CAPITOLO
4
UN AGO IN UN PAGLIAIO
“Sempre accogliente.” Disse
Selina, scendendo dalla moto e ammirando la caverna.
Batman scese
a sua volta, senza risponderle, e si diresse immediatamente verso il
computer, facendole cenno di seguirlo.
Nonostante il tono fosse
stato decisamente ironico, in realtà Selina trovava davvero
rassicurante la caverna. Beh, quantomeno in parte. Era in effetti
molto simile alla mente del suo proprietario: piena di angoli bui,
piena di sorprese, ma anche piena di soluzioni e risorse. Faceva
sentire al sicuro, in effetti.
Come Batman, però, la caverna le
piaceva di più a piccole dosi.
“Ho bisogno di sapere dove si
trova Pierce, Selina.” Disse Batman, sedendosi sull'enorme poltrona
posta davanti agli schermi.
“Rispetta i patti, ragazzone.”
Disse Selina, affiancando il detective. “Prima, voglio sapere come
lo troverai. E sarebbe carino anche avere una sedia, magari.”
Prima
che Batman potesse risponderle, ci fu un educato colpo di tosse alle
loro spalle. Entrambi si voltarono, vagamente sorpresi. Comparve
Alfred Pennyworth, trasportando una comoda sedia da ufficio in pelle,
dotata di rotelle.
“Ecco a lei, miss Kyle. E' un piace
rivederla.”
Catwoman gli sorrise.
“Ciao, Alfred. Sei sempre molto
affascinante. E più efficiente che mai, vedo.”
“E' il mio
lavoro, signorina.” Disse Alfred.
“Secondo me, il capo
dovrebbe darti un aumento.” Disse Selina, portando la sedia accanto
a quella di Bruce e sedendosi comodamente, con le gambe
accavallate.
“Non ne vedrei il vantaggio, signorina.” Disse
Alfred, allontanandosi nuovamente. “Non vedo come potrei spenderli,
stando sempre qui sotto.”
Batman si voltò lentamente, con
l'espressione irritata. Selina rise piano, coprendosi la bocca e
osservando l'interazione tra i due vecchi amici.
“Porto subito
del tè.” Disse il maggiordomo, entrando nell'ascensore che portava
alla villa.
“Grazie, Alfred.” Disse Batman, voltandosi
nuovamente verso il computer.
Le porte dell'ascensore erano rapide
e silenziose, ma Selina avrebbe giurato che l'uomo anziano le aveva
fatto l'occhiolino, prima che si richiudessero.
Selina stava
finendo il suo tè, e osservando il volto rigido di Batman con i suoi
grandi occhi chiari.
Il cavaliere oscuro guardava uno dei numerosi
schermi posti davanti a lui, sul quale era visibile una mappa di
Gotham. Ai lati dello schermo scorrevano fila e fila di nomi,
coordinate e valori numerici che Selina non riconosceva.
“Molto
buono, grazie.” Disse Selina, porgendo educatamente a Alfred la
tazza vuota.
“Si figuri.” Alfred prese la tazza e la posò su
un vassoio argentato. “Suppongo che padron Bruce non le abbia
ancora rivelato come intende trovare il signor Pierce, vero?”
“In
effetti no. Ma sono sicura che lo farà da un momento all'altro, vero
Bruce?”
Batman si girò a guardarla. Aveva l'aria irritata, ma
Selina ormai credeva che fosse la sua espressione di default. Sotto
sotto, era convinta che il suo stuzzicare piacesse a lui quanto
piaceva a lei.
Dopo qualche istante in cui i due si osservarono
attentamente, Batman iniziò a parlare.
“Ti sono riconoscente
per il tuo aiuto, Selina. Mi hai aiutato a prendere Ragdoll, questo
lo apprezzo. E il tuo aiuto potrebbe rendere molto più rapida la
cattura di Pierce. Ma quello che ti dirò ora deve rimanere
assolutamente tra di noi, ci siamo capiti?”
“Non ne parleremo
neanche con Gordon?”
“Jim non sa e non vuole sapere. Si fida
di me. E ora io mi sto fidando di te. Ma devi promettermi che non ne
parlerai a nessuno. Questo segreto mi dà un vantaggio strategico con
un potenziale enorme, e nessuno dei miei nemici deve venirne a
conoscenza. Neanche per sbaglio. ”
Selina capì che la questione
era seria. Qualunque fosse il metodo che Batman intendeva usare, era
qualcosa di grosso. Tradire il suo segreto non sarebbe stata solo una
carognata: avrebbe potuto voler dire la fine della loro alleanza. E
forse di qualcosa di più.
“Te lo prometto, Bruce. Rimarrà tra
noi.”
Batman studiò il suo viso per quasi venti secondi, poi
infine annuì.
“D'accordo.” Batman premette un comando sulla
tastiera.
Su uno degli schermi lampeggiò la scritta PROTOCOLLO
ARGO, in rosso. Selina sentì un suono alle sue spalle e si girò.
Dai meandri della caverna, stava arrivando qualcosa. Il rumore faceva
pensare a uno sciame di api, ma non era particolarmente forte.
Probabilmente un orecchio meno allenato del suo nemmeno l'avrebbe
sentito.
“Ma cosa-”
Poi, li vide affiorare dal buio. Droni,
uno stormo di droni silenziosi. Ne contò venticinque. Erano grandi
più o meno quanto uno skateboard e avevano la forma stilizzata di un
pipistrello. Avevano un'elica su ogni ala e galleggiavano a
mezz'aria, straordinariamente silenziosi e discreti.
“Accidenti...”
Disse Selina, impressionata.
“Ecco come troveremo Pierce,
Selina.” Disse Batman. “La foto di Pierce è nella memoria del
batcomputer.”
Batman indicò un degli schermi, dal quale ora
Pierce sorrideva sgradevolmente.
“Al quale tutti i droni sono
collegati. I droni andranno in giro per i cieli della città, alla
ricerca dei suo tratti fisionomici. Spiando anche nelle finestre
degli edifici, se necessario. Quando lo riconosceranno, ce lo
comunicheranno. E noi andremo a prenderlo.”
Selina era
perplessa. Non sembrava il genere di cosa che piaceva a Batman.
Nonostante i suoi modi estremi e fondamentalmente fuorilegge, spiare
centinaia o migliaia di cittadini non era da lui.
“Mi stupisci,
Bruce. Spiare i tuoi amati cittadini, anche se per trovare un
criminale, non è un po' eccessivo? Anche per te?”
