra fortuna, il privilegio di risvegliarla è capitato a noi. Gli abitanti di Kap'thon.”
“E che cazzo sarebbe Kap'thon?” Chiese Greg,
Ralph si girò verso di lui.
“Un'antica città. Vi trovare nel tempio che una volta risedeva al centro di essa. Avery sorge sulle sue rovine. Così come le altre delegazioni sorgono sulle rovine di altre città simili. Ognuna delle delegazioni sperava di essere stata eretta vicino al luogo di riposo della Bestia. Ma, come dicevo, questa fortuna è toccata a noi.”
Gli altri lo guardavano come se fosse pazzo (e lo era), ma credo che io fossi l'unico ad aver capito di cosa stesse parlando Ralph.
“Sta parlando di un dio? Un idolo?”
Ralph si girò verso di me.
“E' un po' riduttivo, ma sostanzialmente esatto, sì.”
“Tutto questo è per risvegliare un idolo.”
“Esatto.”
“Che vive qui.”
“Non sapevamo dove dormisse, le delegazioni sono state fondate in vari luoghi papabili, con la speranza che una di esse fosse vicina a Lui. E così è stato.”
“E come sapete che si trova qui?” Chiesi io, nascondendo a fatica il mio sarcasmo.
“Caro ragazzo, non ha forse sentito quel suono?”
Rimasi spiazzato da questa domanda. Fino a quel momento mi ero dimenticato del suono che ci aveva distratti quando eravamo stati aggrediti alle tende, soffermandomi sulla minaccia umana che ci aveva incatenato ai muri. Ma effettivamente quel suono era stato così... alieno, assurdo.
Poteva essere vero?
La figura incappucciata annuì. Sebbene non potessi vedere il suo volto, credo proprio che stesse sorridendo.
“Sì, quel suono alieno. Era Lui, la Bestia di Kap'thon. Si sta per svegliare. Abbiamo interpretato correttamente i segnali, e quel suono è stata la conferma finale. E' qui. Ed è l'ora. Come scritto nel Sacro Tomo, sono arrivati sei stranieri, proprio il giorno prima del Risveglio.”
“Ma è una follia!” Urlò Greg. “E ora che cosa vorreste fare?”
“Quello che va fatto, giovanotto. I segnali non possono essere ignorati e tutto deve essere seguito alla perfezione. Sono secoli che ci prepariamo a questo. Secoli!”
Per la prima volta la sua voce tradì un minimo di nervosismo.
“Dobbiamo... Dobbiamo fare ciò che ci è stato detto. La vostra amica ha sognato Lui, e questo ha messo definitivamente in moto eventi che nessuno di voi, o noi, può fermare. Si sta svegliando, manca solo un ultimo incoraggiamento.”
“Dov'è Janet, allora?” Chiese di nuovo Phil, ormai disperato. “Che ne avete fatto?”
“Purtroppo, annunciare il Risveglio è un ruolo ingrato, davvero ingrato.”
Ralph tirò giù il telo, dandoci modo di vedere cosa c'era sotto. Urlammo tutti, ma nessuno urlò quanto Phil.
Non so descrivere cosa le avessero fatto, ma la cosa migliore che si può dire è che quantomeno ora Janet era morta. Penzolava dal soffitto, dondolando leggermente e facendo cigolare le catene. I suoi occhi, l'unica parte di lei ancora immacolata, sembravano accusarci di averla lasciata sola. Di essere ancora vivi.
Phil urlava e urlava, mentre Ralph faceva cenno ad altre tre figure incappucciate di entrare. L'ultima chiuse la porta alle sue spalle.
“Mi dispiace molto.” Ci disse Ralph, mentre Phil scoppiava a piangere. “Dobbiamo fare tutti dei sacrifici.”
“Bastardi! Figli di puttana! Urlò Sandy. “Vi uccideremo, mi sentite? Giuro che vi uccideremo!”
“Credo sia poco probabile. “ Disse Ralph, avvicinandosi a me.
Le altre figure incappucciate si avvicinavano agli altri.
