La cabina si muoveva lentamente su
e giù, seguendo il ritmo delle onde. Tutti dormivano, eccetto
Luke.
Si era imbarcato sulla Gertrude II (sì, era davvero questo il nome) per racimolare un po' di soldi durante l'inverno. Se la pesca fosse andata bene, si sarebbe garantito il denaro necessario a comprare una nuova macchina. Comprata quella, il suo piano era di lasciare la cittadina in cui era nato, raggiungere alcuni amici che vivevano dall'altra parte dello stato e probabilmente non tornare mai più.
Ma prima lo attendevano almeno altre tre settimane di pesca.
Era il suo primo viaggio, e non si era ancora abituato a dormire in mezzo all'oceano. Intorno a lui gli altri invece dormivano profondamente, beati. Clark borbottava nel sonno, assurdità sui meloni e sugli scoiattoli. Lewis sbavava copiosamente dai lati della bocca, mentre dormiva supino e con le braccia incrociate. Freddie russava così forte da sembrare un trattore. Un trattore vecchio. Un trattore vecchio di cui nessuno si è mai preso molta cura. Infine c'era Dan, il capitano. Lui dormiva in silenzio, mentre la sua grossa pancia saliva e scendeva, lentamente.
Ma Luke non riusciva proprio a prendere sonno.
Non era esattamente infastidito dalla situazione, però. Certo, sarebbe stato stanco l'indomani, ma c'era una certa bellezza nell'essere l'unico sveglio su una barca, nel mezzo dell'oceano e a notte fonda.
Gli piaceva il suono delle onde (quando non era coperto dal russare di Freddie) e si stava anche abituando al movimento della barca. E c'era qualcosa di magico nel pensare che sotto di lui c'erano chilometri e chilometri di acqua, animali e segreti. Per quello che ne sapeva lui, in questo momento gli stava passando sotto una balenottera o una piovra. E nessuno di loro lo avrebbe mai saputo.
Faceva un po' paura, l'abisso sotto di loro, ma era innegabilmente anche magico. Era felice che questa fosse la sua ultima esperienza prima di lasciare la città.
Non odiava la sua città, non odiava i suoi concittadini. Aveva solo bisogno di vedere roba nuova.
Però iniziava a pensare che gli sarebbe mancato l'oceano, nonostante fosse stato inizialmente riluttante a offrirsi per questo lavoro. E gli altri dell'equipaggio lo avevano piacevolmente sorpreso. Si era aspettato omaccioni rudi che lo avrebbero trattato un po' male, vedendo i suoi capelli lunghi, il suo orecchino e le sue mani senza calli. Invece erano stati tutti molto amichevoli e diretti.
“Ecco come stanno le cose.” Gli aveva detto subito Dan. “Lavora sodo, presta attenzione e non fare cazzate. Se ci ascolti e ti dai da fare, saremo amici per tutta la vita.”
E l'andazzo era sembrato davvero quello, finora. Dopo soli tre giorni si era già instaurato un rapporto molto rilassato tra lui e gli altri. Gli dicevano cosa fare, lui obbediva. Lui faceva delle domande educate su come funzionasse qualcosa o sul perché facevano una cosa in un certo modo, e loro glielo spiegavano. Si mangiava e scherzava tutti insieme, con la musica dei Rolling Stones in sottofondo. Poi, stravolti, andavano tutti a letto. E gli altri membri dell'equipaggio, vedendo quanto faticasse per stargli dietro, lo trattavano con rispetto. Era un bel ambiente in cui lavorare.
Certo, era molto faticoso ed era anche anche un lavoro pericoloso, ma a Luke piaceva la soddisfazione che provava ogni sera, vedendo le reti piene e sentendo i muscoli stanchi. E non c'erano quello stress e quei mal di testa che lo avevano perseguitato per tutta la sua carriera universitaria. Era pura fatica fisica, ed era liberatorio.
Stava per addormentarsi, sorridendo tra sé e sé, quando lo udì. Era un suono che non aveva mai sentito in vita sua. Era difficile da descrivere, ma la prima emozione che provò nel sentirlo fu un'enorme tristezza. Come se stesse sentendo il mare che piangeva e si disperava. Era un verso che evocava solitudine, sconforto. Ti veniva voglia di consolare qualunque cosa stesse emettendo quel suono.
Luke si guardò intorno. Freddie, Clark e Lewis continuavano a dormire saporitamente, ma Dan aveva aperto gli occhi ed era anche lui in ascolto. Quando notò che Luke si era svegliato, gli fece cenno con la mano e lo invitò a seguirlo di sopra.
I due salirono sul ponte e guardarono le onde illuminate dai faretti laterali. Lo strano verso continuava ad echeggiare nella notte, ma non riuscivano a vederne la fonte.
“ E' una balena?” Chiese Luke.
“Se lo è, è un tipo di balena che non ho mai sentito in venti anni che faccio questo lavoro.”
I due continuavano a fissare l'oceano. C'era mare mosso quella notte e le onde erano enormi. Il mare sembrava una cosa viva, una cosa piena di furore e frustrazione. Ad un tratto, a Luke sembrò di vedere qualcosa, in mezzo all'acqua. Qualcosa che si muoveva nella direzione opposta alle onde. Lo indicò con il dito.
“Là! Lo vedi?”
Dan socchiuse gli occhi.
“Sì, lo vedo... Porca miseria, ma che cavolo è?”
Luke conosceva Dan da poco tempo, ma in tre giorni il capitano aveva dimostrato di conoscere ogni tipo di pesce, di corrente e di uccello. Sapeva persino recitare Coleridge a memoria. E gli altri lo trattavano sempre come l'enciclopedia della nave. Dan conosceva il mare come le sue tasche, perché lo amava. Quindi era davvero inquietante che ci fosse un suono a lui sconosciuto. E il fatto che non sapesse subito identificare cosa fosse quella strana forma nell'acqua era ancora più inquietante.
Qualunque cosa fosse, era pallida. Una forma bianca in mezzo al blu scuro dell'oceano. E si muoveva lentamente, in un modo che a Luke sembrò quasi...aggraziato. Era come se stesse danzando. E il suono ora sembrava più forte di prima. Era difficile capirne le dimensioni, ma a Luke non sembrava molto grande. Poco più di una persona, forse.
Dan gli mise una mano sulle spalle e Luke non riuscì a trattenere un'esclamazione strozzata. Era rimasto ipnotizzato da quel suono e dalla strana danza della creatura misteriosa. Si era quasi dimenticato che c'era anche Dan, lì con lui.
“Scusa.” Disse il capitano. “Vai di sotto e sveglia gli altri.”
Il suo viso era difficile da decifrare, ma a Luke sembrava un po' preoccupato.
“OK, Dan. Vado.”
Gli altri si svegliarono controvoglia.
“Ma che cazzo, Luke. E' notte fonda...” Disse Freddie.
“Scusa amico, ordini del capitano.”
“Che succede?” Chiese Lewis, improvvisamente sveglissimo. “Qualcosa di serio?”
“No. Cioè, non so... Lo sentite?”
Gli altri si misero ad ascoltare. Il suono non si era interrotto mai, da quando era cominciato. Anzi, sembrava più forte di prima.
“Ma che cazzo è?”
Luke fece spallucce.
“Non lo so. Venite a vedere.”
Salirono tutti sul ponte. Freddie e Clark ancora sbadigliavano, ma Lewis era vigile. Luke sapeva che era un po' il secondo in comando di Dan e che anche lui ne aveva viste tante, in mare. Sembrava profondamente turbato da quel suono alieno.
Trovarono Dan dove Luke lo aveva lasciato, a braccia incrociate. Lo raggiunsero e si misero a guardare la cosa in mare. Era ancora troppo lontana per capire bene cosa fosse, ma si era decisamente avvicinata. Ora si riusciva a distinguere in parte la forma, che sembrava quasi... umanoide.
Lewis aveva intelligentemente portato su il binocolo.
“Tieni, Dan. Vedi se riesci a capire cosa diavolo sia.”
Dan prese il binocolo.
“Grazie.”
Ma proprio mentre Dan si accingeva a guardare, il suono cambiò. Da triste e pieno di dolore, divenne quasi...sensuale. Sembrava assurdo dirlo di un suono del genere, ma lo era davvero. Faceva pensare ai gemiti di piacere di una donna. Luke si accorse con una certa sorpresa che gli stava venendo un'erezione. E dagli occhi spenti degli altri capì che il suono stava avendo lo stesso effetto anche su di loro. Dan sembrava essersi dimenticato del binocolo e, come tutti gli altri, la sua unica preoccupazione ora sembrava continuare ad ascoltare quel suono, quel suono che era improvvisamente diventato stupendo ed eccitante.
I cinque uomini rimasero ad ascoltare il suono ammaliante per molto tempo, forse persino dieci minuti. Inconsciamente, si erano avvicinati tutti al bordo della nave, centimetro dopo centimetro.
Il suono ora stava diventando più rapido e frenetico, il ritmo di un amplesso che inizia ad essere preso dal trasporto e dalla passione. E la figura era sempre più vicina.
I cinque uomini erano ormai a pochi centimetri dal parapetto, quando un'onda particolarmente forte scosse la nave e li fece cadere tutti a terra, spezzando quello strano incantesimo.
“Cazzo!” Urlò Clark.
Il suono si interruppe bruscamente. A Luke sembrò di sentire un altro verso, decisamente più sgradevole. Una sorta di conato rabbioso. Ma passò subito e Luke si convinse che era la sua immaginazione.
I cinque uomini guardarono in mare, ma non c'era più niente.
“Dai, torniamo di sotto!” Urlò Dan. Il mare stava diventando davvero selvaggio. “E' stupido stare qua fuori così.”
Scesero tutti sotto coperta. Non parlarono di ciò che era successo. Avevano tutti l'aria confusa.
Luke non sapeva cosa provassero gli altri, ma lui si sentiva confuso e vagamente in colpa, come se avesse fatto qualcosa di cui avrebbe dovuto vergognarsi. Qualcosa di sporco, di proibito, ma anche innegabilmente eccitante. Gli ricordava quando aveva tredici anni, e sgattaiolava in salotto di notte per guardare i canali a luci rosse in televisione.
Gli fu molto difficile prendere sonno, e dalla mancanza di russare e borbottare capì che non era più il solo.
La mattina dopo non ebbero veramente il tempo di parlare. Si svegliarono presto per pescare e fu la giornata più pesante da quando erano partiti. Luke cercò di non pensare troppo a quello strano suono e a quella cosa nell'acqua. Il loro era un lavoro pericoloso e a distrarsi ci si poteva fare male sul serio. I porti sono pieni di marinai senza dita, senza gambe o senza occhi. E, se è per questo, sono anche pieni di marinai che hanno perso i loro amici in mare.
Ma quando fu ora di pranzo, e non ci fu più il lavoro a distrarlo, Luke si ritrovò a pensare alla notte precedente. A quello che avevano visto e sentito. E alla loro inquietante reazione. Stava per farsi coraggio e chiedere agli altri cosa ne pensavano, quando Dan lo precedette.
“Ragazzi, voglio fare una chiacchierata con voi. Una cosa sincera, OK?”
Gli altri alzarono gli occhi dal piatto. Poi annuirono, lentamente.
“Abbiamo tutti visto quella strana cosa, ieri notte. Vero?”
Tutti annuirono nuovamente.
“E l'abbiamo sentita, porca troia.” Disse Freddie.
Questa volta toccò a Dan annuire.
“Sì, poco ma sicuro. La domanda è questa, ragazzi: che cazzo era, quella cosa?”
Ci fu un attimo di silenzio, poi Luke alzò la mano, timidamente.
Lewis sogghignò.
“Non siamo mica a scuola, Luke. Vai tranquillo.” Il tono era bonario, amichevole.
Luke sorrise, imbarazzato.
“Beh, ecco... Non sto dicendo che fosse quello, assolutamente... Ma, ecco...”
Per la prima volta da quando avevano salpato, Dan tradì un pizzico di impazienza nei suoi confronti.
“Su, Luke. Sputa. Che cosa ti sembrava?”
Luke si schiarì la gola.
“Ecco... Mi ha fatto venire in mente l'Odissea, sapete?”
Clark lo guardò.
“Omero? Ulisse e il cavallo?”
Luke annuì. In realtà il cavallo era nell'Eneide, ma chi cazzo se ne frega.
Freddie si grattò la folta barba nera.
“E perché hai pensato a Omero?”
Luke guardò Dan, che aveva l'aria di aver già capito. Sembrava inquieto.
“Beh, ecco... Nell'odissea ci sono le sirene... E con il loro canto esercitano una sorta di, ecco, di potere ipnotico sull'equipaggio.”
Gli altri ora cominciarono a capire. Luke si mise subito sulla difensiva.
“Ora io non credo in mostri, sirene, folletti o Babbo Natale... Ma non è stato così, ieri notte? Eravamo... Ipnotizzati. Rapiti. Sbaglio?”
Nessuno lo prese in giro. Il paragone calzava, era indubbio.
Toccò a Clark parlare.
“Cavolo, per quanto assurdo è proprio vero. Eravamo tutti completamente rimbambiti, altroché.”
Ora Clark si guardò i piedi, sembrava vergognarsi.
“Vi confesso che mi sentivo... Diamine, arrapato come non mai. Mi ha ricordato i primi appuntamenti con Dolores... E, se devo dirvela tutta, mi sento anche un po' in colpa. Come se l'avessi tradita. O, quantomeno, come se fossi andato a vedere le spogliarelliste di nascosto...”
Nessuno parlò. Si erano sentiti tutti così. Preda totale del sangue che gli pompava nelle vene.
Infine fu Dan, il capitano, a rompere il silenzio.
“Non possiamo sapere cosa fosse, ma direi che possiamo tutti concordare che fosse qualcosa in grado di... Rimbecillire gli uomini. Siete d'accordo?”
Tutti annuirono, per la terza volta quel giorno.
“La domanda è: cosa facciamo se torna? Idee?”
Luke alzò di nuovo la mano. Questa volta era voluto che sembrasse uno studente e tutti ridacchiarono. Come per molte cose che fanno paura, parlarne aveva aiutato tutti a sentirsi meglio.
“E se dormissimo con i tappi per le orecchie? Ne abbiamo?”