Batman scosse
la testa, ma fu Alfred a risponderle.
“Noi non vedremo nulla di
ciò che i droni osserveranno, miss Kyle. Se non Pierce in persona.
Il contatto con il computer si attiva solo nel momento in cui
riconoscono il suo viso. Altrimenti, la registrazione non viene
attivata. La privacy di Gotham è al sicuro.”
Selina sorrise.
“Bella idea. Rispettosa.”
“E' un design di Lucius.”
Disse Batman. “Ha fatto un ottimo lavoro.”
“E io ti servo
per restringere il campo delle ricerche, vero? Ispezionare un quinto
della città è fattibile, ma altrimenti sarebbe quasi
impossibile.”
Batman annuì.
“Non sarebbe impossibile
trovare Pierce ispezionando l'intera città, ma sarebbe come cercare
un ago in un pagliaio. Potrebbero volerci mesi, specie se rimane
nascosto al chiuso. E anche con un quinto della città, non sarebbe
facile. Se tu sai in che zona si trova, se puoi restringere la
ricerca a un paio di quartieri, i droni ci metteranno molto di meno.
Forse anche solo delle ore.”
Batman si tolse la maschera e la
appoggiò accanto alla tastiera. Selina vide che aveva grosse
occhiaie e delle rughe intorno agli occhi che non gli aveva mai
visto. Sospettava che gli fossero venute solo nell'ultima
settimana.
“Ora sai qual è il mio metodo.” Disse Bruce.
“Dimmi dove si trova quel bastardo e facciamola finita.”
Lei
gli sorrise. Bruce non imprecava spesso, e le faceva sempre un certo
effetto.
“Con piacere.” Disse la ladra, alzandosi in piedi e
dirigendosi verso la mappa. Toccò delicatamente lo schermo con un
dito, indicando la zona del West Village.
“Qui. Manda i tuoi
amichetti volanti qui.”
Batman osservò lo schermo. Il West
Village era composto da circa sedici isolati. Con un po' di fortuna,
sarebbero potuti andarlo a prendere entro la giornata. E forse,
finalmente, avrebbero trovato anche la mente dietro a tutte quelle
morti.
“Grazie, Selina.”
Bruce digitò sulla tastiera. La
mappa fece zoom sulla sezione del West Village. Poi, Selina vide che
una lucina rossa si era accesa su ogni drone. All'unisono, i congegni
volanti partirono, tornando nel buio della caverna e, evidentemente,
raggiungendo una qualche uscita nascosta.
“Ora, aspettiamo.”
Disse Bruce, sedendosi a guardare gli schermi.
“Toglimi una
curiosità.” Disse Selina, sedendosi anche lei e togliendosi il
cappuccio e gli occhialetti. “Quanto costano, quei
giocattolini?”
Bruce non le rispose. Selina si voltò verso
Alfred, che stava portando via il vassoio con il tè, per tornare di
sopra. Il maggiordomo sollevò un sopracciglio.
“Se non erro, il
progetto è costato circa il doppio dell'ultima batmobile. Mille
dollari più, mille dollari meno.”
Selina non sapeva cosa
rispondere, quindi non disse niente.
Alfred tornò di sopra,
lasciando i due alleati in silenzio, a osservare gli schermi del
computer.
“Beh, tutto questo è molto divertente.” Disse
Selina un'ora dopo, alzandosi in piedi e stiracchiandosi la schiena.
“Ma credo che mi farò un giro per la tua bella caverna, mentre
aspettiamo.”
Bruce fissava ancora lo schermo, in attesa di una
notifica. Selina aveva cercato di iniziare una conversazione, ma lui
aveva attenzione solo per la ricerca dei droni e aveva risposto a
monosillabi per tutto il tempo. Ora la guardò, con sguardo
serio.
“Preferirei che tu rimanessi qui, Selina.”
“Hai
paura che rubi qualcosa?” Disse lei, con un sorriso malizioso.
“Ho
i migliori sistemi di allarme della città.”
“E' una
sfida?”
Si fissarono per un lungo momento, poi Bruce attivò il
comunicatore.
“Alfred? Potresti far fare un tour della caverna a
Selina?”
“Arrivo subito, sir.”
“Grazie.”
Selina
gli sorrise.
“Se hai i migliori sistemi di allarme della città,
perché chiamare Alfred?”
“Alfred è il mio miglior sistema di
allarme.”
“Ah, touché.”
L'ascensore era già arrivato al
piano. Alfred venne incontro a Selina.
“Prego, miss Kyle.” Le
disse, con un gesto cortese del braccio.
“Grazie.” Disse la
ladra. “A dopo, Bruce. Divertiti a fissare lo schermo.”
Bruce
non le rispose, ma Selina avrebbe giurato che un sorriso quasi
impercettibile gli aveva attraversato le labbra. Solo per un
secondo.
Sebbene la stesse scortando per la caverna, Alfred
non diede spiegazioni delle cose che conteneva, lasciando che Selina
si facesse le sue idee e guardasse tutto con i propri tempi. Lei
gliene fu grata.
Era un luogo decisamente straordinario. Non era
la prima volta che ci veniva, ovviamente, ma una sguardo così
approfondito era inusuale per lei. Inoltre, Batman aggiungeva roba
nuova di continuo.
Per prima cosa, Selina guardò i trofei legati
ai nemici del cavaliere oscuro: la carta da gioco del Joker, il
cappuccio rosso da lui indossato la notte in cui era precipitato
nell'acido, il penny gigante di Due Facce, una delle marionette del
Ventriloquo, un ombrello del Pinguino, un cappello del Cappellaio
Matto, una maschera bianca di ceramica appartenente alla Corte dei
Gufi, una spada di Deathstroke e tante altre cose. Quanti nemici che
si era fatto, negli anni. Sorridendo, Selina riconobbe anche un paio
di occhialetti che erano appartenuti a lei, con le lenti rosse ormai
crepate e inutili.
Poi, la ladra si diresse verso la parte della
caverna che conteneva i veicoli. Come sempre, l'enorme mole le fece
provare un misto di ammirazione e ilarità. C'erano fila e fila di
macchine, moto e, al centro di una gigantesca piattaforma, anche un
aereo. Intorno a questi, c'erano vari tavoli ricoperti di attrezzi,
componenti e teli.
Da qui, Selina si diresse verso l'armeria.
Ammirò le rastrelliere piene di batarang, bombe fumogene, arpioni e
dispositivi elettronici. C'erano anche delle armi bianche classiche,
come spade e asce.
