martedì 22 ottobre 2019

Batman: Caduta Libera - Capitolo 1


CAPITOLO 1

STANZA CHIUSA A CHIAVE

Atterrò sul cornicione con una leggerezza sorprendente, visto il suo fisico poderoso e il costume semi-corazzato che indossava. Il vento muoveva leggermente il suo mantello e i suoi occhi bianchi bucavano l'oscurità come piccole fiamme rabbiose.
Batman si alzò in piedi, osservando una finestra illuminata nel palazzo situato dall'altro lato della strada. Da quella distanza non si riusciva a vedere bene l'interno ma, a giudicare dall'architettura e dalle dimensioni, era chiaramente l'attico di qualcuno molto ricco. E, stando a quanto gli avevano detto, quel qualcuno era morto.
Una figura più snella atterrò dietro di lui, così dolcemente da sembrare quasi senza peso.
“Sei stato rapidissimo.” Disse Catwoman, togliendosi gli occhialetti e venendo verso di lui. “Ti ho chiamato solo dieci minuti fa.”
“Ero in zona.” Rispose Batman. “Hai visto nient'altro, mentre aspettavi?”
“Niente di niente.”
“Come lo hai trovato?”
Selina si sedette sul cornicione, lasciando penzolare le gambe sopra lo strapiombo rumoroso e pieno di luci che si ergeva davanti a loro. Erano almeno al quarantesimo piano, e davanti a loro c'era un'enorme distesa di palazzi e luci al neon. Alcuni edifici avevano l'aria gotica, quasi antica, altri avevano l'aria moderna e illuminavano la città come enormi schermi di un computer. Le luci della città si riflettevano sullo smog, tingendo il cielo di un rosso tanto mozzafiato quanto innaturale.
“Stavo facendo un giretto nei quartieri ricchi.” Disse Catwoman. “Sai, per accertarmi che tutto fosse in ordine...”
Batman emise un singolo, breve grugnito di impazienza, ma non corresse questa dubbia ricostruzione degli eventi.
“E quando ho guardato dentro quella finestra, mi sono resa conto che qualcosa non andava. Che quell'uomo era morto.”
“Potrebbe stare dormendo.” Le rispose Batman.
“Non ho mai visto nessuno dormire per terra con gli occhi aperti e la bava alla bocca, Bats.”
“D'accordo. Sei entrata nell'appartamento?”
Selina gli sorrise.
“Batman, ma sarebbe illegale!”
Senza risponderle, Batman si gettò dal cornicione, planando verso l'attico.
“Il solito logorroico.” Disse Catwoman, affrettandosi a raggiungerlo.

Catwoman atterrò accanto a Batman, che ora era in piedi sul cornicione dell'attico e studiava il sistema d'allarme. I suoi occhi e il palmo della sua mano destra erano illuminati di rosso, mentre lo scanner analizzava i circuiti del sistema.
“Allora, sai come si chiamava il morto?” Gli chiese lei, guardando l'uomo riverso sul tappeto.
“Sì. “ Le rispose Batman. “L'attico risulta intestato ad un certo Gary Fines e il riconoscimento facciale l'ha confermato. Era un avvocato difensore. Uno dei più costosi, la sua parcella era di mille dollari all'ora.”
Catwoman fischiò.
“Ecco spiegato l'attico da urlo. E l'antifurto, com'è?”
“E' un sistema estremamente sofisticato. Ultima generazione.” Disse Batman. “Molto difficile da superare.”
“Lascia fare a me, allora. Tu intanto puoi chiamare Gordon.”
Batman spense lo scanner e la guardò.
“So che puoi farlo anche tu, ma sappiamo entrambi che io ci metterò di meno.” Disse Catwoman, con un sorriso furbetto sulle labbra.
Dopo un attimo di esitazione, e senza dire nulla, Batman si spostò e le fece spazio. Poi, si toccò l'orecchio e avviò una chiamata.
“Jim? Sono io. C'è una morte sospetta. Gary Fines. East Row, Numero 37.”
Sempre sorridendo, Catwoman si mise al lavoro sull'antifurto.