Dan sorrise.
“E' un'idea idiota, ragazzo.”
Luke abbassò la mano, momentaneamente ferito.
“Così idiota che non so come ho fatto a non pensarci. Ne abbiamo una scorta.”
Luke e gli altri sorrisero.
“Bene, grazie ragazzi.” Disse Dan. “Ora basta discorsi macabri, mettiamo un po' di musica.”
Dan fece partire il suo CD dei Rolling Stones, per la millesima volta da quando erano partiti. Cantarono tutti insieme, mentre finivano il pranzo. Luke era stonato come una campana, decisamente il peggiore tra tutti, ma non era importante. L'importante era stare insieme.
In quel momento, la strana cosa nell'acqua sembrava più lontana che mai.
Luke se ne stava sdraiato a occhi chiusi, senza pensare a nulla in particolare. Era notte fonda. I tappi nelle orecchie gli facevano sentire solo il proprio respiro. Era rilassante, in effetti. Il ritmo regolare del proprio respiro conciliava il sonno.
Ad un tratto, gli sembrò si sentire un rumore, come dei passi furtivi. Aprì gli occhi e si voltò, osservando la stanza illuminata dai raggi di luna, ma non vide nulla. Gli altri sembravano dormire. Si tolse un tappo e si sentì gelare, quando udì di nuovo il suono della creatura misteriosa. Come la volta scorsa, il suono aveva un che di sensuale. Si accorse che gli stava andando il sangue all'inguine e si affrettò a rimettersi il tappo.
Il suono era chiaramente lontano, però. Mentre quei passi che gli sembrava di aver sentito erano dentro la nave, non aveva molti dubbi a riguardo. Anzi, sembravano quasi essere dentro la stanza, in realtà. Ma lì dentro c'erano solo loro.
Silenziosamente, scese dal letto e si avviò verso le scale, per indagare. Prese la torcia, cercando di essere il più discreto possibile. Avrebbe potuto svegliare gli altri, ma non era ancora sicuro che ce ne fosse motivo. Non voleva svegliarli per niente. E il mare era calmo, quindi salire sul ponte non era rischioso come l'ultima volta.
Poiché non era uno stupido, però, decise comunque di portarsi appresso uno dei machete che tenevano nel piccolo magazzino, accanto alla cambusa. Li usavano per tagliare le cime o le reti, quando un nodo non si poteva sciogliere. Trovò la porta del magazzino già aperta, il che era molto strano. Dan era molto pignolo su queste cose. Luke non riusciva a ricordare se la porta fosse chiusa, quando era andato a dormire, ma in quel momento non gli sembrò importante. Prese uno dei machete, traendo un certo conforto dal suo peso e dalla robustezza del manico di legno, poi si avviò.
“Non si sa mai.” Pensò, mentre salive le scale.
Il ponte era deserto. Con cautela, impugnando il machete, si avvicinò al parapetto, per osservare l'acqua. Niente anche lì. Non c'era nessuna forma pallida, nell'acqua. Si tolse un tappo, pronto a rimetterselo immediatamente, ma il suono aveva smesso. La cosa misteriosa sembrava essersene andata. Con un sospiro di sollievo, si rimise comunque il tappo nell'orecchio e abbassò il machete.
Stava per tornare di sotto, quando notò qualcosa nell'acqua, a un paio di metri dallo scafo. Inizialmente aveva cercato qualcosa di pallido, quindi non l'aveva notato. Con una certa sorpresa, si accorse che erano pantaloni. Il tipo di pantaloni che indossavano tutti, sulla nave. Ce n'erano almeno venti paia, nel magazzino. Vecchi jeans da lavoro, caldi e resistenti. Impossibile capire a chi appartenessero.
Ma che cosa ci facevano, in acqua?
Accese la torcia e li illuminò. Poiché il mare era calmo, non si erano allontanati molto. Vide che erano completamente intonsi, ma sembravano macchiati. Con un certo shock, si accorse che le macchie sembravano essere di... sperma? Sì, sembrava proprio di sì. Una quantità sconcertante. Con un certo disgusto, spense la torcia e si avviò verso le scale.
Era turbato, perché gli si stava formando un'immagine nella mente. Un'immagine inquietante e estremamente convincente. Uno degli altri si era fatto tentare dal suono, questo pensava. Era salito di sopra ad ascoltare quel suono, quel suono alieno ma eccitante, e aveva eiaculato. Poi, una volta ripresosi da quella sorta di ipnosi, aveva gettato i pantaloni in mare, aveva preso un altro paio di pantaloni dal magazzino ed era corso a letto, di nascosto.
Quando rientrò nella stanza dove dormivano, sembravano tutti profondamente assopiti. Con cautela, Luke rimise la torcia a posto e si infilò sotto le coperte. Ma ebbe molti problemi ad addormentarsi. Non gli piaceva per niente l'idea che si era fatto. Non gli piaceva il potere che quella cosa aveva su di loro. Non gli piaceva l'idea che uno di loro andasse di sopra per sentirla. Si ricordava cos'era successo, la prima volta che l'avevano sentita. Erano arrivati dannatamente vicini a finire in mare. E non riusciva a ignorare il pensiero che fosse proprio quella, l'intenzione della creatura.
Come l'avrebbe detto agli altri, il giorno dopo? Che cosa gli avrebbe detto? E, soprattutto, chi di loro era andato di sopra ad ascoltare il canto della creatura?
Stavano facendo tutti colazione, a poppa. Era una mattina estremamente nebbiosa, di quelle che ti fanno sentire perso nello spazio e nel tempo. Gli altri chiacchieravano allegramente, ma Luke era silenzioso. Continuava a guardare i volti dei suoi compagni, cercando di capire se uno di loro sembrasse più stanco degli altri. Era però impossibile dire quale di quelle facce dure, ormai rese color mogano dal sole del mare, appartenesse all'insonne misterioso della notte prima. E la faccia più stanca era probabilmente la sua, pensò pigramente. Si sentiva veramente uno straccio.
“Tutto bene, Luke?” La voce di Dan lo fece sussultare.“Mi sembri un po' preoccupato. Ti manca la terra ferma?”
“N-no. Cioè, non è quello...”
Gli altri continuarono a mangiare, ma Dan ora fissava Luke con apprensione. Capiva che c'era qualcosa che non andava. Non si conoscevano da molto, ma Dan lo aveva preso in simpatia e lo considerava un tipo sveglio.
“Dimmi tutto, ragazzo. Hai forse sentito di nuovo quella cosa, stanotte?”
Ora tutti si girarono a guardare Luke. Il ragazzo studiò velocemente i loro volti, cercandone uno che avesse l'aria colpevole, ma sembravano tutti normali. Solo, giustamente, preoccupati.
“Io... Beh, sì. Ma non è solo questo. Ieri notte ho sentito anche-”
Il suo racconto fu interrotto da un violento urto.
“Porca puttana!”
“Ma cosa-”
La vibrazione li fece cadere tutti per terra, facendo tremare visibilmente la barca. Ci volle circa un minuto, prima che tutto smettesse di oscillare. Poi, i cinque uomini si alzarono lentamente in piedi, frastornati.
“Tutto bene, ragazzi?” Chiese Dan, mentre si carezzava il gomito su cui era caduto di peso.
Tutti assentirono.
“Ma che cavolo è stato?” Chiese Freddie.
Dan indicò la prua della nave, a circa dieci metri da dove stavano facendo colazione.
“Niente di buono.”
Tutti si girarono, restando a bocca aperta. Un'altra barca gli era venuta addosso, affiorando dalla nebbia densa che li circondava. Era un peschereccio come il loro. Per fortuna le barche non avevano riportato grossi danni, ma era comunque inquietante pensare al pericolo che avevano sfiorato. A nessuno di loro andava di finire in mare. Specie con quella creatura in giro, qualunque cosa fosse.
“Ma perché cavolo non hanno usato la sirena?” Disse Lewis. “Sono pazzi?”
Dan lo ignorò e si portò le mani alla bocca.
“Ehi! C'è nessuno a bordo?”
Nessuna risposta.
“Porca miseria...” Borbottò Clark. “Una nave fantasma?”
“Non è detto.” Disse Dan. “Potrebbe esserci qualcuno a bordo. Potrebbero aver bisogno di aiuto.”
Fece cenno agli altri di seguirlo, poi si avviò verso la prua. Dopo un attimo di esitazione, gli altri lo seguirono. Luke si disse di stare tranquillo, ma non riusciva a non pensare che quel viaggio fosse stato baciato dalla sfortuna. E non gli piacevano quel silenzio, quella nebbia e quella barca spettrale che affiorava da essa. Sembrava quasi il cadavere di un'enorme cetaceo. Qualcosa di morto e in decomposizione.
Saliti sull'altra imbarcazione, si resero presto conto che doveva essere successo qualcosa di brutto. Non c'era traccia dell'equipaggio, ma il ponte era ricoperto di buchi. Grossi buchi, delle dimensioni di un pugno. E c'era sangue. Tanto, tanto sangue.
Clark si sporse dal parapetto e vomitò, cercando di essere il più discreto possibile. Luke non poteva dargli torto, anche lui si sentiva nauseato. Non era tanto ciò che vedeva, nonostante fosse alquanto inquietante, ma l'odore. Uno non ci pensa spesso, ma il sangue puzza. Una puzza ferrosa e prepotente. E sul ponte sembravano esserne stati versati litri interi. Il tanfo di ferro riempiva l'aria e l'odore del mare, invece di renderlo più sopportabile, sembrava quasi renderlo peggio. Ferro e sale, una disgustosa combinazione che faceva contorcere lo stomaco.
“Ma che cazzo è successo qui?” Chiese Lewis.
Dan scosse la testa, senza rispondere.
“Ragazzi...” Freddie stava guardando una mascella di squalo appesa sopra la porta che conduceva al ponte di comando. Sembrava essere un trofeo di qualche tipo. “Cazzo, ma questa è la Betsy.”
Dan si voltò di scatto. Poi, fissò anche lui la mascella di squalo.
“Oh, cavolo. Hai ragione...”
“Li conosceva- Li conoscete?” Chiese Luke.
Fu Lewis a rispondergli.
“Sì. La Betsy è il peschereccio di John Burton. Seguono spesso le nostre stesse rotte. John è un rompicoglioni, ma non meritava certo una cosa del genere...”
Dan annuiì distrattamente, mentre studiava uno di quei grossi buchi che ricoprivano il ponte.
“Quanti uomini ci saranno, nell'equipaggio di Burton?” Chiese Luke, cercando di ignorare le macchie di sangue su cui erano costretti a camminare.
“Sette o otto, contando anche il capitano.”
Clark li raggiunse. Si stava pulendo la bocca con il retro della mano, cercando di calmare la propria respirazione.
“Ragazzi, dite che d-dovremmo guardare sotto coperta?” Chiese, un po' nervosamente. “Magari
c'è qualcuno.”
Dan annuì.
“Sì, buona idea. Ma prima, vorrei che Luke mi facesse un favore.” Il capitano lo guardò. “Vai a prendere i machete nel magazzino, OK?”
Luke annuì. Dan si girò verso Lewis.
“Lewis, tu potresti prendere la mia doppietta, invece? Mi raccomando, prendi anche le cartucce.”
“Certo.”
I due uomini andarono a prendere le armi, mentre il capitano e gli altri rimasero sul ponte insanguinato e devastato della Betsy. Il puzzo del sangue era ancora asfissiante, ma almeno la nebbia iniziava a diradarsi un po'. Nel cielo, si sentivano i versi striduli dei gabbiani.
Luke portava in braccio i machete, otto in totale. Raggiunse Lewis, che si stava riempendo le tasche di cartucce e teneva il fucile scarico sotto l'ascella. Il ragazzo ci rimase abbastanza male, quando vide l'arma. La doppietta aveva l'aspetto vecchio e malandato, come se risalisse alla seconda guerra mondiale.
“Era del padre di Dan. “ Spiegò Lewis, che aveva interpretato correttamente lo sguardo preoccupato di Luke.
“Sembra un po'... vissuto.”
Lewis rise sottovoce.
“Un bel eufemismo. Sembra che sia stata colpito da un'esplosione nucleare, vorrai dire.”
Luke cercò di ridere, ma non gli riuscì molto bene. Sembrava più il suono di una porta che cigola.
“Non ti preoccupare.” Gli disse Lewis. “Il fucile non sarà bello, ma funziona ancora benissimo. Dan se n'è sempre presa molta cura.”
Luke annuì, ma senza convinzione.
“Fidati.” Gli disse Lewis, facendogli cenno di seguirlo. “Vedere Dan che imbraccia questo fucile dovrebbe farti sentire estremamente sollevato. Sai come mi sento io?”
Luke scosse la testa.
“Come se fosse arrivato Superman.”
“Superman non usa un fucile.”
“Uno si adatta come può, Luke. Non rompere, che cazzo.”
Ridacchiando, i due tornarono dal resto dell'equipaggio.
In lontananza, quasi impercettibile, iniziò a risuonare un suono spettrale. Il canto etereo ed eccitato di un essere malvagio. Ma nessuno dei due se ne accorse, in quel momento.
E, in fondo, che differenza avrebbe fatto?
“Grazie.” Disse Dan, prendendo il fucile da Lewis, che gli passò anche le cartucce.
Il capitano si mise le cartucce in ogni tasca disponibile poi, con molta calma, caricò il fucile e lo richiuse. Il CLICK fu sommesso, ma estremamente soddisfacente. Dava un senso di efficienza, di prontezza. Luke si sentì sollevato, nel sentirlo. E ancora di più quando vide la sicurezza con cui Dan lo impugnava. Lewis gli sorrise, facendogli l'occhiolino. Ora Luke capiva che cosa volesse dire il secondo in comando.
“Bene, ragazzi.” Disse Dan. “Ognuno prenda un paio di machete. E, mi raccomando, occhi aperti.”
Gli altri si armarono, poi annuirono e seguirono Dan, che stava già avviandosi verso le scale.
“Andiamo a vedere che cavolo è successo sotto coperta.” Disse il capitano.
E fu così che scesero.
In lontananza, quel suono iniziava a crescere di intensità.