Osservate quelle, andrò verso l'angolo che
ospitava i costumi e le armature. Ce n'erano decine. Negli anni,
Batman aveva cambiato molti costumi, cercando di trovare design
sempre più pratici ed efficaci. Con un sorriso, Selina riconobbe il
costume indossato da Bruce la prima volta che loro due si erano
incontrati. Era ormai in pessime condizioni, logoro e scolorito. E
quei calzoncini neri! Quasi se n'era dimenticata! Un po' le mancavano
(Bruce era probabilmente l'unico uomo al mondo al quale stessero
bene), ma capiva perché se ne fosse liberato.
Alcuni costumi non
se li ricordava neanche, ma uno in particolare colpì la sua
attenzione: il simbolo sul petto era diverso da quello attuale, più
aggressivo. Le nocche bronzee dei guanti erano pesanti e usurate. E
l'intero costume era ricoperto di graffi e fori da proiettile. Era
decisamente il più malconcio, tra i vari.
“Non mi ricordo
questo costume.” Disse Selina, guardando Alfred. “Quando l'ha
indossato?”
Alfred seguì il suo sguardo.
“Ah. Sì...”
Alfred si rabbuiò. “No, naturalmente lei non glielo avrà mai
visto addosso. Pochi glielo hanno visto. Questo è il costume che il
signorino Bruce si costruì dopo la morte del signorino Todd.”
Selina
inarcò le sopracciglia. Poi, guardò in alto, verso una piattaforma
che conosceva bene. La piattaforma era isolata dal resto della
caverna. Ci si arrivava con delle lunghe scale ripide, ma sapeva che
Batman vi si recava regolarmente. Sulla piattaforma, c'era una teca
contenente il costume di Jason Todd, il secondo Robin.
La ladra si
girò nuovamente verso Alfred.
“Vuoi dire il costume che
indossava quando ha rotto le ossa di Joker?”
Alfred annuì,
tristemente.
“Temevo che quella notte avrebbe fatto qualcosa di
cui si sarebbe pentito per sempre, glielo confesso. In quel periodo,
Bruce non vide nessuno. A malapena rivolse la parola a me. Non fece
altro che setacciare la città, alla ricerca di Joker. Spezzò molte
ossa, per trovarlo.”
“E alla fine lo ha preso.”
Alfred
annuì.
“Sì. Ma, per fortuna, non cedette alla rabbia. Non
troppo, almeno.”
“Dicono che Joker ci mise sei mesi, a
riprendersi.”
Alfred annuì nuovamente, questa volta con aria
palesemente soddisfatta.
“Esatto. E ho notato con piacere che
ora zoppica leggermente. Lo nasconde, ma credo proprio che camminare
gli faccia male. Bene. E' fortunato che il signorino Bruce sia così
forte di carattere, poteva ucciderlo in cento modi diversi.”
“Posso
chiederti una cosa, Alfred?”
“Mi dica, miss.”
“Tu
condividi la sua regola? Anche tu credi che sia sbagliato uccidere?
Persino uno come Joker?”
Alfred riflette' un momento.
“Credo
che il signorino Bruce abbia ragione: tutti, specie qualcuno con le
sue risorse e le sue abilità, devono evitare la tentazione di quel
abisso omicida. Se si fa un'eccezione, c'è l'enorme rischio che se
ne faccia un'altra. E un'altra. E un'altra. Uccidere diventerebbe
facile, una soluzione conveniente riservata a ogni problema, a ogni
criminale. Grande e piccolo. E' una risposta semplice al problema del
male nel mondo, e quelle raramente sono le risposte giuste. Un
giorno, Bruce si sveglierebbe e si renderebbe conto di essere
diventato ciò che ha sempre odiato: un prepotente armato. Qualcuno
che si arroga il diritto di decidere il destino degli altri, solo
perché può. Sarebbe uguale al bastardo che ha ucciso i suoi
genitori. E questo è per lui inaccettabile. E anche per me.”
Ci
furono un paio di minuti di silenzio, mentre i due guardavano i
costumi di Batman.
“Quindi, anche tu avresti risparmiato la vita
a Joker?” Chiese infine Selina.
Alfred ci pensò solo per un
istante, prima di rispondere.
“No. Io gli avrei sparato in
faccia. Due volte.”
Selina sgranò gli occhi, ma Alfred si era
già girato, dirigendosi verso un'altra zona della caverna.
Stavano
per tornare da Bruce, quando Selina notò un angolo un po' più
nascosto. Notò che Alfred era un po' a disagio, quando la vide
andare in quella direzione, ma il maggiordomo non disse nulla.
Su
quella parete, c'era appeso un quadro. Raffigurava una famiglia
felice. Padre, madre e figlio. Decisamente eleganti e facoltosi.
Selina studiò i lineamenti duri di Thomas Wayne, così simili a
quelli del figlio, e gli occhi intelligenti di Martha Wayne,
anch'essi molto simili a quelli di Bruce. Entrambi erano però molto
più di felici di quanto Selina avesse mai visto loro figlio. E il
bambino di dieci anni immortalato sulla tela era essenzialmente
un'altra persona. Quella pura e semplice gioia sul suo volto era
completamente aliena all'uomo taciturno che ora sedeva davanti al
computer, in determinata attesa di risposte. Il giovane Bruce Wayne
teneva in mano un pupazzo con le fattezze di un eroe mascherato
vestito di grigio, un personaggio televisivo di cui la ladra aveva
dimenticato il nome.
Abbassando lo sguardo, Selina notò delle
teche. La prima conteneva una pistola e dei bossoli. La seconda dei
biglietti del cinema. La terza, una collana di perle. In una teca
poco distante, c'era una lettera firmata dal padre di Bruce. Infine,
nell'anfratto più buio di quel lato della caverna, c'era un ultimo
contenitore di vetro, con al suo interno un medaglione d'oro. Il
medaglione era molto semplice e sobrio, con sopra un cuore. Selina si
chiese se fosse appartenuto anche quello a Martha Wayne, ma il suo
intuito le disse che era qualcosa di diverso.
La ladra si voltò e
vide lo sguardo triste di Alfred, che osservava quei cimeli con volto
solenne. Sorridendo, Selina gli toccò la spalla e i due tornarono da
Bruce.
“Ancora niente?” Gli chiese, sedendosi accanto a
lui.
Bruce scosse la testa.
“Niente. Potrebbero volerci
ancora molte ore. Pierce non è uno stupido. E' probabilmente
barricato da qualche parte, lontano dalle finestre.”