“Il Sacro Tomo parla di cinque morti, compresa la ragazza che annuncia il Risveglio. E il Sacro Tomo non mente mai. Per vostra fortuna, però, le vostre morti non devono essere dolorose quanto quella della vostra amica.”
Ralph e le altre figure incappucciate tirarono fuori dei lunghi coltelli, dalla lama ondulata, e ce li puntarono alla gola.
“No, lasciateci andare! Bastardi!” Disse Greg.
“Silenzio, la prego.” Disse Ralph. Il suo tono era ancora educato, gradevole. Sembra il tono di un professore che ammonisce uno studente. Con la mano libera, tirò fuori un vecchio orologio da taschino e guardò le lancette.
“Molto bene, Fratelli. Mancano esattamente due minuti a mezzogiorno. Al mio segnale, tagliate le loro gole. E il rito sarà completo.”
Le altre figure incappucciate annuirono.
Tentammo disperatamente di liberarci i polsi, ma era inutile. Le catene erano molto resistenti, tanto che i “Fratelli” neanche si curarono dei nostri sforzi.
Sandy guardava con odio l'uomo davanti a lei, ma questa volta non sputò. Greg sembrava terrorizzato. Phil invece non aveva neanche gli occhi aperti e continuava a piangere silenziosamente la morte di Janet. Credo che a lui non interessasse più vivere o morire, ormai. E non mi sentivo di biasimarlo.
Io mi sentivo, non saprei come dire, vuoto. Stordito.
“Un minuto.” Annunciò Ralph.
Qualcuno bussò alla porta.
Ralph perse la pazienza, per la prima volta.
“Ma insomma, dannazione! Che c'è? Eravamo stati molto chiari! Manca poch-”
Ralph fu interrotto dal suono di tre spari.
BANG! BANG! BANG!
Rimbombarono mostruosamente nella stanza, una cosa assordante.
Uno a uno, gli uomini incappucciati che puntavano le lame alla gola degli altri caddero a terra, morti. Tutti ci voltammo a guardare verso la porta. Lì, con lo zigomo gonfio e i capelli arruffati, c'era Mark. Indossava la tunica di uno dei Fratelli, ma si era tolto il cappuccio. In mano, teneva un revolver.
Ricordai una cosa che ci aveva detto Greg, ormai anni prima: “Oh, sì, Mark è meglio di Billy the Kid. Quattro volte vincitore di tiro al piattello. Un giorno dovete vederlo in azione, è uno spettacolo.”
Il giorno era arrivato.
“Ma- Ma che diavolo....?” Ralph non riusciva a credere ai suoi occhi, a quanto pare. “Come hai fatto a trovarci?”
Mark fece un passo verso di lui. Nel farlo, notò il corpo di Janet. Vidi qualcosa rompersi dentro di lui, quasi ne sentii il suono.
Mark guardò di nuovo verso Ralph. Aveva un'espressione che non gli avevo mai visto prima. Che non avevo mai visto in vita mia, onestamente.
Puro furore.
“Questo revolver tiene sei colpi.” Disse Mark.
Ralph guardò il suo orologio. Sentivo la lama del suo coltello che mi sfiorava il pomo di Adamo.
“No, tu non capisci! Mancano solo venti sec-”
BANG!
Un colpo di pistola spappolò la mano di Ralph, che si mise subito a urlare dal dolore. Il suo sangue mi schizzò il viso.
“Uno.” Disse Mark, avvicinandosi a lui.
Ralph implorava pietà, ma in quella stanza non importava a nessuno.
BANG!
Un altro colpo di pistola gli portò via le palle.
“Due.”
Ormai Ralph era svenuto per il dolore e lo shock, ma questo fece solo arrabbiare di più Mark.
“No! Resta sveglio! Devi vedere! Devi vedere anche tu la morte in faccia! Come lei!"
Un altro colpo di pistola, e la testa di Ralph si aprì come un cocomero. Riflettei che non avevamo mai visto la sua faccia. Pazienza.
“Tre.” Disse Mark, con l'aria disgustata. Non so se da Ralph o da quello che aveva appena fatto, forse entrambe le cose.