“Ho analizzato l'aria.” Disse Batman, mentre entravano dieci minuti dopo. “E' respirabile, ma qualcosa è stato vaporizzato nella stanza alcune ore fa. E' probabile che sia stato quello ad uccidere Fines.”
Catwoman guardò il cadavere. I suoi occhi erano sbarrati, le pupille dilatate. Aveva la schiuma alla bocca e le labbra erano sporche di sangue.
“Si è morso le labbra così forte da farle sanguinare, prima di morire.”
“Già.” Le rispose Batman, chinandosi ad ispezionare il cadavere. “E' probabile che il gas gli abbia causato delle tremende emorragie interne e dei violenti spasmi, e che si sia morso le labbra per il dolore.”
Lo scanner di Batman si riaccese, mentre lui analizzava il cadavere e il tappeto circostante.
Catwoman intanto guardava le pareti. Erano ornate di quadri raffinati, diplomi e maschere africane.
“Questo Fines era davvero pieno di soldi. Quelle maschere sono originali. Nigeriane, del diciannovesimo secolo.”
“Credi che le abbia comprate al mercato nero?” Le chiese Batman, mentre continuava ad analizzare il cadavere.
“No.” Rispose Catwoman. “Ma tutte insieme devono essergli costate più dell'attico stesso, direi.”
Batman annuì.
“Lo scanner forense ha finito. La morte risale a sei ore fa. Fines è stato colpito da varie emorragie interne, ma non è questo che l'ha ucciso.”
“Che cosa, allora?”
Batman si rialzò, guardandosi intorno.
“Dopo almeno un'ora di orribili dolori, il gas gli ha paralizzato i muscoli polmonari, impedendogli di respirare.”
“Brutta morte.”
Batman annuì di nuovo.
“Ma non è questo che mi inquieta.”
Batman prese fuori un dispositivo digitale dalla cintura. Catwoman sapeva di che cosa si trattasse: era un gioiellino che usava per decodificare password, hackerare terminali e mille altre cose. Una ad una, Batman controllò tutte le finestre, poi la porta, e infine il terminale dell'antifurto nascosto in un angolo della casa.
“Non c'è segno di effrazione, vero?” Gli disse Catwoman, che aveva sospettato questa evenienza da quando erano entrati.
Batman si girò a guardarla.
“Sì. Porte e finestre non vengono aperte da ieri mattina. Siamo i primi ad entrare qui da trentasei ore.”
“Potrebbero aver hackerato l'antifurto.” Disse Catwoman, ma senza convinzione.
“Se così fosse, ne avrei trovato traccia. La tua effrazione di venti minuti fa è stata rilevata dal decodificatore, ma non ne risultano altre.”
“E allora come hanno fatto a far entrare il gas?”
Batman mise via il suo decodificatore.
“Non lo so.”
I due guardavano il cadavere, mentre le sirene della polizia iniziavano a sentirsi, sempre più forti.
Selina si avviò verso la finestra da cui erano entrati.
“Meglio che me ne vada. Credo che a Gordon basti un solo intruso, sulla scena del delitto.”
Batman si voltò a guardarla.
“Grazie del tuo aiuto, Selina.”
“E' stato un piacere.” Catwoman si accovacciò sul davanzale. Stava per gettarsi nel vuoto, ma prima di farlo si voltò e sorrise a Batman.
“Un omicidio in una stanza chiusa a chiave. Non è il sogno di ogni detective?”
“Il sogno di ogni detective è trovare il colpevole.” Le rispose Batman, senza accennare un sorriso.
Lei sospirò.
“Non hai mai saputo trarre gioia da quello che fai, Bats. Dovresti lavorarci.”
Detto questo, Catwoman si gettò dalla finestra, usando la propria frusta per volteggiare tra i palazzi e sparendo tra le luci della città.

“Sì, i rilievi della scientifica confermano la tua ricostruzione, Batman. Nessuno sembra essere entrato in quell'appartamento, eppure in qualche modo il gas è stato introdotto.”
Gordon fumava la sua pipa, osservando il volto indecifrabile di Batman. I due si trovavano sul tetto del commissariato e le prime, deboli luci del mattino iniziavano ad illuminare i tetti della città.
“Condotti di areazione?” Chiese Batman, che non era riuscito a fare tutti i suoi rilievi prima dell'arrivo della polizia.
“Uno, ma non crediamo che il gas sia stato introdotto da lì. Non ce n'erano tracce dentro al condotto. E' stato sprigionato quando l'assassino era già dentro la stanza, le tracce rimaste erano localizzate nell'attico. E chiunque sia stato, ha portato via con sé il contenitore da cui l'ha sprigionato. Inoltre, il condotto è troppo stretto perché qualcuno possa essere passato da lì. Neanche la tua amica felina sarebbe riuscita a passarci.”
Batman guardò Gordon, con aria incuriosita. Gordon sapeva che Selina era stata lì, prima che arrivasse il GCPD? Ma Gordon non disse nulla, limitandosi a ricambiare il suo sguardo con tranquillità.
“Il gas non corrisponde a nessuno presente nei nostri database. Niente che possa essere collegato a Crane, Ivy o al Joker. Tu hai avuto più fortuna?”
“No.” Ammise Batman. “E' qualcosa di nuovo, a quanto pare.”
“Fantastico.” Disse amaramente Gordon.
“Lo troveremo, Jim. Chiunque sia.”
“Sarà meglio.”
“Cosa hanno detto i tuoi superiori?”
“Volevano minimizzarlo, classificarlo come fuga di gas e non pensarci più.”
“Una fuga di gas?” Batman lo disse tradendo un minimo di stizza per la natura pressapochista e pusillanime degli alti papaveri di Gotham, che da sempre preferivano una bugia rassicurante ad una verità inquietante.
Gordon ridacchiò sprezzante. La risata divenne presto un attacco di tosse.
“Già. Molto plausibile, vero? Ma visto che l'attico era chiuso dall'interno e visto che non ci sono tracce di un intruso, non ci sarà facile dimostrare che sia stato un omicidio. Chissà, forse avrebbero meno voglia di minimizzare, se avessero visto gli occhi di quel poveraccio. O forse no. Dopotutto, siamo a Gotham.”
Ormai il sole iniziava a sorgere davvero. Gordon guardò il suo orologio.
“Sono le sei del mattino, vecchio mio. Direi che è ora di darci il cambio. Il turno di notte è finito.”
Batman sorrise fugacemente.
“Mi farò sentire se ho delle novità, Jim.”
“Anche io.”
Batman gli mise una mano sulla spalla, in un breve gesto di rispetto e saluto, poi si gettò nel vuoto e sparì tra i grattacieli, dirigendosi verso la batmobile.
Gordon spense la pipa e si diresse verso la porta che conduceva ai piani inferiori.
“Questa storia non promette nulla di buono.” Borbottò, mentre scendeva le scale.
Gotham, che città.
Che città.