“E
intendi passare tutto il tempo qui davanti allo schermo?”
Bruce
si girò a guardarla.
“Cos'altro proponi?”
Selina aveva
qualche idea, ma conosceva troppo bene Bruce per dirgliele in quel
momento. Era totalmente in modalità “vigilante serio e
inarrestabile”, quindi totalmente incapace di prendere in
considerazione qualcosa di divertente o romantico. Anche più del
solito.
“Che ne dici di allenarci un po?” Gli propose invece.
“O tutta quell'attrezzatura è solo una scelta di
arredamento?”
Bruce studiò il suo viso, poi sorrise
brevemente.
“D'accordo. Armi o corpo a corpo?”
Selina gli
sorrise.
“Conosci già la risposta.”
Stavano
combattendo da circa un'ora, quando lo schermo del computer si
illuminò di rosso e si udì una voce elettronica echeggiare per la
caverna.
“RISCONTRO! RISCONTRO! RISCONTRO!”
Bruce e Selina
smisero immediatamente l'allenamento e corsero nella direzione degli
schermi. Uno dei droni aveva inviato un'immagine dalla zona del West
Village. C'era un uomo che fumava una sigaretta, affacciato da una
finestra. Aveva una grossa barba incolta ed era completamente
calvo.
“Ma non è lui!” Disse Selina, visibilmente delusa. “I
tuoi giocattoli hanno fatto cilecca!”
Bruce scosse la
testa.
“Guarda meglio.”
Il detective digitò sulla
tastiera. L'immagine si ingrandì, mostrando ciò che c'era alle
spalle dell'uomo barbuto, appena visibile sotto la sua ascella.
Pierce sedeva su una poltrona, leggendo un libro e bevendo un
bicchiere di vino.
“Che mi venisse...” Disse Selina,
sorridendo impressionata. “Lucius non fa le cose a caso,
eh?”
“Mai.” Confermò Bruce, raccogliendo la maschera e
indossandola. “Le coordinate sono state inviate alla batmobile.
Andiamo.”
Selina annuì e indossò il proprio cappuccio e gli
occhialetti.
“Sì. Facciamola finita.”
“Se mi è
permesso.” Disse Alfred, alle loro spalle. “Dovreste mangiare
qualcosa, prima di andare. Non credete?”
Il maggiordomo aveva un
vassoio, con sopra dei panini e del succo di frutta.
“Ma li
tiene nascosti per tutta la caverna?” Chiese Catwoman, divertita.
“O ha gli stessi poteri di Flash?”
“Non c'è tempo, Alfred.”
Disse Batman. “Dobbiamo-”
“Mangi, signore. Dia a Pierce la
soddisfazione di essere picchiato da un Batman in piena forma.”
Il
cavaliere oscuro fissò il proprio maggiordomo con aria impaziente,
ma la ladra stava già prendendo un panino e un bicchiere.
“Ha
ragione, ragazzone. Ci siamo allenati finora. Sarebbe una mossa
stupida andare lì senza qualcosa in corpo.”
Batman guardò
prima lei, poi Alfred. Infine, senza dire nulla, prese un panino.
Mangiò come se fosse un inutile e sgradevole spreco di tempo, da
togliersi il più in fretta possibile. Nonostante ciò, Alfred
sorrise soddisfatto.
In meno di cinque minuti, il vassoio fu
svuotato e i due eroi mascherati si diressero, correndo, verso la
batmobile.
“Buona fortuna.” Disse Alfred. “Siate
prudenti.”
Ma la macchina era già partita, rombando, e nessuno
dei due lo sentì.
Parcheggiarono in un vicolo buio e
proseguirono sui tetti, cercando di rimanere nelle ombre delle
antenne e dei comignoli.
A nessuno dei due piaceva muoversi di
giorno, ma non potevano evitarlo. Bisognava farla finita il prima
possibile, era andata avanti anche troppo a lungo.
Dopo un paio
di minuti di corsa sui cornicioni, arrivarono alla loro meta. Questa
volta non si trattava di un palazzo particolarmente alto, ma di un
vecchio magazzino in disuso.
“Sette uomini.” Disse Batman,
guardando il display sul proprio avambraccio, che mostrava una
mappatura infrarossi dell'interno.
“Come fai a aver quelle
immagini?” Chiese Catwoman.
Batman le indicò due punti nel
cielo, a circa sei metri dal tetto. C'erano due droni, puntati verso
l'edificio.
“Fico.” Rispose la ladra, guardando il display.
“Allora, come ci muoviamo?”
Batman riflette' un attimo.
“Sono
tutti accalcati nell'angolo nord-ovest dell'edificio. Insieme,
possiamo stenderli in pochi secondi. Io entrerò dalla finestra
dritta davanti a loro, attirando la loro attenzione. Passati un paio
di secondi, tu sfonderai il lucernario e gli atterrerai dritta sulla
testa. Metà degli scagnozzi a me, l'altra a te. D'accordo?”
Catwoman
annuì, soddisfatta del piano d'azione.
“Perfetto. Facciamogli
il culo.”
“Allora, qualche notizia dal nostro misterioso
amico?” Chiese Pierce, accendendosi un sigaro.
“Ancora niente,
capo.”
“Dannazione! Speriamo che non sappia di Buchinski e del
pipistrello! Non voglio perdere un cliente così grosso.”
“Sì,
capo.” Disse la guardia, con tono ebete.
Pierce trattenne a
stento la voglia di dargli una sberla. Odiava la puzza di chiuso in
quella topaia. Odiava doversi nascondere. E odiava quegli idioti che
lo circondavano. Erano i suoi uomini peggiori, ma erano anche gli
unici che gli fossero rimasti, per il momento. Gli unici che gli
avesse lasciato il pipistrello.
Quantomeno, aveva il suo asso
nella manica, lì. Se lo avesse avuto la notte prima, le cose
sarebbero andate ben diversamente.
Che Batman venisse pure. Questa
volta era pronto. Questa volta, gliel'avrebbe fatta pag-
La
finestra davanti a loro si infranse in mille pezzi. Il suono fu
tremendo, in quel magazzino enorme e vuoto.
“Cristo!” Urlò
Pierce, con voce nasale e terrorizzata.
Tre dei suoi uomini fecero
per puntare i loro fucili verso Batman, ma vennero disarmati
bruscamente da tre batarang. Prima che le altre tre guardie potessero
dare man forte, il lucernario sopra le loro teste fu sfondato a sua
volta e Catwoman atterrò in mezzo a loro, stordendone due con gli
stivali e abbattendo il terzo con un poderoso cazzotto sul
naso.