Sotto coperta l'aria era ancora più puzzolente e disgustosa. Era una combinazione di varie cose: sangue, vomito e feci. Una lampadina sporca era ancora accesa, e tingeva la stanza di una luce giallognola e sgradevole, come le macchie di orina su vecchie mutande.
La stanza era relativamente stretta, ma si estendeva in lunghezza per una decina di metri. C'era del pesce, conservato nel ghiaccio, ma molto poco. Era chiaro che l'equipaggio fosse stato attaccato prima di fare il pieno.
Non vedevano buchi nel legno, lì sotto. E neanche sangue, per ora. Ma quella puzza era insostenibile, e si sentiva anche uno strano suono che fece rizzare i peli sul collo di Luke.
PLIC.... PLIC...
Luke e gli altri si guardarono intorno, nervosi. I machete tremavano leggermente, stretti dalle loro mani sudaticce. Era una fortuna che l'unica mano ferma fosse quella di Dan, visto che teneva lui il fucile.
“Andiamo a vedere lì.” Disse il capitano, indicando l'altra estremità della stanza.
Gli altri annuirono, senza entusiasmo. Era la parte più buia della stanza, l'unica lampadina non riusciva ad illuminarla bene. Ma gli ordini erano ordini.
PLIC... PLIC...
Dan andò avanti per primo, camminando con estrema calma e tenendo il fucile ad altezza d'uomo. La sua postura era sicura, però Luke vedeva le macchie di sudore sotto le sue ascelle.
Nonostante fossero solo una decina di metri, sembrarono durare un quarto d'ora, percorsi a quel ritmo. Ormai non si vedeva quasi niente, era molto buio, ma riuscirono comunque a distinguere il grosso armadio posto all'estremità della stanza. Era vecchio e pieno di graffi, ma era grande abbastanza da contenere un uomo. La puzza proveniva inequivocabilmente da lì. E anche quel suono.
PLIC... PLIC...
Si posizionarono davanti all'armadio, disponendosi a semicerchio e tenendo le armi pronte.
“Lewis, hai la torcia con te?”
“Sì, Dan. Un secondo.”
Lewis si infilò uno dei due machete sotto l'ascella ed estrasse la torcia. Poi illuminò l'armadio. Videro tutti il sangue che gocciolava dal suo interno. Non ne era finito molto sul pavimento, ma era comunque una visione orribile. E spiegava quel suono orribile che sentivano.
PLIC... PLIC...
Dan puntò il fucile dritto davanti a sé.
“Luke.”
“Sì?”
“Quando te lo dico, aprì le ante dell'armadio, OK?”
Luke deglutì.
“Va bene.”
“Voi altri tenetevi pronti, invece.”
Lewis e gli altri annuirono, impugnando i machete.
“Al mio tre.” Disse il capitano, preparandosi a sparare. “Uno... Due... Tre!”
Luke aprì l'armadio, preparandosi al peggio.
Non ci furono spari, ma il ragazzo sentì lo stomaco attorcigliarsi e dovette girarsi dall'altra parte. Cercò di reprimere i conati, ma infine dovette arrendersi e rigettò la colazione, imbrattando il pavimento.
Nell'armadio c'era un cadavere. Era rannicchiato nel proprio vomito e nelle proprie feci. Non era in avanzato stato di decomposizione, ma era comunque gonfio di gas disgustosi.
Avevano pensato che ci fosse puzza, lì sotto? Beh, non era nulla in confronto all'orrore contenuto in quell'armadio. Era come sentire l'alito del diavolo. Se il terrore ha un odore, deve essere quello che stavano sentendo in quel momento. E se ha un aspetto, deve essere quello degli occhi vitrei e sgranati che li fissavano da dentro l'armadio.
Ma non erano gli occhi del cadavere ad inquietare gli uomini, quanto le sue orecchie. Non c'erano più. Al posto delle orecchie c'erano dei buchi sanguinanti. Era chiaro che il sangue provenisse da lì, e che probabilmente fosse morto per quello. Per l'emorragia o per lo shock.
“Cazzo, guardate...” Freddie indicò il fondo dell'armadio. Con un brivido, gli altri videro a che cosa si riferisse. Le orecchie del morto erano lì, appoggiate ordinatamente una accanto all'altra.
“Oh, cristo...” Mormorò Luke.
“Guardategli la mano.” Disse Dan, pacatamente.
Gli altri videro quello che aveva visto il capitano. Il morto impugnava un coltellaccio dalla lama seghettata, imbrattato di sangue. La forma della lama combaciava con i tagli frastagliati che il morto aveva ai lati della testa.
“Se le è... Se le è tolte da solo?” Chiese Lewis, sconvolto.
Dan annuì.
“Parrebbe proprio di sì.”
“Ma perché mai l'avrebbe fatto?” Chiese Clark.
Luke però iniziava ad avere un sospetto, e non gli piaceva affatto. Stava per aprire bocca, quando tutti udirono il suono. Non era mai stato così feroce o intenso, ma era impossibile non riconoscerlo.
La creatura era lì fuori. E, a giudicare dal tono gongolante delle sue urla stridule, era felice.
Molto, molto felice.
“Cazzo, i tappi per le orecchie! Li avete con voi?”
“No, li ho lasciati sotto il cuscino!”
“Anche io, cazzo!”
“Infilatevi le dita nelle orecchie presto!”
Ci fu uno sferragliare di armi, quando i cinque uomini fecero cadere le armi e si tapparono le orecchie. I loro occhi erano spalancati dal terrore e sudavano tutti copiosamente.
Luke si rese conto che le dita bastavano a malapena, quel suono era più forte che mai. Pensò che presto neanche i tappi sarebbero bastati. Per fortuna, però, il suono non aveva quel tono sensuale e ipnotico delle altre notti. Nessuno di loro sembrava essere sotto il suo influsso.
Dan inclinò la testa verso le scale, facendo segno ai suoi uomini di seguirlo.
“Prendiamo le armi e torniamo alla nave, presto!”
I cinque uomini raccolsero in fretta le armi, infilandosele sotto le ascelle, poi si infilarono di nuovo le dita nelle orecchie e corsero di sopra. Nonostante la puzza di sangue fosse più presente che mai, uscire fu comunque un enorme sollievo. Almeno non c'era quel fetore di merda e vomito.
I cinque uomini si guardarono intorno, ma non si vedeva nulla. Il suono però continuava a crescere di intensità. Nonostante le mani sui timpani, lo sentivano tutti. Era ovattato, ma costante. Assomigliava sempre di più ad una risata. Una risata crudele e sguaiata, indecente.
Luke e gli altri corsero verso la Gertrude II, cercando di evitare i buchi che ricoprivano il ponte. Erano quasi arrivati, quando il suono cambiò. Improvvisamente Luke sentì il sangue abbandonargli la testa e sentì un desiderio improvviso e irrefrenabile di togliersi le mani dalle orecchie e gettarsi in mare. Di andare da lei. Fu una cosa passeggera, riuscì a ignorarlo come a volte si ignora un pensiero sgradevole o un'idea spiacevole che ci coglie impreparati, ma Luke temeva che presto sarebbe diventato impossibile ignorare quei pensieri. Orecchie tappate o meno.
“Cazzo, muoviamoci!” Urlò agli altri.
Salirono sulla propria nave in fretta e furia. Dovevano sembrare ridicoli, pensò Luke, con quelle armi infilate sotto le ascelle e le dita nelle orecchie.
Lewis si diresse subito verso il ponte del comando, intenzionato a mettere in moto. Dan invece si voltò verso Luke.
“Prendi i tappi, presto! Corri di so-”
All'improvviso il capitano si interruppe. Guardava qualcosa dietro di Luke. Anche Lewis stava guardando in quella direzione. Luke lesse il labiale e capì che stava imprecando. Terrorizzato, il ragazzo si voltò.
Clark era scivolato a terra, facendo cadere i machete e usando le mani per frenare la caduta. Freddie si era tolto le mani dalle orecchie per aiutarlo a rialzarsi. Improvvisamente, entrambi si bloccarono. Era come se qualcuno avesse spento dei giocattoli. Erano completamente imbambolati.
“Che cazzo fate?” Urlò Dan. “Copritevi le orecchie!!”
Ma i due uomini non sembravano ascoltarlo. Invece Clark si alzò e, insieme a Freddie, si girò verso il mare. Con un brivido, Luke si accorse finalmente dell'ombra. Un'ombra sinuosa che stava ricoprendo i due uomini. La creatura stava uscendo dall'acqua, ne vedeva la sagoma stagliata contro il sole.
Luke premette le mani sulle orecchie con tutte le sue forze, senza neanche accorgersi dei machete che cadevano a terra. Dan guardava il fucile che teneva sotto l'ascella, ma aveva paura di prenderlo. Non voleva scoprirsi le orecchie. Lewis fissava la creatura, completamente bianco in volto.
Ormai il suono era frenetico, selvaggio.
Era lì. Era lì per loro.
Nonostante il paragone che aveva fatto giorni prima, parlando di Ulisse e delle sirene, Luke non si aspettava proprio una cosa del genere. Non c'era altro modo di dirlo, quella che ora li guardava era la donna più bella che avesse mai visto. Il parapetto gli impediva di vedere al di sotto del suo ombelico ma la strana, bellissima creatura sembra galleggiare a mezz'aria, nuda e apparentemente senza peso. Si muoveva lentamente e sinuosamente, come una danzatrice del ventre.
Aveva lunghi capelli color verde marino. La pelle era color porcellana e senza la minima imperfezione. I suoi occhi erano grandi e lucenti, di colore grigio-blu. Le labbra carnose erano di un rosa pallido. Aveva fianchi larghi e pronunciati. I seni sodi e prosperosi brillavano sotto la luce del sole. Le sue mani delicate carezzavano l'aria, mentre continuava a danzare.
I cinque uomini la fissarono, completamente rapiti. Intanto, lei continuava ad emettere quel verso seducente e ipnotico.
Una parte di Luke gli imponeva di tenere le mani sulle orecchie, ma qualcosa nello sguardo della (sirena) creatura rendeva ancora più difficile resisterle. Sentiva il sempre più irrefrenabile desiderio di andare da lei, di essere suo. Gli ci volle ogni briciolo della sua forza di volontà per voltare lo sguardo verso Dan. Anche lui si teneva ancora le mani sulle orecchie, ma aveva fatto cadere il fucile a terra. E i suoi occhi erano sempre più spenti.
“Dan! Sparale! Sparale, cazzo!”
Dan aprì e chiuse le palpebre un paio di volte, poi si girò verso di lui.
“C-cosa?”
Luke stava per ripetersi, quando qualcosa lo colpì alla spalla da dietro, facendolo barcollare. Vide Lewis, che correva verso la creatura. Si era tolto le mani dalle orecchie.
“Lewis, no!”
Ora anche Dan sembrava essere tornato in sé.
“Lewis, torna qui!”
Ma era troppo tardi. Lewis corse verso il parapetto, superando Clark e Freddie, che erano ancora imbambolati e immobili. Si sporse e estese il braccio verso la creatura, che se ne stava appena fuori dalla sua portata. Sorrideva, compiaciuta, mentre continuava ad emettere il suo verso.
“Prendimi, ti prego! Sono tuo!” Urlò Lewis, così forte che riuscirono a sentirlo anche con le orecchie coperte.
All'improvviso, il verso della creatura si interruppe. E anche il suo sorriso sparì. Fissava Lewis, con occhi grandi e spiritati. Lentamente, si avvicinò al parapetto e prese il viso di Lewis tra le mani. Poi, lo baciò. Lewis chiuse gli occhi, apparentemente beato.
Luke non avrebbe saputo dire quanto durò il bacio. Forse pochi secondi, forse un minuto intero.
Ma fu il primo a vedere i tentacoli, su questo non aveva dubbi. Uno avvolse il collo di Lewis, impedendogli di tirarsi indietro. Il secondo gli strisciò lungo la schiena, e Luke vide che avevano una grossa punta ossea all'estremità. La creatura si erse al di sopra del parapetto, e Luke si sentì gelare, quando vide che i tentacoli partivano dalla sua estremità inferiore. Decine di orribili, lunghissimi tentacoli sormontati da uno stupendo busto femminile. Una crudele trappola del mare, in fondo non molto diversa dalla luce spettrale di una rana pescatrice o dalle esche che usavano i pescatori.
Luke e Dan urlarono, ma ormai era inutile. Il secondo tentacolo trapassò la testa di Lewis, facendo schizzare il suo cervello sui volti impassibili di Freddie e Clark. Un terzo gli bucò la pancia, andando poi a trapassare il ponte sottostante. Poi, il povero secondo in comando fu trascinato in acqua, mentre la creatura leccava il sangue che gli colava dalla testa e si immergeva insieme a lui.
Luke e Dan rimasero a fissare il punto dove si trovava Lewis poco prima, le mani ancora sulle orecchie e incapaci di credere a cosa avevano visto. Il canto della creatura si era interrotto, per il momento. Tutto era calmo, sulla Gertrude II.
Dopo quella che sembrò un'eternità, i due si azzardarono a togliersi le mani dalle orecchie. Non c'era più il verso della creatura. Per ora, sembrava essere soddisfatta.
Fu Dan il primo a rompere il silenzio. La sua voce era roca, ma ferma.
“Luke?”
“S-sì?”
“Vai a prendere i tappi, OK? Prendili per tutti e ci- Prendili per tutti.”
Luke guardò Freddie e Clark. Erano ancora immobili, apparentemente inconsapevoli di cosa stesse accadendo intorno a loro.
“Che cosa facciamo con loro?”
Dan raccolse il fucile.
“Li tengo d'occhio io. Vai, ora. Fa' presto.”
Luke annuì e corse di sotto, pregando che la creatura non tornasse proprio in quel momento. Ci mise pochissimo, sostenuto com'era dalla paura. In meno di un minuto era di ritorno.
“OK.” Disse Dan, dopo essersi messo i tappi nelle orecchie. “Andiamo a svegliare quei due.”
“Sei sicuro, Dan? Non sembrano.... Non mi fido molto...”
“Dobbiamo provare, Luke. Abbiamo già perso-”
In quel momento il suono riprese, più forte che mai.
“Cazzo!” Urlò Dan, puntando il fucile verso il parapetto.
Ma non si riusciva a vedere nulla.