La Batmobile si fermò sulla grande piattaforma illuminata, al centro della caverna. Spento il motore, nell'aria si sentirono solo i suoni della cascata all'ingresso e i versi striduli dei pipistrelli che vivevano tra le stalattiti.
Batman scese dall'auto, assorto nelle sue riflessioni, e si diresse verso il computer.
“Computer. Avvio.”
Una decina di enormi schermi si accesero, illuminando il volto del detective.
Batman si tolse la maschera e si sedette davanti al computer, iniziando subito a digitare sulla tastiera.
“Notte proficua, sir?” Chiese una voce alle sue spalle.
Alfred si avvicinò, portando la colazione su un vassoio.
“Non so se la definirei tale. Un avvocato difensore è stato ucciso, nei quartieri ricchi.”
“Capisco. Ha intenzione di mangiare qualcosa, prima di mettersi a dormire?”
“Non ho fame. E non ho intenzione di dormire, Alfred. Ho delle ricerche da fare.”
Alfred appoggiò delicatamente il vassoio sulla tastiera, in modo tale che Batman non potesse adoperarla.
“Mangi. Sir.” Il tono era asciutto, di quelli che non ammettevano repliche.
Bruce inarcò un sopracciglio, ma il volto di Alfred rimase impassibile. I due si fissarono per qualche momento poi, in silenzio, Bruce si mise il vassoio sulle ginocchia e iniziò a mangiare.
“Buon appetito, sir.” Il tono tradiva solo un minimo di sarcasmo.
“Grazie.”
Alfred si allontanò, recandosi verso l'ascensore che conduceva ai piani superiori. Nell'aria si sentivano solo i suoni della cascata e il lento masticare di Bruce.

“Il signor Fox gradirebbe la sua presenza alla riunione delle quattro, sir.”
Alfred prese il vassoio vuoto, mentre Bruce già si rimetteva al lavoro e digitava velocemente sulla tastiera.
“Non posso, Alfred. Ho molto lavoro da-”
“Il signor Fox mi ha detto di dirle che lo considererebbe un favore personale. Sembrava preoccupato.”
Bruce smise di digitare per la seconda volta e si girò a guardare Alfred.
“Preoccupato?”
“Se posso permettermi, ho avuto proprio questa impressione. E lei sa quanto me che Lucius non le farebbe una richiesta simile senza una buona ragione.”
Bruce annuì, pensoso.
“D'accordo, chiamalo e digli che ci sarò.”
“Molto bene, sir.”
Bruce si toccò il mento, aggrottando la fronte. Sullo schermo, dati e nomi scorrevano all'impazzata, ma lui non vi stava prestando davvero attenzione.
Se Lucius era preoccupato, qualcosa non andava. Bruce si fidava ciecamente degli istinti di Lucius Fox.
Si rimise a fare ricerche sulla vittima, cercando di ignorare la sgradevole sensazione che a Gotham si stesse muovendo qualcosa, nell'ombra.
E, come avrebbe detto Dick Grayson, era Bruce l'unica cosa buona che si muoveva nell'ombra, a Gotham.

