Non avrei mai pensato che un clown
potesse farmi ridere. Eppure, eccoci qua.
“Ti prego, lasciami andare! Stai commettendo un errore!”
Il pagliaccio mi implorava, fissandomi disperato dalla sedia a cui l'avevo legato. Il trucco sul suo viso non si stava sciogliendo, nonostante stesse sudando copiosamente. E piangeva, apparentemente disperato. Ma se c'è una cosa che ho imparato, è che le lacrime di un clown non hanno valore.
Risi forte, ascoltando le sue suppliche.
“Un errore, dici? No, io non penso.”
Presi la tanica di benzina e cominciai a versargliela addosso.
“No, no! Ti prego, no!”
Svuotai la tanica e la buttai in un angolo dello scantinato, mentre osservavo freddamente il clown che tossiva e sputacchiava. Il blu intorno ai suoi occhi e il rosso intorno alle sue labbra erano ancora vividi, immacolati. E il suo volto continuava ad essere bianco, nonostante fosse zuppo come un pulcino.
“Dimmi, clown, come mai il tuo trucco non si è sciolto?”
“C-come?”
Gli diedi una sberla, forte.
“Il tuo trucco. Stai frignando. Sudando come un maiale. Ti ho appena versato tre litri di benzina addosso. Eppure il tuo trucco disgustoso è rimasto identico. Come mai?”
Mi guardò. Per la prima volta nel suo sguardo lessi qualcos'altro, oltre alla paura. Consapevolezza, realizzazione. Sapeva che io sapevo.
“Io... Io non lo so...” Disse, debolmente.
Tirai fuori i fiammiferi e ne accesi uno.
“Io penso di sì, invece.”
Gli gettai il fiammifero in grembo. Prese fuoco in un secondo, una vampata tremenda che mi scompigliò i capelli. Lentamente, mi allontanai, ignorando le sue grida disperate e stridule.
Ma non smisi di fissarlo, colmo di una rabbiosa, accecante soddisfazione. Lo fissai finché non smise di urlare e la pelle da bianca diventò nera.
E' come ho sempre detto: l'unico modo in cui un clown può illuminare una stanza, è se gli si dà fuoco.
Mi lasciai la casa abbandonata alle spalle, mentre veniva divorata dalle fiamme. Chiamai i vigili del fuoco da una cabina telefonica poco distante, poi mi avviai tranquillamente verso casa in macchina, imboccando l'autostrada.
Ci avrebbero messo ore a spegnere l'incendio. Ancora più tempo a trovare il cadavere. E io ormai sarei stato molto lontano.
Erano anni che lo facevo, ormai ero diventato piuttosto bravo.
Rincasai tardi, era buio già da alcune d'ore. Chiusi a chiave la porta del mio appartamento (quattro mandate) e gettai le chiavi sul mobiletto lì vicino. Poi andrai dritto verso il divano del soggiorno, mi tolsi le scarpe e mi stesi, evitando volutamente di guardare qualcosa che non fosse il soffitto.
Immagino che un ladro avrebbe pensato di essere finito nella casa di un pazzo, se si fosse intrufolato lì dentro e avesse visto le foto che erano appese ovunque. Non solo sulle pareti, ma anche sull'armadio, sulla lavagna che tenevo in un angolo e persino sul frigo.
Erano clown, ovviamente. Tutte foto di quei fottuti clown. Articoli di giornale, foto scattate da lontano col teleobiettivo e, in alcuni casi, le foto dei loro cadaveri (spesso carbonizzati).
Ma io non ero pazzo. Non ero un assassino. Non ero io il cattivo, in tutta questa storia.
Io ero l'eroe. E quelli che uccidevo, non erano esseri umani. Erano clown.
E io sapevo che cosa fossero davvero i clown.
Quando ero bambino, avevo un amico. Si chiamava Barry. Era il miglior amico che si potesse desiderare . Era divertente, era leale, era tosto.
Fu con Barry che fumai la mia prima sigaretta e fu con Barry che vidi il mio primo paio di tette su una rivista. E quando Mark Gregory mi rubò i soldi del pranzo e mi ruppe il naso, fu Barry a cercarlo a casa e a fargliela pagare. Ho ancora uno dei denti di Mark, nella mia scatola dei ricordi. Barry me lo portò il giorno dopo, dicendomi tranquillamente che Mark non ci avrebbe più provato.
Era un vero amico.
Ricordo ancora la sua risata, come il ragliare di un asino. Valeva la pena di imparare una nuova barzelletta solo per sentirlo ridere. Chissà come riderebbe oggi, se fosse ancora vivo.
Ma purtroppo Barry non arrivò mai ai tredici anni. Loro lo presero. Nessuno mi credette, la versione ufficiale dice che Barry è scomparso, probabilmente scappato di casa e rapito da qualche maniaco. O affogato in un fiume. O altre stronzate del genere.
Ma io vidi tutto. Loro lo presero, e se lo mangiarono.
Per la festa del suo dodicesimo compleanno, la madre di Barry aveva assunto un clown. Tony il clown (e, sì, sono d'accordo con voi che è un nome del cazzo). A Barry non piaceva per niente, e neanche a me. In primo luogo, avevamo dodici anni e i clown erano roba da mocciosi. In secondo luogo, era inquietante. Non ci piacevano i suoi occhi spiritati, non ci piacevano le sue labbra rosse e non ci piaceva la sua voce stridula. Era molto fastidioso, per non dire inquietante, sentirsi chiamare “fanciulli” da quella voce schifosa.
Ma Barry fece il bravo figliolo e finse di divertirsi. Si sa, spesso sono i figli che fingono entusiasmo per fare felici i genitori. Succede molto più spesso di quanto vogliano ammettere tutti gli adulti del mondo. I bambini ci vogliono bene e ci vengono incontro, ma spesso gli facciamo dei pessimi regali.
Comunque, durante la festa Tony si comportò bene. Niente di strano. Ma non mi piaceva come guardava Barry. Tirai un sospiro quando quel clown si tolse dalle palle.
Purtroppo, però, Tony tornò a cercare Barry un paio di settimane dopo. E non era da solo.
Ricordo vividamente il suono che fece il mio walkie talkie, svegliandomi nel cuore della notte. Ricordo la voce di Barry che chiamava aiuto. Che bisbigliava il mio nome. Mi accorsi che stava piangendo, e questo mi fece gelare il sangue. Barry non piangeva mai.
Disse che lo stavano portando al parco, poi la comunicazione si interruppe di colpo, come se qualcuno avesse distrutto il walkie talkie dall'altra parte.