Batman planò verso i tre uomini disarmati e ne colpì uno
alla testa con un calcio. Atterrare gli altri due fu questione di un
attimo. Un braccio rotto e un setto nasale fratturato, e il magazzino
tornò silenzioso.
Pierce era rannicchiato a terra, sconvolto
dalla rapidità con cui era avvenuto il tutto. Aveva fatto giusto in
tempo ad estrarre il telecomando, mentre i due pazzi mascherati
annichilivano i suoi uomini.
Lo alzò sopra la testa, in modo tale
che potessero vederlo bene. Il telecomando aveva due pulsanti e una
manopola.
“Non fate una mossa! Non mi toccate!”
Batman e
Catwoman abbandonarono le loro posizioni difensive e raddrizzarono la
schiena, osservando il congegno tra le mani del trafficante.
“Che
cos'hai di bello, lì?” Chiese la ladra, sprezzante. “Una bomba?
Vuoi farci credere che sei pronto a morire, pur di
ucciderci?”
“Mettilo giù, Pierce.” Disse il detective, con
voce dura. “Arrenditi ora e non ti faremo del male. Ormai è
finita.”
Pierce prese una decisione. Nessuno gli dava ordini.
Nessuno.
“Crepate, bastardi.”
Poi, premette il primo
pulsante.
Non ci furono esplosioni. Non sembrò accadere
nulla. Poi, appena percettibile, si udì il rumore di qualcosa di
meccanico.
Batman e Catwoman si voltarono e videro che si stava
aprendo una botola al centro del magazzino. Una pedana stava uscendo
dal sottosuolo e su di essa c'era un uomo con una lunga barba e
capelli incolti. Era vestito di stracci, magro come un chiodo e
sembrava privo di sensi. Al collo aveva uno strano collare, dall'aria
estremamente resistente.
“Ma chi-” Disse Catwoman, prima di
essere interrotta dalle risate di Pierce.
“Oh, adesso sì che ci
divertiamo, dannati rompiscatole.” Disse il trafficante di armi. “E
tu! Tu, svegliati! Andiamo!”
Lentamente, l'uomo barbuto si alzò,
guardandosi intorno.
“Ma cosa succede? Io...” L'uomo vide
Batman. “Tu! Sei tu! Grazie a Dio! Ti prego, aiutami!”
Batman
sgranò gli occhi. Aveva finalmente riconosciuto l'uomo.
“Kirk?
Kirk Langstrom?”
Catwoman si voltò verso il cavaliere oscuro,
improvvisamente agitata.
“Langstrom? Vuoi dire-”
“Man-Bat.”
Confermò Batman.
“Oh, cavolo.”
Kirk Langstrom era
stato uno scienziato brillante, un uomo buono e mite, mosso da nobili
principi.
Nel tentativo di curare la sordità, aveva condotto
numerosi test sul DNA umano e quello dei pipistrelli, con effetti
disastrosi. Si era trasformato in un'orribile creatura dalle fattezze
di un pipistrello gigante, ribattezzata Man-Bat dai giornali.
Per
colpa di questo incidente, Kirk aveva accidentalmente ucciso sua
moglie Francine e seminato il terrore a Gotham. Batman era stato
inizialmente incolpato per le azioni della creatura, prima che i
giornalisti riprendessero l'epico scontro che i due avevano avuti tra
i tetti di Gotham, scagionandolo definitivamente.
Il cavaliere
oscuro era riuscito a trovare una cura, ma purtroppo il suo effetto
non si era rivelato permanente. La creatura rimaneva latente, dentro
di lui. Quando era sotto grandi quantità di stress, poteva accadere
che Kirk si trasformasse nuovamente. E ogni volta che accadeva, i
risultati erano disastrosi. C'erano stati moltissimi danni e più di
un morto, come conseguenza delle sue mutazioni.
Solitamente,
sebbene fosse stato giudicato non responsabile per le azioni di
Man-Bat, il dottore rimaneva a Blackgate, in una cella di altissima
sicurezza. A lui andava bene così, non voleva mettere in pericolo
nessun altro e aveva completamente perso la voglia di vivere, dopo la
morte di Francine.
Sfortunatamente, dopo un anno senza sintomi o
trasformazioni, Blackgate aveva però deciso che quella cella gli
serviva per detenuti più pericolosi. Contro la volontà di Kirk,
Batman e Jim Gordon, lo scienziato era stato rilasciato ed era stato
costretto a stabilirsi in una casa del West Village.
Batman lo
aveva rassicurato, promettendogli che l'avrebbe tenuto d'occhio. E
così aveva fatto, finché Langstrom non era misteriosamente
scomparso, ormai due anni prima. Batman aveva sospettato che lo
scienziato si fosse tolto la vita, o che qualche parente delle sue
vittime lo avesse trovato.
Ora sapeva cosa fosse successo
davvero: Pierce lo aveva rapito. E, a giudicare dal collare, tenuto
come schiavo.
“La pagherai anche per questo, Pierce. “Disse il
cavaliere oscuro. “Credimi.”
“Oh, che paura.” Lo
sbeffeggiò il trafficante. “Vi consiglio di stare lontani e non
fare scherzi. Mi basta sfiorare il telecomando, e il buon dottore
morirà. Quel collare non è una scelta stilistica.”
“Perché
lui? Come lo hai trovato?” Chiese Catwoman.
Pierce sogghignò,
compiaciuto.
“Il poveraccio stava venendo perseguitato da alcuni
parenti delle sue vittime. Compresi i genitori della sua amata
Josephine.”
“Francine...” Mormorò Langstrom, piagnucolando.
Sembrava a malapena cosciente. Chissà da quanto non mangiava, si
chiese Batman con rabbia.
“Pardon. “ Disse Pierce, con
indifferenza. “Comunque, il povero Kirk è venuto da me per
acquistare un'arma. Voleva difendersi, capite? E non poteva certo
andare in un negozio d'armi, non con i suoi precedenti.”
Pierce
carezzò il telecomando.
“Il buon dottore non aveva abbastanza
soldi per pagarmi. Gli dissi che non potevo vendergli nulla, e che se
non trovava i soldi sarebbe finita male per lui. Questo lo stressò
molto...”
Ora il sorriso di Pierce era diventato assolutamente
rivoltante.
“E io ebbi modo di vedere cosa fa lo stress al
Dottor Langstrom.”
Batman lo fissò, con disprezzo.
“Come
hai fatto a sopravvivere?”