“Dove sei?” Urlava Dan, furente. “Dove sei, troia acquatica?”
Luke indicò gli altri due.
“Dan, attento!”
Clark e Freddie si erano voltati verso di loro. Iniziarono a venirgli incontro, con le braccia protese. I loro occhi erano vuoti, senza vita. Dopo qualche secondo, Luke si rese conto di che cosa lo inquietasse davvero: non battevano le palpebre. Erano come due marionette, e Luke sapeva benissimo chi fosse il burattinaio.
Dan puntò il fucile verso di loro, con le mani leggermente tremanti.
“Fermi, ragazzi! Non avvicinatevi!”
Ma i due lo ignorarono. Anzi, accelerarono il passo.
“Dan, è senza speranza!” Urlò Luke. “Non sono più loro! Sono sotto il suo controllo!”
Dan guardò i due uomini, disperato. Luke si rese conto che il capitano era sull'orlo delle lacrime. Aveva perso Lewis, ma in un certo senso, un senso ancora peggiore, sembrava aver perso anche Freddie e Clark. E, ovviamente, non avrebbe mai potuto sparare ai suoi ragazzi.
Dan abbassò il fucile e fece segno a Luke di seguirlo.
“Presto, alla plancia!”
I due corsero, inseguiti dagli altri due compagni. Per fortuna, l'influenza della creatura sembrava quantomeno averli resi lenti.
Dan e Luke entrarono nella stanza che ospitava il timone e si chiusero la porta alle spalle. Poi la chiusero a chiave. Per buona misura, Dan infilò anche una sedia sotto la maniglia.
Dopo pochi secondi, la porta iniziò ad essere tempestata di pugni e spallate. Luke vedeva bene che non avrebbe resistito a lungo, non era una porta particolarmente solida. E il suono della creatura iniziava ad essere insopportabile. Sentiva una voce nella sua testa, una voce aliena che gli diceva di arrendersi. Come temeva, i tappi sarebbero presto diventati inutili.
I due si guardarono, angosciati.
E ora?
“Qui Gertrude II, qui Gertrude II. Qualcuno mi sente? Qui Gertrude II! Abbiamo bisogno di aiuto!”
Erano dieci minuti che Dan cercava qualcuno alla radio, tenendo il volume al massimo per fare in modo che potessero sentire qualcosa anche con i tappi, ma nessuno rispondeva. Si sentiva solo lo sgradevole, inutile suono dell'energia statica.
Intanto, il suono della creatura era sempre peggio, un disgustoso misto di furia ed eccitazione sessuale. Come se una donna stesse urlando insulti al suo uomo mentre faceva l'amore con un altro. E la porta stava iniziando a cedere sotto le spinte di Clark e Freddie.
Dan prese un taccuino dal tavolino e si mise a scrivere. Luke lesse il messaggio.
RIUSCIRANNO A ENTRARE, LO SAI VERO?
Luke prese la penna e scrisse la sua risposta.
LO SO. QUALCHE IDEA?
Dan scosse la testa.
Luke scrisse di nuovo.
COME MAI NESSUNO RISPONDE?
Dan alzò le spalle, poi scrisse sul taccuino.
NON NE HO IDEA. NON SIAMO MICA IN MEZZO AL NULLA, DOVREBBE ESSERCI QUALCUNO.
Luke ci pensò un attimo, poi scrisse.
CREDI CHE ABBIA UCCISO TUTTI I PESCATORI DELLA ZONA?
Dan scosse la testa.
NE DUBITO. MA INIZIO A CHIEDERMI SE IL SUO VERSO, OLTRE A RINCOGLIONIRE GLI UOMINI, NON INTERFERISCA CON LE ONDE RADIO.
Luke inarcò un sopracciglio, dubbioso. Poi scrisse ancora.
FORSE SIAMO SOLO VERAMENTE SFORTUNATI, E NON C'E' NESSUNO IN ZONA.
Dan annuì, poi riprese la penna.
PUO' ESSERE.
COMUNQUE RIMANE LA QUESTIONE DI CHE COSA FACCIAMO.
NON SO TE, MA IO INIZIO A SENTIRMI STRANO, COME SE FOSSI BRILLO.
CREDO CHE INIZIERA' PRESTO A FARE EFFETTO ANCHE SU DI NOI. E IO NON VOGLIO FINIRE COME LEWIS.
Luke annuì, poi indicò il coltello da formaggio che era rimasto sul tavolo, probabilmente dalla notte prima. Lewis andava matto per il formaggio. Poi, il ragazzo si indicò le orecchie.
Dan scosse violentemente la testa, poi scrisse sul taccuino, così forte da bucare il foglio in alcuni punti.
COL CAZZO. HAI VISTO CHE FINE HA FATTO QUEL POVERACCIO NELL'ARMADIO?
Luke indicò la porta, che ormai era vicina a frantumarsi. Filtrava già il sole da alcuni grossi squarci. Il messaggio del ragazzo era chiaro: ormai che differenza poteva fare?
Dan scosse la testa, frustrato. Non sapeva cosa fare. Riprovò alla radio, ma niente. Erano soli.
Alzò il pugno, come per percuotere l'inutile aggeggio, quando Luke lo fermò. Aveva appena visto le cuffie appese al muro e gli era venuta un'idea. Una bella idea.
Prese nuovamente il taccuino e scrisse a Dan cosa fare, per filo e per segno. Dan lesse tutto attentamente, poi sorrise e prese la penna.
CAZZO, PERCHE' NO? VALE UN TENTATIVO.
Luke annuì, poi i due si misero all'opera. A breve gli altri sarebbero entrati, dovevano sbrigarsi.
La porta infine cedette, riversando schegge e frammenti di legno sul pavimento. Freddie e Clark entrarono, gli occhi spenti e le braccia protese. Ma non ci fu scontro, non ci fu resistenza.
Luke e Dan se ne stavano in piedi, con lo sguardo vitreo. Per terra, c'erano i tappi per le orecchie, ormai inutili. Il suono della creatura aveva raggiunto livelli di intensità insopportabili. Dopo un attimo di esitazione, Freddie e Clark si voltarono e tornarono dalla propria padrona, seguiti da Dan e Luke.
La creatura sogghignò, vedendo i quattro uomini che venivano verso di lei. Il suo canto divenne, se possibile, ancora più gioioso e disgustoso. Erano suoi, come tanti altri prima di loro.
Luke camminava lentamente, cercando di ignorare il dolore alle orecchie e di non battere le palpebre. Dan camminava con calma, sforzandosi di sembrare imbambolato e di nascondere il fucile che aveva infilato nella gamba dei pantaloni.
Avrebbero avuto una sola possibilità, dovevano giocarsela bene.
Pochi minuti prima che la porta cedesse, i due uomini avevano infilato il jack delle cuffie nella radio, poi avevano abbassato il volume al minimo. Luke era stato il primo (del resto, l'idea era stata sua). Si era infilato le cuffie e aveva guardato Dan. Poi, avevano contato insieme, mimando i numeri con le mani.
Uno... Due... Tre!
A quel punto, Luke si era sfilato i tappi da sotto le cuffie e Dan aveva alzato il volume della radio al massimo, di colpo. Il dolore era stato tremendo, inimmaginabile. Come due tizzoni ardenti infilati nel cervello. Ma sempre meglio di tagliarsi le orecchie con un coltello da formaggio, no?
E aveva funzionato. Non sentiva più niente. Niente di niente. Solo un terribile fischio stridulo. Con un po' di fortuna, non sarebbe stato permanente, ma di certo sarebbe durato un bel po'. Abbastanza per fare ciò che andava fatto.
Fatto lui, era stato il turno di Dan.
Ora se ne stavano entrambi davanti alla creatura, completamente sordi e facendo del proprio meglio per somigliare a Freddie e Clark. Tanto per guadagnarsi il suo Oscar, Luke si fece anche colare un po' di bavetta dai lati della bocca. Aspettavano che la creatura fosse il più vicina possibile al parapetto. E all'altezza giusta. Aspettavano che si fermasse e che scegliesse uno di loro, o che uno degli altri le corresse incontro, come aveva fatto Lewis. Quello sarebbe stato il momento giusto.
Ma Freddie e Clark se ne stavano immobili, e la creatura non guardava nessuno di loro. Continuava a cantare e a muoversi sinuosamente, come se stesse ballando. Sì, era difficile non interpretarlo così: la creatura ballava e si beava del proprio potere, mentre i suoi seni si muovevano su e già e le sue lunga dita carezzavano l'aria salata del mare.
Chissà quanti uomini aveva conquistato e ucciso. Chissà da quanto lo faceva, forse da sempre. Chissà di che colore era il suo sangue, pensò aspramente Luke
All'improvviso, la creatura smise di danzare e cantare e lo fissò. Per un pelo Luke non trasalì, mandando a puttane il piano. La creatura lo fissava con quegli incredibili occhi blu, senza sorridere.
Non si vedevano i suoi orribili tentacoli, ma Luke sapeva che erano lì, sotto il pelo dell'acqua. In attesa.
Sperando di aver interpretato correttamente il suo silenzio e il suo sguardo, e sperando che la creatura non potesse distinguere un uomo davvero ipnotizzato da uno che fingeva, Luke corse verso di lei. Come aveva fatto Lewis.
“Sono tuo!” Le urlò, cercando di sembrare il più rintontito possibile. “Prendimi, sono tuo!”
Alle sue spalle, Dan spostò lentamente la mano dietro la schiena, impugnando la doppietta che sporgeva leggermente dalla cintola.
Luke si sporse dal parapetto, fingendo di volere un bacio. Doveva essere veloce a togliersi, quando la creatura si fosse avvicinata. Doveva dare a Dan modo di sparare.
La creatura gli si avvicinò lentamente, sempre con quello sguardo gelido e inquietante. Poi, con una rapidità terrificante, gli prese il volto tra le mani e lo baciò.
Forse sotto l'influenza del suo canto quei baci erano anche piacevoli, chissà. Ma quello fu decisamente il bacio più disgustoso che Luke avesse mai ricevuto. Era come baciare un pesce in putrefazione. Anzi, peggio. Mille volte peggio. Ma almeno la stronza aveva chiuso gli occhi.
Luke sentiva i tentacoli che uscivano dall'acqua e strisciavano su per la chiglia della nave. Mise una mano dietro la schiena e fece segno a Dan di tenersi pronto. Poi, usando tutta la forza che aveva in corpo e pregando per la prima volta in vita sua, fece leva sul parapetto e si liberò dalla presa viscida della creatura.
Per un istante, vide il volto furente e sorpreso della creatura. A quanto pare, non sapeva distinguere un uomo ipnotizzato da uno che finge. Che sfiga.
Luke cadde a terra malamente, di schiena. La creatura lo fissava, digrignando i denti. Alcuni tentacoli uncinati erano sollevati, pronti a colpire.
Poi, la testa della creatura esplose, schizzando sangue ovunque. Era verde e denso, come muco.
“Crepa, brutta troia!” Urlarono insieme Luke e Dan, senza mai sapere che l'altro aveva detto la stessa identica cosa.
Non si accorsero neanche di Freddie e Clark che cadevano a terra, privi di sensi. Entrambi avevano occhi solo per il corpo senza testa della creatura, che ora si agitava e contorceva, come un pollo decapitato. Le braccia stringevano i pugni ritmicamente e i tentacoli si agitavano nell'aria, in un modo che dava i brividi. Era come vedere un ragno riverso sulla schiena.
Poi, finalmente, la creatura smise di muoversi e iniziò ad affondare in mare. Un altro orribile segreto che l'oceano avrebbe custodito per sempre.
Era finita.
Nel cielo, i gabbiani emettevano ancora i loro versi sgraziati e striduli, ma Dan e Luke non potevano sentirli.
Erano passati esattamente vent'anni da quel giorno.
Freddie e Clark avevano rinunciato a fare i pescatori, dopo quell'ultima uscita in mare. Ora lavoravano entrambi in una fabbrica di automobili, ed erano vicini alla pensione. Non era chiaro quanto ricordassero, ma né Dan né Luke gli avevano mai fatto delle domande. E di certo non li avevano biasimati per essersene andati.
Alle autorità, avevano detto che Lewis era caduto in mare. Purtroppo non era un evento così raro, quindi ci furono pochi dubbi su questa versione. E Lewis non aveva una famiglia, al di fuori del lavoro. Nessuno fece molte domande.
Luke avrebbe avuto ogni motivo di lasciare lo stato, come voleva fare prima di quell'avventura, ma non lo aveva fatto. Sorprendendo tutti i suoi amici e i suoi familiari, aveva deciso di lavorare ancora con Dan sulla nave. Erano stati grandi amici e Luke era diventato il suo nuovo secondo in comando, il suo braccio destro. Non c'era al mondo un uomo più leale di Dan, e non c'era capitano migliore che si potesse desiderare. A Luke mancava moltissimo.
Ormai era morto da un paio d'anni. Tranquillo, nel suo letto. Sulla propria imbarcazione. Come aveva sempre voluto. Aveva lasciato a Luke la nave, e Luke era stato orgoglioso di diventarne il capitano.
Buffo, dove ci porta la vita. Non credete?
Era notte fonda, tutti gli uomini dormivano profondamente. Tranne Luke, che se ne stava nella sua cabina a fumare la pipa e a guardare la luna che splendeva nel cielo, riflessa sulle onde.
Amava ciò che faceva e amava il mare. Sì, nonostante gli orrori che contiene a volte.
Del resto, avete mai sentito il verso di una balena a notte fonda? Avete mai visto il sole sorgere su un'orizzonte azzurro? Avete mai sentito il vento del mare che ti scompiglia i capelli, facendoti sentire vivo e felice come poche altre cose possono fare? Il mare è un luogo stupendo. Dan lo sapeva bene, e lo sapeva anche Luke.
Distolse lo sguardo dalla luna e guardò il legno della sua amata nave. Quel colore rossiccio che lo faceva sentire a casa, accolto e protetto. La nave era uguale al giorno in cui era morto Dan. Compreso il nome scritto sulla fiancata. Il nuovo nome che Dan e Luke le avevano dato insieme, tanti anni prima.
La Lewis solcava il mare calmo della notte, mentre il suo capitano si riaccendeva la pipa. L'unico suono che si udiva, era quello delle onde.