Cercai di svegliare mia madre, ma era stordita dall'alcol e, dopo venti secondi di inutili tentativi, decisi che dovevo fare da solo. Così presi la bici e pedalai come un forsennato, dirigendomi verso il parco (che era a soli due isolati da me). Avrei dovuto chiamare subito la polizia, col senno di poi sembra ovvio, ma non lo feci. Mia madre non si era svegliata e i genitori di Barry avevano lasciato che venisse preso. Credo che, inconsciamente, decisi che gli adulti non erano meritevoli di fiducia, in quel momento.
Arrivai al parco e cercai ovunque, disperatamente alla ricerca del mio amico. Proprio quando iniziavo a perdere la speranza, sentii dei rumori provenire da alcuni cespugli e, facendomi coraggio, sbirciai con cautela. Quello che vidi, non sono mai riuscito a dimenticarlo. Cambiò la mia vita per sempre.
Tony e altri suoi amici tenevano Barry. Erano tutti clown. Chi vestito di argento, chi di viola, chi di verde. Due di loro gli tenevano le gambe, altri due le braccia. Tony teneva tra le mani la sua testa, ormai separata dal corpo. Lo stavano divorando, con gusto. Suoni gutturali e ripugnanti riempivano l'aria gelida di ottobre. Ormai Barry non urlava più.
I cinque clown erano ricoperti di sangue e mangiavano voracemente, eppure il loro trucco era completamente intonso. Vedevo il bianco, il blu e il rosso sotto i raggi della luna. Perfetti come se fossero appena stai applicati. In quel momento capii: non era trucco. Quelli erano i loro volti. I travestimenti erano quelli che indossavano per fingere che fossero solo attori, intrattenitori. Ma non lo erano. Erano mostri.
E, mentre si rimpinzavano, li sentivo sghignazzare. Suoni striduli e disgustosamente gioiosi, che da allora avrebbero popolato i miei incubi quasi ogni notte.
Corsi via, senza neanche badare all'orina che mi aveva macchiato i pantaloni e mi colava giù per le gambe. Trovai la cabina telefonica più vicina e chiamai la polizia. Ma quando arrivarono, ormai i clown erano scomparsi. E anche di Barry, il migliore amico che avessi mai avuto, non c'era più traccia.
Potete immaginare da soli cosa accade dopo: dissi tutto alla polizia, ma nessuno mi credette. I genitori di Barry non avevano sentito o visto nulla, non c'era segno di effrazione e non c'erano tracce di un'aggressione. Il walkie talkie non fu mai trovato, ma nessuno diede molto peso a questo. Si sa, i ragazzini non si prendono molta cura delle loro cose, no?
Quanto a me, dissero che il trauma mi aveva sconvolto e che mi ero immaginato tutto. Forse, ipotizzò uno psicologo che mi visitò qualche giorno dopo, avevo visto il vero aggressore e la mia mente aveva proiettato la mia fobia dei clown sull'accaduto. Ma io non avevo nessuna fobia dei clown, prima di quella notte. E se è per questo, non ce l'ho neanche adesso. Non li temo, li odio e basta.
Va detto che la polizia indagò su Tony il clown. Potevano non credere alla storia dei clown cannibali, ma era ragionevole considerare come sospetto il clown che era stato a casa della vittima poco tempo prima, specie se c'era un potenziale testimone che affermava di averlo visto la notte della sparizione. Purtroppo, però, Tony aveva un alibi di ferro. Stava facendo uno spettacolo con altri clown, a centinaia di chilometri di distanza, la notte in cui Barry sparì. C'erano decine di testimoni. Nessuno, mi disse la polizia, avrebbe potuto percorrere una tale distanza in così poco tempo.
Così, Barry fu dichiarato scomparso. I suoi genitori andarono in televisione e fu promessa una sostanziosa ricompensa a chi lo avesse ritrovato o avesse informazioni utili. Ci furono decine di telefonate, ma ovviamente erano tutti mitomani e io sapevo bene che era tutto inutile.
Barry non fu mai ritrovato.
Sono passati sedici anni da allora. Adesso so tante cose su di loro. Eppure, ancora non so come riescano a fare quello che fanno. O da dove provengono.
Non so come facciano a viaggiare e sparire così velocemente, per esempio. Non so come facciano ad entrare nelle case senza lasciare tracce. E non so perché mangino solo bambini.
So però che sono tanti, e potenti. Che gestiscono moltissime cose. Che si sono insinuati tra di noi come una mafia, o i massoni. Pensateci, a chi piacciono davvero i clown? Quasi a nessuno.
Eppure continuano ad essere un simbolo. Continuiamo tutti a fare finta che siano simpatici e non agghiaccianti. Tornando a casa ho visto una statua di Ronald McDonald che mi salutava dal tetto di un fast food. Chi cazzo potrebbe sinceramente affermare di voler vedere una cosa del genere, andando in giro per la città? Nessuno, meno che mai un bambino.
Sono riusciti a convincere il mondo che li vogliamo, ma non è vero. E' tutta una barzelletta e gli unici che ridono sono loro.
In qualche modo sono riusciti a trovare il modo di stare sempre vicino ai bambini, e ogni tanto alcuni spariscono misteriosamente. Ma io gliela farò pagare, perché so anche altre cose: so che possono essere uccisi. So che non sono fisicamente più forti di un essere umano. E so che odore fanno quando bruciano. E' il mio odore preferito al mondo.
Ed è questo che ho fatto, per gli ultimi cinque anni. Li ho cercati e li ho uccisi, senza alcuna pietà.
Ancora non ho incontrato Tony, ma quando lo troverò so esattamente cosa farò: gli taglierò la testa, da vivo. Poi gli strapperò un dente e lo porterò al parco, dove Barry fu ucciso. E dirò al mio amico che Tony non ci proverà mai più.
“Ti prego, lasciami andare! Stai commettendo un errore!”
Il pagliaccio mi implorava, fissandomi disperato dalla sedia a cui l'avevo legato. Il trucco sul suo viso non si stava sciogliendo, nonostante stesse sudando copiosamente. E piangeva, apparentemente disperato. Ma se c'è una cosa che ho imparato, è che le lacrime di un clown non hanno valore.
Risi forte, ascoltando le sue suppliche.
“Un errore, dici? No, io non penso.”
Presi la tanica di benzina e cominciai a versargliela addosso.
“No, no! Ti prego, no!”
Svuotai la tanica e la buttai in un angolo dello scantinato, mentre osservavo freddamente il clown che tossiva e sputacchiava. Il blu intorno ai suoi occhi e il rosso intorno alle sue labbra erano ancora vividi, immacolati. E il suo volto continuava ad essere bianco, nonostante fosse zuppo come un pulcino.
“Dimmi, clown, come mai il tuo trucco non si è sciolto?”
“C-come?”
Gli diedi una sberla, forte.
“Il tuo trucco. Stai frignando. Sudando come un maiale. Ti ho appena versato tre litri di benzina addosso. Eppure il tuo trucco disgustoso è rimasto identico. Come mai?”