“Bruce, grazie di essere qui.” Lucius gli strinse la mano calorosamente, mentre con quella libera si aggiustava gli occhiali.
“Figurati. Che succede?”
Si trovavano nell'ufficio di Lucius, mancavano ancora venti minuti alle quattro. Era prassi che si vedessero da soli, prima di una riunione. Era importante fare fronte comune, col consiglio di amministrazione. Occorreva mettersi d'accordo su cosa dire e su chi doveva dirla.
“Ci sono due cose che vorrei discutere con te. Una è seria, l'altra meno. Ma dovresti essere messo al corrente di entrambe.”
Si sedettero, Lucius dietro alla propria scrivania e Bruce dal lato opposto.
“Dimmi tutto, Lucius.”
Lucius si tolse gli occhiali e si strofinò gli occhi, in un gesto che tradiva una profonda stanchezza. Ma, si sa, a Gotham i sonni tranquilli non erano la norma. Specie per chi cercava sempre di fare la cosa giusta, come Lucius.
“Bruce, quello che ti chiedo oggi è di fidarti di me. E di sostenermi. Perché la riunione non sarà affatto piacevole.”
Lucius fece una pausa e Bruce aspettò.
“Credo che qualcuno all'interno della Wayne Enterprise stia vendendo tecnologia sperimentale sul mercato nero. E temo proprio che il colpevole abbia un forte legame con un membro del consiglio di amministrazione.”
Bruce non rispose subito, ma studiò il viso stanco di Lucius.
“Da quanto lo sospetti, Lucius?”
“Una settimana. Non è sparito molto, è stato furbo. Ha trafugato la roba messa da parte, quella meno urgente. Ma mi sono presto reso conto che mancavano delle cose. E, guardando i nastri di sorveglianza, ho individuato il colpevole.
Bruce sospirò, preparandosi al peggio. Ma l'aveva capito non appena Lucius aveva nominato il consiglio.
“E' Brent Stine, vero? Il figlio di Howard.”
Lucius sospirò.
“Proprio lui. Mi dispiace.”
Howard Stine era uno dei membri più anziani del consiglio. Grande amico dei genitori di Bruce e collaboratore leale. Aveva regalato a Martha Wayne i guanti che indossava la notte in cui lei e Thomas erano stati assassinati. Era un brav'uomo.
Bruce e Lucius erano stati ben felici di accogliere suo figlio nel reparto Ricerca e Sviluppo, e Brent si era sempre dimostrato brillante e volenteroso, nei suoi tre mesi di stage.
Era una notizia davvero sconcertante.
Dopo qualche momento, Bruce ruppe il silenzio.
“Puoi dimostrarlo al di sopra di ogni ragionevole dubbio, Lucius?”
“Sì.”
“Nei filmati lo si vede prendere il materiale?”
“Sì.”
Bruce annuì.
“Non sarà una riunione piacevole.”
“No, non penso neanche io.”
I due si alzarono. Mancavano solo due minuti alla riunione. Mentre entravano nell'ascensore, diretti al piano inferiore, Bruce si ricordò che c'era anche un'altra cattiva notizia.
“Che altro dovevi dirmi, Lucius?”
“Ah, già. Beh, direi che può aspettare, ma la Wayne TV sta avendo dei problemi di ricezione in tutta la città. Non siamo ancora riusciti a capire quale sia il problema, ma abbiamo ricevuto molte lamentele.”
La Wayne TV trasmetteva soprattutto rubriche politiche e notizie sui titoli azionari. Era un canale a pagamento. A Bruce non era mai piaciuto, ma aveva un pubblico fedele e tenerlo in vita lo aiutava a mantenere rapporti amichevoli con gli altri cittadini benestanti di Gotham. E Lucius questo lo sapeva bene.
“Hai ragione, direi che può aspettare. Ma grazie per avermelo detto.”
“E' il mio lavoro, Bruce.”
Le porte dell'ascensore si chiusero.

La riunione fu dolorosa, ma meno di quanto pensassero. Principalmente, fu triste.
Howard non andrò su tutte e furie e non si indignò, ma accettò invece la notizia con una sorta di mesta rassegnazione.
“Purtroppo, questa notizia non mi sorprende troppo. Non che io fossi al corrente di una condotta illegale da parte di Brent, voglio che questo sia chiaro. Ma negli ultimi tempi è strano, alienato. Non sembra più lui. Mi sono chiesto se non si droghi, in realtà. Lui dice che va tutto bene, ma un padre se ne accorge, quando qualcosa non va. E ora, me ne avete dato conferma con questa notizia.”
Il resto del consiglio non guardava Howard in volto, chi per rispetto e chi per imbarazzo. Solo Bruce e Lucius ricambiavano il suo sguardo contrito.
“Cosa intendete fare?” Chiese Howard, dopo qualche momento di esitazione.
Bruce e Lucius si guardarono.
“Credo che la cosa migliore sia convocare immediatamente Brent.” Disse Lucius. “Sentire cosa ha da dire. Se può recuperare la tecnologia che ha rubato o dimostrare che non è finita nelle mani sbagliate, potremmo risolvere tutto con un risarcimento e delle scuse, senza chiamare la polizia. Ma...”
Lucius si interruppe, indeciso su come proseguire.
“Ma dovrete licenziarlo in ogni caso, non è vero?” Disse Howard.
“Sì, mi dispiace Howard.” Disse Bruce. “Brent ha tradito la nostra fiducia e non possiamo tenerlo vicino alla nostra tecnologia. Ma ti prometto che, qualunque sia il suo problema, io vi aiuterò a venirne a capo. Se è davvero una questione di droga, contatterò personalmente Leslie Thompkins e farò avere a Brent le migliori cure che ci siano a Gotham.”
Howard annuì e sorrise ai due uomini. Era un sorriso triste, da spezzare il cuore, ma anche riconoscente.
“Vi ringrazio.”
Loro annuirono. Poi Bruce attivò l'interfono.
“Miss Davidson, può dire a Brent Stine di raggiungerci?”
“Subito, signor Wayne.”
“Grazie.”
Il consiglio finse di non vedere, mentre Howard si asciugava le lacrime e cercava di ricomporsi.
Questa volta, anche Bruce e Lucius preferirono guardare da un'altra parte.