“Oh, Langtrom è un uomo buono,
Batman. Non vuole fare male a nessuno. Non è colpa sua. Si è
trattenuto, reprimendo la trasformazione. Gli è uscito qualche pelo
e gli si sono allungati i canini, ma è finita lì. Sai, è diventato
molto bravo a trattenersi. Credo che abbia imparato a meditare, o
qualcosa del genere. Ammirevole, no?”
Ora Pierce sollevò il
telecomando.
“Ma io avevo visto il potenziale che c'era in lui,
così decisi di fare qualche esperimento. Volevo vedere come potevo
tirare fuori il mostro di nuovo, e usarlo per dare una lezione a chi
mi infastidiva.”
“Sei un pazzo bastardo.” Disse Catwoman.
“Langstrom stava cercando di vivere una vita normale. Ce la stava
facendo!”
Pierce la guardò con sdegno.
“Sì, sì. Molto
commovente. Comunque, lo stordii e lo incatenai nel magazzino. Poi,
io e i miei ragazzi abbiamo passato qualche giorno a condurre
esperimenti su di lui. E' scienza anche questo, no?”
Batman
strinse i pugni, ma non rispose. Aveva occhi solo per il
telecomando.
“Finalmente, dopo una settimana, abbiamo scoperto
come fare. Il poverino ci ha pregati di smetterla, ha fatto tanti
respiri profondi e ha tenuto a bada il mostro quanto possibile. Lo
ammiro, davvero. Ma, alla fine, abbiamo scoperto che c'è una cosa
che non può contrastare. Qualcosa che lo trasforma ogni volta,
garantito.”
Ora Pierce mise una mano sulla manopola del
telecomando e la ruotò.
Dietro di loro, Kirk urlò orribilmente.
Si sentiva il suono sfrigolante dell'elettricità e l'odore di carne
bruciata.
“Vedete, vi ho detto una piccola bugia. Questo
telecomando non può ucciderlo. Ma può uccidere voi. Perché
l'elettricità lo fa trasformare ogni volta. E' più forte di
lui.”
Langstrom iniziò a mutare. La sue pelle si ricoprì di
peli marroni. Gli occhi divennero gialli e enormi. Le braccia si
allungarono e si formarono delle membrana tra le dita, ormai
lunghissime. I capelli e la barba si fusero con il nuovo pelo. Le
orecchie crebbero.
In pochi attimi, Batman e Catwoman si
trovarono davanti Man-Bat, una visione da incubo alta almeno quattro
metri.
“Divertitevi. “ Disse Pierce, compiaciuto. “La
trasformazione dura almeno un'ora, dopo una scossa così forte. E
sapete il bello? Non mi attaccherà mai e non uscirà dal magazzino.
L'ho addestrato bene a temermi, grazie al telecomando. E' come un
meraviglioso cane da guardia.”
Man-Bat si alzò in volo,
volteggiando per il magazzino. Stava girando in cerchio, e Batman
vedeva bene che presto sarebbe sceso in picchiata per colpire lui e
Selina. Si voltò verso la ladra, ma fu stupito nel constatare che
lei neanche guardava il pipistrello. Si era girata verso Pierce.
“Le
consiglio di tenere gli occhi davanti a lei, miss. “Disse lui, con
aria boriosa. “Non è di me che deve aver paura, adesso.”
Selina
prese fuori la frusta con tale rapidità che persino Batman ebbe
difficoltà a percepire il movimento. In un attimo, le gambe di
Pierce furono avvolte dalla fune e il trafficante cadde a terra.
“Non
vi servirà a nulla!” Disse Pierce. “Ormai è trasformato, può
passare solo col tempo! Il telecomando non vi salverà!”
Selina
gli mise un piede sul torace.
“Oh, ci credo. Ma stavolta tu non
vai da nessuna parte.”
“No! Attaccali! Attaccali!”
Man-Bat
scese verso di loro, ma non prima che Selina mettesse il proprio
stivale sul ginocchio di Pierce e spingesse violentemente verso il
basso. L'uomo urlò di dolore, poi svenne.
Batman le fece un cenno
di approvazione, poi entrambi assunsero rapidamente delle posizioni
difensive, preparandosi ad affrontare la creatura alata che veniva,
sbavando e urlando, verso di loro.
Nonostante fossero pronti,
l'impatto fu comunque terrificante. Entrambi vennero scagliati a
metri di distanza, finendo riversi sulla schiena. Man-Bat tornò in
aria, riprendendo a volare in circolo. Come uno squalo, gli girava
intorno aspettando il momento adatto per attaccare nuovamente.
Batman
si rialzò con un grugnito. Si girò, preoccupato, verso Catwoman ma
la ladra si era già rialzata e osservava la creatura volante, con
aria concentrata. Sembrava un gatto che osserva una farfalla,
aspettando il momento adatto per colpire.
Batman fece un rapido
inventario mentale dei gadget contenuti nella cintura, ed ebbe
un'idea.
“Catwoman.”
Lei lo guardò.
“Ho un'idea, ma
per funzionare dobbiamo essere perfettamente sincronizzati.
D'accordo?”
Lei annuì. Lui sollevo un dispositivo preso da una
delle sue tasche.
“Quando verrà verso di me, attiverò questo.
E' un dispositivo ad ultrasuoni. Dovrebbe disorientarlo. Non appena
toccherà il suolo, voglio che tiri le tue bolas sulle sue gambe. Io
mi occuperò delle ali. Forse possiamo immobilizzarlo. A quel punto,
potremo stordirlo.”
“D'accordo.”
Batman lanciò un
batarang nella direzione della creatura, mancandola
volutamente.
“Qui. Vieni qui, avanti!”
Man-Bat calò in
picchiata, venendo verso di lui. Batman lo vide arrivare, ma aspettò
fino all'ultimo momento per attivare gli ultrasuoni. I tempi dovevano
essere perfetti. Proprio quando la creatura era a un metro di
distanza da lui, attivò gli ultrasuoni e si tolse dalla sua
traiettoria. Gli ultrasuoni erano terribili, insopportabili persino
per lui e Catwoman. Urlando ferocemente, Man-Bat si mosse
convulsamente in aria e finì per schiantarsi rovinosamente a
terra.
“ORA!” Urlò Batman, prendendo fuori una fune e
afferrando una delle ali, con l'intenzione di legargliele. Catwoman
lanciò le sue bolas, riuscendo a fermare le gambe della creatura,
poi corse ad aiutarlo con le ali.