Prese fiato, chiudendo gli occhi. Quando li riaprì, l'espressione omicida (e allarmante) che aveva mentre uccideva Ralph era sparita. Almeno in parte.
Nessuno di noi sapeva cosa dire.
“Ora... Ora vi libero, ragazzi. Spero che avesse le chiavi in ta-”
Le pareti iniziarono a vibrare, mentre un suono assordante ci riempì le orecchie. Era dieci volte peggio di quando lo avevamo sentito la prima volta, e questa volta la maggior parte di noi non poteva neanche coprirsi le orecchie.
Guardai l'orologio da taschino di Ralph, che era caduto ai miei piedi.
Era mezzogiorno.

Camminavamo velocemente. Come Mark, ci eravamo messi le tuniche dei morti. Speravamo che la poca luce delle torce non bastasse a mostrare le macchie di sangue, se un altro di quegli stronzi incappucciati ci avesse visti. Per fortuna le tuniche erano già rosse, quantomeno.
Io e Greg non fummo sorpresi, quando scoprimmo che uno dei fanatici morti era l'anziano del negozio di alimentari. Gli diedi un calcio, dopo avergli preso la tunica.
Il suono terribile continuava a ripetersi, ad intervalli sempre più brevi. Era come un respiro, o una serie di sbadigli. La Bestia, a quanto pare, esisteva davvero. E si stava svegliando.
“Ma non capisco, il rituale non è stato completato, no?” Mi chiese Mark, mentre ci guidava fuori da quel posto maledetto.
“E invece sì...” Dissi io. “Sono morte quattro persone, più... Più Janet. Hanno avuto quello che volevano, alla fine.”
Mark si girò a guardarmi.
“Non ci avevo pensato... Non era mia intenz-”
“Amore, avremmo fatto tutti la stessa cosa, al tuo posto. Anche se probabilmente non saremmo stati efficienti quanto te. Ma ora portaci fuori di qui, OK?” Gli disse Greg. La voce gli tremava.
“OK...”
Sandy mi stringeva fortissimo la mano, e io stringevo fortissimo la sua.
Phil chiudeva la fila. Non aveva più parlato, da quando avevamo lasciato la stanza in cui ci avevano imprigionati. E dove era rimasto il corpo di Janet.
“Non possiamo lasciarla qui.... Non possiamo lasciarla qui...”
Era tutto quello che riusciva a ripetere, quando Mark lo aveva liberato. E chi poteva dargli torto?
Ma il tempo stringeva, e Janet purtroppo non poteva seguirci. Così avevo preso Phil per le spalle e gli avevo fatto una promessa che speravo di poter mantenere.
“Phil, ti prometto che torneremo per lei. La porteremo via da questo posto orribile e la riporteremo a casa. Ma ora dobbiamo andarcene, lo capisci? Janet... Janet avrebbe voluto che tu uscissi da qui.”
E così eravamo usciti da lì. Nessuno tranne Phil aveva avuto il coraggio di guardare il corpo di Janet, mentre imboccavamo la porta.
“Quanto ci vuole per arrivare in superficie?” Chiesi ora a Mark, durante uno degli intervalli di silenzio.
“Una decina di minuti, siamo a metà strada. Siamo abbastanza in profondità. Questo posto è incredibile.”
“Mark, ma come cazzo hai fatto a cavartela? E a trovarci?”
Ora Mark ci guidò su per una rampa di scale. Tutto era scolpito nella pietra, come un orribile segreto custodito dalle profondità della terra.
“Fortuna. Solo fortuna.” Ci disse Mark, mentre cominciava a venirgli il fiatone. “Il tizio che ha cercato di stordire me doveva essere molto fuori forma, o poco convinto, perché la sua presa era davvero debole. Gli ho dato una gomitata e ho iniziato a correre. Per chiamare aiuto, lo giuro. Non vi avrei lasciato-”
“Mark, dopo tutto quello che hai fatto per noi non devi certo dircelo. Sappiamo che non ci avresti abbandonato. Poi cos'è successo?” Dissi io, stringendogli brevemente la spalla.