“Brent, perché lo hai fatto?” La voce di Howard era triste, ma ferma.
Gli altri presenti osservavano i due Stine, chi col viso malinconico, chi con l'espressione severa.
“Papà, non sono stato io. Non so cosa stia succedendo!” La voce di Brent tremava, mentre grandi lacrime gli scorrevano giù per le guance.
“Non prenderci in giro, Brent!” Howard tremava come una foglia, colmo di dolore e rabbia. “Ci sono le riprese delle telecamere a circuito chiuso. Era durante il tuo orario di lavoro. Non ci sono dubbi che sia stato tu.”
“Brent.” Intervenne Lucius, con tono gentile. “E' inutile negarlo. Così facendo, peggiori solo le cose. Ammetti ciò che hai fatto e dicci dove si trovano i pezzi rubati, d'accordo?”
Brent si voltò verso Lucius, il volto disperato.
“Ma signor Fox, lo giuro, non sono stato io! Non farei mai una cosa del genere! Adoro lavorare qui!”
“Brent.” Ora fu Bruce a parlare. “Se sei nei guai, puoi dircelo. Ti aiuteremo. So che sei un bravo ragazzo. Devi forse dei soldi a qualcuno? Sei nei guai? Possiamo-”
“Non ho fatto niente!” Brent scoppiò a piangere, crollando in ginocchio.
Dopo qualche attimo in cui il silenzio fu riempito solo dal pianto del ragazzo, Howard Stine si alzò in piedi e gli venne vicino. Gli mise una mano sulla spalla.
“Figlio mio, che cosa ti succede? Parlaci. Parlami! Qualunque cosa sia successa, insieme poss-”
Ciò che avvenne dopo fu così veloce che solo un occhio allenato come quello di Bruce avrebbe potuto registrarlo. Con una sola, improvvisa mossa, Brent si alzò in piedi. Tirò fuori un bisturi dal camice che indossava e, prima che chiunque altro del consiglio potesse capire cosa fosse accaduto, Howard Stine era a terra. Gli sgorgava sangue dalla gola recisa e i suoi occhi, prima di spegnersi, si fermarono sul volto di suo figlio, che era gelido e senza emozione.
“Brent! Nooo!” Lucius era sconvolto.
Bruce si alzò e si diresse verso Brent, ma era troppo tardi. Sempre con quella stessa espressione fredda e inespressiva, Brent corse verso la finestra e ci saltò attraverso, lasciando dietro di sé solo vetri infranti e insanguinati. Pochi istanti dopo, Bruce e gli altri membri del consiglio udirono il suono definitivo e brutale del suo corpo che si schiantava sull'asfalto.
Nello spazio di un minuto, i due Stine erano spariti per sempre.

Bruce sedeva nel suo ufficio, coprendosi gli occhi con una mano. Lucius sedeva davanti a lui, con l'espressione triste. Erano passate diverse ore dalla riunione, ormai era buio. La polizia era venuta ad interrogarli tutti e il coroner aveva ormai portato via il corpo di Howard e quello che restava di Brent (ovvero non molto).
“Non riesco proprio a capire..” Lucius era inconsolabile. “Brent era un gran lavoratore, era pieno di talento. Era una persona mite. Perché mai avrebbe fatto una cosa del genere?”
Bruce si tolse la mano dal viso e si raddrizzò sulla sedia.
“Non lo so, Lucius. Ma intendo scoprirlo.”
Proprio in quel momento, il bat segnale illuminò il cielo. Dall'ufficio di Bruce entrambi potevano vederlo chiaramente, mentre si rifletteva sul cielo rossiccio e inquinato di Gotham.
“E adesso cos'altro c'è?” Disse Lucius, nervosamente.
“Sarà meglio che vada a scoprirlo.” Disse Bruce, alzandosi in piedi.
Gli ci vollero meno di due minuti per infilarsi il costume che teneva nascosto nel suo ufficio.
“Ne verremo a capo, Lucius. Te lo prometto.” Disse Bruce, mentre apriva la vetrata, facendo entrare il freddo vento di ottobre.
“Lo so, signor Wayne. Non si preoccupi per me. Vada da Gordon, e mi faccia sapere se le serve il mio aiuto.”
Bruce annuì, sorridendo brevemente al suo amico. Poi si gettò dalla finestra, stagliato contro le luci al neon di Gotham. Non riusciva a ignorare la sensazione che la sua città fosse di nuovo in pericolo, sull'orlo del baratro. O oltre. Che fosse, proprio come lui in quel momento, in caduta libera.

“Un altro.” Gli disse subito Gordon, non appena lo vide atterrare sul tetto del commissariato. “Un altro riccone morto.”
“Chi era?” Chiese Batman, rialzandosi in piedi.
“Julius Douchette. Proprietario della Douchette's Diamonds.”
“La più grossa catena di gioiellerie di Gotham.”
“Proprio lui.”
Gordon fumava alacremente, la luce della pipa gli illuminava il volto.
“Stessa modalità di Fines?” Chiese Batman, già intuendo la risposta.
“Sì. Porte e finestre chiuse a chiave. Allarme inserito. Stessi segni sul cadavere. Qualcuno ha introdotto, chissà come, del gas nel suo lussuosissimo appartamento. I polmoni gli si sono paralizzati, dopo almeno un'ora di agonia.”
I due si guardarono. Nessuno dei due voleva dirlo ad alta voce, ma era ormai chiaro che si trattava di delitti seriali. E che, molto probabilmente, un terzo delitto era in arrivo.
“Da quanto tempo è morto?”
“L'abbiamo trovato due ore fa. E il coroner ha stimato che la morte fosse avvenuta nel pomeriggio.”
Batman annuì, pensoso.
“Se vuoi fare i tuoi rilievi, queste sono le chiavi della casa di Douchette.” Gordon gliele porse. “ Era uno scapolo, proprio come Fines, quindi nessuno ti disturberà.”
Batman prese le chiavi.
“Grazie, Jim.”
“Sarai tu a farmi un favore, se trovi qualche indizio.”
“Nessun collegamento tra le vittime, immagino.”
“Nessuno. Fines non ha mai rappresentato Douchette in un processo. E non era tipo da gioielli. I due non frequentavano gli stessi club. Per quanto ne sappiamo, non sono mai stati insieme nella stessa stanza. Forse tu scoprirai di più.”
Gordon si voltò e si diresse verso il bat segnale.
“Vedrò cosa posso fare.” Batman mise le chiavi nella cintura. “Buonanotte, Jim.”
“Buonanotte.” Gordon spense il segnale e si diresse verso le scale che riconducevano all'interno del commissariato. Neanche si voltò, ben sapendo che Batman era già sparito nell'ombra.