Mi guardò. Per la prima volta nel suo sguardo lessi qualcos'altro, oltre alla paura. Consapevolezza, realizzazione. Sapeva che io sapevo.
“Io... Io non lo so...” Disse, debolmente.
Tirai fuori i fiammiferi e ne accesi uno.
“Io penso di sì, invece.”
Gli gettai il fiammifero in grembo. Prese fuoco in un secondo, una vampata tremenda che mi scompigliò i capelli. Lentamente, mi allontanai, ignorando le sue grida disperate e stridule.
Ma non smisi di fissarlo, colmo di una rabbiosa, accecante soddisfazione. Lo fissai finché non smise di urlare e la pelle da bianca diventò nera.
E' come ho sempre detto: l'unico modo in cui un clown può illuminare una stanza, è se gli si dà fuoco.
Mi lasciai la casa abbandonata alle spalle, mentre veniva divorata dalle fiamme. Chiamai i vigili del fuoco da una cabina telefonica poco distante, poi mi avviai tranquillamente verso casa in macchina, imboccando l'autostrada.
Ci avrebbero messo ore a spegnere l'incendio. Ancora più tempo a trovare il cadavere. E io ormai sarei stato molto lontano.
Erano anni che lo facevo, ormai ero diventato piuttosto bravo.
Rincasai tardi, era buio già da alcune d'ore. Chiusi a chiave la porta del mio appartamento (quattro mandate) e gettai le chiavi sul mobiletto lì vicino. Poi andrai dritto verso il divano del soggiorno, mi tolsi le scarpe e mi stesi, evitando volutamente di guardare qualcosa che non fosse il soffitto.
Immagino che un ladro avrebbe pensato di essere finito nella casa di un pazzo, se si fosse intrufolato lì dentro e avesse visto le foto che erano appese ovunque. Non solo sulle pareti, ma anche sull'armadio, sulla lavagna che tenevo in un angolo e persino sul frigo.
Erano clown, ovviamente. Tutte foto di quei fottuti clown. Articoli di giornale, foto scattate da lontano col teleobiettivo e, in alcuni casi, le foto dei loro cadaveri (spesso carbonizzati).
Ma io non ero pazzo. Non ero un assassino. Non ero io il cattivo, in tutta questa storia.
Io ero l'eroe. E quelli che uccidevo, non erano esseri umani. Erano clown.
E io sapevo che cosa fossero davvero i clown.
Quando ero bambino, avevo un amico. Si chiamava Barry. Era il miglior amico che si potesse desiderare . Era divertente, era leale, era tosto.
Fu con Barry che fumai la mia prima sigaretta e fu con Barry che vidi il mio primo paio di tette su una rivista. E quando Mark Gregory mi rubò i soldi del pranzo e mi ruppe il naso, fu Barry a cercarlo a casa e a fargliela pagare. Ho ancora uno dei denti di Mark, nella mia scatola dei ricordi. Barry me lo portò il giorno dopo, dicendomi tranquillamente che Mark non ci avrebbe più provato.
Era un vero amico.
Ricordo ancora la sua risata, come il ragliare di un asino. Valeva la pena di imparare una nuova barzelletta solo per sentirlo ridere. Chissà come riderebbe oggi, se fosse ancora vivo.
Ma purtroppo Barry non arrivò mai ai tredici anni. Loro lo presero. Nessuno mi credette, la versione ufficiale dice che Barry è scomparso, probabilmente scappato di casa e rapito da qualche maniaco. O affogato in un fiume. O altre stronzate del genere.
Ma io vidi tutto. Loro lo presero, e se lo mangiarono.
Per la festa del suo dodicesimo compleanno, la madre di Barry aveva assunto un clown. Tony il clown (e, sì, sono d'accordo con voi che è un nome del cazzo). A Barry non piaceva per niente, e neanche a me. In primo luogo, avevamo dodici anni e i clown erano roba da mocciosi. In secondo luogo, era inquietante. Non ci piacevano i suoi occhi spiritati, non ci piacevano le sue labbra rosse e non ci piaceva la sua voce stridula. Era molto fastidioso, per non dire inquietante, sentirsi chiamare “fanciulli” da quella voce schifosa.
Ma Barry fece il bravo figliolo e finse di divertirsi. Si sa, spesso sono i figli che fingono entusiasmo per fare felici i genitori. Succede molto più spesso di quanto vogliano ammettere tutti gli adulti del mondo. I bambini ci vogliono bene e ci vengono incontro, ma spesso gli facciamo dei pessimi regali.
Comunque, durante la festa Tony si comportò bene. Niente di strano. Ma non mi piaceva come guardava Barry. Tirai un sospiro quando quel clown si tolse dalle palle.
Purtroppo, però, Tony tornò a cercare Barry un paio di settimane dopo. E non era da solo.
Ricordo vividamente il suono che fece il mio walkie talkie, svegliandomi nel cuore della notte. Ricordo la voce di Barry che chiamava aiuto. Che bisbigliava il mio nome. Mi accorsi che stava piangendo, e questo mi fece gelare il sangue. Barry non piangeva mai.
Disse che lo stavano portando al parco, poi la comunicazione si interruppe di colpo, come se qualcuno avesse distrutto il walkie talkie dall'altra parte.
Cercai di svegliare mia madre, ma era stordita dall'alcol e, dopo venti secondi di inutili tentativi, decisi che dovevo fare da solo. Così presi la bici e pedalai come un forsennato, dirigendomi verso il parco (che era a soli due isolati da me). Avrei dovuto chiamare subito la polizia, col senno di poi sembra ovvio, ma non lo feci. Mia madre non si era svegliata e i genitori di Barry avevano lasciato che venisse preso. Credo che, inconsciamente, decisi che gli adulti non erano meritevoli di fiducia, in quel momento.
Arrivai al parco e cercai ovunque, disperatamente alla ricerca del mio amico. Proprio quando iniziavo a perdere la speranza, sentii dei rumori provenire da alcuni cespugli e, facendomi coraggio, sbirciai con cautela. Quello che vidi, non sono mai riuscito a dimenticarlo. Cambiò la mia vita per sempre.
Tony e altri suoi amici tenevano Barry. Erano tutti clown. Chi vestito di argento, chi di viola, chi di verde. Due di loro gli tenevano le gambe, altri due le braccia. Tony teneva tra le mani la sua testa, ormai separata dal corpo. Lo stavano divorando, con gusto. Suoni gutturali e ripugnanti riempivano l'aria gelida di ottobre. Ormai Barry non urlava più.