“OK. Beh, sono arrivato al paese. La mia intenzione era di trovare la polizia, o comunque qualcuno che potesse aiutarmi. Ovviamente non c'era nessuno in giro, era troppo presto. Così sono corso fino alla piazzetta del paese, quella davanti alla chiesa. Speravo di trovare la polizia, o un municipio. Qualcosa. Correvo a rotta di collo, quando ho visto una macchina della polizia e tre persone che parlavano poco lontano. Ho creduto di svenire per il sollievo. Stavo per mettermi a urlare, quando ho visto che una di loro indossava la tunica. La stessa dei tizi che ci avevano aggrediti. E i due poliziotti parlavano con lui. Anzi, peggio, stavano ridendo insieme a lui. Per fortuna non mi hanno visto, però. Così mi sono nascosto dietro a degli alberi. Ho aspettato che i poliziotti se ne andassero, ho seguito lo stronzo con la tunica fino all'entrata di questo posto e l'ho stordito. Se avessi saputo cosa avevano fatto a Janet, avrei ucciso anche lui... Poi mi sono messo a cercarvi. Il resto... Il resto lo sapete.”
“E la pistola?” Chiesi io, colmo di ammirazione per il coraggio e l'abilità di Mark.
“Ce l'aveva il tizio con la tunica. Credo fosse un poliziotto anche lui...”
“Porca puttana...” Disse Sandy. “Dobbiamo andarcene subito di qui. E portare qui la polizia dalla città. O anche l'esercito.”
Annuii, ma dentro di me pensavo a quei suoni terribili. Se La Bestia esisteva davvero e si stava svegliando, aveva senso ormai pensare a polizia ed esercito? Il nostro mondo stava per finire?
Ma non dissi nulla, e continuai solo a camminare verso l'uscita. Una cosa per volta.
Arrivammo ad una porta di legno e ferro battuto, dall'aria antica ed usurata.
“Ecco, proprio qui.” Disse Mark. “Siamo arrivati.”
Aprì la porta, ma non venimmo investiti dalla luce del sole come mi ero immaginato. Il cielo era nero. Lampi silenziosi esplodevano dentro grosse nuvole innaturali e statiche.
Uscire da lì fu comunque un sollievo, però. Uno a uno uscimmo, poi chiudemmo la porta e continuammo a correre per altri cento metri. Infine cademmo, stravolti, sull'erba del bosco. Togliersi le tuniche fu un sollievo altrettanto grande, sia per ciò che rappresentavano sia perché puzzavano di sangue e sudore. Non volevo vederle mai più in vita mia.
“E ora che si fa?” Chiese Greg, dopo qualche minuto in cui tutti avevamo ripreso fiato. “Andiamo alle macchine?”
Annuii.
“Che altro possiamo fare?”
“E... E quella cosa?” Ci chiese Sandy.
Mi resi conto che non sentivamo più quei suoni da una decina di minuti. La cosa, invece di tranquillizzarmi, mi diede i brividi. Era tutto troppo immobile, nell'aria.
“Poco che possiamo fare.” Disse Mark. “Meglio andarcene e sperare che quella cosa, qualunque cosa sia, possa essere uccisa. Magari basterà un missile in mezzo-”
Improvvisamente una figura uscì dai cespugli e si avventò su di Mark. Era un cinquantenne pelato e con una notevole pancia. Indossava solo mutande e canottiera, e non ci fu difficile capire che era il Fratello a cui Mark aveva rubato la tunica.
“Sporchi miscredenti! Vi ammazzo!” Urlava il fanatico, mentre le sue mani stringevano la gola di Mark. “Vi ammazzo!”
La pistola di Mark cadde per terra. Sarebbe stata comunque inutile, ormai era scarica.
Prima che io o uno degli altri due presenti potessimo anche solo renderci conto di che cosa stesse accadendo, Sandy si alzò in piedi. La vidi raccogliere un grosso sasso dal terreno.
Il suono del sasso che colpiva il cranio del fanatico fu assordante, disgustosamente molliccio e assolutamente soddisfacente. Il bastardo cadde a terra, urlando per il dolore, e lasciò andare Mark.