Batman seppe che qualcosa non andava dal momento in cui entrò nell'appartamento. La porta era chiusa, ma non a chiave. Qualcuno doveva essere entrato, dopo che Gordon e i suoi uomini erano andati via. Mise via le chiavi e irrigidì i muscoli, pronto ad un confronto, ma quando entrò non vide nulla di strano, quantomeno a prima vista. L'appartamento sembrava assolutamente normale.
Lo ispezionò da cima a fondo, ma non c'era nessuno. Perplesso, si diresse verso il salotto e accese il suo scanner forense, ispezionando la stanza. Trovò tracce minime dello stesso gas usato per Fines, e particelle del sangue sputato dal defunto Douchette. Ma non c'erano segni di effrazione e il suo decodificatore non trovò tracce di hackeraggi o interferenze esterne per quanto riguardasse l'antifurto. Per di più, non c'erano neanche condotti d'areazione, solo un normalissimo impianto di aria condizionata che non presentava comunque tracce di gas.
Passando alla visione a infrarossi, notò però qualcosa di strano. In un angolo del salotto c'era una statua di ceramica, raffigurante un orso. Era alta poco più di un metro e mezzo, con una circonferenza di mezzo metro. Al suo interno c'erano tracce di calore, come se qualcuno o qualcosa fosse rimasto lì dentro a lungo e fosse andato via da poco. Si avvicinò e capovolse la statua. Il fondo era di feltro, e Batman vide che era rimovibile. Dentro, la statua era cava. E vuota. Ma lo scanner forense rivelò la presenza di nylon. Sottili fili che erano venuti via da qualche indumento mentre, per quanto sembrasse incredibile, qualcuno era rimasto nascosto all'interno della statua per ore.
Vide che c'era ancora il cartellino del prezzo. Tremila dollari. E una ricevuta di consegna con la data del giorno prima.
Batman premette il comunicatore sul suo orecchio.
“Jim? Sono io.”
“Batman! Hai scoperto qualcosa?”
“Credo proprio di sì. Hai notato una statua a forma di orso, durante la vostra ispezione?”
“Sì, me la ricordo. Un pezzo costoso.”
“Era arrivato proprio ieri. Al suo interno ho trovato tracce di calore, e frammenti di nylon.”
Ci fu un momento di silenzio.
“Porca puttana. Stai dicendo che c'era qualcuno al suo interno?”
“Sì.”
“Lo ha ucciso, si è nascosto di nuovo e poi ha aspettato che ne andassimo, prima di togliere il disturbo.”
“Esatto.”
“Ma... quella statua era alta poco più di un metro e mezzo. Ed era stretta. Chi mai potrebbe-” Gordon si interruppe. Aveva capito anche lui. “Merkel? Peter Merkel? Ragdoll?”
“Deve essere stato lui. Ecco come è entrato il gas nell'attico di Fines. Attraverso il condotto d'areazione, proprio come avevamo ipotizzato inizialmente. Avevi ragione, Catwoman non sarebbe riuscita a passarci. Ma lui sì. E' strisciato su per il condotto e ha lasciato il gas, poi è uscito da dov'era entrato. Semplice e geniale.”
“Maledizione. Ma perché? Non è nel suo stile. Merkel è un ladro, non un serial killer.”
“Vedrò di scoprirlo. Tu dirama la notizia, fallo cercare. E' da tanto che non viene a Gotham, ma magari abbiamo fortuna e si nasconde in uno dei suoi covi conosciuti.”
“Non sembra quel tipo di settimana.”
“Lo so. Mi farò risentire.”
Batman riattaccò e, assorto nei suoi pensieri, lasciò l'appartamento.