I cinque clown erano ricoperti di sangue e mangiavano voracemente, eppure il loro trucco era completamente intonso. Vedevo il bianco, il blu e il rosso sotto i raggi della luna. Perfetti come se fossero appena stai applicati. In quel momento capii: non era trucco. Quelli erano i loro volti. I travestimenti erano quelli che indossavano per fingere che fossero solo attori, intrattenitori. Ma non lo erano. Erano mostri.
E, mentre si rimpinzavano, li sentivo sghignazzare. Suoni striduli e disgustosamente gioiosi, che da allora avrebbero popolato i miei incubi quasi ogni notte.
Corsi via, senza neanche badare all'orina che mi aveva macchiato i pantaloni e mi colava giù per le gambe. Trovai la cabina telefonica più vicina e chiamai la polizia. Ma quando arrivarono, ormai i clown erano scomparsi. E anche di Barry, il migliore amico che avessi mai avuto, non c'era più traccia.
Potete immaginare da soli cosa accade dopo: dissi tutto alla polizia, ma nessuno mi credette. I genitori di Barry non avevano sentito o visto nulla, non c'era segno di effrazione e non c'erano tracce di un'aggressione. Il walkie talkie non fu mai trovato, ma nessuno diede molto peso a questo. Si sa, i ragazzini non si prendono molta cura delle loro cose, no?
Quanto a me, dissero che il trauma mi aveva sconvolto e che mi ero immaginato tutto. Forse, ipotizzò uno psicologo che mi visitò qualche giorno dopo, avevo visto il vero aggressore e la mia mente aveva proiettato la mia fobia dei clown sull'accaduto. Ma io non avevo nessuna fobia dei clown, prima di quella notte. E se è per questo, non ce l'ho neanche adesso. Non li temo, li odio e basta.
Va detto che la polizia indagò su Tony il clown. Potevano non credere alla storia dei clown cannibali, ma era ragionevole considerare come sospetto il clown che era stato a casa della vittima poco tempo prima, specie se c'era un potenziale testimone che affermava di averlo visto la notte della sparizione. Purtroppo, però, Tony aveva un alibi di ferro. Stava facendo uno spettacolo con altri clown, a centinaia di chilometri di distanza, la notte in cui Barry sparì. C'erano decine di testimoni. Nessuno, mi disse la polizia, avrebbe potuto percorrere una tale distanza in così poco tempo.
Così, Barry fu dichiarato scomparso. I suoi genitori andarono in televisione e fu promessa una sostanziosa ricompensa a chi lo avesse ritrovato o avesse informazioni utili. Ci furono decine di telefonate, ma ovviamente erano tutti mitomani e io sapevo bene che era tutto inutile.
Barry non fu mai ritrovato.
Sono passati sedici anni da allora. Adesso so tante cose su di loro. Eppure, ancora non so come riescano a fare quello che fanno. O da dove provengono.
Non so come facciano a viaggiare e sparire così velocemente, per esempio. Non so come facciano ad entrare nelle case senza lasciare tracce. E non so perché mangino solo bambini.
So però che sono tanti, e potenti. Che gestiscono moltissime cose. Che si sono insinuati tra di noi come una mafia, o i massoni. Pensateci, a chi piacciono davvero i clown? Quasi a nessuno.
Eppure continuano ad essere un simbolo. Continuiamo tutti a fare finta che siano simpatici e non agghiaccianti. Tornando a casa ho visto una statua di Ronald McDonald che mi salutava dal tetto di un fast food. Chi cazzo potrebbe sinceramente affermare di voler vedere una cosa del genere, andando in giro per la città? Nessuno, meno che mai un bambino.
Sono riusciti a convincere il mondo che li vogliamo, ma non è vero. E' tutta una barzelletta e gli unici che ridono sono loro.
In qualche modo sono riusciti a trovare il modo di stare sempre vicino ai bambini, e ogni tanto alcuni spariscono misteriosamente. Ma io gliela farò pagare, perché so anche altre cose: so che possono essere uccisi. So che non sono fisicamente più forti di un essere umano. E so che odore fanno quando bruciano. E' il mio odore preferito al mondo.
Ed è questo che ho fatto, per gli ultimi cinque anni. Li ho cercati e li ho uccisi, senza alcuna pietà.
Ancora non ho incontrato Tony, ma quando lo troverò so esattamente cosa farò: gli taglierò la testa, da vivo. Poi gli strapperò un dente e lo porterò al parco, dove Barry fu ucciso. E dirò al mio amico che Tony non ci proverà mai più.
Dormii per quasi dieci ore, e mi svegliai che era praticamente ora di pranzo. Fortunatamente, ero in ferie. Quando avevo da lavorare, la mia caccia ai clown doveva passare necessariamente in secondo piano, relegata ai weekend, ma d'estate davo il meglio di me. E il bastardo arrostito del giorno prima era solo l'inizio: contavo di beccarne almeno altri due, prima che finisse l'estate.
Mi feci delle uova e le mangiai rapidamente, mentre controllavo su internet se ci fossero degli eventi circensi in programma, quella settimana. Guarda caso, ce n'era uno proprio quel giorno.
Il Circo Rockfeller era in città. Guardai l'immagine promozionale e sentii il solito nodo allo stomaco, nel vedere il clown ridanciano che avevano disegnato.
Il sito diceva che sarebbero rimasti in città per una settimana, quindi l'approccio migliore era andare a vedere lo spettacolo la prima sera e studiare un po' la situazione. Capire quanti ce n'erano, come fosse organizzato il circo e quale fosse il modo migliore di entrare per prenderne uno.
Purtroppo ero solo in questa battaglia. Non potevo andare in giro a reclutare altri combattenti. Numero uno, mi avrebbero rinchiuso e bollato come pazzo. Numero due, i clown avrebbero saputo nome e faccia di chi gli dava la caccia. Avevo postato qualcosa online agli inizi, su forum e chat anonime, ma avevo ricevuto solo prese in giro. Quindi potevo solo prenderne uno per volta, con pazienza, e sperare che il mio esempio magari ispirasse qualcun altro come me. Quella sera avrei dovuto scegliere un bersaglio e studiare molto bene il piano. Poi, una volta ucciso il clown, avrei fatto meglio a sparire per un po'.
Credo che ormai sappiano che qualcuno gli dà la caccia, ma non credo che sappiano di chi si tratta. E finora la polizia non sembra aver collegato le morti, visto che cerco sempre di andare in città e stati diversi, evitando di colpire troppo spesso nel posto in cui vivo. Meglio essere cauti, rimanere nell'ombra.
Prenotai il mio biglietto, poi andai a farmi una doccia.
Lo spettacolo di quella quella sera fu il solito schifo a cui ormai mi ero abituato. Contorsionisti dall'aria cadaverica, animali drogati e malaticci, musica assordante. E, ovviamente, i clown.