Ma Sandy non aveva finito. Lo colpi un altra volta. E un'altra. E un'altra.
“Fanculo La Bestia! Fanculo i tuoi amici! E! Fanculo! Tu!”
Quando ebbe finito, ormai non era rimasto più nulla della testa del cinquantenne calvo. Solo una pozza rossa e frammenti di osso. Sandy buttò il sasso nei cespugli e gli diede le spalle.
“Fanculo... Fanculo..” La sentii dire, mentre si avviava verso il paese.
Guardai gli altri (Mark si massaggiava ancora la gola), poi ci sbrigammo a seguirla.
Con un po' di titubanza, presi la mano di Sandy, temendo che potesse respingermi. Invece me la strinse forte e mi guardò.
“Non parleremo MAI di quello che ho appena fatto.” Non era una richiesta.
“A me va benissimo.” Le risposi, dandole un bacio sulla fronte.

Eravamo quasi arrivati alle macchine, quando ci circondarono. Una quarantina di persone, tutte vestite con le tuniche rosse e nere dei Fratelli. Gli altri abitanti del paese.
Impugnavano pistole, falci e coltelli.
Uno di loro venne avanti. Teneva un telefonino all'orecchio.
“Sì. Sì, li abbiamo presi. Venite alla chiesa. Saranno puniti come meritano.”
Mise via il telefono e ci guardò.
“Devo dire che è ammirevole la vostra tenacia. E immagino che dovremmo ringraziarvi. Avete risvegliato voi La Bestia, dopotutto.”
“Lasciateci andare, ormai avete avuto quello che volete!” Disse Mark.
L'uomo incappucciato rise, di gusto.
“Non essere ridicolo, ragazzo. Ammiro il vostro spirito, davvero. Ma dovete essere puniti per ciò che avete fatto ai nostri Fratelli, profezia o meno. Inoltre, la profezia richiede un ultimo tributo in sangue. E credo proprio che stavolta tocchi a voi.”
La folla iniziò a spingerci verso la collina dove sorgeva la chiesa del paese.
Si udì un'altra volta quel suono agghiacciante, ma questa volta durò poco. Poi si ripetette ancora. E ancora. Sempre più frequente.
“La Bestia sta per svegliarsi.” Ci disse l'uomo incappucciato. “L'epicentro sembra essere sotto la chiesa. Andiamo, dopo di voi.”
E così ci incamminammo tutti.

Guardai il mio orologio. Era l'una e un quarto quando arrivammo di fronte alla chiesa. Il suono ormai non si udiva più, ma c'era un'inquietante vibrazione di sottofondo. Mi accorsi presto che la terra tremava. Tutto tremava.
“In ginocchio.” Ci disse l'uomo incappucciato che guidava la folla. “Avanti.”
Ci inginocchiammo.
“Tu chi sei?”Gli chiesi.
“Il mio nome è Lang. Jeffrey Lang. Sono il sindaco di Avery, e il Gran Sacerdote di questa delegazione.”
“E allora Ralph chi era?”
“Il Maestro dei Cerimonie. E il mio braccio destro.”
Gli sorrisi amaramente, annuendo.
“Wow. Quindi sei tu il vero pezzo grosso.”
“Esatto.” Sentii una traccia di irritazione, nella sua voce.
“Insomma, è arrivato il momento, eh? Sta per risvegliarsi.”
Lang annuì, ma non disse nulla. Lo vidi armeggiare con un medaglione, aveva l'aria antica.
Gli cadde per terra. Mi resi conto che le mani gli tremavano vistosamente, mentre lo raccoglieva. Mi venne da ridere.
“Signor Lang?”
“Cosa?” La voce gli tremava. Di irritazione, sì, ma sentivo anche paura. Neanche poca.
“Mi sembra nervoso.”
Lang non rispose.
“Mi chiedo se non sia dovuto alla paura.”
“Che cosa vai dicendo, idiota? Aspettiamo questo momento da secoli e secoli!”
Risi forte.
“Sarà, ma a me sembra che abbiate tutti una scopa in culo. Possibile che abbiate paura della vostra amata Bestia?”
“Silenzio!”