Peter Merkel era nato con una particolare condizione genetica. Le sue articolazioni si piegavano in qualsiasi direzione desiderasse, rendendolo un formidabile contorsionista. E la sua corporatura era spaventosamente magra, quasi scheletrica. Dopo un iniziale periodo come fenomeno da baraccone, Merkel aveva utilizzato le sue doti per diventare un ladro, con risultati eccezionali. Inizialmente nessuno aveva idea di come venissero eseguiti i furti, sembrava quasi che fosse stato un fantasma.
Batman ora si sentiva un idiota per non aver pensato a lui. Ma, come aveva detto Gordon, delitti del genere non erano mai stati nel suo stile. E dopo il suo ultimo soggiorno ad Arkham, sette anni prima, sembrava ravveduto e aveva lasciato per sempre Gotham. Cosa lo aveva spinto a tornare?
Batman scese dalla batmobile e si recò verso il computer, intenzionato a cercare un collegamento tra Merkel e le vittime, quando ricevette una chiamata.
“Sì?”
“Bruce, sono io.”
“Selina?”
“Dobbiamo incontrarci. Credo di sapere chi è l'assassino.”
“Peter Merkel.”
Ci fu un attimo di silenzio.
“A volte sei davvero insopportabile. Comunque sì, è Merkel.”
“E tu come fai a saperlo?”
“Perché l'ho appena visto uscire da una finestra, con quel suo ridicolo costume da pupazzo. E dentro l'appartamento c'è un altro riccone morto, con la bava alla bocca.”
“Maledizione! Dove?”
“44, Clancy Street.”
“Arrivo subito, cerca di pedinarlo e tienimi al corrente dei suoi spos-.”
“Non credo che sarà necessario.”
“Perché?”
“L'ho già catturato. E' qui davanti a me, legato come un salame. Datti una mossa, fa freddo stanotte.”
“Lo hai-”
Ma Selina aveva interrotto la chiamata.
Pochi istanti dopo, la batmobile partì con un rombo assordante, disturbando il sonno di decine di pipistrelli irritati.

La maschera di Ragdoll giaceva ai suoi piedi, sgualcita. Selina lo aveva legato ad un comignolo, così stretto che poteva a malapena respirare. Merkel guardava davanti a sé, evitando lo sguardo delle due ombre in piedi davanti a lui. Aveva l'aria decisamente invecchiata, rispetto all'ultima volta in cui Batman l'aveva visto. Aveva i capelli grigi e radi, occhiaie molto pesanti e profonde rughe ai lati della bocca. Ma non c'erano dubbi, era proprio lui.
“Perché lo hai fatto, Merkel?” Gli chiese Batman. “Non sei mai stato quel tipo di criminale. Te n'eri andato. Qual è il movente?”
Merkel rimase in silenzio.
“E' meglio che tu gli risponda, Peter.” Gli disse Selina. “Batman ha avuto una brutta settimana.”
Merkel continuò a ignorarli. Dopo qualche istante, si mise a fischiettare.
Batman sferrò un pugno al comignolo, pochi centimetri sopra la sua testa. Merkel smise di fischiare, ma per il resto continuò ad ignorarli.
“Vuoi portarlo al commissariato?” Chiese Selina.
“Sì.”
Annuendo, la ladra felina iniziò a slegare Merkel. Era leggermente preoccupata dalla reazione di Batman. Era stata un po' troppo improvvisa. Non le piaceva la rabbia che gli leggeva in volto. Guardò con una certa apprensione i frammenti di cemento e mattoni che cadevano sulla testa di Merkel, quanto il cavaliere oscuro tolse la mano dal comignolo.
Una volta che Merkel fu slegato, Batman lo afferrò saldamente per un braccio e raccolse la sua maschera da terra.
“Grazie del tuo aiuto, Catwoman. Lo dirò a Gordon, ti sarà riconoscente.”
Selina scosse la testa.
“Preferirei di no, ragazzone. Non vorrei che si spargesse la voce che Catwoman aiuta i poliziotti a catturare altri ladri. Non sarebbe carino.”
“Merkel non è un ladro. E' un assassino.”
Lo sguardo di Batman era gelido, la sua voce tagliente. Qualcosa nel suo tono inquietò Selina. Non era irritata o spaventata dai suoi modi burberi, quelli non erano di certo una novità. Era preoccupata per lui. Batman le sembrava estremamente stanco, e nervoso.
“Hai ragione.” Gli rispose infine. “Ma allora preferirei che rimanesse tra noi tre, d'accordo? Per favore.”
Batman annuì, poi si gettò dal palazzo, portando Merkel con sé. Neanche un minuto dopo, guardando le strade sotto di lei, Selina vide la batmobile che si dirigeva, rombando, verso il GCPD.
“Non mi piace questa storia.” Mormorò Selina. “C'è qualcosa che non va.”
Poi, con la grazia vagamente irreale di un gatto, saltò sul cornicione opposto e iniziò a dirigersi verso casa.