Sembrava quasi fatta, quando
udirono lo schiocco violento delle bolas che venivano spezzate. Poi,
anche le ali si liberarono, spingendoli via. Era semplicemente troppo
forte.
Con un verso stridulo, Man-Bat si allontanò, strisciando.
Gli ultrasuoni sembravano averlo confuso a tal punto che non riusciva
a riprendere il volo.
Batman e Catwoman si guardarono. Sapevano
cosa andava fatto.
“Beh, meno male che ci siamo allenati con il
corpo a corpo.” Disse lei.
“Non fargli troppo male. Non è
colpa sua.”
“Lo so.”
Detto questo, i due compagni corsero
verso il pipistrello, pronti a tutto.
Catwoman evitò agilmente un
terribile fendente che avrebbe probabilmente potuto tagliare un
cinghiale a metà, poi colpì la creatura al viso, cercando di
stordirla. La creatura ringhiò e le diede un calcio.
Batman
scivolò sotto le zampe di Man-Bat, finendogli alle spalle. Si infilò
tra le ali e gli afferrò il collo con l'incavo del braccio, cercando
di fargli perdere i sensi. La creatura urlò e prese il volo,
portando Batman con se.
Volteggiarono per tutto il magazzino,
mentre il pipistrello cercava di togliersi Batman di dosso,
divincolandosi e cercando di farlo sbattere sulle travi del tetto. Il
cavaliere oscurò non lasciò la presa, continuando ad aumentare
gradualmente la pressione della sua morsa. Prima o poi, la creatura
avrebbe perso i sensi. Era molto forte, ma lo era anche
lui.
Finalmente, dopo un paio di minuti, Batman sentì che stava
avendo effetto. Le ali iniziarono a battere più lentamente e i
ringhi della creatura divennero più bassi, letargici.
“Sembra
che stia funzionando!” Commentò Catwoman, da
terra.
All'improvviso, Man-Bat diede un potente scrollone,
riuescendo a disarcionare Batman. Il detective cadde a terra, con un
grugnito di dolore.
La creatura iniziò a dirigersi, debolmente,
verso la finestra che Batman aveva distrutto entrando. Sembrava
intenzionato a fuggire, nonostante il crudele addestramento di
Pierce. Fuori, le tipiche nuvole di Gotham avevano coperto il sole,
rendendo la fuga possibile.
Catwoman prese la sua frusta e la
avvolse intorno alla caviglia della creatura. Nonostante fosse
rintontita e volasse in modo scomposto, era comunque ancora molto
faticoso trattenerla. Gli stivali di Catwoman iniziarono a scivolare,
trascinati attraverso il pavimento polveroso.
“Non resisterò a
lungo, Batman! Mi serve una mano!”
Batman si alzò in piedi, col
naso sanguinante, e sparò il suo rampino, avvolgendolo intorno
all'altra caviglia della creatura. Tirarono con tute le loro forze,
ma Man-Bat era semplicemente troppo forte. E stava iniziando a
riprendersi dalla stretta di Batman.
“Che cosa facciamo?”
Disse Catwoman. “Non ce la faremo!”
Batman osservò la
finestra distrutta, ed ebbe un'idea.
“Drone 7, a me! Velocità
massima!”
“Cosa stai-”
Uno dei due droni che monitorava
il magazzino attraversò la finestra, con rapidità stupefacente.
Colpì Man-Bat in pieno viso, con un suono spaventoso. La creatura
perse i sensi, precipitando verso il suolo. Il drone si infranse in
mille pezzi, completamente sfracellato dall'urto.
Il rumore del
corpo che cadeva a terra fu ancora più spaventoso di quello
dell'urto con il drone. Rimbombò per tutto il magazzino, poi cadde
il silenzio.
Batman corse verso Man-Bat. Era convinto che la
creatura potesse sopportare quei colpi, le aveva visto fare di
peggio, ma voleva accertarsi che il respiro fosse regolare. Lo
era.
“E' vivo. Respira normalmente.”
Catwoman gli venne
incontro.
“Meraviglioso. Ora leghiamolo, OK?”
Insieme, lo
legarono e ancorarono al suolo. Poi, si sedettero a riposare,
ansimando.
“Quanto ha detto che ci sarebbe voluto, il bastardo?”
Chiese la ladra.
“Circa un'ora. Quindi altri quaranta minuti,
direi.”
“Va bene. Vuoi chiamare Gordon?”
“Dopo che
Langstrom sarà tornato normale.”
“Non ti fidi di lui?”
“Mi
fido ciecamente di Jim. Ma alcuni dei suoi uomini hanno il grilletto
troppo facile. Non diamogli ragione di sparare a Langstrom.”
Catwoman
annuì.
“OK. Sai che ci vorrebbe, mentre
aspettiamo?”
“Cosa?”
“Il tè di Alfred.”
Batman
annuì brevemente, asciugandosi il sangue che gli colava dal
naso.
“Bel colpo, Batman.” Disse Gordon, un'ora e mezza
dopo.
La polizia stava ispezionando il posto. Batman e Catwoman
avevano slegato Langstrom, una volta che la trasformazione era
passata. Insieme, erano anche riusciti a togliergli il collare.
Ora
il pover'uomo stava venendo visitato da un medico, avvolto in una
coperta e tremante. Sul suo collo c'erano le profonde cicatrici
lasciate dalle scosse elettriche, e sembrava anche più magro di
prima. Era riuscito a ringraziare i due eroi mascherati, ma ora non
sembrava capace di pronunciare altre parole.
Il dottore disse che
sarebbe stato bene, ma che aveva bisogno di bere e mangiare. E di
molto riposo, naturalmente.
“Poveraccio...” Commentò Gordon,
mentre tutti e tre lo osservavano, dall'altro lato del magazzino.
“Lo
porterete a Blackgate?” Chiese Batman.
“Sì.” Disse Gordon.
“Ho spiegato tutto al direttore e ha acconsentito a tenerlo lì. A
tempo indefinito, stavolta.”
“Se quell'idiota non lo avesse
fatto uscire, tutto questo non sarebbe successo.” Disse
Catwoman.
Gordon annuì.
“Per convincerlo, ho dovuto far
intercedere Jameson.”
Roger Jameson era il sindaco di Gotham da
circa sei mesi. Era stato procuratore distrettuale per due anni,
prima di essere eletto come primo cittadino. Era molto amato dai
cittadini, grazie al suo pugno di ferro nei confronti del crimine e
al suo senso dell'umorismo.
“Ah, il sindaco ha il cuore tenero.”