Risi di nuovo, e questa volta si unirono a me anche Sandy e gli altri.
“Cos'è, iniziate a chiedervi se La Bestia farà davvero distinzioni tra un umano che indossa i jeans e un umano con una cazzo di tunica rossa?”
Lang mi diede un pugno.
“Silenzio! Non tollererò questa mancanza di rispetto!”
Risi forte, e anche gli altri.
“Oh, Lang. Sei adorabile.”
Mi colpì di nuovo.
“Infedele! Egli sta per sorgere! L'Oscuro! Il Divoratore di Mondi! La Bestia! La... La Bestia di Kap'thon! E quando sorgerà getterà la terra in un'oscurità eterna! Tutti voi perirete! Solo noi, che l'abbiamo servito lealmente, saremo risparmiati! Così e scritto!”
Sorrisi di nuovo, mentre mi scorreva sangue dal naso. Ormai non speravo più che ce la saremmo cavata, quindi far perdere le staffe a quel fanatico non mi faceva né caldo né freddo. Anzi, mi dava un po' di soddisfazione, quantomeno.
“Beh, signor Lang. Immagino che lo scopriremo subito. Guardi.” Feci cenno verso la chiesa.
Lang si voltò a guardare. L'intera folla trattenne il fiato.
La chiesa stava crollando, mentre qualcosa di gigantesco iniziava ad uscire dal suolo sottostante.
La Bestia era finalmente arrivata.

Descrivere la Bestia non le renderebbe giustizia, come non renderebbe giustizia all'immenso, ottenebrante terrore che sentivamo dentro di noi. Era enorme, alta decine e decine di metri. Era come pura tenebra che si muove e respira, un frammento di spazio che era sceso sulla terra. Immenso, vuoto e freddo. Incredibilmente freddo.
Enormi, gelidi occhi gialli ci studiavano. Il cielo sopra ad Avery era plumbeo, attraversato da enormi fulmini rossi che illuminavano i nostri volti ma non sembravano riflettersi sulla pelle della Bestia.
Tutti i fedeli si erano inginocchiati, tranne Lang.
“Ryuk'lemhy, bastav'lye!” Declamò il sindaco, rivolgendosi all'enorme creatura che si stagliava davanti a noi. Teneva alto il medaglione che gli avevo visto raccogliere pochi minuti prima. “Hyuk'nada, bast'rajik!”
La folla intorno a noi lo imitò, ripetendo le sue parole.
“Oh, grande Bestia!” Urlò Lang. “Ti offriamo questo modesto sacrificio per festeggiare il tuo ritorno! Saziati delle loro carni, prima di gettare la terra nell'oscurità eterna! Noi, i tuoi fedeli servitori di Kap'thon, ti diamo il benvenuto in questo piccolo, patetico mondo!”
La bestia abbassò la sua mostruosa testa e studiò Lang. Poi, sentimmo tutti una voce gelida e aliena. Ma non stava davvero parlando, la voce era nelle nostre teste. Come un legame telepatico. Qualcosa che non necessitava di una lingua comune, ma comunicava direttamente ai nostri cervelli i pensieri della Bestia.
“Chi siete, voi?” Chiese la creatura.
Lang sembrò momentaneamente sorpreso, ma non si perse d'animo.
“Siamo i tuoi fedeli servitori, o Bestia! Gli eredi di Kap'thon!”
La Bestia inclinò la testa, in un'espressione che era chiaramente confusa.
“Servitori?”
Lang ora sembrava visibilmente preoccupato, la voce gli tremava.
“M-ma certo, o Bestia! I tuoi fedeli servitori! Abbiamo eseguito il sacrificio per farti emergere dal sonno profondo in cui ti trovavi! E' merito nostro se ora tu cammini di nuo-”
Un enorme piede schiacciò Lang. Urlammo tutti, colti di sorpresa.
”Idiota.” Disse la Bestia. “Non desideravo essere svegliato. Avevo appena preso sonno.”
La Bestia si voltò a guardare gli altri Fratelli.
“E voi, con quelle ridicole vesti, sareste i miei servitori? Cosa siete, una sorta di setta? Di ordine religioso?”