Merkel sedeva nella sua cella, silenzioso più che mai. Batman e Gordon l'avevano interrogato per un'ora, ma non aveva aperto bocca. Ora i due lo guardavano attraverso le telecamere a circuito chiuso.
“E' molto strano.” Disse Gordon. “Merkel non è mai stato così bravo a rimanere in silenzio. Bastavano dieci minuti di domande, e iniziava a vantarsi di come aveva fregato tutti, ti ricordi? Blaterava di come fosse il migliore ladro del mondo. Che fosse come un fantasma. E bla, bla, bla.”
Batman annuì, senza distogliere lo sguardo dallo schermo.
“Deve essergli successo qualcosa, in questi sette anni.” Disse Gordon.
“E' possibile.” rispose Batman.
“Forse collegato a Fines e Douchette.”
Batman annuì di nuovo.
“Non ho ancora avuto modo di fare delle ricerche, Jim. Ma qualunque sia il collegamento tra lui e le vittime, lo troverò.”
Gordon tirò fuori la sua pipa.
“Abbiamo identificato il terzo cadavere, tra l'altro. Clint Jenkins. Meno ricco degli altri due, ma comunque un uomo facoltoso. Addetto marketing da pochi anni negli uffici della Dagget Industries, in aria di promozione.”
“Indagherò anche su di lui.”
“C'è una cosa che non mi torna, però.” Disse Gordon, accendendo un fiammifero. “Perché Merkel è uscito dalla finestra, questa volta? Era stato maledettamente bravo a nascondere la sua presenza, le prime due volte. Perché uscire dalla finestra?”
Batman non rispose subito, ma continuò a fissare Merkel sullo schermo.
“Forse era l'ultima vittima. Forse aveva finito.”
“Beh, in ogni caso ora ha finito.” Disse Gordon, senza nascondere la sua soddisfazione.
“Già.” Gli rispose Batman, che non condivideva la sua positività. C'era qualcosa che non gli tornava, in tutta questa storia.
“Accompagnami a fumare.” Disse Gordon, infilandosi il cappotto. “Un po' d'aria fresca farà bene a tutti e due.”
I due uomini uscirono dalla stanza, dirigendosi verso il tetto. Sullo schermo, Merkel sbadigliò e si stese. L'orologio sul muro segnava le 2 del mattino.
Era il 21 ottobre, una data che tutti i cittadini di Gotham avrebbero ricordato, in futuro.

“Sei preoccupato, te lo leggo addosso.” Disse Gordon, riaccendendosi la pipa. Il freddo vento autunnale l'aveva subito spenta. “Ormai ti conosco.”
Batman non rispose, ma si limitò a guardarlo.
“Dovresti essere felice, invece.” Continuò Gordon. “ L'abbiamo preso. Grazie a te. E a Catwoman.”
“Avremmo potuto prenderlo prima.”
“E su questo siamo d'accordo. Ma in una città come Gotham, un successo del genere va sempre festeggiato. Anche quando è sofferto. Soprattutto quando è sofferto.”
“Inizio ad essere davvero stanco di quello che vediamo tutti i giorni, Jim. Inizio a chiedermi se serva davvero a qualcosa, quello che facciamo.”
Gordon guardò il cielo rosso di Gotham, con aria pensosa.
“Sai, ti capisco. Questa città è difficile da amare. E' un po' come un'amante che prima ti dà un bacio e poi uno schiaffo. Non sai mai cosa aspettarti da lei. Ma, in serate come questa, sono felice. Perché mi ricordo che ci sono persone come te e Catwoman. Persone che, pur stando sempre in mezzo a quelle tenebre, rimangono buone. E fanno la cosa giusta. E' questo che mi permette di amare ancora Gotham, dopo tutti questi anni.”
Ora Gordon si voltò a guardare Batman.
“E' merito tuo se la vedo così. Sei tu che mi fai vedere il meglio di Gotham. Perché è quello che fai tu. Se non avessi speranza, se non credessi in Gotham, non saresti qui. Tu ami questa città schifosa, proprio come me. Quindi non rompere.”
Batman gli sorrise, poi si mise anche lui a guardare il cielo rosso.
“Grazie, Jim.”
“Figurati. A volte tutti abbiamo bisogno di un po' di prospettiva.”
“Però devo dirti una cosa.”
“Che c'è?”
Batman tornò a guardare Gordon.
“Fumi troppo.”
Gordon rise, con aria colpevole.
“Me lo dice sempre anche Barbara. Ma che ci vuoi fare, è la mia unica gio-”
L'esplosione interruppe Gordon e illuminò il cielo. Pochi istanti dopo, udirono il boato e gli allarmi delle macchine. Poi, le urla. Decine e decine di urla.
A qualche isolato da loro, vicino al centro storico di Gotham, un grattacielo era appena esploso. L'esplosione aveva coinvolto anche alcuni palazzi vicini. Ammutoliti, i due amici guardarono il fumo che si sollevava nel cielo.
“Gesù cristo!” Urlò infine Gordon, tirando fuori la sua radio. “Qui Gordon, qui Gordon! Mandate pattuglie, ambulanze e vigili del fuoco al centro storico! C'è stata-”
Un'altra esplosione interruppe Gordon.
“Oh, mio dio!” Disse Gordon, sconvolto. “Batman, che cosa-”
Ma Batman non c'era più.

Planava verso il luogo dell'incendio, assordato dal vento, dal suono delle fiamme e dalle urla sotto di lui. Gordon aveva ragione, lui amava questa città. E in quel momento, si sentiva come se qualcuno lo avesse pugnalato al ventre. La sua città bruciava, la sua città sanguinava.
Giunto sopra al centro storico, Batman si lasciò cadere verso la strada. Vedeva già arrivare i vigili del fuoco e le ambulanze. Il calore era insopportabile, la luce delle fiamme faceva male agli occhi.
Batman corse verso le fiamme, alla ricerca di qualche superstite. La sua città sembrava davvero essere in caduta libera, ora. Ma lui era deciso ad afferrarla, e a salvarla dall'oblio.

FINE CAPITOLO 1




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Batman: Caduta Libera - Capitolo 8

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