FINE
Si era imbarcato sulla Gertrude II (sì, era davvero questo il nome) per racimolare un po' di soldi durante l'inverno. Se la pesca fosse andata bene, si sarebbe garantito il denaro necessario a comprare una nuova macchina. Comprata quella, il suo piano era di lasciare la cittadina in cui era nato, raggiungere alcuni amici che vivevano dall'altra parte dello stato e probabilmente non tornare mai più.
Ma prima lo attendevano almeno altre tre settimane di pesca.
Era il suo primo viaggio, e non si era ancora abituato a dormire in mezzo all'oceano. Intorno a lui gli altri invece dormivano profondamente, beati. Clark borbottava nel sonno, assurdità sui meloni e sugli scoiattoli. Lewis sbavava copiosamente dai lati della bocca, mentre dormiva supino e con le braccia incrociate. Freddie russava così forte da sembrare un trattore. Un trattore vecchio. Un trattore vecchio di cui nessuno si è mai preso molta cura. Infine c'era Dan, il capitano. Lui dormiva in silenzio, mentre la sua grossa pancia saliva e scendeva, lentamente.
Ma Luke non riusciva proprio a prendere sonno.
Non era esattamente infastidito dalla situazione, però. Certo, sarebbe stato stanco l'indomani, ma c'era una certa bellezza nell'essere l'unico sveglio su una barca, nel mezzo dell'oceano e a notte fonda.
Gli piaceva il suono delle onde (quando non era coperto dal russare di Freddie) e si stava anche abituando al movimento della barca. E c'era qualcosa di magico nel pensare che sotto di lui c'erano chilometri e chilometri di acqua, animali e segreti. Per quello che ne sapeva lui, in questo momento gli stava passando sotto una balenottera o una piovra. E nessuno di loro lo avrebbe mai saputo.
Faceva un po' paura, l'abisso sotto di loro, ma era innegabilmente anche magico. Era felice che questa fosse la sua ultima esperienza prima di lasciare la città.
Non odiava la sua città, non odiava i suoi concittadini. Aveva solo bisogno di vedere roba nuova.
Però iniziava a pensare che gli sarebbe mancato l'oceano, nonostante fosse stato inizialmente riluttante a offrirsi per questo lavoro. E gli altri dell'equipaggio lo avevano piacevolmente sorpreso. Si era aspettato omaccioni rudi che lo avrebbero trattato un po' male, vedendo i suoi capelli lunghi, il suo orecchino e le sue mani senza calli. Invece erano stati tutti molto amichevoli e diretti.
“Ecco come stanno le cose.” Gli aveva detto subito Dan. “Lavora sodo, presta attenzione e non fare cazzate. Se ci ascolti e ti dai da fare, saremo amici per tutta la vita.”
E l'andazzo era sembrato davvero quello, finora. Dopo soli tre giorni si era già instaurato un rapporto molto rilassato tra lui e gli altri. Gli dicevano cosa fare, lui obbediva. Lui faceva delle domande educate su come funzionasse qualcosa o sul perché facevano una cosa in un certo modo, e loro glielo spiegavano. Si mangiava e scherzava tutti insieme, con la musica dei Rolling Stones in sottofondo. Poi, stravolti, andavano tutti a letto. E gli altri membri dell'equipaggio, vedendo quanto faticasse per stargli dietro, lo trattavano con rispetto. Era un bel ambiente in cui lavorare.
Certo, era molto faticoso ed era anche anche un lavoro pericoloso, ma a Luke piaceva la soddisfazione che provava ogni sera, vedendo le reti piene e sentendo i muscoli stanchi. E non c'erano quello stress e quei mal di testa che lo avevano perseguitato per tutta la sua carriera universitaria. Era pura fatica fisica, ed era liberatorio.
Stava per addormentarsi, sorridendo tra sé e sé, quando lo udì. Era un suono che non aveva mai sentito in vita sua. Era difficile da descrivere, ma la prima emozione che provò nel sentirlo fu un'enorme tristezza. Come se stesse sentendo il mare che piangeva e si disperava. Era un verso che evocava solitudine, sconforto. Ti veniva voglia di consolare qualunque cosa stesse emettendo quel suono.
Luke si guardò intorno. Freddie, Clark e Lewis continuavano a dormire saporitamente, ma Dan aveva aperto gli occhi ed era anche lui in ascolto. Quando notò che Luke si era svegliato, gli fece cenno con la mano e lo invitò a seguirlo di sopra.
I due salirono sul ponte e guardarono le onde illuminate dai faretti laterali. Lo strano verso continuava ad echeggiare nella notte, ma non riuscivano a vederne la fonte.
“ E' una balena?” Chiese Luke.
“Se lo è, è un tipo di balena che non ho mai sentito in venti anni che faccio questo lavoro.”
I due continuavano a fissare l'oceano. C'era mare mosso quella notte e le onde erano enormi. Il mare sembrava una cosa viva, una cosa piena di furore e frustrazione. Ad un tratto, a Luke sembrò di vedere qualcosa, in mezzo all'acqua. Qualcosa che si muoveva nella direzione opposta alle onde. Lo indicò con il dito.
“Là! Lo vedi?”
Dan socchiuse gli occhi.
“Sì, lo vedo... Porca miseria, ma che cavolo è?”
Luke conosceva Dan da poco tempo, ma in tre giorni il capitano aveva dimostrato di conoscere ogni tipo di pesce, di corrente e di uccello. Sapeva persino recitare Coleridge a memoria. E gli altri lo trattavano sempre come l'enciclopedia della nave. Dan conosceva il mare come le sue tasche, perché lo amava. Quindi era davvero inquietante che ci fosse un suono a lui sconosciuto. E il fatto che non sapesse subito identificare cosa fosse quella strana forma nell'acqua era ancora più inquietante.
Qualunque cosa fosse, era pallida. Una forma bianca in mezzo al blu scuro dell'oceano. E si muoveva lentamente, in un modo che a Luke sembrò quasi...aggraziato. Era come se stesse danzando. E il suono ora sembrava più forte di prima. Era difficile capirne le dimensioni, ma a Luke non sembrava molto grande. Poco più di una persona, forse.
Dan gli mise una mano sulle spalle e Luke non riuscì a trattenere un'esclamazione strozzata. Era rimasto ipnotizzato da quel suono e dalla strana danza della creatura misteriosa. Si era quasi dimenticato che c'era anche Dan, lì con lui.
“Scusa.” Disse il capitano. “Vai di sotto e sveglia gli altri.”
Il suo viso era difficile da decifrare, ma a Luke sembrava un po' preoccupato.
“OK, Dan. Vado.”
Gli altri si svegliarono controvoglia.
“Ma che cazzo, Luke. E' notte fonda...” Disse Freddie.
“Scusa amico, ordini del capitano.”
“Che succede?” Chiese Lewis, improvvisamente sveglissimo. “Qualcosa di serio?”
“No. Cioè, non so... Lo sentite?”
Gli altri si misero ad ascoltare. Il suono non si era interrotto mai, da quando era cominciato. Anzi, sembrava più forte di prima.
“Ma che cazzo è?”
Luke fece spallucce.
“Non lo so. Venite a vedere.”
Salirono tutti sul ponte. Freddie e Clark ancora sbadigliavano, ma Lewis era vigile. Luke sapeva che era un po' il secondo in comando di Dan e che anche lui ne aveva viste tante, in mare. Sembrava profondamente turbato da quel suono alieno.
Trovarono Dan dove Luke lo aveva lasciato, a braccia incrociate. Lo raggiunsero e si misero a guardare la cosa in mare. Era ancora troppo lontana per capire bene cosa fosse, ma si era decisamente avvicinata. Ora si riusciva a distinguere in parte la forma, che sembrava quasi... umanoide.
Lewis aveva intelligentemente portato su il binocolo.
“Tieni, Dan. Vedi se riesci a capire cosa diavolo sia.”
Dan prese il binocolo.
“Grazie.”
Ma proprio mentre Dan si accingeva a guardare, il suono cambiò. Da triste e pieno di dolore, divenne quasi...sensuale. Sembrava assurdo dirlo di un suono del genere, ma lo era davvero. Faceva pensare ai gemiti di piacere di una donna. Luke si accorse con una certa sorpresa che gli stava venendo un'erezione. E dagli occhi spenti degli altri capì che il suono stava avendo lo stesso effetto anche su di loro. Dan sembrava essersi dimenticato del binocolo e, come tutti gli altri, la sua unica preoccupazione ora sembrava continuare ad ascoltare quel suono, quel suono che era improvvisamente diventato stupendo ed eccitante.
I cinque uomini rimasero ad ascoltare il suono ammaliante per molto tempo, forse persino dieci minuti. Inconsciamente, si erano avvicinati tutti al bordo della nave, centimetro dopo centimetro.
Il suono ora stava diventando più rapido e frenetico, il ritmo di un amplesso che inizia ad essere preso dal trasporto e dalla passione. E la figura era sempre più vicina.
I cinque uomini erano ormai a pochi centimetri dal parapetto, quando un'onda particolarmente forte scosse la nave e li fece cadere tutti a terra, spezzando quello strano incantesimo.
“Cazzo!” Urlò Clark.
Il suono si interruppe bruscamente. A Luke sembrò di sentire un altro verso, decisamente più sgradevole. Una sorta di conato rabbioso. Ma passò subito e Luke si convinse che era la sua immaginazione.
I cinque uomini guardarono in mare, ma non c'era più niente.
“Dai, torniamo di sotto!” Urlò Dan. Il mare stava diventando davvero selvaggio. “E' stupido stare qua fuori così.”
Scesero tutti sotto coperta. Non parlarono di ciò che era successo. Avevano tutti l'aria confusa.
Luke non sapeva cosa provassero gli altri, ma lui si sentiva confuso e vagamente in colpa, come se avesse fatto qualcosa di cui avrebbe dovuto vergognarsi. Qualcosa di sporco, di proibito, ma anche innegabilmente eccitante. Gli ricordava quando aveva tredici anni, e sgattaiolava in salotto di notte per guardare i canali a luci rosse in televisione.
Gli fu molto difficile prendere sonno, e dalla mancanza di russare e borbottare capì che non era più il solo.
La mattina dopo non ebbero veramente il tempo di parlare. Si svegliarono presto per pescare e fu la giornata più pesante da quando erano partiti. Luke cercò di non pensare troppo a quello strano suono e a quella cosa nell'acqua. Il loro era un lavoro pericoloso e a distrarsi ci si poteva fare male sul serio. I porti sono pieni di marinai senza dita, senza gambe o senza occhi. E, se è per questo, sono anche pieni di marinai che hanno perso i loro amici in mare.
Ma quando fu ora di pranzo, e non ci fu più il lavoro a distrarlo, Luke si ritrovò a pensare alla notte precedente. A quello che avevano visto e sentito. E alla loro inquietante reazione. Stava per farsi coraggio e chiedere agli altri cosa ne pensavano, quando Dan lo precedette.
“Ragazzi, voglio fare una chiacchierata con voi. Una cosa sincera, OK?”
Gli altri alzarono gli occhi dal piatto. Poi annuirono, lentamente.
“Abbiamo tutti visto quella strana cosa, ieri notte. Vero?”
Tutti annuirono nuovamente.
“E l'abbiamo sentita, porca troia.” Disse Freddie.
Questa volta toccò a Dan annuire.
“Sì, poco ma sicuro. La domanda è questa, ragazzi: che cazzo era, quella cosa?”
Ci fu un attimo di silenzio, poi Luke alzò la mano, timidamente.
Lewis sogghignò.
“Non siamo mica a scuola, Luke. Vai tranquillo.” Il tono era bonario, amichevole.
Luke sorrise, imbarazzato.
“Beh, ecco... Non sto dicendo che fosse quello, assolutamente... Ma, ecco...”
Per la prima volta da quando avevano salpato, Dan tradì un pizzico di impazienza nei suoi confronti.
“Su, Luke. Sputa. Che cosa ti sembrava?”
Luke si schiarì la gola.
“Ecco... Mi ha fatto venire in mente l'Odissea, sapete?”
Clark lo guardò.
“Omero? Ulisse e il cavallo?”
Luke annuì. In realtà il cavallo era nell'Eneide, ma chi cazzo se ne frega.
Freddie si grattò la folta barba nera.
“E perché hai pensato a Omero?”
Luke guardò Dan, che aveva l'aria di aver già capito. Sembrava inquieto.
“Beh, ecco... Nell'odissea ci sono le sirene... E con il loro canto esercitano una sorta di, ecco, di potere ipnotico sull'equipaggio.”
Gli altri ora cominciarono a capire. Luke si mise subito sulla difensiva.
“Ora io non credo in mostri, sirene, folletti o Babbo Natale... Ma non è stato così, ieri notte? Eravamo... Ipnotizzati. Rapiti. Sbaglio?”
Nessuno lo prese in giro. Il paragone calzava, era indubbio.
Toccò a Clark parlare.
“Cavolo, per quanto assurdo è proprio vero. Eravamo tutti completamente rimbambiti, altroché.”
Ora Clark si guardò i piedi, sembrava vergognarsi.
“Vi confesso che mi sentivo... Diamine, arrapato come non mai. Mi ha ricordato i primi appuntamenti con Dolores... E, se devo dirvela tutta, mi sento anche un po' in colpa. Come se l'avessi tradita. O, quantomeno, come se fossi andato a vedere le spogliarelliste di nascosto...”
Nessuno parlò. Si erano sentiti tutti così. Preda totale del sangue che gli pompava nelle vene.
Infine fu Dan, il capitano, a rompere il silenzio.
“Non possiamo sapere cosa fosse, ma direi che possiamo tutti concordare che fosse qualcosa in grado di... Rimbecillire gli uomini. Siete d'accordo?”
Tutti annuirono, per la terza volta quel giorno.
“La domanda è: cosa facciamo se torna? Idee?”
Luke alzò di nuovo la mano. Questa volta era voluto che sembrasse uno studente e tutti ridacchiarono. Come per molte cose che fanno paura, parlarne aveva aiutato tutti a sentirsi meglio.
“E se dormissimo con i tappi per le orecchie? Ne abbiamo?”
Dan sorrise.