Per un momento ci fu silenzio, poi uno dei Fratelli si alzò coraggiosamente in piedi.
“Sì, mio signore! Siamo qui solo per servirti e venerarti! Sono secoli che ti aspettiamo! Abbiamo memorizzato il Sacro Tomo e aspettato secoli interi!”
“Tomo?” Ora la voce della Bestia mi sembrava decisamente indispettita. “Quale tomo?”
“Q-questo, mio signore!” Un altro Fratello incappucciato sollevò un antico libro di pelle nera. Registrai distrattamente che era lo stesso che stava leggendo il proprietario del negozio di alimentari. “Il Sacro Tomo! Ci ha istruito e detto cosa fare! Abbiamo ucciso la ragazza e gli altri per risvegliarti! Ora puoi sedere sul trono e ricoprire la terra nell'oscu-”
La Bestia schiacciò la folla con il palmo della sua enorme mano nera. Alcuni scapparono, ma la bestia li schiacciò uno a uno con il pollice, come pulci.
“Maledetti. Stupidi. Umani!” La sentimmo sbraitare, mentre schiacciava i fedeli. “Gli avevo detto di farsi gli affari loro e lasciarmi dormire, ma no! Loro prendono il mio pisolino e ci imbastiscono. Sopra. Una cazzo. Di religione!”
Pronunciò le ultime parole con furia, mentre schiacciava altri due Fratelli. Ormai ne rimaneva solo uno, che urlava disperato.
“No, ti prego, mio signore! Pietà! Pietà! Abbi-”
La Bestia lo schiacciò con il pollice.
“Trono. Trono! Ma quale trono?” Ora il suo tono era indignato. “Un Antico che rende la terra il suo regno? Sarei lo zimbello di tutti! Stupidi umani, uno non può distrarsi un sec-”
La Bestia si interruppe. Si era accorta che c'eravamo ancora noi. Sentii Sandy imprecare sotto voce. Greg e Mark erano pietrificati. Phil piangeva in silenzio. Io sentivo la pelle che mi formicolava, mentre il mio corpo veniva attraversato da ondate di terrore così puro che non so come facesse il mio cuore a sopportarle.
“Voi chi siete?” Chiese La Bestia. “Altri fanatici?”
Gli altri mi guardarono. Io deglutii e mi feci coraggio.
“N-no, non siamo parte dei Fratelli. Siamo solo gente di passaggio. Non c'entriamo niente con tutto questo.”
La Bestia mi studiò per un momento. Poi emise un sospiro di sollievo. Questa volta non fu telepatico, ma fu anzi una poderosa ondata di vento che ci fece cadere tutti a terra.
“Meno male. Non sopporto i fanatici.”
Enormi ali di tenebra si aprirono dietro alla schiena della Bestia.
“Io me ne torno a casa. E' l'ultima volta che dormo su un altro pianeta. Ogni volta la stessa storia!”
La Bestia si diede una spinta che fece tremare la terra e prese il volo, lasciando profondi solchi nel terreno. Bucò le nuvole nere sopra di noi e sparì, dirigendosi verso lo spazio.
I fulmini rossi erano spariti. Pian piano, anche le nuvole nere si diradarono, e tornò il sole. Gli uccelli tornarono a cantare. Era come se non fosse successo nulla.
Non so quanto restammo immobili a guardare il cielo, forse un'ora intera, ma alla fine ci alzammo tutti in piedi, dirigendoci verso le macchine e cercando di ignorare i resti spappolati dei Fratelli. Nessuno di noi sapeva cosa dire. Volevamo solo andare in città, chiamare la polizia (non sapendo esattamente cosa avremmo detto) e riportare il corpo di Janet a casa.

Mentre guidavo, pensavo ai Fratelli, e a quello che avevano fatto per la loro stupida causa.
Nonostante tutto, nonostante tutte le cose oscure e terrificanti che ci riserva l'universo, il vero orrore sono gli uomini. E quello che riescono a fare nel nome di ciò in cui credono, o in cui vogliono credere.

FINE




















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