Come sempre, sorrisi mestamente nel constatare che quasi nessuno nel pubblico rideva sinceramente, guardando i loro numeri idioti. Come ho già detto, l'idea che siano divertenti è tutta una recita a cui noi, per qualche stupido motivo, continuiamo a prestarci.
Però, avevo scelto il mio bersaglio. Uno dei clown era un nanetto grassoccio, con una corporatura alla Danny DeVito e i denti sporgenti. L'annunciatore disse che si chiamava Mop.
Mentre uscivo, insieme al resto del pubblico, studiai le uscite e feci le mie considerazioni logistiche. Doveva essere una cosa veloce. Entrare, stordirlo, portarlo via, ucciderlo da un'altra parte.
Per sicurezza, sarei tornato anche il giorno dopo a studiare il posto, ma avevo già un piano.
In macchina, guardai le foto che avevo fatto con il telefono durante lo spettacolo. Studiai attentamente il volto di Mop. Quegli occhi piccoli e ottusi, quella bocca rossa, quel verde intorno agli occhi, quei capelli arancioni.
Mop.
Sembrava un'onomatopea. Il suono che potrebbe fare una bolla di sapone quando si posa su una superficie e scoppia, ad esempio. O il suono che fanno dei bulbi oculari quando esplodono tra le fiamme, forse.
Mop! Mop!
Misi in moto e mi avviai verso casa. Ricordo che le prime volte sentivo un certo senso di colpa, nel pianificare cose del genere e fare questi pensieri. Erano mostri, certo, ma era sano passare la vita a pianificare morti e torture? Ma ormai non mi ponevo più questi problemi. Quella era la vita che avevo scelto, e andava benissimo così.
“Mop! Mop!” Esclamai, nella solitudine della mia auto.
Risi, ma era una risata forzata, come quella del pubblico al circo.
In realtà, mi ero fatto accapponare la pelle da solo.
Nelle due notti seguenti studiai ulteriormente la planimetria del circo. La terza notte mi intrufolai anche dopo l'orario di chiusura per capire esattamente dove dormissero i clown e quale fosse il modo migliore di sorprendere Mop. Scoprii che sarebbe stato più facile del previsto. Mop aveva una roulotte tutta per sé e, guarda caso, era lontana da quella degli altri. Spiandoli un po', capii che Mop beveva, ed era alquanto fastidioso dopo un paio di bicchieri. Lo vidi personalmente spingere uno degli altri clown, biascicando frasi sconnesse e vaghe accuse da ubriaco. L'altro lo spinse via in malo modo e si chiuse nella propria roulotte, imprecando. Era chiaro perché nessuno degli altri ci tenesse molto a dormire vicino a lui. Perfetto.
Dicono che la fortuna aiuti gli audaci. Non credo che sia vero, ma forse ogni tanto si sente in colpa per aver aiutato troppo i malvagi. Sarebbe il minimo, mi viene spesso da pensare.
La notte dopo il loro quarto spettacolo, venni a prenderlo.
Mop il clown barcollava leggermente,
mentre svuotava la vescica tra i cespugli dietro alla sua roulotte.
La bottiglia di vodka che teneva in mano era quasi vuota. Aveva
ancora addosso il costume da clown. E, ovviamente, anche il trucco
era ancora al suo posto.
Aspettai che finisse (l'ultima pisciata del condannato), poi lo raggiunsi alle spalle prima che si voltasse e gli misi il braccio intorno al collo, togliendogli l'aria. Crollò in pochi secondi, lasciando cadere la bottiglia vuota sul prato, dove non si ruppe. A volte si cagavano addosso, quando li prendevo alle spalle in quel modo e gli toglievo l'aria, ma con Mop non accadde. Me lo caricai in spalla, come fanno i pompieri, e lo portai verso la mia auto. Avevo già un posto adatto, a circa un chilometro da lì. Sarebbe stata una cosa veloce.
“Sveglia. Sveglia, Mop il clown.”
Niente, era ancora privo di sensi. Gli diedi una sberla.
“Sveglia, barilotto di merda.”
Piano piano, aprì gli occhi. All'inizio era confuso, poi i suoi occhi si spalancarono, quando si rese conto di essere legato. Ma non poteva protestare, dato che l'avevo imbavagliato.
“Temo di non essere un sostenitore del diritto di replica, mi dispiace.” Gli dissi. “Non siamo qui per parlare. Tu sei qui per bruciare, clown del cazzo.”
Lo sentii urlare, dietro al bavaglio. Grugniti soffocati, inutili. Come lo sarebbero state delle vere e proprie urla, del resto.
Eravamo in un vecchio magazzino fatiscente che avevo trovato. Niente elettricità e niente acqua corrente, ma andava benissimo. Le due lampade ad olio che mi ero portato non illuminavano molto, ma presto l'intero locale avrebbe brillato alla grande.
Avevo poco tempo, volevo fare in fretta. Raccolsi subito la tanica di benzina e iniziai ad innaffiare il pagliaccio.
“Mop! Mop!” Canticchiai, mentre lui si agitava sulla sedia. “Come mai hai scelto questo nome?”
Ovviamente non poteva rispondermi.
“Beh, in ogni caso, mi piace. Devo dire che è uno dei migliori che io abbia sentito, negli anni. Di certo meglio di Tony, non credi?”
Mop continuava ad agitarsi sulla sedia, a quanto pare poco interessato a discutere l'onerosa questione dei nomi che si danno i clown.
“Beh, è stato bello parlare con te.” Dissi, estraendo i fiammiferi. “Ora, temo che sia ora di salutarci.”
Mop urlava e urlava, mentre faceva vibrare la sedia. Notai che se l'era fatta addosso. Bene, pensai. Proprio come me, la notte in cui presero Barry.
“Ci vediamo all'inferno, buffone di merda.”
Accesi il fiammifero e lo gettai. La vampata fu, come sempre, abbastanza forte da farmi retrocedere di qualche passo. Proprio mentre Mop prendeva fuoco, mi accorsi però di una cosa strana: la mia mano era sporca. Ignorando le urla soffocate di Mop e il calore che si stava sprigionando nella stanza, esaminai la mia mano. Era sporca di bianco. Trucco bianco. Mi girai a guardare Mop, concentrandomi sul suo viso. Le fiamme lo avevano avviluppato, ma non avevano ancora ricoperto del tutto la faccia. Vidi che i capelli si arricciavano e che il trucco stava venendo via. Il trucco stava venendo via!
“No...” Dissi debolmente. “Non è possibile...”
Mop non era un mostro. Mop era umano, cazzo. Mi guardai intorno, alla ricerca di qualcosa per spegnere le fiamme, ma non c'era nulla. Non era un'eventualità che avevo preso in considerazione.
Feci per uscire dal magazzino, pur sapendo che non avrei mai fatto in tempo, quando la porta si aprì dall'esterno.