“E' un'idea idiota, ragazzo.”
Luke abbassò la mano, momentaneamente ferito.
“Così idiota che non so come ho fatto a non pensarci. Ne abbiamo una scorta.”
Luke e gli altri sorrisero.
“Bene, grazie ragazzi.” Disse Dan. “Ora basta discorsi macabri, mettiamo un po' di musica.”
Dan fece partire il suo CD dei Rolling Stones, per la millesima volta da quando erano partiti. Cantarono tutti insieme, mentre finivano il pranzo. Luke era stonato come una campana, decisamente il peggiore tra tutti, ma non era importante. L'importante era stare insieme.
In quel momento, la strana cosa nell'acqua sembrava più lontana che mai.
Luke se ne stava sdraiato a occhi chiusi, senza pensare a nulla in particolare. Era notte fonda. I tappi nelle orecchie gli facevano sentire solo il proprio respiro. Era rilassante, in effetti. Il ritmo regolare del proprio respiro conciliava il sonno.
Ad un tratto, gli sembrò si sentire un rumore, come dei passi furtivi. Aprì gli occhi e si voltò, osservando la stanza illuminata dai raggi di luna, ma non vide nulla. Gli altri sembravano dormire. Si tolse un tappo e si sentì gelare, quando udì di nuovo il suono della creatura misteriosa. Come la volta scorsa, il suono aveva un che di sensuale. Si accorse che gli stava andando il sangue all'inguine e si affrettò a rimettersi il tappo.
Il suono era chiaramente lontano, però. Mentre quei passi che gli sembrava di aver sentito erano dentro la nave, non aveva molti dubbi a riguardo. Anzi, sembravano quasi essere dentro la stanza, in realtà. Ma lì dentro c'erano solo loro.
Silenziosamente, scese dal letto e si avviò verso le scale, per indagare. Prese la torcia, cercando di essere il più discreto possibile. Avrebbe potuto svegliare gli altri, ma non era ancora sicuro che ce ne fosse motivo. Non voleva svegliarli per niente. E il mare era calmo, quindi salire sul ponte non era rischioso come l'ultima volta.
Poiché non era uno stupido, però, decise comunque di portarsi appresso uno dei machete che tenevano nel piccolo magazzino, accanto alla cambusa. Li usavano per tagliare le cime o le reti, quando un nodo non si poteva sciogliere. Trovò la porta del magazzino già aperta, il che era molto strano. Dan era molto pignolo su queste cose. Luke non riusciva a ricordare se la porta fosse chiusa, quando era andato a dormire, ma in quel momento non gli sembrò importante. Prese uno dei machete, traendo un certo conforto dal suo peso e dalla robustezza del manico di legno, poi si avviò.
“Non si sa mai.” Pensò, mentre salive le scale.
Il ponte era deserto. Con cautela, impugnando il machete, si avvicinò al parapetto, per osservare l'acqua. Niente anche lì. Non c'era nessuna forma pallida, nell'acqua. Si tolse un tappo, pronto a rimetterselo immediatamente, ma il suono aveva smesso. La cosa misteriosa sembrava essersene andata. Con un sospiro di sollievo, si rimise comunque il tappo nell'orecchio e abbassò il machete.
Stava per tornare di sotto, quando notò qualcosa nell'acqua, a un paio di metri dallo scafo. Inizialmente aveva cercato qualcosa di pallido, quindi non l'aveva notato. Con una certa sorpresa, si accorse che erano pantaloni. Il tipo di pantaloni che indossavano tutti, sulla nave. Ce n'erano almeno venti paia, nel magazzino. Vecchi jeans da lavoro, caldi e resistenti. Impossibile capire a chi appartenessero.
Ma che cosa ci facevano, in acqua?
Accese la torcia e li illuminò. Poiché il mare era calmo, non si erano allontanati molto. Vide che erano completamente intonsi, ma sembravano macchiati. Con un certo shock, si accorse che le macchie sembravano essere di... sperma? Sì, sembrava proprio di sì. Una quantità sconcertante. Con un certo disgusto, spense la torcia e si avviò verso le scale.
Era turbato, perché gli si stava formando un'immagine nella mente. Un'immagine inquietante e estremamente convincente. Uno degli altri si era fatto tentare dal suono, questo pensava. Era salito di sopra ad ascoltare quel suono, quel suono alieno ma eccitante, e aveva eiaculato. Poi, una volta ripresosi da quella sorta di ipnosi, aveva gettato i pantaloni in mare, aveva preso un altro paio di pantaloni dal magazzino ed era corso a letto, di nascosto.
Quando rientrò nella stanza dove dormivano, sembravano tutti profondamente assopiti. Con cautela, Luke rimise la torcia a posto e si infilò sotto le coperte. Ma ebbe molti problemi ad addormentarsi. Non gli piaceva per niente l'idea che si era fatto. Non gli piaceva il potere che quella cosa aveva su di loro. Non gli piaceva l'idea che uno di loro andasse di sopra per sentirla. Si ricordava cos'era successo, la prima volta che l'avevano sentita. Erano arrivati dannatamente vicini a finire in mare. E non riusciva a ignorare il pensiero che fosse proprio quella, l'intenzione della creatura.
Come l'avrebbe detto agli altri, il giorno dopo? Che cosa gli avrebbe detto? E, soprattutto, chi di loro era andato di sopra ad ascoltare il canto della creatura?
Stavano facendo tutti colazione, a poppa. Era una mattina estremamente nebbiosa, di quelle che ti fanno sentire perso nello spazio e nel tempo. Gli altri chiacchieravano allegramente, ma Luke era silenzioso. Continuava a guardare i volti dei suoi compagni, cercando di capire se uno di loro sembrasse più stanco degli altri. Era però impossibile dire quale di quelle facce dure, ormai rese color mogano dal sole del mare, appartenesse all'insonne misterioso della notte prima. E la faccia più stanca era probabilmente la sua, pensò pigramente. Si sentiva veramente uno straccio.
“Tutto bene, Luke?” La voce di Dan lo fece sussultare.“Mi sembri un po' preoccupato. Ti manca la terra ferma?”
“N-no. Cioè, non è quello...”
Gli altri continuarono a mangiare, ma Dan ora fissava Luke con apprensione. Capiva che c'era qualcosa che non andava. Non si conoscevano da molto, ma Dan lo aveva preso in simpatia e lo considerava un tipo sveglio.
“Dimmi tutto, ragazzo. Hai forse sentito di nuovo quella cosa, stanotte?”
Ora tutti si girarono a guardare Luke. Il ragazzo studiò velocemente i loro volti, cercandone uno che avesse l'aria colpevole, ma sembravano tutti normali. Solo, giustamente, preoccupati.
“Io... Beh, sì. Ma non è solo questo. Ieri notte ho sentito anche-”
Il suo racconto fu interrotto da un violento urto.
“Porca puttana!”
“Ma cosa-”
La vibrazione li fece cadere tutti per terra, facendo tremare visibilmente la barca. Ci volle circa un minuto, prima che tutto smettesse di oscillare. Poi, i cinque uomini si alzarono lentamente in piedi, frastornati.
“Tutto bene, ragazzi?” Chiese Dan, mentre si carezzava il gomito su cui era caduto di peso.
Tutti assentirono.
“Ma che cavolo è stato?” Chiese Freddie.
Dan indicò la prua della nave, a circa dieci metri da dove stavano facendo colazione.
“Niente di buono.”
Tutti si girarono, restando a bocca aperta. Un'altra barca gli era venuta addosso, affiorando dalla nebbia densa che li circondava. Era un peschereccio come il loro. Per fortuna le barche non avevano riportato grossi danni, ma era comunque inquietante pensare al pericolo che avevano sfiorato. A nessuno di loro andava di finire in mare. Specie con quella creatura in giro, qualunque cosa fosse.
“Ma perché cavolo non hanno usato la sirena?” Disse Lewis. “Sono pazzi?”
Dan lo ignorò e si portò le mani alla bocca.
“Ehi! C'è nessuno a bordo?”
Nessuna risposta.
“Porca miseria...” Borbottò Clark. “Una nave fantasma?”
“Non è detto.” Disse Dan. “Potrebbe esserci qualcuno a bordo. Potrebbero aver bisogno di aiuto.”
Fece cenno agli altri di seguirlo, poi si avviò verso la prua. Dopo un attimo di esitazione, gli altri lo seguirono. Luke si disse di stare tranquillo, ma non riusciva a non pensare che quel viaggio fosse stato baciato dalla sfortuna. E non gli piacevano quel silenzio, quella nebbia e quella barca spettrale che affiorava da essa. Sembrava quasi il cadavere di un'enorme cetaceo. Qualcosa di morto e in decomposizione.
Saliti sull'altra imbarcazione, si resero presto conto che doveva essere successo qualcosa di brutto. Non c'era traccia dell'equipaggio, ma il ponte era ricoperto di buchi. Grossi buchi, delle dimensioni di un pugno. E c'era sangue. Tanto, tanto sangue.
Clark si sporse dal parapetto e vomitò, cercando di essere il più discreto possibile. Luke non poteva dargli torto, anche lui si sentiva nauseato. Non era tanto ciò che vedeva, nonostante fosse alquanto inquietante, ma l'odore. Uno non ci pensa spesso, ma il sangue puzza. Una puzza ferrosa e prepotente. E sul ponte sembravano esserne stati versati litri interi. Il tanfo di ferro riempiva l'aria e l'odore del mare, invece di renderlo più sopportabile, sembrava quasi renderlo peggio. Ferro e sale, una disgustosa combinazione che faceva contorcere lo stomaco.
“Ma che cazzo è successo qui?” Chiese Lewis.
Dan scosse la testa, senza rispondere.
“Ragazzi...” Freddie stava guardando una mascella di squalo appesa sopra la porta che conduceva al ponte di comando. Sembrava essere un trofeo di qualche tipo. “Cazzo, ma questa è la Betsy.”
Dan si voltò di scatto. Poi, fissò anche lui la mascella di squalo.
“Oh, cavolo. Hai ragione...”
“Li conosceva- Li conoscete?” Chiese Luke.
Fu Lewis a rispondergli.
“Sì. La Betsy è il peschereccio di John Burton. Seguono spesso le nostre stesse rotte. John è un rompicoglioni, ma non meritava certo una cosa del genere...”
Dan annuiì distrattamente, mentre studiava uno di quei grossi buchi che ricoprivano il ponte.
“Quanti uomini ci saranno, nell'equipaggio di Burton?” Chiese Luke, cercando di ignorare le macchie di sangue su cui erano costretti a camminare.
“Sette o otto, contando anche il capitano.”
Clark li raggiunse. Si stava pulendo la bocca con il retro della mano, cercando di calmare la propria respirazione.
“Ragazzi, dite che d-dovremmo guardare sotto coperta?” Chiese, un po' nervosamente. “Magari
c'è qualcuno.”
Dan annuì.
“Sì, buona idea. Ma prima, vorrei che Luke mi facesse un favore.” Il capitano lo guardò. “Vai a prendere i machete nel magazzino, OK?”
Luke annuì. Dan si girò verso Lewis.
“Lewis, tu potresti prendere la mia doppietta, invece? Mi raccomando, prendi anche le cartucce.”
“Certo.”
I due uomini andarono a prendere le armi, mentre il capitano e gli altri rimasero sul ponte insanguinato e devastato della Betsy. Il puzzo del sangue era ancora asfissiante, ma almeno la nebbia iniziava a diradarsi un po'. Nel cielo, si sentivano i versi striduli dei gabbiani.
Luke portava in braccio i machete, otto in totale. Raggiunse Lewis, che si stava riempendo le tasche di cartucce e teneva il fucile scarico sotto l'ascella. Il ragazzo ci rimase abbastanza male, quando vide l'arma. La doppietta aveva l'aspetto vecchio e malandato, come se risalisse alla seconda guerra mondiale.
“Era del padre di Dan. “ Spiegò Lewis, che aveva interpretato correttamente lo sguardo preoccupato di Luke.
“Sembra un po'... vissuto.”
Lewis rise sottovoce.
“Un bel eufemismo. Sembra che sia stata colpito da un'esplosione nucleare, vorrai dire.”
Luke cercò di ridere, ma non gli riuscì molto bene. Sembrava più il suono di una porta che cigola.
“Non ti preoccupare.” Gli disse Lewis. “Il fucile non sarà bello, ma funziona ancora benissimo. Dan se n'è sempre presa molta cura.”
Luke annuì, ma senza convinzione.
“Fidati.” Gli disse Lewis, facendogli cenno di seguirlo. “Vedere Dan che imbraccia questo fucile dovrebbe farti sentire estremamente sollevato. Sai come mi sento io?”
Luke scosse la testa.
“Come se fosse arrivato Superman.”
“Superman non usa un fucile.”
“Uno si adatta come può, Luke. Non rompere, che cazzo.”
Ridacchiando, i due tornarono dal resto dell'equipaggio.
In lontananza, quasi impercettibile, iniziò a risuonare un suono spettrale. Il canto etereo ed eccitato di un essere malvagio. Ma nessuno dei due se ne accorse, in quel momento.
E, in fondo, che differenza avrebbe fatto?
“Grazie.” Disse Dan, prendendo il fucile da Lewis, che gli passò anche le cartucce.
Il capitano si mise le cartucce in ogni tasca disponibile poi, con molta calma, caricò il fucile e lo richiuse. Il CLICK fu sommesso, ma estremamente soddisfacente. Dava un senso di efficienza, di prontezza. Luke si sentì sollevato, nel sentirlo. E ancora di più quando vide la sicurezza con cui Dan lo impugnava. Lewis gli sorrise, facendogli l'occhiolino. Ora Luke capiva che cosa volesse dire il secondo in comando.
“Bene, ragazzi.” Disse Dan. “Ognuno prenda un paio di machete. E, mi raccomando, occhi aperti.”
Gli altri si armarono, poi annuirono e seguirono Dan, che stava già avviandosi verso le scale.
“Andiamo a vedere che cavolo è successo sotto coperta.” Disse il capitano.
E fu così che scesero.
In lontananza, quel suono iniziava a crescere di intensità.