Disse Catwoman.
“Per niente.” Le rispose bruscamente Batman, a
cui Jameson non era mai piaciuto molto. “Non è una gentilezza nei
confronti di Langstrom. Il sindaco vuole solo mantenere la sua
reputazione di uomo severo nei confronti del crimine, tutto
qui.”
Gordon si grattò i baffi, con aria nervosa. Poi, guardò
dietro le spalle dei due eroi mascherati.
“Direi che è ora di
parlare con lui, non credete?”
Pierce stava venendo visitato da
un medico della polizia. Era ammanettato alla barella e sbraitava a
chiunque gli passasse vicino. Nonostante fosse stato sedato, sembrava
più energico che mai.
“Questo è un sopruso! Una violazione dei
miei diritti! Mi hanno rotto il ginocchio! Non sono neanche membri
delle forze dell'ordine! Esigo che sia fatta giustizia!”
Batman,
Catwoman e Gordon vennero verso di lui.
“Buffo che tu lo dica.”
Disse il commissario. “Era proprio quello che avevamo in mente
noi.”
“Io vi denuncio, è chiaro? Vi porto tutti in
tribunale!”
“Perfetto.” Disse Catwoman. “Così vengo e ti
firmo il gesso.”
“Maledetta put-”
“Ora basta, Pierce.”
Disse Batman, con voce glaciale. “Stai per finire in prigione per
molto, molto tempo. Lo sappiamo tutti. Rapimento. Traffico d'armi.
Tentato omicidio. Tortura. Rischi il carcere a vita. Collabora con
noi, e potresti avere qualche sconto di pena.”
Pierce smise di
sbraitare e osservò gli occhi di Batman.
“Io... Cazzo, va bene.
Cosa vuoi sapere?”
“Il tuo cliente. Quello che ha mandato
Electrocutioner a negoziare ieri notte. Chi è?”
“Non lo
so.”
“Goditi l'ergastolo, Pierce.” Disse Gordon, facendo
segno ai suoi agenti di portarlo via.
“No, davvero! Non lo so,
lo giuro! L'ho sentito solo al telefono, e la sua voce era
contraffatta!”
Gordon fece segno ai suoi agenti di fermarsi.
“E
allora cos'hai da offrirci?” Chiese Batman.
“So dirvi dove
voleva che portassimo la merce. Credo che viva lì.”
“Dove?”
“E'
un posto strano, a Founder's Island. Uno di quegli stabili che sta
sotto il livello della strada.”
“L'indirizzo!”
“48,
Richmond Place!”
Batman e Catwoman si avviarono subito.
“Ci
vediamo lì, Jim.” Disse Batman.
Gordon annuì, poi alzò la
voce per farsi sentire dai suoi uomini.
“Tutti quanti a
Founder's Island! 48, Richmond Place! Diamoci una m-”
La radio
di Gordon si fece sentire.
“Commissario! Commissario!”
Gordon
rispose, irritato.
“Che c'è?”
“Commissario, abbiamo un
problema...”
“Non farmi perdere tempo. Siamo nel mezzo di
un'operazione importante. Cosa è successo?”
“C'è stato un
altro attacco con quello strano gas, commissario.”
Gordon sgranò
gli occhi. Anche Batman e Catwoman si irrigidirono, voltandosi
indietro.
“Ma non è possibile, Ragdoll è morto! Non può-”
“No,
commissario. Questa volta non è un omicidio in un appartamento.
E'... E' una strage...”
Gordon divenne pallido. Catwoman
imprecò. Il volto di Batman divenne teso per la rabbia.
“Quanti?
Quanti morti?”
“27, commissario. Qualcuno ha rilasciato quel
gas in un vagone della metropolitana. Crediamo che abbiano usato un
dispositivo a tempo Ci sono anche diversi feriti, qualcuno ha tirato
il freno di emergenza ed è stato un gran macello....”
“Maledizione!”
Urlò Gordon. “Arriviamo subito! Che fermata?”
“Lance
Cross.”
Il commissario si girò verso i suoi uomini.
“Tutti
gli agenti a Lance Cross, sbrigatevi!”
Gordon si passò una mano
sul viso, poi si voltò verso Batman e Catwoman.
“Io... Io devo
andare.”
“Certo, Jim.” Gli rispose Batman. “Vai. Occupati
delle vittime. Noi andiamo a prendere il responsabile.””
Gordon
annuì.
“Ehi, e io?” Disse Pierce.
“Tu cosa?” Gli
rispose Gordon, pieno di rabbia.
“Il mio sconto di pena! Ho
collaborato con la polizia, no? Non ne ricavo nulla?”
Gordon
aprì la bocca, furente, ma fu Batman a rispondergli.
“Veramente,
Pierce, hai detto tutto a me. E io non sono un membro delle forze
dell'ordine. Parole tue.”
“Figlio di-”
“Stai zitto.”
Gli consigliò Catwoman. “Ti conviene.”
Poi, lei e Batman
fecero un cenno a Gordon e corsero via, dirigendosi verso la
batmobile.
La macchina sfrecciava per le strade al neon di
Gotham, a velocità allarmante.
“Rallenta un po'.” Disse
Catwoman. “Ci farai ammazzare.”
Batman scosse la
testa.
“Founder's Island è a dieci chilometri da qui. Chiunque
sia, potrebbe essersene già andato. La strage potrebbe essere un
espediente per darsi alla fuga. Dobbiamo fare in fretta.”
Selina
fece per rispondergli, poi ci ripensò. Invece, guardò fuori dal
finestrino. Il cielo rosso, gli edifici gotici, le luci al neon.
Tutto scorreva come una macchia confusa. Dopo un po', guardarla le
fece venire la nausea.
“Va male, vero?” Chiese infine. “Era
da tanto che non andava così male.”
“Lo fermeremo. Fermeremo
tutto questo.”
“Sei un'inguaribile ottimista.”
“No.”
Disse Batman, prendendo il ponte che portava a Founder's Island. “Il
mio non è un auspicio. E' una dichiarazione di intenti.”
Due
minuti dopo, Batman frenò. I due scesero e osservarono la facciata
dell'edificio. Era un vecchio negozio di giocattoli chiamato FUN AND
GAMES.
“Chi può essere, Batman?” Chiese Catwoman, mentre si
avvicinavano all'entrata. “Chi potrebbe fare una cosa del
genere?”
“Andiamo a scoprirlo.” Disse lui, aprendo la
porta.
Insieme, entrarono.
FINE CAPITOLO 4