“Mani in alto, pezzo di merda! Mani in alto!”
I poliziotti entrarono bruscamente, puntandomi addosso le loro armi. Alcuni erano in divisa, altri in giacca a cravatta, altri ancora vestiti con le tute della SWAT.
Misi le mani in alto e mi inginocchiai, mentre i poliziotti accorrevano a spegnere Mop. Ma era troppo tardi, Mop stava morendo. Ormai il magazzino puzzava di carne bruciata e del vomito di alcuni agenti.
“ Hai il diritto di rimanere in silenzio.” Recitò uno dei poliziotti. “Qualsiasi cosa dirai potrà essere usata contro di te in tribunale. Hai diritto a un avvocato durante l'interrogatorio. Se non puoi permetterti un avvocato, te ne sarà assegnato uno d'ufficio. E' tutto chiaro?”
“Mop! Mop!” Dissi debolmente, mentre la polizia mi trascinava fuori dalla stanza.
Mi trovavo nel retro di una volante. Stavo venendo scortato al commissariato di polizia da due detective. Due uomini sulla cinquantina, stempiati e con i capelli alquanti incolti, devo dire.
“Come.. Come mi avete trovato?” Chiesi, dopo un silenzio che mi era parso interminabile.
Uno dei due si voltò, sorridendomi sprezzante.
“Hai sottovalutato la polizia, pezzo di merda. Non ci abbiamo messo molto a collegare le morti. Tutte le vittime erano clown. Abbiamo cercato online su siti come reddit e 4chan, e abbiamo trovato i post di un matto che parlava di una grande cospirazione, di come andassero uccisi e bruciati tutti. E, guarda caso, l'indirizzo IP collegava i post a un tizio che dice di aver visto dei clown cannibali, quando era ragazzo. Non ci è stato difficile capire che te la saresti presa col circo Rockfeller, visto che era venuto proprio nella tua città. Purtroppo, però, siamo arrivati troppo tardi per salvare quel clown.”
“Si chiamava Mop...” Dissi debolmente.
“E tu lo hai ammazzato.” Disse il detective, con tono duro.
Deglutii, sconvolto. Ma non era il fatto che mi avessero preso, a sconvolgermi. Ero stato un idiota, a postare online. Quello che mi preoccupava, era il trucco bianco sulle mie mani.
“Lui... Lui non era un mostro.” Dissi, ancora incapace di accettare quello che avevo fatto.
“Nessuno di loro lo era, razza di psicopatico.” Mi disse l'altro detective, quello che guidava. “Nessuno di loro lo era!”
Io scossi la testa, spaventato ma ancora convinto di essere nel giusto.
“No, no! Erano dei mostri! Hanno divorato Barry!”
Il detective alla guida scosse la testa.
“Sei proprio suonato, amico.”
Guardai il suo riflesso nello specchietto retrovisore, e vidi che anche lui guardava me. Non sapevo perché, ma quello sguardo mi dava i brividi. C'era qualcosa di inquietante, nei suoi occhi.
“No, voi non capite.” Dissi, cercando di darmi un tono. “Quelli prima non erano come Mop. Il trucco non si scioglieva. Era la loro vera faccia. Io... Io non avevo mai pensato che alcuni fossero davvero degli esseri umani...”
Il detective che non era alla guida si voltò di nuovo, furente.
“O forse, razza di idiota, tutti erano umani. Ti è mai venuto in mente che magari sei pazzo? Che hai passato anni a uccidere dei poveracci che non avevano fatto nulla di male?”
“Ma il trucco-”
“Te lo sei immaginato, deviato del cazzo!” Disse l'altro detective. “Se erano mostri, e se come dici tu erano in grado di entrare ovunque e di viaggiare veloci come fantasmi, come hai fatto a catturarli e a ucciderli?”
Mi schiarii la gola, sentendo un orribile peso nel mio stomaco.
“P-perché i loro poteri sono limitati...”
I detective scossero la testa.
“Sei veramente fuori di testa. Spero che tu abbia un bravo avvocato, perché rischi davvero la pena di morte. E te la meriti.”
Viaggiamo per altri dieci minuti, in silenzio. Dentro di me iniziava a crescere un terribile dubbio. Era possibile che fosse tutto nella mia testa? Mi ero inventato tutto questo solo per dare un senso alla mia vita? O per spiegare a me stesso la scomparsa di Barry? Quello psicologo anni prima aveva ragione?
Iniziai a singhiozzare, disperato. Tenevo la testa tra le ginocchia e tremavo come una foglia.
“Mi dispiace... Mi dispiace...”
Non sapevo cos'altro dire. Non ero ancora sicuro di aver sbagliato con gli altri clown, ma mi dispiaceva davvero tanto per Mop. Mop non era un mostro, era solo un povero alcolizzato che veniva probabilmente pagato da schifo. Era innocente, e io gli avevo dato fuoco. Lo avevo ucciso.
Solo per questo, meritavo di marcire in prigione a vita. O un'iniezione letale.
“Fai bene a dispiacerti, sacco di merda.” Disse il detective alla guida.
“Siamo arrivati, comunque.” Mi disse l'altro. “Preparati ad essere trattato come meriti.”
Mi rialzai, aspettando di vedere il commissariato, invece vidi che ci stavamo infilando in un vicolo buio, pieno di spazzatura. Mi accorsi anche che non c'erano altre auto della polizia, dietro di noi.
“Dove siamo?” Chiesi preoccupato, chiedendomi se i due detective avessero intenzione di picchiarmi.
Il detective seduto dal lato del passeggero si girò a guardarmi.
“Non ti preoccupare, amico. Va tutto bene. Vuoi un po' di musica?”
Prima che potessi rispondere, infilò un nastro nell'autoradio. La musica che ne uscì mi fece gelare il sangue. Non era rock 'n roll. Non era rap. E neanche musica classica. Era musica da circo.
Tuttu-turu-turu-tuttu-turuuuu...
“Ma cosa...?” Chiesi, terrorizzato.
Il detective alla guida aveva tirato fuori una salviettina umida, e si stava sfregando vigorosamente il viso.
“Tony, ne hai una anche per me?” Gli chiese l'altro.
“T-Tony?” Dissi io, mentre la vescica mi cedeva e orina calda mi scendeva giù per le gambe, bagnando il sedile.
“Certo! Tieni!” La voce del detective ora era più alta, stridula.
I due si pulirono il viso, poi voltarono a guardarmi. Si erano anche passati le mani tra i capelli, che ora sporgevano ai lati come molle. Non erano colorati, ma ovviamente la tintura non viene via solo passandoci le mani.
“Ciao, fanciullo!” Mi disse Tony il clown, con quel suo enorme ghigno rosso. “Che bello rivederti!”