Sotto coperta l'aria era ancora più puzzolente e disgustosa. Era una combinazione di varie cose: sangue, vomito e feci. Una lampadina sporca era ancora accesa, e tingeva la stanza di una luce giallognola e sgradevole, come le macchie di orina su vecchie mutande.
La stanza era relativamente stretta, ma si estendeva in lunghezza per una decina di metri. C'era del pesce, conservato nel ghiaccio, ma molto poco. Era chiaro che l'equipaggio fosse stato attaccato prima di fare il pieno.
Non vedevano buchi nel legno, lì sotto. E neanche sangue, per ora. Ma quella puzza era insostenibile, e si sentiva anche uno strano suono che fece rizzare i peli sul collo di Luke.
PLIC.... PLIC...
Luke e gli altri si guardarono intorno, nervosi. I machete tremavano leggermente, stretti dalle loro mani sudaticce. Era una fortuna che l'unica mano ferma fosse quella di Dan, visto che teneva lui il fucile.
“Andiamo a vedere lì.” Disse il capitano, indicando l'altra estremità della stanza.
Gli altri annuirono, senza entusiasmo. Era la parte più buia della stanza, l'unica lampadina non riusciva ad illuminarla bene. Ma gli ordini erano ordini.
PLIC... PLIC...
Dan andò avanti per primo, camminando con estrema calma e tenendo il fucile ad altezza d'uomo. La sua postura era sicura, però Luke vedeva le macchie di sudore sotto le sue ascelle.
Nonostante fossero solo una decina di metri, sembrarono durare un quarto d'ora, percorsi a quel ritmo. Ormai non si vedeva quasi niente, era molto buio, ma riuscirono comunque a distinguere il grosso armadio posto all'estremità della stanza. Era vecchio e pieno di graffi, ma era grande abbastanza da contenere un uomo. La puzza proveniva inequivocabilmente da lì. E anche quel suono.
PLIC... PLIC...
Si posizionarono davanti all'armadio, disponendosi a semicerchio e tenendo le armi pronte.
“Lewis, hai la torcia con te?”
“Sì, Dan. Un secondo.”
Lewis si infilò uno dei due machete sotto l'ascella ed estrasse la torcia. Poi illuminò l'armadio. Videro tutti il sangue che gocciolava dal suo interno. Non ne era finito molto sul pavimento, ma era comunque una visione orribile. E spiegava quel suono orribile che sentivano.
PLIC... PLIC...
Dan puntò il fucile dritto davanti a sé.
“Luke.”
“Sì?”
“Quando te lo dico, aprì le ante dell'armadio, OK?”
Luke deglutì.
“Va bene.”
“Voi altri tenetevi pronti, invece.”
Lewis e gli altri annuirono, impugnando i machete.
“Al mio tre.” Disse il capitano, preparandosi a sparare. “Uno... Due... Tre!”
Luke aprì l'armadio, preparandosi al peggio.
Non ci furono spari, ma il ragazzo sentì lo stomaco attorcigliarsi e dovette girarsi dall'altra parte. Cercò di reprimere i conati, ma infine dovette arrendersi e rigettò la colazione, imbrattando il pavimento.
Nell'armadio c'era un cadavere. Era rannicchiato nel proprio vomito e nelle proprie feci. Non era in avanzato stato di decomposizione, ma era comunque gonfio di gas disgustosi.
Avevano pensato che ci fosse puzza, lì sotto? Beh, non era nulla in confronto all'orrore contenuto in quell'armadio. Era come sentire l'alito del diavolo. Se il terrore ha un odore, deve essere quello che stavano sentendo in quel momento. E se ha un aspetto, deve essere quello degli occhi vitrei e sgranati che li fissavano da dentro l'armadio.
Ma non erano gli occhi del cadavere ad inquietare gli uomini, quanto le sue orecchie. Non c'erano più. Al posto delle orecchie c'erano dei buchi sanguinanti. Era chiaro che il sangue provenisse da lì, e che probabilmente fosse morto per quello. Per l'emorragia o per lo shock.
“Cazzo, guardate...” Freddie indicò il fondo dell'armadio. Con un brivido, gli altri videro a che cosa si riferisse. Le orecchie del morto erano lì, appoggiate ordinatamente una accanto all'altra.
“Oh, cristo...” Mormorò Luke.
“Guardategli la mano.” Disse Dan, pacatamente.
Gli altri videro quello che aveva visto il capitano. Il morto impugnava un coltellaccio dalla lama seghettata, imbrattato di sangue. La forma della lama combaciava con i tagli frastagliati che il morto aveva ai lati della testa.
“Se le è... Se le è tolte da solo?” Chiese Lewis, sconvolto.
Dan annuì.
“Parrebbe proprio di sì.”
“Ma perché mai l'avrebbe fatto?” Chiese Clark.
Luke però iniziava ad avere un sospetto, e non gli piaceva affatto. Stava per aprire bocca, quando tutti udirono il suono. Non era mai stato così feroce o intenso, ma era impossibile non riconoscerlo.
La creatura era lì fuori. E, a giudicare dal tono gongolante delle sue urla stridule, era felice.
Molto, molto felice.
“Cazzo, i tappi per le orecchie! Li avete con voi?”
“No, li ho lasciati sotto il cuscino!”
“Anche io, cazzo!”
“Infilatevi le dita nelle orecchie presto!”
Ci fu uno sferragliare di armi, quando i cinque uomini fecero cadere le armi e si tapparono le orecchie. I loro occhi erano spalancati dal terrore e sudavano tutti copiosamente.
Luke si rese conto che le dita bastavano a malapena, quel suono era più forte che mai. Pensò che presto neanche i tappi sarebbero bastati. Per fortuna, però, il suono non aveva quel tono sensuale e ipnotico delle altre notti. Nessuno di loro sembrava essere sotto il suo influsso.
Dan inclinò la testa verso le scale, facendo segno ai suoi uomini di seguirlo.
“Prendiamo le armi e torniamo alla nave, presto!”
I cinque uomini raccolsero in fretta le armi, infilandosele sotto le ascelle, poi si infilarono di nuovo le dita nelle orecchie e corsero di sopra. Nonostante la puzza di sangue fosse più presente che mai, uscire fu comunque un enorme sollievo. Almeno non c'era quel fetore di merda e vomito.
I cinque uomini si guardarono intorno, ma non si vedeva nulla. Il suono però continuava a crescere di intensità. Nonostante le mani sui timpani, lo sentivano tutti. Era ovattato, ma costante. Assomigliava sempre di più ad una risata. Una risata crudele e sguaiata, indecente.
Luke e gli altri corsero verso la Gertrude II, cercando di evitare i buchi che ricoprivano il ponte. Erano quasi arrivati, quando il suono cambiò. Improvvisamente Luke sentì il sangue abbandonargli la testa e sentì un desiderio improvviso e irrefrenabile di togliersi le mani dalle orecchie e gettarsi in mare. Di andare da lei. Fu una cosa passeggera, riuscì a ignorarlo come a volte si ignora un pensiero sgradevole o un'idea spiacevole che ci coglie impreparati, ma Luke temeva che presto sarebbe diventato impossibile ignorare quei pensieri. Orecchie tappate o meno.
“Cazzo, muoviamoci!” Urlò agli altri.
Salirono sulla propria nave in fretta e furia. Dovevano sembrare ridicoli, pensò Luke, con quelle armi infilate sotto le ascelle e le dita nelle orecchie.
Lewis si diresse subito verso il ponte del comando, intenzionato a mettere in moto. Dan invece si voltò verso Luke.
“Prendi i tappi, presto! Corri di so-”
All'improvviso il capitano si interruppe. Guardava qualcosa dietro di Luke. Anche Lewis stava guardando in quella direzione. Luke lesse il labiale e capì che stava imprecando. Terrorizzato, il ragazzo si voltò.
Clark era scivolato a terra, facendo cadere i machete e usando le mani per frenare la caduta. Freddie si era tolto le mani dalle orecchie per aiutarlo a rialzarsi. Improvvisamente, entrambi si bloccarono. Era come se qualcuno avesse spento dei giocattoli. Erano completamente imbambolati.
“Che cazzo fate?” Urlò Dan. “Copritevi le orecchie!!”
Ma i due uomini non sembravano ascoltarlo. Invece Clark si alzò e, insieme a Freddie, si girò verso il mare. Con un brivido, Luke si accorse finalmente dell'ombra. Un'ombra sinuosa che stava ricoprendo i due uomini. La creatura stava uscendo dall'acqua, ne vedeva la sagoma stagliata contro il sole.
Luke premette le mani sulle orecchie con tutte le sue forze, senza neanche accorgersi dei machete che cadevano a terra. Dan guardava il fucile che teneva sotto l'ascella, ma aveva paura di prenderlo. Non voleva scoprirsi le orecchie. Lewis fissava la creatura, completamente bianco in volto.
Ormai il suono era frenetico, selvaggio.
Era lì. Era lì per loro.
Nonostante il paragone che aveva fatto giorni prima, parlando di Ulisse e delle sirene, Luke non si aspettava proprio una cosa del genere. Non c'era altro modo di dirlo, quella che ora li guardava era la donna più bella che avesse mai visto. Il parapetto gli impediva di vedere al di sotto del suo ombelico ma la strana, bellissima creatura sembra galleggiare a mezz'aria, nuda e apparentemente senza peso. Si muoveva lentamente e sinuosamente, come una danzatrice del ventre.
Aveva lunghi capelli color verde marino. La pelle era color porcellana e senza la minima imperfezione. I suoi occhi erano grandi e lucenti, di colore grigio-blu. Le labbra carnose erano di un rosa pallido. Aveva fianchi larghi e pronunciati. I seni sodi e prosperosi brillavano sotto la luce del sole. Le sue mani delicate carezzavano l'aria, mentre continuava a danzare.
I cinque uomini la fissarono, completamente rapiti. Intanto, lei continuava ad emettere quel verso seducente e ipnotico.
Una parte di Luke gli imponeva di tenere le mani sulle orecchie, ma qualcosa nello sguardo della (sirena) creatura rendeva ancora più difficile resisterle. Sentiva il sempre più irrefrenabile desiderio di andare da lei, di essere suo. Gli ci volle ogni briciolo della sua forza di volontà per voltare lo sguardo verso Dan. Anche lui si teneva ancora le mani sulle orecchie, ma aveva fatto cadere il fucile a terra. E i suoi occhi erano sempre più spenti.
“Dan! Sparale! Sparale, cazzo!”
Dan aprì e chiuse le palpebre un paio di volte, poi si girò verso di lui.
“C-cosa?”
Luke stava per ripetersi, quando qualcosa lo colpì alla spalla da dietro, facendolo barcollare. Vide Lewis, che correva verso la creatura. Si era tolto le mani dalle orecchie.
“Lewis, no!”
Ora anche Dan sembrava essere tornato in sé.
“Lewis, torna qui!”
Ma era troppo tardi. Lewis corse verso il parapetto, superando Clark e Freddie, che erano ancora imbambolati e immobili. Si sporse e estese il braccio verso la creatura, che se ne stava appena fuori dalla sua portata. Sorrideva, compiaciuta, mentre continuava ad emettere il suo verso.
“Prendimi, ti prego! Sono tuo!” Urlò Lewis, così forte che riuscirono a sentirlo anche con le orecchie coperte.
All'improvviso, il verso della creatura si interruppe. E anche il suo sorriso sparì. Fissava Lewis, con occhi grandi e spiritati. Lentamente, si avvicinò al parapetto e prese il viso di Lewis tra le mani. Poi, lo baciò. Lewis chiuse gli occhi, apparentemente beato.
Luke non avrebbe saputo dire quanto durò il bacio. Forse pochi secondi, forse un minuto intero.
Ma fu il primo a vedere i tentacoli, su questo non aveva dubbi. Uno avvolse il collo di Lewis, impedendogli di tirarsi indietro. Il secondo gli strisciò lungo la schiena, e Luke vide che avevano una grossa punta ossea all'estremità. La creatura si erse al di sopra del parapetto, e Luke si sentì gelare, quando vide che i tentacoli partivano dalla sua estremità inferiore. Decine di orribili, lunghissimi tentacoli sormontati da uno stupendo busto femminile. Una crudele trappola del mare, in fondo non molto diversa dalla luce spettrale di una rana pescatrice o dalle esche che usavano i pescatori.
Luke e Dan urlarono, ma ormai era inutile. Il secondo tentacolo trapassò la testa di Lewis, facendo schizzare il suo cervello sui volti impassibili di Freddie e Clark. Un terzo gli bucò la pancia, andando poi a trapassare il ponte sottostante. Poi, il povero secondo in comando fu trascinato in acqua, mentre la creatura leccava il sangue che gli colava dalla testa e si immergeva insieme a lui.
Luke e Dan rimasero a fissare il punto dove si trovava Lewis poco prima, le mani ancora sulle orecchie e incapaci di credere a cosa avevano visto. Il canto della creatura si era interrotto, per il momento. Tutto era calmo, sulla Gertrude II.
Dopo quella che sembrò un'eternità, i due si azzardarono a togliersi le mani dalle orecchie. Non c'era più il verso della creatura. Per ora, sembrava essere soddisfatta.
Fu Dan il primo a rompere il silenzio. La sua voce era roca, ma ferma.
“Luke?”
“S-sì?”
“Vai a prendere i tappi, OK? Prendili per tutti e ci- Prendili per tutti.”
Luke guardò Freddie e Clark. Erano ancora immobili, apparentemente inconsapevoli di cosa stesse accadendo intorno a loro.
“Che cosa facciamo con loro?”
Dan raccolse il fucile.
“Li tengo d'occhio io. Vai, ora. Fa' presto.”
Luke annuì e corse di sotto, pregando che la creatura non tornasse proprio in quel momento. Ci mise pochissimo, sostenuto com'era dalla paura. In meno di un minuto era di ritorno.
“OK.” Disse Dan, dopo essersi messo i tappi nelle orecchie. “Andiamo a svegliare quei due.”
“Sei sicuro, Dan? Non sembrano.... Non mi fido molto...”
“Dobbiamo provare, Luke. Abbiamo già perso-”
In quel momento il suono riprese, più forte che mai.
“Cazzo!” Urlò Dan, puntando il fucile verso il parapetto.
Ma non si riusciva a vedere nulla.
“Dove sei?” Urlava Dan, furente. “Dove sei, troia acquatica?”