Cercavo di parlare, ma mi uscivano solo suoni strozzati. Ero ammanettato e rinchiuso nell'auto, ma anche se fossi stato libero di scappare, non so se ci sarei riuscito.
“Spero che tu non te la sia presa, se ti abbiamo fatto credere di essere matto!” Rise l'altro clown, che non avevo mai visto prima ma che aveva grosse labbra blu e occhi iniettati di sangue. “Era così divertente!”
“V-voi... Voi...” Non riuscivo a dire altro.
Tony estrasse qualcosa dall'impermeabile. Era un grosso coltello.
“Sei stato davvero bravo, in questi anni. Dobbiamo ammetterlo.”
Anche l'altro clown tirò fuori un coltello.
“Troppo bravo.”
I due clown scesero dall'auto e mi raggiunsero sul sedile posteriore. La luce di un lampione malconcio faceva brillare i loro occhi terrificanti e metteva in mostra il loro trucco, immacolato. Le lame dei coltelli brillavano.
Mi misi a urlare, mentre i clown mi prendevano per le braccia e iniziavano a colpirmi con i loro coltelli. Poi li guardai mentre, voracemente, iniziavano a mangiare i brandelli che mi avevano staccato. Capii che sarebbe stata una cosa lenta. Che volevano punirmi.
E li sentivo ridere. Ridevano e ridevano.
“Mop! Mop! Fanciullo! Mop! Mop!” Disse Tony.
L'altro rise sguaiatamente, mentre il mio sangue gli colava sul mento.
Urlavo, ma nessuno sarebbe venuto a salvarmi.
Mop! Mop!
Mop! Mop!
FINE
Aspettai che finisse (l'ultima pisciata del condannato), poi lo raggiunsi alle spalle prima che si voltasse e gli misi il braccio intorno al collo, togliendogli l'aria. Crollò in pochi secondi, lasciando cadere la bottiglia vuota sul prato, dove non si ruppe. A volte si cagavano addosso, quando li prendevo alle spalle in quel modo e gli toglievo l'aria, ma con Mop non accadde. Me lo caricai in spalla, come fanno i pompieri, e lo portai verso la mia auto. Avevo già un posto adatto, a circa un chilometro da lì. Sarebbe stata una cosa veloce.
“Sveglia. Sveglia, Mop il clown.”
Niente, era ancora privo di sensi. Gli diedi una sberla.
“Sveglia, barilotto di merda.”
Piano piano, aprì gli occhi. All'inizio era confuso, poi i suoi occhi si spalancarono, quando si rese conto di essere legato. Ma non poteva protestare, dato che l'avevo imbavagliato.
“Temo di non essere un sostenitore del diritto di replica, mi dispiace.” Gli dissi. “Non siamo qui per parlare. Tu sei qui per bruciare, clown del cazzo.”
Lo sentii urlare, dietro al bavaglio. Grugniti soffocati, inutili. Come lo sarebbero state delle vere e proprie urla, del resto.
Eravamo in un vecchio magazzino fatiscente che avevo trovato. Niente elettricità e niente acqua corrente, ma andava benissimo. Le due lampade ad olio che mi ero portato non illuminavano molto, ma presto l'intero locale avrebbe brillato alla grande.
Avevo poco tempo, volevo fare in fretta. Raccolsi subito la tanica di benzina e iniziai ad innaffiare il pagliaccio.
“Mop! Mop!” Canticchiai, mentre lui si agitava sulla sedia. “Come mai hai scelto questo nome?”
Ovviamente non poteva rispondermi.
“Beh, in ogni caso, mi piace. Devo dire che è uno dei migliori che io abbia sentito, negli anni. Di certo meglio di Tony, non credi?”
Mop continuava ad agitarsi sulla sedia, a quanto pare poco interessato a discutere l'onerosa questione dei nomi che si danno i clown.
“Beh, è stato bello parlare con te.” Dissi, estraendo i fiammiferi. “Ora, temo che sia ora di salutarci.”
Mop urlava e urlava, mentre faceva vibrare la sedia. Notai che se l'era fatta addosso. Bene, pensai. Proprio come me, la notte in cui presero Barry.
“Ci vediamo all'inferno, buffone di merda.”
Accesi il fiammifero e lo gettai. La vampata fu, come sempre, abbastanza forte da farmi retrocedere di qualche passo. Proprio mentre Mop prendeva fuoco, mi accorsi però di una cosa strana: la mia mano era sporca. Ignorando le urla soffocate di Mop e il calore che si stava sprigionando nella stanza, esaminai la mia mano. Era sporca di bianco. Trucco bianco. Mi girai a guardare Mop, concentrandomi sul suo viso. Le fiamme lo avevano avviluppato, ma non avevano ancora ricoperto del tutto la faccia. Vidi che i capelli si arricciavano e che il trucco stava venendo via. Il trucco stava venendo via!
“No...” Dissi debolmente. “Non è possibile...”
Mop non era un mostro. Mop era umano, cazzo. Mi guardai intorno, alla ricerca di qualcosa per spegnere le fiamme, ma non c'era nulla. Non era un'eventualità che avevo preso in considerazione.
Feci per uscire dal magazzino, pur sapendo che non avrei mai fatto in tempo, quando la porta si aprì dall'esterno.
“Mani in alto, pezzo di merda! Mani in alto!”
I poliziotti entrarono bruscamente, puntandomi addosso le loro armi. Alcuni erano in divisa, altri in giacca a cravatta, altri ancora vestiti con le tute della SWAT.
Misi le mani in alto e mi inginocchiai, mentre i poliziotti accorrevano a spegnere Mop. Ma era troppo tardi, Mop stava morendo. Ormai il magazzino puzzava di carne bruciata e del vomito di alcuni agenti.
“ Hai il diritto di rimanere in silenzio.” Recitò uno dei poliziotti. “Qualsiasi cosa dirai potrà essere usata contro di te in tribunale. Hai diritto a un avvocato durante l'interrogatorio. Se non puoi permetterti un avvocato, te ne sarà assegnato uno d'ufficio. E' tutto chiaro?”
“Mop! Mop!” Dissi debolmente, mentre la polizia mi trascinava fuori dalla stanza.
Mi trovavo nel retro di una volante. Stavo venendo scortato al commissariato di polizia da due detective. Due uomini sulla cinquantina, stempiati e con i capelli alquanti incolti, devo dire.
“Come.. Come mi avete trovato?” Chiesi, dopo un silenzio che mi era parso interminabile.
Uno dei due si voltò, sorridendomi sprezzante.
“Hai sottovalutato la polizia, pezzo di merda. Non ci abbiamo messo molto a collegare le morti. Tutte le vittime erano clown. Abbiamo cercato online su siti come reddit e 4chan, e abbiamo trovato i post di un matto che parlava di una grande cospirazione, di come andassero uccisi e bruciati tutti. E, guarda caso, l'indirizzo IP collegava i post a un tizio che dice di aver visto dei clown cannibali, quando era ragazzo. Non ci è stato difficile capire che te la saresti presa col circo Rockfeller, visto che era venuto proprio nella tua città. Purtroppo, però, siamo arrivati troppo tardi per salvare quel clown.”
“Si chiamava Mop...” Dissi debolmente.
“E tu lo hai ammazzato.” Disse il detective, con tono duro.
Deglutii, sconvolto. Ma non era il fatto che mi avessero preso, a sconvolgermi. Ero stato un idiota, a postare online. Quello che mi preoccupava, era il trucco bianco sulle mie mani.
“Lui... Lui non era un mostro.” Dissi, ancora incapace di accettare quello che avevo fatto.
“Nessuno di loro lo era, razza di psicopatico.” Mi disse l'altro detective, quello che guidava. “Nessuno di loro lo era!”
Io scossi la testa, spaventato ma ancora convinto di essere nel giusto.
“No, no! Erano dei mostri! Hanno divorato Barry!”
Il detective alla guida scosse la testa.
“Sei proprio suonato, amico.”
Guardai il suo riflesso nello specchietto retrovisore, e vidi che anche lui guardava me. Non sapevo perché, ma quello sguardo mi dava i brividi. C'era qualcosa di inquietante, nei suoi occhi.
“No, voi non capite.” Dissi, cercando di darmi un tono. “Quelli prima non erano come Mop. Il trucco non si scioglieva. Era la loro vera faccia. Io... Io non avevo mai pensato che alcuni fossero davvero degli esseri umani...”
Il detective che non era alla guida si voltò di nuovo, furente.
“O forse, razza di idiota, tutti erano umani. Ti è mai venuto in mente che magari sei pazzo? Che hai passato anni a uccidere dei poveracci che non avevano fatto nulla di male?”
“Ma il trucco-”
“Te lo sei immaginato, deviato del cazzo!” Disse l'altro detective. “Se erano mostri, e se come dici tu erano in grado di entrare ovunque e di viaggiare veloci come fantasmi, come hai fatto a catturarli e a ucciderli?”
Mi schiarii la gola, sentendo un orribile peso nel mio stomaco.
“P-perché i loro poteri sono limitati...”
I detective scossero la testa.
“Sei veramente fuori di testa. Spero che tu abbia un bravo avvocato, perché rischi davvero la pena di morte. E te la meriti.”
Viaggiamo per altri dieci minuti, in silenzio. Dentro di me iniziava a crescere un terribile dubbio. Era possibile che fosse tutto nella mia testa? Mi ero inventato tutto questo solo per dare un senso alla mia vita? O per spiegare a me stesso la scomparsa di Barry? Quello psicologo anni prima aveva ragione?
Iniziai a singhiozzare, disperato. Tenevo la testa tra le ginocchia e tremavo come una foglia.
“Mi dispiace... Mi dispiace...”
Non sapevo cos'altro dire. Non ero ancora sicuro di aver sbagliato con gli altri clown, ma mi dispiaceva davvero tanto per Mop. Mop non era un mostro, era solo un povero alcolizzato che veniva probabilmente pagato da schifo. Era innocente, e io gli avevo dato fuoco. Lo avevo ucciso.
Solo per questo, meritavo di marcire in prigione a vita. O un'iniezione letale.
“Fai bene a dispiacerti, sacco di merda.” Disse il detective alla guida.
“Siamo arrivati, comunque.” Mi disse l'altro. “Preparati ad essere trattato come meriti.”
Mi rialzai, aspettando di vedere il commissariato, invece vidi che ci stavamo infilando in un vicolo buio, pieno di spazzatura. Mi accorsi anche che non c'erano altre auto della polizia, dietro di noi.
“Dove siamo?” Chiesi preoccupato, chiedendomi se i due detective avessero intenzione di picchiarmi.
Il detective seduto dal lato del passeggero si girò a guardarmi.
“Non ti preoccupare, amico. Va tutto bene. Vuoi un po' di musica?”
Prima che potessi rispondere, infilò un nastro nell'autoradio. La musica che ne uscì mi fece gelare il sangue. Non era rock 'n roll. Non era rap. E neanche musica classica. Era musica da circo.
Tuttu-turu-turu-tuttu-turuuuu...
“Ma cosa...?” Chiesi, terrorizzato.
Il detective alla guida aveva tirato fuori una salviettina umida, e si stava sfregando vigorosamente il viso.
“Tony, ne hai una anche per me?” Gli chiese l'altro.
“T-Tony?” Dissi io, mentre la vescica mi cedeva e orina calda mi scendeva giù per le gambe, bagnando il sedile.
“Certo! Tieni!” La voce del detective ora era più alta, stridula.
I due si pulirono il viso, poi voltarono a guardarmi. Si erano anche passati le mani tra i capelli, che ora sporgevano ai lati come molle. Non erano colorati, ma ovviamente la tintura non viene via solo passandoci le mani.
“Ciao, fanciullo!” Mi disse Tony il clown, con quel suo enorme ghigno rosso. “Che bello rivederti!”
Cercavo di parlare, ma mi uscivano solo suoni strozzati. Ero ammanettato e rinchiuso nell'auto, ma anche se fossi stato libero di scappare, non so se ci sarei riuscito.
“Spero che tu non te la sia presa, se ti abbiamo fatto credere di essere matto!” Rise l'altro clown, che non avevo mai visto prima ma che aveva grosse labbra blu e occhi iniettati di sangue. “Era così divertente!”
“V-voi... Voi...” Non riuscivo a dire altro.
Tony estrasse qualcosa dall'impermeabile. Era un grosso coltello.
“Sei stato davvero bravo, in questi anni. Dobbiamo ammetterlo.”
Anche l'altro clown tirò fuori un coltello.
“Troppo bravo.”
I due clown scesero dall'auto e mi raggiunsero sul sedile posteriore. La luce di un lampione malconcio faceva brillare i loro occhi terrificanti e metteva in mostra il loro trucco, immacolato. Le lame dei coltelli brillavano.
Mi misi a urlare, mentre i clown mi prendevano per le braccia e iniziavano a colpirmi con i loro coltelli. Poi li guardai mentre, voracemente, iniziavano a mangiare i brandelli che mi avevano staccato. Capii che sarebbe stata una cosa lenta. Che volevano punirmi.
E li sentivo ridere. Ridevano e ridevano.
“Mop! Mop! Fanciullo! Mop! Mop!” Disse Tony.
L'altro rise sguaiatamente, mentre il mio sangue gli colava sul mento.
Urlavo, ma nessuno sarebbe venuto a salvarmi.
Mop! Mop!
Mop! Mop!
FINE
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