Luke indicò gli altri due.
“Dan, attento!”
Clark e Freddie si erano voltati verso di loro. Iniziarono a venirgli incontro, con le braccia protese. I loro occhi erano vuoti, senza vita. Dopo qualche secondo, Luke si rese conto di che cosa lo inquietasse davvero: non battevano le palpebre. Erano come due marionette, e Luke sapeva benissimo chi fosse il burattinaio.
Dan puntò il fucile verso di loro, con le mani leggermente tremanti.
“Fermi, ragazzi! Non avvicinatevi!”
Ma i due lo ignorarono. Anzi, accelerarono il passo.
“Dan, è senza speranza!” Urlò Luke. “Non sono più loro! Sono sotto il suo controllo!”
Dan guardò i due uomini, disperato. Luke si rese conto che il capitano era sull'orlo delle lacrime. Aveva perso Lewis, ma in un certo senso, un senso ancora peggiore, sembrava aver perso anche Freddie e Clark. E, ovviamente, non avrebbe mai potuto sparare ai suoi ragazzi.
Dan abbassò il fucile e fece segno a Luke di seguirlo.
“Presto, alla plancia!”
I due corsero, inseguiti dagli altri due compagni. Per fortuna, l'influenza della creatura sembrava quantomeno averli resi lenti.
Dan e Luke entrarono nella stanza che ospitava il timone e si chiusero la porta alle spalle. Poi la chiusero a chiave. Per buona misura, Dan infilò anche una sedia sotto la maniglia.
Dopo pochi secondi, la porta iniziò ad essere tempestata di pugni e spallate. Luke vedeva bene che non avrebbe resistito a lungo, non era una porta particolarmente solida. E il suono della creatura iniziava ad essere insopportabile. Sentiva una voce nella sua testa, una voce aliena che gli diceva di arrendersi. Come temeva, i tappi sarebbero presto diventati inutili.
I due si guardarono, angosciati.
E ora?
“Qui Gertrude II, qui Gertrude II. Qualcuno mi sente? Qui Gertrude II! Abbiamo bisogno di aiuto!”
Erano dieci minuti che Dan cercava qualcuno alla radio, tenendo il volume al massimo per fare in modo che potessero sentire qualcosa anche con i tappi, ma nessuno rispondeva. Si sentiva solo lo sgradevole, inutile suono dell'energia statica.
Intanto, il suono della creatura era sempre peggio, un disgustoso misto di furia ed eccitazione sessuale. Come se una donna stesse urlando insulti al suo uomo mentre faceva l'amore con un altro. E la porta stava iniziando a cedere sotto le spinte di Clark e Freddie.
Dan prese un taccuino dal tavolino e si mise a scrivere. Luke lesse il messaggio.
RIUSCIRANNO A ENTRARE, LO SAI VERO?
Luke prese la penna e scrisse la sua risposta.
LO SO. QUALCHE IDEA?
Dan scosse la testa.
Luke scrisse di nuovo.
COME MAI NESSUNO RISPONDE?
Dan alzò le spalle, poi scrisse sul taccuino.
NON NE HO IDEA. NON SIAMO MICA IN MEZZO AL NULLA, DOVREBBE ESSERCI QUALCUNO.
Luke ci pensò un attimo, poi scrisse.
CREDI CHE ABBIA UCCISO TUTTI I PESCATORI DELLA ZONA?
Dan scosse la testa.
NE DUBITO. MA INIZIO A CHIEDERMI SE IL SUO VERSO, OLTRE A RINCOGLIONIRE GLI UOMINI, NON INTERFERISCA CON LE ONDE RADIO.
Luke inarcò un sopracciglio, dubbioso. Poi scrisse ancora.
FORSE SIAMO SOLO VERAMENTE SFORTUNATI, E NON C'E' NESSUNO IN ZONA.
Dan annuì, poi riprese la penna.
PUO' ESSERE.
COMUNQUE RIMANE LA QUESTIONE DI CHE COSA FACCIAMO.
NON SO TE, MA IO INIZIO A SENTIRMI STRANO, COME SE FOSSI BRILLO.
CREDO CHE INIZIERA' PRESTO A FARE EFFETTO ANCHE SU DI NOI. E IO NON VOGLIO FINIRE COME LEWIS.
Luke annuì, poi indicò il coltello da formaggio che era rimasto sul tavolo, probabilmente dalla notte prima. Lewis andava matto per il formaggio. Poi, il ragazzo si indicò le orecchie.
Dan scosse violentemente la testa, poi scrisse sul taccuino, così forte da bucare il foglio in alcuni punti.
COL CAZZO. HAI VISTO CHE FINE HA FATTO QUEL POVERACCIO NELL'ARMADIO?
Luke indicò la porta, che ormai era vicina a frantumarsi. Filtrava già il sole da alcuni grossi squarci. Il messaggio del ragazzo era chiaro: ormai che differenza poteva fare?
Dan scosse la testa, frustrato. Non sapeva cosa fare. Riprovò alla radio, ma niente. Erano soli.
Alzò il pugno, come per percuotere l'inutile aggeggio, quando Luke lo fermò. Aveva appena visto le cuffie appese al muro e gli era venuta un'idea. Una bella idea.
Prese nuovamente il taccuino e scrisse a Dan cosa fare, per filo e per segno. Dan lesse tutto attentamente, poi sorrise e prese la penna.
CAZZO, PERCHE' NO? VALE UN TENTATIVO.
Luke annuì, poi i due si misero all'opera. A breve gli altri sarebbero entrati, dovevano sbrigarsi.
La porta infine cedette, riversando schegge e frammenti di legno sul pavimento. Freddie e Clark entrarono, gli occhi spenti e le braccia protese. Ma non ci fu scontro, non ci fu resistenza.
Luke e Dan se ne stavano in piedi, con lo sguardo vitreo. Per terra, c'erano i tappi per le orecchie, ormai inutili. Il suono della creatura aveva raggiunto livelli di intensità insopportabili. Dopo un attimo di esitazione, Freddie e Clark si voltarono e tornarono dalla propria padrona, seguiti da Dan e Luke.
La creatura sogghignò, vedendo i quattro uomini che venivano verso di lei. Il suo canto divenne, se possibile, ancora più gioioso e disgustoso. Erano suoi, come tanti altri prima di loro.
Luke camminava lentamente, cercando di ignorare il dolore alle orecchie e di non battere le palpebre. Dan camminava con calma, sforzandosi di sembrare imbambolato e di nascondere il fucile che aveva infilato nella gamba dei pantaloni.
Avrebbero avuto una sola possibilità, dovevano giocarsela bene.
Pochi minuti prima che la porta cedesse, i due uomini avevano infilato il jack delle cuffie nella radio, poi avevano abbassato il volume al minimo. Luke era stato il primo (del resto, l'idea era stata sua). Si era infilato le cuffie e aveva guardato Dan. Poi, avevano contato insieme, mimando i numeri con le mani.
Uno... Due... Tre!
A quel punto, Luke si era sfilato i tappi da sotto le cuffie e Dan aveva alzato il volume della radio al massimo, di colpo. Il dolore era stato tremendo, inimmaginabile. Come due tizzoni ardenti infilati nel cervello. Ma sempre meglio di tagliarsi le orecchie con un coltello da formaggio, no?
E aveva funzionato. Non sentiva più niente. Niente di niente. Solo un terribile fischio stridulo. Con un po' di fortuna, non sarebbe stato permanente, ma di certo sarebbe durato un bel po'. Abbastanza per fare ciò che andava fatto.
Fatto lui, era stato il turno di Dan.
Ora se ne stavano entrambi davanti alla creatura, completamente sordi e facendo del proprio meglio per somigliare a Freddie e Clark. Tanto per guadagnarsi il suo Oscar, Luke si fece anche colare un po' di bavetta dai lati della bocca. Aspettavano che la creatura fosse il più vicina possibile al parapetto. E all'altezza giusta. Aspettavano che si fermasse e che scegliesse uno di loro, o che uno degli altri le corresse incontro, come aveva fatto Lewis. Quello sarebbe stato il momento giusto.
Ma Freddie e Clark se ne stavano immobili, e la creatura non guardava nessuno di loro. Continuava a cantare e a muoversi sinuosamente, come se stesse ballando. Sì, era difficile non interpretarlo così: la creatura ballava e si beava del proprio potere, mentre i suoi seni si muovevano su e già e le sue lunga dita carezzavano l'aria salata del mare.
Chissà quanti uomini aveva conquistato e ucciso. Chissà da quanto lo faceva, forse da sempre. Chissà di che colore era il suo sangue, pensò aspramente Luke
All'improvviso, la creatura smise di danzare e cantare e lo fissò. Per un pelo Luke non trasalì, mandando a puttane il piano. La creatura lo fissava con quegli incredibili occhi blu, senza sorridere.
Non si vedevano i suoi orribili tentacoli, ma Luke sapeva che erano lì, sotto il pelo dell'acqua. In attesa.
Sperando di aver interpretato correttamente il suo silenzio e il suo sguardo, e sperando che la creatura non potesse distinguere un uomo davvero ipnotizzato da uno che fingeva, Luke corse verso di lei. Come aveva fatto Lewis.
“Sono tuo!” Le urlò, cercando di sembrare il più rintontito possibile. “Prendimi, sono tuo!”
Alle sue spalle, Dan spostò lentamente la mano dietro la schiena, impugnando la doppietta che sporgeva leggermente dalla cintola.
Luke si sporse dal parapetto, fingendo di volere un bacio. Doveva essere veloce a togliersi, quando la creatura si fosse avvicinata. Doveva dare a Dan modo di sparare.
La creatura gli si avvicinò lentamente, sempre con quello sguardo gelido e inquietante. Poi, con una rapidità terrificante, gli prese il volto tra le mani e lo baciò.
Forse sotto l'influenza del suo canto quei baci erano anche piacevoli, chissà. Ma quello fu decisamente il bacio più disgustoso che Luke avesse mai ricevuto. Era come baciare un pesce in putrefazione. Anzi, peggio. Mille volte peggio. Ma almeno la stronza aveva chiuso gli occhi.
Luke sentiva i tentacoli che uscivano dall'acqua e strisciavano su per la chiglia della nave. Mise una mano dietro la schiena e fece segno a Dan di tenersi pronto. Poi, usando tutta la forza che aveva in corpo e pregando per la prima volta in vita sua, fece leva sul parapetto e si liberò dalla presa viscida della creatura.
Per un istante, vide il volto furente e sorpreso della creatura. A quanto pare, non sapeva distinguere un uomo ipnotizzato da uno che finge. Che sfiga.
Luke cadde a terra malamente, di schiena. La creatura lo fissava, digrignando i denti. Alcuni tentacoli uncinati erano sollevati, pronti a colpire.
Poi, la testa della creatura esplose, schizzando sangue ovunque. Era verde e denso, come muco.
“Crepa, brutta troia!” Urlarono insieme Luke e Dan, senza mai sapere che l'altro aveva detto la stessa identica cosa.
Non si accorsero neanche di Freddie e Clark che cadevano a terra, privi di sensi. Entrambi avevano occhi solo per il corpo senza testa della creatura, che ora si agitava e contorceva, come un pollo decapitato. Le braccia stringevano i pugni ritmicamente e i tentacoli si agitavano nell'aria, in un modo che dava i brividi. Era come vedere un ragno riverso sulla schiena.
Poi, finalmente, la creatura smise di muoversi e iniziò ad affondare in mare. Un altro orribile segreto che l'oceano avrebbe custodito per sempre.
Era finita.
Nel cielo, i gabbiani emettevano ancora i loro versi sgraziati e striduli, ma Dan e Luke non potevano sentirli.
Erano passati esattamente vent'anni da quel giorno.
Freddie e Clark avevano rinunciato a fare i pescatori, dopo quell'ultima uscita in mare. Ora lavoravano entrambi in una fabbrica di automobili, ed erano vicini alla pensione. Non era chiaro quanto ricordassero, ma né Dan né Luke gli avevano mai fatto delle domande. E di certo non li avevano biasimati per essersene andati.
Alle autorità, avevano detto che Lewis era caduto in mare. Purtroppo non era un evento così raro, quindi ci furono pochi dubbi su questa versione. E Lewis non aveva una famiglia, al di fuori del lavoro. Nessuno fece molte domande.
Luke avrebbe avuto ogni motivo di lasciare lo stato, come voleva fare prima di quell'avventura, ma non lo aveva fatto. Sorprendendo tutti i suoi amici e i suoi familiari, aveva deciso di lavorare ancora con Dan sulla nave. Erano stati grandi amici e Luke era diventato il suo nuovo secondo in comando, il suo braccio destro. Non c'era al mondo un uomo più leale di Dan, e non c'era capitano migliore che si potesse desiderare. A Luke mancava moltissimo.
Ormai era morto da un paio d'anni. Tranquillo, nel suo letto. Sulla propria imbarcazione. Come aveva sempre voluto. Aveva lasciato a Luke la nave, e Luke era stato orgoglioso di diventarne il capitano.
Buffo, dove ci porta la vita. Non credete?
Era notte fonda, tutti gli uomini dormivano profondamente. Tranne Luke, che se ne stava nella sua cabina a fumare la pipa e a guardare la luna che splendeva nel cielo, riflessa sulle onde.
Amava ciò che faceva e amava il mare. Sì, nonostante gli orrori che contiene a volte.
Del resto, avete mai sentito il verso di una balena a notte fonda? Avete mai visto il sole sorgere su un'orizzonte azzurro? Avete mai sentito il vento del mare che ti scompiglia i capelli, facendoti sentire vivo e felice come poche altre cose possono fare? Il mare è un luogo stupendo. Dan lo sapeva bene, e lo sapeva anche Luke.
Distolse lo sguardo dalla luna e guardò il legno della sua amata nave. Quel colore rossiccio che lo faceva sentire a casa, accolto e protetto. La nave era uguale al giorno in cui era morto Dan. Compreso il nome scritto sulla fiancata. Il nuovo nome che Dan e Luke le avevano dato insieme, tanti anni prima.
La Lewis solcava il mare calmo della notte, mentre il suo capitano si riaccendeva la pipa. L'unico suono che si udiva, era quello delle onde.
FINE